L’area del molo di Terracina, oggi

In attesa degli eventi, mega parcheggio o ripristino della storica destinazione di centro turistico sportivo, l’area del molo è abbandonata all’incuria più completa.

D’estate diventa luogo di un mai contestato abuso da parte di parcheggiatori che fanno riempire l’area di vetture.

D’inverno è un deserto dove alcuni alberi si oppongono patetici ai venti salmastri mentre l’ultimo lembo di un giardino offre allo sguardo una trascuratissima vegetazione un tempo ricca e florida.

Eppure, fino a quando non si arriverà alla decisione della sua destinazione finale l’area è presente nel capitolato d’appalto del verde e quindi DEVE essere curata.

Nell’elenco delle aree verdi da curare periodicamente essa occupa il posto n.27 con la scritta Centro Sportivo del Molo-mq 9.500.

Se il verde venisse curato l’area con la pista di pattinaggio utilizzabile per altri giochi infantili, con la scogliera raggiungibile attraverso un cancello esistente e gli spazi aperti senza pericoli potrebbe ancora essere frequentata dalle famiglie per trascorrervi del tempo lontano dal traffico e dall’inquinamento di altre zone della città.

Se, inoltre, venisse ripristinata la pista da pattinaggio e attrezzato uno spazio per lo skateboard, insieme per es. ad una parete  per arrampicarsi, con qualche panchina qua e là renderemmo ulteriormente gradevole, in attesa della decisione, la frequentazione dell’area.

Nel frattempo, a chi tocca far rispettare il capitolato del verde?

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La Regione Lazio introduce i biodistretti, finalmente un primo passo verso il recupero di un’agricoltura che ha cuore la biodiversità

Da sempre il WWF insiste sulla necessità di un’agricoltura sostenibile e senza pesticidi, ma è arrivata l’ora di sostenere le aziende che adottano sistemi di agricoltura biologica e agricoltura integrata presenti nel territorio attraverso la costituzione di un biodistretto.

Viene a proposito la legge regionale del 14 agosto 2017, n.9 che nell’articolo 17 inserisce nella legge regionale del 30 giugno 1998, n.21 (Norme per l’agricoltura biologica) dopo l’art.7, l’art. 7bis (Distretti biologici). Ecco l’articolo 7bis   Distrettibiologici

Le ragioni per cui ci si batte per un’agricoltura diversa da quella convenzionale  sono importanti non solo perché essa è legata alla sicurezza alimentare, che già di per sé rappresenta un valore, ma perché significa valorizzazione dell’ambiente e soprattutto  conservazione della  biodiversità.

La costituzione di un  bio-distretto  nella nostra provincia ma soprattutto nella nostra zona, oltre che  valorizzare i prodotti della terra, significa far scoprire il nostro ambiente:  la collina, la pianura, il mare, i laghi, i parchi.

Le tipicità della nostra terra (vino, olio, ortofrutta, latte, allevamenti bufalini…)  saranno i punti di forza di un’agricoltura sostenibile, legata alle  colture e agli animali del territorio pontino.

Pur con i limiti dell’assenza di controlli pubblici sulla gestione dell’agroecosistema che dovrebbe tutelare il suolo, l’acqua, il paesaggio e l’ecosistema l’introduzione dei biodistretti va sostenuta.

Pertanto,  ben venga la nascita del comitato proponente così come previsto dalla legge “Le imprese agricole, singole e associate, le organizzazioni di prodotto e i soggetti pubblici e privati che ricadono nell’ambito del distretto biologico possono costituire un comitato proponente incaricato della rappresentanza delle istanze amministrative, economiche e commerciali del medesimo distretto, anche attraverso la predisposizione di modelli semplificati per la gestione delle pratiche amministrative”.

Ecco in maniera schematica l’illustrazione della vita di un biodistretto nei pannelli di una mostra organizzata da ENEA e AIAB in collaborazione con il Comune di Roma.

“Il miglior rifiuto è quello non prodotto”

Questa massima ha ispirato il WWF fin dall’inizio, quando giovani volontari, ora esperti consulenti di aziende e amministrazioni pubbliche, producevano pubblicazioni come “Il vuoto a rendere come non rifiuto” o “Obiettivo Rifiuti Zero”. Eravamo negli anni ’90.

