Educare alla pace tra le persone, tra i popoli e con la natura.

Nell’anno scolastico appena avviato le scuole di Terracina mostrano, con molta evidenza alcune e con sobrietà altre, un segno che è un messaggio inequivocabile: la bandiera arcobaleno con la scritta PACE.

Giovanni Iudicone, socio WWF dal 1987, ha voluto farne dono alle istituzioni scolastiche cittadine senza accompagnare questo segno con parole che sarebbero suonate retoriche e le scuole l’hanno accolto con altrettanto silenzio che sa di condivisione e che fa ben sperare.

Stiamo vivendo in un periodo dove alle decine di guerre locali in corso in varie parti del mondo che hanno fatto parlare di una terza guerra mondiale diffusa, si aggiungono il cambiamento climatico e il perdurante sfruttamento di popoli interi da parte di gruppi economici. Questa miscela esplosiva sta producendo il fenomeno migratorio sotto i nostri occhi, con milioni di persone in movimento dal sud del mondo verso il nord.

La superficialità con cui vengono trattati e considerati i grandi temi ambientali da parte dei governanti sta causando effetti letali sul pianeta; è una guerra dichiarata alla natura.

Sta apparendo in tutta evidenza il dramma che noi stessi abbiamo prodotto e al quale non siamo capaci di trovare una soluzione se non alzando muri metaforici e reali in ogni parte del mondo per fermare chi scappa dalla guerra o da una situazione di fame, muri che creano divisioni anche all’interno delle società che li costruiscono. In altra epoca Antonio Gramsci scrisse Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri che ben si adatta a questa attuale situazione.

Tra le voci che si alzano in attesa del nuovo mondo che riporti la persona al centro dello sviluppo sociale, economico e politico c’è quella di papa Francesco

Dobbiamo essere costruttori di pace e le nostre comunità devono essere scuole di rispetto e di dialogo con quelle di altri gruppi etnici o religiosi, luoghi in cui si impara a superare le tensioni, a promuovere rapporti equi e pacifici tra i popoli e i gruppi sociali e a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire.

E a coloro che continuano a creare divisioni ignorando non solo gli aspetti umanitari ma le stesse connessioni mondiali dell’economia quando affermano “prima gli italiani”, Don Milani avrebbe detto, come scrisse ai cappellani militari che giustificavano la guerra in nome della patria «Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri».

Le “scuole della pace” di Terracina sono un bel segnale del lavoro sempre fatto da tutti coloro che vi sono impegnati e che in questo periodo diventa essenziale incrementare in modo che l’educazione alla pace e la formazione culturale dei giovani possano fare da argine alla deriva verso forme di egoismo che la società adulta sta assumendo.

Ecco le prime scuole che hanno esposto la bandiera della pace

 

L’istituto comprensivo “Alfredo Fiorini” di Borgo Hermada l’ha posizionata sulla vetrata della Sala docenti.

 

 

 

 

Il liceo “Leonardo da Vinci” l’ha inserita nella parete dei poster.

 

 

 

 

 

L’Istituto “San Giuseppe” delle suore Orsoline ne ha fatto la migliore esposizione.

 

 

 

 

 

Anche la scuola “Montessori” l’ha posizionata in grande evidenza.

 

 

 

 

 

L’I.T.C. “Bianchini” l’ha posta nel cuore dell’accoglienza degli studenti, del personale della scuola e del pubblico.

 

 

 

 

Un discorso a parte va fatto per l’Istituto “Filosi” che da tanti mesi mostra su via Roma la bandiera della pace frutto di una encomiabile iniziativa della compianta professoressa Maria Canta.

 

 

Man mano che arriveranno le foto dalle altre scuole saranno inserite qui di seguito.

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Anche Terracina partecipa alla Settimana europea della mobilità sostenibile 2018

Dal 16  al 22  settembre si svolge in tutta Europa la Settimana europea della mobilità sostenibile durante la quale si lasciano nei box o nei parcheggi le auto private per muoversi nelle città a piedi, in bici o con mezzi pubblici.

