Mentre a Terracina il Comune tarda a rispondere all’accesso agli atti inerenti agli obblighi derivanti dalla normativa sugli incendi il WWF interviene in campo nazionale

A metà settembre abbiamo chiesto, finora inutilmente, al Comune di Terracina di conoscere le planimetrie di rilievo dei soprassuoli percorsi dal fuoco degli anni 2012-2016 con relativo atto di invio alla Regione Lazio e copia delle ordinanze di divieto di caccia, pascolo e costruzione di edifici per 10 anni su tali aree rilevate nonché eventuale deliberazione di approvazione di divieto di cambio d’uso per 15 anni delle zone suddette.

Nello stesso periodo scrivemmo al sindaco mettendo a disposizione per il futuro le competenze acquisite nel periodo in cui una nostra squadra affiancava quella comunale sugli incendi boschivi.

Lunedì 30 ottobre il WWF Italia ha chiesto al Governo nazionale interventi strutturali contro la piaga degli incendi:

INCENDI: WWF, È EMERGENZA NAZIONALE CHE VA BEN OLTRE PERIODO ESTIVO

PENE ESEMPLARI CONTRO INCENDIARI, CONTROLLO TERRITORIO E CATASTO DEGLI INCENDI, SOSPENSIONE DELLA CACCIA. INDISPENSABILI INTERVENTI STRUTTURALI PER AFFRONTARE IL RISCHIO INCENDIO LEGATO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Le parole del ministro dell’Interno Marco Minniti sulle “presumibili attività di carattere doloso” rispetto agli incendi che stanno devastando il Piemonte dimostrano che quella degli incendi è un’emergenza nazionale che va ben oltre il periodo estivo e che è fortemente collegata a comportamenti criminali: un’emergenza che va combattuta con forza utilizzando tutte le risorse a disposizione, compresa l’attività d’intelligence.

Il WWF ritiene necessario un intervento deciso e rapido della magistratura affinché ci siano pene esemplari per i criminali che hanno appiccato il fuoco mandando in cenere un bene che appartiene a tutti i cittadini; chiede che ci sia l’intervento delle Prefetture quando i comuni non sono in grado di fare il catasto delle zone attraversate dal fuoco per fare in modo, come prevede la legge quadro sugli incendi, che si impediscano per 10 anni le nuove edificazioni, la caccia e il pascolo.

L’attività criminale degli incendiari ha trovato un terreno fertile grazie alla fortissima siccità che stringe in una morsa insieme ad altre zone d’Italia anche il Piemonte. Gli scenari degli impatti del cambiamento climatico nel Mediterraneo avevano previsto i lunghi periodi di siccità ma il cambiamento climatico contribuisce a dilatare nel tempo il fenomeno e renderlo più intenso. Occorre, quindi, assumere provvedimenti strutturali preventivi per affrontare il rischio non in modo emergenziale, ma sistemico: intervenire quindi per gestire in modo efficiente l’acqua, a cominciare dall’equilibrio degli ecosistemi fluviali e la difesa delle falde, per finire al risparmio e all’uso efficiente della risorsa, la riparazione delle perdite nelle condotte, la raccolta delle acque piovane. Come già visto a settembre, gli incendi aumentano anche i rischi legati alle alluvioni: la minore copertura forestale, infatti, abbrevia il tempo che la pioggia impiega a giungere ai fiumi; questo, sommato all’aridità, alla conseguente impermeabilizzazione dei terreni e alle forti precipitazioni concentrate (flash floods) connesse anch’esse al cambiamento climatico, aumenta i rischi di alluvioni.

….Un incendio di vaste proporzioni che si ripete spesso nel tempo è uno degli eventi più devastanti per la biodiversità e agisce come fattore determinante sugli ecosistemi già sottoposti a forti stress ambientali come la siccità, l’urbanizzazione, l’erosione del suolo.

L’estate degli incendi insieme a questo autunno di fuoco dimostrano che è sempre più urgente un controllo capillare del territorio con l’aggiornamento immediato del catasto degli incendi, previsto dalla legge quadro in materia di prevenzione e lotta agli incendi boschivi n. 353/2000. È ovvio che la priorità deve essere quella di mettere al sicuro i centri abitati e di salvare le vita di chi è in pericolo ma non possiamo non pensare alla strage di animali che si sta compiendo in queste ore. È stato calcolato che un incendio distruttivo in un ettaro può causare la morte di 300 uccelli, 400 piccoli mammiferi e 5 milioni di insetti. Ed effetti indiretti, anch’essi causa di aumento della mortalità, come gli spostamenti della fauna superstite verso altre aree, con conseguenti fenomeni di sovraffollamento, di sfruttamento intensivo delle risorse   e di una accentuazione della competizione alimentare e per gli spazi.

