“Il miglior rifiuto è quello non prodotto”

Questa massima ha ispirato il WWF fin dall’inizio, quando giovani volontari, ora esperti consulenti di aziende e amministrazioni pubbliche, producevano pubblicazioni come “Il vuoto a rendere come non rifiuto” o “Obiettivo Rifiuti Zero”. Eravamo negli anni ’90.

 

 

 

 

Questa posizione non è stata mai cambiata e l’adesione alla Campagna “Porta la sporta” lo dimostra, addirittura qui a Terracina anticipata di anni con la diffusione delle reti di cotone e delle borse di iuta sulle quali Emilio Selvaggi disegnò variopinte farfalle.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dibattito innescato dalla recente applicazione del decreto legge n.91/2017 Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno che obbliga alla sostituzione dei sacchetti leggeri utilizzati per imbustare frutta e verdura nella grande distribuzione con quelli compostabili in mater bi e al pagamento di questi ultimi, non sposta di un millimetro la nostra posizione: il cambiamento della composizione chimica del materiale dei sacchetti, da plastica tradizionale a biologica, non cambia il carattere di rifiuto che assumono gli stessi all’uscita dal negozio. Fino a quando non si inventeranno tagliandini della pesata che si incollano sui sacchetti compostabili facilmente staccabili questi prenderanno la strada dell’indifferenziato, ma anche se riuscissimo a liberarli da tale adesivo a causa della loro superleggerezza non sarebbero agevolmente riutilizzabili.

Oltretutto, i nuovi sacchetti secondo la legge non sono nemmeno completamente compostabili, lo saranno in futuro. Infatti, avranno una percentuale di compostabilità almeno del 40% che salirà ad almeno il 50% dal primo gennaio 2020 e ad almeno il 60% dal primo gennaio 2021.

Che fine fanno, poi, i guanti usati nel riempimento del sacchetto? Ora è possibile riciclarli nel plasmix, il miscuglio di plastiche poco nobili che residuano anche dalla raccolta differenziata della plastica. Ci auguriamo che ciò avvenga anche a Terracina.

Cosa possiamo fare noi cittadini?

Riusciremo a interrompere il parossismo confezionatorio in cui sono costretti a operare gli addetti alla vendita quando compriamo qualcosa al banco? Spesso si arriva a tre/quattro imballaggi nel servire un etto di affettato!

Intanto, cominciamo a frequentare i negozi che vendono i prodotti sfusi (a Terracina ce n’è qualcuno),  acquistiamo i prodotti a km zero della piccola distribuzione e nella grande distribuzione andiamo con le retine (queste sì di plastica ma che potremo lasciare in eredità ai nostri nipoti, data la longevità dei materiali). La legge non le cita e non le vieta. Negli altri Paesi europei sono utilizzate senza per questo andare incontro ad una procedura di infrazione.

Se l’obiettivo della legge è quello di ridurre l’uso di plastiche non lo si raggiunge con il pagamento di alcuni centesimi a sacchetto ma con l’uso di contenitori riutilizzabili.

Non siamo soli su questa posizione, ecco un intervento in campo nazionale.

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La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha presentato a Roma il Rapporto “L’Italia del Riciclo 2017”

Dal Rapporto

 

L’EVOLUZIONE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI NELL’UNIONE EUROPEA E IN ITALIA

“Riciclo rifiuti, Italia sopra la media europea. Smaltimento sempre più residuale. Business in crescita e gestito sempre meno da microimprese”

I rifiuti gestiti nei 5 maggiori Paesi dell’Unione Europea nel 2014 pesano poco meno della metà sul totale gestito dai 28 Stati membri, con il primato della Germania che tratta 371 Mt (milioni di tonnellate), seguita dalla Francia con 300 Mt e dal Regno Unito con 209 Mt; a grande distanza l’Italia con 129 Mt, mentre la Spagna chiude l’elenco con poco più di 103 Mt.

Il 51% del totale dei rifiuti gestiti in Europa risulta avviato a recupero e il 49% a smaltimento, esclusi stoccaggi e pretrattamenti. In Italia e Germania l’incidenza del recupero sul totale trattato è significativamente superiore alla media europea, con punte del 79%; in Francia raggiunge il 69%.