Terracina partecipa anche quest’anno all’iniziativa europea con il programma presente nella locandina

 

Il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale ha aderito alla manifestazione internazionale anche per sollecitare, in particolare, la costruzione in città dell’anello ciclabile senza il quale i monconi esistenti di corsie riservate alle bici non svolgono alcuna funzione di riduzione dell’uso degli inquinanti mezzi motorizzati. La stessa pista azzurra del lungomare sta diventando il luna park del divertimento e giustamente vi circolano bambini su tricicli, grandicelli su mezzi a quattro ruote, ragazzi sui pattini, giovani su skateboard a spinta o elettrici,…..

 

 

 

 

 

 

Si avvicina l’Ora della Terra, sabato il pianeta sarà attraversato da una ola di buio

Sabato 24 marzo dalle ore 20.30 alle 21.30 in tutte le parte del mondo si spegneranno le luci dei monumenti più importanti dando un segnale forte sulla necessità di ridurre i consumi energetici.

 

A Terracina verrà spento il Tempio di Giove mentre nel pomeriggio le strade della città saranno percorse in bicicletta da cittadini per incentivare l’uso di un mezzo veramente sostenibile ambientalmente.

 

A Fondi l’amministrazione comunale terrà spento il Castello baronale.

 

Tra Itri e Fondi l’associazione ATARGATIS farà una fiaccolata lungo l’Appia antica.

 

 

Il cambiamento climatico in corso è ormai stabilmente documentato e deriva essenzialmente dalle attività umane.

 

Si stanno avvicinando impatti catastrofici. Le emissioni di gas serra stanno aumentando più rapidamente del previsto e gli effetti si stanno palesando prima di quanto si potesse supporre solo pochi anni fa.

Il riscaldamento globale avrà effetti catastrofici come l’innalzamento del livello del mare, l’incremento delle ondate di calore e dei periodi di intensa siccità, delle alluvioni, l’aumento per numero e intensità delle tempeste e degli uragani.

Questi fenomeni avranno un impatto su milioni di persone, con effetti ancora maggiori su chi vive nelle zone più vulnerabili e povere del mondo,danneggeranno la produzione alimentaree minaccianospeciedi importanza vitale, gli habitat e gli ecosistemi.

Nonostante nella comunità scientifica ci sia un consenso pressoché unanime sul fatto che il cambiamento climatico sia in atto e che esso derivi particolarmente dalle emissioni di gas serra derivanti dalle attività antropiche, i governi e le aziende stanno rispondendo con colpevole lentezza, come se il cambiamento climatico non rischiasse di mandare a pezzi  le fondamenta della civilizzazione umana e dell’economia.

Anche se i paesi soddisfacessero tutti gli impegni di mitigazione finora assunti, il mondo continuerebbe a confrontarsi con una minaccia di aumento medio della temperatura globale di almeno 4°c rispetto alla temperatura media dell’epoca preindustriale. E’ evidente che gli impegni assunti sinora non sono sufficienti.

Mentre dobbiamo lavorare sodo per ridurre le emissioni, dobbiamo contemporaneamente cominciare ad adattarci agli impatti del cambiamento climatico ormai in atto e crescenti.

Ma se l’aumento di temperatura raggiungesse e superasse la soglia di 2°C, le conseguenze sarebbero in ogni caso molto difficili da affrontare con i mezzi a disposizione.

Oggi gran parte della comunità scientifica indica la soglia di rischio in 1,5°C: questo allerta è facilmente comprensibile se si pensa a tutti i fenomeni già in atto con l’attuale aumento che è di 0,8°C.

Anche l’ANCI sostiene l’iniziativa dell’Ora della Terra di sabato 24 marzo

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), Antonio Decaro, ha scritto a tutti i sindaci dei Comuni Capoluogo di Regione e Provincia per sollecitarli ad aderire all’Ora della Terra 2018.

Caro Sindaco, come saprai, sabato 24 marzo si svolgerà Earth Hour- l’Ora della Terra, importante iniziativa internazionale promossa dal WWF, quale momento di mobilitazione rispetto ai cambiamenti climatici, sostenuta e patrocinata da diversi anni  dall’ANCI. Quella sera tra le 20:30 e le 21:30 le luci di tutto il mondo si spegneranno per un’ora, per testimoniare l’attenzione e l’impegno di cittadini e istituzioni verso la sfida della riduzione delle emissioni climalteranti. Sono sempre più numerosi i Comuni già  impegnati  in questo ambito e il 24 marzo potrà essere un’occasione per dare visibilità all’impegno dei territori e delle comunità locali che già si stanno muovendo in questa direzione.

