Ai candidati alla carica di sindaco della Città di Terracina

Il WWF Litorale Pontino, gruppo attivo del più vasto Litorale Laziale, come d’abitudine, ad ogni tornata elettorale per le amministrative, rivolge ai candidati al ruolo di sindaco l’invito a porre attenzione su alcune tematiche che attengono all’ambiente, alla sua tutela e salvaguardia e alle implicazioni che queste azioni possono avere con la vita dei cittadini del Comune che si apprestano a guidare.

Abbiamo sempre organizzato incontri in cui la nostra associazione ha evidenziato i vari temi che ci stanno a cuore e ogni candidato ha dato delle risposte o quanto meno ha preso atto delle nostre istanze.

Questa volta, dopo aver preso visione dei programmi in larga parte prevedibili, visto il nostro interesse continuo per i suddetti temi, vuoi perché la campagna impone ritmi e impegni quotidiani, vuoi per le restrizioni dovute all’emergenza Covid, abbiamo preferito questa forma.

In questo modo i candidati e i loro sostenitori possono avere un promemoria di quello che l’associazione più radicata in città considera prioritario per una visione veramente “sostenibile” del vivere in comunità. Ecco forse la differenza è proprio quella, l’attività della nostra associazione è sempre finalizzata al bene di tutti i cittadini, al Bene Comune, e questo documento è più un promemoria per i cittadini che per i politici con i quali ci confrontiamo quasi quotidianamente.

Non abbiamo mai inteso sostituirci alle Istituzioni ma ci siamo sempre adoperati perché esse agissero al meglio nei confronti dell’ambiente.

Non vogliamo neanche suggerire strategie e fonti di finanziamento che sicuramente sono note a chi si propone di guidare una città che necessita di attenzione non solo per gestire il patrimonio naturale ma per far sì che un ambiente sano generi benessere psico-fisico nei cittadini che vivono in quel territorio.

Di seguito i punti che noi riteniamo degni di azione e attenzione:

