Plastica nel mare e nei canali di Terracina, un pessimo modo di celebrare la Giornata Mondiale degli Oceani

L’8 giugno è la Giornata dedicata dall’ONU agli Oceani e viene a ridosso di due notizie apparse sulla stampa in cui viene denunciata la presenza di rifiuti, soprattutto plastiche, nel mare e nei canali della città.

Il Segretario Generale dell’ONU in un passo della sua dichiarazione emessa in questa occasione afferma:

Il tema di questa Giornata, “I nostri oceani, la nostra responsabilità”, evidenzia il nostro dovere collettivo ed individuale di tutelare l’ambiente marino e fare un uso attento e responsabile delle sue risorse. Oceani e mari sicuri, puliti e produttivi sono parte integrante del benessere umano, della sicurezza economica e dello sviluppo sostenibile.

La nostra responsabilità, appunto. Dei cittadini e degli amministratori, ai quali si chiede un impegno concreto per ridurre l’inquinamento complessivo del mare.

L’inquinamento del mare ha origine a terra almeno per l’80% del suo valore e nel Mediterraneo il 95% dei rifiuti è composto da plastica.

Dal recente Report del WWF Italia

“Tra i 10-20 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno negli oceani del Pianeta, provocando oltre 13 miliardi di dollari l’anno di danni agli ecosistemi marini.

L’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo dopo la Cina e riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche. 

Alle 5 “isole di plastica” oceaniche – due nel Pacifico, due nell’Atlantico e una nell’Oceano Indiano – in cui si accumula la maggioranza dei rifiuti di plastica, si aggiunge il Mar Mediterraneo, classificato come la sesta grande zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo. In questo mare, che rappresenta solo l’1% delle acque mondiali, si concentra il 7% della microplastica globale, creando una vera e propria “zuppa di plastica” .

Ogni anno gli italiani utilizzano solo di imballaggi circa 2,1 milioni di tonnellate di plastica, i secondi maggiori consumatori dopo i tedeschi, di cui solo il 41% viene poi riciclato. In Italia il riciclo della plastica è infatti limitato esclusivamente agli imballaggi e l’obiettivo previsto dalla normativa ambientale del Paese è il 26%.
32 milioni di bottiglie di acqua minerale vengono utilizzate ogni giorno in Italia che, con i suoi 178 litri a persona l’anno, è il maggiore consumatore di acqua in bottiglia in Europa e tra i primi al mondo”.

Contro l’inquinamento da plastica siamo tutti chiamati a dare un contributo!  

L’Agenzia Europea dell’Ambiente nel suo Report del 15 maggio così come riportato sul settimanale ecologista l‘ExtraTerrestre ha scritto

…serve un deciso cambio di passo per raggiungere l’obiettivo della decontaminazione. La condizione dei mari europei rimane problematica nell’85%  delle 1.541 unità di rilevamento con valori differenti nelle varie regioni. Il Mediterraneo è in uno stato leggermente migliore rispetto al mar Baltico anche se il monitoraggio delle zone in mare aperto è molto limitato e quindi poco significativo, e , dato allarmante, il trend è negativo.

Altra informazione scientifica di quanto sta avvenendo negli Oceani viene da ARGO, sistema globale di dispositivi che effettuano misurazione di temperatura, pressione, profondità, conduttività delle acque oceaniche; è  una rete di più di 3900 sonde sparse in tutti gli oceani  fin dai primi anni 2000, galleggiano a circa 1000 metri di profondità, ogni dieci giorni scendono ad una profondità di 2000 metri per poi risalire alla superficie, da qui inviano a satelliti i dati raccolti, poi scendono di nuovo ad una profondità di 1000 metri. Quasi tutto il calore in eccesso della Terra (93%) viene assorbito dagli oceani, questo porta all’espansione termica delle acque; l’espansione termica delle acque insieme allo scioglimento dei ghiacci continentali porta all’aumento del livello dei mari. “I dati sulla temperatura degli oceani mostrano che il (loro) riscaldamento sta accelerando di più di quanto pensavamo”.

Dallo studio pubblicato sulla rivista scientifica Science risulta che nel periodo 1991 – 2010 le acque oceaniche si sono riscaldate in media più di cinque volte più velocemente che nel periodo 1971-1990. Questa è la sintesi effettuata da Nadia Simonini dell’articolo pubblicato da Lijing Cheng, John Abraham ,Zeke Hausfather e Kevin Trenberth. Secondo gli autori il riscaldamento delle acque oceaniche ha contribuito ad aumenti nell’intensità delle piogge, ai livelli dei mari che stanno salendo, alla distruzione delle barriere coralline, ai livelli declinanti di ossigeno negli oceani e ai declini nelle calotte di ghiacci, nei ghiacciai e nei ghiacci nelle zone polari.

