STOP PESTICIDI-Appello per la Comunità Alimentare Locale

Dalla zona del prosecco arriva un appello che condividiamo completamente

Il Forum Stop Pesticidi, riunitosi a Pieve di Soligo (TV) domenica 10 dicembre in occasione del Terra Madre Day, INVITA tutti i gruppi che sostengono la Marcia STOP Pesticidi ad aprire una riflessione comune per una nuova cultura alimentare che, partendo dalla lotta ai pesticidi e a tutte le produzioni nocive, favorisca la formazione di Comunità Alimentari Locali formate da produttori e da cittadini.
Il Forum indica come punti di partenza per una azione politica, culturale ed economica questi cinque punti:
1- Agricoltura Biologica e naturale
3- Alimenti stagionali.
2- Filiera corta.
4- Meno carne aiuta l’Ambiente.
5- Stop imballaggi.

Il Forum INVITA tutti i contadini e i produttori locali a dare vita ad una Rete Contadina di coordinamento e di solidarietà

Il Forum INVITA tutti i gruppi a partecipare allo sviluppo della Comunità Alimentare Locale con l’obiettivo di sostenere la produzione di cibo biologico locale, di supportare i produttori e le loro imprese e di incentivare gli scambi diretti nel mercato locale.

Terracina può attivarsi in tal senso, sono cresciute infatti le sensibilità dei produttori e dei cittadini, occorre soltanto favorire il passaggio ad un’agricoltura amica della natura e organizzare il rapporto con i consumatori. 

Intanto, mercoledì 20 dicembre nell’auditorium del Centro visitatori del Parco Nazionale del Circeo si terrà  un incontro tecnico/divulgativo dal titolo GARANTIRE le produzioni agricole, SOSTENERE la biodiversità

Sottotitolo:

Le attività agricole, la tutela della Biodiversità e dell’ambiente acquatico nelle Zone Ramsar del Parco Nazionale del Circeo.

Ecco l’invito PNC20dic2017

 

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A Terracina nell’area del molo un Centro sulla cultura del mare dedicato a Emilio Selvaggi (2)

Un Centro sulla cultura del mare dedicato a Emilio Selvaggi 

Il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale si è inserito nella polemica sorta in città dopo la notizia della decisione dell’amministrazione comunale di costruire nell’ex-centro sportivo presente nell’area del molo un parcheggio. Prima il M5S e successivamente il PD si sono mobilitati per fermare l’iniziativa della maggioranza, il primo con un comitato che ha manifestato nelle strade e sulla rete, il secondo con la presentazione di una mozione che ha fatto propria la richiesta di molti professionisti locali di un concorso pubblico di idee per la destinazione dell’area.

Come già detto in precedenza, il WWF non intende sostituirsi a studi tecnici ma vuole fare una proposta di utilizzo nell’area, prossimo alla vocazione marinaresca della città dedicando la struttura al personaggio che ha lasciato segni anche tangibili nel patrimonio comunale oltre che nella formazione di tante persone, il prof. Emilio Selvaggi.

Non intendiamo imporre una scelta ma offrire una opzione nel caso l’amministrazione comunale aprisse alla città la possibilità di indicare il miglior utilizzo dell’area dell’ex-centro sportivo.

La nostra associazione propone di costruirvi un “Centro sulla Cultura del Mare” invitando tutti a riflettere sulle motivazioni che qui di seguito sinteticamente presentiamo.

Molte sono le motivazioni

  • Mancano strutture che siano allo stesso tempo divulgative sul mare (che potrebbe far parte della rete dei musei scientifici RESINA del Lazio) e sulla cultura del mare (antropologica e sociale oltre che storica),
  • Terracina offre molteplici chiavi di lettura della cultura del mare: le maestranze di pescatori venuti dal Golfo di Napoli nel ‘700 con Pio VI, le continue scorribande di pirati saraceni che impedivano la pesca al largo e la ricchezza in biodiversità delle Paludi Pontine che spingevano a pescare nelle acque interne, il sistema di torri costiere, il porto romano e i sistemi di allevamento ittico dei romani, la mitologia, le rotte dell’ossidiana, etc.,
  • Serve aumentare la qualità del turismo, sia con acquari (che non ci sono in zona) che con la divulgazione scientifica e la formazione,
  • I terracinesi anche quelli che non sono del Borgo Pio, sono cresciuti con il tempo scandito da alcuni rituali legati alla pesca, come l’uscita o il ritorno delle paranze, lo scaricare le cassette del pesce, l’asta e i gruppetti di pescatori in raccolta per riparare le reti da pesca (chi non si è mai soffermato ad osservare queste attività?)
  • La pesca sta morendo. E, seppure viene riconosciuta l’enorme importanza di un alimento fondamentale per la salute e la dieta mediterranea, la maggior parte dei consumatori non è in grado di riconoscere le insidie: pesce congelato proveniente dall’oceano indiano, specie aliene introdotte e spacciate per locali, tropicalizzazione del Mediterraneo…e, detto tra noi, (prima o poi si dimostrerà) il rischio che le microplastiche (stanno entrando) entrino nella catena alimentare e si sia costretti a non mangiare pesce di mare…
  • La posizione dell’area vicina ai traghetti, agli alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e al porto dei pescatori favorisce la possibilità di mettere in rete le isole pontine, il Parco Nazionale del Circeo, Sperlonga e oasi marine etc., per creare un circuito turistico del Mare,
  • Servono dati di corrente lungo la costa per monitorare costantemente e comprendere e far comprendere l’entità dell’erosione delle spiagge.

