La mitica “spiaggetta” di Terracina vittima della mania dei fuochi pirotecnici

Da troppo tempo in città si sta tollerando il malcostume di utilizzare fuochi d’artificio per festeggiare qualunque cosa, sia essa la vittoria di un qualche gruppo sportivo, una festa privata, una immane bevuta collettiva e così via.

L’inquinamento atmosferico e acustico era già noto; era, infatti, alla portata di naso, occhi e orecchie di tutti, compresi gli animali di affezione che ne soffrono alla follia.

Ma non era stato ancora testimoniato il danno ambientale dovuto all’utilizzo intenso di questi fuochi che lasciano sul posto residui di carta e cartone impregnati del particolato prodotto dalla combustione del materiale pirico.

Ancora più grave è il danno se la sede di questi fatui spettacoli è una spiaggia dove l’indomani centinaia di persone, bambini compresi, si muoveranno su una sabbia e si bagneranno in acque che contengono tali residui.

E’ arrivata alla nostra associazione da parte di frequentatori abituali una segnalazione corredata di foto che mostrano cosa si trova la mattina sul bagnasciuga della spiaggetta che è nel cuore di tanti cittadini.

 

 

L’utilizzo dei fuochi artificiali a Terracina pare non sia regolamentato, anzi con il silenzio delle istituzioni i fautori di questa forma di inquinamento totale (aria, acqua, suolo oltre al sistema nervoso delle persone e degli animali) si sentono incoraggiati.

Intervenire con un’ordinanza sindacale per fissare delle norme al riguardo sarebbe un segno di civiltà. La conseguente repressione del fenomeno eventualmente portato avanti da coloro che violassero le norme sarebbe veramente facile; nella notte verrebbero subito individuati.

D’altra parte la Bandiera Blu, tanto faticosamente conquistata, comporta un’oculata gestione dell’ambiente urbano. Noblesse oblige!

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Favorire la mobilità dolce su via Badino ma restituire alla collettività i benefici della presenza di alberi

Il comune di Terracina per migliorare la mobilità su una strada molto trafficata ha programmato un progetto dal titolo “Interventi di riqualificazione e messa in sicurezza di via Badino”.

L’intervento riguarderà un tratto di circa 850 metri a partire da via Pantanelle in direzione esterna alla città.

(Immagine tratta dal Progetto)

Nel progetto si riconoscono in maniera esplicita errori commessi nel passato come l’inserimento di alberi sui marciapiedi e in modo implicito l’inadeguata pavimentazione stradale che non contenendo gli apparati radicali dei pini ha reso la strada quasi impraticabile.

 

 

 

 

 

(Foto di Salvatore Carnevale)

 

Il problema dei dossi prodotti dal sollevamento delle radici viene risolto con tecniche costruttive ormai comuni. Viene a proposito quanto scrive l’ing. Stefano Storoni, che ha alle spalle trent’anni di esperienze di messa in opera di infrastrutture stradali in Italia e all’estero, in una lettera aperta inviata alla presidente del X Municipio di Roma per contestare l’abbattimento di tutti i pini presenti lungo la strada Roma-Ostia.

“Una fondazione-pavimentazione per una importante infrastruttura stradale dovrebbe infatti essere costituita, a partire dal piano di posa, da un adeguato strato:

  • di misto granulare stabilizzato; 
  • di misto granulare cementato; 
  • di conglomerato bituminoso di base; 
  • di conglomerato bituminoso di collegamento detto “binder”; 
  • di conglomerato bituminoso di usura; 

Per rendere la fondazione-pavimentazione ancor più resistente, anche il piano di posa potrebbe essere trattato con una stabilizzazione a calce o cemento ed inoltre si potrebbero anche utilizzare geogriglie di rinforzo.

In altri paesi – quali gli Stati Uniti e l’Australia – per le fondazioni-pavimentazioni stradali si utilizzano anche altre soluzioni come ad esempio il “Continuously Reinforced Concrete Pavement – CRCP” e cioè una vera e propria soletta longitudinale di calcestruzzo armato sulla quale si stende poi il conglomerato bituminoso.”

