Dalla capitozzatura drastica alla rasatura, il bagolaro di piazza Ennio Palmacci a Terracina non c’è più

Un bagolaro straordinario che ha visto generazioni di cittadini in attesa di partire con gli autobus verso i luoghi di lavoro o di studio è stato eliminato.

 

Sicuramente chi ha operato nella circostanza avrà seguito l’iter amministrativo previsto da apposita ordinanza sindacale.

E’ ancora vigente, infatti, l’ordinanza sindacale n.8202 del 10/12/1987 che tra l’altro impone il divieto

“ …di abbattere nel perimetro urbano e nei centri abitati dei borghi piante arboree di alto fusto o già ceduate  di qualsiasi specie; nelle zone agricole di abbattere piante arboree ornamentali, con esclusione di piante arboree da reddito, sia da frutto che da legno, comprese quelle costituenti bosco e fasce frangivento.

Il proprietario che ritenga necessario l’abbattimento di alberi pericolanti, vetusti od ammalati, deve farne preventiva richiesta a mezzo lettera raccomandata con R.R. al Comune.

Se entro il termine di 30 giorni il Comune non esprime il proprio parere o non effettua il sopralluogo alla presenza dell’interessato, questi può provvedere al taglio degli alberi.

Chiunque trasgredisce l’ordinanza è punito con una sanzione per un importo uguale a 5 volte il valore della pianta abbattuta ed in caso di alberi di particolare pregio paesaggistico, storico o culturale, fino a 10 volte il valore accertato dal Comune.

Tali indicazioni sono state riprese in tempi più recenti dal Regolamento edilizio comunale (deliberato dal Consiglio Comunale nella seduta del 13 APRILE 2006, entrato in vigore il 01 GIUGNO 2006, modificato ed integrato con Deliberazione di Consiglio Comunale nella seduta del 02 MARZO 2007, modificato ed integrato con Deliberazione di Consiglio Comunale nella seduta del 02 OTTOBRE 2008) che all’articolo 181 stabilisce

Art. 181 – Taglio dei boschi e/o alberature

a) I tagli dei boschi devono essere autorizzati dai competenti organi regionali, e possono essere subordinati all’obbligo della piantumazione e all’osservanza di idonee cautele in relazione alla stabilità del suolo ed al mantenimento e allo sviluppo del patrimonio arboreo.

b) I tagli di alberature in aree private devono essere autorizzati dall’Ufficio Comunale competente, nei Permessi di Costruire e/o demolizione.

c) Sono esclusi dall’osservanza della disciplina del comma precedente i tagli dei pioppi e delle altre colture industriali da legno, già regolamentate, nonché i tagli necessari per evitare il deterioramento delle piante, la ceduazione, i diradamenti e le normali operazioni di fronda, di scalvatura, di potatura e quelle necessarie per le attività agricole. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 5 volte il valore stimato dell’albero abbattuto a 10 volte tale valore, con un minimo di € 500,00.

Chi ha eseguito l’abbattimento del bagolaro deve quindi aver protocollato una richiesta in Comune e subito dopo aver ricevuto l’eventuale nulla osta aver proceduto con la motosega.

A questo punto delle due l’una, o l’Ufficio competente ha la responsabilità di aver concesso con una certa leggerezza l’autorizzazione all’abbattimento del bagolaro o il privato ha proceduto in assenza di autorizzazione. In questo secondo caso dovrebbe versare nelle casse comunali una bella somma a risarcimento del danno ambientale subito dalla città, perché dato il valore dell’albero abbattuto l’importo della sanzione andrebbe moltiplicato per dieci.

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Cemento-amianto a Terracina, il WWF scrive in Comune

LETTERA  APERTA

                                                            Al Sindaco Nicola Procaccini,

                                   all’Assessore all’Ambiente Emanuela Zappone,

                                                            alla Delegata alla Sanità Maurizia Barboni

 

                                                                                                                    Alla Stampa

 

Da tempo stanno arrivando alla nostra Associazione le preoccupazioni dei cittadini che si vedono circondati da strutture contenenti cemento-amianto senza il minimo intervento da parte della Amministrazione pubblica mirante alla messa in sicurezza con la rimozione, l’incapsulamento o l’isolamento di tale materiale.

