Domenica 24 settembre 2017, non solo Frecce tricolori a Terracina

Domenica 24 Settembre 2017

 

Non solo Frecce Tricolori a Terracina

 

 

AMIAMO  i colori nazionali

APPREZZIAMO la preparazione dei piloti della pattuglia acrobatica

SOPPORTIAMO il disagio già sperimentato di una città bloccata dal traffico automobilistico,  soffocata dall’inquinamento e bombardata dal rumore

RIUSCIAMO  a metabolizzare un’esibizione aerea invasiva sotto ogni punto di vista a pochi giorni dalla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile

POSSIAMO per un momento tralasciare i costi per la collettività di tale show ripetuto in città a distanza di un SOLO anno

Ma ci rifiutiamo di assistere ad una presentazione di aerei che ci ricordano la guerra

VOLONTARIAMENTE SFOLLIAMO IN MONTAGNA!

Domenica 24 settembre andremo in montagna a Camposoriano come nel settembre del 1943 ma per una festa

LA FESTA DELLO SFOLLAMENTO VOLONTARIO

ore 10, 00: arrivo alla Cattedrale. Saluti

ore 10,30-12,00: visita guidata del Campo Carsico con passeggiata alla Ripa;

ore12,15-13,15: yoga;

13,15-14,30: pranzo al sacco;

14,30-15,15: riposiamo, ascoltando letture poetiche scelte (sulla natura);

15,30-17,00 : musica e danze;

17,00-17,45: camminata consapevole o, a scelta, incontro di meditazione di Mindfulness, per stare in contatto con gli odori, i suoni, la brezza della collina e fare un’esperienza di presenza mentale.

17,45-18,00: saluti. Si torna a casa!

Chiunque può aggregarsi autonomamente allo sfollamento assumendosi in proprio ogni responsabilità per gli spostamenti e le attività della giornata.

****Sono ammessi gli animali domestici, anzi è assolutamente consigliabile portarseli dietro per sottrarli al bombardamento acustico della giornata.

 Associazioni:                                                                                                                    Archeoclub-Terracina, Bandancia, Bottega Etica Alter.Azione, Città Partecipata, Cultura e Territorio, Demetra, Piacere la conoscenza, Progetto Mindfulness, Una mano tira l’altra, WWF Litorale Laziale    

Annunci

Prevenzione incendi boschivi, il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale scrive al sindaco

Il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale dopo aver fatto in questi giorni accesso agli atti per conoscere  le planimetrie di rilievo dei soprassuoli percorsi dal fuoco degli anni 2012-2016 con relativo atto di invio alla Regione Lazio e copia delle ordinanze di divieto di caccia, pascolo e costruzione di edifici per 10 anni su tali aree rilevate nonché eventuale deliberazione di approvazione di divieto di cambio d’uso per 15 anni delle zone suddette, ha scritto al sindaco Procaccini.

Signor Sindaco,

nelle scorse settimane, immediatamente dopo il 16 agosto, la nostra associazione si è attivata per organizzare piccole squadre di volontari che presidiassero i territori non ancora colpiti da incendi. Il dramma di quei giorni ci ha fatto piombare in poche ore nell’angoscia che abbiamo vissuto tante volte negli anni trascorsi e che in parte avevamo dimenticato.

Avevamo dimenticato quello che si prova a vedere andare in fumo ettari di boschi e pensare ai tanti animali che in queste tragedie fuggono terrorizzati o peggio muoiono carbonizzati e comunque non avranno per svariati lustri, il loro originario habitat.

Diversi anni fa questi disastri ambientali avvenivano abbastanza regolarmente ed oltre a chiedersi chi potesse essere stato o a chi potesse giovare, alcuni coraggiosi volontari del WWF locale, tra cui Emilio Selvaggi, si rimboccavano le maniche, e adeguatamente preparati tutte le volte che era necessario andavano, come squadra a terra, sul luogo degli incendi, per collaborare con il Corpo Forestale dello Stato e con l’allora definita Squadra Comunale, unici soggetti attivi su queste emergenze.