 

 

 

 

Questa posizione non è stata mai cambiata e l’adesione alla Campagna “Porta la sporta” lo dimostra, addirittura qui a Terracina anticipata di anni con la diffusione delle reti di cotone e delle borse di iuta sulle quali Emilio Selvaggi disegnò variopinte farfalle.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dibattito innescato dalla recente applicazione del decreto legge n.91/2017 Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno che obbliga alla sostituzione dei sacchetti leggeri utilizzati per imbustare frutta e verdura nella grande distribuzione con quelli compostabili in mater bi e al pagamento di questi ultimi, non sposta di un millimetro la nostra posizione: il cambiamento della composizione chimica del materiale dei sacchetti, da plastica tradizionale a biologica, non cambia il carattere di rifiuto che assumono gli stessi all’uscita dal negozio. Fino a quando non si inventeranno tagliandini della pesata che si incollano sui sacchetti compostabili facilmente staccabili questi prenderanno la strada dell’indifferenziato, ma anche se riuscissimo a liberarli da tale adesivo a causa della loro superleggerezza non sarebbero agevolmente riutilizzabili.

Oltretutto, i nuovi sacchetti secondo la legge non sono nemmeno completamente compostabili, lo saranno in futuro. Infatti, avranno una percentuale di compostabilità almeno del 40% che salirà ad almeno il 50% dal primo gennaio 2020 e ad almeno il 60% dal primo gennaio 2021.

Che fine fanno, poi, i guanti usati nel riempimento del sacchetto? Ora è possibile riciclarli nel plasmix, il miscuglio di plastiche poco nobili che residuano anche dalla raccolta differenziata della plastica. Ci auguriamo che ciò avvenga anche a Terracina.

Cosa possiamo fare noi cittadini?

Riusciremo a interrompere il parossismo confezionatorio in cui sono costretti a operare gli addetti alla vendita quando compriamo qualcosa al banco? Spesso si arriva a tre/quattro imballaggi nel servire un etto di affettato!

Intanto, cominciamo a frequentare i negozi che vendono i prodotti sfusi (a Terracina ce n’è qualcuno),  acquistiamo i prodotti a km zero della piccola distribuzione e nella grande distribuzione andiamo con le retine (queste sì di plastica ma che potremo lasciare in eredità ai nostri nipoti, data la longevità dei materiali). La legge non le cita e non le vieta. Negli altri Paesi europei sono utilizzate senza per questo andare incontro ad una procedura di infrazione.

Se l’obiettivo della legge è quello di ridurre l’uso di plastiche non lo si raggiunge con il pagamento di alcuni centesimi a sacchetto ma con l’uso di contenitori riutilizzabili.

Non siamo soli su questa posizione, ecco un intervento in campo nazionale.

STOP PESTICIDI-Appello per la Comunità Alimentare Locale

Dalla zona del prosecco arriva un appello che condividiamo completamente

Il Forum Stop Pesticidi, riunitosi a Pieve di Soligo (TV) domenica 10 dicembre in occasione del Terra Madre Day, INVITA tutti i gruppi che sostengono la Marcia STOP Pesticidi ad aprire una riflessione comune per una nuova cultura alimentare che, partendo dalla lotta ai pesticidi e a tutte le produzioni nocive, favorisca la formazione di Comunità Alimentari Locali formate da produttori e da cittadini.
Il Forum indica come punti di partenza per una azione politica, culturale ed economica questi cinque punti:
1- Agricoltura Biologica e naturale
3- Alimenti stagionali.
2- Filiera corta.
4- Meno carne aiuta l’Ambiente.
5- Stop imballaggi.

Il Forum INVITA tutti i contadini e i produttori locali a dare vita ad una Rete Contadina di coordinamento e di solidarietà

Il Forum INVITA tutti i gruppi a partecipare allo sviluppo della Comunità Alimentare Locale con l’obiettivo di sostenere la produzione di cibo biologico locale, di supportare i produttori e le loro imprese e di incentivare gli scambi diretti nel mercato locale.