Pesca non sostenibile (eccessivo impatto sulle risorse ittiche), cambiamenti climatici (innalzamento del mare) e microplastiche nelle acque sono le tre emergenze maggiori per il futuro del rapporto tra città e mare. Va fatta informazione/formazione su questi temi perché i cittadini siano attori consapevoli di un cambiamento di stili di vita e di una inversione di tendenza,

  • Il Centro potrà diventare un polo di attrazione non solo per i turisti italiani e stranieri che frequentano Terracina e dintorni ma anche per le visite di istruzione delle scuole facilmente abbinabile alla visita al centro storico, al Tempio di Giove, al Monumento Naturale di Campo Soriano dando un impulso vitale all’offerta turistica, culturale e scientifica di Terracina.

Alcuni suggerimenti per la concezione della struttura:

  • Piccolo acquario delle specie locali (vedi http://www.acquariocalagonone.it/) con attenzione alle specie di interesse per la pesca e alla sostenibilità
  • attività didattiche e formazione degli operatori per un turismo di qualità (lo si potrebbe associare a qualche Master tenuto da Università, anche)
  • Annesso un piccolo laboratorio scientifico per l’acquario e per analisi dello stato dell’ecosistema.

 Centro di studi scientifici a beneficio delle scuole e dei visitatori.

  • Favorire l’interattività, per esempio con alcune sagome a grandezza naturale di Cetacei delle nostre coste, una barca da pesca in parte interrata che spiega tutte le sue parti e dove i ragazzi possano salire, un laboratorio su come si fanno le reti e i nodi marinari, una vasca tattile, una ricostruzione del porto antico e così via.

Un vero e proprio museo interattivo del mare.

  • La zona è particolarmente accessibile e quindi tutto il Centro potrà essere progettato con un occhio a non creare alcuna barriera fisica e culturale.

Cuore pulsante all’interno di una città accogliente e ospitale.

Centro di studi di alto livello

Sala concerti/convegni dove si possano ospitare eventi legati al tema del mare e altro.

Queste nostre idee potrebbero essere sviluppate dai tanti professionisti con competenza e passione, mentre all’amministrazione cittadina toccherebbe accedere a finanziamenti disponibili a livello regionale ed europeo per realizzare un’opera di tale respiro.

Giovedì 5 e venerdì 6 ottobre si deciderà la sorte del glifosato in Europa, fermiamolo!

Nei giorni 5 e 6 ottobre e’ prevista una riunione decisiva per le sorti del Glifosato, il diserbante oggi piu’ utilizzato al mondo che rappresenta quel modello di agricoltura intensiva che distrugge ecosistemi e cancella la biodiversita’ dei territori rurali.
Lo IARC, l’Istituto per la ricerca sul cancro delle Nazioni Unite, ha classificato il Glifosato come potenzialmente cancerogeno per l’uomo e tossico per gli animali. Il suo parere e’ stato smentito dalle Agenzie europee EFSA e ECHA che pero’ sono state condizionate e pilotate dalla multinazionale Monsanto (le prove di questa ingerenza sulle Agenzie europee sono oramai evidenti e gettano un’ombra oscura sugli Enti di valutazione della Commissione Europea che dovrebbero garantire la sicurezza alimentare e la salute di tutti i cittadini europei).
Il WWF Italia e’ stato uno dei promotori della Coalizione italiana #StopGlifosato, che riunisce oggi 45 sigle di Associazioni e comitati, unite nella richiesta di un voto contrario dell’Italia al rinnovo dell’autorizzazione all’uso del diserbante. Abbiamo contribuito in modo determinate alla raccolta di oltre 1,3 milioni di firme per la petizione ECI ed all’azione di lobby sul nostro Governo sostenendo la sua posizione contraria al rinnovo dell’autorizzazione, con l’astensione al voto che ha fatto mancare la maggioranza qualificata per il rinnovo.
Il voto dell’Italia sara’ determinante anche per la decisione che sara’ assunta nella riunione europea del 5 e 6 ottobre, per questo e’ importante alla vigilia dell’incontro far sentire forte la nostra voce con la richiesta di un voto contrario al rinnovo dell’autorizzazione all’uso del Glifosato da parte del Governo italiano.
Con la Coalizione #StopGlifosato abbiamo previsto nella giornata del 3 ottobre un Twitter Storm rivolto al Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, ed ai tre Ministri competenti sul Glifosato (Martina del Mipaaf, Lorenzin della Salute e Galletti dell’Ambiente).
E’ giunto il tempo per una decisione finale sul Glifosato, un voto che ha assunto un grandissimo valore simbolico in relazione al modello di agricoltura che l’Europa deve sostenere e promuovere. Il Glifosato non e’ solo un diserbante e’ ormai diventato il simbolo dell’agricoltura che inquina, uccide la Natura e mette a rischio la nostra salute.
Per questo dobbiamo mobilitarci con convinzione per chiedere il suo divieto di utilizzo in Europa, per chiedere una agricoltura pulita, sana e amica della Natura. INSIEME E’ POSSIBILE….!