Per questa ragione è necessario che si proceda con la sospensione della caccia quale misura indispensabile – come certificato dagli studi dell’ISPRA – per dar modo alla fauna selvatica già sottoposta allo stress del caldo e della siccità estiva prima e degli incendi poi di non dover fare i conti anche con le doppiette.

 

Roma, 30 ottobre 2017

 

Ufficio Stampa WWF Italia

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Domenica 24 settembre 2017, non solo Frecce tricolori a Terracina

Domenica 24 Settembre 2017

 

Non solo Frecce Tricolori a Terracina

 

 

AMIAMO  i colori nazionali

APPREZZIAMO la preparazione dei piloti della pattuglia acrobatica

SOPPORTIAMO il disagio già sperimentato di una città bloccata dal traffico automobilistico,  soffocata dall’inquinamento e bombardata dal rumore

RIUSCIAMO  a metabolizzare un’esibizione aerea invasiva sotto ogni punto di vista a pochi giorni dalla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile

POSSIAMO per un momento tralasciare i costi per la collettività di tale show ripetuto in città a distanza di un SOLO anno

Ma ci rifiutiamo di assistere ad una presentazione di aerei che ci ricordano la guerra

VOLONTARIAMENTE SFOLLIAMO IN MONTAGNA!

Domenica 24 settembre andremo in montagna a Camposoriano come nel settembre del 1943 ma per una festa

LA FESTA DELLO SFOLLAMENTO VOLONTARIO

ore 10, 00: arrivo alla Cattedrale. Saluti

ore 10,30-12,00: visita guidata del Campo Carsico con passeggiata alla Ripa;

ore12,15-13,15: yoga;

13,15-14,30: pranzo al sacco;

14,30-15,15: riposiamo, ascoltando letture poetiche scelte (sulla natura);

15,30-17,00 : musica e danze;

17,00-17,45: camminata consapevole o, a scelta, incontro di meditazione di Mindfulness, per stare in contatto con gli odori, i suoni, la brezza della collina e fare un’esperienza di presenza mentale.

17,45-18,00: saluti. Si torna a casa!

Chiunque può aggregarsi autonomamente allo sfollamento assumendosi in proprio ogni responsabilità per gli spostamenti e le attività della giornata.

****Sono ammessi gli animali domestici, anzi è assolutamente consigliabile portarseli dietro per sottrarli al bombardamento acustico della giornata.

 Associazioni:                                                                                                                    Archeoclub-Terracina, Bandancia, Bottega Etica Alter.Azione, Città Partecipata, Cultura e Territorio, Demetra, Piacere la conoscenza, Progetto Mindfulness, Una mano tira l’altra, WWF Litorale Laziale    