  • MOBILITÀ:
    • Una rete ciclabile per vivere la nostra città (scuole, mercato, chiese, ospedale, parchi) non solo fare una passeggiata sul lungomare. Se proprio si vuole accelerare le procedure si possono riprendere tutte le proposte del WWF, confluite poi nelle proposte di Agenda 21, chieste dall’amministrazione e consegnate da Giovanni Iudicone. Quello che invece chiediamo è che non si mandi avanti il mega progetto, 2 milioni di euro da sperperare per una pista a picco sul mare ma che presenta notevoli criticità come l’impatto paesaggistico, idrogeologico, ambientale e soprattutto un rapporto costi beneficio (pochi turisti dei campeggi che vogliono arrivare in città) decisamente sbilanciato e non vantaggioso per la città.
    •  ZTL e aree pedonali specie nelle aree di maggior pregio naturalistico e storico della nostra città, parte di viale della Vittoria e piazzale Moro, come in molte città in altri paesi che hanno un lungomare meraviglioso come il nostro. Il centro storico alto, strade e piazze in prossimità di scuole. Tutto questo necessita di una revisione di tutta la mobilità, non basta chiudere una strada come a volte è stato fatto, ma va prevista una intermodalità con mezzi elettrici o biciclette elettriche (bike sharing). La sostanza è: chi si deve muovere in città deve PREFERIRE lasciare l’auto a casa. Una mobilità sostenibile si concretizza anche nelle problematiche banali di tutti i giorni e basta stare 10 minuti davanti ad una qualsiasi scuola del nostro comune per rendersi conto dell’inquinamento provocato e della congestione che penalizza chi invece va a scuola in bicicletta o a piedi. Non dovrebbe essere complicato adottare e realizzare il PUMS!
    • Non smetteremo mai di chiedere il ripristino della FERROVIA è una battaglia iniziata da Giovanni Iudicone insieme al Comitato Pendolari che noi non vogliamo abbandonare; chiamatelo treno, chiamatelo metropolitana leggera, il concetto è che il treno, o metropolitana, fanno risparmiare tanta CO2 e altri inquinanti immessi in atmosfera; è un mezzo “socialmente sostenibile” perché tutti possono viaggiare evitando avventure da Terzo Mondo. 8 anni sono troppi, difficile credere alle promesse. Il treno è per noi l’icona della sostenibilità e della mobilità sostenibile.
    • Revisione quindi di tutta la mobilità urbana ed extraurbana che ripetiamo, al momento attuale, è assolutamente fuori controllo con conseguente inquinamento ma soprattutto di invivibilità della nostra città.
  • RIFIUTI
    • Introdurre finalmente la tariffa puntuale che già di per sé è un sistema di premialità per i cittadini fermo restando che dovrebbero essere trovate, e ci sono, forme di incentivo per i cittadini che li convincano che differenziare conviene anche economicamente.
    • Plastica: l’amministrazione uscente ha gestito in modo assolutamente inadatto il problema della plastica come fonte di grave inquinamento del Pianeta. Tra gli ultimi, il nostro comune ha visto una timida delibera “plastic free” che all’inizio della stagione estiva è stata addirittura ritirata. Ora, grazie a loro, sempre la vecchia amministrazione, nell’ambiente, e in particolare in mare, sono andati dispersi quintali di plastica. Contiamo molto sulla futura amministrazione.
    • Amianto: il percorso iniziato nel 2015 per dotare la nostra città di un regolamento per eliminare il rischio derivante dalla presenza nell’ambiente di rifiuti di amianto si è bloccato sul nascere, nulla di tutto quanto previsto nel regolamento è stato realizzato. In questi anni l’amianto ha continuato a fare danni e morti e chi dovrebbe tutelare la nostra salute probabilmente ignora anche questo regolamento. Speriamo nella nuova amministrazione.
    • No agli impianti a biogas o biomasse, il termine bio inganna ma si tratta di impianti che, attraverso una combustione e relativa immissione di cattivi odori e fumi tossici, smaltiscono in maniera insostenibile la frazione umida dei rifiuti urbani. Sì agli impianti di compostaggio di qualità
    • Roghi tossici: Spesso i rifiuti vengono bruciati nottetempo, soprattutto plastiche. Tutta la zona Nord – Ovest della città è interessata da questo fenomeno; l’aria è irrespirabile e questi fumi contenenti diossina, metalli pesanti, PCB ed altre sostanze estremamente velenose con potere cancerogeno e di interferenti endocrini entrano nelle matrici ambientali, acqua, aria, suolo avvelenando il cibo, l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo, noi e i nostri figli. L’amministrazione uscente pur consapevole non ha messo in campo il proprio sistema di controllo, la polizia municipale, né tanto meno ha cercato la collaborazione di altre forze come i Carabinieri Forestali.
    • Inseriamo qui un altro tipo di inquinamento, quello da onde elettromagnetiche. Sappiamo che il Comune di Terracina si è dotato di PRAEET e relativo regolamento ma non è sufficiente, così come per l’amianto, avere un regolamento, è necessario vigilare e soprattutto aggiornare il piano; vigilare sulle richieste delle società di telefonia, delle modifiche alle antenne già esistenti, avere sempre la situazione sotto controllo e affidarsi a tecnici non di parte. Ancora purtroppo non è stato dimostrato il danno organico, ma per la tutela dei cittadini, quello che deve guidarvi è il Principio di Precauzione.
  • AREE VERDI:
    •  Nonostante l’amministrazione uscente abbia dichiarato lo “stato di emergenza climatica e ambientale”, con tutti i relativi impegni presi per rispondere a questa emergenza e “Terracina città sostenibile”, la sostenibilità ambientale nella nostra città si è andata sempre più affievolendo. Abbiamo grandi aree verdi extraurbane e aree verdi urbane di grande pregio non solo naturalistico ma anche storico e archeologico tristemente ridotte di molto; le prime oltre ad essere abbandonate alla caccia spesso di frodo e al pascolo abusivo sul bruciato sono, da sempre ma soprattutto dal 2017, vittime di incendi devastanti. Non può essere sufficiente controllare il territorio, anche se siamo grati alle associazioni di volontariato, ma deve essere condotta un’azione precisa di mappatura delle aree percorse dal fuoco, delibere e divieti; severi controlli per poter sanzionare i contravventori e impedire loro di trarre vantaggio dagli incendi. È necessario capire che il patrimonio boschivo è l’elemento fondante della sostenibilità ambientale, della biodiversità e del contrasto ai cambiamenti climatici. Il patrimonio del verde, in città ad esempio, mitiga il calore delle estati che si susseguono sempre più calde con riflessi negativi sulla salute dei cittadini. Sono state proposte linee guida per un “Piano Generale del Verde Pubblico A Terracina” già nel 2010 e poi ancora nel 2018 un “Piano Generale e Regolamento delle aree verdi urbane e periurbane della città e del territorio comunale secondo il principio di sostenibilità e di gestione ecosistemica”. È evidente che non ci si debba inventare niente. La prossima amministrazione avrà vita facile a far tornare Terracina agli standard europei in termini di superficie di verde per abitante e di bellezza. Basta contrastare gli incendi e sostituire gli alberi abbattuti dalle calamità o dall’uomo, controllare il taglio nelle proprietà private, assicurarsi il lavoro di potatori, e non capitozzatori, e la consulenza di esperti per dare lunga vita al nostro verde. I nostri parchi urbani inoltre possono sicuramente diventare parchi letterari, per la sostenibilità culturale della città ed arricchire l’offerta turistica. Piccola nota che ci tocca da vicino come WWF: avevamo chiesto alla amministrazione uscente di includere nel parco della Rimembranza l’area inferiore del convento di San Francesco, area di pregio naturalistico e storico-archeologico abbandonata ai vandali, per poterla curare e completare così la bellezza di quel gioiello di biodiversità che è il Parco della Rimembranza. Stiamo aspettando un famoso lunedì, che non è mai arrivato, in cui l’assessore competente avrebbe depositato tutta la documentazione fornitagli per l’approvazione.
    • Parlare dell’ambiente naturale extraurbano ci dà la possibilità di citare la “Via Francigena del Sud” e “il cammino della Via Appia”. Il WWF Litorale Pontino è sempre stato parte integrante del “Gruppo dei 12”, la storica associazione che ha tracciato i sentieri e fatto conoscere questo cammino straordinario. Siamo fortemente motivati a portare avanti questo progetto perché i cammini sono il nuovo turismo che avanza, un turismo ad impatto zero. È per questo che, quando il 2016 è stato dichiarato “anno dei cammini” e sono partiti numerosi progetti con relativi finanziamenti, per la promozione di questi cammini, la nostra associazione ha spinto e affiancato l’amministrazione perché prendesse parte a tutti i protocolli. Grazie a questa collaborazione il tratto di Terracina è entrato di diritto nella via Francigena del Sud, che ricordiamo non è una via come l’Appia e quindi andava deciso e segnalato. Ma come tanti progetti anche questo è rimasto sulla carta. Un percorso viene vissuto se i camminatori possono poi trovare alberghi, ostelli, B&B dove sostare a prezzi accessibili e Terracina non offre, specie in estate, soluzioni simili. Quello che forse è sfuggito è che i camminatori, moltissimi stranieri, una volta visitati luoghi incantati come Terracina durante il cammino, ci tornano con le famiglie per forme di turismo più vantaggiose per la città. Ecco, catturate il camminatore e attirerete centinaia di turisti.
    • Orti urbani: partiti con tanto entusiasmo si sono persi nel nulla. Peccato, avrebbero permesso di curare le tante aree abbandonate con vegetazione incolta ricettacolo di spazzatura specie sotto forma di plastica.
  • AGRICOLTURA
    • Finalmente si inizia a sentire da più parti che il territorio di Terracina è a vocazione agricola, peccato che questa consapevolezza sia arrivata quando la nostra identità, il nostro vanto maggiore, la produzione di Moscato, era ormai ridotta a pochi piccoli appezzamenti di appassionati. La Valle dei Santi, areale d’elezione di questa coltivazione, e tutta l’area agricola di Terracina, è stata trasformata in un mare di serre dove si coltivano produzioni richieste dal mercato, il tutto accompagnato da largo uso e consumo di pesticidi e acqua, con una riduzione della biodiversità preoccupante. È utile ricordare che, in queste zone, parlare di biodiversità significa anche parlare di difesa dal dissesto idrogeologico, fenomeno che invece guadagna sempre più spazio e fa sempre più danni (ricordiamoci l’alluvione che fece crollare la Pontina). La PAC europea privilegia le multinazionali dei pesticidi e degli OGM, ma noi localmente possiamo fare molto. Iniziare con la redazione di un regolamento comunale dell’uso dei pesticidi; queste sostanze sono molto pericolose se ingerite ma lo sono ancor di più se inalate direttamente durante il trattamento delle colture. L’amministrazione uscente ha mostrato attenzione (pensavamo) al problema istituendo un tavolo al quale erano ammesse le associazioni ambientaliste e comitati di cittadini; purtroppo, come spesso accade è stata un’azione di facciata probabilmente per interessi particolari della una parte politica. La politica dovrebbe curare i beni comuni nell’interesse dei cittadini, ma fino ad ora sono tanti i cittadini che si ammalano perché vivono in prossimità dei campi e consumano prodotti trattati con pesticidi e non controllati. Anche in questo caso andrebbe rivista la politica agricola locale e il necessario passo conseguente sarebbe l’istituzione dei distretti agricoli biologici o biodistretti insieme ad altri comuni, come già avvenuto in provincia di Latina o in altre realtà (il distretto di Montalbano è uno dei più famosi) che dopo la transizione hanno visto uno sviluppo economico interessante di pari passo con l’aumento del livello della qualità.
  • MARE E COSTA
    • il mare e la costa hanno bisogno di attenzioni non solo per migliorare l’offerta turistica ma anche per la difesa dell’entroterra e dell’economia legata appunto al mare, nonché per tutelare la salute dei cittadini. Mentre 40 anni fa l’offerta era naturale e semplicemente non abbiamo saputo farne tesoro, oggi il mantenimento e la tutela della costa sono necessari, in termini di conoscenza, per conservare questo patrimonio e difenderlo da inquinamento ed erosione. Poco consola la Bandiera Blu o addirittura la Bandiera Verde di spiaggia per i bambini, perché osservazioni anche solo puntuali ci mostrano un litorale inquinato da microplastiche e scarichi fognari  abusivi con un mare spesso sporco per il rilascio di vere e proprie raccolte di spazzatura che non vengono dalle navi di passaggio, che idiozia si è raccontata per anni! occorre controllare gli allacci alla fogna soprattutto per le periferie nord e sud della città, abitazioni, esercizi commerciali, campeggi; gli scarichi abusivi di reflui industriali, molitura e altro, ben identificabili; scarichi delle barche ormeggiate in porti e canali, scarichi fognari non trattati da depuratori che arrivano dall’entroterra. Va controllato poi il sistema di smaltimento di rifiuti e scarichi degli stabilimenti balneari. Sappiamo che esiste una differenza tra inquinamento e sporcizia ma la presenza di microplastiche rappresentano una fonte di vero e proprio inquinamento per le sostanze che questi frammenti rilasciano nello stomaco o addirittura nella carne del pesce.
    • Va tutelata, per quanto possibile, il residuo di duna che in alcuni punti della nostra costa ha mostrato una progressione confortante. La duna è quella che difendere dall’erosione costiera meglio di qualsiasi barriera soffolta. Vi invitiamo a perseguire nel progetto Mare Nostrum, nell’ampiamento dell’area marina protetta e nella istituzione del parco marino così come indicato nei documenti di Agenda 21 Locale di Terracina.