INVIARE A TUTTI QUESTO VADEMECUM O I TESTI che trovate di seguito evidenziati in giallo CHIEDENDO A CIASCUNO DI  COPIARLI E TWITTARLI (OGNUNO DAL PROPRIO PROFILO) IN UN MOMENTO PRECISO: MARTEDI’ 3 OTTOBRE DALLE 11.00 ALLE 15.00

 

#StopGlifosato X #agricoltura pulita libera da veleni #Italia dica NO al #glifosato @PaoloGentiloni @maumartina @BeaLorenzin @glgalletti

 

@PaoloGentiloni @maumartina @BeaLorenzin @glgalletti serve un NO al #glifosato del Governo #Italia X una nuova #agricoltura #StopGlifosato

 

@PaoloGentiloni @maumartina @BeaLorenzin @glgalletti X cambiare #agricoltura l’#Italia dica subito #StopGlifosato il 5-6 ottobre vota NO

 

@PaoloGentiloni @maumartina @BeaLorenzin @glgalletti chiedete a @EU_Commission indagine su parere @EFSA_EU sul #glifosato #StopGlifosato

ATTENZIONE: chi non avesse la possibilità d’inviare un Tweet può comunque inviare email con le frasi sopra indicate ai seguenti indirizzi:

gentiloni@governo.it

ministro@politicheagricole.it

ufficiostampa@sanita.it

segreteria.ministro@minambiente.it

 

oppure un messaggio sulle seguenti pagine Facebook:

https://www.facebook.com/paologentiloni/?fref=ts

https://www.facebook.com/maumartina/

https://www.facebook.com/BeatriceLorenzin/

https://www.facebook.com/Ministero-dellAmbiente-e-della-Tutela-del-Territorio-e-del-Mare-345136718845/timeline/

Alcune FAQ:

 

*Si può iniziare prima delle 11.00 ?

Assolutamente NO. Per favore non iniziate prima.

 

 

*Si possono fare i retweet?

 

SI, Potete ritwittare quello che compare sul profilo dei vostri amici.

 

 

*I testi devono essere necessariamente solo quelli sopra indicati?

NO, si può scrivere qualunque cosa, purchè sempre con gli account @PaoloGentiloni @maumartina @BeaLorenzin @glgalletti e l’hashtag #StopGlifosato, a cui potete replicare i Twitter.

 

Raccomandiamo SEMPRE l’utilizzo di un linguaggio civile e corretto, assolutamente NO linguaggio offensivo.

 