IL CLIMA STA CAMBIANDO MA L’ITALIA NO

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WWF Italia
Maltempo: WWF, subito una sessione parlamentare su caos climatico
Il WWF chiede al Parlamento una sessione urgente e straordinaria sulle azioni messe in campo sull’adattamento ai cambiamenti climatici e sulla decarbonizzazione: è ormai evidente che il rapporto tra territorio, cambiamenti climatici ed economia senza carbonio non può non essere centrale nell’agenda delle istituzioni.
Nubifragi, frane, smottamenti; e prima siccità in Italia, ma anche in molte altre parti del globo; uragani più intensi e sempre più numerosi nel Pacifico e nell’Atlantico; temperature record anno dopo anno: il clima sta cambiando, noi no. Ma come se non bastasse sembra che si sia rimosso il senso del pericolo a cui l’inazione rispetto alle evoluzioni dei cambiamenti climatici espone le nostre città.
La tragedia di Livorno che ci costringe a piangere altri morti è un caso paradigmatico: tutti sapevano che c’era un torrente “tombato” e che le case erano state costruite nella sua zona di espansione. Eppure si è andati avanti “sperando” che non succedesse nulla. Di situazioni simili, in Italia, ce ne sono a migliaia, aggravate dal mostro dell’abusivismo. A Soverato, esattamente 17 anni fa (il 10 settembre) la situazione era per certi versi analoga (camping sul letto di un fiume), per scavare nella memoria.
L’emergenza climatica ci impone di agire subito, superando i rimpalli tra istituzioni locali, quelle regionali e quelle nazionali: è indispensabile un cambiamento di mentalità e una gigantesca opera di risanamento, riparazione, messa in sicurezza, riprogettazione. Occorre adeguare tutti gli insediamenti e le attività umane alla nuova realtà, soprattutto occorre una gigantesca opera di prevenzione, con un radicale cambio di mentalità e assumendo l’importanza della funzionalità dei sistemi naturali e una accorta ed equa gestione delle risorse naturali (a cominciare dall’acqua) per garantirci la sicurezza e la vitalità del territorio e la disponibilità (equa) delle risorse.
Attualmente sono in corso due importanti consultazioni: una sul piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico, l’altra sulla Strategia Energetica Nazionale. La redazione finale dei due documenti deve diventare una occasione di cambio di passo e di coinvolgimento in uno sforzo comune per decarbonizzare l’energia (e l’economia) e per essere resilienti al clima che sta già cambiando, più velocemente di quanto avessero previsto gli scienziati e sicuramente molto, ma molto più velocemente di noi.
SCHEDA – IMPREPARATI AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’Italia continua ad essere impreparata a qualsiasi allerta maltempo.Nonostante le piogge torrenziali e le “bombe d’acqua” fossero largamente previste dopo l’eccezionale siccità estiva, anche quest’anno abbiamo iniziato a pagare il tragico tributo di vittime. Purtroppo le cause sono sempre le stesse e sono state denunciate già tantissime volte.
Impreparazione.
Al di là delle polemiche politica, i responsabili istituzionali tutti devono cambiare mentalità rispetto allerta meteo: mentre gli esperti possono dirci che ci sono le condizioni per fenomeni intensi e/o estremi, non possono dirci se e dove effettivamente l’evento si manifesterà. È quindi necessario non prendere sotto gamba gli allarmi, perché il cambiamento climatico moltiplica il pericolo. Ancor più necessario è prepararsi non solo a gestire l’emergenza, ma a evitarla.
Canalizzazione dei corsi d’acqua e consumo del suolo.
Per quanto le precipitazioni che si sono abbattute nel livornese siano state eccezionali (circa 250 mm), le responsabilità umane riguardano la gestione del territorio e dei fiumi, oltre che i cambiamenti climatici: il rio Ardenza è un canalone che nell’ultimo tratto corre al mare tra due stretti argini attraversando il centro abitato e con case, capannoni e manufatti di ogni tipo a ridosso del fiume. Le foto della protezione civile mettono impietosamente in evidenza questo disastro urbanistico. Consumiamo suolo al ritmo di 35 ettari al giorno e tra 2012 e il 2015 * in Toscana, entro la fascia di 150 metri dagli alvei fluviali, ne è stato consumato un ulteriore 7,2%; proprio in quelle aree a maggior rischio idrogeologico. Si è irresponsabilmente continuato a costruire in aree pericolose, così In Italia la percentuale di suolo consumato all’interno delle aree a pericolosità idraulica elevata è del 7,3%, mentre è del 10,5 % nelle aree a pericolosità media, lasciando così oltre 7,7 milioni di italiani a rischio.  (ISPRA, 2016).
Direttive europee inapplicate e scoordinamento tra le istituzioni.
Scontiamo, tra l’altro, il notevole ritardo nell’applicazione delle importanti direttive europee “Acque” (2000/60/CE) e“Alluvioni” (2007/60/CE), la notevole confusione istituzionale con troppi soggetti nazionali e non che si occupano a più livelli di difesa del suolo senza una chiara regia a livello di bacino idrografico come, peraltro, previsto dalle normative europee.
Inoltre, mancano i soldi per prevenzione e pianificazione: ne spendiamo tanti solo a fronte di emergenze che, come quella di questi giorni, sono sempre più frequenti. Per far fronte al dissesto idrogeologico è stato stimato un fabbisogno di 44 miliardi di euro, molti ma nemmeno poi così tanti se confrontati ai circa 175 di miliardi di euro spesi negli ultimi 50 anni soprattutto in emergenze, con una media di 3,5 miliardi di spesa all’anno.
Purtroppo non abbiamo più molto tempo per ulteriori improvvisazioni, dobbiamo far tesoro delle esperienze positive, che ora esistono anche nel nostro Paese, e moltiplicarle; è indispensabile raccogliere la sfida della Conferenza sul Clima (Parigi, 2015) e promuovere un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (oggi alla consultazione del pubblico),  che fornisca anche focus per i diversi bacini/distretti idrografici, tenendo conto dei fenomeni di dissesto idrogeologico e dell’individuazione delle aree a rischio,  e attuare un vasto programma di riqualificazione ambientale per il recupero dei servizi ecosistemici, attraverso la rimozione di opere di difesa obsolete, il ripristino di aree di esondazione naturale, il recupero della capacità di ritenzione del territorio, garantendo cura e manutenzione costanti del territorio. fondamentali per una corretta azione di prevenzione ambientale.