Analizzando i trend sulle quote di avvio a recupero, Germania e Italia mostrano le performance più soddisfacenti e peraltro in miglioramento nel periodo osservato, mentre la Francia ha un andamento piuttosto piatto; il Regno Unito vive una lenta crescita, al contrario della Spagna che raddoppia la sua quota di avvio al recupero, ma alla fine del periodo entrambi si collocano poco al di sopra del 50% rispetto al totale dei rifiuti trattati.

Nel concentrarsi sul contesto italiano, la gestione dei rifiuti è stata analizzata in qualità di vera e propria filiera industriale, con riferimento a tutti i processi che si esplicano nell’esecuzione di una lavorazione. Si escludono quindi gli stoccaggi di rifiuti, ma si considerano i pretrattamenti cioè le lavorazioni intermedie.

La quantità di rifiuti destinata al recupero è più che raddoppiata dal 1999 al 2015, passando da circa 29 a 64 Mt. L’avvio a smaltimento si è invece drasticamente ridotto da 35 a 18 Mt. Oltre al recupero, infatti, anche le operazioni di pretrattamento sono aumentate in misura considerevole (passando da 13 a 34 Mt), per effetto della maggiore articolazione della filiera nel corso degli anni.

Nel 2015 il 55% dei rifiuti gestiti è stato avviato a recupero, il 16% a smaltimento e il 29% a pretrattamenti, a fronte di percentuali che nel 1999 erano, nell’ordine, 38%, 46% e 17%. I rifiuti più rilevanti in termini quantitativi sono quelli derivanti dal trattamento di altri rifiuti (39 Mt gestite nel 2015) e gli urbani che si attestano a poco meno di 30 Mt; seguono, molto distaccati, gli imballaggi con 9 Mt.

Dal punto di vista merceologico, i metalli registrano la quantità gestita più alta, quasi 16 Mt nel 2015; anche a livello di performance, i rifiuti metallici rappresentano uno dei raggruppamenti più significativi, con una quota di riciclo del 93% sul totale gestito, secondi solo al vetro (95%). Rispetto al 1999, gli Pneumatici Fuori Uso e l’organico esibiscono i migliori progressi sulle loro quote di riciclo.

Per scaricare il Rapporto 

 

 

“La raccolta differenziata senza la tariffa puntuale è come un semaforo scollegato dalla rete elettrica”

Questa frase scritta da Roberto Pirani, un esperto di gestione dei rifiuti urbani, sintetizza quanto andiamo sostenendo da diversi mesi.

La tariffa puntuale

  • consolida la raccolta differenziata e l’incrementa fin oltre l’80% perché garantisce una riduzione dei costi a carico dei cittadini;
  • la sua applicazione comporta un controllo totale delle aree di produzione dei rifiuti eliminando l’elusione;
  • a regime  la tariffa puntuale (TARIP) a fronte di un servizio migliore e monitorato in ogni sua fase costa per il cittadino circa la metà della media nazionale.

Oggi a Sabaudia si è tenuto un corso formativo sull’applicazione della tariffa puntuale organizzato dalla società Informatica e Servizi dal titolo Come approcciare l’applicazione della raccolta differenziata per arrivare alla tariffazione puntuale.

Di fronte a rappresentanti di diversi comuni laziali è stato prima illustrato il Decreto ministeriale (GU n.117 del 22/05/2017) che ha fissato le norme applicative della tariffa puntuale e successivamente è stato presentato con argomentazioni pertinenti il percorso necessario per il passaggio dalla TARI alla TARIP.

Sono state trattate tutte le fasi, dal censimento delle utenze alla gestione attuata con l’utilizzo di software ideato per mettere i cittadini nelle condizioni migliori per realizzare la raccolta differenziata.

Il WWF, presente al corso di formazione tra il pubblico, ha distribuito ai rappresentanti dei comuni pontini un volantino con la sintesi dello stato attuale della raccolta differenziata in provincia.

TARI più alta della media a Terracina, almeno secondo il campione di comuni analizzato dall’ISPRA

Una ventina di giorni fa l’ISPRA ha pubblicato il Rapporto Rifiuti 2017 con i dati aggiornati al 2016.

Qui è possibile scaricare il testo 

La produzione dei rifiuti in Italia come nella regione Lazio e nella provincia di Latina ha registrato un leggero aumento rispetto all’anno precedente e non solo per aver conteggiato a partire proprio dal 2016 tra i rifiuti urbani una piccola quantità di rifiuti provenienti da lavori domestici di riparazione/ristrutturazione edilizia.

