Piantumazione di alberi in ricordo di Emilio Selvaggi

Due giornate importanti da celebrare: la giornata dell’albero e l’anniversario della morte di Emilio Selvaggi. E quale modo migliore per celebrare se non piantando degli alberi?

Una tregua dopo tante giornate di brutto tempo ha consentito alla famiglia e agli amici del WWF di ricordare Emilio Selvaggi con una iniziativa adeguata ai tempi.

E’ stato deciso di piantumare alberi nel parco delle Città gemellate e nel giardino della scuola media Don Milani, in entrambi i luoghi è passato Emilio lasciandovi un segno duraturo.

Stamani si è proceduto nel parco mentre in uno dei prossimi giorni la piantumazione continuerà nel giardino della scuola che è stato già dedicato a Emilio Selvaggi. Gli amici del WWF si faranno carico della collocazione di una targa ricordo.

 

Da Terracina a Barbiana: emozioni tra natura, impegno sociale e spiritualità

Giovedì 29 agosto il parco della RIMEMBRANZA ha ospitato Paolo Landi, un ex allievo di don Milani che ha presentato il suo libro “La repubblica di Barbiana”.

Il racconto di Landi degli anni trascorsi con il Priore, dei sacrifici quotidiani all’interno di una natura ostile e la rievocazione di un ambiente affettivo dove l’ultimo era al centro degli interessi di tutti, hanno affascinato oltre ogni dire alcuni nostri concittadini già influenzati, anche professionalmente, dal messaggio che alla fine degli anni 60 arrivava da Barbiana.

Così, dopo un mese, nel fine settimana del 28/29 settembre, un gruppo di amici e soci del WWF di Terracina ha partecipato al Cammino di don Milani, una iniziativa promossa da Viviana Ballini, figlia di Maresco, un ex allievo del Priore quando ancora operava nella chiesa di san Donato di Calenzano.

Sono stati due giorni di cammino per congiungere idealmente Calenzano e Barbiana, i luoghi che hanno visto l’azione educatrice di don Milani per sette anni nella prima città e per tredici nella seconda Parrocchia dove si è conclusa la sua esistenza.

 

Abbiamo camminato nel Parco culturale di Monte Giovi attraversando boschi di faggi e castagni dove la geologia, la botanica e l’architettura dei luoghi sono stati lo scenario in cui hanno operato i giovani partigiani toscani della resistenza al nazifascismo e il don Milani della scuola di Barbiana.

 

Il sabato la nostra comitiva, prima di partire, ha incontrato nella Chiesa di San Donato a Calenzano alcuni ex allievi di don Milani che, dopo aver raccontato l’impegno e il modo di agire del Priore, hanno illustrato come ancora oggi, attraverso una Fondazione, si continua a operare organizzando nella modernissima Biblioteca di Calenzano corsi di integrazione scolastica per ragazzi in difficoltà, incontri e dibattiti sulla figura e gli insegnamenti di don Milani.

 

 

(I camminatori e gli ex allievi a San Donato di Calenzano)

 

 

 

 

A fine giornata abbiamo fatto tappa in quota, in un agriturismo della zona di Prati Nuovi, e qui abbiamo trovato ad attenderci alcuni ex allievi della scuola di Barbiana che hanno voluto ricordare i tanti momenti vissuti nella scuola.

 

 

 

 

Mileno e Fiorella seduti attorno al tavolo ci hanno incantato con le loro parole. Ricordi semplici, di gesti affettuosi, di parole a volte severe, di attenzioni paterne, di un insegnamento a 360 gradi, fatto soprattutto di esempio, di coerenza, di Cura. I CARE. Il motto di don Lorenzo, prendersi cura, preoccuparsi degli altri, capire le cause, le motivazioni, sciogliere i nodi e soprattutto ridare la parola a chi non ce l’ha per renderlo libero.

Una scuola intesa in senso integrale, che non puntava a riempirli soltanto di nozioni ma che li ha preparati ad essere “cittadini sovrani” sottraendoli ad un futuro oscuro di accettazione della realtà e di egoismo individuale.