 La nostra richiesta di un intervento di risanamento ambientale non parte da oggi ma già all’inizio della pubblicazione del nostro blog nel marzo 2012 scrivevamo

Bonificare le costruzioni contenenti amianto deve essere un obbligo per le pubbliche amministrazioni

E nell’anno successivo, in aprile, comunicammo che il Governo aveva messo mano alla questione stabilendo le norme per la costruzione di un Piano Amianto

Era ora, finalmente abbiamo un Piano Amianto

Nello stesso anno, in ottobre, l’intervento di rimozione da parte di una ditta privata del cemento-amianto che ricopriva il tetto della chiesetta del quartiere Arene allertò i residenti anche per la sua vicinanza ad una scuola e nello stesso tempo dette l’illusione di un avvio di bonifica generale.

Bonifica dell’amianto presente sul tetto della chiesetta dei SS. Cosma e Damiano di Terracina

Ma non era così e lo dimostrammo subito dopo con un’indagine a campione su tutto il territorio comunale.

Il cemento-amianto presente nel territorio del comune di Terracina. Cosa fare?

L’indagine ebbe un buon risalto sulla stampa ma non smosse l’Amministrazione per cui il WWF continuò nella sua denuncia e in novembre scrivemmo

“Prevenire è meglio che curare”, i materiali tossici a Terracina sono alla luce del sole

Intanto, a dicembre partecipammo a Roma ad un convegno sul tema organizzato dall’ISS.

Mentre sui territori si dorme, non solo a Terracina, l’Istituto Superiore di Sanità si preoccupa dell’esposizione all’amianto

I dati presentati a Roma erano allarmanti, tanto il materiale da bonificare nella nostra Regione!

Un milione di tonnellate di cemento-amianto nel Lazio. Ne bonifichiamo 15 mila all’anno. Ci vorranno 60 anni per liberarcene!

E così fummo ancora costretti a continuare le segnalazioni.

Il cemento-amianto presente sul territorio è un problema serio, lo stiamo ignorando

Fino a quando nel dicembre 2013 avemmo una prima reazione da parte dell’Amministrazione.

Cemento-amianto a Terracina, primo contatto con l’Amministrazione comunale

Rappresentanti del WWF Litorale Pontino furono ricevuti dall’assessore all’Ambiente, delegato dal sindaco, e dal responsabile del Settore Gestione e Protezione Ambientale, ing. Sperlonga. Si parlò dell’indagine campione fatta sul territorio comunale e delle soluzioni che altri comuni avevano adottato.

Passarono altri sei mesi senza reazioni da parte degli uffici comunali e a giugno 2014 scrivemmo

 Cemento-amianto da bonificare, a Terracina non se ne parla.

Finalmente, in piena estate, qualcosa si mise in moto, il sindaco di Terracina firmò un protocollo d’intesa con l’associazione Per Vivere che da tempo si interessava della tutela dei cittadini dai rischi dell’esposizione all’amianto. Nell’atto i firmatari dichiararono di “voler interagire tra loro al fine di organizzare uno specifico programma di lavoro per il territorio di Terracina e per i suoi abitanti, in attuazione del DGR del 10.11.1998 n. 5892 -Piano Regionale….della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”.

 Eternit a Terracina, primi passi dell’amministrazione comunale

Subito dopo venne istituito un tavolo tecnico anche per interessamento dell’allora consigliere comunale Valerio Golfieri con il coinvolgimento del WWF e di Agenda 21.

 Costituito un tavolo tecnico sull’amianto, si muove la giunta comunale di Terracina

Intanto, a novembre, vennero pubblicati i dati relativi alla mortalità dovuta alla presenza dell’amianto

L’amianto colpisce anche qui, 90 morti in provincia di Latina (5 a Terracina) in questi primi anni del duemila

Nel febbraio 2015 finalmente nel tavolo tecnico si parlò di regolamento comunale sulla gestione dei materiali contenenti amianto, che avrebbe avviato il monitoraggio della presenza del cemento-amianto prospettando alcune soluzioni pratiche contenute anche in una proposta di legge regionale in discussione in quei giorni.