IL CLIMA STA CAMBIANDO MA L’ITALIA NO

Logo del WWF
WWF Italia
Maltempo: WWF, subito una sessione parlamentare su caos climatico
Il WWF chiede al Parlamento una sessione urgente e straordinaria sulle azioni messe in campo sull’adattamento ai cambiamenti climatici e sulla decarbonizzazione: è ormai evidente che il rapporto tra territorio, cambiamenti climatici ed economia senza carbonio non può non essere centrale nell’agenda delle istituzioni.
Nubifragi, frane, smottamenti; e prima siccità in Italia, ma anche in molte altre parti del globo; uragani più intensi e sempre più numerosi nel Pacifico e nell’Atlantico; temperature record anno dopo anno: il clima sta cambiando, noi no. Ma come se non bastasse sembra che si sia rimosso il senso del pericolo a cui l’inazione rispetto alle evoluzioni dei cambiamenti climatici espone le nostre città.
La tragedia di Livorno che ci costringe a piangere altri morti è un caso paradigmatico: tutti sapevano che c’era un torrente “tombato” e che le case erano state costruite nella sua zona di espansione. Eppure si è andati avanti “sperando” che non succedesse nulla. Di situazioni simili, in Italia, ce ne sono a migliaia, aggravate dal mostro dell’abusivismo. A Soverato, esattamente 17 anni fa (il 10 settembre) la situazione era per certi versi analoga (camping sul letto di un fiume), per scavare nella memoria.
L’emergenza climatica ci impone di agire subito, superando i rimpalli tra istituzioni locali, quelle regionali e quelle nazionali: è indispensabile un cambiamento di mentalità e una gigantesca opera di risanamento, riparazione, messa in sicurezza, riprogettazione. Occorre adeguare tutti gli insediamenti e le attività umane alla nuova realtà, soprattutto occorre una gigantesca opera di prevenzione, con un radicale cambio di mentalità e assumendo l’importanza della funzionalità dei sistemi naturali e una accorta ed equa gestione delle risorse naturali (a cominciare dall’acqua) per garantirci la sicurezza e la vitalità del territorio e la disponibilità (equa) delle risorse.
Attualmente sono in corso due importanti consultazioni: una sul piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico, l’altra sulla Strategia Energetica Nazionale. La redazione finale dei due documenti deve diventare una occasione di cambio di passo e di coinvolgimento in uno sforzo comune per decarbonizzare l’energia (e l’economia) e per essere resilienti al clima che sta già cambiando, più velocemente di quanto avessero previsto gli scienziati e sicuramente molto, ma molto più velocemente di noi.
SCHEDA – IMPREPARATI AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’Italia continua ad essere impreparata a qualsiasi allerta maltempo.Nonostante le piogge torrenziali e le “bombe d’acqua” fossero largamente previste dopo l’eccezionale siccità estiva, anche quest’anno abbiamo iniziato a pagare il tragico tributo di vittime. Purtroppo le cause sono sempre le stesse e sono state denunciate già tantissime volte.
Impreparazione.
Al di là delle polemiche politica, i responsabili istituzionali tutti devono cambiare mentalità rispetto allerta meteo: mentre gli esperti possono dirci che ci sono le condizioni per fenomeni intensi e/o estremi, non possono dirci se e dove effettivamente l’evento si manifesterà. È quindi necessario non prendere sotto gamba gli allarmi, perché il cambiamento climatico moltiplica il pericolo. Ancor più necessario è prepararsi non solo a gestire l’emergenza, ma a evitarla.
Canalizzazione dei corsi d’acqua e consumo del suolo.
Per quanto le precipitazioni che si sono abbattute nel livornese siano state eccezionali (circa 250 mm), le responsabilità umane riguardano la gestione del territorio e dei fiumi, oltre che i cambiamenti climatici: il rio Ardenza è un canalone che nell’ultimo tratto corre al mare tra due stretti argini attraversando il centro abitato e con case, capannoni e manufatti di ogni tipo a ridosso del fiume. Le foto della protezione civile mettono impietosamente in evidenza questo disastro urbanistico. Consumiamo suolo al ritmo di 35 ettari al giorno e tra 2012 e il 2015 * in Toscana, entro la fascia di 150 metri dagli alvei fluviali, ne è stato consumato un ulteriore 7,2%; proprio in quelle aree a maggior rischio idrogeologico. Si è irresponsabilmente continuato a costruire in aree pericolose, così In Italia la percentuale di suolo consumato all’interno delle aree a pericolosità idraulica elevata è del 7,3%, mentre è del 10,5 % nelle aree a pericolosità media, lasciando così oltre 7,7 milioni di italiani a rischio.  (ISPRA, 2016).
Direttive europee inapplicate e scoordinamento tra le istituzioni.
Scontiamo, tra l’altro, il notevole ritardo nell’applicazione delle importanti direttive europee “Acque” (2000/60/CE) e“Alluvioni” (2007/60/CE), la notevole confusione istituzionale con troppi soggetti nazionali e non che si occupano a più livelli di difesa del suolo senza una chiara regia a livello di bacino idrografico come, peraltro, previsto dalle normative europee.
Inoltre, mancano i soldi per prevenzione e pianificazione: ne spendiamo tanti solo a fronte di emergenze che, come quella di questi giorni, sono sempre più frequenti. Per far fronte al dissesto idrogeologico è stato stimato un fabbisogno di 44 miliardi di euro, molti ma nemmeno poi così tanti se confrontati ai circa 175 di miliardi di euro spesi negli ultimi 50 anni soprattutto in emergenze, con una media di 3,5 miliardi di spesa all’anno.
Purtroppo non abbiamo più molto tempo per ulteriori improvvisazioni, dobbiamo far tesoro delle esperienze positive, che ora esistono anche nel nostro Paese, e moltiplicarle; è indispensabile raccogliere la sfida della Conferenza sul Clima (Parigi, 2015) e promuovere un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (oggi alla consultazione del pubblico),  che fornisca anche focus per i diversi bacini/distretti idrografici, tenendo conto dei fenomeni di dissesto idrogeologico e dell’individuazione delle aree a rischio,  e attuare un vasto programma di riqualificazione ambientale per il recupero dei servizi ecosistemici, attraverso la rimozione di opere di difesa obsolete, il ripristino di aree di esondazione naturale, il recupero della capacità di ritenzione del territorio, garantendo cura e manutenzione costanti del territorio. fondamentali per una corretta azione di prevenzione ambientale.

Roma, 11 settembre 2017

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497 332 – 266 – 213

Cel. 340 9899147 – 329 8315718

* ISPRA, 2016 – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizioni 2016. 248/2016

OnLine il nuovo Report WWF sul consumo suolo “Caring for Our Soil – Avere cura della Natura dei territori” – Città polverizzate, isole di natura e Aree interne insidiate

LA LETTURA E LE PROPOSTE DEL WWF PER CONTENERE IL CONSUMO DI SUOLO. PUBBLICATO IL REPORT “CARING FOR OUR SOIL – AVERE CURA DELLA NATURA DEI TERRITORI”. ELABORAZIONI ORIGINALI E CINQUE PROPOSTE INNOVATIVE PER LE GREEN CITIES.

 

 

 

 

 

È OnLine su wwf.it l’e-book Caring for our soil – Avere cura della naturadei territori”, il Report 2017 del WWF Italia (scaricabile a questo indirizzoche vede il contributo di 27 tra Docenti universitari (Camerino, Firenze, L’Aquila, Roma Tre, Tuscia), esperti di Istituti di Ricerca (ISPRA e ISTAT), rappresentanti delle Istituzioni (come la Commissione Europea). Il Report offre analisi e proposte originali utili alla comprensione delle dinamiche del consumo di suolo in atto e per governare lo sviluppo delle aree urbanizzate, garantendo nel contempo, la tutela e la resilienza del patrimonio naturale e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Fa così un ulteriore salto di qualità l’elaborazione del WWF che nel 2013 e nel 2014 ha già prodotto sull’argomento i Report “Riutilizziamo l’Italia”.

Il Report WWF nel 2017 presenta infatti elaborazioni originali che favoriscono una lettura analitica più raffinata di ciò che sta avvenendo nel nostro Paese:

  • Un territorio polverizzato
  • Isole di Natura
  • Aree interne insidiate

Il Report WWF offre anche idee e proposte di strumenti innovativi per leGreen Cities, per migliorare la pianificazione urbana, recuperare le aree dismesse e contaminate, diffondere i giardini condivisi e gli orti urbani, ridurre i consumi energetici delle aree edificate e promuovere la mobilità dolce (pedonale e ciclabile).

