Ai candidati alla carica di sindaco della Città di Terracina

Il WWF Litorale Pontino, gruppo attivo del più vasto Litorale Laziale, come d’abitudine, ad ogni tornata elettorale per le amministrative, rivolge ai candidati al ruolo di sindaco l’invito a porre attenzione su alcune tematiche che attengono all’ambiente, alla sua tutela e salvaguardia e alle implicazioni che queste azioni possono avere con la vita dei cittadini del Comune che si apprestano a guidare.

Abbiamo sempre organizzato incontri in cui la nostra associazione ha evidenziato i vari temi che ci stanno a cuore e ogni candidato ha dato delle risposte o quanto meno ha preso atto delle nostre istanze.

Questa volta, dopo aver preso visione dei programmi in larga parte prevedibili, visto il nostro interesse continuo per i suddetti temi, vuoi perché la campagna impone ritmi e impegni quotidiani, vuoi per le restrizioni dovute all’emergenza Covid, abbiamo preferito questa forma.

In questo modo i candidati e i loro sostenitori possono avere un promemoria di quello che l’associazione più radicata in città considera prioritario per una visione veramente “sostenibile” del vivere in comunità. Ecco forse la differenza è proprio quella, l’attività della nostra associazione è sempre finalizzata al bene di tutti i cittadini, al Bene Comune, e questo documento è più un promemoria per i cittadini che per i politici con i quali ci confrontiamo quasi quotidianamente.

Non abbiamo mai inteso sostituirci alle Istituzioni ma ci siamo sempre adoperati perché esse agissero al meglio nei confronti dell’ambiente.

Non vogliamo neanche suggerire strategie e fonti di finanziamento che sicuramente sono note a chi si propone di guidare una città che necessita di attenzione non solo per gestire il patrimonio naturale ma per far sì che un ambiente sano generi benessere psico-fisico nei cittadini che vivono in quel territorio.

Di seguito i punti che noi riteniamo degni di azione e attenzione:

