Educare alla pace tra le persone, tra i popoli e con la natura.

Nell’anno scolastico appena avviato le scuole di Terracina mostrano, con molta evidenza alcune e con sobrietà altre, un segno che è un messaggio inequivocabile: la bandiera arcobaleno con la scritta PACE.

Giovanni Iudicone, socio WWF dal 1987, ha voluto farne dono alle istituzioni scolastiche cittadine senza accompagnare questo segno con parole che sarebbero suonate retoriche e le scuole l’hanno accolto con altrettanto silenzio che sa di condivisione e che fa ben sperare.

Stiamo vivendo in un periodo dove alle decine di guerre locali in corso in varie parti del mondo che hanno fatto parlare di una terza guerra mondiale diffusa, si aggiungono il cambiamento climatico e il perdurante sfruttamento di popoli interi da parte di gruppi economici. Questa miscela esplosiva sta producendo il fenomeno migratorio sotto i nostri occhi, con milioni di persone in movimento dal sud del mondo verso il nord.

La superficialità con cui vengono trattati e considerati i grandi temi ambientali da parte dei governanti sta causando effetti letali sul pianeta; è una guerra dichiarata alla natura.

Sta apparendo in tutta evidenza il dramma che noi stessi abbiamo prodotto e al quale non siamo capaci di trovare una soluzione se non alzando muri metaforici e reali in ogni parte del mondo per fermare chi scappa dalla guerra o da una situazione di fame, muri che creano divisioni anche all’interno delle società che li costruiscono. In altra epoca Antonio Gramsci scrisse Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri che ben si adatta a questa attuale situazione.

Tra le voci che si alzano in attesa del nuovo mondo che riporti la persona al centro dello sviluppo sociale, economico e politico c’è quella di papa Francesco

Dobbiamo essere costruttori di pace e le nostre comunità devono essere scuole di rispetto e di dialogo con quelle di altri gruppi etnici o religiosi, luoghi in cui si impara a superare le tensioni, a promuovere rapporti equi e pacifici tra i popoli e i gruppi sociali e a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire.

E a coloro che continuano a creare divisioni ignorando non solo gli aspetti umanitari ma le stesse connessioni mondiali dell’economia quando affermano “prima gli italiani”, Don Milani avrebbe detto, come scrisse ai cappellani militari che giustificavano la guerra in nome della patria «Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri».

Le “scuole della pace” di Terracina sono un bel segnale del lavoro sempre fatto da tutti coloro che vi sono impegnati e che in questo periodo diventa essenziale incrementare in modo che l’educazione alla pace e la formazione culturale dei giovani possano fare da argine alla deriva verso forme di egoismo che la società adulta sta assumendo.

Ecco le prime scuole che hanno esposto la bandiera della pace

 

L’istituto comprensivo “Alfredo Fiorini” di Borgo Hermada l’ha posizionata sulla vetrata della Sala docenti.

 

 

 

 

Il liceo “Leonardo da Vinci” l’ha inserita nella parete dei poster.

 

 

 

 

 

L’Istituto “San Giuseppe” delle suore Orsoline ne ha fatto la migliore esposizione.

 

 

 

 

 

Anche la scuola “Montessori” l’ha posizionata in grande evidenza.

 

 

 

 

 

L’I.T.C. “Bianchini” l’ha posta nel cuore dell’accoglienza degli studenti, del personale della scuola e del pubblico.

 

 

 

 

Un discorso a parte va fatto per l’Istituto “Filosi” che da tanti mesi mostra su via Roma la bandiera della pace frutto di una encomiabile iniziativa della compianta professoressa Maria Canta.

 

 

Man mano che arriveranno le foto dalle altre scuole saranno inserite qui di seguito.

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Anche Terracina partecipa alla Settimana europea della mobilità sostenibile 2018

Dal 16  al 22  settembre si svolge in tutta Europa la Settimana europea della mobilità sostenibile durante la quale si lasciano nei box o nei parcheggi le auto private per muoversi nelle città a piedi, in bici o con mezzi pubblici.