Terracina può attivarsi in tal senso, sono cresciute infatti le sensibilità dei produttori e dei cittadini, occorre soltanto favorire il passaggio ad un’agricoltura amica della natura e organizzare il rapporto con i consumatori. 

Intanto, mercoledì 20 dicembre nell’auditorium del Centro visitatori del Parco Nazionale del Circeo si terrà  un incontro tecnico/divulgativo dal titolo GARANTIRE le produzioni agricole, SOSTENERE la biodiversità

Sottotitolo:

Le attività agricole, la tutela della Biodiversità e dell’ambiente acquatico nelle Zone Ramsar del Parco Nazionale del Circeo.

Ecco l’invito PNC20dic2017

 

La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha presentato a Roma il Rapporto “L’Italia del Riciclo 2017”

Dal Rapporto

 

L’EVOLUZIONE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI NELL’UNIONE EUROPEA E IN ITALIA

“Riciclo rifiuti, Italia sopra la media europea. Smaltimento sempre più residuale. Business in crescita e gestito sempre meno da microimprese”

I rifiuti gestiti nei 5 maggiori Paesi dell’Unione Europea nel 2014 pesano poco meno della metà sul totale gestito dai 28 Stati membri, con il primato della Germania che tratta 371 Mt (milioni di tonnellate), seguita dalla Francia con 300 Mt e dal Regno Unito con 209 Mt; a grande distanza l’Italia con 129 Mt, mentre la Spagna chiude l’elenco con poco più di 103 Mt.

Il 51% del totale dei rifiuti gestiti in Europa risulta avviato a recupero e il 49% a smaltimento, esclusi stoccaggi e pretrattamenti. In Italia e Germania l’incidenza del recupero sul totale trattato è significativamente superiore alla media europea, con punte del 79%; in Francia raggiunge il 69%.

Analizzando i trend sulle quote di avvio a recupero, Germania e Italia mostrano le performance più soddisfacenti e peraltro in miglioramento nel periodo osservato, mentre la Francia ha un andamento piuttosto piatto; il Regno Unito vive una lenta crescita, al contrario della Spagna che raddoppia la sua quota di avvio al recupero, ma alla fine del periodo entrambi si collocano poco al di sopra del 50% rispetto al totale dei rifiuti trattati.

Nel concentrarsi sul contesto italiano, la gestione dei rifiuti è stata analizzata in qualità di vera e propria filiera industriale, con riferimento a tutti i processi che si esplicano nell’esecuzione di una lavorazione. Si escludono quindi gli stoccaggi di rifiuti, ma si considerano i pretrattamenti cioè le lavorazioni intermedie.

La quantità di rifiuti destinata al recupero è più che raddoppiata dal 1999 al 2015, passando da circa 29 a 64 Mt. L’avvio a smaltimento si è invece drasticamente ridotto da 35 a 18 Mt. Oltre al recupero, infatti, anche le operazioni di pretrattamento sono aumentate in misura considerevole (passando da 13 a 34 Mt), per effetto della maggiore articolazione della filiera nel corso degli anni.

Nel 2015 il 55% dei rifiuti gestiti è stato avviato a recupero, il 16% a smaltimento e il 29% a pretrattamenti, a fronte di percentuali che nel 1999 erano, nell’ordine, 38%, 46% e 17%. I rifiuti più rilevanti in termini quantitativi sono quelli derivanti dal trattamento di altri rifiuti (39 Mt gestite nel 2015) e gli urbani che si attestano a poco meno di 30 Mt; seguono, molto distaccati, gli imballaggi con 9 Mt.

Dal punto di vista merceologico, i metalli registrano la quantità gestita più alta, quasi 16 Mt nel 2015; anche a livello di performance, i rifiuti metallici rappresentano uno dei raggruppamenti più significativi, con una quota di riciclo del 93% sul totale gestito, secondi solo al vetro (95%). Rispetto al 1999, gli Pneumatici Fuori Uso e l’organico esibiscono i migliori progressi sulle loro quote di riciclo.