La vita è nata nel mare ed il mare è la nostra culla, guai a scordarcelo.

Il mare svolge anche una importante funzione, quella di grande regolatore dell’anidride carbonica, un gas climalterante. Nell’acqua del mare è sequestrata molta CO2 dell’ atmosfera che nell’acqua si trasforma in acido carbonico (HCO3). Questo dissociandosi produce ione idrogeno e carbonato, favorendo così una acidificazione dell’ acqua stessa, lieve ma se la CO2 è abbondante come è attualmente il ph marino può scendere significativamente danneggiando l’alga monocellulare che vive in simbiosi con i piccoli polpi corallini, cui fornisce tramite la fotosintesi le molecole organiche carboidrati necessari per la loro vita. Le alghe della famiglia Zooxantelle che colorano i coralli sono molto sensibili alle variazioni del ph e quando questo diminuisce abbandonano il corallo che si scolorisce e muore.

I coralli muoiono di fame e smettono di fissare il carbonato di calcio disciolto che forma i loro esoscheletri e le barriere coralline. I calcari e le dolomie si formano dopo milioni di anni di sedimentazione e mineralizzazione; buona parte del carbonio della terra, infatti, è contenuto nelle rocce calcaree. Questo carbonio viene restituito nell’ atmosfera quando la crosta calcarea nelle subsistenze scivola nel mantello e viene disciolta dalle alte temperature; la CO2 formatasi è reimmessa nell’ atmosfera dalle eruzioni vulcaniche.

Sono cicli impressionanti e lunghi ma l’uomo con le sue attività sembra che possa intaccare anche questi. Da dati prodotti dalla università di Stanford se la situazione di acidificazione e riscaldamento del mare continuerà, entro il 2050 il 90% delle barriere coralline subiranno il processo di sbiancamento causato dal distacco delle alghe dai coralli. Potrebbero pero selezionarsi coralli più resistenti. Comunque anche questo sarebbe una pulsione evolutiva forzata che non si può equilibrare secondo i tempi della natura, come tutte le cose che si stanno verificando nella biosfera a causa delle alterazioni antropiche.

Una ultima cosa importante per la vita sulla terra di cui siamo debitori ai coralli ed alle alghe associate dipende da quelle piccole quantità di sostanza organica intrappolata nei sedimenti marini e poi sepolta sotto le barriere e i sedimenti stessi che in assenza di aria nel corso di milioni di anni si mineralizzeranno in rocce. Queste quantità (stimata 1%) non potrà essere ossidata per milioni di anni e l’ossigeno risparmiato rimarrà a disposizione della vita nell’ atmosfera assieme a quello prodotto dalla fotosintesi

Occorre ritrovare un equilibrio in cui la natura con la sua capacità di resilienza possa garantire alla vita di continuare a prosperare sul Pianeta.

 

 

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A Terracina è iniziata la stagione dei fuochi

Riprendono i fuochi dei rifiuti nelle campagne di Terracina o forse non si è mai interrotta la pessima abitudine di alcuni nostri concittadini di bruciare plastica e altro.

Stanotte nella zona tra Ceccaccio e il Mortacino qualcuno si è divertito ad accendere rifiuti sugli argini dei canali; la nostra associazione è stata contattata da alcuni residenti che hanno segnalato il fatto e così stamani un nostro volontario ha fatto un giro nella zona rilevando uno stato di degrado diffuso.

Il Consorzio di bonifica sta eseguendo lavori di pulizia degli argini tagliando l’erba e le cannucce

 

 

 

 

 

 

Questo intervento porta alla luce un insieme di minidiscariche diffuse sul territorio

 

Ovviamente, ogni tanto si incontrano lastre di eternit.

Non si salvano i canali che prima o poi porteranno a mare il loro carico di rifiuti.

Su tutti i corsi d’acqua della zona la palma del più grande “portatore” di rifiuti tocca al Portatore che stamani alla griglia aveva questo aspetto.

Passando lungo il canale che unisce Ceccaccio al Mortacino l’odore acre di fumo prende alla gola, sono presenti tutti gli effetti di un incendio recente che ha fatto un unico rogo di plastica e cannucce tagliate.

Questi incendi vanno fermati, attentano alla salute di tutti compresi gli stessi incendiari.

La zona non è densamente abitata ma è piena di piccole aziende agricole che producono prodotti che poi raggiungeranno le nostre tavole. Non può restare in questo stato di degrado.