 

Quest’anno i “lupi di macchia”, così si chiamavano tra loro, sono dovuti tornare in azione.

 

 

 

Ci si è organizzati diversamente, senza andare direttamente sul fuoco, ma vigilando praticamente giorno e notte con postazioni fisse e mobili che hanno impegnato volontari, studenti, cittadini sensibili al problema ed anche non direttamente interessati al problema. Questa attività ci ha dato anche l’opportunità di verificare come ora si facciano le operazioni di spegnimento e di monitorare lo stato del territorio dal punto di vista della prevenzione.

Successivamente abbiamo anche condotto una attenta ricognizione delle aree percorse dal fuoco, con l’aiuto di associazioni e gruppi di cittadini, e abbiamo avuto la dimostrazione di quanto sia stato opportuno il passo fatto dal Sindaco di Vico del Lazio; molte delle aree interessate dagli incendi infatti quasi circondano piccole porzioni di territorio boschivo intatto dove sicuramente ha trovato rifugio la fauna selvatica fuggita dagli incendi e dove i cittadini vanno per attività diverse dalla caccia.

È per questo che riteniamo opportuno ed utile che la nostra associazione contribuisca, con la propria esperienza e la documentazione raccolta, alle attività, che l’amministrazione metterà in atto, per programmare una efficace azione preventiva della problematica.

 Le chiediamo inoltre di emanare, con somma urgenza, tutti i provvedimenti previsti dalle normative al fine di impedire, per le stesse, usi impropri. Oltre a questo sarebbe, da parte sua, grande prova di lungimiranza e coraggio politico, vietare la caccia, per evidenti motivi di pubblica incolumità, in una fascia di dimensioni significative posta tutt’intorno le aree colpite dal fuoco.

Siamo sicuri che l’incolumità dei cittadini e la tutela del territorio che così depauperato di vegetazione presenterà gravi problemi di staticità alle prossime piogge autunnali, siano per Lei una priorità rispetto ad una attività potenzialmente pericolosa che può essere ripresa al ripristino delle condizioni antecedenti al fuoco.

Certi di un suo sensibile e sollecito riscontro Le porgiamo i nostri saluti.

Per il gruppo attivo Litorale Pontino

Prof. Franca Maragoni

Costruzioni, caccia e pascolo sono vietati nelle aree boschive percorse dal fuoco ma si può fare di più

Gli incendi boschivi sono presi in esame dalla legge quadro 21 Novembre 2000 n. 353 che nel primo comma dell’articolo 10 stabilisce i divieti, le prescrizioni e le sanzioni.

1. Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni. È comunque consentita la costruzione di opere pubbliche necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente. In tutti gli atti di compravendita di aree e immobili situati nelle predette zone, stipulati entro quindici anni dagli eventi previsti dal presente comma, deve essere espressamente richiamato il vincolo di cui al primo periodo, pena la nullità dell’atto. È inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione. Sono vietate per cinque anni, sui predetti soprassuoli, le attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche, salvo specifica autorizzazione concessa dal Ministro dell’ambiente, per le aree naturali protette statali, o dalla regione competente, negli altri casi, per documentate situazioni di dissesto idrogeologico e nelle situazioni in cui sia urgente un intervento per la tutela di particolari valori ambientali e paesaggistici. Sono altresì vietati per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, il pascolo e la caccia.

Nel secondo comma si obbligano i comuni a censire, tramite apposito catasto, i soprassuoli già percorsi dal fuoco, catasto che viene aggiornato annualmente.

A questo punto dovrebbero scattare i controlli del territorio da parte delle autorità ma non sempre questi sono efficaci. 

I Comuni hanno anche delle competenze e autonomie decisionali attribuite loro dal Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali che i sindaci dovrebbero utilizzare nell’interesse collettivo.

E’ quello che ha fatto il 30 agosto il sindaco di Vico nel Lazio in Ciociaria.

