Il WWF Italia chiede una correzione sui fanghi in agricoltura e annuncia un esposto per danno erariale sul condono a Ischia

(dal sito del WWF Italia)

Sull’ambiente non si deroga.

Lo dice il WWF annunciando che se ci sarà l’approvazione al Senato del testo approvato dalla Camera del  decreto Genova (dl n. 109/2018) senza modifiche, l’associazione è pronta ad azioni  per la difesa del territorio, delle acque della salute e della filiera agroalimentare, messe a rischio sulla norme riguardanti il condono di Ischia (art. 25 del decreto) e lo spargimento dei fanghi da depurazione sui nostri campi (art. 41).
Proprio rispetto alla norma sui fanghi in agricoltura il WWF sta redigendo una proposta di norma correttiva, che chiederà venga inserita nel primo provvedimento utile che stabilisca limiti e prescrizioni per evitare l’inquinamento dei terreni agricoli, mentre per il condono di Ischia l’associazione è pronta a un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti campana in cui si segnala il rischio di danni ambientali e erariali.

Nel caso che non venga accolta la modifica approvata in Commissione, il WWF rileva che l’art. 25 del decreto Genova presenta una doppia criticità che sarà evidenziata nell’Esposto del WWF alla Corte dei Conti. In primo luogo il danno ambientale perché le norme approvate consentono di bypassare i vincoli paesaggistici esistenti nei comuni ischitani colpiti dal sisma del 2017 di Casamicciola Terme, Forio d’Ischia e Lacco Ameno, sulla base dei meccanismi consentiti dal condono tombale del 1985 e non sulla base dei due successivi condoni edilizi del 1994 e del 2003 che, invece, escludevano la sanatoria tout court di opere abusive in aree vincolate. In secondo luogo il danno erariale perché la l’esame affrettato delle domande per sanare gli abusi edilizi, legittima e perpetua  il pregiudizio arrecato alle casse pubbliche per la omessa acquisizione della disponibilità materiale degli immobili abusivi in aree vincolate, la omessa riscossione dei canoni di occupazione e delle imposte locali sugli immobili abusivi oggetto di ordinanze di demolizione non ottemperate, omessa irrogazione di sanzioni amministrative.

Per quanto riguarda l’art. 41 del Decreto Genova sullo spargimento dei fanghi di depurazione nei campi il WWF chiede di intervenire subito con una norma correttiva per limitare l’uso in agricoltura dei soli residui provenienti da insediamenti civili, abbassando i limiti dei contaminanti ambientali ammessi, fissando, ad esempio il limite, indicato dalla Unione Europea, a 500 mg/kg di sostanza secca per gli idrocarburi pesanti e vietando l’uso in agricoltura di fanghi che contengano sostanze chimiche pericolose e persistenti come diossine, IPA – Idrocarburi Policiclici Aromatici e PCB. Il WWF chiederà, inoltre, di fissare prescrizioni chiare relative alle analisi dei terreni precedenti e successive lo spandimento dei fanghi e degli stessi fanghi e vietare lo spargimento nei terreni con distanza inferiore ai 500 metri dalle abitazioni. Infine, per il WWF, è necessario prevedere l’obbligo di lavorazione del suolo entro 12 ore dallo spandimento dei fanghi e vietare l’uso di diserbanti nei terreni dove saranno riversati i fanghi e  stabilire l’obbligo di rotazione quinquennale delle colture al fine di incrementare la biodiversità  favorendo i processi naturali di autodepurazione del suolo.

Ecco un documento dell’associazione sui fanghi di depurazione documento_fanghi_1

 

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Ecco quello che si temeva, stiamo mangiando la plastica

Sul mensile SALVAGENTE la prima ricerca sulle microplastiche nelle bottiglie.

Non si salva nessuno: in tutti e 18 i campioni anonimi di bottiglie di plastica analizzate dal Salvagente c’erano tracce di microplastiche, con valori che vanno dalle 0,89 microparticelle per litro ad un massimo di 18,89.

Il Salvagente, mensile leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, presenta nel numero in edicola il 25 settembre la prima ricerca sulle microplastiche contenute nelle bevande industriali quali cole, the freddi, aranciate, acque toniche ecc. Si tratta di particelle invisibili a occhio nudo ma tutt’altro che innocue perché possono contenere sostanze tossiche come interferenti endocrini, molecole cancerogene e batteri.