Per scaricare il Rapporto 

 

 

Dal Comune di Terracina non rispondono a lettere e istanze, nemmeno ad un accesso agli atti sugli incendi boschivi

Quest’estate il fuoco ha fatto strage sui nostri monti favorito anche dall’approssimazione organizzativa della compagine comunale (basta notare la data di emissione dell’ordinanza sindacale sulla prevenzione degli incendi e pulizia dei fondi incolti, 21 agosto 2017 ).

Mappa degli incendi costruita  accostando due tavole elaborate da Carmine Di Capua. I colori indicano gli incendi dal 2004 al 2012, il giallo mostra la situazione drammatica del 2017. La linea rossa segna i confini del Parco regionale dei Monti Ausoni.

Alle strette ci siamo attivati per salvare dopo un primo tentativo sventato dai vigili la collina simbolo della città. Con un gruppo di studenti del liceo, alcuni cittadini e nostri volontari abbiamo vigilato sulla Fossata e la pineta sul sentiero che porta a Monte Sant’Angelo con copertura dalle undici alle sedici di tutti i giorni dal 20 agosto al 10 settembre.

Terminata con le prime piogge la sorveglianza e sollecitati da cittadini che avevano notato negli anni scorsi animali al pascolo su terreni percorsi dal fuoco abbiamo voluto verificare se nel recente passato abbiamo ottemperato a tutte le norme previste in questi casi: mappatura delle aree bruciate, ordinanze di divieto di pascolo, di caccia e di edificazione sulle stesse e di cambiamento di destinazione.

Così, l’11 settembre 2017 abbiamo scritto al Settore Ambiente del Comune, al Comando della polizia locale e per conoscenza al Sindaco del Comune di Terracina.

  Nella richiesta di accesso agli atti la nostra Associazione si dichiarava interessata alla consultazione delle planimetrie di rilievo dei soprassuoli percorsi dal fuoco degli anni 2012-2016 con relativo atto di invio alla Regione Lazio e copia delle ordinanze di divieto di caccia, pascolo e costruzione di edifici per 10 anni su tali aree rilevate nonché eventuale deliberazione di approvazione di divieto di cambio d’uso per 15 anni delle zone suddette.

Nei termini dei trenta giorni previsti dalle norme che disciplinano la trasparenza, il 6 ottobre l’ing.Sperlonga del Settore Ambiente risponde a tutti in questo modo In riscontro alla nota ns protocollo n.45175/I del 11/09/2017, giustamente inviata anche al Comandante di Polizia Locale, inerente la richiesta di accesso agli atti della documentazione relativa agli incendi boschivi si comunica che lo scrivente Settore non è in possesso della documentazione richiesta.

Il comandante dei vigili urbani, dott. Michele Orlando, detentore dei materiali ai quali avevamo chiesto l’accesso, non risponde nei termini di legge nemmeno dietro l’assist fattogli dal Settore Ambiente.

Abbiamo così fatto una lunga anticamera per sollecitare un incontro e soltanto dopo numerosi tentativi il comandante ci riceve con i tempi ormai saltati per un eventuale nostro ricorso ad un livello superiore di giurisdizione.

Nell’incontro il dott. Orlando, glissando sulla osservazione della mancata risposta alla nostra richiesta di accesso agli atti, vi accenna vagamente con una “esortazione” a non pensare a quanto fatto o non fatto in passato ma a quello che si può fare in futuro per la prevenzione degli incendi. L’incontro si è poi concluso con una ancor più vaga promessa di un incontro a breve; non prima della fine di novembre, aveva detto. Siamo ancora in attesa della convocazione.

Questo comportamento da tiraemolla non depone a favore della trasparenza operativa e fa nascere nei cittadini dubbi sulla correttezza amministrativa del Comune, che addirittura in questo caso ha probabilmente messo in opera quanto richiesto dalle norme.

Sicuramente, però, non ha mai attivato il controllo del territorio, almeno stando alle segnalazioni di animali che già adesso, come nel passato, girano sui terreni bruciati durante questa estate.