  • Ha visto il territorio devastato dagli incendi 
  • Ha riletto i divieti della legge 21/11/2000 n.353
  • Ha notato che la fauna sì è spostata nelle aree contigue a quelle devastate dagli incendi nelle quali ha ritenuto necessario estendere il divieto di caccia
  • Ha rilevato che il concentramento della fauna nelle aree limitrofe avrebbe comportato un affollamento di cacciatori con la possibile creazione di situazioni di pericolo
  • Ha considerato il compito che gli assegna il TUEL per garantire l’incolumità dei cittadini e dei frequentatori delle zone montane
  • Il 30 agosto ha emesso un ordinanza che vieta la caccia, addestramento – allenamento cani nelle zone limitrofe a quelle interessate da incendi boschivi.

Ecco l’ordinanza   ORDSIN352017_Divieto_di_Caccia

Il WWF Litorale laziale ha inviato al sindaco Claudio Guerriero di Vico nel Lazio il proprio apprezzamento con questo messaggio

Gent.mo Sig. Sindaco,

 

CACCIA: WWF, PARERE ISPRA INEQUIVOCABILE, MA REGIONI NON SI ADEGUANO…

A INIZIO AGOSTO L’ASSOCIAZIONE AVEVA SCRITTO A TUTTE LE REGIONI PER CHIEDERE LIMITAZIONE DELL’ATTIVITA’ VENATORIA

 

 

Il parere ISPRA sulle “condizioni meteoclimatiche” e la caccia è inequivocabile: le condizioni di caldo estremo che perdurano da mesi, caratterizzate “da temperature massime assai elevate e prolungati periodi di siccità, che ha determinato in tutta Italia una situazione accentuata di stress in molti ecosistemi”, aggravate da una drammatica espansione degli incendi comportano “una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale e rischia di avere, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie”. Le regioni, quindi, si comportino di conseguenza prevedendo il divieto o la forte limitazione dell’attività venatoria.
Il WWF, che agli inizi di agosto ha scritto a tutte le Regioni per chiedere risposte serie e adeguate alla drammatica situazione della fauna e degli ecosistemi naturali, ritiene che quanto prescrive l’autorevole parere dell’ISPRA sia davvero il minimo che le Regioni debbano fare per garantire quel ‘nucleo di salvaguardia’ della fauna selvatica tante volte richiamato anche dalla Corte Costituzionale per rispettare le norme europee ed internazionali. Se si va a caccia in queste condizioni, non solo si uccidono animali stremati da fame e sete o ormai senza forze già consumate per fuggire dal fuoco, ma si attenta anche alla sopravvivenza delle future popolazioni di molte specie selvatiche. Gli animali sopravvissuti, molti dei quali si stanno preparando a ripartire per i luoghi di nidificazione o sono già in piena stagione riproduttiva, hanno subito un grave peggioramento delle condizioni fisiche ‘poiché risulta necessario un maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche, che si presentano ridotte e fortemente disperse. Ciò può condizionare negativamente il successo riproduttivo e aumentare la mortalità degli individui giovani e adulti, a causa di una maggior vulnerabilità a malattie e predazione’, secondo il parere dell’ISPRA che ritiene, quindi, necessario e opportuno che ‘vengano adottate a titolo precauzionale misure volte a limitare la pressione venatoria nel corso della stagione’.
“Stiamo  ancora  aspettando una risposta alla nostra richiesta di inizio agosto”. Dichiara il vicepresidente del WWF Italia, Dante Caserta, che aggiunge: “La maggior parte delle Regioni (tranne l’Abruzzo che aprirà la stagione venatoria il primo ottobre), da quel che ci risulta, sta facendo orecchie da mercante, ignorando ogni richiamo alla ragionevolezza e alla responsabilità, senza neanche rinunciare alle giornate di preapertura ai primi di settembre anche quando hanno avuto decine di migliaia di ettari devastati dal fuoco come in Sicilia e in CampaniaÈ davvero singolare che anche quest’anno, dopo le diverse emergenze che hanno messo in difficoltà il nostro Paese si debba fare ricorso alla magistratura (amministrativa e laddove necessario anche penale) per ottenere il rispetto del diritto degli  animali selvatici a continuare a vivere”.
Il WWF ribadendo quanto scritto ad ogni Regione ai primi di agosto chiede, in base ad un serio studio e monitoraggio delle condizioni locali: il divieto o forti limitazioni dell’attività venatoria; il blocco dei ripopolamenti fino a data da destinarsi, per non sottrarre importanti risorse trofiche alla fauna già presente; il blocco di qualsiasi forma di addestramento di cani da caccia e di gare cinofile che costituiscono ulteriori fattori di stress per le popolazioni selvatiche.