Fiorella sembra ancora la bambina delle foto, gli stessi lineamenti, lo stesso sorriso aperto. “Quella sono io” si è riconosciuta con gli occhi lucidi di commozione ed è stato bello vederla commuoversi durante la visione del documentario che avevamo portato da Terracina, in cui si ascoltava don Lorenzo parlare e si vedevano i bambini e le bambine intorno al tavolo fare merenda e i bambini più grandi tuffarsi nella piscina, costruita da loro, dopo aver studiato e realizzato un sistema di purificazione e filtraggio dell’acqua.

 

 

(Il gruppo su Monte Giovi prima della discesa verso Barbiana)

 

 

 

 

Il giorno dopo è cominciata la discesa verso Barbiana, passando per i grandi marroneti, una volta fonte di sostentamento per le famiglie sparse sulla montagna e ora quasi tutti abbandonati. Lungo il sentiero il gruppo ha sostato presso il monumento ai giovani partigiani toscani che su Monte Giovi agirono per la riconquista della libertà dalla barbarie del nazifascismo.

 

Dopo l’ultimo tratto di Cammino, quando da lontano abbiamo iniziato a intravedere la Canonica e la sagoma del campanile della Chiesa circondati dai cipressi, ci siamo sentiti pervasi da una sensazione di dolcezza e di familiarità.

 

Come poi verrà detto da Sandra, la figlia di Michele, uno dei bambini della scuola, Barbiana era un non luogo, senza case, a parte la Canonica, senza una comunità, senza un’identità, un luogo di infinito dolore. E di miseria, tanta miseria. Don Lorenzo Milani ha fatto il miracolo di creare una comunità con uno spirito critico, che come il lievito madre si è diffusa e allargata, generando consapevolezza, appartenenza e dignità.

E a Barbiana tutti nell’aula della scuola intorno ai tre tavoli, sparpagliati alla rinfusa, come allora. Ad ascoltare. A fare domande. A sentire i racconti dei viaggi all’estero per imparare le lingue, uno dei punti cardine degli insegnamenti di don Milani, dormendo negli ostelli della gioventù “così conoscerete gente nuova e potrete parlare e fare amicizia” e tornando in Italia in autostop, sempre per lo stesso motivo.

Sparpagliati come semi per il mondo. Per poi tornare e germogliare con nuove conoscenze, nuovi saperi, nuove esperienze. Tirando fuori ognuno le proprie predisposizioni, i propri talenti. “Vi vorrei tutti sindacalisti – diceva don Milani – ma dovrete fare quello che vi riesce meglio.” E così è stato. Anche se è proprio la politica, con i suoi meccanismi interni, ma soprattutto la Costituzione, uno dei punti di partenza degli insegnamenti di don Milani ai suoi bambini e bambine.

Ed è stato proprio nella piccola aula di Barbiana, lì seduti intorno a quei tavoli di legno, gli stessi di allora, guardando gli alberi dalla finestra e gli oggetti costruiti dai bambini, l’astrolabio, il sistema solare, le cartine, i grafici colorati, le foto in bianco e nero, i libri catalogati sugli scaffali, le rastrelliere per le cartelle, le sedie di ferro saldate dai ragazzi, tutto esattamente come allora, che abbiamo sentito viva e non solo come un’eco lontana la presenza di don Milani, che sicuramente sorrideva contento, perché noi eravamo lì a continuare il suo lavoro: I CARE

Dalla capitozzatura drastica alla rasatura, il bagolaro di piazza Ennio Palmacci a Terracina non c’è più

Un bagolaro straordinario che ha visto generazioni di cittadini in attesa di partire con gli autobus verso i luoghi di lavoro o di studio è stato eliminato.

 

Sicuramente chi ha operato nella circostanza avrà seguito l’iter amministrativo previsto da apposita ordinanza sindacale.