 

La raccolta differenziata ha fatto un piccolo passo avanti

 

Prevedibili i dati relativi ai rifiuti prodotti dal trattamento meccanico biologico di quel che resta dopo la raccolta differenziata.

 

Cosi, come si sapeva, parte dei prodotti vanno negli inceneritori in barba alla sostenibilità ambientale della gestione dei rifiuti prevista da strategie di moda.

 

Il Rapporto affronta anche i costi a carico dei cittadini della gestione dei rifiuti urbani analizzando un campione di 734 Comuni.

“I risultati dell’indagine mostrano che, per tutte le classi di popolazione analizzate, all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata, alla quale è legata una diminuzione importante della quantità di  rifiuti pro capite smaltiti in discarica e spesso un aumento della percentuale di rifiuti avviati al trattamento meccanico-biologico, diminuisce il costo totale pro capite annuo.”

Il campione di Comuni di questa tabella si adatta esattamente alla città di Terracina con il suo numero di abitanti e con il livello di raccolta differenziata ma qui da noi il costo per abitante è superiore a 124 €.

Sulla gestione dei rifiuti in provincia di Latina il WWF scrive alla presidente Eleonora Della Penna

Ancora una crisi in provincia di Latina nella gestione dei rifiuti solidi urbani e anche questa volta l’emergenza sarà superata con qualche provvedimento tampone fino alla prossima.

Le difficoltà questa volta non sono nate dalla discarica ma dall’impianto di pretrattamento dei rifiuti indifferenziati, che a prescindere da eventuali disfunzioni nel ciclo di lavorazione, sono palesemente e irregolarmente troppi.

L’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Latina presenta un quadro disarmante con 21 comuni su 33 sotto, e alcuni abbondantemente, la soglia minima del 65% di raccolta differenziata.

Così, invece di dover pretrattare prima del conferimento in discarica al MASSIMO 102.177 tonnellate di rifiuti ci tocca sottoporre al trattamento 167.272 tonnellate di indifferenziato essendo la raccolta differenziata dell’intera provincia ferma al 42,7%

Fino a quando si andrà avanti con le soluzioni tampone, provvisorie ed episodiche, l’ultima addirittura con un braccio di ferro tra pubblico e privato, il territorio provinciale sarà sempre sotto pressione.

I dati pubblicati sul sito dell’Osservatorio Rifiuti indicano che ci sono comuni, tra i più grandi anche, refrattari ad una gestione virtuosa dei rifiuti che da decenni ormai viene praticata ovunque e anche nel nostro territorio.

E’ inaccettabile e fuori di ogni norma che la raccolta differenziata a Cisterna sia del 37%, a Fondi del 35%, nel capoluogo del 29,3%, a Sezze del 21,5%, a Priverno del 14,7% e a Minturno del 12%!

           E cosa dire poi della riduzione della produzione dei rifiuti che è il primo passo previsto da norme europee, nazionali e regionali nella gestione dei rifiuti?

I dati dell’Osservatorio elencano 19 comuni che nel passaggio dal 2015 al 2016 hanno aumentato invece che diminuire la mole dei rifiuti prodotti.

Sconsolatamente dobbiamo dedurre che in provincia di Latina ancora non è arrivata nemmeno l’eco dei messaggi riguardanti l’economia circolare. Qui si continua a estrarre dal ciclo delle merci enormi quantità di materiali buttandoli in discariche invece di avviarli al riciclaggio necessario per ridurre l’uso delle risorse naturali.

 

Ogni volta che al livello politico si parla di rifiuti ci si limita sempre e soltanto a parlare di impianti industriali necessari per l’ultima fase della gestione dei rifiuti, lo smaltimento; raramente sentiamo amministratori accalorarsi sulle prime fasi della riduzione, della preparazione al riuso e del riciclo, quelle appunto che portano alla circolarità dell’economia.

Abbiamo elaborato graficamente i dati dell’Osservatorio e li alleghiamo a questa lettera con l’auspicio che possano indurre una riflessione profonda sullo stato della questione.

In particolare ci permettiamo di suggerire la seguente strategia soprattutto per le grandi città della nostra provincia prima fra tutte Latina:

  1. Passare immediatamente, vista la perenne emergenza e il continuo stato di possibile sanzione europea, alla raccolta differenziata spinta tramite il porta a porta che per essere attuato necessita di pochissimi mesi compresa la formazione dei cittadini.
  2. Mettere in atto subito progetti di riduzione dei rifiuti, progetti che sono spesso finanziati dalla Regione o dall’Europa.
  3. Fare pressione sul Governo centrale e regionale affinché il piano dell’impiantistica vada nella direzione di favorire non gli ultimi passi della gestione dei rifiuti, inceneritori e discariche, ma i primi, compostaggio e riciclo dei materiali differenziati.