Il progetto del Comune di Terracina prevede l’abbattimento di sedici pini che impediscono una mobilità dolce per tutti i cittadini lungo l’arteria, la costruzione di un marciapiedi largo 150 cm nel lato attualmente occupato dagli alberi e finalmente, almeno pare, una pavimentazione a regola d’arte intorno ai pini residui per tenerne sotto controllo l’apparato radicale.

L’abbattimento dei pini, cui il progetto assegna un’età compresa tra 20 e 40 anni, non è più procrastinabile per consentire ai cittadini una mobilità lenta e sicura ma richiede una compensazione nell’area per garantire l’azione resiliente realizzata dagli alberi sotto gli aspetti ecologici e ambientali.

Gli alberi in città contribuiscono al miglioramento delle condizioni ambientali urbane, grazie ai loro molteplici effetti di mitigazione e alle loro proprietà ecologiche e ambientali (McPherson et al., 1994).

Tra i molti vantaggi della presenza degli alberi in un’area  vanno ricordati la riduzione del rumore, l’assorbimento dell’anidride carbonica (CO2) e la fissazione del carbonio nei tessuti. Inoltre, gli alberi migliorano la qualità dell’aria rimuovendo dall’atmosfera inquinanti quali ad esempio l’ozono (O3), il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO), l’anidride solforosa (SO2) e il particolato (PM10, PM2.5) attraverso assorbimento stomatico e/o deposizione sui tessuti arborei (foglie, rami, tronco).

L’altra funzione molto importante della presenza di alberi in ambiente urbano è il condizionamento climatico delle abitazioni circostanti che comporta un risparmio energetico, d’estate con il raffreddamento e d’inverno con il riscaldamento, con conseguente riduzione di emissione di anidride carbonica in atmosfera.

In uno studio condotto a Tucson, Arizona su 300 alberi di diverse specie in zona residenziale è stato calcolato che in 40 anni il risparmio di CO2 si aggira intorno alle 6000 t (KG 500 x anno x albero) di cui circa 1/5 legato al sequestro di CO2 e il restante al risparmio energetico prevalentemente per condizionamento proprio per le alte temperature registrate in questa città (McPherson, 1999).

L’abbattimento dei pini di via Badino, quindi, obbliga l’amministrazione a realizzare nell’area una piantumazione di altre piante, di età apprezzabile e scelte dall’apposito Tavolo di Agenda 21, individuando tutti gli spazi pubblici dove sia possibile farlo, a partire dal parco di via Bachelet, dalle aree laterali poste all’imbocco di via Borromini su via Badino e su tutto il terreno incolto della stessa via Borromini ma anche acquisendo eventuali porzioni di terreno poste lungo la strada oggetto della riqualificazione.

Solo a queste condizioni la collettività, soprattutto quella residente in zona, potrà ritenersi almeno in parte compensata della perdita dei benefici ecologici che i maestosi pini hanno garantito per tanti anni.

Venendo al progetto non si può non notare alcune disattenzioni come l’assenza di pensiline alla fermata dei pullman la cui funzione di riparo dal sole e parzialmente dalle intemperie finora è stata svolta dai pini.

Soprattutto, in un progetto definito di riqualificazione e messa in sicurezza pare grave il fatto che non sia stato preso in esame il problema degli incroci con altre arterie cittadine dove l’attraversamento è spesso funestato da incidenti anche gravi.

 

(Immagine tratta dal Progetto)

La confluenza su via Badino di via Bachelet merita maggiore attenzione da parte dei progettisti; l’immissione da via Bachelet su via Badino è resa rischiosa per la scarsa visibilità a sinistra dovuta alla presenza di un’abitazione.

Ancora più pericoloso si presenta l’incrocio successivo dove via Badino riceve l’affluenza di mezzi da via Borromini diretti in via Pecs, qui gli incidenti sono all’ordine del giorno. Si rende necessario un intervento su questo incrocio che potrebbe essere una minirotatoria che regoli il traffico in tutte le direzioni.  

Bisogna ricordare qui che via Badino essendo una delle vie di snodo della città, seconda soltanto a via Roma, è molto trafficata da macchine, mezzi pesanti, autobus, biciclette, pedoni, e in alcune ore della giornata vi si verificano puntualmente degli intasamenti.

Inoltre, per una lunga parte dell’anno questo tratto di strada è fruito in modo particolare da ragazzi, a piedi o in motorino, in quanto sono presenti nella zona due scuole superiori e una scuola media.