Probabilmente riceverete gli stessi suggerimenti da altre fonti; ne siamo contenti perché vuol dire che la nostra preoccupazione per le questioni ambientali è condivisa da altri cittadini.

Inoltre, se tutte queste tematiche sono presenti nei vostri programmi ne siamo ancor più felici perché abbiamo speranza che le nostre istanze saranno accolte.

Auguriamo buon lavoro a chi governerà la città nei prossimi anni e ai nostri concittadini di assistere e partecipare alla rinascita di Terracina, davvero città sostenibile.

Plastica nel mare e nei canali di Terracina, un pessimo modo di celebrare la Giornata Mondiale degli Oceani

L’8 giugno è la Giornata dedicata dall’ONU agli Oceani e viene a ridosso di due notizie apparse sulla stampa in cui viene denunciata la presenza di rifiuti, soprattutto plastiche, nel mare e nei canali della città.

Il Segretario Generale dell’ONU in un passo della sua dichiarazione emessa in questa occasione afferma:

Il tema di questa Giornata, “I nostri oceani, la nostra responsabilità”, evidenzia il nostro dovere collettivo ed individuale di tutelare l’ambiente marino e fare un uso attento e responsabile delle sue risorse. Oceani e mari sicuri, puliti e produttivi sono parte integrante del benessere umano, della sicurezza economica e dello sviluppo sostenibile.

La nostra responsabilità, appunto. Dei cittadini e degli amministratori, ai quali si chiede un impegno concreto per ridurre l’inquinamento complessivo del mare.

L’inquinamento del mare ha origine a terra almeno per l’80% del suo valore e nel Mediterraneo il 95% dei rifiuti è composto da plastica.

Dal recente Report del WWF Italia

“Tra i 10-20 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno negli oceani del Pianeta, provocando oltre 13 miliardi di dollari l’anno di danni agli ecosistemi marini.

L’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo dopo la Cina e riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche. 

Alle 5 “isole di plastica” oceaniche – due nel Pacifico, due nell’Atlantico e una nell’Oceano Indiano – in cui si accumula la maggioranza dei rifiuti di plastica, si aggiunge il Mar Mediterraneo, classificato come la sesta grande zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo. In questo mare, che rappresenta solo l’1% delle acque mondiali, si concentra il 7% della microplastica globale, creando una vera e propria “zuppa di plastica” .

Ogni anno gli italiani utilizzano solo di imballaggi circa 2,1 milioni di tonnellate di plastica, i secondi maggiori consumatori dopo i tedeschi, di cui solo il 41% viene poi riciclato. In Italia il riciclo della plastica è infatti limitato esclusivamente agli imballaggi e l’obiettivo previsto dalla normativa ambientale del Paese è il 26%.
32 milioni di bottiglie di acqua minerale vengono utilizzate ogni giorno in Italia che, con i suoi 178 litri a persona l’anno, è il maggiore consumatore di acqua in bottiglia in Europa e tra i primi al mondo”.

Contro l’inquinamento da plastica siamo tutti chiamati a dare un contributo!  