L’amministrazione pubblica e l’azienda De Vizia devono allargare la loro area di intervento, sono necessari urgenti interventi di bonifica e controlli anche con il coinvolgimento delle forze dell’ordine.

 

 

 

Pronta a salpare Blue Panda, l’imbarcazione del WWF che navigherà nel Mediterraneo mobilitando i cittadini e le Istituzioni contro l’inquinamento

Blue Panda salperà a giugno dal porto francese di Tolone.
Durante il primo mese il team di esperti effettuerà una ricerca scientifica a Pelagos, nel Santuario dei Cetacei, per indagare e conoscere a fondo le condizioni e il comportamento delle balene, con lo scopo di ridurre il rischio di contaminazioni da plastica e collisioni con le navi in quell’area.

A seguire, nei mesi da luglio a novembre, l’imbarcazione proseguirà il suo viaggio per raggiungere alcune delle principali città turistiche costiere. La barca toccherà i porti dell’Argentario, Nizza, Marsiglia, Istanbul e Tangeri, coinvolgendo persone e comunità locali per mobilitarle nei confronti della minaccia dell’inquinamento da plastica nel nostro mare. 

Durante la spedizione una tappa sarà dedicata alle famose isole greche di Zante, Cefalonia e Itaca, per sostenere la campagna del WWF Gracia contro le esplorazioni di gas e petrolio svolte dalle maggiori compagnie petrolifere.

“Per noi del Wwf il Mare Nostrum, culla delle grandi civiltà del passato deve tornare ad essere un grande incubatore di modelli virtuosi e ispirare iniziative di tutela replicabili in tutti i mari e gli oceani del mondo. Abbiamo a cuore la sua salute, oggi minacciata da un’economia blu frettolosa e distratta che spesso trascura il valore e le fragilità di un ecosistema unico al mondo.
Ci auguriamo che nel suo lungo viaggio lungo le coste del mediterraneo la Blue Panda possa ispirare le comunità locali e i turisti per farli diventare “Custodi del Mediterraneo”.

Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia

Segui la nostra spedizione e vieni a conoscere il team del Blue Panda!

In tutte le tappe della spedizione sarà possibile partecipare a eventi artistici, musicali, sportivi, iniziative ambientali e attività con i membri del team.

Blue Panda in Italia

Il Mar Mediterraneo è un mare di straordinaria bellezza e casa per una varietà di specie animali e vegetali. Tuttavia la pesca illegale, le esplorazioni e sfruttamenti di gas e petrolio, lo sviluppo urbano nella aree costiere, l’incremento del traffico marino, e l’inquinamento da plastica stanno minacciando il futuro di questo mare unico e le comunità locali che dipendono da esso.

La spedizione Blue Panda, con il suo lungo tragitto e le tappe nei Paesi che si affacciano su questo meraviglioso e unico mare, porterà la voce del ‘Custodi del Mediterraneo’ e delle loro attività di conservazione per proteggerlo.

Blue Panda toccherà anche le coste italiane. Nel mese di luglio la barca sosterà per una settimana nei porti della costa dell’Argentario, durante la quale, grazie alla collaborazione con il Comune di Monte Argentario, si svolgeranno numerose attività ed eventi. Le iniziative coinvolgeranno la comunità locale e i turisti e saranno dedicati alla lotta all’inquinamento da plastica in natura e alla difesa dei giganti del mare, i cetacei del Santuario Pelagos che vede proprio il mare dell’Argentario essere una delle sue ‘porte’.

 

(dal sito del WWF Italia)

Il WWF e le Aziende contro la plastica

L’azienda Unilever, che collabora con il WWF a livello internazionale, ha avviato la strategia globale No/Less/Better Plastic: entro il 2025 tutti i packaging dei prodotti Unilever presenti nel mondo saranno completamente riutilizzabili, riciclabili o compostabili e sarà convertito il 25% degli imballaggi in plastica in materiali riciclati o in PCR (materiale riciclato post consumo).

 

Questo percorso maggiormente orientato alla circular economy è stato da subito attivato dal marchio Carte d’Or, leader nel mondo del gelato in vaschetta, che ha presentato sul mercato una nuova confezione compostabile e riciclabile che potrà essere smaltita sia nel contenitore della carta sia nella raccolta differenziata dei rifiuti organici.

 

Il cambio del pack coinvolgerà circa 11 milioni di confezioni ed il risultato di questa azione sarà la diminuzione di circa 520 tonnellate di plastica in un solo anno.