Il Presidente Decaro conclude così:

Ti chiederei di segnalare alla segreteria operativa dell’iniziativa – alla mail p.ranieri@wwf.it – entro il 19 marzo le iniziative che il Tuo Comune sta programmando per quella data, ma anche eventuali ulteriori attività in campo energetico ambientale che riterrai utile valorizzare. Sarà quindi cura del WWF contattare la Tua struttura per tutti i dettagli del caso. Successivamente, in occasione della notte di Earth Hour, insieme al WWF, lanceremo un comunicato stampa per promuovere ulteriormente gli impegni dei Comuni.

Tutti i cittadini possono partecipare spegnendo per un’ora le luci e gli elettrodomestici presenti nelle abitazioni.

24 marzo 2018, ritorna l’Ora della Terra

Sabato 24 marzo si spegneranno le luci per un’ora dalle 20.30 alle 21.30 attraverso tutti i fusi orari, dal Pacifico alle coste atlantiche.

La partecipazione all’iniziativa si fonda sulla semplicità ma nello stesso tempo sulla significatività di un gesto: spegnere la luce di una casa, di un edificio, di un monumento, l’illuminazione di una strada o di una particolare area di una città per un’ora, partecipando in tal modo ad un’iniziativa di forte valenza simbolica, un’occasione per rendere esplicita la volontà di sentirsi uniti nella sfida globale al cambiamento climatico che nessuno può pensare di vincere da solo.

 

Quest’anno il WWF chiede alle persone, alle istituzioni, alle collettività e alle imprese di “connettersi” tra loro e agire per salvare il Pianeta, vedendo le connessioni tra i grandi problemi ambientali, dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità, e la nostra vita, il nostro benessere, la nostra salute, il nostro futuro. Lo slogan 2018 è infatti “Connect2earth”.

 

 

Tutti i cittadini possono partecipare spegnendo per un’ora le luci e gli elettrodomestici presenti nelle abitazioni.

Il WWF Litorale laziale-Gruppo Litorale pontino ha invitato tutti i sindaci dei comuni della provincia di Latina a spegnere una strada, un monumento, un edificio come gesto simbolico ma altamente significativo per ricordare ai cittadini i rischi cui il Pianeta sta andando incontro con il cambiamento climatico in corso.

Nello stesso invito il WWF ha chiesto anche di realizzare iniziative concrete e stabili nella direzione della sostenibilità ambientale.

Prima adesione pervenuta è quella del comune di Terracina che sabato 24 marzo spegnerà per un’ora il monumento simbolo della città, il Tempio di Giove Anxur.

Campagna elettorale del WWF per portare l’ambiente nell’attualità politica

La Campagna apartitica del WWF

il WWF ha deciso di intervenire nel dibattito politico attraverso una provocazione: una vera e propria campagna elettorale per portare l’ambiente nell’attualità politica. È, infatti, evidente a tutti anche in questa campagna elettorale che le tematiche ambientali, i mattoni del nostro futuro prossimo, non rientrano tra le priorità della politica.

Mettiamo l’ambiente al centro della politica

Cambiamenti climatici, sostenibilità, inquinamento e capitale naturale: il nostro programma elettorale, dalla parte del Pianeta.

Parlare di ambiente significa parlare di futuro.

Vogliamo riportare la tutela dell’ambiente al centro del dibattito politico. 

Vogliamo che il mare, i parchi, le energie rinnovabili, le specie simbolo del nostro Paese diventino una priorità per tutta la classe politica. 

Vogliamo continuare a difendere la natura, per dare ai nostri figli un Paese e un Pianeta migliori. 

LE NOSTRE RICHIESTE

 

Martedì 14 novembre sarà un anno da quando è venuto a mancare Emilio Selvaggi

 

I cittadini si dividono tra chi usa prendere più che dare alla propria città e chi, al contrario, dona molto di più di quanto possa prendere in una vita intera. Alla seconda categoria di cittadini  apparteneva Emilio Selvaggi.

 

 

Il 14 novembre sarà il primo anniversario della scomparsa del prof. Selvaggi e nell’occasione gli amici, soci WWF e altri cittadini, metteranno sui muri della Rimembranza un segno, piccolo rispetto a quanto Emilio ha dato alla città, in ricordo del suo insegnamento per la tutela del territorio e della conservazione della natura e, in particolare, del suo impegno nel restituire a tutti noi il Parco.