 

5 dicembre, Giornata mondiale del suolo

LE AREE METROPOLITANE DIVORANO IL TERRITORIO
IN 50 ANNI URBANIZZAZIONE +300%,
180 MILA NUOVI EDIFICI IN ULTIMI 10 ANNI
Nelle 14 aree metropolitane italiane la percentuale della superficie urbanizzata dagli anni 50 ad oggi è più che triplicata (si è passati dal 3% di territorio urbanizzato al 10%) e in città come Milano e Napoli si è andati, nello stesso periodo ben oltre, passando dal 10 al 40% del proprio territorio urbanizzato. In poco più di 50 anni, nelle 14 aree metropolitane italiane sono stati convertiti ad usi urbani circa 3500 kmq di suolo, un’area di poco superiore all’intero territorio della Val D’Aosta.
Alla vigilia della giornata mondiale del suolo del 5 dicembre il WWF ha pubblicato, grazie alle elaborazioni del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila che da anni collabora con l’associazione, un report originale ed inedito sulle 14 aree metropolitane, enti che coprono 50mila kmq e che interessano circa 1300 comuni (16% del totale), dove risiedono 21 milioni di abitanti, pari al 40% della popolazione italiana.
Questa crescita impetuosa è dovuta, ricorda il WWF, ad un incremento demografico che si è concentrato nel territorio dei comuni delle aree metropolitane (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia) facendo registrare dal 1951 al 2001 un aumento di ben 12 milioni di persone (circa 2,5 milioni di abitanti in più ogni 10 anni), mentre nel decennio dal 2001 al 2011 l’energia del fenomeno è diminuita con solo 600mila nuovi abitanti.
Ecco il dossier
“Un’altra legislatura volge al termine ed ancora l’Italia non ha una legge per limitare il consumo del suolo. È ormai evidente che gli appelli per approvare un provvedimento fermo da mesi al Senato sono caduti nel vuoto. Non solo il 10% del nostro territorio è già occupato da insediamenti urbani o infrastrutture ma quotidianamente s’impoverisce la qualità del nostro patrimonio naturale, dei nostri paesaggi. Come evidenzia il lavoro del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila la polverizzazione delle edificazioni in aree vastissime (sprinkling) ha portato alla frammentazione, alla “insularizzazione” degli habitat naturali più preziosi del nostro Paese: nella fascia chilometrica in immediata adiacenza ai Siti di Interesse Comunitari (SIC), dal 1950 al 2000, l’urbanizzazione è salita da 84mila ettari a 300 mila ettari, con un aumento medio del 260%”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Se consideriamo che il consumo del suolo in Italia viaggia al ritmo di 30 ettari al giorno (ISPRA 2017) non possiamo non evidenziare come l’inerzia del Parlamento sul disegno di legge sul consumo del suolo (fermo da 553 giorni) ha già provocato la perdita di altri 17mila ettari circa. Non resta quindi che appellarsi ai Comuni che da subito potrebbero diventare gli attori di una rivoluzione nella pianificazione urbanistica”.
I ricercatori dell’Università dell’Aquila, coordinati dal professor Bernardino Romano, membro del comitato scientifico del WWF, evidenziano come si sia passati dal 1950 ad oggi da una densità abitativa di 305 ab/kmq agli attuali 426 ab/kmq valori questi sempre superiori alle medie nazionali del periodo (157 ab/km nel 1951 e 197 ab/km su scala nazionale). Va sottolineato come nelle aree metropolitane di Napoli e Milano l’indice di densità abitativa raggiunge valori di 10 volte superiori al valore medio nazionale.
Come rilevato da ISTAT e ricordato dal WWF, tra il 1946 e il 2000 sono stati costruiti in queste aree oltre 2.000.000 di edifici ad uso residenziale, pari a 37mila edifici ogni anno, corrispondenti a 100 edifici al giorno. I dati degli ultimi 10 anni (2001-2011) mostrano come l’energia di tale fenomeno sia diminuita (180.000 nuovi edifici contro i 400.000 mediamente realizzati per ogni decennio precedente) ma comunque non del tutto esaurita. Gran parte di questi nuovi involucri edilizi sono concentrati nelle aree metropolitana di Roma (circa 35.000) e di Torino (circa 21.000).
Ci sono poi alcune situazioni peculiari che il gruppo di ricerca che collabora col WWF ritiene che sia bene evidenziare nel rapporto tra edificazione e variazione demografica: ad esempio nel territorio della città metropolitana di Messina a fronte di un aumento di circa 200 abitanti (2001-2011) sono stati realizzati nello stesso periodo oltre 8.300 nuovi edifici, quasi 37 per ogni nuovo abitante mentre nella città metropolitana di Napoli ben tre nuovi edifici sono sorti per ogni abitante perso, Cagliari invece ne ha realizzati 2 per ogni nuovo abitante.
L’analisi dell’indice di non occupazione delle abitazioni (numero di abitazioni vuote rispetto al totale delle abitazioni calcolato su base comunale) denota un valore medio molto basso pari al 16% (la metà dell’omologo valore rilevato in Appennino). Il valore più basso si registra nell’area metropolitana di Milano (solo il 6% delle abitazioni risulta essere non occupato) mentre i valori più elevati sono stati riscontrati nei territori delle città metropolitane di Reggio Calabria, Palermo e Messina.