Non solo, l’azienda sarà al fianco del WWF per 2 anni come main partner del tour Spiagge #PlasticFree, progetto della nostra Campagna #GenerAzione Mare. L’obiettivo della collaborazione è quello di informare, sensibilizzare e coinvolgere in attività specifiche sul territorio quante più persone possibile, compresi consumatori, dipendenti e clienti di Unilever in Italia.

Ed è proprio in quest’ottica che una rappresentanza di dipendenti Unilever Italia parteciperà all’evento del prossimo 3 giugno (lunedì), contribuendo alla pulizia dell’area di Fregene.

L’evento di pulizia della spiaggia si svolgerà durante il pomeriggi del 3 giugno dalle ore 14:30 alle 17:30  nell’area del Villaggio dei Pescatori di Fregene davanti all’OASI WWF Bosco Foce dell’Arrone.

All’iniziativa parteciperanno oltre 100 dipendenti dell’azienda, coordinati dai volontari del WWF.

Accessi al mare di Terracina: stagione nuova, problemi vecchi.

La notizia apparsa oggi sulla stampa locale in cui il Comune appare soccombente rispetto alla chiusura da parte di privati di una strada diretta alla spiaggia di ponente riporta alla ribalta la questione mai affrontata seriamente degli accessi al mare di Terracina.

Le gravi calamità autunnali, seguite da grande disorientamento climatico e turbamento di tutti, portano a riflettere sul fatto che i problemi non sono soltanto locali o che si possono risolvere localmente o addirittura ignorarli pensando che la prossima volta toccherà ad altri. Sostanzialmente la lezione che occorre trarre dalle recenti vicende climatiche è che la terra e la natura sono di tutti e che vanno garantiti interessi fondamentali di tutti e per tutti e che urge apprestare nuovi modelli e nuovi obiettivi.

La natura è stata cosi forte che buona parte delle strutture dei lidi prefabbricati del nostro litorale sono scomparse, distrutte o smontate, mentre quelle rimaste intatte pareva avessero convinto i gestori a desistere dal consolidare gli usi e le abitudini di occupare stabilmente il territorio pubblico.

Sembrava una buona riflessione e un prodromo di un rinnovo significativo, soprattutto culturale che permeava la società.

Ma sembra che l’avvicinarsi della bella stagione abbia riacceso la voglia di vecchi  comportamenti che da anni puntualmente si ripetono sempre più determinati a soddisfare la brama del possesso e della privatizzazione  dei beni collettivi. Improvvisamente all’inizio di aprile sono apparse ruspe e operai che come in un grande scavo archeologico hanno fatto riapparire da sotto la sabbia accumulata anche da quegli eventi calamitosi, i perimetri delle costruzioni contenenti le varie attività da esse ospitate.

Nuovi soggetti, più aggressivi e determinati, da alcuni anni investono sulle spiagge pubbliche e ritengono di dover essere sempre più i titolari esclusivi dei beni concessi. Questo è un grave fenomeno che ha colpito buona parte delle coste italiane, soprattutto le spiagge che da bene pubblico sono diventate di fatto private ed inaccessibili. Buona parte della costa laziale e della nostra provincia è soggetta a questo fenomeno.

I privati si difendono dicendo che portano lavoro, ricchezza e che pagano le concessioni. Spesso non è vero, soprattutto il canone di concessione è certamente irrisorio.

Sicuramente una organizzazione più diffusa con strutture modeste e soprattutto con prezzi inferiori, sarebbe dal punto di vista economico ed occupazionale pari o superiore ai mega stabilimenti e permetterebbe un accesso al mare ed alla spiaggia a tutti senza problemi.

Questa strutturazione era abbastanza diffusa sul lungomare di Terracina fino a qualche anno fa, cioè fino all’arrivo delle megastrutture. I nuovi grandi stabilimenti occupano spazi enormi e spesso sono confinanti e non ammettono la presenza di cittadini che vogliono accedere al mare senza dover usufruire delle attrezzature e dei servizi del lido. Se questa modello andrà avanti potremmo assistere alla nascita di una novella Ostia.

Comunque, le autorità competenti sul nostro litorale, Regione Lazio, Comune e Guardia Costiera, in base alle leggi e alle normative vigenti, ognuno per la propria responsabilità e ruolo, ma in modo concorde, devono garantire i diritti dei cittadini di poter utilizzare e godere di beni ambientali pubblici quali sono il mare, il sole e la spiaggia e di poter vivere in un ambiente pulito, libero, non rumoroso, protetti e sorvegliati, difesi da tutte le forme di abuso e costrizione.