  1. Bilancio del consumo di suolo
  2. La “salute ambientale” dei siti contaminati
  3. L’autosufficienza energetica
  4. Il valore dei giardini condivisi
  5. Strade che favoriscano la mobilità dolce

Insomma, rispetto dell’ambiente, benessere ed equità sociale sono alla base dell’obiettivo del nuovo Report del WWF sul consumo di suolo, di questa nuova proposta che si ripromette di: “Caring for our soil – Avere cura della Natura dei territori”.

“Possiamo prenderci cura del Pianeta trasformandoci da consumatori in risparmiatori e investendo nel nostro capitale naturale. Le attività umane stanno cambiando radicalmente gli equilibri naturali: il sistema Terra, negli ultimi 300 anni, a partire dalla rivoluzione industriale, è stato sottoposto a trasformazioni superiori a quelle dei precedenti 4,6 miliardi di anni (che sono state causate dalle forze di origine astronomica, geofisica e interna allo stesso sistema). ‘Aver cura’ vuol dire innanzitutto conoscere le componenti ecologiche e la loro importante funzione, essendo consapevoli che c’è bisogno di un forte cambiamento per il futuro: questo Report vuole essere un strumento utile a disposizione di tutti (studiosi, cittadini, istituzioni) per ‘aver cura’ della Natura dei territori”Lo dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude:“Nel nostro paese gli habitat ecologicamente intatti sono in costante riduzione, solo l’11% dei fiumi alpini si salva da interventi artificiali e dallo sfruttamento; solo il 30% delle coste è rimasto nel suo stato naturale mentre il 50% risulta compromesso; l’80% delle dune è scomparso. Il suolo, risorsa non rinnovabile e bene comune, svolge funzioni vitali per l’ecosistema, la resilienza dei sistemi naturali, la produzione alimentare, la conservazione delle risorse idriche, lo stoccaggio del carbonio: contenere il consumo di suolo è fondamentale per limitare il rischio idrogeologico, garantire la resilienza dei sistemi naturali e favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici. È quindi indispensabile stabilire per legge quali siano le soglie da non superare”.

Roma, 27 giugno 2017
 

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

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Cel. 340 9899147 – 329 8315725

Agricoltura: raggiunto 1 milione di firme contro il Glifosato – Raccolta firme continua fino al 30 giugno

 

Agricoltura: Associazioni, 1 milione di firme contro il Glifosato – Raccolta firme continua fino al 30 giugno per chiedere a Commissione Ue agricoltura senza pesticidi

L’iniziativa dei cittadini europei (ICE), la petizione ufficiale per chiedere alla Commissione Europa di vietare l’uso del diserbante glifosato ha raggiunto ieri 1 milione di firme.
I cittadini hanno firmato la petizione in tutti i 28 Stati membri ed il quorum di firme necessario è stato raggiunto in meno di cinque mesi in più dei sette stati richiesti. E’ la raccolta di adesioni più veloce mai registrata da quando la Commissione Europea ha introdotto questa forma di partecipazione attiva dei cittadini europei.
La Commissione europea è dunque adesso legalmente tenuta a rispondere alle richieste delle Associazioni che hanno promosso L’ICE e se non vuole perdere ulteriormente credibilità dovrà prendere in considerazione nelle sue prossime decisioni sul rinnovo dell’autorizzazione per l’uso del glifosato l’inequivocabile segnale arrivato da un milione di cittadini europei.
Anche in Italia il quorum è stato raggiunto, superando il numero di firme minimo attribuito al nostro paese, grazie alla mobilitazione di 45 Associazioni, Enti e comitati di cittadini riuniti nella Coalizione #StopGlifosato: una mobilitazione collettiva che andrà avanti fino al 30 giugno.
“Il raggiungimento della soglia di 1 milione di firme in tutta Europa è un primo importante risultato che ci spinge a continuare la raccolta delle adesioni alla petizione ECI, con lo stesso ritmo che abbiamo tenuto fino ad oggi, per dare un segnale ancora più chiaro e forte alle istituzioni Italiane ed europe per un’agricoltura senza glifosato e senza pesticidi”commenta Maria Grazia Mammuccini portavoce della Coalizione italiana #StopGlifosato.
La raccolta delle firme per l’ICE continua fino al 30 giugno per mettere in sicurezza l’obiettivo raggiunto e far sentire ancora più forte la voce dei cittadini europei contro il glifosato.
Questo l’indirizzo della raccolta firmehttp://www.stopglifosato.it/petizione-ice-stopglyphosate/
 
Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook (hashtag #StopGlifosato)

Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosatoACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI – AIAB –  ANABIO- APINSIEME – ASSIS – ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA – ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ – CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali – CONSORZIO DELLA QUARANTINA – COSPE ONLUS – DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA – EQUIVITA – FAI – FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO – FEDERAZIONE PRO NATURA – FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA – FIRAB – GREEN BIZ – GREEN ITALIA – GREENME – GREENPEACE – IBFAN- ITALIA – IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST – ISDE Medici per l’Ambiente – ISTITUTO RAMAZZINI – ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE – LIPU-BIRDLIFE ITALIA – MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO – NAVDANYA INTERNATIONAL – NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE – PAN ITALIA – PESTICIDE ACTION NETWORK  REES-MARCHE – SLOW FOOD ITALIA – TERRA NUOVA – TOURING CLUB ITALIANO – UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO – VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ – WWF ITALIA – WWOOF-ITALIA

La Portavoce del Tavolo delle associazioni:

Maria Grazia Mammuccini, 335 7594514

 
* Il presente comunicato viene inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia per conto di tutte le associazioni che lo hanno sottoscritto.
 