Ci sono, quindi, nella realizzazione del progetto comunale Interventi di riqualificazione e messa in sicurezza di via Badino, tutte le motivazioni per eliminare le criticità indicate in questa nota.

 

Due belle serate quelle trascorse alla Rimembranza venerdì e sabato scorsi

Serata emozionante quella del 27 Luglio presso il Parco della Rimembranza, nell’ambito dell’ ” Estate dei libri alla Rimembranza”, per la presentazione di OLTRE, raccolta di poesie di Paola Gozzi.

Sulle coinvolgenti note della chitarra di Daniele Vogrig, si sono alternati nella recitazione di alcuni testi, Bruno Maragoni, Raffaella Vanni e Marzia Pacella, impreziosendo l’intervista all’autrice, a cura di Carlo Buonerba.

 

Intanto nel cielo l’eclissi lunare contribuiva alla magia del momento.

Grande soddisfazione dell’autrice per l’attenta partecipazione del pubblico presente .

 

 

 

Sabato, invece, è stato il momento di Paolo Subioli, esperto di Mindfulness e tecnologie digitali, che sollecitato da Angela Dei Giudici dell’Associazione terracinese  “Progetto Mindfulness” ha intrattenuto il pubblico sull’uso spesso trasformato in abuso delle nuove tecnologie.

Una utilizzazione moderata della tecnologia è, invece, alla base di una nuova estensione della mente intesa come interazione tra cervello, corpo e ambiente esterno.

 

Nell’illustrare la sua opera ha parlato del percorso in otto punti della digital mindfulness suscitando interesse nel pubblico che ha interloquito con l’autore ponendo molte domande.

Posterula al centro del secondo appuntamento dell’Estate dei libri alla Rimembranza

Molta gente ieri sera al secondo appuntamento dell’Estate dei libri alla Rimembranza.

E’ stato presentato L’APPIA SBARRATA-Le Porte di Posterula a Terracina di Rosario Malizia (Bookcart Editore).

I presenti, terracinesi e non, hanno potuto conoscere una serie di acquisizioni storico-archeologiche sulla zona di Posterula, note finora soltanto agli studiosi.

Il prof Rosario Malizia con la pacatezza che lo caratterizza e facendo uso di immagini e mappe accattivanti, ha ricostruito la stratificazione di interventi succedutesi nell’area.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Successivamente, per rimarcare l’importanza del recupero e della fruizione pubblica di questa parte tanto importante della città che merita una riorganizzazione urbanistica non più rinviabile, sono intervenuti Lavio Grossi e Pino Forlenza.

 

Il primo soffermandosi sugli aspetti storico-archeologici collegati alla mobilità ha elencato tutti i tratti di strade antiche presenti nell’area e in particolare dell’Appia traianea.

 

 

 

 

Il secondo, dopo aver parlato delle essenze arboree presenti nel rinnovato parco di Posterula ricostruito su un’idea di Emilio Selvaggi, ha svolto il suo intervento sulla vegetazione del nostro territorio e in particolare su quella presente sulle mura della città.

Merenda al Parco della Rimembranza con il Sindaco e il Vicesindaco del Consiglio Comunale dei bambini e dei ragazzi

Bel pomeriggio ieri al Parco della Rimembranza.

Il WWF Litorale Pontino ha invitato al Parco della Rimembranza il Sindaco Biancamaria Di Girolamo e il Vicesindaco Pierluigi De Santis, neoeletti dal Consiglio Comunale dei Bambini e dei Ragazzi nella seduta del 13 Giugno, insieme alle loro famiglie.

In un’ atmosfera amichevole, rilassata e informale la Presidente del WWF Litorale Laziale Prof.ssa Franca Maragoni ha fatto gli onori di casa, regalando ai due ragazzi la tessere del WWF e illustrando il lavoro svolto dal WWF per la tutela della natura e dell’ambiente, e offrendo il sostegno e l’apporto del WWF locale alle iniziative che il Consiglio dei Bambini e dei Ragazzi vorrà intraprendere.

Il Prof. Giovanni Iudicone ha poi raccontato la storia e le origini del Parco, ricordando il Prof. Emilio Selvaggi, che con energia, amore e passione, tanto ha contribuito alla sua riapertura e alla sua cura costante.