E’ ancora vigente, infatti, l’ordinanza sindacale n.8202 del 10/12/1987 che tra l’altro impone il divieto

“ …di abbattere nel perimetro urbano e nei centri abitati dei borghi piante arboree di alto fusto o già ceduate  di qualsiasi specie; nelle zone agricole di abbattere piante arboree ornamentali, con esclusione di piante arboree da reddito, sia da frutto che da legno, comprese quelle costituenti bosco e fasce frangivento.

Il proprietario che ritenga necessario l’abbattimento di alberi pericolanti, vetusti od ammalati, deve farne preventiva richiesta a mezzo lettera raccomandata con R.R. al Comune.

Se entro il termine di 30 giorni il Comune non esprime il proprio parere o non effettua il sopralluogo alla presenza dell’interessato, questi può provvedere al taglio degli alberi.

Chiunque trasgredisce l’ordinanza è punito con una sanzione per un importo uguale a 5 volte il valore della pianta abbattuta ed in caso di alberi di particolare pregio paesaggistico, storico o culturale, fino a 10 volte il valore accertato dal Comune.

Tali indicazioni sono state riprese in tempi più recenti dal Regolamento edilizio comunale (deliberato dal Consiglio Comunale nella seduta del 13 APRILE 2006, entrato in vigore il 01 GIUGNO 2006, modificato ed integrato con Deliberazione di Consiglio Comunale nella seduta del 02 MARZO 2007, modificato ed integrato con Deliberazione di Consiglio Comunale nella seduta del 02 OTTOBRE 2008) che all’articolo 181 stabilisce

Art. 181 – Taglio dei boschi e/o alberature

a) I tagli dei boschi devono essere autorizzati dai competenti organi regionali, e possono essere subordinati all’obbligo della piantumazione e all’osservanza di idonee cautele in relazione alla stabilità del suolo ed al mantenimento e allo sviluppo del patrimonio arboreo.

b) I tagli di alberature in aree private devono essere autorizzati dall’Ufficio Comunale competente, nei Permessi di Costruire e/o demolizione.

c) Sono esclusi dall’osservanza della disciplina del comma precedente i tagli dei pioppi e delle altre colture industriali da legno, già regolamentate, nonché i tagli necessari per evitare il deterioramento delle piante, la ceduazione, i diradamenti e le normali operazioni di fronda, di scalvatura, di potatura e quelle necessarie per le attività agricole. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 5 volte il valore stimato dell’albero abbattuto a 10 volte tale valore, con un minimo di € 500,00.

Chi ha eseguito l’abbattimento del bagolaro deve quindi aver protocollato una richiesta in Comune e subito dopo aver ricevuto l’eventuale nulla osta aver proceduto con la motosega.

A questo punto delle due l’una, o l’Ufficio competente ha la responsabilità di aver concesso con una certa leggerezza l’autorizzazione all’abbattimento del bagolaro o il privato ha proceduto in assenza di autorizzazione. In questo secondo caso dovrebbe versare nelle casse comunali una bella somma a risarcimento del danno ambientale subito dalla città, perché dato il valore dell’albero abbattuto l’importo della sanzione andrebbe moltiplicato per dieci.

A Terracina in un anno abbiamo perso centinaia di alberi riducendo significativamente la superficie a verde per abitante

A Terracina fino all’anno scorso la presenza degli alberi era un fatto riconosciuto e apprezzato anche se non tutte le specie erano ritenute adatte a essere presenti in vie e viali cittadini.

Dal 29 ottobre 2018, giorno in cui il violento e catastrofico evento meteorologico mise in ginocchio parte della città abbattendo alberi, scoperchiando case e purtroppo anche causando lutti, è scoppiata una frenesia parossistica di liberarsi prima possibile di alberi prossimi alle abitazioni, soprattutto pini.

Gli stessi parchi cittadini, Montuno, Chezzi e Rimembranza, che furono devastati in quei pochi e drammatici minuti  perdendo decine di alberi non vedono ancora realizzare un serio intervento di ripiantumazione.