L’Agenzia Europea dell’Ambiente nel suo Report del 15 maggio così come riportato sul settimanale ecologista l‘ExtraTerrestre ha scritto

…serve un deciso cambio di passo per raggiungere l’obiettivo della decontaminazione. La condizione dei mari europei rimane problematica nell’85%  delle 1.541 unità di rilevamento con valori differenti nelle varie regioni. Il Mediterraneo è in uno stato leggermente migliore rispetto al mar Baltico anche se il monitoraggio delle zone in mare aperto è molto limitato e quindi poco significativo, e , dato allarmante, il trend è negativo.

Altra informazione scientifica di quanto sta avvenendo negli Oceani viene da ARGO, sistema globale di dispositivi che effettuano misurazione di temperatura, pressione, profondità, conduttività delle acque oceaniche; è  una rete di più di 3900 sonde sparse in tutti gli oceani  fin dai primi anni 2000, galleggiano a circa 1000 metri di profondità, ogni dieci giorni scendono ad una profondità di 2000 metri per poi risalire alla superficie, da qui inviano a satelliti i dati raccolti, poi scendono di nuovo ad una profondità di 1000 metri. Quasi tutto il calore in eccesso della Terra (93%) viene assorbito dagli oceani, questo porta all’espansione termica delle acque; l’espansione termica delle acque insieme allo scioglimento dei ghiacci continentali porta all’aumento del livello dei mari. “I dati sulla temperatura degli oceani mostrano che il (loro) riscaldamento sta accelerando di più di quanto pensavamo”.

Dallo studio pubblicato sulla rivista scientifica Science risulta che nel periodo 1991 – 2010 le acque oceaniche si sono riscaldate in media più di cinque volte più velocemente che nel periodo 1971-1990. Questa è la sintesi effettuata da Nadia Simonini dell’articolo pubblicato da Lijing Cheng, John Abraham ,Zeke Hausfather e Kevin Trenberth. Secondo gli autori il riscaldamento delle acque oceaniche ha contribuito ad aumenti nell’intensità delle piogge, ai livelli dei mari che stanno salendo, alla distruzione delle barriere coralline, ai livelli declinanti di ossigeno negli oceani e ai declini nelle calotte di ghiacci, nei ghiacciai e nei ghiacci nelle zone polari.

La vita è nata nel mare ed il mare è la nostra culla, guai a scordarcelo.

Il mare svolge anche una importante funzione, quella di grande regolatore dell’anidride carbonica, un gas climalterante. Nell’acqua del mare è sequestrata molta CO2 dell’ atmosfera che nell’acqua si trasforma in acido carbonico (HCO3). Questo dissociandosi produce ione idrogeno e carbonato, favorendo così una acidificazione dell’ acqua stessa, lieve ma se la CO2 è abbondante come è attualmente il ph marino può scendere significativamente danneggiando l’alga monocellulare che vive in simbiosi con i piccoli polpi corallini, cui fornisce tramite la fotosintesi le molecole organiche carboidrati necessari per la loro vita. Le alghe della famiglia Zooxantelle che colorano i coralli sono molto sensibili alle variazioni del ph e quando questo diminuisce abbandonano il corallo che si scolorisce e muore.

I coralli muoiono di fame e smettono di fissare il carbonato di calcio disciolto che forma i loro esoscheletri e le barriere coralline. I calcari e le dolomie si formano dopo milioni di anni di sedimentazione e mineralizzazione; buona parte del carbonio della terra, infatti, è contenuto nelle rocce calcaree. Questo carbonio viene restituito nell’ atmosfera quando la crosta calcarea nelle subsistenze scivola nel mantello e viene disciolta dalle alte temperature; la CO2 formatasi è reimmessa nell’ atmosfera dalle eruzioni vulcaniche.

Sono cicli impressionanti e lunghi ma l’uomo con le sue attività sembra che possa intaccare anche questi. Da dati prodotti dalla università di Stanford se la situazione di acidificazione e riscaldamento del mare continuerà, entro il 2050 il 90% delle barriere coralline subiranno il processo di sbiancamento causato dal distacco delle alghe dai coralli. Potrebbero pero selezionarsi coralli più resistenti. Comunque anche questo sarebbe una pulsione evolutiva forzata che non si può equilibrare secondo i tempi della natura, come tutte le cose che si stanno verificando nella biosfera a causa delle alterazioni antropiche.

Una ultima cosa importante per la vita sulla terra di cui siamo debitori ai coralli ed alle alghe associate dipende da quelle piccole quantità di sostanza organica intrappolata nei sedimenti marini e poi sepolta sotto le barriere e i sedimenti stessi che in assenza di aria nel corso di milioni di anni si mineralizzeranno in rocce. Queste quantità (stimata 1%) non potrà essere ossidata per milioni di anni e l’ossigeno risparmiato rimarrà a disposizione della vita nell’ atmosfera assieme a quello prodotto dalla fotosintesi

Occorre ritrovare un equilibrio in cui la natura con la sua capacità di resilienza possa garantire alla vita di continuare a prosperare sul Pianeta.

 

 

A Terracina è iniziata la stagione dei fuochi

Riprendono i fuochi dei rifiuti nelle campagne di Terracina o forse non si è mai interrotta la pessima abitudine di alcuni nostri concittadini di bruciare plastica e altro.

Stanotte nella zona tra Ceccaccio e il Mortacino qualcuno si è divertito ad accendere rifiuti sugli argini dei canali; la nostra associazione è stata contattata da alcuni residenti che hanno segnalato il fatto e così stamani un nostro volontario ha fatto un giro nella zona rilevando uno stato di degrado diffuso.

Il Consorzio di bonifica sta eseguendo lavori di pulizia degli argini tagliando l’erba e le cannucce

 

 

 

 

 

 

Questo intervento porta alla luce un insieme di minidiscariche diffuse sul territorio

 

Ovviamente, ogni tanto si incontrano lastre di eternit.

Non si salvano i canali che prima o poi porteranno a mare il loro carico di rifiuti.

Su tutti i corsi d’acqua della zona la palma del più grande “portatore” di rifiuti tocca al Portatore che stamani alla griglia aveva questo aspetto.

Passando lungo il canale che unisce Ceccaccio al Mortacino l’odore acre di fumo prende alla gola, sono presenti tutti gli effetti di un incendio recente che ha fatto un unico rogo di plastica e cannucce tagliate.

Questi incendi vanno fermati, attentano alla salute di tutti compresi gli stessi incendiari.

La zona non è densamente abitata ma è piena di piccole aziende agricole che producono prodotti che poi raggiungeranno le nostre tavole. Non può restare in questo stato di degrado.