Roma, 28 agosto 2017
 

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

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Scoperto un insetticida nelle uova, non bastavano gli erbicidi a tavola

Lo scandalo scoppiato a livello mondiale con decine di Paesi coinvolti a partire dall’Europa costretti a distruggere milioni di uova e tonnellate di ovoprodotti destinati all’industria alimentare, ripropone in maniera seria e non più rinviabile la questione dei pesticidi (insetticidi e erbicidi).

Questo nuovo caso porta anche allo scoperto le scelte degli organi politici europei che non riescono a orientare la produzione dei beni alimentari senza far correre rischi alla salute dei cittadini; vedi il caso del glifosato, il potente erbicida, che nonostante l’oltre un milione di firme raccolte in tutta Europa per la sua eliminazione pare ne venga ancora autorizzata la distribuzione.

Questa volta il pesticida coinvolto è il fipronil e Wikipedia fornisce queste informazioni sui suoi effetti sull’uomo

Sintomi: i sintomi che si possono osservare nell’uomo a seguito di esposizione a forti dosi, singola o ripetuta, sono ipereccitabilità, irritabilità, tremori e, a uno stadio più grave, letargia e convulsioni. I sintomi sono reversibili, una volta terminata l’esposizione.

Certamente mangiare qualche uovo contaminato per un adulto sano non comporta rischi insopportabili, ma un bambino o una persona in età avanzata hanno una maggiore vulnerabilità e anche un piccola dose del contaminante può creare loro dei rischi.

Il ministero della Salute italiano ha dichiarato che il rischio per gli italiani è basso, pare sia stata sequestrata soltanto una partita di un ovoprodotto liquido utilizzato per lavorazioni successive su cui sono in corso accertamenti.

Il caso, comunque, conforta la nostra posizione che è quella che a tavola non ci si deve ammalare.

Via quindi tutti i pesticidi nella produzione degli alimenti!

 

Emergenza incendi, il WWF chiede l’intervento dell’esercito

Incendi: WWF, emergenza che richiede mobilitazione straordinaria.Se necessario far intervenire esercito.

Quella degli incendi è un’emergenza che richiede una mobilitazione straordinaria e rispetto alla quale, se necessario, bisogna far intervenire anche l’esercito.
La Sicilia e in particolare Messina continua a bruciare. Da quattro giorni le fiamme non hanno sosta e la parte nord della dorsale dei Monti Peloritani è praticamente distrutta. Le alte temperature e la continua azione dei piromani, che non accenna a diminuire rendono la situazione esplosiva.
In Campania, siamo di fronte ad un attacco alle aree protette. Dopo il Parco nazionale  del Cilento e il parco dei Monti Lattari ora le fiamme stanno divorando il Parco nazionale del Vesuvio dove si è arrivati ad un fronte del fuoco di 2 chilometri con gravi pericoli anche per la popolazione. La situazione resta critica anche nel Lazio e in particolare nella provincia di Roma.
Il WWF chiede di attivare immediatamente un controllo capillare del territorio e che venga aggiornato subito il catasto degli incendi, previsto dalla legge quadro in materia di prevenzione e lotta agli incendi n. 353/2000.
Gli incendi mettono a rischio la vita di migliaia di cittadini e turisti oltre a quella degli animali che abitato i boschi e provocano danni enormi a cominciare dal costo per la collettività di migliaia di ettari di capitale naturale persi per sempre. Siamo in presenza di una situazione limite: per questo è necessario un intervento straordinario, a cominciare dal numero di uomini e mezzi sul campo che risulta insufficiente rispetto alla dimensione dell’emergenza.
Roma, 11 luglio 2017
 

