La mitica “spiaggetta” di Terracina vittima della mania dei fuochi pirotecnici

Da troppo tempo in città si sta tollerando il malcostume di utilizzare fuochi d’artificio per festeggiare qualunque cosa, sia essa la vittoria di un qualche gruppo sportivo, una festa privata, una immane bevuta collettiva e così via.

L’inquinamento atmosferico e acustico era già noto; era, infatti, alla portata di naso, occhi e orecchie di tutti, compresi gli animali di affezione che ne soffrono alla follia.

Ma non era stato ancora testimoniato il danno ambientale dovuto all’utilizzo intenso di questi fuochi che lasciano sul posto residui di carta e cartone impregnati del particolato prodotto dalla combustione del materiale pirico.

Ancora più grave è il danno se la sede di questi fatui spettacoli è una spiaggia dove l’indomani centinaia di persone, bambini compresi, si muoveranno su una sabbia e si bagneranno in acque che contengono tali residui.

E’ arrivata alla nostra associazione da parte di frequentatori abituali una segnalazione corredata di foto che mostrano cosa si trova la mattina sul bagnasciuga della spiaggetta che è nel cuore di tanti cittadini.

 

 

L’utilizzo dei fuochi artificiali a Terracina pare non sia regolamentato, anzi con il silenzio delle istituzioni i fautori di questa forma di inquinamento totale (aria, acqua, suolo oltre al sistema nervoso delle persone e degli animali) si sentono incoraggiati.

Intervenire con un’ordinanza sindacale per fissare delle norme al riguardo sarebbe un segno di civiltà. La conseguente repressione del fenomeno eventualmente portato avanti da coloro che violassero le norme sarebbe veramente facile; nella notte verrebbero subito individuati.

D’altra parte la Bandiera Blu, tanto faticosamente conquistata, comporta un’oculata gestione dell’ambiente urbano. Noblesse oblige!

Annunci

La speleologia a Terracina è stata una grande passione (3)

In questa storica foto  del 18 ottobre 1959 il Gruppo Anxur nel giorno dell’esplorazione della nuova galleria della Grotta Sabina. (da sinistra Massimo Cicerani, Alberto Legge, Orvinio Frattarelli, Armando Provitali, Luigi Cerilli, Carmine Ferrigni, Dario Tramonti, Franco Guadagnoli, Sandro Spezzaferro, Sabatino Guadagnoli, Carlo Tramonti-alla macchina fotografica Giovanni Spezzaferro).

L’attività del Gruppo Speleologico Anxur si è protratta dai primi anni Cinquanta a metà degli anni Settanta e si è svolta nel complesso dei Lepini, Ausoni, Aurunci. La sede era La Torretta civica, allora inutilizzata, perché mancante della scala di accesso e della scala interna. Come riferisce Franco Guadagnoli, fu escogitata una scala di legno “zoppa” per entrare dalla porta esterna e una scala a pioli interna per poter guadagnare il primo piano. La mancanza della scala interna era utile per testare le scale autocostruite, le prime corde sintetiche e l’uso di nodi più idonei per certe situazioni.

Quando furono sistemate le scale esterna e interna, il Gruppo restò senza sede e le attrezzature, i materiali e l’archivio che si trovavano nei locali si dispersero.

Il  Gruppo è stato sempre molto impegnato nelle esplorazioni di cavità nelle diverse zone della provincia di Latina dovunque fosse una emergenza geologica.

Racconta Franco Guadagnoli:

L’esplorazione alla Voragine “Catauso” nel Comune di Sonnino. Si tratta di un enorme inghiottitoio riportato nelle carte sin dal 1765 ed esplorato per la prima volta dai fondatori del “Circolo Speleologico Romano” nel 1928. Esplorata tante altre volte. Rimane sempre molto impegnativa,  molto tecnica e da intraprendere nei periodi giusti, l’inghiottitoio infatti raccoglie  l’acqua di un bacino di circa 19 Kmq. Una nostra partecipazione, proprio con il CSR, ad una “esplorazione invernale” nel mese di Dicembre  ci impegnò quasi 18  ore consecutive di una giornata piovigginosa all’esterno ma sotto continue cascate entro la cavità.