 Pronta una bozza di regolamento comunale sulla gestione dell’amianto presente sul territorio comunale di Terracina, stavolta forse siamo i primi.

Il Consiglio comunale, in aprile, finalmente approvò all’unanimità il REGOLAMENTO COMUNALE PER LA TUTELA DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE AI FINI DELLA DIFESA DAI PERICOLI DERIVANTI DALL’AMIANTO E PER IL RISANAMENTO AMBIENTALE, LA BONIFICA E LO SMALTIMENTO DELL’ AMIANTO

Il regolamento si articola in cinque parti Premessa, Tutela sanitaria, Norme esecutive, Finanziamenti, Obblighi e sanzioni.

Approvate dal Consiglio comunale di Terracina norme per la bonifica dell’amianto, ora occorre applicarle

 Scrivemmo subito: “Ora ci aspettiamo un’applicazione rapida e puntuale delle norme augurandoci che questa decisione unanime del Consiglio comunale non faccia la fine di altre mozioni e odg rimasti soltanto sui verbali delle sedute”

Fummo facili profeti.

 Cadde la Giunta e l’ultima volta che in Comune si potè parlare di amianto fu a luglio 2015 quando il WWF incontrò la vice Commissaria Antonietta Orlando che sulla questione affermò “l’esistenza di un regolamento obbliga l’Ente ad avviare il censimento dedicando allo scopo almeno un impiegato comunale e una somma iniziale da inserire nel bilancio 2016; si prenderà contatto con il Centro Regionale Amianto per acquisire opportunità di finanziamenti”.

 Positivo incontro con la vice Commissaria Antonietta Orlando

Da allora non abbiamo più notizie sul censimento delle strutture contenenti cemento-amianto e su qualunque altra iniziativa in merito alle azioni di bonifica. Sembra essere calato un silenzio tetro sulla questione amianto.

Vorremmo essere smentiti dai fatti e questa volta ne saremmo veramente lieti.

Terracina, 3 giugno 2019

 

Franca Maragoni

 

 

Accessi al mare di Terracina: stagione nuova, problemi vecchi.

La notizia apparsa oggi sulla stampa locale in cui il Comune appare soccombente rispetto alla chiusura da parte di privati di una strada diretta alla spiaggia di ponente riporta alla ribalta la questione mai affrontata seriamente degli accessi al mare di Terracina.

Le gravi calamità autunnali, seguite da grande disorientamento climatico e turbamento di tutti, portano a riflettere sul fatto che i problemi non sono soltanto locali o che si possono risolvere localmente o addirittura ignorarli pensando che la prossima volta toccherà ad altri. Sostanzialmente la lezione che occorre trarre dalle recenti vicende climatiche è che la terra e la natura sono di tutti e che vanno garantiti interessi fondamentali di tutti e per tutti e che urge apprestare nuovi modelli e nuovi obiettivi.

La natura è stata cosi forte che buona parte delle strutture dei lidi prefabbricati del nostro litorale sono scomparse, distrutte o smontate, mentre quelle rimaste intatte pareva avessero convinto i gestori a desistere dal consolidare gli usi e le abitudini di occupare stabilmente il territorio pubblico.

Sembrava una buona riflessione e un prodromo di un rinnovo significativo, soprattutto culturale che permeava la società.

Ma sembra che l’avvicinarsi della bella stagione abbia riacceso la voglia di vecchi  comportamenti che da anni puntualmente si ripetono sempre più determinati a soddisfare la brama del possesso e della privatizzazione  dei beni collettivi. Improvvisamente all’inizio di aprile sono apparse ruspe e operai che come in un grande scavo archeologico hanno fatto riapparire da sotto la sabbia accumulata anche da quegli eventi calamitosi, i perimetri delle costruzioni contenenti le varie attività da esse ospitate.

Nuovi soggetti, più aggressivi e determinati, da alcuni anni investono sulle spiagge pubbliche e ritengono di dover essere sempre più i titolari esclusivi dei beni concessi. Questo è un grave fenomeno che ha colpito buona parte delle coste italiane, soprattutto le spiagge che da bene pubblico sono diventate di fatto private ed inaccessibili. Buona parte della costa laziale e della nostra provincia è soggetta a questo fenomeno.