Martedì 14 novembre la Rimembranza avrà un’apertura straordinaria a partire dalle ore 10 e alle 11 verrà scoperta un’opera che l’artista Raffaella Menichetti, alla quale siamo molto grati, ha creato in onore di Emilio Selvaggi.

Alla cerimonia sono stati invitati il sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali, Agenda 21, le scuole, gli scout e tramite la stampa tutti i cittadini.

 

 

Il Governo ha inserito nella legge di Bilancio incentivi al verde urbano

MANOVRA: WWF, BENE INCENTIVO A VERDE URBANO

La misura per far crescere il verde di cui le nostre città e i cittadini hanno un fortissimo bisogno, annunciata nella Legge di Bilancio varata dal Consiglio dei Ministri è certamente un fatto importante. Lo si legge in una nota del WWF Italia che domenica, con l’iniziativa Urban Nature (più di 100 iniziative in oltre 50 città,- a Terracina è stata percorsa la “strada dei parchi”-), la festa della natura in città, ha voluto puntare l’attenzione sulla biodiversità urbana e sulla necessità di un grande piano per il verde urbano.

Aumentare la quantità di verde nelle nostre città è un passaggio indispensabile per renderle resilienti, mitigare gli effetti del cambiamento climatico, assorbire e ridurre gli inquinanti atmosferici, depurare le acque e aumentare il drenaggio naturale oltre che migliorare la salute e il benessere dei cittadini, soprattutto i bambini, che vivono nelle nostre città.

La scelta di valorizzare attraverso un meccanismo fiscale innovativo il verde, in particolare quello urbano, è certamente una scelta positiva oltre che un meccanismo utile per avere aree urbane più amiche della natura e della salute.

 

