La ferrovia Terracina-Fossanova, la Regione Lazio ci prepara un “pacco”?

Se non ci fossero altri esempi a sostenerlo, la riattivazione della linea ferroviaria Terracina-Fossanova sta diventando un banco di prova per la credibilità delle Istituzioni.

La vicenda si trova in un momento in cui occorre una scelta politica, l’indicazione cioè di una priorità di intervento a scapito di altre situazioni meno urgenti.

ALa Regione Lazio quando era governata da Renata Polverini fece spendere una somma consistente senza coinvolgere la Rete Ferroviaria Italiana che non riconobbe sufficiente l’intervento effettuato su Monte Cucca. Ora a questo peccato originale la nuova Giunta sta aggiungendo un comportamento poco trasparente e lineare.

Ricordiamo i fatti. La nuova amministrazione regionale nata all’inizio del 2013 ricucì i rapporti con RFI affidando a questa la progettazione dell’intervento e riservandosi il finanziamento dell’opera.

RFI, ovviamente, non ha badato a spese e nel 2014 ha presentato un progetto articolato in una duna di 1200 metri lungo la ferrovia a protezione della stessa. Protezione che si estende alle strade sottostanti, alle case e alle coltivazioni. La Regione nel frattempo ha racimolato una somma che a malapena copre il 35% del totale.

Nella seduta di question time del 28 gennaio 2015 l’assessore regionale Fabio Refrigeri ha dichiarato, come appare nel resoconto presente sul sito della Regione: A noi spetta, quindi, la partecipazione e la copertura economica. Abbiamo inserito nell’istruttoria avviata dall’ISPRA, che sta facendo questo per conto del Ministero dell’ambiente, come priorità assoluta questo intervento per 9,221 milioni di euro. È previsto che questa istruttoria termini entro l’anno con l’emanazione del decreto del Ministero Stato-Regioni sul dissesto, che, quindi, concluderà anche la copertura finanziaria. A maggior certezza, i 148 milioni, votati da quest’Aula, di fondi europei destinati al dissesto idrogeologico si inseriscono su quel programma. Quindi, ci auguriamo che si chiuda con l’accordo con il Ministero, ma abbiamo già la copertura sui fondi per il dissesto idrogeologico, perché – ricordo – questa era una delle tre opere che abbiamo, insieme a Frosinone, Pontecorvo e Terracina, inserito in quel famoso pacchetto di interventi ultra prioritari; oltre a essere di ripristino delle caratteristiche geologiche, andavano a influenzare anche importanti servizi per le popolazioni.

Il 6 febbraio appare tra le News del sito regionale il comunicato della Presidenza Dissesto idrogeologico: la Regione interviene con 70 milioni.

Si tratta di 16 interventi nell’area metropolitana della capitale di cui si presenta la mappa. Inoltre, viene scritto:

Oltre 200 interventi in totale. 77 per l’area metropolitana di Roma, 125 per il resto del territorio.
200 milioni di euro tra risorse regionali ed europee. Il piano si armonizza con le risorse già programmate dalla Regione: tra risorse regionali ed europee lo stanziamento complessivo ammonta a 200 milioni di euro. Di questi, 80 milioni di euro saranno utilizzati per la difesa del suolo nel bilancio 2015-2017, 90 milioni nell’ambito delle 45 azioni previste dalla programmazione 2014-2020. Altri 30 milioni invece rientrano nella programmazione del Feasr, il fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. 

LPer conoscere se il monte Cucca è inserito tra i 125 interventi ci siamo rivolti all’Ufficio Rapporti con il Pubblico della Regione che ci ha indirizzati verso la Direzione “Infrastrutture, Ambiente e Politiche abitative”, la direzione affidata fino ad oggi all’ing. Placidi.

Qui soltanto bocche cucite e l’unica informazione ottenuta è che la direzione ha consegnato tutte le carte alla Presidenza.

Il 9 febbraio voci autorevoli giunte da Roma confermano ancora una volta che i lavori hanno una copertura finanziaria del solito 35%.

Dobbiamo desumere che il Monte Cucca non è nell’elenco dei 125 siti da mettere in sicurezza?         E’ questo cosa sarebbe se non un “pacco”?

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