Roma, 11 settembre 2017

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* ISPRA, 2016 – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizioni 2016. 248/2016

Energia: Associazioni, ancora pochi giorni per salvare #MIGLIAIADIVITE attraverso chiusura di tutte le centrali a carbone in Italia entro il 2025

Carbone: Associazioni. Ancora pochi giorni per salvare #MIGLIAIADIVITE attraverso chiusura di tutte centrali a carbone in Italia entro il 2025
In questi giorni si decide il futuro energetico dell’Italia attraverso la Strategia Energetica Nazionale, la cui fase di consultazione è stata prorogata fino al 12 settembre. In migliaia hanno già aderito alla petizione per chiedere un impegno concreto al Governo, capifila WWF, Greenpeace e Legambiente www.stopcarbone2025.org
Già migliaia le adesioni, ma le associazioni (WWF Italia, Greenpeace e Legambiente in testa) puntano alto e rinnovano l’invito ad aderire alla petizione#MIGLIAIADIVITE, per chiedere a gran voce al Governo italiano una chiusura definitiva di tutte le centrali a carbone entro il 2025. In questi giorni, infatti, sta terminando la consultazione sulla proposta di Strategia Energetica Nazionale (SEN) proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente. Successivamente dovrebbe essere elaborato e pubblicato il testo definitivo. È quindi importante che i cittadini italiani facciano sentire ora la propria voce.
Con la SEN, l’Italia ha l’occasione di decidere di uscire dal carbone, salvando così migliaia di vite e cambiando le sorti del futuro energetico del nostro Paese. In Italia, le 12 centrali a carbone esistenti nel 2013 causavano circa 10 morti premature a settimana e costavano agli italiani ogni anno 1,4 miliardi di euro di spese sanitarie. Oggi, di quelle 12 centrali ne restano operative 8, tra cui le più grandi e inquinanti; gli impatti sono appena ridotti.
Il carbone, infatti, è tra i combustibili fossili quello che, se bruciato, emette più CO2 ed è quindi tra i principali responsabili del cambiamento climatico, le cui devastanti conseguenze toccano la vita di noi tutti. Negli ultimi 6 anni in Italia sono state circa145 le vittime dei disastri provocati da eventi meteo estremi; in assenza di azioni di adattamento, le morti causate dal calore potrebbero entro il 2100 toccare i 200mila casi all’anno nella sola Europa, mentre i costi delle alluvioni fluviali potrebbero superare i 10 miliardi di euro all’anno[1]. A livello globale, si parla di 2 miliardi di potenziali “rifugiati” climatici nel 2100[2].
Nella bozza di strategia nazionale presentata a metà giugno, per la prima volta si prende in esame l’uscita dal carbone come fonte di energia elettrica, ma purtroppo il Governo non è riuscito ad assumere una posizione netta e ambiziosa a favore di una data certa e possibile: per i promotori della petizione, il carbone in Italia deve chiudere entro il 2025.
La proposta di strategia prevede: uno scenario base, con il mantenimento di 4 centrali su 10, tra cui la centrale di Brindisi, la più inquinante d’Italia; uno intermedio, con la chiusura anche di Brindisi, e uno più avanzato, che prevede la chiusura di tutte le centrali entro il 2030, e non al 2025, come necessario. Il Governo, però, cerca in qualche modo di disincentivare questo ultimo scenario paventando alti costi e frapponendo ostacoli.
Posporre questo passo di 5 anni, far sopravvivere il carbone fino al 2030, costerebbe invece migliaia di vita umane e comporterebbe costi sanitari maggiori dei 2,7, miliardi preventivati per l’abbandono di quel combustibile al 2025. Per non parlare dei costi altissimi per il clima, delle migliaia di ettari di terreni agricoli avvelenati. Uscire dal carbone è l’occasione per creare nuovi posti di lavoro con una vera e giusta transizione verso le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Oggi abbiamo a disposizione tutte le tecnologie e conoscenze per guardare a un futuro 100% rinnovabile.
Al Governo preoccupano forse i costi degli indennizzi alle grandi aziende. I promotori della petizione, invece, sono preoccupati per i costi in termini di vite e di emissioni dannose per il clima che l’Italia dovrebbe continuare a pagare per una pericolosa mancanza di coraggio. Audacia e leadership, fieramente esibite durante i G7 e il Summit di Taormina, che il nostro esecutivo deve saper dimostrare non solo sul palcoscenico internazionale ma anche a casa nostra.
Per aderire alla petizione www.stopcarbone2025.org
Roma, 8 settembre 2017
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Piano del traffico o della mobilità sostenibile?

Ancora una volta Agenda 21 Locale di Terracina è intervenuta per ribadire che la mobilità sostenibile è cosa diversa dal traffico e che approvare come ha fatto recentemente la giunta comunale un Piano Urbano del Traffico ci riporta indietro di anni.