L’amministrazione pubblica e l’azienda De Vizia devono allargare la loro area di intervento, sono necessari urgenti interventi di bonifica e controlli anche con il coinvolgimento delle forze dell’ordine.

 

 

 

Cemento-amianto a Terracina, il WWF scrive in Comune

LETTERA  APERTA

                                                            Al Sindaco Nicola Procaccini,

                                   all’Assessore all’Ambiente Emanuela Zappone,

                                                            alla Delegata alla Sanità Maurizia Barboni

 

                                                                                                                    Alla Stampa

 

Da tempo stanno arrivando alla nostra Associazione le preoccupazioni dei cittadini che si vedono circondati da strutture contenenti cemento-amianto senza il minimo intervento da parte della Amministrazione pubblica mirante alla messa in sicurezza con la rimozione, l’incapsulamento o l’isolamento di tale materiale.

 La nostra richiesta di un intervento di risanamento ambientale non parte da oggi ma già all’inizio della pubblicazione del nostro blog nel marzo 2012 scrivevamo

Bonificare le costruzioni contenenti amianto deve essere un obbligo per le pubbliche amministrazioni

E nell’anno successivo, in aprile, comunicammo che il Governo aveva messo mano alla questione stabilendo le norme per la costruzione di un Piano Amianto

Era ora, finalmente abbiamo un Piano Amianto

Nello stesso anno, in ottobre, l’intervento di rimozione da parte di una ditta privata del cemento-amianto che ricopriva il tetto della chiesetta del quartiere Arene allertò i residenti anche per la sua vicinanza ad una scuola e nello stesso tempo dette l’illusione di un avvio di bonifica generale.

Bonifica dell’amianto presente sul tetto della chiesetta dei SS. Cosma e Damiano di Terracina

Ma non era così e lo dimostrammo subito dopo con un’indagine a campione su tutto il territorio comunale.

Il cemento-amianto presente nel territorio del comune di Terracina. Cosa fare?

L’indagine ebbe un buon risalto sulla stampa ma non smosse l’Amministrazione per cui il WWF continuò nella sua denuncia e in novembre scrivemmo

“Prevenire è meglio che curare”, i materiali tossici a Terracina sono alla luce del sole

Intanto, a dicembre partecipammo a Roma ad un convegno sul tema organizzato dall’ISS.

Mentre sui territori si dorme, non solo a Terracina, l’Istituto Superiore di Sanità si preoccupa dell’esposizione all’amianto

I dati presentati a Roma erano allarmanti, tanto il materiale da bonificare nella nostra Regione!

Un milione di tonnellate di cemento-amianto nel Lazio. Ne bonifichiamo 15 mila all’anno. Ci vorranno 60 anni per liberarcene!

E così fummo ancora costretti a continuare le segnalazioni.

Il cemento-amianto presente sul territorio è un problema serio, lo stiamo ignorando

Fino a quando nel dicembre 2013 avemmo una prima reazione da parte dell’Amministrazione.

Cemento-amianto a Terracina, primo contatto con l’Amministrazione comunale

Rappresentanti del WWF Litorale Pontino furono ricevuti dall’assessore all’Ambiente, delegato dal sindaco, e dal responsabile del Settore Gestione e Protezione Ambientale, ing. Sperlonga. Si parlò dell’indagine campione fatta sul territorio comunale e delle soluzioni che altri comuni avevano adottato.

Passarono altri sei mesi senza reazioni da parte degli uffici comunali e a giugno 2014 scrivemmo

 Cemento-amianto da bonificare, a Terracina non se ne parla.

Finalmente, in piena estate, qualcosa si mise in moto, il sindaco di Terracina firmò un protocollo d’intesa con l’associazione Per Vivere che da tempo si interessava della tutela dei cittadini dai rischi dell’esposizione all’amianto. Nell’atto i firmatari dichiararono di “voler interagire tra loro al fine di organizzare uno specifico programma di lavoro per il territorio di Terracina e per i suoi abitanti, in attuazione del DGR del 10.11.1998 n. 5892 -Piano Regionale….della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”.

 Eternit a Terracina, primi passi dell’amministrazione comunale

Subito dopo venne istituito un tavolo tecnico anche per interessamento dell’allora consigliere comunale Valerio Golfieri con il coinvolgimento del WWF e di Agenda 21.

 Costituito un tavolo tecnico sull’amianto, si muove la giunta comunale di Terracina

Intanto, a novembre, vennero pubblicati i dati relativi alla mortalità dovuta alla presenza dell’amianto

L’amianto colpisce anche qui, 90 morti in provincia di Latina (5 a Terracina) in questi primi anni del duemila

Nel febbraio 2015 finalmente nel tavolo tecnico si parlò di regolamento comunale sulla gestione dei materiali contenenti amianto, che avrebbe avviato il monitoraggio della presenza del cemento-amianto prospettando alcune soluzioni pratiche contenute anche in una proposta di legge regionale in discussione in quei giorni.

 Pronta una bozza di regolamento comunale sulla gestione dell’amianto presente sul territorio comunale di Terracina, stavolta forse siamo i primi.

Il Consiglio comunale, in aprile, finalmente approvò all’unanimità il REGOLAMENTO COMUNALE PER LA TUTELA DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE AI FINI DELLA DIFESA DAI PERICOLI DERIVANTI DALL’AMIANTO E PER IL RISANAMENTO AMBIENTALE, LA BONIFICA E LO SMALTIMENTO DELL’ AMIANTO

Il regolamento si articola in cinque parti Premessa, Tutela sanitaria, Norme esecutive, Finanziamenti, Obblighi e sanzioni.

Approvate dal Consiglio comunale di Terracina norme per la bonifica dell’amianto, ora occorre applicarle

 Scrivemmo subito: “Ora ci aspettiamo un’applicazione rapida e puntuale delle norme augurandoci che questa decisione unanime del Consiglio comunale non faccia la fine di altre mozioni e odg rimasti soltanto sui verbali delle sedute”

Fummo facili profeti.

 Cadde la Giunta e l’ultima volta che in Comune si potè parlare di amianto fu a luglio 2015 quando il WWF incontrò la vice Commissaria Antonietta Orlando che sulla questione affermò “l’esistenza di un regolamento obbliga l’Ente ad avviare il censimento dedicando allo scopo almeno un impiegato comunale e una somma iniziale da inserire nel bilancio 2016; si prenderà contatto con il Centro Regionale Amianto per acquisire opportunità di finanziamenti”.