Roma, 4 dicembre 2017
 

Wwf Italia

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La destinazione a parcheggio dell’ex-centro sportivo presente nel molo di Terracina non è condivisa da tanti cittadini

Dopo la pubblicazione della nostra proposta sull’utilizzo dell’area del molo abbiamo ricevuto questa lettera che riproduciamo integralmente; essa rappresenta chiaramente i sentimenti e il buon senso di tanti concittadini.

“Area del molo alcune considerazioni.

Se si osserva dall’alto (tempio, panoramica ecc,) la zona del porto di Terracina, appare, soprattutto in alcune ore assolate, con un enorme riverbero, dovuto al gran numero di auto ed altri  automezzi che sono parcheggiati e lo spettacolo di un parcheggio affollato non è sicuramente affascinante e mal si integra con i luoghi che hanno altre valenze e destinazioni.

Si osserva che oltre lo specchio d’acqua del porto, le darsene ed il canale, le zone libere  sono poche. Dal piazzale di Pisco Montano alla darsena, alla zona del porto e all’area di sosta sino a  Viale Europa e il lungomare è tutto un gran parcheggio. Un parcheggio cosi grande presuppone un numero di autoveicoli molto grande che transita o si ferma continuamente per tutta la giornata. Impressiona inoltre in alcuni periodi o nel fine settimana  il gran numero di Camper parcheggiati nell’area della darsena.

I cittadini che naturalmente accedono alla zona, per cultura, tradizione, abitudine, per sport, ricreazione, per svago, ecc. sono tanti e tutti considerano la zona una parte importante di  Terracina, il genio del luogo, come Pisco Montano, il monte Giove e la Città vecchia.

Tutti nella zona voglio starci, fare, partecipare, vedere il mare, le barche, le navi, farsi una passeggiata, correre, andare in bicicletta, portare i bambini, godere del  benessere, sostare e prendere un caffè, chiacchierare in pace in un luogo unico ed importante, cosi come è; affidandolo ai privati, vorrà dire che la magia del luogo, la fruibilità, la disponibilità, la tranquillità andrà sempre più ad essere compromessa, le aree del molo utilizzate per svago giochi od altro saranno non più disponibili per i cittadini, né per usi migliori di quelli attuali, ma diventeranno un ulteriore parcheggio che attirerà altre auto, asfalterà il tutto e diventerà ulteriormente una fonte di traffico e di inquinamento, impedendo il godimento e la tranquillità dei cittadini.

Si dice: il parcheggio sarà funzionale al porto, ma nella zona esiste già una enorme disponibilità di posti auto. I posti non bastano se si attireranno altre auto, nella zona entro poco tempo neanche quelli realizzati basteranno e non si risolverà il problema.

Il comune non potrà attingere a nuove risorse. Anche le vaste concessioni di occupazione dell’arenile, che hanno di fatto impedito ai cittadini l’accesso al mare ed il godimento di vaste zone del lungomare, non hanno risolto i problemi economici della città, ma hanno ostacolato la fruibilità di un bene pubblico da parte dei cittadini creando difficoltà e malcontento.