Il Forum di Agenda 21 Locale del Comune di Terracina, in un documento molto articolato, ha ricostruito tutte le fasi amministrative di indirizzo, pianificatorie, programmatorie ed esecutive del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), che tra l’altro a differenza del Piano Urbano del Traffico contribuisce alla concessione della Bandiera Blu, concludendo con una richiesta al Sindaco, alla Giunta Comunale e al Consiglio Comunale:

1) Di non vanificare il lungo e fruttuoso lavoro compiuto sinora per poter consegnare alla città, attraverso il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, uno degli obiettivi fondamentali e strategici della politica ambientale del Comune di Terracina e uno degli strumenti di maggiore garanzia per affrontare la sfida del cambiamento climatico, per sostenere la qualità dell’ambiente e della salute dei cittadini, per favorire la coesione sociale, per promuovere l’economia verde e quella turistica e per assicurare il futuro dello sviluppo sostenibile del territorio comunale.
2) Di valutare in modo approfondito (in termini di effettiva sostenibilità dei costi ambientali, sociali ed economici portati da un sistema di trasporto ancora centrato sulla circolazione di autoveicoli inquinanti invece che sulle esigenze delle persone e della loro mobilità) l’opportunità di procedere alla definitiva approvazione dell’aggiornamento del Piano Urbano del Traffico, oppure di procedere, invece, come auspichiamo e riteniamo di dover suggerire, alla revoca del provvedimento adottato, nel rispetto dell’art. 22 della legge n. 340 del 24/11/2000, concernente il superamento dei Piani Urbani del Traffico/PUT in favore dei Piani Urbani della Mobilità/PUM, e con riferimento alla Direttiva del Parlamento Europeo dell’8/01/2010 per i paesi membri, recepita dal Comitato delle Regioni Italiane, per l’adozione, da parte delle autorità locali, dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile.
3) Di avviare immediatamente l’iter tecnico-amministrativo per la redazione e l’adozione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Terracina, nel rispetto di quanto approvato con la Deliberazione di Giunta Comunale n. 94, del 22/04/2014; con le Deliberazioni di Consiglio Comunale n. 144/XXIII, del 9/12/2014 e di Giunta Comunale n. 321, del 11/12/2014; con la Deliberazione di Consiglio Comunale n. 4, del 24/01/2017; ed infine con la Deliberazione di Consiglio Comunale n. 18, del 31/03/2017.

Ecco l’intero documento del Forum di Agenda 21 di Terracina come appare sul sito comunale

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Un quinto dell’Italia a rischio desertificazione. Bollino rosso anche nelle Oasi WWF

17 GIUGNO GIORNATA MONDIALE CONTRO LA DESERTIFICAZIONE

DESERTIFICAZIONE E CAMBIAMENTI CLIMATICI FENOMENI INTERCONNESSI RISPETTO AI QUALI È URGENTE UN’AZIONE COORDINATA. ANCHE LE OASI DEL WWF A RISCHIO PER LA SICCITÀ

La siccità che sta attanagliando numerosi bacini idrici italiani rende necessaria e urgente una reazione operativa perché ormai i grandi cambiamenti globali scatenati dalla nostra continua pressione, non solo sono accelerati, ma sono sempre più interconnessi. È ormai evidente l’intreccio degli effetti del cambiamento climatico con quelli del fenomeno della desertificazione, rispetto ai quali è urgente un’azione coordinata. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici predisposto da numerosi autorevoli specialisti coordinati dal Ministero dell’Ambiente ed in via di approvazione definitiva non potrà non andare in questa direzione.

Oggi circa un quinto del territorio nazionale italiano viene ritenuto a rischio desertificazione: quasi il 21% del territorio del quale almeno il 41% si trova nelle regioni dell’Italia meridionale, come Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma sono coinvolte anche aree in altre regioni come l’Emilia-Romagna, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo. Secondo gli scenari del cambiamento climatico realizzati dagli specialisti per il nostro paese (in particolare il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici CMCC), entro fine secolo le previsioni potrebbero prevedere incrementi di temperature tra i 3 e i 6 °C con conseguente estremizzazione di fenomeni meteorici e quindi anche riduzioni, in diverse aree, delle precipitazioni, soprattutto nei periodi estivi ed è evidente che le problematiche climatiche e quelle relative alla desertificazione saranno sempre di più intrecciate. Si sta già verificando un incremento della temperatura senza precedenti con un calo delle precipitazioni annuali, con estati più secche, ed inverni più umidi, in particolare, nelle regioni settentrionali. Su un territorio complesso e fragile come quello italiano, questi fenomeni portano ad una sostanziale variazione della frequenza e delle entità di frane, alluvioni e magre dei fiumi, con effetti importanti per l’assetto territoriale e i regimi idrici.