“La plastica – ha spiegato nel corso della conferenza stampa Gaetano Benedetto, Direttore Generale WWF Italia – è un nemico invasivo e spietato e difficile da sconfiggere e che, ormai, è entrato anche nella catena alimentare. Serve un’azione decisa e immediata per evitare che il Mediterraneo soffochi nella plastica. Per questa ragione nella nostra petizione chiediamo che gli Stati europei vietino da subito 10 prodotti di plastica usa e getta; che venga introdotta una cauzione sui prodotti in plastica usa e getta; che siano messe fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018; che sia finanziato non solo il censimento degli attrezzi da pesca “fantasma”, cioè dispersi in mare ma anche il loro recupero e il corretto smaltimento”.

(dal sito del WWF Italia)

Al salone nautico di Genova tutti i numeri del tour WWF Spiagge plastic free che ha visto attivarsi anche Terracina con la campagna “Non lasciarmi qui”

È stata una grande azione di conservazione ‘attiva’ collettiva,quella che ha visto tra giugno e settembre animare 41 località costiere italiane con eventi di pulizia nel Tour WWF Spiagge Plastic Free: partito da Catania e lanciato da un appello di Fiorello e Stefania Spampinato, il tour ha toccato spiagge e scogliere dal nord al sud del paese coinvolgendo oltre 1.000 volontari di ogni età che hanno setacciato complessivamente oltre 20 chilometri di litorale. I dati del Tour sono stati presentati oggi presso il Salone Nautico di Genova.

Negli oltre 700 sacchi raccolti il ‘primato’ dei rifiuti è sempre la plastica “usa e getta”. L’evento conclusivo della Campagna #GenerAzioneMare ha lanciato WWF S.U.B una  nuova realtà di volontariato per ripulire i fondali

Coinvolgendo associazioni, enti, istituzioni locali, aziende, i volontari WWF hanno eliminato tonnellate di rifiuti e fatto tornare allo stato naturale alcune tra le più belle spiagge italiane, dalle calette e spiagge sarde alle baie del litorale laziale, dalle scogliere calabresi alle lunghe spiagge dell’adriatico. La gran parte dei rifiuti erano composti da plastica usa-e-getta: al primo posto cotton fioc (in un singolo evento addirittura più di 4.000), e poi buste di plastica, bottiglie e tappi, materiali da imballaggio, polistirolo, retine degli allevamenti di mitili, siringhe, resti di boe. Non sono mancati i rifiuti speciali (paraurti di automobili, copertoni, scaldabagni, materassi, etc.). La maggior parte comunque erano oggetti di uso comune e che, nello stile di vita quotidiano, facilmente sostituibili con altri di lunga durata o realizzati con materiali biodegradabili. La plastica, infatti, è un vero highlander dei mari e minaccia la biodiversità degli oceani.

“Sono almeno 7.000 le specie marine minacciate dalla plastica nel mondo, uccelli, mammiferi marini, tartarughe e altre specie restano intrappolate, o ingeriscono la plastica e in alcuni casi provocano addirittura avvelenamento”. Ha dichiarato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica marina è dovuto alla plastica e di queste il 17% è minacciato o in pericolo critico di estinzione secondo l’IUCN. È l’effetto dei nostri comportamenti, del nostro stile di vita e questo ci deve richiamare ad un’attenzione a tutti i livelli, da quello istituzionale a quello del singolo cittadino. La buona notizia è che pulire e proteggere il mediterraneo dalla plastica si può, ma richiede l’impegno e la collaborazione di tutti. Per questo un grazie speciale va alle centinaia di volontari che questa estate hanno contribuito a rendere più belle le nostre spiagge partecipando al Tour WWF, agli enti, alle istituzioni e ai testimonial che hanno sostenuto questa iniziativa. Impegni importanti sono stati presi al livello europeo, il nostro Ministero dell’Ambiente è fortemente coinvolto in questa battaglia ma non dobbiamo abbassare la guardia. Il nostro impegno continuerà anche il prossimo anno e per questo abbiamo avviato  anche l’attività di controllo e pulizia nei fondali, grazie ad una nuova rete di volontari subacquei”.