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Lupo, Accordo tra WWF e allevatori virtuosi di DifesAttiva

L’OBIETTIVO È SOSTENERE GLI ALLEVATORI CHE SI IMPEGNANO NELLE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE DEI DANNI

Per favorire un equilibrio stabile tra lupi e zootecnia WWF Italia e DifesAttiva, un’associazione di allevatori virtuosi della Maremma toscana, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione. Le due associazioni che sono già impegnate localmente nel progetto LIFE Medwolf arrivato alle fasi finali hanno un obiettivo comune: quello di trovare soluzioni capaci di alleviare i problemi legate alla predazione da lupo puntando sulla prevenzione.

“Il lavoro che DifesAttiva sta facendo in Maremma è encomiabile e assolutamente in linea con la mission del WWF: costruire un mondo in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura. Perciò, grazie ai fondi raccolti con la campagna #SOSlupo, cominceremo con il contribuire concretamente alle spese di mantenimento degli efficaci cani da guardiania che DifesAttiva mette a disposizione degli allevatori, come i famosi cani bianchi usati da secoli in Abruzzo e in Maremma, sostenendo l’acquisto di cibo e di medicinali veterinari”dichiara Marco Galaverni, responsabile specie ed habitat di WWF Italia.

Il mantenimento dei cani, infatti, non viene oggi finanziato da programmi europei o regionali di sostegno al settore zootecnico e per gli allevamenti con numerosi capi ne consegue un aggravio notevole di costi.
Si comincerà dalla provincia di Grosseto non solo perché qui la presenza del lupo produce effetti economici e sociali maggiori che altrove, ma anche perché, grazie al progetto LIFE Medwolf, è nata una realtà come DifesAttiva che risponde intelligentemente sia al problema delle predazioni che alla necessità di valorizzare la pastorizia locale (La prevenzione è qualità, recita infatti lo slogan dell’associazione). In seguito il WWF metterà in campo altre iniziative concrete in tutta Italia per contrastare il bracconaggio, sostenere gli allevatori e diffondere un’informazione corretta su una specie fondamentale per i nostri ecosistemi.
“Noi ci impegniamo con passione e costanza a proteggere il nostro bestiame con strumenti di prevenzione legali: i nostri cani da guardiania sono i nostri alleati in campo e i ricoveri notturni sono la nostra gestione del bestiame in momenti di maggiore vulnerabilità”dice Francesca Barzagli, giovane allevatrice di ovini e Presidente dell’Associazione DifesAttiva“Che sia lupo, volpe o altri predatori, noi non vogliamo il danno. È una continua lotta, e nessuno premia le aziende che con costanza cercano di riequilibrare una situazione a volte veramente difficile. Noi crediamo che realizzare una sinergia di intenti e una rete tra imprese agricole zootecniche sia un primo passo, ma la possibilità di condividere anche con altre associazioni i nostri sforzi e il nostro impegno ci fa capire che non siamo più soli – conclude la giovane allevatrice –Per questo ringraziamo il WWF per questa collaborazione. Rimaniamo sempre in attesa, però, delle Istituzioni dello Stato che invece ci hanno abbandonato di fronte ai numerosi problemi dell’allevamento”
Il WWF continua la sua battaglia in difesa del lupo, una specie simbolo per l’Italia: gli abbattimenti non sono né accettabili né efficaci per ridurre i danni da predazione, che invece vanno affrontati e risolti, come dimostrano i progetti in corso, sviluppando efficaci mix di soluzioni di prevenzione e difesa studiate per ogni azienda e, ove necessario, ricorrendo ad indennizzi congrui e tempestivi. Il WWF torna a chiedere con forza l’approvazione del Piano di Conservazione e Gestione del lupo in Italia (fermo da mesi), stralciando il paragrafo sugli abbattimenti, così come sostenuto anche dalla quasi totalità delle Regioni.