Secondo i dati disponibili più recenti in Italia, abbiamo una quantità di risorse idriche rinnovabili corrispondente a circa 116 miliardi di metri cubi mentre i volumi di acqua effettivamente utilizzabili sono stimati attorno ai 52 miliardi di metri cubi. Complessivamente utilizziamo oltre il 30% delle risorse rinnovabili d’acqua disponibili nel nostro paese che sono ben superiori alla soglia del 20% indicata dall’obiettivo europeo (Europa efficiente nell’impiego delle risorse): per questo, l’Italia è indicato dall’OCSE come paese soggetto a stress idrico medio-alto che, inoltre, presenta una forte disomogeneità rispetto alla distribuzione delle risorse idriche e al loro fabbisogno. Dai dati ISTAT sulle diverse tipologie di utilizzo della risorsa idrica, risulta che il prelievo dell’acqua potabile è in aumento (del 6,6% rispetto all’inizio della serie storica di 13 anni) e ammonta a 9,5 miliardi di metri cubi (il consumo medio giornaliero per abitante giunge a 228 litri).

Il cambiamento climatico interagisce con il ciclo idrico tramite diversi elementi che costituiscono dei forzanti provocati dall’incremento delle temperature come, ad esempio, l’umidità atmosferica, l’evapotraspirazione, la quantità, la distribuzione e la forma delle precipitazioni e la fusione dei ghiacciai. Oggi l’estensione dei ghiacciai in Italia, come risulta dai dati del Comitato Glaciologico Nazionale, copre una superficie di 368 kmq e, rispetto alle rilevazioni condotte nel periodo 1959-1962 tale superficie risulta ridotta del 30% (159 kmq).

I cambiamenti climatici agiscono in maniera significativa come aggravanti delle vulnerabilità dei settori che esigono l’utilizzo dell’acqua, dalla disponibilità di acqua potabile, all’agricoltura e al settore energetico. Gli impatti del cambiamento climatico sono sempre più forti sia sugli ecosistemi ed i processi ecologici, sia sui singoli organismi, sulla struttura e dinamica delle popolazioni, sulla distribuzione e migrazione delle specie, sulla produttività degli ecosistemi, costituendo una crescente minaccia per la biodiversità del nostro paese. L’Italia sta quindi subendo impatti crescenti dovuti all’accelerazione dei cambiamenti climatici globali che avranno conseguenze sempre più negative sugli ecosistemi, sulla nostra società ed economia, rispetto ai quali non solo è necessario ma urgente intervenire.

Bollino rosso anche per le Oasi WWF. La siccità sta colpendo anche le Oasi e da tempo: i livelli delle acque delle aree umide stanno calando e ci sono aree già secche. Le falde si sono abbassate in più luoghi. La vegetazione di alcune aree gestite dal WWF è già in stress idrico avanzato. Si stanno comunque monitorando le condizioni per prevenire incendi o danni alla fauna. Alcuni esempi:

Riserva naturale di Ripa Bianca (Marche) Pochissima acqua nel fiume. Livello falda/lago molto basso.

Riserva naturale di Valle Averto (Veneto). Attualmente la situazione è di allerta. In caso di scarsità d’acqua, potrebbero esserci seri problemi di anossia nei canali interni con la conseguente moria di pesce all’interno dell’oasi

Oasi di Macchiagrande (Lazio) Situazione è molto critica; le specie vegetali nella lecceta – soprattutto gli allori – evidenziano stress idrico e termico notevole; le pozze temporanee non si sono mai riempite, a testimonianza che la falda è molto bassa. Stagno con livelli d’acqua al minimo. 

Riserva naturale degli Orti-Bottagone (Toscana). Il Bottagone è ai livelli di acqua dei primi di luglio, tempo un mese e sarà prosciugato. Orti ha una parte con acqua che entra dal Cosimo, la parte più a sud è quasi del tutto in secca. Stiamo intervenendo manualmente sul fosso principale di arrivo per ricreare un minimo di ripristino del livello dell’acqua.

Monumento naturale Pian Sant’Angelo (Lazio) Stress idrico elevato del sottobosco, comprese le specie più mediterranee; bacche e frutti (prugnolo, rosa canina…) secche prima di arrivare a maturazione. Le poche pozze di fango sono secche, la forra resiste solo per l’apporto di unA sorgente che però è un rivolo.

Nell’Oasi di Persano (Campania) la situazione è critica da metà maggio, con il livello del lago  un metro e mezzo sotto il livello massimo.