Infine l’Assessore e Vicesindaco Roberta Tintari ha espresso la sua soddisfazione per l’elezione dei rappresentanti del Consiglio comunale dei Bambini e dei Ragazzi, finalmente diventato una realtà, sottolineando l’impegno che l’Amministrazione ha intenzione di profondere nel sostenere l’operato dei giovani rappresentanti della vita amministrativa della nostra città.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La merenda è stata consumata insieme ai ragazzi africani richiedenti asilo che da circa un mese sono stati inseriti in un progetto di lavoro socialmente utile promosso da Amministrazione Comunale e WWF all’interno del Parco della Rimembranza.

Chi ieri si fosse affacciato intorno alle 19 al Parco, avrebbe potuto respirare una gioiosa atmosfera di accoglienza, di integrazione e di amicizia.

Benvenuti ragazzi, nella grande famiglia del WWF!

Con il WWF entrano nella Fondazione “Città di Terracina” i beni ambientali

Ieri pomeriggio il parco della Rimembranza ha ospitato un momento importante della vita del WWF Litorale laziale, l’adesione alla Fondazione “Città di Terracina” dopo aver fatto ampliare l’ambito di interessi della stessa.

Alla presenza dell’assessore alla Cultura, Barbara Cerilli, di cittadini e soci dell’associazione il presidente della Fondazione, Agostino Attanasio, e il direttore generale del WWF Italia, Gaetano Benedetto, hanno espresso la  reciproca soddisfazione e il convincimento che i beni culturali trovano la loro collocazione in un contesto ambientale che va integrato nei primi.

 

 

 

 

Il momento della consegna da parte del presidente Attanasio della tessera di iscrizione del WWF Litorale laziale alla Fondazione “Città di Terracina”.

 

 

 

 

Nell’occasione è stata consegnata al gestore del Villaggio “Le palme”, sponsor dell’operazione, la bandiera del WWF.

 

 

 

Subito dopo nella sala Abbate del Palazzo della Bonificazione pontina si è tenuta la prevista tavola rotonda su un tema sempre di attualità “Turismo e sviluppo sostenibile”.

Al termine, di nuovo nel parco della Rimembranza, si è svolta la cerimonia di inaugurazione dell’opera completa dell’artista Raffaella Menichetti dedicata a Emilio Selvaggi.

Namite, la nipotina di Emilio, ha scoperto il “Seme di terra, germoglio di mare”.

 

Raffaella Menichetti ha illustrato il senso profondo dell’intera opera che rappresenta i due mondi della nostra città, mare e terra, collegandoli agli interessi di cui Emilio Selvaggi è stato portatore.

 

 

Il WWF e la “Città di Terracina”

La Fondazione “Città di Terracina”, nata per una gestione coordinata dei beni culturali presenti in città, su richiesta del Gruppo pontino del WWF Litorale laziale ha aggiunto a questo patrimonio anche gli elementi naturali diffusi sul territorio comunale.

Questa importante decisione è stata apprezzata da parte della sede nazionale del WWF al punto che il Direttore generale, Gaetano Benedetto, verrà a Terracina venerdì 15 giugno per incontrare Agostino Attanasio, presidente della Fondazione.

Nell’occasione il WWF Litorale laziale durante l’incontro che i due responsabili avranno con la stampa aderirà alla Fondazione “Città di Terracina”.

Subito dopo nella sala Abbate del Palazzo della Bonifica si terrà una tavola rotonda su “Turismo e sviluppo sostenibile”.

La giornata si concluderà nel parco della Rimembranza dove verrà inaugurata l’opera completa di Raffaella Menichetti dedicata a Emilio Selvaggi.

Questa la locandina con tutti gli eventi

 

 

 

La speleologia a Terracina è stata una grande passione (4)

Foto ricordo del 2 luglio 1967 dopo l’avvenuta rimozione dei massi dal Pisco montano (in piedi da sinistra Giacono Tramonti, Giovanni Spezzaferro, Franco Guadagnoli, ing. Marcello D’Onofrio, Franco Tramonti, il geom. Antonio Bassi, Sabatino Guadagnoli               a terra da sinistra Armando Provitali, Luciano Maiello, Piero Targa-alla macchina fotografica Giorgio Silvestri).