Roma, 7 luglio 2017
 

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Un quinto dell’Italia a rischio desertificazione. Bollino rosso anche nelle Oasi WWF

17 GIUGNO GIORNATA MONDIALE CONTRO LA DESERTIFICAZIONE

DESERTIFICAZIONE E CAMBIAMENTI CLIMATICI FENOMENI INTERCONNESSI RISPETTO AI QUALI È URGENTE UN’AZIONE COORDINATA. ANCHE LE OASI DEL WWF A RISCHIO PER LA SICCITÀ

La siccità che sta attanagliando numerosi bacini idrici italiani rende necessaria e urgente una reazione operativa perché ormai i grandi cambiamenti globali scatenati dalla nostra continua pressione, non solo sono accelerati, ma sono sempre più interconnessi. È ormai evidente l’intreccio degli effetti del cambiamento climatico con quelli del fenomeno della desertificazione, rispetto ai quali è urgente un’azione coordinata. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici predisposto da numerosi autorevoli specialisti coordinati dal Ministero dell’Ambiente ed in via di approvazione definitiva non potrà non andare in questa direzione.

Oggi circa un quinto del territorio nazionale italiano viene ritenuto a rischio desertificazione: quasi il 21% del territorio del quale almeno il 41% si trova nelle regioni dell’Italia meridionale, come Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma sono coinvolte anche aree in altre regioni come l’Emilia-Romagna, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo. Secondo gli scenari del cambiamento climatico realizzati dagli specialisti per il nostro paese (in particolare il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici CMCC), entro fine secolo le previsioni potrebbero prevedere incrementi di temperature tra i 3 e i 6 °C con conseguente estremizzazione di fenomeni meteorici e quindi anche riduzioni, in diverse aree, delle precipitazioni, soprattutto nei periodi estivi ed è evidente che le problematiche climatiche e quelle relative alla desertificazione saranno sempre di più intrecciate. Si sta già verificando un incremento della temperatura senza precedenti con un calo delle precipitazioni annuali, con estati più secche, ed inverni più umidi, in particolare, nelle regioni settentrionali. Su un territorio complesso e fragile come quello italiano, questi fenomeni portano ad una sostanziale variazione della frequenza e delle entità di frane, alluvioni e magre dei fiumi, con effetti importanti per l’assetto territoriale e i regimi idrici.

Secondo i dati disponibili più recenti in Italia, abbiamo una quantità di risorse idriche rinnovabili corrispondente a circa 116 miliardi di metri cubi mentre i volumi di acqua effettivamente utilizzabili sono stimati attorno ai 52 miliardi di metri cubi. Complessivamente utilizziamo oltre il 30% delle risorse rinnovabili d’acqua disponibili nel nostro paese che sono ben superiori alla soglia del 20% indicata dall’obiettivo europeo (Europa efficiente nell’impiego delle risorse): per questo, l’Italia è indicato dall’OCSE come paese soggetto a stress idrico medio-alto che, inoltre, presenta una forte disomogeneità rispetto alla distribuzione delle risorse idriche e al loro fabbisogno. Dai dati ISTAT sulle diverse tipologie di utilizzo della risorsa idrica, risulta che il prelievo dell’acqua potabile è in aumento (del 6,6% rispetto all’inizio della serie storica di 13 anni) e ammonta a 9,5 miliardi di metri cubi (il consumo medio giornaliero per abitante giunge a 228 litri).

Il cambiamento climatico interagisce con il ciclo idrico tramite diversi elementi che costituiscono dei forzanti provocati dall’incremento delle temperature come, ad esempio, l’umidità atmosferica, l’evapotraspirazione, la quantità, la distribuzione e la forma delle precipitazioni e la fusione dei ghiacciai. Oggi l’estensione dei ghiacciai in Italia, come risulta dai dati del Comitato Glaciologico Nazionale, copre una superficie di 368 kmq e, rispetto alle rilevazioni condotte nel periodo 1959-1962 tale superficie risulta ridotta del 30% (159 kmq).