Si cominci subito con il notificare inequivocabilmente agli operatori del settore, avendole controllate, i limiti delle loro concessioni, le modalità di gestione, i rapporti da tenere con gli utenti e le norme di prevenzione e repressione degli abusi, anticipando loro che saranno organizzati un valido sistema di sorveglianza e repressione ed un ufficio o un recapito a cui gli utenti in caso di trasgressione si possano rivolgere con sicurezza.

Il comune di Terracina che è sicuramente il soggetto più interessato a valorizzare il blend di città di mare con un buon tasso di sostenibilità e vivibilità, che sa armonizzare e gestire le varie ricchezze naturali, paesaggistiche, storiche e culturali presenti nel territorio e oltretutto dotata di Bandiera Blu, dovrebbe adottare una strategia nuova e poco costosa, già in uso in altre città,es. Sabaudia, con l’obiettivo di garantire il rispetto del diritto e non il pressapochismo,  o la furbizia; dovrà semplicemente  studiare ed attuare un piano serio degli accessi al mare.

Questi accessi, distribuiti con criterio su tutto il lungomare, dovranno essere numerati e tabellati in modo che siano sempre sicuramente aperti e disponibili  a tutti i cittadini. In questo modo nessuno potrà esercitare soprusi  e impedire il loro utilizzo, ne verrebbe facilitata anche l’opera di prevenzione e repressione degli abusi.

Sono note le polemiche e le proteste dei cittadini e dei turisti nelle scorse belle stagioni, generate dall’atteggiamento dei gestori di alcuni stabilimenti che hanno occupato gran parte del litorale. Si arrogavano il diritto di negare ai non clienti il passaggio anche sulle discese preesistenti, pubbliche, quelle di cemento e quelle ultime di ferro e legno, ed anche sulle discese facilitate per le carrozzelle, bambini, handicappati, ecc.  Addirittura, in qualche caso, queste strutture pubbliche sono state inglobate negli accessi degli stabilimenti o chioschi e poco o niente si è potuto ottenere dai gestori degli stessi che hanno mantenuto un comportamento che rasentava l’arroganza e la maleducazione.

Queste misure sono necessarie per evitare quanto è successo negli anni scorsi e che già in questi week end primaverili si comincia a intravedere.

 

 

Certe amministrazioni pubbliche più si appellano allo sviluppo sostenibile e più continuano a dare messaggi negativi sull’uso delle risorse naturali: ritorna l’offshore al Circeo.

Sul sito del comune di San Felice Circeo fa bella mostra di sé un comunicato stampa in cui tra l’altro è scritto:

Ad un anno dalla fortunata edizione 2018, che aveva visto un numerosissimo pubblico assistere alla gara di Campionato Italiano Offshore, i bolidi del mare saranno nuovamente in scena nella perla del litorale laziale a partire dal giorno 12 Aprile con la prima gara valida per il Campionato Europeo Classe 3D e la seconda gara Domenica dalle ore 14:00 valevole come finale del Campionato Europeo e prima gara stagionale del Campionato Italiano.

Al via previste circa 18 imbarcazioni suddivise in tre categorie: i veloci catamarani della categoria 3D/5000; i monocarena della classe Endurance Sport ed i battelli pneumatici della categoria Federale in collaborazione con Honda Marine. Questa categoria rappresenta la novità ed è una vera opportunità per quanti volessero avvicinarsi al mondo dell’offshore in maniera del tutto accessibile.

Iscritti al Campionato Italiano anche piloti dalla Francia, Belgio e Svizzera.

Durante il week-­‐end di gara si cercherà di raggiungere il Record Mondiale di velocità sulla distanza della Tommy One di Maurizio Schepici, una potente imbarcazione Offshore V1 di 14 metri motorizzata con due motori biturbo da 950 cv l’uno.

Non è proprio una gara ambientalmente sostenibile.

E pensare che il comune pontino è inserito in un Parco nazionale e sulla carta può vantare diverse iniziative in campo ambientale fino all’introduzione del Marchio ecologico del Circeo che nel disciplinare afferma:

Con il riconoscimento del “Marchio Ecologico del Circeo” il Comune di San Felice Circeo si pone l’obiettivo di qualificare le strutture che adempiono agli obblighi sul corretto svolgimento della raccolta differenziata e che dimostrano una attenzione alle tematiche ambientali.

In questa iniziativa l’aspetto ambientale, ma soprattutto l’impatto negativo sull’ambiente non è stato minimamente preso in considerazione.

Una gara di offshore non è compatibile con la presenza della posidonia oceanica del SIC (Habitat 1120, codice IT6000013) istituito dalla Regione Lazio con deliberazione di G.R. n. 1534 del 21.11.2002 per la conservazione della diversità biologica dell’area marina e del progetto di ripopolamento del mare tanto desiderato dalla marineria della pesca.