 

Il Gruppo Speleologico Anxur durante la sua esistenza, dai primi anni Cinquanta alla metà dei Settanta, ha avuto molte adesioni di tanti nuovi Soci alcuni dei quali molto attivi e altri che intervenivano saltuariamente ma sempre presenti se era necessario il loro aiuto.  Franco Guadagnoli ricorda Riccardo Asfogo,  Luciano Maiello,  Franco Tramonti,  Massimo Cicerani,  Guido Libotte,  Carlo Tramonti,  Eolo Savelli,  Aldo Meconi,  Romolo Campagna,  Emilio Selvaggi,  Don Fausto Frateloreto,  Armando Provitali,  Giancarlo Monti,  Umberto Meconi,  Luigi Cerilli,  Orvinio Frattarelli, Franco Legge, Carmine Ferrigni. Ad essi vanno aggiunti amici e simpatizzanti che a volte si univano alle iniziative del Gruppo.

Da altre fonti si sa che negli anni successivi si avviarono  nell’esplorazione di cavità costituendo la seconda generazione del gruppo Anxur, di cui ereditarono non solo i materiali ma anche lo spirito, molti giovani e giovanissimi chi con maggior impegno e chi con meno: Armandino Faiola, Massimo Faiola, Rosario Celio e Nello Leonardi innanzitutto ma spesso operativi anche Franco Marzullo, Stefano Santucci, Francesco Iannacci, solo saltuariamente Franco Turco, Angelo Mosa e Stefano Pietricola. In tempi più recenti anche Ruggero Bottiglia e Angelo Del Duca si sono inseriti nella tradizione  del Gruppo.

Furono veramente tante le iniziative del Gruppo Anxur, tutte caratterizzate da uno spirito d’avventura misto ad un desiderio di conoscenza.

Continua il suo racconto Franco Guadagnoli

Fu importante la partecipazione, in associazione con lo Speleo Club di Roma e con il supporto di un elicottero dell’Aeronautica Militare, alla esercitazione di una simulazione  di soccorso per un incidente alla Grotta del Monte Tavanese a Sonnino. A noi toccò il  compito di “salire” sul “Tavanese”  dove il nostro socio Maiello recitò la parte dell’infortunato. Episodio questo che rientrava tra le iniziative  fatte da vari Gruppi, negli anni Sessanta,  per la costituzione di un Servizio di Soccorso Speleologico;  realizzato e da anni  ormai pienamente attivo nel Servizio Nazionale.

Non è mancata la partecipazione nella difesa del complesso carsico di Camposoriano nelle varie occasioni di incontri e con una mia dettagliata relazione  presentata al Comune.

Partecipammo anche a convegni (a Perugia) e a corsi di aggiornamento di biologia (a L’Aquila).

E ancora

La realizzazione, a Terracina, di una mostra nella sala Appio Monti per far conoscere la ricerca e  l’attività del Gruppo in campo speleologico, preistorico, le attrezzature costruite dai soci come scale, flash per fotografie, telefoni da usare in grotta, vari accorgimenti tecnici utilizzati per superare  o facilitare certe difficoltà incontrate in alcune esplorazioni.

Nella ricerca preistorica il ritrovamento a Terracina del sito   “Riparo Salvini” e la collaborazione con  l’ Istituto Italiano di Paleontologia Umana,  Ente Morale di ricerca di cui sono Socio da molti anni.  Proprio a cura dell’I.I.P.U. e sotto la direzione del compianto Prof. Amilcare Bietti, negli anni Ottanta, è stato condotto un ampio scavo i cui reperti sono stati e vengono ancora studiati e i risultati pubblicati su riviste specializzate nazionali e internazionali. Nel 1987 fu allestita anche una mostra preistorica  e fu presentata la pubblicazione di sintesi “Riparo Salvini  a Terracina”  ma …questa è tutta un’altra storia.

Il Gruppo si fece conoscere anche fuori provincia. Il  25  Marzo 1967, infatti,  quattro Soci del GS Anxur parteciparono ad una spedizione alla  notissima cavità “Antro del Corchia” nelle Alpi Apuane. Fu richiesto l’aiuto del Gruppo dai colleghi dello Speleo Club di Roma per recuperare tutto il materiale che una loro precedente esplorazione aveva lasciato all’interno della vastissima ed impegnativa cavità’; fu un impegno che durò circa venti ore, compreso il viaggio.