A questo si aggiunge l’abbattimento da parte dell’amministrazione comunale dei platani di via Roma con l’impianto di nuove essenze che ha reso il piazzale dell’ex-autolinee una landa deserta in cui i pendolari in attesa dei bus sono costretti a cercare riparo dal sole cocente sotto due minuscoli carrubi.

 

 

Nella stessa area qualcuno ha capitozzato in maniera indegna un bagolaro storico, operazione  che non si giustifica in alcun modo a meno che si dimostri una sua malattia in corso, ma anche in questo caso l’intervento di un esperto l’avrebbe risanato lasciandolo nella sua maestosità.

 

Questo modo di potare gli alberi eliminandone la chioma, così comune qui a Terracina, indebolisce le piante rendendole brutte e pericolose, come si legge anche nei siti specializzati.

Prima ancora del 29 ottobre erano stati abbattuti i pini di via Badino per rinnovare il manto stradale e creare le condizioni di una mobilità sicura per pedoni, persone in difficoltà e mamme con carrozzine.

Alla presentazione del progetto pur accettando a malincuore l’abbattimento degli alberi chiedemmo delle misure di compensazione oltre a una minirotatoria all’intersezione di via Badino con via Pecs.

Il 30 luglio 2018 scrivemmo

L’abbattimento dei pini di via Badino, quindi, obbliga l’amministrazione a realizzare nell’area una piantumazione di altre piante, di età apprezzabile e scelte dall’apposito Tavolo di Agenda 21, individuando tutti gli spazi pubblici dove sia possibile farlo, a partire dal parco di via Bachelet, dalle aree laterali poste all’imbocco di via Borromini su via Badino e su tutto il terreno incolto della stessa via Borromini ma anche acquisendo eventuali porzioni di terreno poste lungo la strada oggetto della riqualificazione.

Tra i molti vantaggi della presenza degli alberi in un’area  vanno ricordati la riduzione del rumore, l’assorbimento dell’anidride carbonica (CO2) e la fissazione del carbonio nei tessuti. Inoltre, gli alberi migliorano la qualità dell’aria rimuovendo dall’atmosfera inquinanti quali ad esempio l’ozono (O3), il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO), l’anidride solforosa (SO2) e il particolato (PM10, PM2.5) attraverso assorbimento stomatico e/o deposizione sui tessuti arborei (foglie, rami, tronco).

L’altra funzione molto importante della presenza di alberi in ambiente urbano è il condizionamento climatico delle abitazioni circostanti che comporta un risparmio energetico, d’estate con il raffreddamento e d’inverno con il riscaldamento, con conseguente riduzione di emissione di anidride carbonica in atmosfera.

Questa nostra richiesta di compensazione pare non essere stata presa in considerazione mentre i lavori sulla strada si sono fermati proprio dove comincia la parte più problematica con marciapiedi sconnessi e quasi inesistenti e fondo stradale al livello di una strada di campagna.

Pasquetta alla Rimembranza, il parco riapre dopo la devastazione subita il 29 ottobre scorso

I danni prodotti nel parco dall’evento meteorologico estremo del 29 ottobre non sono ancora del tutto riparati ma già due livelli sono agibili e il momento della fioritura primaverile delle essenze non può essere negato ai cittadini e ai turisti presenti in città in questi giorni festivi.

La Rimembranza riapre al pubblico pur con alcuni limiti di fruizione proprio in occasione delle feste pasquali.

Il gruppo pontino del WWF Litorale laziale nell’augurare a tutti i cittadini di passare delle buone feste invita coloro che lunedì non vogliono allontanarsi dalla città a venire alla Rimembranza dove sarà possibile trascorrere una giornata serena in un ambiente accogliente.

 

 

 

 

 

 

 

Il parco aprirà alle ore 10 e verrà chiuso alle 18 permettendo così di consumare pranzi al sacco con l’unica avvertenza di non portare alcun tipo di contenitori o strumenti di plastica.

Ripresi i lavori di bonifica alla Rimembranza

Da qualche giorno nella Rimembranza si è aperto un cantiere di lavoro e chi passa per la strada sottostante sente il ronzio della motosega che seziona gli alberi abbattuti e i colpi della roncola che spoglia i grossi rami.