I privati si difendono dicendo che portano lavoro, ricchezza e che pagano le concessioni. Spesso non è vero, soprattutto il canone di concessione è certamente irrisorio.

Sicuramente una organizzazione più diffusa con strutture modeste e soprattutto con prezzi inferiori, sarebbe dal punto di vista economico ed occupazionale pari o superiore ai mega stabilimenti e permetterebbe un accesso al mare ed alla spiaggia a tutti senza problemi.

Questa strutturazione era abbastanza diffusa sul lungomare di Terracina fino a qualche anno fa, cioè fino all’arrivo delle megastrutture. I nuovi grandi stabilimenti occupano spazi enormi e spesso sono confinanti e non ammettono la presenza di cittadini che vogliono accedere al mare senza dover usufruire delle attrezzature e dei servizi del lido. Se questa modello andrà avanti potremmo assistere alla nascita di una novella Ostia.

Comunque, le autorità competenti sul nostro litorale, Regione Lazio, Comune e Guardia Costiera, in base alle leggi e alle normative vigenti, ognuno per la propria responsabilità e ruolo, ma in modo concorde, devono garantire i diritti dei cittadini di poter utilizzare e godere di beni ambientali pubblici quali sono il mare, il sole e la spiaggia e di poter vivere in un ambiente pulito, libero, non rumoroso, protetti e sorvegliati, difesi da tutte le forme di abuso e costrizione.

Si cominci subito con il notificare inequivocabilmente agli operatori del settore, avendole controllate, i limiti delle loro concessioni, le modalità di gestione, i rapporti da tenere con gli utenti e le norme di prevenzione e repressione degli abusi, anticipando loro che saranno organizzati un valido sistema di sorveglianza e repressione ed un ufficio o un recapito a cui gli utenti in caso di trasgressione si possano rivolgere con sicurezza.

Il comune di Terracina che è sicuramente il soggetto più interessato a valorizzare il blend di città di mare con un buon tasso di sostenibilità e vivibilità, che sa armonizzare e gestire le varie ricchezze naturali, paesaggistiche, storiche e culturali presenti nel territorio e oltretutto dotata di Bandiera Blu, dovrebbe adottare una strategia nuova e poco costosa, già in uso in altre città,es. Sabaudia, con l’obiettivo di garantire il rispetto del diritto e non il pressapochismo,  o la furbizia; dovrà semplicemente  studiare ed attuare un piano serio degli accessi al mare.

Questi accessi, distribuiti con criterio su tutto il lungomare, dovranno essere numerati e tabellati in modo che siano sempre sicuramente aperti e disponibili  a tutti i cittadini. In questo modo nessuno potrà esercitare soprusi  e impedire il loro utilizzo, ne verrebbe facilitata anche l’opera di prevenzione e repressione degli abusi.

Sono note le polemiche e le proteste dei cittadini e dei turisti nelle scorse belle stagioni, generate dall’atteggiamento dei gestori di alcuni stabilimenti che hanno occupato gran parte del litorale. Si arrogavano il diritto di negare ai non clienti il passaggio anche sulle discese preesistenti, pubbliche, quelle di cemento e quelle ultime di ferro e legno, ed anche sulle discese facilitate per le carrozzelle, bambini, handicappati, ecc.  Addirittura, in qualche caso, queste strutture pubbliche sono state inglobate negli accessi degli stabilimenti o chioschi e poco o niente si è potuto ottenere dai gestori degli stessi che hanno mantenuto un comportamento che rasentava l’arroganza e la maleducazione.

Queste misure sono necessarie per evitare quanto è successo negli anni scorsi e che già in questi week end primaverili si comincia a intravedere.

 

 

Il 22 dicembre di trent’anni fa veniva ucciso Chico Mendes, a Terracina fu piantato un leccio con una targa in suo onore

 

 

Chico Mendes era un raccoglitore di lattice degli alberi della gomma nel periodo di maggiore aggressione della foresta amazzonica da parte di governanti brasiliani e gruppi economici decisi a realizzare progetti di agricoltura intensiva, estrazioni minerarie, allevamenti e utilizzo industriale dei legnami.