 

Salita in quota con una teleferica spartana, messa a disposizione dai cavatori di marmo, di Luciano Maiello, Franco Guadagnoli e Giorgio Silvestri il 25 marzo 1967 per avvicinarsi all’Antro del Corchia.

 

 

 

Straordinario e probabilmente poco noto in città l’intervento del GS Anxur per la rimozione di materiale franoso dal Pisco Montano.

Dalle parole di Franco

 A causa di un distacco avvenuto a metà della parete Nord-Ovest del “Pisco”,  il  materiale roccioso si era depositato su una cengia sottostante con forte pendenza verso l’esterno della parete e quindi in forte pericolo di smottamento. Poiché alcuni nostri soci “conoscevano bene il Pisco” per essere saliti più di una volta sulla sua cima e senza particolare attrezzatura, per tale occasione fu elaborato un percorso per raggiungere il piano inclinato, sul quale si era fermato  il materiale roccioso, per effettuare una rimozione “guidata”.  Il piano  fu presentato al Commissario Prefettizio (Terracina era senza la Giunta), dopo perplessità e incertezze , grazie anche all’ Ing. Marcello D’Onofrio del Comune che seguiva da tempo la nostra attività, il piano fu accettato e dopo aver superato tutte le lungaggini burocratiche la rimozione fu portata a termine esattamente come prevista il 2 Luglio 1967. 

 

Franco Guadagnoli in uno dei passaggi per attrezzare il percorso nell’intervento sul Pisco montano.

 

 

 

 

 

Sul Pisco montano è visibile l’impronta lasciata dal distacco della frana, meno visibili Giacomo e Franco Tramonti, Franco Guadagnoli, Luciano Maiello, Piero Targa e Giovanni Spezzaferro al lavoro per la rimozione dei massi.

 

 

 

Franco conclude i suoi ricordi con <Un fraterno pensiero  ai tanti  soci che ci hanno lasciato per  “l’ultima esplorazione”.>

 

FOTO di Franco Guadagnoli, Giovanni Spezzaferro, Giorgio Silvestri e Guido Libotte

La speleologia a Terracina è stata una grande passione (3)

In questa storica foto  del 18 ottobre 1959 il Gruppo Anxur nel giorno dell’esplorazione della nuova galleria della Grotta Sabina. (da sinistra Massimo Cicerani, Alberto Legge, Orvinio Frattarelli, Armando Provitali, Luigi Cerilli, Carmine Ferrigni, Dario Tramonti, Franco Guadagnoli, Sandro Spezzaferro, Sabatino Guadagnoli, Carlo Tramonti-alla macchina fotografica Giovanni Spezzaferro).

L’attività del Gruppo Speleologico Anxur si è protratta dai primi anni Cinquanta a metà degli anni Settanta e si è svolta nel complesso dei Lepini, Ausoni, Aurunci. La sede era La Torretta civica, allora inutilizzata, perché mancante della scala di accesso e della scala interna. Come riferisce Franco Guadagnoli, fu escogitata una scala di legno “zoppa” per entrare dalla porta esterna e una scala a pioli interna per poter guadagnare il primo piano. La mancanza della scala interna era utile per testare le scale autocostruite, le prime corde sintetiche e l’uso di nodi più idonei per certe situazioni.

Quando furono sistemate le scale esterna e interna, il Gruppo restò senza sede e le attrezzature, i materiali e l’archivio che si trovavano nei locali si dispersero.

Il  Gruppo è stato sempre molto impegnato nelle esplorazioni di cavità nelle diverse zone della provincia di Latina dovunque fosse una emergenza geologica.

Racconta Franco Guadagnoli:

L’esplorazione alla Voragine “Catauso” nel Comune di Sonnino. Si tratta di un enorme inghiottitoio riportato nelle carte sin dal 1765 ed esplorato per la prima volta dai fondatori del “Circolo Speleologico Romano” nel 1928. Esplorata tante altre volte. Rimane sempre molto impegnativa,  molto tecnica e da intraprendere nei periodi giusti, l’inghiottitoio infatti raccoglie  l’acqua di un bacino di circa 19 Kmq. Una nostra partecipazione, proprio con il CSR, ad una “esplorazione invernale” nel mese di Dicembre  ci impegnò quasi 18  ore consecutive di una giornata piovigginosa all’esterno ma sotto continue cascate entro la cavità.