  • MOBILITÀ:
    • Una rete ciclabile per vivere la nostra città (scuole, mercato, chiese, ospedale, parchi) non solo fare una passeggiata sul lungomare. Se proprio si vuole accelerare le procedure si possono riprendere tutte le proposte del WWF, confluite poi nelle proposte di Agenda 21, chieste dall’amministrazione e consegnate da Giovanni Iudicone. Quello che invece chiediamo è che non si mandi avanti il mega progetto, 2 milioni di euro da sperperare per una pista a picco sul mare ma che presenta notevoli criticità come l’impatto paesaggistico, idrogeologico, ambientale e soprattutto un rapporto costi beneficio (pochi turisti dei campeggi che vogliono arrivare in città) decisamente sbilanciato e non vantaggioso per la città.
    •  ZTL e aree pedonali specie nelle aree di maggior pregio naturalistico e storico della nostra città, parte di viale della Vittoria e piazzale Moro, come in molte città in altri paesi che hanno un lungomare meraviglioso come il nostro. Il centro storico alto, strade e piazze in prossimità di scuole. Tutto questo necessita di una revisione di tutta la mobilità, non basta chiudere una strada come a volte è stato fatto, ma va prevista una intermodalità con mezzi elettrici o biciclette elettriche (bike sharing). La sostanza è: chi si deve muovere in città deve PREFERIRE lasciare l’auto a casa. Una mobilità sostenibile si concretizza anche nelle problematiche banali di tutti i giorni e basta stare 10 minuti davanti ad una qualsiasi scuola del nostro comune per rendersi conto dell’inquinamento provocato e della congestione che penalizza chi invece va a scuola in bicicletta o a piedi. Non dovrebbe essere complicato adottare e realizzare il PUMS!
    • Non smetteremo mai di chiedere il ripristino della FERROVIA è una battaglia iniziata da Giovanni Iudicone insieme al Comitato Pendolari che noi non vogliamo abbandonare; chiamatelo treno, chiamatelo metropolitana leggera, il concetto è che il treno, o metropolitana, fanno risparmiare tanta CO2 e altri inquinanti immessi in atmosfera; è un mezzo “socialmente sostenibile” perché tutti possono viaggiare evitando avventure da Terzo Mondo. 8 anni sono troppi, difficile credere alle promesse. Il treno è per noi l’icona della sostenibilità e della mobilità sostenibile.
    • Revisione quindi di tutta la mobilità urbana ed extraurbana che ripetiamo, al momento attuale, è assolutamente fuori controllo con conseguente inquinamento ma soprattutto di invivibilità della nostra città.
  • RIFIUTI
    • Introdurre finalmente la tariffa puntuale che già di per sé è un sistema di premialità per i cittadini fermo restando che dovrebbero essere trovate, e ci sono, forme di incentivo per i cittadini che li convincano che differenziare conviene anche economicamente.
    • Plastica: l’amministrazione uscente ha gestito in modo assolutamente inadatto il problema della plastica come fonte di grave inquinamento del Pianeta. Tra gli ultimi, il nostro comune ha visto una timida delibera “plastic free” che all’inizio della stagione estiva è stata addirittura ritirata. Ora, grazie a loro, sempre la vecchia amministrazione, nell’ambiente, e in particolare in mare, sono andati dispersi quintali di plastica. Contiamo molto sulla futura amministrazione.
    • Amianto: il percorso iniziato nel 2015 per dotare la nostra città di un regolamento per eliminare il rischio derivante dalla presenza nell’ambiente di rifiuti di amianto si è bloccato sul nascere, nulla di tutto quanto previsto nel regolamento è stato realizzato. In questi anni l’amianto ha continuato a fare danni e morti e chi dovrebbe tutelare la nostra salute probabilmente ignora anche questo regolamento. Speriamo nella nuova amministrazione.
    • No agli impianti a biogas o biomasse, il termine bio inganna ma si tratta di impianti che, attraverso una combustione e relativa immissione di cattivi odori e fumi tossici, smaltiscono in maniera insostenibile la frazione umida dei rifiuti urbani. Sì agli impianti di compostaggio di qualità
    • Roghi tossici: Spesso i rifiuti vengono bruciati nottetempo, soprattutto plastiche. Tutta la zona Nord – Ovest della città è interessata da questo fenomeno; l’aria è irrespirabile e questi fumi contenenti diossina, metalli pesanti, PCB ed altre sostanze estremamente velenose con potere cancerogeno e di interferenti endocrini entrano nelle matrici ambientali, acqua, aria, suolo avvelenando il cibo, l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo, noi e i nostri figli. L’amministrazione uscente pur consapevole non ha messo in campo il proprio sistema di controllo, la polizia municipale, né tanto meno ha cercato la collaborazione di altre forze come i Carabinieri Forestali.
    • Inseriamo qui un altro tipo di inquinamento, quello da onde elettromagnetiche. Sappiamo che il Comune di Terracina si è dotato di PRAEET e relativo regolamento ma non è sufficiente, così come per l’amianto, avere un regolamento, è necessario vigilare e soprattutto aggiornare il piano; vigilare sulle richieste delle società di telefonia, delle modifiche alle antenne già esistenti, avere sempre la situazione sotto controllo e affidarsi a tecnici non di parte. Ancora purtroppo non è stato dimostrato il danno organico, ma per la tutela dei cittadini, quello che deve guidarvi è il Principio di Precauzione.
  • AREE VERDI:
    •  Nonostante l’amministrazione uscente abbia dichiarato lo “stato di emergenza climatica e ambientale”, con tutti i relativi impegni presi per rispondere a questa emergenza e “Terracina città sostenibile”, la sostenibilità ambientale nella nostra città si è andata sempre più affievolendo. Abbiamo grandi aree verdi extraurbane e aree verdi urbane di grande pregio non solo naturalistico ma anche storico e archeologico tristemente ridotte di molto; le prime oltre ad essere abbandonate alla caccia spesso di frodo e al pascolo abusivo sul bruciato sono, da sempre ma soprattutto dal 2017, vittime di incendi devastanti. Non può essere sufficiente controllare il territorio, anche se siamo grati alle associazioni di volontariato, ma deve essere condotta un’azione precisa di mappatura delle aree percorse dal fuoco, delibere e divieti; severi controlli per poter sanzionare i contravventori e impedire loro di trarre vantaggio dagli incendi. È necessario capire che il patrimonio boschivo è l’elemento fondante della sostenibilità ambientale, della biodiversità e del contrasto ai cambiamenti climatici. Il patrimonio del verde, in città ad esempio, mitiga il calore delle estati che si susseguono sempre più calde con riflessi negativi sulla salute dei cittadini. Sono state proposte linee guida per un “Piano Generale del Verde Pubblico A Terracina” già nel 2010 e poi ancora nel 2018 un “Piano Generale e Regolamento delle aree verdi urbane e periurbane della città e del territorio comunale secondo il principio di sostenibilità e di gestione ecosistemica”. È evidente che non ci si