 

 

Queste attività, oltre a depauperare l’intera umanità di quello che veniva definito il polmone del mondo, la foresta amazzonica, mettevano a rischio il lavoro tradizionale e la stessa sopravvivenza delle popolazioni locali che traevano proprio dalla produzione naturale degli alberi i mezzi di sostentamento.

La foresta in piedi offre sostentamento, mentre la foresta abbattuta distrugge l’ambiente e la vita delle comunità, usava dire Mendes ai suoi compagni in lotta contro il disboscamento.

Nel decennio che precedette la sua uccisione avvenuta il 22 dicembre del 1988 da parte di due proprietari terrieri organizzò una serie di iniziative di resistenza pacifica contro le aggressioni alla foresta difendendola albero dopo albero, riuscendo a collegare per la prima volta gli interessi degli estrattori di caucciù (seringueiros) di cui faceva parte con le comunità locali. Era l’Unione dei popoli della foresta.

Nel 1987 si raggiunse il massimo della distruzione della foresta amazzonica con la costruzione di una strada che l’attraversava, durante i lavori si registrarono migliaia di incendi che produssero quantità enormi di CO2.

L’impegno di Mendes raggiunse l’opinione pubblica mondiale influenzando le istituzioni internazionali tanto che le sue idee di sostenibilità ambientale, dopo la sua morte, entrarono di diritto nella Conferenza di Rio del 1992.

L’uccisione di Chico Mendes portò alla ribalta mondiale la questione amazzonica e in molte parti si volle ricordare la figura e l’opera di questo ambientalista brasiliano.

Anche a Terracina.

 

Soci del WWF, l’associazione era stata da poco costituita in città, guidati da Emilio Selvaggi piantarono alla presenza di un gruppo di studenti un leccio accanto alla fonte di Santo Stefano e vi posero una targa con il suo nome. Fu tutto distrutto, vigliaccamente, dopo poco tempo da anonimi cittadini.

 

Oggi, a trent’anni dal suo assassinio, vogliamo ricordare Chico Mendes, a chi c’era in quegli anni e a chi è venuto dopo, esprimendogli la nostra gratitudine per aver tra l’altro elevato la questione della deforestazione da un ambito locale a quello mondiale.

Il WWF Italia chiede una correzione sui fanghi in agricoltura e annuncia un esposto per danno erariale sul condono a Ischia

(dal sito del WWF Italia)

Sull’ambiente non si deroga.

Lo dice il WWF annunciando che se ci sarà l’approvazione al Senato del testo approvato dalla Camera del  decreto Genova (dl n. 109/2018) senza modifiche, l’associazione è pronta ad azioni  per la difesa del territorio, delle acque della salute e della filiera agroalimentare, messe a rischio sulla norme riguardanti il condono di Ischia (art. 25 del decreto) e lo spargimento dei fanghi da depurazione sui nostri campi (art. 41).
Proprio rispetto alla norma sui fanghi in agricoltura il WWF sta redigendo una proposta di norma correttiva, che chiederà venga inserita nel primo provvedimento utile che stabilisca limiti e prescrizioni per evitare l’inquinamento dei terreni agricoli, mentre per il condono di Ischia l’associazione è pronta a un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti campana in cui si segnala il rischio di danni ambientali e erariali.

Nel caso che non venga accolta la modifica approvata in Commissione, il WWF rileva che l’art. 25 del decreto Genova presenta una doppia criticità che sarà evidenziata nell’Esposto del WWF alla Corte dei Conti. In primo luogo il danno ambientale perché le norme approvate consentono di bypassare i vincoli paesaggistici esistenti nei comuni ischitani colpiti dal sisma del 2017 di Casamicciola Terme, Forio d’Ischia e Lacco Ameno, sulla base dei meccanismi consentiti dal condono tombale del 1985 e non sulla base dei due successivi condoni edilizi del 1994 e del 2003 che, invece, escludevano la sanatoria tout court di opere abusive in aree vincolate. In secondo luogo il danno erariale perché la l’esame affrettato delle domande per sanare gli abusi edilizi, legittima e perpetua  il pregiudizio arrecato alle casse pubbliche per la omessa acquisizione della disponibilità materiale degli immobili abusivi in aree vincolate, la omessa riscossione dei canoni di occupazione e delle imposte locali sugli immobili abusivi oggetto di ordinanze di demolizione non ottemperate, omessa irrogazione di sanzioni amministrative.