In occasione di un campo di ricerca di 10 giorni organizzato sulle montagne di Formia nell’estate del 1962, furono esplorate per la prima volta tutta una serie di cavità, pozzi e inghiottitoi tra i quali la “Ciauca degli Spagnoli”, il “Cimmaro delle Donne” e la “Ciauchella”. Quest’ultima oggi è nota come “Abisso della Ciauchella”. Localizzata ed esplorata per la prima volta proprio dal GS Anxur, parzialmente però, per mancanza di attrezzatura. Alla prima esplorazione, infatti, non fu possibile raggiungere il fondo del secondo pozzo che si apriva in un ambiente vastissimo, senza toccare le pareti, in un unico interminabile salto di 85 metri . Superato al secondo tentativo, la cavità continuava ancora e parecchio. In una successiva esplorazione nel 1967,  in collaborazione con lo Speleo Club di Roma, con un impegno di quasi 20 ore,  fu superata ancora una parte della cavità. Di tale cavità è nota oggi la profondità di oltre 290 metri, risultando una delle più profonde del Lazio.

Si potrebbero elencare ancora tante altre cavità esplorate dal GSA come la “Grotta di Pastena”, ovviamente prima della sistemazione a scopi turistici, frequentata spesso per visitare cunicoli inesplorati o per ricerca e studio pipistrelli, e quella degli Ausi nel comune di Prossedi.

 

 

Sabatino Guadagnoli, Carlo Tramonti, Piero Targa, Giacomo Tramonti e Carmine Ferrigni il 5 giugno 1960 nella grotta degli Ausi.

 

 

 

 

 

Settembre 1960, Piero Targa nella Grotta degli Ausi.

 

 

 

 

 

Sabatino Guadagnoli nella grotta “Le vurie” di Sonnino.

 

 

 

 

Vennero esplorate anche le cavità presenti nella zona di Campodimele, alcune delle quali non portate a termine per la presenza di ordigni bellici inesplosi.

 

Nel comune di Terracina un’impresa abbastanza ardua fu l’esplorazione della cavità della “Zì Checca 2^”, profonda quasi 120 metri ma molto tecnica nell’utilizzo delle attrezzature di discesa, tanto da impegnare più tentativi prima di esplorarla completamente.

 

 

Della “Zì Checca 1^” il Gruppo ne tracciò il profilo rilevato durante i giorni del 25 e 26 maggio 1957.

 

 

 

 

Eolo Savelli, Giacono Tramonti, Piero Targa e Alberto Legge sulla base del primo salto della “Zì Checca 1^” a 30 metri di profondità.

 

 

 

 

La grotta Sabina è stata la grande palestra del Gruppo dove i giovani esploratori hanno realizzato l’impresa della scoperta delle nuove diramazioni.

 

 

Sabatino Guadagnoli, Piero Targa e Giacomo Tramonti nella parte della Grotta Sabina nota fino dal 1850.

 

 

 

 

Esplorazione della parte appena scoperta della Grotta Sabina

 

 

Sabatino Guadagnoli

 

 

 

 

 

Franco Guadagnoli

 

 

 

 

 

Luigi Cerilli e Franco Guadagnoli

 

 

 

 

FOTO di Franco Guadagnoli, Giovanni Spezzaferro, Giorgio Silvestri e Guido Libotte

 

Martedì 5 giugno Giornata Mondiale dell’Ambiente; il WWF a Camposoriano con il Parco degli Ausoni

Martedì 5 giugno in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, proclamata nel 1972 dall’Assemblea delle Nazioni Unite, il Parco degli Ausoni ha programmato una iniziativa a Camposoriano.
Il programma per la giornata prevede, a partire dalla ore 10, pulizia del sentiero didattico e, nel pomeriggio, un’escursione nel sito naturalistico.
I volontari del Gruppo pontino del WWF Litorale laziale parteciperanno all’iniziativa e invitano i cittadini a partecipare.
Camposoriano è nel cuore del WWF da quando l’associazione è stata costituita a Terracina.
Oltre trent’anni fa la nostra associazione diffuse in città un adesivo che chiedeva una maggiore tutela di un angolo pregiato del territorio comunale.