La nostra associazione è già intervenuta sulla questione quando l’offshore sbarcò a Terracina

https://wwflaziogruppoattivolitoralepontino.com/2013/10/15/mondiali-offshore-a-terracina-incrociamo-le-dita-per-il-nostro-mare/

https://wwflaziogruppoattivolitoralepontino.com/2014/08/29/altre-gare-di-offshore-a-terracina-no-grazie-abbiamo-gia-dato/

Attendiamo amministratori avveduti e coerenti che finalmente prendano a cuore la tutela di questa risorsa naturale rappresentata dal mare che è una fonte ragguardevole dell’economia di tutta la costa.

Esistono altre forme di gare marine in cui la mobilità è decisamente sostenibile e possono servire da richiamo per un turismo di qualità rispettoso dell’ambiente.

In altre zone d’Italia per attrarre turisti si fanno gare di nuoto, tornei a remi e regate veliche.

La vela, appunto.

Abbiamo circoli velici su tutta la costa e amministratori capaci di uscire da uno stretto municipalismo potrebbero promuovere in maniera corretta la cultura del mare avviando regate da Gaeta al Circeo passando per Sperlonga e Terracina.

 

Certamente all’inizio non avremmo una partecipazione tipo barcolana triestina ma avvicineremmo al mare i cittadini durante tutte le stagioni e non solo nelle affollate giornate estive.

E’ finito un altro anno senza una vera svolta per clima e biodiversità, il bilancio del WWF Italia

La presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi facendo un consuntivo dell’anno appena trascorso ha dichiarato:

“L’anno 2018 ci lascia insoddisfatti perché, a livello globale, è mancato di un vero scatto in avanti rispetto alle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e alla difesa della biodiversità che, come dimostrano i dati presentati dal WWF con il Living Planet Report continua ad essere in rapido declino in tutto il mondo: in soli 50 anni è scomparso più del 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia, mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Nemmeno il preoccupatissimo allarme lanciato dall’ultimo rapporto sul cambiamento climatico pubblicato dall’IPCC è riuscito a fare aprire gli occhi ai decisori politici segnalando l’urgenza di un cambio di paradigma nel modo in cui gestiamo l’energia, i suoli, l’industria, le costruzioni, i trasporti e le città”.

 

“Anche per l’Italia il 2018 è stato un anno in cui, spesso, alle attese non sono seguiti i fatti. Da un lato c’è stata finalmente una presa di coscienza contro il nemico dei mari e delle spiagge: la plastica. Si tratta di un tema su cui il WWF si è speso molto nel 2018 (ricordiamo il Tour Spiagge Plastic Free che ha coinvolto 1000 volontari in 41 appuntamenti, la petizione che ha raccolto più di 600.000 firme e il Report Mediterraneo in Trappola) e continuerà ad impegnarsi a fondo anche nel 2019 con tantissime iniziative tra cui la collaborazione con il Jova Beach Party (il tour 2019 di Jovanotti) che supporterà la nostra campagna di contrasto all’inquinamento da plastiche. Su questo tema vanno segnalate le iniziative assunte dal Ministero dell’Ambiente sul tema, anche grazie alla spinta propulsiva del ministro Costa.

È stato, invece, un anno da dimenticare per la biodiversità italiana. A causa dei calendari venatori e altri provvedimenti sulla caccia varati dalle regioni, il 2018 può essere considerato come un vero e proprio annus horribilis. Il WWF ha difeso i nostri animali selvatici nei tribunali con ben 12 ricorsi di cui 9 andati a buon fine”, continua la leader dell’associazione.

“Nonostante il 2018 fosse cominciato con la sottoscrizione in campagna elettorale del Patto per l’ecologia, proposto dal WWF per rilanciare sul piano nazionale ed internazionale il Ministero dell’Ambiente, da parte di tutte le maggiori forze politiche (un segnale che avevamo colto con fiducia) purtroppo nella parte finale abbiamo assistito ad un clamoroso dietrofront, con il decreto Genova, divenuto il contenitore di alcuni provvedimenti gravissimi, come quelli sul condono di Ischia e sullo spandimento dei fanghi in agricoltura.