In attesa di buone decisioni da parte Sua e dei Sindaci responsabili localmente del problema Le inviamo i saluti della nostra associazione e la nostra disponibilità alla collaborazione.

 

RiservAmica dei carabinieri forestali e Giornata delle Oasi del WWF affiancate nel Parco Nazionale del Circeo

La Giornata delle Oasi 2017 ha visto la collaborazione del WWF Litorale laziale con i Carabinieri forestali che gestiscono la Riserva naturale all’interno del Parco Nazionale del Circeo.

Nella mattinata i soci del WWF hanno allestito uno stand nell’area del Parco destinata all’iniziativa RiservAmica.

Sono stati approntati diversi laboratori molto apprezzati dai visitatori, specialmente dai bambini.

Il WWF ha caratterizzato il proprio stand con una esposizione di foto e reperti di rifiuti marini e ha presentato una simulazione di una spiaggia sabbiosa. In una vasca contenente sabbia i bambini cercando con le mani ne hanno estratto molti oggetti per niente naturali.

 

21 maggio 2017 Giornata delle Oasi e RiservAmica, WWF e Carabinieri Forestali insieme nel Parco Nazionale del Circeo

La classica Giornata delle Oasi WWF quest’anno viene affiancata dall’iniziativa RiservAmica dei Carabinieri forestali che in Italia vedrà aperte al pubblico non solo le Oasi ma tutte le Riserve dello Stato.

In provincia di Latina l’iniziativa si realizzerà nel Parco Nazionale del Circeo dove è presente la Riserva Forestale naturale che protegge la parte più pregiata e integra dello stesso Parco.

Ecco il programma

Il WWF Litorale laziale-Gruppo pontino parteciperà alla Giornata nel Parco Nazionale del Circeo con un proprio stand focalizzando l’attenzione dei visitatori sullo stato del mare e delle spiagge dove si accumulano di anno in anno rifiuti di ogni genere.

A Pomezia un rogo di rifiuti forse combinati con eternit sta facendo correre grossi rischi ad un’area non marginale del nostro territorio

COMUNICATO STAMPA

ROGO DI POMEZIA: PER IL WWF NON VA PERSA L’OCCASIONE DI TRASPARENZA E VERIDICITA’ NELL’INFORMAZIONE DELLE CONSEGUENZE PER I CITTADINI

La Eco X è una delle numerose società, site nelle aree industriali di Pomezia, che si occupa di raccolta e avvio ai centri di riciclo di carta, plastica e ferro; è situata lungo l’asse stradale della Pontina vecchia, ad una distanza di 3 km circa in linea d’aria dal centro di Pomezia, a 600 metri dalla zona “5 Poderi” e soli 400 metri dal margine settentrionale dell’edificato del quartiere “Castagnetta”.

Come accade in molti comparti industriali di Pomezia, vi è una commistione di utilizzi, dovuti anche alla nascita di nuclei spontanei di edilizia residenziale all’interno delle aree industriali, successivamente sanati. Ad aggravare la situazione urbanistica, le aree industriali sono limitrofe e contigue a vasti appezzamenti di agro romano, in cui ancora viene mantenuto l’utilizzo agricolo e produttivo legato alla terra.

Tale situazione è figlia di una dissennata pianificazione territoriale avvenuta negli anni passati (incoraggiata almeno all’inizio, dai fondi della cassa del mezzogiorno) e alla piaga dell’abusivismo edilizio, sigillata dai numerosi condoni effettuati a partire dagli anni ’80.

In merito all’azienda, che opera da alcuni anni, non si può fare a meno di notare da alcune foto prese da Google maps che i piazzali di manovra contigui al capannone erano occupati, forse oltre quanto consentito dalle norme, in maniera preponderante da materiale ammassato e stoccato.

La presenza sul territorio dell’impianto aveva allertato i residenti che riuniti in un Comitato di cittadini avevano cominciato ad attivarsi lo scorso novembre presso le autorità (Sindaco e Polizia Locale), che a loro volta avevano scritto all’ASL RM6 e nucleo del NOE Carabinieri con la richiesta di un sopralluogo congiunto.