Oasi di Alviano (Umbria). Evidente stress idrico per le piante del bosco, ma la situazione in palude è ancora accettabile.

Riserva naturale Lago di Burano (Toscana). Livello del lago molto basso

Riserva naturale Laguna di Orbetello (Toscana). Pozze interne d’acqua dolce prosciugate. Piante con stress idrico.

LA CONVENZIONE. La Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione nei paesi che soffrono la siccità, particolarmente in Africa (UNCCD), è stata aperta alle firme dei Paesi il 17 giugno 1994 a Parigi, ed è entrata in vigore a dicembre 1996. Il tema della desertificazione di molte aree del mondo e il preoccupante livello di crescita del fenomeno aveva condotto il ben noto Earth Summit, la Conferenza ONU sull’ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro tenutasi nel 1992, oltre ad aprire alla firma dei Paesi le due Convenzioni sul cambiamento climatico e sulla biodiversità, ad attivare un Comitato Intergovernativo di negoziazione per giungere all’elaborazione di un’apposita convenzione sulla desertificazione che fu conclusa e presentata alla firma dei Paesi, due anni dopo, nel 1994.

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Smog: WWF, chi ignora i richiami europei mette a rischio la salute dei cittadini italiani

INQUINAMENTO ARIA/PM10: ITALIA PAESE PIU’ COLPITO NELLA UE

Siamo al paradosso: l’Unione Europea è costretta a ricordare ad amministratori locali e regionali, nonché al governo italiano che l’inquinamento dell’aria da polveri sottili (PM10) sta provocando enormi impatti sulla salute dei cittadini italiani: la UE  sottolinea che l’Italia è il Paese più colpito nella UE e l’Agenzia Europea per l’Ambiente calcola che il PM10 abbia provocato oltre 66 mila morti.

Per il WWF la salvaguardia della salute dei cittadini italiani dovrebbe essere la prima preoccupazione di governi nazionali, regionali e locali, mentre mancano ancora serie politiche di sistema per affrontarne e abbatterne le cause, dal traffico all’energia e al riscaldamento.
È necessario un provvedimento quadro che assegni target e compiti alle singole amministrazioni: un provvedimento concepito, da subito, in modo integrato con le politiche di decarbonizzazione che presentano un ventaglio di soluzioni che portano validi co-benefici anche per l’inquinamento (dall’uso delle fonti pulite e rinnovabili, alla elettrificazione dei trasporti, all’efficienza energetica negli edifici che diminuisce drasticamente le necessità di riscaldamento, ecc).
È sempre più urgente un Piano trasporti e ambienteche affronti in modo organico la riorganizzazione e il ripensamento della mobilità, urbana e non, delle persone e delle merci, affrontando contestualmente il problema dell’inquinamento dell’aria e la necessità di decarbonizzare il settore. Vanno anche previsti obblighi e sanzioni adeguate per chi si ostina a usare combustibili e sistemi inquinanti. 
Di grande importanza, inoltre, la decisione che verrà assunta dalla Commissione che deve approvare gli standard e imporre l’uso delle migliori tecniche disponibili per limitare l’inquinamento dei grandi impianti di combustione: vedremo se l’Italia starà dalla parte della salute.
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G7 Energia: WWF, Bene fermezza di tutti i paesi (meno USA) su impegni per accordo Parigi e clima

Il WWF Italia esprime apprezzamento per l’atteggiamento assunto dalla Presidenza italiana del G7 Energia e dagli altri 5 paesi che, non potendo citare l’Accordo di Parigi e la decarbonizzazione nella dichiarazione finale, hanno mantenuto fermo il loro impegno per il clima, non sottoscrivendo un comunicato congiunto purchessia.

Certo, la revisione delle politiche energetiche da parte dell’Amministrazione USA rischia di rendere più difficili gli impegni comuni, ma l’atteggiamento degli altri 6 Paesi del G7 e della Commissione UE conferma che i ministri dell’Energia comprendono bene che l’energia del futuro non può non tener conto del cambiamento climatico e della necessità di tagliare le emissioni di CO2 e degli altri gas serra, assumendoli come assi portanti.

Il G7 non è una sede multilaterale di decisione e quindi investe l’autorevolezza di governi nel condividere le indicazioni sulle prospettive: per questa ragione accettare un compromesso al ribasso avrebbe avuto implicazioni molto pesanti nel percorso per affrontare l’emergenza climatica.

Lascia ben sperare il fatto che, dopo che l’amministrazione Trump ha firmato ordini esecutivi per ritirare la regolamentazione in materia di gas serra, ben 17 Stati USA (guidati da quello di New York) hanno formato una coalizione per ribadire l’obbligo di applicare la legislazione per far fronte al cambiamento climatico. Il WWF si augura che ben presto tutti i Paesi riconoscano la gravità della minaccia climatica e le opportunità offerte dalla energia e dall’economia a carbonio zero.