 

Il WWF ha scelto, infatti, il Salone Nautico per presentare una nuova realtà di volontariato nata nell’ambito dell’Associazione, il gruppo specializzato WWF S.U.B. (Save Underwater Biodiversityche ha già realizzato alcune operazioni di recupero di decine di metri di reti abbandonate svolte in collaborazione e supporto della Guardia Costiera.

L’invito lanciato dal Salone Nautico per liberare il Mediterraneo dalla plastica è stato lanciato anche alla comunità di diportisti per i quali il WWF ha stilato una speciale Rosa dei Venti con 8 semplici consigliper orientarsi nella navigazione a vela o a motore con uno stile ‘plastic-free’: dalla cambusa dotata di contenitori di latta o riutilizzabili, al boccione con dispenser per l’acqua al posto delle  bottiglie, dal riciclo delle vele all’uso di saponi senza microplastiche. E poi consigli sull’abbigliamento (no alle microfibre, rilasciano microplastiche ad ogni lavaggio) e sulla navigazione durante la quale si invita ad assicurare in coperta tutti gli oggetti che purtroppo rischiano di volare in mare.

Il WWF sta proseguendo la raccolta firme per la petizione #plasticfree diretta al Ministero dell’Ambiente con 4 richieste tra cui l’introduzione di una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso. Finora la  petizione, presente anche su change.org ha raccolto oltre 352.000 firme, ma l’obiettivo è raggiungerne 500.000 entro l’anno.

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Oggi termina il tour Spiagge plastic free del WWF Italia, a Terracina avrà una coda fino a mercoledì 19

 

Oggi, 15 settembre, si chiude in Sardegna, con un evento di  pulizia dei litorali, il Tour nazionale del WWF Spiagge plastic free, una maratona di eventi che ha coinvolto per tutta l’estate partner di alto profilo scientifico e tecnico, centinaia di volontari e cittadini uniti tutti dallo stesso obiettivo: liberare alcune delle più belle spiagge italiane dall’invasione silenziosa della plastica che rappresenta il 95% dei rifiuti del mare e ha dei primati incredibili di ‘resistenza’ nell’ambiente marino.

 

Nell’occasione i volontari puliranno il tratto di spiaggia di Cala Saccaia (Olbia) dalle 11.00 alle 17.00 in collaborazione con enti e associazioni: l’evento è inserito tra quelli ufficiali del World Clean Up Day, la più grande azione civica per la pulizia dell’ambiente dai rifiuti.
Il WWF ha così scelto l’altra grande isola italiana per celebrare il suo tour, partito il 3 giugno scorso in Sicilia con la partecipazione della madrina della manifestazione, Stefania Spampinato, e l’appello video di Fiorello.

A Terracina la campagna continuerà fino al 19 settembre con l’iniziativa “Non lasciarmi qui” programmata con altre associazioni e l’Assessorato all’Ambiente del Comune. 

Questo il calendario degli interventi Calendario Operazione Non lasciarmi qui ai quali tutti possono partecipare.

“Non lasciarmi qui”, campagna contro l’abbandono sulla spiaggia di oggetti di plastica

 

Franca Maragoni (Presidente O.A. WWF Litorale Laziale, Raffaele Mauro (Presidente di Zero Waste Terracina), e Roberta Di Girolamo (Presidente Fare Verde Terracina) hanno scritto all’amministrazione comunale sollecitando la partecipazione all’iniziativa mondiale “Non lasciarmi qui”.

Tutti gli anni, alla fine ella stagione estiva, centinaia di giochi di plastica e gonfiabili vengono abbandonati sulla spiaggia; alla prima mareggiata questi oggetti finiscono in mare e si aggiungono alle tonnellate di plastica che finiscono in mare ogni giorno per altri motivi.

Il problema dei rifiuti, ed in particolare quelli di plastica, in mare è un problema grave a livello planetario ed è per questo che tutte le associazioni ambientaliste, ed ora anche i governi, stanno mettendo in atto importanti strategie per contrastare questo fenomeno.

Sempre a livello planetario annualmente viene organizzato il World Cleanup day, a cui partecipano 150 Paesi, e che quest’anno cade il 15 settembre prossimo.

Le associazioni WWF Litorale Laziale, Zero Waste Terracina e Fare Verde propongono all’amministrazione di Terracina di aderire alla edizione del 2018 supportando l’operazione “Non lasciarmi qui” da loro promossa.