Gli operai dell’impresa cui il Comune ha affidato i lavori di bonifica sono all’opera e se non ci saranno interruzioni dovute al maltempo tra breve i cittadini potranno vedere le grosse ferite che il parco ha ricevuto lunedì 29 ottobre.

 

I volontari del WWF aiutati dai migranti hanno cominciato a ripulire le piazzole e i viali; l’aula all’aperto sotto la pergola di glicini sta riprendendo il suo aspetto.

 

 

 

Tra gli alberi abbattuti e le staccionate divelte le rose sotto il muro bugnato non cessano di fiorire e in questa situazione sembrano sorridere liete per il pericolo scampato.

 

Il 22 dicembre di trent’anni fa veniva ucciso Chico Mendes, a Terracina fu piantato un leccio con una targa in suo onore

 

 

Chico Mendes era un raccoglitore di lattice degli alberi della gomma nel periodo di maggiore aggressione della foresta amazzonica da parte di governanti brasiliani e gruppi economici decisi a realizzare progetti di agricoltura intensiva, estrazioni minerarie, allevamenti e utilizzo industriale dei legnami.

 

 

Queste attività, oltre a depauperare l’intera umanità di quello che veniva definito il polmone del mondo, la foresta amazzonica, mettevano a rischio il lavoro tradizionale e la stessa sopravvivenza delle popolazioni locali che traevano proprio dalla produzione naturale degli alberi i mezzi di sostentamento.

La foresta in piedi offre sostentamento, mentre la foresta abbattuta distrugge l’ambiente e la vita delle comunità, usava dire Mendes ai suoi compagni in lotta contro il disboscamento.

Nel decennio che precedette la sua uccisione avvenuta il 22 dicembre del 1988 da parte di due proprietari terrieri organizzò una serie di iniziative di resistenza pacifica contro le aggressioni alla foresta difendendola albero dopo albero, riuscendo a collegare per la prima volta gli interessi degli estrattori di caucciù (seringueiros) di cui faceva parte con le comunità locali. Era l’Unione dei popoli della foresta.

Nel 1987 si raggiunse il massimo della distruzione della foresta amazzonica con la costruzione di una strada che l’attraversava, durante i lavori si registrarono migliaia di incendi che produssero quantità enormi di CO2.

L’impegno di Mendes raggiunse l’opinione pubblica mondiale influenzando le istituzioni internazionali tanto che le sue idee di sostenibilità ambientale, dopo la sua morte, entrarono di diritto nella Conferenza di Rio del 1992.

L’uccisione di Chico Mendes portò alla ribalta mondiale la questione amazzonica e in molte parti si volle ricordare la figura e l’opera di questo ambientalista brasiliano.

Anche a Terracina.

 

Soci del WWF, l’associazione era stata da poco costituita in città, guidati da Emilio Selvaggi piantarono alla presenza di un gruppo di studenti un leccio accanto alla fonte di Santo Stefano e vi posero una targa con il suo nome. Fu tutto distrutto, vigliaccamente, dopo poco tempo da anonimi cittadini.

 

Oggi, a trent’anni dal suo assassinio, vogliamo ricordare Chico Mendes, a chi c’era in quegli anni e a chi è venuto dopo, esprimendogli la nostra gratitudine per aver tra l’altro elevato la questione della deforestazione da un ambito locale a quello mondiale.

Troppo lenti i lavori di bonifica dei danni causati dall’evento del 29 ottobre alla Rimembranza. Il WWF riporta alla memoria della città la straordinaria bellezza del parco con un calendario per il 2019

I danni prodotti all’interno del parco della Rimembranza dall’evento meteorologico estremo del 29 ottobre sono visibili nel raffronto tra queste due fotografie.

L’ex-convento di San francesco non ha perso soltanto la copertura ma non ha più avanti a sé la ricca parata di grandi alberi, quasi tutti cipressi, alcuni dei quali in primavera si ricoprivano di glicini.