Roma, 10 aprile 2017
 
Wwf Italia
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L’Ora della Terra 2017 nei comuni di BASSIANO, CASTELFORTE, FORMIA, GAETA, ITRI, SEZZE e TERRACINA

Sabato 25 marzo dalle ore 20.30 alle ore 21.30 si realizzerà il grande evento globale dedicato alla sfida contro i cambiamenti climatici.

In ogni parte del mondo si spegneranno monumenti, palazzi, strade, piazze.

In provincia di Latina hanno aderito i comuni di

BASSIANO  Spegnimento del tratto di Viale dei Martiri, tratto della strada che corrisponde con i plessi scolastici del Comune di Bassiano.

CASTELFORTE  Saranno spente le luci della piazza antistante il Palazzo Comunale

FORMIA  Spegnimento dell’illuminazione pubblica di Piazza Aldo Moro

ITRI  Spegnimento del Palazzo comunale

SEZZE   Spegnimento della facciata della Cattedrale di Santa Maria

TERRACINA  Spegnimento del monumento simbolo della città, il tempio di Giove Anxur

Anche le associazioni si sono attivate

A Terracina il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale ha organizzato l’iniziativa “Aspettando l’Ora della Terra”

Alle ore 17 proiezione ad ingresso libero del film Before the Flood nell’aula magna del Liceo “Da Vinci”
Alle ore 20.30, al momento dello spegnimento del tempio di Giove deciso dal Comune, cena a lume di candela (prenotarsi al 0773 733680).

A Gaeta l’associazione Atargatis ha aderito all’iniziativa mondiale del WWF organizzando una fiaccolata notturna a Monte Orlando, Gaeta (nel Parco Riviera d’Ulisse) dalle ore 20.30 alle ore 21.30, seguita dalla visione delle volta celeste mediante telescopio grazie agli amici di “Astri e Natura”.

Aspettando l’Ora della Terra, a Terracina proiezione pubblica del film di Leonardo Di Caprio “Before the Flood”

Aspettando l’Ora della Terra

Il 25 Marzo 2017 torna Earth Hour – l’Ora della Terra, la più grande mobilitazione globale dei cittadini e delle comunità di tutto il Pianeta per la lotta al cambiamento climatico, promossa dal WWF Internazionale che quest’anno compie 11 anni.

Le luci si spegneranno per un’ora anche quest’anno: dalle ore 20.30 alle 21.30, attraverso tutti i fusi orari, dal Pacifico alle coste atlantiche. La partecipazione all’iniziativa si fonda sulla semplicità ma nello stesso tempo la significatività di un gesto: spegnere la luce di una casa, di un edificio, di un monumento, l’illuminazione di una strada o di una particolare area di una città per un’ora, partecipando ad un’iniziativa di forte valenza simbolica, un’occasione per rendere esplicita la volontà di sentirsi uniti in una sfida globale.

 Anche Terracina parteciperà a questo evento mondiale spegnendo per un’ora le luci del Tempio di Giove.

 In attesa dell’Ora della Terra in città si mobiliteranno alcuni studenti del Liceo “Da Vinci” che nell’alternanza Scuola/Lavoro hanno scelto il gruppo Eventi nazionali e internazionali.

 

Nel pomeriggio alle ore 17 nell’aula magna del Liceo verrà proiettato il docu/film “BEFORE THE FLOOD”, in italiano “PUNTO DI NON RITORNO“, di Leonardo Di Caprio in collaborazione con il National Geographic (2016).

 

 “Punto di non ritorno” ha come unico protagonista lo stesso Leonardo Di Caprio, che in un viaggio durato due anni in giro per il mondo, intervista scienziati e politici per capire gli effetti che il cambiamento climatico ha avuto e sta avendo sulle nostre vite.

Di Caprio durante il suo discorso di ringraziamento dopo la vittoria dell’Oscar come migliore attore nel 2016 per Revenant disse:

“Penso alla vergogna che proveremo, quando i nostri figli e i nostri nipoti capiranno che noi avevamo la possibilità di fermare questo scempio, ma che semplicemente non c’era la volontà politica di farlo.” 

TUTTI I CITTADINI SONO INVITATI ALLA PROIEZIONE DEL FILM CHE AVRA’ INGRESSO LIBERO

In serata, al momento dello spegnimento del nostro monumento simbolo è possibile partecipare ad una cena a lume di candela presso l’Albergo Neapolis di via Lombardia ad un costo contenuto se ci si prenota.