debba inventare niente. La prossima amministrazione avrà vita facile a far tornare Terracina agli standard europei in termini di superficie di verde per abitante e di bellezza. Basta contrastare gli incendi e sostituire gli alberi abbattuti dalle calamità o dall’uomo, controllare il taglio nelle proprietà private, assicurarsi il lavoro di potatori, e non capitozzatori, e la consulenza di esperti per dare lunga vita al nostro verde. I nostri parchi urbani inoltre possono sicuramente diventare parchi letterari, per la sostenibilità culturale della città ed arricchire l’offerta turistica. Piccola nota che ci tocca da vicino come WWF: avevamo chiesto alla amministrazione uscente di includere nel parco della Rimembranza l’area inferiore del convento di San Francesco, area di pregio naturalistico e storico-archeologico abbandonata ai vandali, per poterla curare e completare così la bellezza di quel gioiello di biodiversità che è il Parco della Rimembranza. Stiamo aspettando un famoso lunedì, che non è mai arrivato, in cui l’assessore competente avrebbe depositato tutta la documentazione fornitagli per l’approvazione.
    • Parlare dell’ambiente naturale extraurbano ci dà la possibilità di citare la “Via Francigena del Sud” e “il cammino della Via Appia”. Il WWF Litorale Pontino è sempre stato parte integrante del “Gruppo dei 12”, la storica associazione che ha tracciato i sentieri e fatto conoscere questo cammino straordinario. Siamo fortemente motivati a portare avanti questo progetto perché i cammini sono il nuovo turismo che avanza, un turismo ad impatto zero. È per questo che, quando il 2016 è stato dichiarato “anno dei cammini” e sono partiti numerosi progetti con relativi finanziamenti, per la promozione di questi cammini, la nostra associazione ha spinto e affiancato l’amministrazione perché prendesse parte a tutti i protocolli. Grazie a questa collaborazione il tratto di Terracina è entrato di diritto nella via Francigena del Sud, che ricordiamo non è una via come l’Appia e quindi andava deciso e segnalato. Ma come tanti progetti anche questo è rimasto sulla carta. Un percorso viene vissuto se i camminatori possono poi trovare alberghi, ostelli, B&B dove sostare a prezzi accessibili e Terracina non offre, specie in estate, soluzioni simili. Quello che forse è sfuggito è che i camminatori, moltissimi stranieri, una volta visitati luoghi incantati come Terracina durante il cammino, ci tornano con le famiglie per forme di turismo più vantaggiose per la città. Ecco, catturate il camminatore e attirerete centinaia di turisti.
    • Orti urbani: partiti con tanto entusiasmo si sono persi nel nulla. Peccato, avrebbero permesso di curare le tante aree abbandonate con vegetazione incolta ricettacolo di spazzatura specie sotto forma di plastica.
  • AGRICOLTURA
    • Finalmente si inizia a sentire da più parti che il territorio di Terracina è a vocazione agricola, peccato che questa consapevolezza sia arrivata quando la nostra identità, il nostro vanto maggiore, la produzione di Moscato, era ormai ridotta a pochi piccoli appezzamenti di appassionati. La Valle dei Santi, areale d’elezione di questa coltivazione, e tutta l’area agricola di Terracina, è stata trasformata in un mare di serre dove si coltivano produzioni richieste dal mercato, il tutto accompagnato da largo uso e consumo di pesticidi e acqua, con una riduzione della biodiversità preoccupante. È utile ricordare che, in queste zone, parlare di biodiversità significa anche parlare di difesa dal dissesto idrogeologico, fenomeno che invece guadagna sempre più spazio e fa sempre più danni (ricordiamoci l’alluvione che fece crollare la Pontina). La PAC europea privilegia le multinazionali dei pesticidi e degli OGM, ma noi localmente possiamo fare molto. Iniziare con la redazione di un regolamento comunale dell’uso dei pesticidi; queste sostanze sono molto pericolose se ingerite ma lo sono ancor di più se inalate direttamente durante il trattamento delle colture. L’amministrazione uscente ha mostrato attenzione (pensavamo) al problema istituendo un tavolo al quale erano ammesse le associazioni ambientaliste e comitati di cittadini; purtroppo, come spesso accade è stata un’azione di facciata probabilmente per interessi particolari della una parte politica. La politica dovrebbe curare i beni comuni nell’interesse dei cittadini, ma fino ad ora sono tanti i cittadini che si ammalano perché vivono in prossimità dei campi e consumano prodotti trattati con pesticidi e non controllati. Anche in questo caso andrebbe rivista la politica agricola locale e il necessario passo conseguente sarebbe l’istituzione dei distretti agricoli biologici o biodistretti insieme ad altri comuni, come già avvenuto in provincia di Latina o in altre realtà (il distretto di Montalbano è uno dei più famosi) che dopo la transizione hanno visto uno sviluppo economico interessante di pari passo con l’aumento del livello della qualità.
  • MARE E COSTA
    • il mare e la costa hanno bisogno di attenzioni non solo per migliorare l’offerta turistica ma anche per la difesa dell’entroterra e dell’economia legata appunto al mare, nonché per tutelare la salute dei cittadini. Mentre 40 anni fa l’offerta era naturale e semplicemente non abbiamo saputo farne tesoro, oggi il mantenimento e la tutela della costa sono necessari, in termini di conoscenza, per conservare questo patrimonio e difenderlo da inquinamento ed erosione. Poco consola la Bandiera Blu o addirittura la Bandiera Verde di spiaggia per i bambini, perché osservazioni anche solo puntuali ci mostrano un litorale inquinato da microplastiche e scarichi fognari  abusivi con un mare spesso sporco per il rilascio di vere e proprie raccolte di spazzatura che non vengono dalle navi di passaggio, che idiozia si è raccontata per anni! occorre controllare gli allacci alla fogna soprattutto per le periferie nord e sud della città, abitazioni, esercizi commerciali, campeggi; gli scarichi abusivi di reflui industriali, molitura e altro, ben identificabili; scarichi delle barche ormeggiate in porti e canali, scarichi fognari non trattati da depuratori che arrivano dall’entroterra. Va controllato poi il sistema di smaltimento di rifiuti e scarichi degli stabilimenti balneari. Sappiamo che esiste una differenza tra inquinamento e sporcizia ma la presenza di microplastiche rappresentano una fonte di vero e proprio inquinamento per le sostanze che questi frammenti rilasciano nello stomaco o addirittura nella carne del pesce.
    • Va tutelata, per quanto possibile, il residuo di duna che in alcuni punti della nostra costa ha mostrato una progressione confortante. La duna è quella che difendere dall’erosione costiera meglio di qualsiasi barriera soffolta. Vi invitiamo a perseguire nel progetto Mare Nostrum, nell’ampiamento dell’area marina protetta e nella istituzione del parco marino così come indicato nei documenti di Agenda 21 Locale di Terracina.