 Positivo incontro con la vice Commissaria Antonietta Orlando

Da allora non abbiamo più notizie sul censimento delle strutture contenenti cemento-amianto e su qualunque altra iniziativa in merito alle azioni di bonifica. Sembra essere calato un silenzio tetro sulla questione amianto.

Vorremmo essere smentiti dai fatti e questa volta ne saremmo veramente lieti.

Terracina, 3 giugno 2019

 

Franca Maragoni

 

 

Il WWF e le Aziende contro la plastica

L’azienda Unilever, che collabora con il WWF a livello internazionale, ha avviato la strategia globale No/Less/Better Plastic: entro il 2025 tutti i packaging dei prodotti Unilever presenti nel mondo saranno completamente riutilizzabili, riciclabili o compostabili e sarà convertito il 25% degli imballaggi in plastica in materiali riciclati o in PCR (materiale riciclato post consumo).

 

Questo percorso maggiormente orientato alla circular economy è stato da subito attivato dal marchio Carte d’Or, leader nel mondo del gelato in vaschetta, che ha presentato sul mercato una nuova confezione compostabile e riciclabile che potrà essere smaltita sia nel contenitore della carta sia nella raccolta differenziata dei rifiuti organici.

 

Il cambio del pack coinvolgerà circa 11 milioni di confezioni ed il risultato di questa azione sarà la diminuzione di circa 520 tonnellate di plastica in un solo anno.

Non solo, l’azienda sarà al fianco del WWF per 2 anni come main partner del tour Spiagge #PlasticFree, progetto della nostra Campagna #GenerAzione Mare. L’obiettivo della collaborazione è quello di informare, sensibilizzare e coinvolgere in attività specifiche sul territorio quante più persone possibile, compresi consumatori, dipendenti e clienti di Unilever in Italia.

Ed è proprio in quest’ottica che una rappresentanza di dipendenti Unilever Italia parteciperà all’evento del prossimo 3 giugno (lunedì), contribuendo alla pulizia dell’area di Fregene.

L’evento di pulizia della spiaggia si svolgerà durante il pomeriggi del 3 giugno dalle ore 14:30 alle 17:30  nell’area del Villaggio dei Pescatori di Fregene davanti all’OASI WWF Bosco Foce dell’Arrone.

All’iniziativa parteciperanno oltre 100 dipendenti dell’azienda, coordinati dai volontari del WWF.

Le linee strategiche del Piano Rifiuti della Regione Lazio impongono delle riflessioni sull’intera gestione dei rifiuti urbani

A gennaio di quest’anno la Regione Lazio ha emanato le linee strategiche del Piano di gestione dei rifiuti su tutto il territorio regionale.

Vengono comunicati due dati che riconoscono implicitamente l’inefficienza gestionale del processo fondato su raccolta differenziata e trattamento meccanico biologico (TMB) del residuo.

Quest’ultimo serve a inertizzare l’eventuale frazione organica ancora presente nel residuo e a recuperare altro materiale.

Il primo dato, molto preoccupante, fissa al 17% della raccolta differenziata gli scarti di lavorazione della stessa.
Il secondo, oggi sicuramente ottimistico, stabilisce che se si applicassero le migliori tecnologie al trattamento meccanico biologico si otterrebbe da questo il 33% di scarti da smaltire in discarica e/o in incenerimento.

Ottimistico sicuramente se si guardano i dati del 2017 relativi ai rifiuti trattati dagli impianti TMB della regione; su 1.322.910 tonnellate gli scarti sono stati 1.136.000 tonnellate, ovvero oltre l’85% .

Così nell’ATO 2, la provincia di Latina, dove l’impianto RIDA ha lavorato poco più di 300.000 tonnellate di indifferenziato rilasciandone il 77%, pari a circa 230.000 tonnellate di scarti.

Il TMB in provincia di Latina (RIDA), anno 2017

 

Quindi, se si considerano queste previsioni, con la raccolta differenziata che fornisce il 17% di scarti e il TMB il 33%, per il 2019 a livello regionale e provinciale avremo le seguenti situazioni.

LAZIO

Rifiuti prodotti

(ton)

RD

17%RD

*

INDIFF

33%INDIFF

**

Da smaltire

(*+**)

2.972.084

1.545.489

 

262.733 1.426.605 470.780

733.513

 

RD = raccolta differenziata   INDIFF = residuo indifferenziato

ATO 2-LATINA

Rifiuti prodotti

(ton)

RD 17%RD

*

INDIFF 33%INDIFF

**

Da smaltire

(*+**)

279.914

 

145.555

 

24.744 134.359 44.338

69.082

 

In provincia non abbiamo più la capacità di accogliere questa quantità di rifiuti da smaltire.

 

Come si presenta la situazione a Terracina?

Produzione dei rifiuti e raccolta differenziata nel comune di TERRACINA(ton)

RD = raccolta differenziata   RU = RD+residuo indifferenziato

 

La produzione dei rifiuti sta crescendo e l’indifferenziato anche, con una tendenza confrontabile con quella della raccolta differenziata. La prima osservazione porta alla constatazione che non è in atto una strategia di riduzione dei rifiuti e la seconda che manca il controllo su quanto viene conferito dai cittadini.

 

Se si applicano alla produzione dei rifiuti della città di Terracina del 2018 le stesse percentuali degli scarti previste per la regione e la provincia si ha questo schema che penalizza la raccolta differenziata, perché le 5.329 tonnellate di scarti contengono ancora sicuramente molti materiali sottratti così all’economia circolare.

Applicando tale schema per i dati 2018 della nostra città abbiamo

Rifiuti prodotti

(ton)

RD 17%RD

*

INDIFF 33%INDIFF

**

Da smaltire

(*+**)

25.575

 

19.441

 

3.305 6.134 2.024

5.329

 

Quindi, raccolta differenziata da gestire e TMB da evitare; si ripropone così il paradigma del Riciclo totale che rappresenta la vera strategia che porta verso l’azzeramento dei rifiuti.

La gestione dei rifiuti all’interno dell’economia circolare comporta un costante controllo dei singoli processi che ne sono alla base. 