Roma, 16 giugno 2017
 

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497 213 – 266 – 332

Mail. ufficiostampa@wwf.it

 

Un quinto dell’Italia a rischio desertificazione. Bollino rosso anche nelle Oasi WWF

17 GIUGNO GIORNATA MONDIALE CONTRO LA DESERTIFICAZIONE

DESERTIFICAZIONE E CAMBIAMENTI CLIMATICI FENOMENI INTERCONNESSI RISPETTO AI QUALI È URGENTE UN’AZIONE COORDINATA. ANCHE LE OASI DEL WWF A RISCHIO PER LA SICCITÀ

La siccità che sta attanagliando numerosi bacini idrici italiani rende necessaria e urgente una reazione operativa perché ormai i grandi cambiamenti globali scatenati dalla nostra continua pressione, non solo sono accelerati, ma sono sempre più interconnessi. È ormai evidente l’intreccio degli effetti del cambiamento climatico con quelli del fenomeno della desertificazione, rispetto ai quali è urgente un’azione coordinata. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici predisposto da numerosi autorevoli specialisti coordinati dal Ministero dell’Ambiente ed in via di approvazione definitiva non potrà non andare in questa direzione.

Oggi circa un quinto del territorio nazionale italiano viene ritenuto a rischio desertificazione: quasi il 21% del territorio del quale almeno il 41% si trova nelle regioni dell’Italia meridionale, come Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma sono coinvolte anche aree in altre regioni come l’Emilia-Romagna, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo. Secondo gli scenari del cambiamento climatico realizzati dagli specialisti per il nostro paese (in particolare il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici CMCC), entro fine secolo le previsioni potrebbero prevedere incrementi di temperature tra i 3 e i 6 °C con conseguente estremizzazione di fenomeni meteorici e quindi anche riduzioni, in diverse aree, delle precipitazioni, soprattutto nei periodi estivi ed è evidente che le problematiche climatiche e quelle relative alla desertificazione saranno sempre di più intrecciate. Si sta già verificando un incremento della temperatura senza precedenti con un calo delle precipitazioni annuali, con estati più secche, ed inverni più umidi, in particolare, nelle regioni settentrionali. Su un territorio complesso e fragile come quello italiano, questi fenomeni portano ad una sostanziale variazione della frequenza e delle entità di frane, alluvioni e magre dei fiumi, con effetti importanti per l’assetto territoriale e i regimi idrici.

Secondo i dati disponibili più recenti in Italia, abbiamo una quantità di risorse idriche rinnovabili corrispondente a circa 116 miliardi di metri cubi mentre i volumi di acqua effettivamente utilizzabili sono stimati attorno ai 52 miliardi di metri cubi. Complessivamente utilizziamo oltre il 30% delle risorse rinnovabili d’acqua disponibili nel nostro paese che sono ben superiori alla soglia del 20% indicata dall’obiettivo europeo (Europa efficiente nell’impiego delle risorse): per questo, l’Italia è indicato dall’OCSE come paese soggetto a stress idrico medio-alto che, inoltre, presenta una forte disomogeneità rispetto alla distribuzione delle risorse idriche e al loro fabbisogno. Dai dati ISTAT sulle diverse tipologie di utilizzo della risorsa idrica, risulta che il prelievo dell’acqua potabile è in aumento (del 6,6% rispetto all’inizio della serie storica di 13 anni) e ammonta a 9,5 miliardi di metri cubi (il consumo medio giornaliero per abitante giunge a 228 litri).

Il cambiamento climatico interagisce con il ciclo idrico tramite diversi elementi che costituiscono dei forzanti provocati dall’incremento delle temperature come, ad esempio, l’umidità atmosferica, l’evapotraspirazione, la quantità, la distribuzione e la forma delle precipitazioni e la fusione dei ghiacciai. Oggi l’estensione dei ghiacciai in Italia, come risulta dai dati del Comitato Glaciologico Nazionale, copre una superficie di 368 kmq e, rispetto alle rilevazioni condotte nel periodo 1959-1962 tale superficie risulta ridotta del 30% (159 kmq).

I cambiamenti climatici agiscono in maniera significativa come aggravanti delle vulnerabilità dei settori che esigono l’utilizzo dell’acqua, dalla disponibilità di acqua potabile, all’agricoltura e al settore energetico. Gli impatti del cambiamento climatico sono sempre più forti sia sugli ecosistemi ed i processi ecologici, sia sui singoli organismi, sulla struttura e dinamica delle popolazioni, sulla distribuzione e migrazione delle specie, sulla produttività degli ecosistemi, costituendo una crescente minaccia per la biodiversità del nostro paese. L’Italia sta quindi subendo impatti crescenti dovuti all’accelerazione dei cambiamenti climatici globali che avranno conseguenze sempre più negative sugli ecosistemi, sulla nostra società ed economia, rispetto ai quali non solo è necessario ma urgente intervenire.