Probabilmente riceverete gli stessi suggerimenti da altre fonti; ne siamo contenti perché vuol dire che la nostra preoccupazione per le questioni ambientali è condivisa da altri cittadini.

Inoltre, se tutte queste tematiche sono presenti nei vostri programmi ne siamo ancor più felici perché abbiamo speranza che le nostre istanze saranno accolte.

Auguriamo buon lavoro a chi governerà la città nei prossimi anni e ai nostri concittadini di assistere e partecipare alla rinascita di Terracina, davvero città sostenibile.

Le linee strategiche del Piano Rifiuti della Regione Lazio impongono delle riflessioni sull’intera gestione dei rifiuti urbani

A gennaio di quest’anno la Regione Lazio ha emanato le linee strategiche del Piano di gestione dei rifiuti su tutto il territorio regionale.

Vengono comunicati due dati che riconoscono implicitamente l’inefficienza gestionale del processo fondato su raccolta differenziata e trattamento meccanico biologico (TMB) del residuo.

Quest’ultimo serve a inertizzare l’eventuale frazione organica ancora presente nel residuo e a recuperare altro materiale.

Il primo dato, molto preoccupante, fissa al 17% della raccolta differenziata gli scarti di lavorazione della stessa.
Il secondo, oggi sicuramente ottimistico, stabilisce che se si applicassero le migliori tecnologie al trattamento meccanico biologico si otterrebbe da questo il 33% di scarti da smaltire in discarica e/o in incenerimento.

Ottimistico sicuramente se si guardano i dati del 2017 relativi ai rifiuti trattati dagli impianti TMB della regione; su 1.322.910 tonnellate gli scarti sono stati 1.136.000 tonnellate, ovvero oltre l’85% .

Così nell’ATO 2, la provincia di Latina, dove l’impianto RIDA ha lavorato poco più di 300.000 tonnellate di indifferenziato rilasciandone il 77%, pari a circa 230.000 tonnellate di scarti.

Il TMB in provincia di Latina (RIDA), anno 2017

 

Quindi, se si considerano queste previsioni, con la raccolta differenziata che fornisce il 17% di scarti e il TMB il 33%, per il 2019 a livello regionale e provinciale avremo le seguenti situazioni.

LAZIO

Rifiuti prodotti

(ton)

RD

17%RD

*

INDIFF

33%INDIFF

**

Da smaltire

(*+**)

2.972.084

1.545.489

 

262.733 1.426.605 470.780

733.513

 

RD = raccolta differenziata   INDIFF = residuo indifferenziato

ATO 2-LATINA

Rifiuti prodotti

(ton)

RD 17%RD

*

INDIFF 33%INDIFF

**

Da smaltire

(*+**)

279.914

 

145.555

 

24.744 134.359 44.338

69.082

 

In provincia non abbiamo più la capacità di accogliere questa quantità di rifiuti da smaltire.

 

Come si presenta la situazione a Terracina?

Produzione dei rifiuti e raccolta differenziata nel comune di TERRACINA(ton)

RD = raccolta differenziata   RU = RD+residuo indifferenziato

 

La produzione dei rifiuti sta crescendo e l’indifferenziato anche, con una tendenza confrontabile con quella della raccolta differenziata. La prima osservazione porta alla constatazione che non è in atto una strategia di riduzione dei rifiuti e la seconda che manca il controllo su quanto viene conferito dai cittadini.

 

Se si applicano alla produzione dei rifiuti della città di Terracina del 2018 le stesse percentuali degli scarti previste per la regione e la provincia si ha questo schema che penalizza la raccolta differenziata, perché le 5.329 tonnellate di scarti contengono ancora sicuramente molti materiali sottratti così all’economia circolare.

Applicando tale schema per i dati 2018 della nostra città abbiamo

Rifiuti prodotti

(ton)

RD 17%RD

*

INDIFF 33%INDIFF

**

Da smaltire

(*+**)

25.575

 

19.441

 

3.305 6.134 2.024

5.329

 

Quindi, raccolta differenziata da gestire e TMB da evitare; si ripropone così il paradigma del Riciclo totale che rappresenta la vera strategia che porta verso l’azzeramento dei rifiuti.

La gestione dei rifiuti all’interno dell’economia circolare comporta un costante controllo dei singoli processi che ne sono alla base. 

Dopo buoni programmi di riduzione della produzione dei rifiuti (vuoto a rendere, prodotti sfusi, contrasto allo spreco alimentare, casette dell’acqua, compostaggio domestico o di comunità, mercatini dell’usato, mense scolastiche, officine del riuso,…) e una raccolta differenziata ben organizzata, il gestore dovrebbe analizzare quanto resta per migliorare il processo di raccolta, riducendo così gli scarti di lavorazione della raccolta differenziata e l’entità dell’indifferenziato, e per eliminare o sostituire sin dall’inizio gli oggetti destinati a diventare rifiuti dopo l’uso.

Si può fare!

“Il miglior rifiuto è quello non prodotto”

Questa massima ha ispirato il WWF fin dall’inizio, quando giovani volontari, ora esperti consulenti di aziende e amministrazioni pubbliche, producevano pubblicazioni come “Il vuoto a rendere come non rifiuto” o “Obiettivo Rifiuti Zero”. Eravamo negli anni ’90.

 

 

 

 

Questa posizione non è stata mai cambiata e l’adesione alla Campagna “Porta la sporta” lo dimostra, addirittura qui a Terracina anticipata di anni con la diffusione delle reti di cotone e delle borse di iuta sulle quali Emilio Selvaggi disegnò variopinte farfalle.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dibattito innescato dalla recente applicazione del decreto legge n.91/2017 Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno che obbliga alla sostituzione dei sacchetti leggeri utilizzati per imbustare frutta e verdura nella grande distribuzione con quelli compostabili in mater bi e al pagamento di questi ultimi, non sposta di un millimetro la nostra posizione: il cambiamento della composizione chimica del materiale dei sacchetti, da plastica tradizionale a biologica, non cambia il carattere di rifiuto che assumono gli stessi all’uscita dal negozio. Fino a quando non si inventeranno tagliandini della pesata che si incollano sui sacchetti compostabili facilmente staccabili questi prenderanno la strada dell’indifferenziato, ma anche se riuscissimo a liberarli da tale adesivo a causa della loro superleggerezza non sarebbero agevolmente riutilizzabili.

Oltretutto, i nuovi sacchetti secondo la legge non sono nemmeno completamente compostabili, lo saranno in futuro. Infatti, avranno una percentuale di compostabilità almeno del 40% che salirà ad almeno il 50% dal primo gennaio 2020 e ad almeno il 60% dal primo gennaio 2021.