Il percorso per essere credibile dovrebbe essere inverso, semplicemente allontanare le auto ed i camper e rafforzare i servizi. Al porto dovrebbero accedere soprattutto i mezzi pubblici e consentire il passaggio delle auto ma non la sosta, salvo che negli spazi concessi.

I camper dovrebbero essere allontanati o realizzare una modesta zona di sosta a pagamento. Al porto potrebbe arrivare un servizio pubblico frequente ed affidabile.

Le zone che attualmente sono in predicato di diventare parcheggio potrebbero essere utilizzate per altre cose migliori che non producono inquinamento, traffico, affollamento, offrendo così alla città altre possibilità,  non soltanto un luogo di sosta per le auto.”

Pino Forlenza

A Terracina nell’area del molo un Centro sulla cultura del mare dedicato a Emilio Selvaggi (2)

Un Centro sulla cultura del mare dedicato a Emilio Selvaggi 

Il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale si è inserito nella polemica sorta in città dopo la notizia della decisione dell’amministrazione comunale di costruire nell’ex-centro sportivo presente nell’area del molo un parcheggio. Prima il M5S e successivamente il PD si sono mobilitati per fermare l’iniziativa della maggioranza, il primo con un comitato che ha manifestato nelle strade e sulla rete, il secondo con la presentazione di una mozione che ha fatto propria la richiesta di molti professionisti locali di un concorso pubblico di idee per la destinazione dell’area.

Come già detto in precedenza, il WWF non intende sostituirsi a studi tecnici ma vuole fare una proposta di utilizzo nell’area, prossimo alla vocazione marinaresca della città dedicando la struttura al personaggio che ha lasciato segni anche tangibili nel patrimonio comunale oltre che nella formazione di tante persone, il prof. Emilio Selvaggi.

Non intendiamo imporre una scelta ma offrire una opzione nel caso l’amministrazione comunale aprisse alla città la possibilità di indicare il miglior utilizzo dell’area dell’ex-centro sportivo.

La nostra associazione propone di costruirvi un “Centro sulla Cultura del Mare” invitando tutti a riflettere sulle motivazioni che qui di seguito sinteticamente presentiamo.

Molte sono le motivazioni

  • Mancano strutture che siano allo stesso tempo divulgative sul mare (che potrebbe far parte della rete dei musei scientifici RESINA del Lazio) e sulla cultura del mare (antropologica e sociale oltre che storica),
  • Terracina offre molteplici chiavi di lettura della cultura del mare: le maestranze di pescatori venuti dal Golfo di Napoli nel ‘700 con Pio VI, le continue scorribande di pirati saraceni che impedivano la pesca al largo e la ricchezza in biodiversità delle Paludi Pontine che spingevano a pescare nelle acque interne, il sistema di torri costiere, il porto romano e i sistemi di allevamento ittico dei romani, la mitologia, le rotte dell’ossidiana, etc.,
  • Serve aumentare la qualità del turismo, sia con acquari (che non ci sono in zona) che con la divulgazione scientifica e la formazione,
  • I terracinesi anche quelli che non sono del Borgo Pio, sono cresciuti con il tempo scandito da alcuni rituali legati alla pesca, come l’uscita o il ritorno delle paranze, lo scaricare le cassette del pesce, l’asta e i gruppetti di pescatori in raccolta per riparare le reti da pesca (chi non si è mai soffermato ad osservare queste attività?)
  • La pesca sta morendo. E, seppure viene riconosciuta l’enorme importanza di un alimento fondamentale per la salute e la dieta mediterranea, la maggior parte dei consumatori non è in grado di riconoscere le insidie: pesce congelato proveniente dall’oceano indiano, specie aliene introdotte e spacciate per locali, tropicalizzazione del Mediterraneo…e, detto tra noi, (prima o poi si dimostrerà) il rischio che le microplastiche (stanno entrando) entrino nella catena alimentare e si sia costretti a non mangiare pesce di mare…
  • La posizione dell’area vicina ai traghetti, agli alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e al porto dei pescatori favorisce la possibilità di mettere in rete le isole pontine, il Parco Nazionale del Circeo, Sperlonga e oasi marine etc., per creare un circuito turistico del Mare,
  • Servono dati di corrente lungo la costa per monitorare costantemente e comprendere e far comprendere l’entità dell’erosione delle spiagge.