Terracina partecipa anche quest’anno all’iniziativa europea con il programma presente nella locandina

 

Il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale ha aderito alla manifestazione internazionale anche per sollecitare, in particolare, la costruzione in città dell’anello ciclabile senza il quale i monconi esistenti di corsie riservate alle bici non svolgono alcuna funzione di riduzione dell’uso degli inquinanti mezzi motorizzati. La stessa pista azzurra del lungomare sta diventando il luna park del divertimento e giustamente vi circolano bambini su tricicli, grandicelli su mezzi a quattro ruote, ragazzi sui pattini, giovani su skateboard a spinta o elettrici,…..

 

 

 

 

 

 

Oggi termina il tour Spiagge plastic free del WWF Italia, a Terracina avrà una coda fino a mercoledì 19

 

Oggi, 15 settembre, si chiude in Sardegna, con un evento di  pulizia dei litorali, il Tour nazionale del WWF Spiagge plastic free, una maratona di eventi che ha coinvolto per tutta l’estate partner di alto profilo scientifico e tecnico, centinaia di volontari e cittadini uniti tutti dallo stesso obiettivo: liberare alcune delle più belle spiagge italiane dall’invasione silenziosa della plastica che rappresenta il 95% dei rifiuti del mare e ha dei primati incredibili di ‘resistenza’ nell’ambiente marino.

 

Nell’occasione i volontari puliranno il tratto di spiaggia di Cala Saccaia (Olbia) dalle 11.00 alle 17.00 in collaborazione con enti e associazioni: l’evento è inserito tra quelli ufficiali del World Clean Up Day, la più grande azione civica per la pulizia dell’ambiente dai rifiuti.
Il WWF ha così scelto l’altra grande isola italiana per celebrare il suo tour, partito il 3 giugno scorso in Sicilia con la partecipazione della madrina della manifestazione, Stefania Spampinato, e l’appello video di Fiorello.

A Terracina la campagna continuerà fino al 19 settembre con l’iniziativa “Non lasciarmi qui” programmata con altre associazioni e l’Assessorato all’Ambiente del Comune. 

Questo il calendario degli interventi Calendario Operazione Non lasciarmi qui ai quali tutti possono partecipare.

“Non lasciarmi qui”, campagna contro l’abbandono sulla spiaggia di oggetti di plastica

 

Franca Maragoni (Presidente O.A. WWF Litorale Laziale, Raffaele Mauro (Presidente di Zero Waste Terracina), e Roberta Di Girolamo (Presidente Fare Verde Terracina) hanno scritto all’amministrazione comunale sollecitando la partecipazione all’iniziativa mondiale “Non lasciarmi qui”.

Tutti gli anni, alla fine ella stagione estiva, centinaia di giochi di plastica e gonfiabili vengono abbandonati sulla spiaggia; alla prima mareggiata questi oggetti finiscono in mare e si aggiungono alle tonnellate di plastica che finiscono in mare ogni giorno per altri motivi.

Il problema dei rifiuti, ed in particolare quelli di plastica, in mare è un problema grave a livello planetario ed è per questo che tutte le associazioni ambientaliste, ed ora anche i governi, stanno mettendo in atto importanti strategie per contrastare questo fenomeno.

Sempre a livello planetario annualmente viene organizzato il World Cleanup day, a cui partecipano 150 Paesi, e che quest’anno cade il 15 settembre prossimo.

Le associazioni WWF Litorale Laziale, Zero Waste Terracina e Fare Verde propongono all’amministrazione di Terracina di aderire alla edizione del 2018 supportando l’operazione “Non lasciarmi qui” da loro promossa.

L’operazione, che si realizzerà dal 14 settembre al 19 settembre, consiste nel ricordare agli operatori balneari di eliminare dalla spiaggia eventuali giochi abbandonati dalle famiglie di turisti. I volontari delle associazioni saranno presenti nei vari lidi per selezionare oggetti riutilizzabili che la De Vizia conserverà fino al momento di allestire un mercatino dell’usato (presumibilmente a maggio 2019) il cui ricavato verrà utilizzato dalle associazioni stesse per realizzare pannelli che saranno posizionati nei lidi stessi al fine di sensibilizzare i clienti a questo gravissimo problema e suggerire le strategie più efficaci per ridurre la quantità dei rifiuti e in particolare quelli di plastica.