Dopo buoni programmi di riduzione della produzione dei rifiuti (vuoto a rendere, prodotti sfusi, contrasto allo spreco alimentare, casette dell’acqua, compostaggio domestico o di comunità, mercatini dell’usato, mense scolastiche, officine del riuso,…) e una raccolta differenziata ben organizzata, il gestore dovrebbe analizzare quanto resta per migliorare il processo di raccolta, riducendo così gli scarti di lavorazione della raccolta differenziata e l’entità dell’indifferenziato, e per eliminare o sostituire sin dall’inizio gli oggetti destinati a diventare rifiuti dopo l’uso.

Si può fare!

Eliminare lo spreco riducendo i rifiuti, non si può più aspettare

Il Comune di Milano, l’Assolombarda e il Politecnico fanno sistema nella lotta allo spreco alimentare.

Parte domani a Milano una iniziativa che coinvolge istituzioni diverse impegnate nella riduzione dello spreco recuperando prodotti destinati a diventare rifiuti e che coniuga efficienza, solidarietà e coesione sociale.

Il progetto ha lo scopo di valorizzare le buone pratiche messe in atto dalle aziende premiandole  con l’attribuzione di bollino  “zero sprechi” e di dare vita a circuiti  veloci per la consegna dei prodotti agli enti che li raccolgono. L’idea è quella di creare una sorta di microdistretti del recupero e della redistribuzione tra imprese e associazioni che operano nella stessa area.

 

In Italia ogni anno si sprecano oltre cinque milioni di tonnellate di rifiuti per un valore economico di circa 12 miliardi di euro e diventa quindi impellente un intervento che affronti tale questione dal rilevante impatto ambientale e sociale. Il Comune del capoluogo lombardo ha preso l’iniziativa di riconoscere e promuovere buone pratiche volte a ridurre gli sprechi e redistribuire le eccedenze, come quella messa in atto da Assolombarda e Politecnico di Milano.

Proprio il Politecnico da tempo studia lo spreco censendo anche le buone pratiche esistenti per la costituzione di microdistretti del recupero.

 

Il 90% delle eccedenze alimentari generate all’interno della filiera agro-alimentare viene sprecata, ovvero non è ancora utilizzata per l’alimentazione umana” ha affermato Alessandro Perego, Direttore Vicario del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano. “I nostri studi dicono che l’adozione di processi strutturali di recupero delle eccedenze tra imprese della filiera e operatori del terzo settore possono portare a tassi di recupero decisamente più alti, tra il 30 e il 50%. Nella città di Milano sono già in atto molte iniziative eccellenti. Si tratta di dare loro evidenza e metterla a sistema”. 

Nella lotta allo spreco alimentare si potranno seguire strade diverse ma il progetto del Comune di Milano ha il merito di aver coinvolto la produzione, la distribuzione, la ricerca oltre alle organizzazioni destinatarie dei materiali in un sistema che fa ben sperare. 

Il WWF Italia chiede una correzione sui fanghi in agricoltura e annuncia un esposto per danno erariale sul condono a Ischia

(dal sito del WWF Italia)

Sull’ambiente non si deroga.

Lo dice il WWF annunciando che se ci sarà l’approvazione al Senato del testo approvato dalla Camera del  decreto Genova (dl n. 109/2018) senza modifiche, l’associazione è pronta ad azioni  per la difesa del territorio, delle acque della salute e della filiera agroalimentare, messe a rischio sulla norme riguardanti il condono di Ischia (art. 25 del decreto) e lo spargimento dei fanghi da depurazione sui nostri campi (art. 41).
Proprio rispetto alla norma sui fanghi in agricoltura il WWF sta redigendo una proposta di norma correttiva, che chiederà venga inserita nel primo provvedimento utile che stabilisca limiti e prescrizioni per evitare l’inquinamento dei terreni agricoli, mentre per il condono di Ischia l’associazione è pronta a un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti campana in cui si segnala il rischio di danni ambientali e erariali.

Nel caso che non venga accolta la modifica approvata in Commissione, il WWF rileva che l’art. 25 del decreto Genova presenta una doppia criticità che sarà evidenziata nell’Esposto del WWF alla Corte dei Conti. In primo luogo il danno ambientale perché le norme approvate consentono di bypassare i vincoli paesaggistici esistenti nei comuni ischitani colpiti dal sisma del 2017 di Casamicciola Terme, Forio d’Ischia e Lacco Ameno, sulla base dei meccanismi consentiti dal condono tombale del 1985 e non sulla base dei due successivi condoni edilizi del 1994 e del 2003 che, invece, escludevano la sanatoria tout court di opere abusive in aree vincolate. In secondo luogo il danno erariale perché la l’esame affrettato delle domande per sanare gli abusi edilizi, legittima e perpetua  il pregiudizio arrecato alle casse pubbliche per la omessa acquisizione della disponibilità materiale degli immobili abusivi in aree vincolate, la omessa riscossione dei canoni di occupazione e delle imposte locali sugli immobili abusivi oggetto di ordinanze di demolizione non ottemperate, omessa irrogazione di sanzioni amministrative.

Per quanto riguarda l’art. 41 del Decreto Genova sullo spargimento dei fanghi di depurazione nei campi il WWF chiede di intervenire subito con una norma correttiva per limitare l’uso in agricoltura dei soli residui provenienti da insediamenti civili, abbassando i limiti dei contaminanti ambientali ammessi, fissando, ad esempio il limite, indicato dalla Unione Europea, a 500 mg/kg di sostanza secca per gli idrocarburi pesanti e vietando l’uso in agricoltura di fanghi che contengano sostanze chimiche pericolose e persistenti come diossine, IPA – Idrocarburi Policiclici Aromatici e PCB. Il WWF chiederà, inoltre, di fissare prescrizioni chiare relative alle analisi dei terreni precedenti e successive lo spandimento dei fanghi e degli stessi fanghi e vietare lo spargimento nei terreni con distanza inferiore ai 500 metri dalle abitazioni. Infine, per il WWF, è necessario prevedere l’obbligo di lavorazione del suolo entro 12 ore dallo spandimento dei fanghi e vietare l’uso di diserbanti nei terreni dove saranno riversati i fanghi e  stabilire l’obbligo di rotazione quinquennale delle colture al fine di incrementare la biodiversità  favorendo i processi naturali di autodepurazione del suolo.