L’operazione, che si realizzerà dal 14 settembre al 19 settembre, consiste nel ricordare agli operatori balneari di eliminare dalla spiaggia eventuali giochi abbandonati dalle famiglie di turisti. I volontari delle associazioni saranno presenti nei vari lidi per selezionare oggetti riutilizzabili che la De Vizia conserverà fino al momento di allestire un mercatino dell’usato (presumibilmente a maggio 2019) il cui ricavato verrà utilizzato dalle associazioni stesse per realizzare pannelli che saranno posizionati nei lidi stessi al fine di sensibilizzare i clienti a questo gravissimo problema e suggerire le strategie più efficaci per ridurre la quantità dei rifiuti e in particolare quelli di plastica.

Primo appuntamento venerdì 14 settembre alle ore 16.00 presso la spiaggia di Levante o nei giorni a seguire lungo la spiaggia di Ponente.

L’amministrazione comunale ha accolto la proposta delle tre associazioni e ha scritto agli operatori balneari chiedendo di

  • Eliminare al più presto dalla spiaggia tutti gli oggetti di plastica abbandonati dai turisti e metterli a disposizione, opportunamente raccolti, della Ditta incaricata della gestione dei rifiuti.

  • Di differenziare, in questa raccolta, gli oggetti decisamente da eliminare come rifiuti da quelli che invece posso ancora essere recuperati; gli stessi verranno utilizzati l’anno prossimo per un mercatino del riuso e il ricavato verrà destinato ad una tabellazione informativa da utilizzare nelle vostre attività per sensibilizzare i vostri clienti al problema delle plastiche a mare.

  • Di consegnare alla Ditta incaricata, che passerà per ritirare il materiale, tutto quello che si è raccolto.

Inoltre ha comunicato ai balneari che i volontari di Fare Verde, del WWF Litorale Laziale e quelli del Comitato Rifiuti Zero Terracina saranno a disposizione per aiutarli in questa operazione e saranno presenti nella loro attività secondo il calendario allegato Calendario Operazione Non lasciarmi qui

Tutti i cittadini, non solo i soci delle tre associazioni, sensibili a questo problema di rilevanza planetaria possono partecipare presentandosi secondo l’orario in uno degli stabilimenti balneari indicati nel calendario.

La mitica “spiaggetta” di Terracina vittima della mania dei fuochi pirotecnici

Da troppo tempo in città si sta tollerando il malcostume di utilizzare fuochi d’artificio per festeggiare qualunque cosa, sia essa la vittoria di un qualche gruppo sportivo, una festa privata, una immane bevuta collettiva e così via.

L’inquinamento atmosferico e acustico era già noto; era, infatti, alla portata di naso, occhi e orecchie di tutti, compresi gli animali di affezione che ne soffrono alla follia.

Ma non era stato ancora testimoniato il danno ambientale dovuto all’utilizzo intenso di questi fuochi che lasciano sul posto residui di carta e cartone impregnati del particolato prodotto dalla combustione del materiale pirico.

Ancora più grave è il danno se la sede di questi fatui spettacoli è una spiaggia dove l’indomani centinaia di persone, bambini compresi, si muoveranno su una sabbia e si bagneranno in acque che contengono tali residui.

E’ arrivata alla nostra associazione da parte di frequentatori abituali una segnalazione corredata di foto che mostrano cosa si trova la mattina sul bagnasciuga della spiaggetta che è nel cuore di tanti cittadini.

 

 

L’utilizzo dei fuochi artificiali a Terracina pare non sia regolamentato, anzi con il silenzio delle istituzioni i fautori di questa forma di inquinamento totale (aria, acqua, suolo oltre al sistema nervoso delle persone e degli animali) si sentono incoraggiati.

Intervenire con un’ordinanza sindacale per fissare delle norme al riguardo sarebbe un segno di civiltà. La conseguente repressione del fenomeno eventualmente portato avanti da coloro che violassero le norme sarebbe veramente facile; nella notte verrebbero subito individuati.

D’altra parte la Bandiera Blu, tanto faticosamente conquistata, comporta un’oculata gestione dell’ambiente urbano. Noblesse oblige!