Che fine fanno, poi, i guanti usati nel riempimento del sacchetto? Ora è possibile riciclarli nel plasmix, il miscuglio di plastiche poco nobili che residuano anche dalla raccolta differenziata della plastica. Ci auguriamo che ciò avvenga anche a Terracina.

Cosa possiamo fare noi cittadini?

Riusciremo a interrompere il parossismo confezionatorio in cui sono costretti a operare gli addetti alla vendita quando compriamo qualcosa al banco? Spesso si arriva a tre/quattro imballaggi nel servire un etto di affettato!

Intanto, cominciamo a frequentare i negozi che vendono i prodotti sfusi (a Terracina ce n’è qualcuno),  acquistiamo i prodotti a km zero della piccola distribuzione e nella grande distribuzione andiamo con le retine (queste sì di plastica ma che potremo lasciare in eredità ai nostri nipoti, data la longevità dei materiali). La legge non le cita e non le vieta. Negli altri Paesi europei sono utilizzate senza per questo andare incontro ad una procedura di infrazione.

Se l’obiettivo della legge è quello di ridurre l’uso di plastiche non lo si raggiunge con il pagamento di alcuni centesimi a sacchetto ma con l’uso di contenitori riutilizzabili.

Non siamo soli su questa posizione, ecco un intervento in campo nazionale.

La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha presentato a Roma il Rapporto “L’Italia del Riciclo 2017”

Dal Rapporto

 

L’EVOLUZIONE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI NELL’UNIONE EUROPEA E IN ITALIA

“Riciclo rifiuti, Italia sopra la media europea. Smaltimento sempre più residuale. Business in crescita e gestito sempre meno da microimprese”

I rifiuti gestiti nei 5 maggiori Paesi dell’Unione Europea nel 2014 pesano poco meno della metà sul totale gestito dai 28 Stati membri, con il primato della Germania che tratta 371 Mt (milioni di tonnellate), seguita dalla Francia con 300 Mt e dal Regno Unito con 209 Mt; a grande distanza l’Italia con 129 Mt, mentre la Spagna chiude l’elenco con poco più di 103 Mt.

Il 51% del totale dei rifiuti gestiti in Europa risulta avviato a recupero e il 49% a smaltimento, esclusi stoccaggi e pretrattamenti. In Italia e Germania l’incidenza del recupero sul totale trattato è significativamente superiore alla media europea, con punte del 79%; in Francia raggiunge il 69%.

Analizzando i trend sulle quote di avvio a recupero, Germania e Italia mostrano le performance più soddisfacenti e peraltro in miglioramento nel periodo osservato, mentre la Francia ha un andamento piuttosto piatto; il Regno Unito vive una lenta crescita, al contrario della Spagna che raddoppia la sua quota di avvio al recupero, ma alla fine del periodo entrambi si collocano poco al di sopra del 50% rispetto al totale dei rifiuti trattati.

Nel concentrarsi sul contesto italiano, la gestione dei rifiuti è stata analizzata in qualità di vera e propria filiera industriale, con riferimento a tutti i processi che si esplicano nell’esecuzione di una lavorazione. Si escludono quindi gli stoccaggi di rifiuti, ma si considerano i pretrattamenti cioè le lavorazioni intermedie.

La quantità di rifiuti destinata al recupero è più che raddoppiata dal 1999 al 2015, passando da circa 29 a 64 Mt. L’avvio a smaltimento si è invece drasticamente ridotto da 35 a 18 Mt. Oltre al recupero, infatti, anche le operazioni di pretrattamento sono aumentate in misura considerevole (passando da 13 a 34 Mt), per effetto della maggiore articolazione della filiera nel corso degli anni.

Nel 2015 il 55% dei rifiuti gestiti è stato avviato a recupero, il 16% a smaltimento e il 29% a pretrattamenti, a fronte di percentuali che nel 1999 erano, nell’ordine, 38%, 46% e 17%. I rifiuti più rilevanti in termini quantitativi sono quelli derivanti dal trattamento di altri rifiuti (39 Mt gestite nel 2015) e gli urbani che si attestano a poco meno di 30 Mt; seguono, molto distaccati, gli imballaggi con 9 Mt.

Dal punto di vista merceologico, i metalli registrano la quantità gestita più alta, quasi 16 Mt nel 2015; anche a livello di performance, i rifiuti metallici rappresentano uno dei raggruppamenti più significativi, con una quota di riciclo del 93% sul totale gestito, secondi solo al vetro (95%). Rispetto al 1999, gli Pneumatici Fuori Uso e l’organico esibiscono i migliori progressi sulle loro quote di riciclo.

Per scaricare il Rapporto 

 

 

TARI più alta della media a Terracina, almeno secondo il campione di comuni analizzato dall’ISPRA

Una ventina di giorni fa l’ISPRA ha pubblicato il Rapporto Rifiuti 2017 con i dati aggiornati al 2016.

Qui è possibile scaricare il testo 

La produzione dei rifiuti in Italia come nella regione Lazio e nella provincia di Latina ha registrato un leggero aumento rispetto all’anno precedente e non solo per aver conteggiato a partire proprio dal 2016 tra i rifiuti urbani una piccola quantità di rifiuti provenienti da lavori domestici di riparazione/ristrutturazione edilizia.

 

La raccolta differenziata ha fatto un piccolo passo avanti

 

Prevedibili i dati relativi ai rifiuti prodotti dal trattamento meccanico biologico di quel che resta dopo la raccolta differenziata.

 

Cosi, come si sapeva, parte dei prodotti vanno negli inceneritori in barba alla sostenibilità ambientale della gestione dei rifiuti prevista da strategie di moda.