Per quanto riguarda l’art. 41 del Decreto Genova sullo spargimento dei fanghi di depurazione nei campi il WWF chiede di intervenire subito con una norma correttiva per limitare l’uso in agricoltura dei soli residui provenienti da insediamenti civili, abbassando i limiti dei contaminanti ambientali ammessi, fissando, ad esempio il limite, indicato dalla Unione Europea, a 500 mg/kg di sostanza secca per gli idrocarburi pesanti e vietando l’uso in agricoltura di fanghi che contengano sostanze chimiche pericolose e persistenti come diossine, IPA – Idrocarburi Policiclici Aromatici e PCB. Il WWF chiederà, inoltre, di fissare prescrizioni chiare relative alle analisi dei terreni precedenti e successive lo spandimento dei fanghi e degli stessi fanghi e vietare lo spargimento nei terreni con distanza inferiore ai 500 metri dalle abitazioni. Infine, per il WWF, è necessario prevedere l’obbligo di lavorazione del suolo entro 12 ore dallo spandimento dei fanghi e vietare l’uso di diserbanti nei terreni dove saranno riversati i fanghi e  stabilire l’obbligo di rotazione quinquennale delle colture al fine di incrementare la biodiversità  favorendo i processi naturali di autodepurazione del suolo.

Ecco un documento dell’associazione sui fanghi di depurazione documento_fanghi_1

 

Ancora sulla difficoltà degli accessi al mare di Terracina

E’ pervenuta alla nostra associazione la segnalazione di un cittadino che lamenta la chiusura nel tardo pomeriggio di un accesso pubblico alla spiaggia compreso quello delle persone in difficoltà motorie.

Il cittadino ha documentato quanto affermato nella segnalazione con queste foto

Il gestore dell’area demaniale ha realizzato questa chiusura posticcia con le dovute autorizzazioni?

E’ possibile chiudere un accesso alla spiaggia da sempre pubblico?

Comune e Capitaneria di porto devono una risposta a queste domande del cittadino che facciamo nostre.

 

La mitica “spiaggetta” di Terracina vittima della mania dei fuochi pirotecnici

Da troppo tempo in città si sta tollerando il malcostume di utilizzare fuochi d’artificio per festeggiare qualunque cosa, sia essa la vittoria di un qualche gruppo sportivo, una festa privata, una immane bevuta collettiva e così via.

L’inquinamento atmosferico e acustico era già noto; era, infatti, alla portata di naso, occhi e orecchie di tutti, compresi gli animali di affezione che ne soffrono alla follia.

Ma non era stato ancora testimoniato il danno ambientale dovuto all’utilizzo intenso di questi fuochi che lasciano sul posto residui di carta e cartone impregnati del particolato prodotto dalla combustione del materiale pirico.

Ancora più grave è il danno se la sede di questi fatui spettacoli è una spiaggia dove l’indomani centinaia di persone, bambini compresi, si muoveranno su una sabbia e si bagneranno in acque che contengono tali residui.

E’ arrivata alla nostra associazione da parte di frequentatori abituali una segnalazione corredata di foto che mostrano cosa si trova la mattina sul bagnasciuga della spiaggetta che è nel cuore di tanti cittadini.

 

 

L’utilizzo dei fuochi artificiali a Terracina pare non sia regolamentato, anzi con il silenzio delle istituzioni i fautori di questa forma di inquinamento totale (aria, acqua, suolo oltre al sistema nervoso delle persone e degli animali) si sentono incoraggiati.

Intervenire con un’ordinanza sindacale per fissare delle norme al riguardo sarebbe un segno di civiltà. La conseguente repressione del fenomeno eventualmente portato avanti da coloro che violassero le norme sarebbe veramente facile; nella notte verrebbero subito individuati.

D’altra parte la Bandiera Blu, tanto faticosamente conquistata, comporta un’oculata gestione dell’ambiente urbano. Noblesse oblige!