I lavori di restauro dell’area toccata dall’evento che ha coinvolto soprattutto la parte sottostante l’ex-convento procedono a rilento.

Questa è la situazione che Alberto Dell’Aquila ha fissato con alcuni suoi scatti

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Il parco deve ritornare allo stato anteriore all’evento catastrofico quando con l’aiuto di un gruppo di migranti i volontari dell’associazione e qualche cittadino avevano ripulito i sentieri, ricostruito alcuni tratti di macera e rinnovato parte dei corrimano lungo i percorsi e soprattutto la piattaforma aerea voluta da Emilio Selvaggi sotto il bastione orientale dell’acropoli.

La bellezza del parco è nella mente di tanti cittadini e turisti che l’hanno visitato e riapparirà quando appena finiti i lavori di messa in sicurezza i volontari potranno ritornare a sistemare i percorsi e a piantare altri alberi.

Proprio per rafforzare il sentimento di rispetto del parco e di amore per un luogo unico in città il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale ha preparato un calendario per l’anno nuovo con alcune foto che saranno sicuramente apprezzate. In particolare la foto panoramica scattata dall’aula-pergola mostra un aspetto di Terracina che non si vedrà più, il Viale della Vittoria con i suoi pini.

Le foto utilizzate nel calendario sono di Elisabeth Selvaggi e di un gruppo di studenti del liceo Leonardo da Vinci che le hanno scattate nell’ambito di un progetto di alternanza scuola/lavoro sulla fotografia curato dalla socia Emanuela Dell’Aquila. Il lavoro grafico sul calendario ha avuto il contributo di Mauro Amoruso.

 

Iniziati all’interno della Rimembranza i lavori di riparazione dei danni provocati dall’evento atmosferico del 29 ottobre

Ad un mese dall’evento catastrofico che ha portato in città lutti e danni alle abitazioni e alla vegetazione l’impresa indicata dal Comune è entrata nel parco della Rimembranza per iniziare i lavori di rimozione degli alberi abbattuti e di riparazione delle strutture coinvolte.

 

 

Nel parco sono caduti soprattutto i grandi cipressi alcuni risalenti all’epoca della sua istituzione.

 

 

 

 

Si è creato un vuoto nell’immagine dell’ex-convento di san Francesco che non si presenta più così.

 

 

 

 

Stamani i migranti che aiutano i volontari del WWF hanno proceduto allo spostamento dei rami tagliati dagli operai accatastandoli in una delle rampe dello scalone di accesso al parco.

 

 

 

 

Da qui saranno poi portati via dai mezzi dell’impresa che sta eseguendo i lavori.

Un Piano del verde offerto dal WWF Italia alla città di Terracina

 

Stamani il sindaco ha incontrato il gruppo di esperti organizzato dal WWF Italia per progettare un piano del verde per la città. All’incontro hanno partecipato anche gli assessori Zappone e Marcuzzi e l’architetto Claudia Romagna del Settore urbanistica del comune.

 

Subito dopo l’evento calamitoso del 29 ottobre che ha arrecato lutti e danni alle abitazioni e al patrimonio arboreo cittadino, il WWF Italia nella persona dal segretario generale, Gaetano Benedetto, incontrò il sindaco per esprimere la solidarietà dell’associazione e per mettere a disposizione della città un gruppo di esperti per elaborare gratuitamente un piano di piantumazione di essenze integrato nel contesto del territorio comunale.

Il piano si ispirerà ai principi della sostenibilità ambientale e della mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici e terrà conto della biodiversità intesa nel senso più ampio. Verranno individuate dapprima le soluzioni per l’emergenza inserendole nella prospettiva del piano.

Il gruppo di lavoro è una somma di competenze urbanistiche, paesaggistiche, botaniche e forestali e sarà coordinato da Andrea Filpa, docente di Progettazione Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura della Università Roma Tre, nonché delegato WWF per il Lazio.

Il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale ringrazia la direzione nazionale dell’associazione per questo intervento e tutti gli esperti che hanno accettato di dare di buon grado e gratuitamente il loro contributo di professionalità.