Primo appuntamento venerdì 14 settembre alle ore 16.00 presso la spiaggia di Levante o nei giorni a seguire lungo la spiaggia di Ponente.

L’amministrazione comunale ha accolto la proposta delle tre associazioni e ha scritto agli operatori balneari chiedendo di

  • Eliminare al più presto dalla spiaggia tutti gli oggetti di plastica abbandonati dai turisti e metterli a disposizione, opportunamente raccolti, della Ditta incaricata della gestione dei rifiuti.

  • Di differenziare, in questa raccolta, gli oggetti decisamente da eliminare come rifiuti da quelli che invece posso ancora essere recuperati; gli stessi verranno utilizzati l’anno prossimo per un mercatino del riuso e il ricavato verrà destinato ad una tabellazione informativa da utilizzare nelle vostre attività per sensibilizzare i vostri clienti al problema delle plastiche a mare.

  • Di consegnare alla Ditta incaricata, che passerà per ritirare il materiale, tutto quello che si è raccolto.

Inoltre ha comunicato ai balneari che i volontari di Fare Verde, del WWF Litorale Laziale e quelli del Comitato Rifiuti Zero Terracina saranno a disposizione per aiutarli in questa operazione e saranno presenti nella loro attività secondo il calendario allegato Calendario Operazione Non lasciarmi qui

Tutti i cittadini, non solo i soci delle tre associazioni, sensibili a questo problema di rilevanza planetaria possono partecipare presentandosi secondo l’orario in uno degli stabilimenti balneari indicati nel calendario.

Il monumento sulla spiaggia di Terracina

 

Imperversa in questi giorni sui social e sulla stampa la polemica relativa al monumento in ricordo del Maggiore Gabriele Orlandi che l’Amministrazione di Terracina ha commissionato allo scultore Pasquale Basile e per il quale si sta predisponendo l’installazione sulla spiaggia.

 

Non vogliamo entrare nel merito del valore estetico dell’opera, non siamo dei critici d’arte e il concetto di bellezza ha pur sempre un valore relativo ed opinabile. E anche se fin dall’inizio siamo stati contrari alla manifestazione dell’ Air Show, in quanto la presenza di aerei da guerra contrastava con quella che è la nostra visione di pacifisti, siamo rimasti colpiti e addolorati dalla tragedia accaduta al Maggiore Orlandi.

Siamo però critici rispetto all’impatto che la piattaforma con il monumento avrà sulla spiaggia e sul paesaggio. Basti ricordare che il nostro litorale è soggetto da anni al fenomeno dell’erosione e qualunque struttura rigida, in aggiunta a quelle con molta leggerezza già poste su di esso, non fa che favorirlo.

E siamo critici rispetto al costo dell’opera.

A nostro avviso si sarebbe potuto ricordare il Maggiore Orlandi in altri modi, più discreti e meno invasivi: con una targa, un concorso nelle scuole, una borsa di studio annuale data agli alunni meritevoli ecc. Riteniamo che non sia opportuno destinare una somma così considerevole alla costruzione di un monumento, indipendentemente dal motivo per il quale viene commissionato.

Tante e diverse sono le criticità che si potrebbero affrontare con una cifra del genere, ma ci dispiace dover constatare che gli animi si stanno accendendo, aumentando il clamore rispetto a una vicenda dolorosa che forse meriterebbe un silenzio più rispettoso e un ricordo meno esibito e gridato.

Altruismo e generosità caratterizzano da sempre la popolazione terracinese, gesti criminali di individui non ne intaccheranno lo spirito

Il clima da Scene di caccia in bassa Baviera che si sta attestando in Italia ha raggiunto anche Terracina. Il recente ferimento di un indiano lungo la Pontina pare sia soltanto l’ultimo di altri episodi criminali non denunciati per evitare ritorsioni. A queste persone che hanno subito aggressioni va tutta la nostra solidarietà.

Pur non conoscendo esattamente l’origine e le motivazioni di questa caccia ne sta venendo fuori sulla stampa nazionale un’immagine della nostra città decisamente non positiva che chiede una risposta da parte delle Istituzioni e della società civile per riaffermare il carattere generoso della cittadinanza pronta a mobilitarsi a favore degli ultimi, italiani o stranieri che siano.