Bollino rosso anche per le Oasi WWF. La siccità sta colpendo anche le Oasi e da tempo: i livelli delle acque delle aree umide stanno calando e ci sono aree già secche. Le falde si sono abbassate in più luoghi. La vegetazione di alcune aree gestite dal WWF è già in stress idrico avanzato. Si stanno comunque monitorando le condizioni per prevenire incendi o danni alla fauna. Alcuni esempi:

Riserva naturale di Ripa Bianca (Marche) Pochissima acqua nel fiume. Livello falda/lago molto basso.

Riserva naturale di Valle Averto (Veneto). Attualmente la situazione è di allerta. In caso di scarsità d’acqua, potrebbero esserci seri problemi di anossia nei canali interni con la conseguente moria di pesce all’interno dell’oasi

Oasi di Macchiagrande (Lazio) Situazione è molto critica; le specie vegetali nella lecceta – soprattutto gli allori – evidenziano stress idrico e termico notevole; le pozze temporanee non si sono mai riempite, a testimonianza che la falda è molto bassa. Stagno con livelli d’acqua al minimo. 

Riserva naturale degli Orti-Bottagone (Toscana). Il Bottagone è ai livelli di acqua dei primi di luglio, tempo un mese e sarà prosciugato. Orti ha una parte con acqua che entra dal Cosimo, la parte più a sud è quasi del tutto in secca. Stiamo intervenendo manualmente sul fosso principale di arrivo per ricreare un minimo di ripristino del livello dell’acqua.

Monumento naturale Pian Sant’Angelo (Lazio) Stress idrico elevato del sottobosco, comprese le specie più mediterranee; bacche e frutti (prugnolo, rosa canina…) secche prima di arrivare a maturazione. Le poche pozze di fango sono secche, la forra resiste solo per l’apporto di unA sorgente che però è un rivolo.

Nell’Oasi di Persano (Campania) la situazione è critica da metà maggio, con il livello del lago  un metro e mezzo sotto il livello massimo.

Oasi di Alviano (Umbria). Evidente stress idrico per le piante del bosco, ma la situazione in palude è ancora accettabile.

Riserva naturale Lago di Burano (Toscana). Livello del lago molto basso

Riserva naturale Laguna di Orbetello (Toscana). Pozze interne d’acqua dolce prosciugate. Piante con stress idrico.

LA CONVENZIONE. La Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione nei paesi che soffrono la siccità, particolarmente in Africa (UNCCD), è stata aperta alle firme dei Paesi il 17 giugno 1994 a Parigi, ed è entrata in vigore a dicembre 1996. Il tema della desertificazione di molte aree del mondo e il preoccupante livello di crescita del fenomeno aveva condotto il ben noto Earth Summit, la Conferenza ONU sull’ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro tenutasi nel 1992, oltre ad aprire alla firma dei Paesi le due Convenzioni sul cambiamento climatico e sulla biodiversità, ad attivare un Comitato Intergovernativo di negoziazione per giungere all’elaborazione di un’apposita convenzione sulla desertificazione che fu conclusa e presentata alla firma dei Paesi, due anni dopo, nel 1994.

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PETIZIONE EUROPEA STOPGLIFOSATO: MANCA POCO AL TRAGUARDO DEL MILIONE DI FIRME, MA PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO SERVE ANCORA UN PICCOLO SFORZO

La compagna StopGlifosato in un video

Siamo ormai vicini alle 800.000 firme online a livello europeo ed il quorum è stato raggiunto ormai in 10 paesi (da oggi anche in Irlanda, Spagna e Regno Unito).

Siamo a solo 200.000 firme dall’obiettivo di 1 milione di adesioni necessarie per spingere la Commissione Europea ad assumere una decisione coerente e responsabile sul mancato rinnovo dell’autorizzazione all’uso del diserbante in Europa, ma abbiamo solo POCHE SETTIMANE per completare la raccolta delle firme..!

Le firme online potranno essere infatti raccolte fino al 30 giugno, volendo anticipare la decisione che la Commissione Europea sembra voglia assumere in anticipo rispetto alla scadenza del prossimo mese di novembre, rinnovando l’autorizzazione per il Glifosato di altri 10 anni prima di questa estate.

Il nostro obiettivo e’ di presentare le firme verificate alla Commissione Europea prima del voto sulla nuova autorizzazione del glifosato.

Abbiamo quindi un mese di tempo per raccogliere in Italia le 15.000 firme che mancano per raggiungere il nostro quorum come Stato membro. Siamo sul “filo di lana” se pensiamo che con le altre Associazioni della Coalizione italiana #StopGlifosato abbiamo già contribuito alla raccolta per l’Italia di oltre 42.000 firme in meno di 4 mesi.

Per convalidare le firme e’ necessario inserire i dati di un proprio documento d’identita’ valido per l’Unione Europea (vanno bene passaporto o Carta d’Identita’, NON è valida invece la patente auto)

Il glifosato è stato trovato nelle urine di donne incinte non impegnate nei lavori agricoli VIDEO

L’organizzazione Campact ha inoltre realizzato e sottotitolato, il video ” La battaglia per la verità”, sugli studi “comprati” dalle multinazionali per agevolare i processi di autorizzazione dei pesticidi, compreso il Glifosato. VIDEO

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Dal convegno del WWF Litorale laziale “Agricoltura e Salute” un’interrogazione parlamentare sui pesticidi

Il convegno del 20 maggio scorso organizzato a Terracina ha fatto conoscere al grande pubblico i rischi sanitari in cui si sta andando incontro con l’uso della chimica in agricoltura e i vantaggi di una produzione agricola biologica e biodinamica.