Mamadou (2), Condè, Daouda, Abdoulaye, Ibrahim, Omar: nuovi volontari alla Rimembranza

La Rimembranza e il WWF Litorale laziale coinvolti in una iniziativa di grande valenza sociale.

Un gruppo di giovani migranti affidati alla cooperativa “Il Quadrifoglio” affiancherà per un certo periodo i volontari del WWF nella piccola manutenzione del parco.

E’ partito in questi giorni un progetto inserito nell’ambito di “attività volontarie di pubblica utilità svolte a favore della popolazione locale” in attuazione del decreto legge n. 13 del 17 febbraio 2017 recante Disposizioni per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale.

Il progetto prevede una formazione iniziale della durata di 2 (due) settimane. Durante lo svolgimento del progetto, seguiranno ulteriori momenti formativi curati dai volontari dell’organizzazione WWF
Sede del progetto: Parco della Rimembranza, sito nel comune di Terracina, via S. Francesco Nuova, 04019 Terracina (LT).

Ai nuovi volontari verranno fatte conoscere la vegetazione locale sotto la guida di un botanico e, anche se in forma sintetica, la storia e il patrimonio culturale della città.

Inoltre i giovani africani collaboreranno con i volontari dell’associazione nei piccoli lavori di manutenzione.

Ecco Orlando, un cittadino volontario che passa molto del suo tempo nel parco, durante una riparazione effettuata con l’aiuto dei nuovi arrivati.  IMG_8715.JPG

Il WWF Litorale laziale è grato all’assessore agli Affari Sociali, Roberta Tintari, che è stata molto determinata nel voler avviare forme di coinvolgimento dei giovani migranti nel tessuto sociale della città.

I volontari dell’associazione oltre ad apprezzare l’operazione per l’alleggerimento che ne deriverà nell’espletamento dei propri impegni nel parco, sono fieri di poter essere parte attiva in un lodevole esperimento di inserimento sociale.

 

Ancora animali al pascolo su terreni bruciati dagli incendi estivi, a Terracina non è più vietato?

Sulle aree percorse dal fuoco le norme nazionali vietano la caccia, il pascolo e la costruzione di manufatti per 10 anni e il cambio di destinazione per 15 anni.

Il pascolo in particolare sul bruciato è quanto di più deleterio possa subire un’area stressata dagli incendi e nella quale la nascita e lo sviluppo di nuovi germogli deve essere invece favorita.

 

Intanto abbiamo verificato, ma come noi chiunque potrà farlo, che salendo verso Camposoriano è facile incontrare vacche per la strada.

 

 

 

Poi, aguzzando la vista se ne possono vedere alcune muoversi pigramente tra la vegetazione in via di sviluppo e alimentarsi senza parsimonia lungo i pendii che hanno subito l’ingiuria del fuoco.

 

 

 

 

 

 

Occorre una buona vista per vederle, eccole 

Ancora

 

 

 

 

 

 

Eccole

Qualcuno addirittura ha recintato il fosso oltre il guardrail di legno con due fili non per bloccare l’ingresso ma probabilmente e paradossalmente per evitare l’uscita degli animali dal terreno bruciato.

In Quirinale i ragazzi terracinesi dell’alternanza scuola/lavoro dedicata alla vigilanza antincendi con il WWF

Stamani sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica gli studenti del liceo di Terracina che durante la scorsa estate hanno dedicato tante ore del loro tempo libero alla vigilanza antincendi boschivi sotto la guida del WWF.

Ogni giorno, a partire da dopo  ferragosto e fino alle prime piogge di metà settembre, divisi in due turni dalle 11 alle 13.30 e dalle 13.30 alle 16.30, hanno presidiato alla presenza di un adulto la zona della Fossata e del curvone panoramico.

Il Presidente Mattarella nel premiare tutti i ragazzi che si sono distinti in diverse parti del Paese per il loro altruismo ha usato parole che esaltano l’impegno civile: Grazie ragazzi, perché avete manifestato corresponsabilità per le sorti comuni del nostro paese“. E subito dopo “vi siete impegnati in iniziative che riguardano gli altri, l’intera comunità nazionale, e la comunità in cui vivete”. 

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