Terracina non si nasconde di fronte alla richiesta di aiuto proveniente da persone in difficoltà; in privato molti cittadini si sono sempre attivati realizzando iniziative, ne citiamo solo alcune, come le donazioni a ong, le adozioni a distanza di bambini, l’ospitalità dei bambini ucraini colpiti da radiazioni nello scoppio di una centrale nucleare.

In molte altre occasioni è la città intera che si è mossa con altruismo e solidarietà.

Basta ricordare qui la presenza di nostri ragazzi nel Belice nel 1968 quando quella zona della Sicilia fu sconvolta da un terremoto devastante, la grande raccolta di materiali nel Centro sociale A. Olivetti in occasione del terremoto in Irpinia del 1980 e l’aiuto prestato nelle zone terremotate da parte di  molti nostri giovani, l’invio negli anni ’90 nella ex-Jugoslavia di camion carichi di materiali raccolti nella sala Appio Monti per alleviare le sofferenze di popolazioni sotto l’incubo della guerra, la raccolta di generi alimentari realizzate nel 1997 nei locali adiacenti la Banca popolare messi a disposizione gratuitamente da un privato portati in un campo d’accoglienza dopo il terremoto in Umbria e nelle Marche, il contributo economico realizzato con le recite teatrali dell’Associazione Medica Terracinese e con il recital di Poesie e Musica di Catia Mosa con Federica Simonelli al piano e Settimio Savioli alla tromba consegnato al sindaco di Sant’Eusanio e la gran quantità di pesce offerto dalla cooperativa pescatori per gli sfollati dello stesso paese dopo il devastante terremoto dell’Aquila del 2009, la mobilitazione generale in occasione del terremoto di Amatrice del 2016.

Sicuramente ci sono state altre iniziative ma di quelle citate siamo stati testimoni attivi.

Ma Terracina è la città di Alfredo Fiorini, il nostro concittadino che ha dato il massimo agli ultimi della Terra andando a morire in Africa portandovi il suo contributo di giovane medico.

Come, allora, non accogliere chi lascia famiglia, affetti, terra natia spinto dalla devastazione di guerre continue o da una economia inconsistente prodotta dai cambiamenti climatici e aggravata da una classe politica corrotta?

Certamente ci sono problemi di una equa distribuzione degli arrivati nei diversi paesi europei ma quando le imbarcazioni che li trasportano arrivano in prossimità delle coste italiane l’accoglienza è un obbligo morale (per approfondire la conoscenza del fenomeno immigrazione basta leggere il Dossier Viminale del Ministero dell’Interno ATT00043)

E a terra poi, non si può negare, nascono i problemi se vengono lasciati allo sbando senza alcuna assistenza o semplice vicinanza. Qui la società civile è chiamata ad un’azione di accudimento soprattutto morale dei nuovi arrivati per inserirli in un contesto cittadino di cui devono sentirsi parte.

 

Durante questa estate il Comune ha avviato una iniziativa di inserimento volontario di richiedenti asilo in attività socialmente utili affidando al WWF alcuni migranti africani per realizzare un progetto di accoglienza fondato sulla conoscenza del nostro patrimonio culturale e naturale e sulla realizzazione della piccola manutenzione del parco della Rimembranza.

 

 

E’ soltanto un’inezia di fronte all’entità della questione, è vero, ma ricorda la storia del colibrì che volava con una goccia d’acqua in bocca per spegnere l’incendio della foresta dileggiato da tutti i grandi animali. La storia aveva una morale, “insieme si può”.

 

Intanto, per un primo intervento basterebbe che anche le altre realtà sociali terracinesi si attivassero avvicinandosi a queste persone per realizzare progetti di integrazione.

La mitica “spiaggetta” di Terracina vittima della mania dei fuochi pirotecnici

Da troppo tempo in città si sta tollerando il malcostume di utilizzare fuochi d’artificio per festeggiare qualunque cosa, sia essa la vittoria di un qualche gruppo sportivo, una festa privata, una immane bevuta collettiva e così via.