Le relazioni presentate al convegno sono state pubblicate su questo blog e hanno avuto un grande riscontro, centinaia sono stati infatti gli accessi ad esse da parte dei cittadini.

L’importanza delle informazioni scientifiche presenti in esse hanno sollecitato un deputato pontino, Cristian Iannuzzi, a interrogare in Parlamento i ministri Galletti, Martina e Lorenzin chiedendogli:

“di ridurre e regolamentare l’uso dei pesticidi al fine di contenere il danno ambientale, diminuire il rischio di contaminazione dell’ambiente ed il conseguente sviluppo di patologie gravi nella popolazione; di modificare il piano nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari introducendo vincoli più stringenti per l’uso degli agrofarmaci e misure sanzionatorie per quelle regioni che non presentino i dati relativi ai pesticidi presenti nelle acque italiane; di mettere in sicurezza i pozzi e gli acquedotti destinati al consumo umano di acqua, in relazione alle regioni ed alle zone inquinate dalle sostanze citate; di effettuare i controlli di sicurezza alimentare sulla commercializzazione di beni alimentari al fine di verificare le concentrazioni delle sostanze citate ed eventualmente ritirare dal mercato gli alimenti contaminati; di promuovere lo sviluppo dell’agricoltura biologica; di attuare programmi di sensibilizzazione ed informazione dell’opinione pubblica volti alla tutela dell’ambiente e della salute, in particolare sui rischi derivanti dall’assunzione delle sostanze inquinanti citate.”

Questa l’interrogazione parlamentare

E’ un passo sulla strada dell’abolizione dei pesticidi dalle nostre campagne che viene dopo la pubblicazione dei dati delle analisi delle urine di 14 gestanti romane tutte attestanti la presenza di glifosato.

 

Oggi l’attesa marcia STOPPESTICIDI si è svolta in un clima di forte partecipazione popolare

Da Cison a Follina si è sviluppato il lungo serpentone dei marciatori contro l’uso dei pesticidi in agricoltura. Presenti anche rappresentanti terracinesi del WWF e dell’associazione Civiltà Verde.

La denuncia

è scientificamente provato che queste sostanze chimiche possono contribuire al sorgere di diverse forme tumorali e alterare il sistema endocrino con il conseguente aumento delle patologie correlate. Le persone che vivono e lavorano nelle aree dove si pratica l’agricoltura intensiva e chimica, caratteristica delle monocolture, sono le più esposte, in particolare le donne in gravidanza e i bambini.

Gli obiettivi

–  applicare il principio di precauzione vietando l’utilizzo dei pesticidi, intesi come molecole di sintesi, attivando controlli e sanzioni idonee;                                                                                      –  potenziare tutti gli strumenti di controllo e salvaguardia del territorio per evitare sbancamenti, deturpazione del paesaggio e possibili discariche abusive;                                                                   –  togliere gli incentivi economici alle produzioni intensive;               –  sostenere l’agricoltura biologica e la costituzione di biodistretti, nel rispetto della biodiversità e delle tipicità tradizionali locali;

La marcia ha avuto l’adesione di Giorgio Nebbia che ha inviato agli organizzatori un messaggio

“E’ passato oltre mezzo secolo da quando Murray Bookchin e Rachel Carson hanno denunciato che l’uso crescente e intensivo dei pesticidi — benignamente chiamati fitofarmaci dai fabbricanti di queste merci tossiche — non solo non sono medicamenti utili alle coltivazioni agricole, ma contribuiscono a diminuire la produzione di alimenti attraverso la distruzione della biodiversità e di tanti organismi viventi. Ricordo le parole di Papa Francesco: “Per esempio, molti uccelli e insetti che si estinguono a motivo dei pesticidi tossici creati dalla tecnologia, sono utili alla stessa agricoltura, e la loro scomparsa dovrà essere compensata con un altro intervento tecnologico che probabilmente porterà nuovi effetti nocivi” (Laudato si’).

Gli stessi organismi geneticamente modificati (OGM) sono stati inventati per attenuare in qualche modo i danni agricoli e biologici del crescente uso dei pesticidi.

I pesticidi sono indispensabili a quella agricoltura industriale che non solo non aiuta ad alleviare il grande problema mondiale della scarsità di alimenti dei duemila milioni di poveri della Terra, ma contribuisce anzi a portare via terreni all’agricoltura contadina e ad impoverire i poveri.

Il tutto nel nome del profitto di poche grandi imprese multinazionali che usano, nei processi produttivi, sostanze pericolose e tossiche per i lavoratori e per l’ambiente circostante.”

La marcia è stata dedicata al poeta Andrea Zanzotto e a Adriano Rizzoli,  entrambi scomparsi. Il primo ha avuto sempre nel cuore la sua terra e non si è tirato mai indietro quando occorreva difenderla da attacchi, il secondo può essere considerato un eroe civile che nel suo Trentino si è speso con passione e impegno  per tutta la vita per la salute dei cittadini e per l’Ambiente.
In questa foto scattata in casa Zanzotto sono i due seduti accanto al tavolo.

Una galleria di foto della marcia di oggi