 

Il Rapporto affronta anche i costi a carico dei cittadini della gestione dei rifiuti urbani analizzando un campione di 734 Comuni.

“I risultati dell’indagine mostrano che, per tutte le classi di popolazione analizzate, all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata, alla quale è legata una diminuzione importante della quantità di  rifiuti pro capite smaltiti in discarica e spesso un aumento della percentuale di rifiuti avviati al trattamento meccanico-biologico, diminuisce il costo totale pro capite annuo.”

Il campione di Comuni di questa tabella si adatta esattamente alla città di Terracina con il suo numero di abitanti e con il livello di raccolta differenziata ma qui da noi il costo per abitante è superiore a 124 €.

Sulla gestione dei rifiuti in provincia di Latina il WWF scrive alla presidente Eleonora Della Penna

Ancora una crisi in provincia di Latina nella gestione dei rifiuti solidi urbani e anche questa volta l’emergenza sarà superata con qualche provvedimento tampone fino alla prossima.

Le difficoltà questa volta non sono nate dalla discarica ma dall’impianto di pretrattamento dei rifiuti indifferenziati, che a prescindere da eventuali disfunzioni nel ciclo di lavorazione, sono palesemente e irregolarmente troppi.

L’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Latina presenta un quadro disarmante con 21 comuni su 33 sotto, e alcuni abbondantemente, la soglia minima del 65% di raccolta differenziata.

Così, invece di dover pretrattare prima del conferimento in discarica al MASSIMO 102.177 tonnellate di rifiuti ci tocca sottoporre al trattamento 167.272 tonnellate di indifferenziato essendo la raccolta differenziata dell’intera provincia ferma al 42,7%

Fino a quando si andrà avanti con le soluzioni tampone, provvisorie ed episodiche, l’ultima addirittura con un braccio di ferro tra pubblico e privato, il territorio provinciale sarà sempre sotto pressione.

I dati pubblicati sul sito dell’Osservatorio Rifiuti indicano che ci sono comuni, tra i più grandi anche, refrattari ad una gestione virtuosa dei rifiuti che da decenni ormai viene praticata ovunque e anche nel nostro territorio.

E’ inaccettabile e fuori di ogni norma che la raccolta differenziata a Cisterna sia del 37%, a Fondi del 35%, nel capoluogo del 29,3%, a Sezze del 21,5%, a Priverno del 14,7% e a Minturno del 12%!

           E cosa dire poi della riduzione della produzione dei rifiuti che è il primo passo previsto da norme europee, nazionali e regionali nella gestione dei rifiuti?

I dati dell’Osservatorio elencano 19 comuni che nel passaggio dal 2015 al 2016 hanno aumentato invece che diminuire la mole dei rifiuti prodotti.

Sconsolatamente dobbiamo dedurre che in provincia di Latina ancora non è arrivata nemmeno l’eco dei messaggi riguardanti l’economia circolare. Qui si continua a estrarre dal ciclo delle merci enormi quantità di materiali buttandoli in discariche invece di avviarli al riciclaggio necessario per ridurre l’uso delle risorse naturali.

 

Ogni volta che al livello politico si parla di rifiuti ci si limita sempre e soltanto a parlare di impianti industriali necessari per l’ultima fase della gestione dei rifiuti, lo smaltimento; raramente sentiamo amministratori accalorarsi sulle prime fasi della riduzione, della preparazione al riuso e del riciclo, quelle appunto che portano alla circolarità dell’economia.

Abbiamo elaborato graficamente i dati dell’Osservatorio e li alleghiamo a questa lettera con l’auspicio che possano indurre una riflessione profonda sullo stato della questione.

In particolare ci permettiamo di suggerire la seguente strategia soprattutto per le grandi città della nostra provincia prima fra tutte Latina:

  1. Passare immediatamente, vista la perenne emergenza e il continuo stato di possibile sanzione europea, alla raccolta differenziata spinta tramite il porta a porta che per essere attuato necessita di pochissimi mesi compresa la formazione dei cittadini.
  2. Mettere in atto subito progetti di riduzione dei rifiuti, progetti che sono spesso finanziati dalla Regione o dall’Europa.
  3. Fare pressione sul Governo centrale e regionale affinché il piano dell’impiantistica vada nella direzione di favorire non gli ultimi passi della gestione dei rifiuti, inceneritori e discariche, ma i primi, compostaggio e riciclo dei materiali differenziati.

In attesa di buone decisioni da parte Sua e dei Sindaci responsabili localmente del problema Le inviamo i saluti della nostra associazione e la nostra disponibilità alla collaborazione.

 

A Pomezia un rogo di rifiuti forse combinati con eternit sta facendo correre grossi rischi ad un’area non marginale del nostro territorio

COMUNICATO STAMPA

ROGO DI POMEZIA: PER IL WWF NON VA PERSA L’OCCASIONE DI TRASPARENZA E VERIDICITA’ NELL’INFORMAZIONE DELLE CONSEGUENZE PER I CITTADINI

La Eco X è una delle numerose società, site nelle aree industriali di Pomezia, che si occupa di raccolta e avvio ai centri di riciclo di carta, plastica e ferro; è situata lungo l’asse stradale della Pontina vecchia, ad una distanza di 3 km circa in linea d’aria dal centro di Pomezia, a 600 metri dalla zona “5 Poderi” e soli 400 metri dal margine settentrionale dell’edificato del quartiere “Castagnetta”.

Come accade in molti comparti industriali di Pomezia, vi è una commistione di utilizzi, dovuti anche alla nascita di nuclei spontanei di edilizia residenziale all’interno delle aree industriali, successivamente sanati. Ad aggravare la situazione urbanistica, le aree industriali sono limitrofe e contigue a vasti appezzamenti di agro romano, in cui ancora viene mantenuto l’utilizzo agricolo e produttivo legato alla terra.