L’inquinamento atmosferico e acustico era già noto; era, infatti, alla portata di naso, occhi e orecchie di tutti, compresi gli animali di affezione che ne soffrono alla follia.

Ma non era stato ancora testimoniato il danno ambientale dovuto all’utilizzo intenso di questi fuochi che lasciano sul posto residui di carta e cartone impregnati del particolato prodotto dalla combustione del materiale pirico.

Ancora più grave è il danno se la sede di questi fatui spettacoli è una spiaggia dove l’indomani centinaia di persone, bambini compresi, si muoveranno su una sabbia e si bagneranno in acque che contengono tali residui.

E’ arrivata alla nostra associazione da parte di frequentatori abituali una segnalazione corredata di foto che mostrano cosa si trova la mattina sul bagnasciuga della spiaggetta che è nel cuore di tanti cittadini.

 

 

L’utilizzo dei fuochi artificiali a Terracina pare non sia regolamentato, anzi con il silenzio delle istituzioni i fautori di questa forma di inquinamento totale (aria, acqua, suolo oltre al sistema nervoso delle persone e degli animali) si sentono incoraggiati.

Intervenire con un’ordinanza sindacale per fissare delle norme al riguardo sarebbe un segno di civiltà. La conseguente repressione del fenomeno eventualmente portato avanti da coloro che violassero le norme sarebbe veramente facile; nella notte verrebbero subito individuati.

D’altra parte la Bandiera Blu, tanto faticosamente conquistata, comporta un’oculata gestione dell’ambiente urbano. Noblesse oblige!

Favorire la mobilità dolce su via Badino ma restituire alla collettività i benefici della presenza di alberi

Il comune di Terracina per migliorare la mobilità su una strada molto trafficata ha programmato un progetto dal titolo “Interventi di riqualificazione e messa in sicurezza di via Badino”.

L’intervento riguarderà un tratto di circa 850 metri a partire da via Pantanelle in direzione esterna alla città.

(Immagine tratta dal Progetto)

Nel progetto si riconoscono in maniera esplicita errori commessi nel passato come l’inserimento di alberi sui marciapiedi e in modo implicito l’inadeguata pavimentazione stradale che non contenendo gli apparati radicali dei pini ha reso la strada quasi impraticabile.

 

 

 

 

 

(Foto di Salvatore Carnevale)

 

Il problema dei dossi prodotti dal sollevamento delle radici viene risolto con tecniche costruttive ormai comuni. Viene a proposito quanto scrive l’ing. Stefano Storoni, che ha alle spalle trent’anni di esperienze di messa in opera di infrastrutture stradali in Italia e all’estero, in una lettera aperta inviata alla presidente del X Municipio di Roma per contestare l’abbattimento di tutti i pini presenti lungo la strada Roma-Ostia.

“Una fondazione-pavimentazione per una importante infrastruttura stradale dovrebbe infatti essere costituita, a partire dal piano di posa, da un adeguato strato:

  • di misto granulare stabilizzato; 
  • di misto granulare cementato; 
  • di conglomerato bituminoso di base; 
  • di conglomerato bituminoso di collegamento detto “binder”; 
  • di conglomerato bituminoso di usura; 

Per rendere la fondazione-pavimentazione ancor più resistente, anche il piano di posa potrebbe essere trattato con una stabilizzazione a calce o cemento ed inoltre si potrebbero anche utilizzare geogriglie di rinforzo.

In altri paesi – quali gli Stati Uniti e l’Australia – per le fondazioni-pavimentazioni stradali si utilizzano anche altre soluzioni come ad esempio il “Continuously Reinforced Concrete Pavement – CRCP” e cioè una vera e propria soletta longitudinale di calcestruzzo armato sulla quale si stende poi il conglomerato bituminoso.”

Il progetto del Comune di Terracina prevede l’abbattimento di sedici pini che impediscono una mobilità dolce per tutti i cittadini lungo l’arteria, la costruzione di un marciapiedi largo 150 cm nel lato attualmente occupato dagli alberi e finalmente, almeno pare, una pavimentazione a regola d’arte intorno ai pini residui per tenerne sotto controllo l’apparato radicale.