Pesca non sostenibile (eccessivo impatto sulle risorse ittiche), cambiamenti climatici (innalzamento del mare) e microplastiche nelle acque sono le tre emergenze maggiori per il futuro del rapporto tra città e mare. Va fatta informazione/formazione su questi temi perché i cittadini siano attori consapevoli di un cambiamento di stili di vita e di una inversione di tendenza,

  • Il Centro potrà diventare un polo di attrazione non solo per i turisti italiani e stranieri che frequentano Terracina e dintorni ma anche per le visite di istruzione delle scuole facilmente abbinabile alla visita al centro storico, al Tempio di Giove, al Monumento Naturale di Campo Soriano dando un impulso vitale all’offerta turistica, culturale e scientifica di Terracina.

Alcuni suggerimenti per la concezione della struttura:

  • Piccolo acquario delle specie locali (vedi http://www.acquariocalagonone.it/) con attenzione alle specie di interesse per la pesca e alla sostenibilità
  • attività didattiche e formazione degli operatori per un turismo di qualità (lo si potrebbe associare a qualche Master tenuto da Università, anche)
  • Annesso un piccolo laboratorio scientifico per l’acquario e per analisi dello stato dell’ecosistema.

 Centro di studi scientifici a beneficio delle scuole e dei visitatori.

  • Favorire l’interattività, per esempio con alcune sagome a grandezza naturale di Cetacei delle nostre coste, una barca da pesca in parte interrata che spiega tutte le sue parti e dove i ragazzi possano salire, un laboratorio su come si fanno le reti e i nodi marinari, una vasca tattile, una ricostruzione del porto antico e così via.

Un vero e proprio museo interattivo del mare.

  • La zona è particolarmente accessibile e quindi tutto il Centro potrà essere progettato con un occhio a non creare alcuna barriera fisica e culturale.

Cuore pulsante all’interno di una città accogliente e ospitale.

Centro di studi di alto livello

Sala concerti/convegni dove si possano ospitare eventi legati al tema del mare e altro.

Queste nostre idee potrebbero essere sviluppate dai tanti professionisti con competenza e passione, mentre all’amministrazione cittadina toccherebbe accedere a finanziamenti disponibili a livello regionale ed europeo per realizzare un’opera di tale respiro.

“La raccolta differenziata senza la tariffa puntuale è come un semaforo scollegato dalla rete elettrica”

Questa frase scritta da Roberto Pirani, un esperto di gestione dei rifiuti urbani, sintetizza quanto andiamo sostenendo da diversi mesi.

La tariffa puntuale

  • consolida la raccolta differenziata e l’incrementa fin oltre l’80% perché garantisce una riduzione dei costi a carico dei cittadini;
  • la sua applicazione comporta un controllo totale delle aree di produzione dei rifiuti eliminando l’elusione;
  • a regime  la tariffa puntuale (TARIP) a fronte di un servizio migliore e monitorato in ogni sua fase costa per il cittadino circa la metà della media nazionale.

Oggi a Sabaudia si è tenuto un corso formativo sull’applicazione della tariffa puntuale organizzato dalla società Informatica e Servizi dal titolo Come approcciare l’applicazione della raccolta differenziata per arrivare alla tariffazione puntuale.

Di fronte a rappresentanti di diversi comuni laziali è stato prima illustrato il Decreto ministeriale (GU n.117 del 22/05/2017) che ha fissato le norme applicative della tariffa puntuale e successivamente è stato presentato con argomentazioni pertinenti il percorso necessario per il passaggio dalla TARI alla TARIP.

Sono state trattate tutte le fasi, dal censimento delle utenze alla gestione attuata con l’utilizzo di software ideato per mettere i cittadini nelle condizioni migliori per realizzare la raccolta differenziata.

Il WWF, presente al corso di formazione tra il pubblico, ha distribuito ai rappresentanti dei comuni pontini un volantino con la sintesi dello stato attuale della raccolta differenziata in provincia.