L’esedra sull’Appia al km 108 ha ritrovato una sua visibilità

Stamani un gruppo di volontari (Giampiero, Giovanni, Salvatore, Patrizio e Pino) coordinati dal WWF pontino hanno ripulito l’area dell’esedra posta nel punto di incontro dei due tracciati cittadini della via Appia.

Ora la costruzione è ben visibile anche da chi vi passa accanto velocemente in auto.

Giampiero ha tagliato l’erba e gli altri ne hanno fatto una quindicina di sacchi che poi la De Vizia, cui va il ringraziamento per la puntuale collaborazione, ha portato via.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’iniziativa vuole essere un sollecito nei confronti delle Istituzioni alle quali l’anno scorso le Associazioni Archeoclub, Cultura e Territorio e WWF Litorale laziale indirizzarono una raccolta di firme per avviare l’iter di apertura del Parco dell’Appia superiore.

Questa esperienza di pulizia dell’esedra ripetuta a distanza di un anno ha convinto ancora di più il WWF che è ormai arrivato il momento di portar via tutto il terriccio che si è accumulato nell’area. Ne ha ridotto lo spazio interno sottraendo alla vista parte dei massi posti alla base e forse una pavimentazione se questa era presente fin dall’origine.

A lavori conclusi una targa che ricordi l’importanza del luogo sarebbe d’obbligo.

Ovviamente, questo obiettivo è compito di Comune e Sovrintendenze ma, se può servire, i volontari del WWF offrono fin da ora la propria collaborazione.

Lunga nuotata nel mare di Terracina di Enzo Favoino per richiamare l’attenzione pubblica sui rifiuti marini

 

Ieri Terracina è stata al centro di un evento simbolico ma altamente significativo, una nuotata nel mare invernale per denunciare lo stato di pattumiera in cui è stato ridotto il mare in ogni parte del mondo.

Protagonista è stato Enzo Favoino della Scuola Agraria del Parco di Monza, esponente del Movimento Rifiuti Zero europeo.

All’arrivo sulla spiaggia l’hanno accolto numerosi studenti e alcune associazioni locali tra cui il WWF Litorale laziale.

 

 

“Il miglior rifiuto è quello non prodotto”

Questa massima ha ispirato il WWF fin dall’inizio, quando giovani volontari, ora esperti consulenti di aziende e amministrazioni pubbliche, producevano pubblicazioni come “Il vuoto a rendere come non rifiuto” o “Obiettivo Rifiuti Zero”. Eravamo negli anni ’90.

 

 

 

 

Questa posizione non è stata mai cambiata e l’adesione alla Campagna “Porta la sporta” lo dimostra, addirittura qui a Terracina anticipata di anni con la diffusione delle reti di cotone e delle borse di iuta sulle quali Emilio Selvaggi disegnò variopinte farfalle.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dibattito innescato dalla recente applicazione del decreto legge n.91/2017 Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno che obbliga alla sostituzione dei sacchetti leggeri utilizzati per imbustare frutta e verdura nella grande distribuzione con quelli compostabili in mater bi e al pagamento di questi ultimi, non sposta di un millimetro la nostra posizione: il cambiamento della composizione chimica del materiale dei sacchetti, da plastica tradizionale a biologica, non cambia il carattere di rifiuto che assumono gli stessi all’uscita dal negozio. Fino a quando non si inventeranno tagliandini della pesata che si incollano sui sacchetti compostabili facilmente staccabili questi prenderanno la strada dell’indifferenziato, ma anche se riuscissimo a liberarli da tale adesivo a causa della loro superleggerezza non sarebbero agevolmente riutilizzabili.

Oltretutto, i nuovi sacchetti secondo la legge non sono nemmeno completamente compostabili, lo saranno in futuro. Infatti, avranno una percentuale di compostabilità almeno del 40% che salirà ad almeno il 50% dal primo gennaio 2020 e ad almeno il 60% dal primo gennaio 2021.

Che fine fanno, poi, i guanti usati nel riempimento del sacchetto? Ora è possibile riciclarli nel plasmix, il miscuglio di plastiche poco nobili che residuano anche dalla raccolta differenziata della plastica. Ci auguriamo che ciò avvenga anche a Terracina.

Cosa possiamo fare noi cittadini?