Per le nostre aree protette restano aperte tutte le criticità messe in luce dal Check-Up Parchi pubblicato a settembre dal WWF con i Parchi Nazionali che necessitano di un serio rilancio e le Aree marine protette che non solo non possono continuare ad essere ‘aree protette di serie B’ ma che devono acquisire dignità a livello economico e gestionale. Anche il 2018 ha messo in evidenza come il nostro territorio sia particolarmente esposto ai fenomeni estremi che con i cambiamenti climatici tendono ad aumentare in frequenza e intensità. È necessario che gli investimenti annunciati per affrontare il dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza diventino subito concreti e reali. Infine, le bonifiche: devono uscire dalla carta su cui rimangono da decenni e diventare realtà”.

“Il 2019, sia a livello globale che nazionale dovrà essere un anno di svolta. È necessario porre le basi per un Global Deal, un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità. E serve il coraggio dei governi per concretizzare l’Accordo di Parigi sul clima e assumere impegni adeguati all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.

A livello nazionale, oltre ai provvedimenti che indichino un reale e rapido percorso di decarbonizzazione del nostro sistema energetico ed economico, ci aspettiamo un cambio di passo netto e concreto nelle politiche ambientali. A cominciare dall’approvazione della legge contro il consumo del suolo (provvedimento essenziale contro la cementificazione, per la sicurezza del territorio e di migliaia di famiglie) che dal 2012 vaga per le aule del Parlamento alla ricerca dei voti che la facciano diventare qualcosa di più che una promessa”, conclude Donatella Bianchi.

Si può leggere qui il bilancio completo del WWF sul contesto internazionale e nazionale.

(dal sito del WWF Italia)

Nella Giornata Nazionale degli Alberi il WWF ha presentato in due scuole un proprio progetto

Oggi in tutta Italia si è celebrata la Giornata Nazionale degli Alberi indetta dal Ministero dell’Ambiente con la legge n.10/2013.

A Terracina il WWF ha voluto superare il momento unicamente celebrativo che spesso consiste in una piantumazione a perdere di alcune piante; in alcune scuole infatti (anche a Terracina) si notano tronchi secchi di piante abbandonate al loro destino soprattutto durante il periodo estivo.

Per superare questo modo di procedere che poi perde per strada il valore educativo, il WWF ha proposto a due scuole un progetto di affido delle piante alle classi facendole seguire da un esperto.

 

Così, stamani, nostri volontari si sono recati nell’Istituto delle Maestre Pie Filippini che si trova all’interno di un uliveto e in due incontri successivi hanno parlato alle quattro classi della scuola elementare.

 

 

Dopo un’introduzione sul significato della Giornata, sulle modifiche che l’intervento dell’uomo induce sul clima e sull’importanza che in questo ambito svolgono le piante è stato presentato il progetto.

La proposta, accolta con favore dalla direttrice e dalle maestre, consiste nell’attribuire ad ogni classe un albero di ulivo così che ci sarà l’albero della prima, l’albero della seconda e cosi via. Negli anni  successivi i ragazzi avanzando di classe in classe accudiranno a tutti o quasi tutti i cinque ulivi.

Dopo tale assegnazione un esperto del WWF incontrerà le classi con le rispettive maestre davanti al proprio albero per dare le indicazioni per gli eventuali interventi fino alla raccolta delle olive e alla preparazione delle stesse per il consumo.

Il progetto avrà inizio appena l’edificio che è stato coinvolto nell’evento meteorologico catastrofico del 29 ottobre sarà messo in sicurezza.

Nella seconda parte della mattinata i volontari dell’associazione si sono spostati nella sede centrale dell’Istituto Montessori dove erano attesi dagli studenti (uno o due per classe) dell’EcoSchools.

 

Qui, ovviamente, data l’età dei giovani studenti medi, maggiore rispetto a quella degli scolari della scuola precedente, durante la presentazione sono stati approfonditi alcuni temi ecologici.

Si è parlato di effetto serra, della capacità della vegetazione e del mare di catturare la CO2, degli alberi come produttori di ossigeno e di biomassa e così via con grande interesse da parte dei giovani studenti impegnati nel prendere appunti per poi riferire alle rispettive classi.

Nell’esporre il progetto i volontari del WWF hanno comunicato che saranno donati alla scuola e affidati ad ognuna delle sei sezioni presenti nel plesso sei alberi, uno per sezione.

Successivamente, come nell’Istituto delle Maestre Pie Filippini, dopo l’attribuzione alle singole sezioni delle piante un esperto guiderà i ragazzi nella cura delle stesse,

Saranno scelte piante tipiche della nostra zona di cui gli studenti potranno durante l’anno scolastico osservare il ciclo naturale della loro esistenza.

Il progetto prenderà l’avvio nei prossimi giorni con l’individuazione delle aree in cui saranno piantumati gli alberi.

Durante l’incontro è intervenuto l’assessore all’Ambiente, Emanuela Zappone, che ha portato il saluto dell’Amministrazione.