I cambiamenti climatici agiscono in maniera significativa come aggravanti delle vulnerabilità dei settori che esigono l’utilizzo dell’acqua, dalla disponibilità di acqua potabile, all’agricoltura e al settore energetico. Gli impatti del cambiamento climatico sono sempre più forti sia sugli ecosistemi ed i processi ecologici, sia sui singoli organismi, sulla struttura e dinamica delle popolazioni, sulla distribuzione e migrazione delle specie, sulla produttività degli ecosistemi, costituendo una crescente minaccia per la biodiversità del nostro paese. L’Italia sta quindi subendo impatti crescenti dovuti all’accelerazione dei cambiamenti climatici globali che avranno conseguenze sempre più negative sugli ecosistemi, sulla nostra società ed economia, rispetto ai quali non solo è necessario ma urgente intervenire.

Bollino rosso anche per le Oasi WWF. La siccità sta colpendo anche le Oasi e da tempo: i livelli delle acque delle aree umide stanno calando e ci sono aree già secche. Le falde si sono abbassate in più luoghi. La vegetazione di alcune aree gestite dal WWF è già in stress idrico avanzato. Si stanno comunque monitorando le condizioni per prevenire incendi o danni alla fauna. Alcuni esempi:

Riserva naturale di Ripa Bianca (Marche) Pochissima acqua nel fiume. Livello falda/lago molto basso.

Riserva naturale di Valle Averto (Veneto). Attualmente la situazione è di allerta. In caso di scarsità d’acqua, potrebbero esserci seri problemi di anossia nei canali interni con la conseguente moria di pesce all’interno dell’oasi

Oasi di Macchiagrande (Lazio) Situazione è molto critica; le specie vegetali nella lecceta – soprattutto gli allori – evidenziano stress idrico e termico notevole; le pozze temporanee non si sono mai riempite, a testimonianza che la falda è molto bassa. Stagno con livelli d’acqua al minimo. 

Riserva naturale degli Orti-Bottagone (Toscana). Il Bottagone è ai livelli di acqua dei primi di luglio, tempo un mese e sarà prosciugato. Orti ha una parte con acqua che entra dal Cosimo, la parte più a sud è quasi del tutto in secca. Stiamo intervenendo manualmente sul fosso principale di arrivo per ricreare un minimo di ripristino del livello dell’acqua.

Monumento naturale Pian Sant’Angelo (Lazio) Stress idrico elevato del sottobosco, comprese le specie più mediterranee; bacche e frutti (prugnolo, rosa canina…) secche prima di arrivare a maturazione. Le poche pozze di fango sono secche, la forra resiste solo per l’apporto di unA sorgente che però è un rivolo.

Nell’Oasi di Persano (Campania) la situazione è critica da metà maggio, con il livello del lago  un metro e mezzo sotto il livello massimo.

Oasi di Alviano (Umbria). Evidente stress idrico per le piante del bosco, ma la situazione in palude è ancora accettabile.

Riserva naturale Lago di Burano (Toscana). Livello del lago molto basso

Riserva naturale Laguna di Orbetello (Toscana). Pozze interne d’acqua dolce prosciugate. Piante con stress idrico.

LA CONVENZIONE. La Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione nei paesi che soffrono la siccità, particolarmente in Africa (UNCCD), è stata aperta alle firme dei Paesi il 17 giugno 1994 a Parigi, ed è entrata in vigore a dicembre 1996. Il tema della desertificazione di molte aree del mondo e il preoccupante livello di crescita del fenomeno aveva condotto il ben noto Earth Summit, la Conferenza ONU sull’ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro tenutasi nel 1992, oltre ad aprire alla firma dei Paesi le due Convenzioni sul cambiamento climatico e sulla biodiversità, ad attivare un Comitato Intergovernativo di negoziazione per giungere all’elaborazione di un’apposita convenzione sulla desertificazione che fu conclusa e presentata alla firma dei Paesi, due anni dopo, nel 1994.

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22 aprile 2017, Giornata Mondiale della Terra; a Terracina da quest’anno sarà dedicata a Emilio Selvaggi

La Giornata mondiale della Terra venne proclamata dal Segretario generale dell’ONU U Thant il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nel corso degli anni è diventata un avvenimento educativo ed informativo e l’occasione per valutare le questioni più importanti che riguardano il nostro pianeta come l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le estinzioni di migliaia di piante e specie animali, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili (carbone, petrolio, gas naturali). E’ anche l’occasione per sollecitare soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo come il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi e la protezione delle specie minacciate.