Riusciremo a interrompere il parossismo confezionatorio in cui sono costretti a operare gli addetti alla vendita quando compriamo qualcosa al banco? Spesso si arriva a tre/quattro imballaggi nel servire un etto di affettato!

Intanto, cominciamo a frequentare i negozi che vendono i prodotti sfusi (a Terracina ce n’è qualcuno),  acquistiamo i prodotti a km zero della piccola distribuzione e nella grande distribuzione andiamo con le retine (queste sì di plastica ma che potremo lasciare in eredità ai nostri nipoti, data la longevità dei materiali). La legge non le cita e non le vieta. Negli altri Paesi europei sono utilizzate senza per questo andare incontro ad una procedura di infrazione.

Se l’obiettivo della legge è quello di ridurre l’uso di plastiche non lo si raggiunge con il pagamento di alcuni centesimi a sacchetto ma con l’uso di contenitori riutilizzabili.

Non siamo soli su questa posizione, ecco un intervento in campo nazionale.

La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha presentato a Roma il Rapporto “L’Italia del Riciclo 2017”

Dal Rapporto

 

L’EVOLUZIONE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI NELL’UNIONE EUROPEA E IN ITALIA

“Riciclo rifiuti, Italia sopra la media europea. Smaltimento sempre più residuale. Business in crescita e gestito sempre meno da microimprese”

I rifiuti gestiti nei 5 maggiori Paesi dell’Unione Europea nel 2014 pesano poco meno della metà sul totale gestito dai 28 Stati membri, con il primato della Germania che tratta 371 Mt (milioni di tonnellate), seguita dalla Francia con 300 Mt e dal Regno Unito con 209 Mt; a grande distanza l’Italia con 129 Mt, mentre la Spagna chiude l’elenco con poco più di 103 Mt.

Il 51% del totale dei rifiuti gestiti in Europa risulta avviato a recupero e il 49% a smaltimento, esclusi stoccaggi e pretrattamenti. In Italia e Germania l’incidenza del recupero sul totale trattato è significativamente superiore alla media europea, con punte del 79%; in Francia raggiunge il 69%.

Analizzando i trend sulle quote di avvio a recupero, Germania e Italia mostrano le performance più soddisfacenti e peraltro in miglioramento nel periodo osservato, mentre la Francia ha un andamento piuttosto piatto; il Regno Unito vive una lenta crescita, al contrario della Spagna che raddoppia la sua quota di avvio al recupero, ma alla fine del periodo entrambi si collocano poco al di sopra del 50% rispetto al totale dei rifiuti trattati.

Nel concentrarsi sul contesto italiano, la gestione dei rifiuti è stata analizzata in qualità di vera e propria filiera industriale, con riferimento a tutti i processi che si esplicano nell’esecuzione di una lavorazione. Si escludono quindi gli stoccaggi di rifiuti, ma si considerano i pretrattamenti cioè le lavorazioni intermedie.

La quantità di rifiuti destinata al recupero è più che raddoppiata dal 1999 al 2015, passando da circa 29 a 64 Mt. L’avvio a smaltimento si è invece drasticamente ridotto da 35 a 18 Mt. Oltre al recupero, infatti, anche le operazioni di pretrattamento sono aumentate in misura considerevole (passando da 13 a 34 Mt), per effetto della maggiore articolazione della filiera nel corso degli anni.

Nel 2015 il 55% dei rifiuti gestiti è stato avviato a recupero, il 16% a smaltimento e il 29% a pretrattamenti, a fronte di percentuali che nel 1999 erano, nell’ordine, 38%, 46% e 17%. I rifiuti più rilevanti in termini quantitativi sono quelli derivanti dal trattamento di altri rifiuti (39 Mt gestite nel 2015) e gli urbani che si attestano a poco meno di 30 Mt; seguono, molto distaccati, gli imballaggi con 9 Mt.

Dal punto di vista merceologico, i metalli registrano la quantità gestita più alta, quasi 16 Mt nel 2015; anche a livello di performance, i rifiuti metallici rappresentano uno dei raggruppamenti più significativi, con una quota di riciclo del 93% sul totale gestito, secondi solo al vetro (95%). Rispetto al 1999, gli Pneumatici Fuori Uso e l’organico esibiscono i migliori progressi sulle loro quote di riciclo.

Per scaricare il Rapporto