 

Più si innalza la temperatura e più numerosi diventano i tornado nei mari italiani, secondo l’ENEA e il CNR

Gli Istituti di ricerca italiani hanno studiato il tornado del 2012 sviluppatosi nel mar Ionio e che flagellò la città di Taranto concludendo che la causa di tale violento fenomeno atmosferico era stata una supercellula temporalesca trasformatosi in tornado.

Queste supercellule temporalesche si formano in presenza di un innalzamento di un grado della temperatura delle acque superficiali del mare rispetto alla media del periodo.

Gli esperti dei due istituti hanno tratto queste conclusioni al termine di un esperimento su un modello di massa di aria soggetta a particolari condizioni. Ne è venuta fuori anche la dipendenza del fenomeno dalla orografia della regione.

Per approfondire si può leggere l’articolo completo pubblicato su Scientific Reports.

In precedenza alcuni studiosi avevano pubblicato una ricerca sulla frequenza, localizzazione e intensità dei tornado e delle trombe d’acqua in Italia durante gli anni 1991/1999. Nello studio statistico emersero quattro zone interessate particolarmente dal fenomeno, la pianura padana, l’area pianeggiante e costiera del Friuli, le coste tirreniche e quelle ioniche.

La ricerca effettuata da Giaiotti e altri  ( giaiotti2007 )   produsse questa mappa

In essa i triangoli verdi rappresentano tornado o trombe marine di intensità F0, le stelle di intensità F1, i cerchi F2, i quadrati F3 mentre i triangoli blu capovolti sono associati a fenomeni di intensità sconosciuta.

Le intensità sono calcolate seguendo la scala Fujita

Ecco i primi quattro gradi della scala elencati da Wikipedia

F0  Danni leggeri. Alcuni danni ai comignoli e caduta di rami, cartelli stradali divelti. Velocità del vento tra 64 e 116 km/ora.

F1 Danni moderati. Asportazione di tegole; danneggiamento di case prefabbricate; auto fuori strada. Velocità del vento tra 117 e 180 km/ora.

F2 Danni considerevoli. Scoperchiamento di tetti; distruzione di case prefabbricate; ribaltamento di camion; sradicamento di grossi alberi; sollevamento di auto da terra. Velocità del vento tra 181 e 253 km/ora.

F3 Danni gravi. Asportazione tegole o abbattimento di muri di case in mattoni; ribaltamento di treni; sradicamento di alberi anche in boschi e foreste; sollevamento di auto pesanti dal terreno. Velocità del vento tra 254 e 332 km/ora.

La costa pontina in questa statistica presenta casi di notevole intensità che è possibile rilevare ritagliando la mappa precedente.

Il territorio del comune di Terracina, in particolare, è stato colpito diverse volte da questi eventi che negli ultimi due anni sono stati catastrofici. Proprio questi due hanno tutte le caratteristiche di quello studiato dall’ENEA e dal CNR; la causa fondamentale è l’innalzamento della temperatura in superficie dell’acqua del mare.

 

Ecco quello che si temeva, stiamo mangiando la plastica

Sul mensile SALVAGENTE la prima ricerca sulle microplastiche nelle bottiglie.

Non si salva nessuno: in tutti e 18 i campioni anonimi di bottiglie di plastica analizzate dal Salvagente c’erano tracce di microplastiche, con valori che vanno dalle 0,89 microparticelle per litro ad un massimo di 18,89.

Il Salvagente, mensile leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, presenta nel numero in edicola il 25 settembre la prima ricerca sulle microplastiche contenute nelle bevande industriali quali cole, the freddi, aranciate, acque toniche ecc. Si tratta di particelle invisibili a occhio nudo ma tutt’altro che innocue perché possono contenere sostanze tossiche come interferenti endocrini, molecole cancerogene e batteri.

“La plastica – ha spiegato nel corso della conferenza stampa Gaetano Benedetto, Direttore Generale WWF Italia – è un nemico invasivo e spietato e difficile da sconfiggere e che, ormai, è entrato anche nella catena alimentare. Serve un’azione decisa e immediata per evitare che il Mediterraneo soffochi nella plastica. Per questa ragione nella nostra petizione chiediamo che gli Stati europei vietino da subito 10 prodotti di plastica usa e getta; che venga introdotta una cauzione sui prodotti in plastica usa e getta; che siano messe fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018; che sia finanziato non solo il censimento degli attrezzi da pesca “fantasma”, cioè dispersi in mare ma anche il loro recupero e il corretto smaltimento”.

(dal sito del WWF Italia)