Tale situazione è figlia di una dissennata pianificazione territoriale avvenuta negli anni passati (incoraggiata almeno all’inizio, dai fondi della cassa del mezzogiorno) e alla piaga dell’abusivismo edilizio, sigillata dai numerosi condoni effettuati a partire dagli anni ’80.

In merito all’azienda, che opera da alcuni anni, non si può fare a meno di notare da alcune foto prese da Google maps che i piazzali di manovra contigui al capannone erano occupati, forse oltre quanto consentito dalle norme, in maniera preponderante da materiale ammassato e stoccato.

La presenza sul territorio dell’impianto aveva allertato i residenti che riuniti in un Comitato di cittadini avevano cominciato ad attivarsi lo scorso novembre presso le autorità (Sindaco e Polizia Locale), che a loro volta avevano scritto all’ASL RM6 e nucleo del NOE Carabinieri con la richiesta di un sopralluogo congiunto.

Se risulterà poi vero (e speriamo di no) quanto affermato da alcuni testimoni che il tetto di uno dei due capannoni era ricoperto da eternit, l’evento assume una gravità estrema e chiama in causa anche la Regione Lazio che ancora non ha un piano operativo di bonifica del cemento-amianto.

Gabriella Villani, vice Presidente del WWF Litorale laziale ha dichiarato:

“L’evento avrà conseguenze rilevanti sulla salute di chi abita nelle vicinanze. Per vicinanza e’ da intendersi un’area con un raggio di alcuni chilometri, dal momento che le nube tossica viaggia in atmosfera per decine e decine di km. Saranno particolarmente colpiti gli abitanti di Pomezia, Torvaianica e delle propaggini dei Castelli romani. Nel pomeriggio di ieri la colonna di fumo era rivolta verso il mare, oggi però l’odore di plastica bruciata si avverte anche ad Ostia.
I problemi maggiori colpiranno i bambini e  coloro che sono affetti da patologie respiratorie. Non dimentichiamo inoltre il danno alle coltivazioni sulle quali si stanno riversando le ceneri della combustione. Vigileremo sugli sviluppi di questa preoccupante vicenda chiedendo la trasparenza e la chiarezza necessarie per conoscere responsabilità vicine e lontane del disastro e le misure messe in campo per la prevenzione di tali incidenti, a cominciare dalla prevenzione della produzione dei rifiuti e della loro pericolosità”.

Roma, 6 maggio 2017

La Regione Lazio ha approvato le linee guida per l’applicazione della tariffa puntuale nella gestione dei rifiuti urbani, ora tocca ai Comuni regolamentarla

Finalmente anche nel Lazio si muove qualcosa nella direzione giusta.

La gestione dei rifiuti urbani si avvierà verso il riciclo totale soltanto con la raccolta differenziata porta a porta sostenuta da una tariffazione incentivante come appunto quella puntuale, si paga per i rifiuti che effettivamente vengono prodotti.

Ecco un passaggio della delibera di GR:

“….. con il presente documento si vogliono stabilire le linee guida sulle modalità di applicazione della tariffazione puntuale. Gli aspetti che risulta necessario definire sono i seguenti:

  • I criteri della misurazione puntuale sono finalizzati a determinare la quota variabile della tariffa
  • La misurazione puntuale prevede almeno la misurazione della frazione del  rifiuto urbano residuo (RUR)
  • La misurazione della quantità di rifiuto deve essere associata all’utenza che l’ha prodotta. A tal fine si utilizzano sistemi univoci di riconoscimento dell’utente o del contenitore
  • I sistemi di misurazione devono identificare il soggetto che effettua i conferimenti attraverso l’identificazione dello specifico utente o di uno specifico contenitore associato a un utente o a una utenza aggregata e registrare il numero dei conferimenti
  • Misurazione della quantità attraverso pesatura diretta o sulla base del volume dei contenitori.
  • Sono ammessi i sacchi chiaramente identificabili
  • Laddove non sia possibile la misurazione diretta è ammessa la misurazione presuntiva che rappresenta una misurazione indiretta del rifiuto urbano residuo

 Trattandosi di una opportunità e non di un obbligo appare importante delineare brevemente le motivazioni a favore della scelta della tariffazione puntuale:

  • La tariffa puntuale è la modalità più equa di far pagare ai cittadini il servizio di gestione dei rifiuti: oltre ad una parte fissa, ogni utenza paga in base ai rifiuti realmente prodotti e conferiti.                                                                                                                             

 

  • Il Comune può applicare una tariffazione più equa, facendo in modo che ogni cittadino paghi realmente in proporzione al servizio richiesto ed utilizzato, è assolutamente in linea con il principio di “chi inquina paga “;
  • La conseguenza è meno e meglio conferisco e meno pago;
  • L’applicazione della tariffa puntuale garantisce di norma delle positive variazioni nelle abitudini dei cittadini. La tendenza ad esporre il meno possibile il contenitore (o il sacco) dei rifiuti indifferenziati, per risparmiare il costo di esposizioni dovute soltanto a sacchi e/o bidoni non pieni, può permettere di razionalizzare il percorso dei mezzi di raccolta, consentendo di ottimizzare i costi del servizio di raccolta;
  • Il cittadino ha la sicurezza di pagare solo per il numero di conferimenti realmente operati oltre al numero di conferimenti già incluso nella parte fissa della tariffa. La possibilità di controllare in maniera facile ed immediata la quota variabile della tariffa è una garanzia sulla trasparenza dei processi messi in atto;
  • Il cittadino vede premiati i propri sforzi per aumentare la differenziazione dei propri rifiuti e, conseguentemente, di ridurre la produzione di rifiuto indifferenziato. I comportamenti virtuosi hanno un riconoscimento monetario pressoché immediato.