L’abbattimento dei pini, cui il progetto assegna un’età compresa tra 20 e 40 anni, non è più procrastinabile per consentire ai cittadini una mobilità lenta e sicura ma richiede una compensazione nell’area per garantire l’azione resiliente realizzata dagli alberi sotto gli aspetti ecologici e ambientali.

Gli alberi in città contribuiscono al miglioramento delle condizioni ambientali urbane, grazie ai loro molteplici effetti di mitigazione e alle loro proprietà ecologiche e ambientali (McPherson et al., 1994).

Tra i molti vantaggi della presenza degli alberi in un’area  vanno ricordati la riduzione del rumore, l’assorbimento dell’anidride carbonica (CO2) e la fissazione del carbonio nei tessuti. Inoltre, gli alberi migliorano la qualità dell’aria rimuovendo dall’atmosfera inquinanti quali ad esempio l’ozono (O3), il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO), l’anidride solforosa (SO2) e il particolato (PM10, PM2.5) attraverso assorbimento stomatico e/o deposizione sui tessuti arborei (foglie, rami, tronco).

L’altra funzione molto importante della presenza di alberi in ambiente urbano è il condizionamento climatico delle abitazioni circostanti che comporta un risparmio energetico, d’estate con il raffreddamento e d’inverno con il riscaldamento, con conseguente riduzione di emissione di anidride carbonica in atmosfera.

In uno studio condotto a Tucson, Arizona su 300 alberi di diverse specie in zona residenziale è stato calcolato che in 40 anni il risparmio di CO2 si aggira intorno alle 6000 t (KG 500 x anno x albero) di cui circa 1/5 legato al sequestro di CO2 e il restante al risparmio energetico prevalentemente per condizionamento proprio per le alte temperature registrate in questa città (McPherson, 1999).

L’abbattimento dei pini di via Badino, quindi, obbliga l’amministrazione a realizzare nell’area una piantumazione di altre piante, di età apprezzabile e scelte dall’apposito Tavolo di Agenda 21, individuando tutti gli spazi pubblici dove sia possibile farlo, a partire dal parco di via Bachelet, dalle aree laterali poste all’imbocco di via Borromini su via Badino e su tutto il terreno incolto della stessa via Borromini ma anche acquisendo eventuali porzioni di terreno poste lungo la strada oggetto della riqualificazione.

Solo a queste condizioni la collettività, soprattutto quella residente in zona, potrà ritenersi almeno in parte compensata della perdita dei benefici ecologici che i maestosi pini hanno garantito per tanti anni.

Venendo al progetto non si può non notare alcune disattenzioni come l’assenza di pensiline alla fermata dei pullman la cui funzione di riparo dal sole e parzialmente dalle intemperie finora è stata svolta dai pini.

Soprattutto, in un progetto definito di riqualificazione e messa in sicurezza pare grave il fatto che non sia stato preso in esame il problema degli incroci con altre arterie cittadine dove l’attraversamento è spesso funestato da incidenti anche gravi.

 

(Immagine tratta dal Progetto)

La confluenza su via Badino di via Bachelet merita maggiore attenzione da parte dei progettisti; l’immissione da via Bachelet su via Badino è resa rischiosa per la scarsa visibilità a sinistra dovuta alla presenza di un’abitazione.

Ancora più pericoloso si presenta l’incrocio successivo dove via Badino riceve l’affluenza di mezzi da via Borromini diretti in via Pecs, qui gli incidenti sono all’ordine del giorno. Si rende necessario un intervento su questo incrocio che potrebbe essere una minirotatoria che regoli il traffico in tutte le direzioni.  

Bisogna ricordare qui che via Badino essendo una delle vie di snodo della città, seconda soltanto a via Roma, è molto trafficata da macchine, mezzi pesanti, autobus, biciclette, pedoni, e in alcune ore della giornata vi si verificano puntualmente degli intasamenti.

Inoltre, per una lunga parte dell’anno questo tratto di strada è fruito in modo particolare da ragazzi, a piedi o in motorino, in quanto sono presenti nella zona due scuole superiori e una scuola media.