Se risulterà poi vero (e speriamo di no) quanto affermato da alcuni testimoni che il tetto di uno dei due capannoni era ricoperto da eternit, l’evento assume una gravità estrema e chiama in causa anche la Regione Lazio che ancora non ha un piano operativo di bonifica del cemento-amianto.

Gabriella Villani, vice Presidente del WWF Litorale laziale ha dichiarato:

“L’evento avrà conseguenze rilevanti sulla salute di chi abita nelle vicinanze. Per vicinanza e’ da intendersi un’area con un raggio di alcuni chilometri, dal momento che le nube tossica viaggia in atmosfera per decine e decine di km. Saranno particolarmente colpiti gli abitanti di Pomezia, Torvaianica e delle propaggini dei Castelli romani. Nel pomeriggio di ieri la colonna di fumo era rivolta verso il mare, oggi però l’odore di plastica bruciata si avverte anche ad Ostia.
I problemi maggiori colpiranno i bambini e  coloro che sono affetti da patologie respiratorie. Non dimentichiamo inoltre il danno alle coltivazioni sulle quali si stanno riversando le ceneri della combustione. Vigileremo sugli sviluppi di questa preoccupante vicenda chiedendo la trasparenza e la chiarezza necessarie per conoscere responsabilità vicine e lontane del disastro e le misure messe in campo per la prevenzione di tali incidenti, a cominciare dalla prevenzione della produzione dei rifiuti e della loro pericolosità”.

Roma, 6 maggio 2017

La Regione Lazio ha approvato le linee guida per l’applicazione della tariffa puntuale nella gestione dei rifiuti urbani, ora tocca ai Comuni regolamentarla

Finalmente anche nel Lazio si muove qualcosa nella direzione giusta.

La gestione dei rifiuti urbani si avvierà verso il riciclo totale soltanto con la raccolta differenziata porta a porta sostenuta da una tariffazione incentivante come appunto quella puntuale, si paga per i rifiuti che effettivamente vengono prodotti.

Ecco un passaggio della delibera di GR:

“….. con il presente documento si vogliono stabilire le linee guida sulle modalità di applicazione della tariffazione puntuale. Gli aspetti che risulta necessario definire sono i seguenti:

  • I criteri della misurazione puntuale sono finalizzati a determinare la quota variabile della tariffa
  • La misurazione puntuale prevede almeno la misurazione della frazione del  rifiuto urbano residuo (RUR)
  • La misurazione della quantità di rifiuto deve essere associata all’utenza che l’ha prodotta. A tal fine si utilizzano sistemi univoci di riconoscimento dell’utente o del contenitore
  • I sistemi di misurazione devono identificare il soggetto che effettua i conferimenti attraverso l’identificazione dello specifico utente o di uno specifico contenitore associato a un utente o a una utenza aggregata e registrare il numero dei conferimenti
  • Misurazione della quantità attraverso pesatura diretta o sulla base del volume dei contenitori.
  • Sono ammessi i sacchi chiaramente identificabili
  • Laddove non sia possibile la misurazione diretta è ammessa la misurazione presuntiva che rappresenta una misurazione indiretta del rifiuto urbano residuo

 Trattandosi di una opportunità e non di un obbligo appare importante delineare brevemente le motivazioni a favore della scelta della tariffazione puntuale:

  • La tariffa puntuale è la modalità più equa di far pagare ai cittadini il servizio di gestione dei rifiuti: oltre ad una parte fissa, ogni utenza paga in base ai rifiuti realmente prodotti e conferiti.                                                                                                                             

 

  • Il Comune può applicare una tariffazione più equa, facendo in modo che ogni cittadino paghi realmente in proporzione al servizio richiesto ed utilizzato, è assolutamente in linea con il principio di “chi inquina paga “;
  • La conseguenza è meno e meglio conferisco e meno pago;
  • L’applicazione della tariffa puntuale garantisce di norma delle positive variazioni nelle abitudini dei cittadini. La tendenza ad esporre il meno possibile il contenitore (o il sacco) dei rifiuti indifferenziati, per risparmiare il costo di esposizioni dovute soltanto a sacchi e/o bidoni non pieni, può permettere di razionalizzare il percorso dei mezzi di raccolta, consentendo di ottimizzare i costi del servizio di raccolta;
  • Il cittadino ha la sicurezza di pagare solo per il numero di conferimenti realmente operati oltre al numero di conferimenti già incluso nella parte fissa della tariffa. La possibilità di controllare in maniera facile ed immediata la quota variabile della tariffa è una garanzia sulla trasparenza dei processi messi in atto;
  • Il cittadino vede premiati i propri sforzi per aumentare la differenziazione dei propri rifiuti e, conseguentemente, di ridurre la produzione di rifiuto indifferenziato. I comportamenti virtuosi hanno un riconoscimento monetario pressoché immediato.