I regolamenti comunali di gestione dei rifiuti urbani dovranno essere aggiornati con le modalità attraverso le quali la nuova tariffazione può essere attuata in relazione alla “quantificazione” dei rifiuti prodotti dalle singole utenze.”

Metodo utilizzato

  1. Le utenze sono articolate in due fasce secondo quanto disposto dall’art. 4, comma l del DPR 158/99:
  • utenza domestica: comprendente tutte le abitazioni civili;
  • utenza non domestica comprendente non solo tutte le attività economiche presenti sul territorio comunale (fabbriche, attività commerciali, laboratori artigianali, uffici di società private, banche, laboratori di analisi, gabinetti medici, ) ma anche gli enti, le comunità, gli ospedali, le case di riposo, i circoli, le associazioni  culturali, politiche,  sindacali, sportive mutualistiche,  benefiche, ecc..
  1. l costi totali vanno ripartiti tra i due tipi di utenze in modo da assicurare l’agevolazione per l’utenza domestica di cui all’art. 238 del Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
  2. I costi  fissi  e i  costi variabili  sono attribuiti  ai  due  tipi  di utenze  in percentuale da stabilire in proporzione  all’incidenza degli stessi sul totale dei costi  sostenuti.
  3. Le percentuali di attribuzione di cui ai comma 2 e 3 vengono stabilite annualmente con la deliberazione che determina la tariffa.

**Utenze domestiche**

Quota fissa calcolata in base ai componenti del nucleo familiare

+

Quota variabile legata agli svuotamenti del secco non riciclabile

***Utenze non domestiche***

Quota fissa calcolata in base alla superficie dell’utenza e del volume dei contenitori in dotazione

+

Quota variabile legata agli svuotamenti del secco non riciclabile e alla volumetria dei contenitori dei riciclabili

Finalmente emanato il Regolamento sul compostaggio di comunità

Sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.45, del 23 febbraio 2017 è stato pubblicato il Decreto n.266 del 29 dicembre 2016 emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Il Decreto contiene il Regolamento recante i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunita’ di rifiuti organici.

Per compostaggio di comunita’ si intende “il compostaggio effettuato collettivamente da più utenze domestiche e non domestiche della frazione  organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell’utilizzo del  compost prodotto da parte delle utenze conferenti.”

Nei primi due commi dell’art.1 che stabilisce le finalita’, l’ambito di applicazione e le esclusioni si legge

  1. Il  presente decreto stabilisce i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per l’attivita’ di compostaggio i comunita’ di quantita’ non superiori a 130  tonnellate  annue,  di cui  all’articolo  183,  comma  1,  lettera   qq-bis,   del   decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  nel  rispetto  della  tutela dell’ambiente e della salute umana.
  1. Salvo quanto disposto dall’articolo 10, il presente decreto  si applica alle attivita’ di compostaggio di comunita’ intraprese da un organismo collettivo al fine dell’utilizzo del  compost  prodotto  da parte delle utenze conferenti.

L’obiettivo è quello di ridurre il conferimento in discarica di rifiuti organici e di avviare la società del riciclaggio come vuole la Comunità europea.

Il Regolamento viene a concretizzare l’art.180 (Prevenzione della produzione di rifiuti), comma 1-octies, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  (Norme in materia ambientale), pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  del 14 aprile 2006, n. 88 – S.O. n. 96.

Il Regolamento che entrerà in vigore il 10 marzo 2017 è scaricabile qui.

Ovviamente, il Comune ai cittadini che attiveranno il compostaggio di comunità dovrà poi ridurre l’entità della tariffa sui rifiuti urbani come afferma il comma 19-bis dell’articolo 208 del citato decreto legislativo n. 152 del 2006.

“Alle utenze non domestiche che effettuano il compostaggio aerobico individuale per residui costituiti da sostanze naturali non pericolose prodotti nell’ambito delle attivita’ agricole e vivaistiche e alle utenze domestiche che effettuano compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino e’ applicata una riduzione della tariffa  dovuta per la gestione dei rifiuti urbani.”

Operatori di Pangea sostituiscono i volontari del WWF Litorale laziale nel progetto della raccolta differenziata nelle scuole di Latina

Problemi organizzativi non consentono ai volontari del WWF di intervenire nell’iniziativa di educazione ambientale che sta prendendo le mosse nelle scuole di Latina.

Oltretutto ci si è trovati di fronte ad un calendario fitto di interventi per l’associazione peraltro impegnata con le centinaia di studenti delle scuole superiori di Terracina nei progetti di alternanza scuola/lavoro.

Nel capoluogo si attiveranno i componenti dell’associazione Pangea ONLUSS che hanno alle spalle anni di esperienza accumulata nell’educazione ambientale.

Proprio in questi giorni sono partiti presso il liceo Leonardo da Vinci di Terracina i progetti di alternanza scuola/lavoro scelti da oltre cento studenti che si interesseranno di

  • Camposoriano (geologia e presenza umana),
  • Parco della Rimembranza con il censimento dell’essenze presenti e dell’avifauna,
  • rifiuti urbani e marini con indagini particolari,
  • fotografia naturalistica,
  • cammini (la Via Francigena,in particolare),
  • eventi nazionali e internazionali riguardanti temi di interesse generale come il riscaldamento globale,
  • mobilità sostenibile nell’ambito di una rigenerazione della città con la natura.

E già si prenotano altre centinaia di studenti dell’ITC  “A.Bianchini”.