Il WWF Litorale laziale-Gruppo Pontino accogliendo la proposta dell’Agenda 21 Locale di Terracina di dedicare la Giornata della Terra a Emilio Selvaggi ritiene di riservargli questa giornata anche per gli anni futuri.

Non una strada, una piazza, una sala la cui attribuzione non entra nelle competenze di un’associazione ma una Giornata, il 22 aprile di ogni anno, servirà a ricordare ai cittadini la figura e l’opera di Emilio Selvaggi, una persona che ha dato alla città molto di più di quanto abbia preso.

La sua opera non resta soltanto nel restauro della Rimembranza ma nella formazione e nella crescita della coscienza ecologica di molti cittadini, noi compresi.

Sabato 22 aprile il parco della Rimembranza sarà aperto dalle ore 9 alle ore 19.

Ecco il programma:

Ore 10 Ricordo di Emilio e a seguire visita guidata storico-archeologica e naturalistica a cura dell’Archeoclub e del WWF

Ore 16  Visita guidata storico-archeologica e naturalistica a cura dell’Archeoclub e del WWF

Vista l’apertura ininterrotta del parco sarà possibile anche fare un picnic al suo interno.

Dichiarazione di Malta MedFish4Ever ultima opportunità per salvare la pesca del Mediterraneo

Alla fine della conferenza ministeriale sulla pesca nel Mediterraneo a Malta, il WWF ha espresso pieno sostegno alla Dichiarazione di Malta MedFish4Ever  sul futuro della pesca nel Mediterraneo, firmata oggi dai ministri della pesca della regione.

La Dichiarazione Malta MedFish4Ever è un piano strategico ambizioso per trasformare il settore della pesca del Mediterraneo e garantire la sostenibilità e la disponibilità degli stock ittici a lungo termine sulla base dei migliori pareri scientifici disponibili. Questo settore è estremamente importante per il Mediterraneo, che impiega oltre 250.000 persone (il 55% sono pescatori artigianali) direttamente, oltre al lavoro fornito da mercati del pesce, produzione, distribuzione e altri settori connessi con la pesca nel Mediterraneo. La strategia definita nella presente Dichiarazione integra con forza gli aspetti socio-economici e una migliore gestione in mare.

Gli stock ittici del Mediterraneo non possono più essere sostenuti da parole e buone intenzioni. Abbiamo bisogno di azioni concrete, visibili lungo le coste, in mare e a livello di governance. La Dichiarazione di Malta è l’ultima occasione per salvare gli stock ittici del Mediterraneo e garantire i mezzi di sussistenza a lungo termine per le generazioni future”, ha detto Giuseppe Di Carlo, Direttore della Mediterranean Marine Initiative del WWF.

Il WWF ha lavorato per oltre 15 anni allo sviluppo e supporto di soluzioni per superare lo stato terribile degli stock ittici del Mediterraneo e per promuovere una nuova e più efficace governance per la pesca. Il WWF ha mostrato che il processo partecipativo – in cui il settore della pesca, l’amministrazione, la scienza e le ONG hanno pari dignità – è la chiave per fermare il declino degli stock ittici, gestire lo sforzo di pesca in modo più efficace e migliorare la selettività in mare.

L’unione delle forze ha dimostrato di essere lo strumento più efficace. Attraverso la cogestione stiamo vedendo risultati che superano le nostre speranze. D’ora in avanti ci aspettiamo di vedere azioni concrete a seguito degli accordi presi in questa dichiarazione, che possano via via consegnarci un Mediterraneo sano e produttivo. A tal fine il WWF offre un supporto completo alla Commissione Europea, ai paesi del Mediterraneo e alla CGPM per plasmare insieme un futuro migliore per la pesca nel Mediterraneo”, ha aggiunto Giuseppe Di Carlo.

Roma, 30 marzo 2017
 
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