I regolamenti comunali di gestione dei rifiuti urbani dovranno essere aggiornati con le modalità attraverso le quali la nuova tariffazione può essere attuata in relazione alla “quantificazione” dei rifiuti prodotti dalle singole utenze.”

Metodo utilizzato

  1. Le utenze sono articolate in due fasce secondo quanto disposto dall’art. 4, comma l del DPR 158/99:
  • utenza domestica: comprendente tutte le abitazioni civili;
  • utenza non domestica comprendente non solo tutte le attività economiche presenti sul territorio comunale (fabbriche, attività commerciali, laboratori artigianali, uffici di società private, banche, laboratori di analisi, gabinetti medici, ) ma anche gli enti, le comunità, gli ospedali, le case di riposo, i circoli, le associazioni  culturali, politiche,  sindacali, sportive mutualistiche,  benefiche, ecc..
  1. l costi totali vanno ripartiti tra i due tipi di utenze in modo da assicurare l’agevolazione per l’utenza domestica di cui all’art. 238 del Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
  2. I costi  fissi  e i  costi variabili  sono attribuiti  ai  due  tipi  di utenze  in percentuale da stabilire in proporzione  all’incidenza degli stessi sul totale dei costi  sostenuti.
  3. Le percentuali di attribuzione di cui ai comma 2 e 3 vengono stabilite annualmente con la deliberazione che determina la tariffa.

**Utenze domestiche**

Quota fissa calcolata in base ai componenti del nucleo familiare

+

Quota variabile legata agli svuotamenti del secco non riciclabile

***Utenze non domestiche***

Quota fissa calcolata in base alla superficie dell’utenza e del volume dei contenitori in dotazione

+

Quota variabile legata agli svuotamenti del secco non riciclabile e alla volumetria dei contenitori dei riciclabili

Finalmente emanato il Regolamento sul compostaggio di comunità

Sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.45, del 23 febbraio 2017 è stato pubblicato il Decreto n.266 del 29 dicembre 2016 emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Il Decreto contiene il Regolamento recante i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunita’ di rifiuti organici.

Per compostaggio di comunita’ si intende “il compostaggio effettuato collettivamente da più utenze domestiche e non domestiche della frazione  organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell’utilizzo del  compost prodotto da parte delle utenze conferenti.”

Nei primi due commi dell’art.1 che stabilisce le finalita’, l’ambito di applicazione e le esclusioni si legge

  1. Il  presente decreto stabilisce i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per l’attivita’ di compostaggio i comunita’ di quantita’ non superiori a 130  tonnellate  annue,  di cui  all’articolo  183,  comma  1,  lettera   qq-bis,   del   decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  nel  rispetto  della  tutela dell’ambiente e della salute umana.
  1. Salvo quanto disposto dall’articolo 10, il presente decreto  si applica alle attivita’ di compostaggio di comunita’ intraprese da un organismo collettivo al fine dell’utilizzo del  compost  prodotto  da parte delle utenze conferenti.

L’obiettivo è quello di ridurre il conferimento in discarica di rifiuti organici e di avviare la società del riciclaggio come vuole la Comunità europea.

Il Regolamento viene a concretizzare l’art.180 (Prevenzione della produzione di rifiuti), comma 1-octies, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  (Norme in materia ambientale), pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  del 14 aprile 2006, n. 88 – S.O. n. 96.

Il Regolamento che entrerà in vigore il 10 marzo 2017 è scaricabile qui.

Ovviamente, il Comune ai cittadini che attiveranno il compostaggio di comunità dovrà poi ridurre l’entità della tariffa sui rifiuti urbani come afferma il comma 19-bis dell’articolo 208 del citato decreto legislativo n. 152 del 2006.

“Alle utenze non domestiche che effettuano il compostaggio aerobico individuale per residui costituiti da sostanze naturali non pericolose prodotti nell’ambito delle attivita’ agricole e vivaistiche e alle utenze domestiche che effettuano compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino e’ applicata una riduzione della tariffa  dovuta per la gestione dei rifiuti urbani.”