Ci sono, quindi, nella realizzazione del progetto comunale Interventi di riqualificazione e messa in sicurezza di via Badino, tutte le motivazioni per eliminare le criticità indicate in questa nota.

 

Due belle serate quelle trascorse alla Rimembranza venerdì e sabato scorsi

Serata emozionante quella del 27 Luglio presso il Parco della Rimembranza, nell’ambito dell’ ” Estate dei libri alla Rimembranza”, per la presentazione di OLTRE, raccolta di poesie di Paola Gozzi.

Sulle coinvolgenti note della chitarra di Daniele Vogrig, si sono alternati nella recitazione di alcuni testi, Bruno Maragoni, Raffaella Vanni e Marzia Pacella, impreziosendo l’intervista all’autrice, a cura di Carlo Buonerba.

 

Intanto nel cielo l’eclissi lunare contribuiva alla magia del momento.

Grande soddisfazione dell’autrice per l’attenta partecipazione del pubblico presente .

 

 

 

Sabato, invece, è stato il momento di Paolo Subioli, esperto di Mindfulness e tecnologie digitali, che sollecitato da Angela Dei Giudici dell’Associazione terracinese  “Progetto Mindfulness” ha intrattenuto il pubblico sull’uso spesso trasformato in abuso delle nuove tecnologie.

Una utilizzazione moderata della tecnologia è, invece, alla base di una nuova estensione della mente intesa come interazione tra cervello, corpo e ambiente esterno.

 

Nell’illustrare la sua opera ha parlato del percorso in otto punti della digital mindfulness suscitando interesse nel pubblico che ha interloquito con l’autore ponendo molte domande.

Un week end di presentazioni nell’Estate dei libri alla Rimembranza

ESTATE DEI LIBRI ALLA RIMEMBRANZA

Dopo il successo delle prime due serate con la presentazione dei libri di Mauro Doglio e di Rosario Malizia, altri due appuntamenti dell’Estate dei libri alla Rimembranza, nell’ambito delle iniziative culturali estive organizzate e promosse dal WWF Gruppo Attivo Litorale Pontino.

Venerdì 27 Luglio alle ore 21,00 sarà la volta della poetessa Paola Gozzi che presenterà la sua raccolta di poesie “ Oltre” edita da ALETTI.


L’autrice, nata a Roma nel 1961, insegna materie letterarie in un Liceo romano e torna dopo tanto tempo al suo primo amore, la poesia. Dopo aver messo in discussione molte certezze, il verso e la parola restano per lei una possibilità per varcare il confine del reale. Alcuni dei componimenti di questo libro hanno partecipato al 1° Premio Maria Cumani Quasimodo e alla 23° edizione del Premio Internazionale Jacques Prévert risultando tra i finalisti e ottenendo la menzione di merito. Particolare attenzione è stata rivolta al componimento Mediterraneo che ha ottenuto la pubblicazione nell’antologia del 1° Premio Internazionale Maria Cumani Quasimodo e del Premio Città di Melegnano 2015.

Sabato 28 Luglio, sempre alle ore 21,00 Paolo Subioli ci parlerà dei suoi libri “Zen in the City- l’arte di fermarsi in un mondo che corre” pubblicato dalle Edizioni Mediterranee e “Ama il tuo smartphone come te stesso- essere più felici al tempo dei social grazie alla Digital Mindfulness” pubblicato dall’editore Red!.

 

 

 

 

 

 

“Abbiamo perso prima il contatto col nostro corpo e le nostre emozioni, poi con le persone vicine a cui vogliamo più bene. Fermarsi ogni tanto è l’unico antidoto possibile”.

L’incontro sarà moderato da Angela Dei Giudici, dell’Associazione “Progetto Mindfulness” che ha organizzato l’evento.

Paolo Subioli, già giornalista del Sole 24 ore, esperto di Marketing, docente presso lo IED, da molti anni si occupa di Mindfulness e tecnologie digitali, argomento sul quale è pioniere e punto di riferimento in Italia. Ha fondato “Zen in the City”, sito di culto in tema di meditazione e nuovi stili di vita e, recentemente, l’emittente “Radio Zen” (curata da Cristiana Munzi).