Wwf Italia

    Ufficio Stampa WWF Italia

   Tel. 06-84497 332 – 266 – 213

         Cel. 340 9899147 – 329 8315718

IL CLIMA STA CAMBIANDO MA L’ITALIA NO

Logo del WWF
WWF Italia
Maltempo: WWF, subito una sessione parlamentare su caos climatico
Il WWF chiede al Parlamento una sessione urgente e straordinaria sulle azioni messe in campo sull’adattamento ai cambiamenti climatici e sulla decarbonizzazione: è ormai evidente che il rapporto tra territorio, cambiamenti climatici ed economia senza carbonio non può non essere centrale nell’agenda delle istituzioni.
Nubifragi, frane, smottamenti; e prima siccità in Italia, ma anche in molte altre parti del globo; uragani più intensi e sempre più numerosi nel Pacifico e nell’Atlantico; temperature record anno dopo anno: il clima sta cambiando, noi no. Ma come se non bastasse sembra che si sia rimosso il senso del pericolo a cui l’inazione rispetto alle evoluzioni dei cambiamenti climatici espone le nostre città.
La tragedia di Livorno che ci costringe a piangere altri morti è un caso paradigmatico: tutti sapevano che c’era un torrente “tombato” e che le case erano state costruite nella sua zona di espansione. Eppure si è andati avanti “sperando” che non succedesse nulla. Di situazioni simili, in Italia, ce ne sono a migliaia, aggravate dal mostro dell’abusivismo. A Soverato, esattamente 17 anni fa (il 10 settembre) la situazione era per certi versi analoga (camping sul letto di un fiume), per scavare nella memoria.
L’emergenza climatica ci impone di agire subito, superando i rimpalli tra istituzioni locali, quelle regionali e quelle nazionali: è indispensabile un cambiamento di mentalità e una gigantesca opera di risanamento, riparazione, messa in sicurezza, riprogettazione. Occorre adeguare tutti gli insediamenti e le attività umane alla nuova realtà, soprattutto occorre una gigantesca opera di prevenzione, con un radicale cambio di mentalità e assumendo l’importanza della funzionalità dei sistemi naturali e una accorta ed equa gestione delle risorse naturali (a cominciare dall’acqua) per garantirci la sicurezza e la vitalità del territorio e la disponibilità (equa) delle risorse.
Attualmente sono in corso due importanti consultazioni: una sul piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico, l’altra sulla Strategia Energetica Nazionale. La redazione finale dei due documenti deve diventare una occasione di cambio di passo e di coinvolgimento in uno sforzo comune per decarbonizzare l’energia (e l’economia) e per essere resilienti al clima che sta già cambiando, più velocemente di quanto avessero previsto gli scienziati e sicuramente molto, ma molto più velocemente di noi.
SCHEDA – IMPREPARATI AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’Italia continua ad essere impreparata a qualsiasi allerta maltempo.Nonostante le piogge torrenziali e le “bombe d’acqua” fossero largamente previste dopo l’eccezionale siccità estiva, anche quest’anno abbiamo iniziato a pagare il tragico tributo di vittime. Purtroppo le cause sono sempre le stesse e sono state denunciate già tantissime volte.
Impreparazione.
Al di là delle polemiche politica, i responsabili istituzionali tutti devono cambiare mentalità rispetto allerta meteo: mentre gli esperti possono dirci che ci sono le condizioni per fenomeni intensi e/o estremi, non possono dirci se e dove effettivamente l’evento si manifesterà. È quindi necessario non prendere sotto gamba gli allarmi, perché il cambiamento climatico moltiplica il pericolo. Ancor più necessario è prepararsi non solo a gestire l’emergenza, ma a evitarla.
Canalizzazione dei corsi d’acqua e consumo del suolo.
Per quanto le precipitazioni che si sono abbattute nel livornese siano state eccezionali (circa 250 mm), le responsabilità umane riguardano la gestione del territorio e dei fiumi, oltre che i cambiamenti climatici: il rio Ardenza è un canalone che nell’ultimo tratto corre al mare tra due stretti argini attraversando il centro abitato e con case, capannoni e manufatti di ogni tipo a ridosso del fiume. Le foto della protezione civile mettono impietosamente in evidenza questo disastro urbanistico. Consumiamo suolo al ritmo di 35 ettari al giorno e tra 2012 e il 2015 * in Toscana, entro la fascia di 150 metri dagli alvei fluviali, ne è stato consumato un ulteriore 7,2%; proprio in quelle aree a maggior rischio idrogeologico. Si è irresponsabilmente continuato a costruire in aree pericolose, così In Italia la percentuale di suolo consumato all’interno delle aree a pericolosità idraulica elevata è del 7,3%, mentre è del 10,5 % nelle aree a pericolosità media, lasciando così oltre 7,7 milioni di italiani a rischio.  (ISPRA, 2016).
Direttive europee inapplicate e scoordinamento tra le istituzioni.
Scontiamo, tra l’altro, il notevole ritardo nell’applicazione delle importanti direttive europee “Acque” (2000/60/CE) e“Alluvioni” (2007/60/CE), la notevole confusione istituzionale con troppi soggetti nazionali e non che si occupano a più livelli di difesa del suolo senza una chiara regia a livello di bacino idrografico come, peraltro, previsto dalle normative europee.
Inoltre, mancano i soldi per prevenzione e pianificazione: ne spendiamo tanti solo a fronte di emergenze che, come quella di questi giorni, sono sempre più frequenti. Per far fronte al dissesto idrogeologico è stato stimato un fabbisogno di 44 miliardi di euro, molti ma nemmeno poi così tanti se confrontati ai circa 175 di miliardi di euro spesi negli ultimi 50 anni soprattutto in emergenze, con una media di 3,5 miliardi di spesa all’anno.
Purtroppo non abbiamo più molto tempo per ulteriori improvvisazioni, dobbiamo far tesoro delle esperienze positive, che ora esistono anche nel nostro Paese, e moltiplicarle; è indispensabile raccogliere la sfida della Conferenza sul Clima (Parigi, 2015) e promuovere un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (oggi alla consultazione del pubblico),  che fornisca anche focus per i diversi bacini/distretti idrografici, tenendo conto dei fenomeni di dissesto idrogeologico e dell’individuazione delle aree a rischio,  e attuare un vasto programma di riqualificazione ambientale per il recupero dei servizi ecosistemici, attraverso la rimozione di opere di difesa obsolete, il ripristino di aree di esondazione naturale, il recupero della capacità di ritenzione del territorio, garantendo cura e manutenzione costanti del territorio. fondamentali per una corretta azione di prevenzione ambientale.

Roma, 11 settembre 2017

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497 332 – 266 – 213

Cel. 340 9899147 – 329 8315718

* ISPRA, 2016 – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizioni 2016. 248/2016