Ecco un documento dell’associazione sui fanghi di depurazione documento_fanghi_1

 

Ecco quello che si temeva, stiamo mangiando la plastica

Sul mensile SALVAGENTE la prima ricerca sulle microplastiche nelle bottiglie.

Non si salva nessuno: in tutti e 18 i campioni anonimi di bottiglie di plastica analizzate dal Salvagente c’erano tracce di microplastiche, con valori che vanno dalle 0,89 microparticelle per litro ad un massimo di 18,89.

Il Salvagente, mensile leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, presenta nel numero in edicola il 25 settembre la prima ricerca sulle microplastiche contenute nelle bevande industriali quali cole, the freddi, aranciate, acque toniche ecc. Si tratta di particelle invisibili a occhio nudo ma tutt’altro che innocue perché possono contenere sostanze tossiche come interferenti endocrini, molecole cancerogene e batteri.

“La plastica – ha spiegato nel corso della conferenza stampa Gaetano Benedetto, Direttore Generale WWF Italia – è un nemico invasivo e spietato e difficile da sconfiggere e che, ormai, è entrato anche nella catena alimentare. Serve un’azione decisa e immediata per evitare che il Mediterraneo soffochi nella plastica. Per questa ragione nella nostra petizione chiediamo che gli Stati europei vietino da subito 10 prodotti di plastica usa e getta; che venga introdotta una cauzione sui prodotti in plastica usa e getta; che siano messe fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018; che sia finanziato non solo il censimento degli attrezzi da pesca “fantasma”, cioè dispersi in mare ma anche il loro recupero e il corretto smaltimento”.

(dal sito del WWF Italia)

Al salone nautico di Genova tutti i numeri del tour WWF Spiagge plastic free che ha visto attivarsi anche Terracina con la campagna “Non lasciarmi qui”

È stata una grande azione di conservazione ‘attiva’ collettiva,quella che ha visto tra giugno e settembre animare 41 località costiere italiane con eventi di pulizia nel Tour WWF Spiagge Plastic Free: partito da Catania e lanciato da un appello di Fiorello e Stefania Spampinato, il tour ha toccato spiagge e scogliere dal nord al sud del paese coinvolgendo oltre 1.000 volontari di ogni età che hanno setacciato complessivamente oltre 20 chilometri di litorale. I dati del Tour sono stati presentati oggi presso il Salone Nautico di Genova.

Negli oltre 700 sacchi raccolti il ‘primato’ dei rifiuti è sempre la plastica “usa e getta”. L’evento conclusivo della Campagna #GenerAzioneMare ha lanciato WWF S.U.B una  nuova realtà di volontariato per ripulire i fondali

Coinvolgendo associazioni, enti, istituzioni locali, aziende, i volontari WWF hanno eliminato tonnellate di rifiuti e fatto tornare allo stato naturale alcune tra le più belle spiagge italiane, dalle calette e spiagge sarde alle baie del litorale laziale, dalle scogliere calabresi alle lunghe spiagge dell’adriatico. La gran parte dei rifiuti erano composti da plastica usa-e-getta: al primo posto cotton fioc (in un singolo evento addirittura più di 4.000), e poi buste di plastica, bottiglie e tappi, materiali da imballaggio, polistirolo, retine degli allevamenti di mitili, siringhe, resti di boe. Non sono mancati i rifiuti speciali (paraurti di automobili, copertoni, scaldabagni, materassi, etc.). La maggior parte comunque erano oggetti di uso comune e che, nello stile di vita quotidiano, facilmente sostituibili con altri di lunga durata o realizzati con materiali biodegradabili. La plastica, infatti, è un vero highlander dei mari e minaccia la biodiversità degli oceani.

“Sono almeno 7.000 le specie marine minacciate dalla plastica nel mondo, uccelli, mammiferi marini, tartarughe e altre specie restano intrappolate, o ingeriscono la plastica e in alcuni casi provocano addirittura avvelenamento”. Ha dichiarato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica marina è dovuto alla plastica e di queste il 17% è minacciato o in pericolo critico di estinzione secondo l’IUCN. È l’effetto dei nostri comportamenti, del nostro stile di vita e questo ci deve richiamare ad un’attenzione a tutti i livelli, da quello istituzionale a quello del singolo cittadino. La buona notizia è che pulire e proteggere il mediterraneo dalla plastica si può, ma richiede l’impegno e la collaborazione di tutti. Per questo un grazie speciale va alle centinaia di volontari che questa estate hanno contribuito a rendere più belle le nostre spiagge partecipando al Tour WWF, agli enti, alle istituzioni e ai testimonial che hanno sostenuto questa iniziativa. Impegni importanti sono stati presi al livello europeo, il nostro Ministero dell’Ambiente è fortemente coinvolto in questa battaglia ma non dobbiamo abbassare la guardia. Il nostro impegno continuerà anche il prossimo anno e per questo abbiamo avviato  anche l’attività di controllo e pulizia nei fondali, grazie ad una nuova rete di volontari subacquei”.

 

Il WWF ha scelto, infatti, il Salone Nautico per presentare una nuova realtà di volontariato nata nell’ambito dell’Associazione, il gruppo specializzato WWF S.U.B. (Save Underwater Biodiversityche ha già realizzato alcune operazioni di recupero di decine di metri di reti abbandonate svolte in collaborazione e supporto della Guardia Costiera.

L’invito lanciato dal Salone Nautico per liberare il Mediterraneo dalla plastica è stato lanciato anche alla comunità di diportisti per i quali il WWF ha stilato una speciale Rosa dei Venti con 8 semplici consigliper orientarsi nella navigazione a vela o a motore con uno stile ‘plastic-free’: dalla cambusa dotata di contenitori di latta o riutilizzabili, al boccione con dispenser per l’acqua al posto delle  bottiglie, dal riciclo delle vele all’uso di saponi senza microplastiche. E poi consigli sull’abbigliamento (no alle microfibre, rilasciano microplastiche ad ogni lavaggio) e sulla navigazione durante la quale si invita ad assicurare in coperta tutti gli oggetti che purtroppo rischiano di volare in mare.

Il WWF sta proseguendo la raccolta firme per la petizione #plasticfree diretta al Ministero dell’Ambiente con 4 richieste tra cui l’introduzione di una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso. Finora la  petizione, presente anche su change.org ha raccolto oltre 352.000 firme, ma l’obiettivo è raggiungerne 500.000 entro l’anno.

FIRMA ANCHE TU!