In occasione di un campo di ricerca di 10 giorni organizzato sulle montagne di Formia nell’estate del 1962, furono esplorate per la prima volta tutta una serie di cavità, pozzi e inghiottitoi tra i quali la “Ciauca degli Spagnoli”, il “Cimmaro delle Donne” e la “Ciauchella”. Quest’ultima oggi è nota come “Abisso della Ciauchella”. Localizzata ed esplorata per la prima volta proprio dal GS Anxur, parzialmente però, per mancanza di attrezzatura. Alla prima esplorazione, infatti, non fu possibile raggiungere il fondo del secondo pozzo che si apriva in un ambiente vastissimo, senza toccare le pareti, in un unico interminabile salto di 85 metri . Superato al secondo tentativo, la cavità continuava ancora e parecchio. In una successiva esplorazione nel 1967,  in collaborazione con lo Speleo Club di Roma, con un impegno di quasi 20 ore,  fu superata ancora una parte della cavità. Di tale cavità è nota oggi la profondità di oltre 290 metri, risultando una delle più profonde del Lazio.

Si potrebbero elencare ancora tante altre cavità esplorate dal GSA come la “Grotta di Pastena”, ovviamente prima della sistemazione a scopi turistici, frequentata spesso per visitare cunicoli inesplorati o per ricerca e studio pipistrelli, e quella degli Ausi nel comune di Prossedi.

 

 

Sabatino Guadagnoli, Carlo Tramonti, Piero Targa, Giacomo Tramonti e Carmine Ferrigni il 5 giugno 1960 nella grotta degli Ausi.

 

 

 

 

 

Settembre 1960, Piero Targa nella Grotta degli Ausi.

 

 

 

 

 

Sabatino Guadagnoli nella grotta “Le vurie” di Sonnino.

 

 

 

 

Vennero esplorate anche le cavità presenti nella zona di Campodimele, alcune delle quali non portate a termine per la presenza di ordigni bellici inesplosi.

 

Nel comune di Terracina un’impresa abbastanza ardua fu l’esplorazione della cavità della “Zì Checca 2^”, profonda quasi 120 metri ma molto tecnica nell’utilizzo delle attrezzature di discesa, tanto da impegnare più tentativi prima di esplorarla completamente.

 

 

Della “Zì Checca 1^” il Gruppo ne tracciò il profilo rilevato durante i giorni del 25 e 26 maggio 1957.

 

 

 

 

Eolo Savelli, Giacono Tramonti, Piero Targa e Alberto Legge sulla base del primo salto della “Zì Checca 1^” a 30 metri di profondità.

 

 

 

 

La grotta Sabina è stata la grande palestra del Gruppo dove i giovani esploratori hanno realizzato l’impresa della scoperta delle nuove diramazioni.

 

 

Sabatino Guadagnoli, Piero Targa e Giacomo Tramonti nella parte della Grotta Sabina nota fino dal 1850.

 

 

 

 

Esplorazione della parte appena scoperta della Grotta Sabina

 

 

Sabatino Guadagnoli

 

 

 

 

 

Franco Guadagnoli

 

 

 

 

 

Luigi Cerilli e Franco Guadagnoli

 

 

 

 

FOTO di Franco Guadagnoli, Giovanni Spezzaferro, Giorgio Silvestri e Guido Libotte

 

“Il capitale naturale, la vera ricchezza del Bel Paese”, un corso per insegnanti al Parco del Circeo

Martedì 5 giugno 2018 presso l’Auditorium del Centro Visitatori del Parco Nazionale del Circeo, Sabaudia (LT), si terrà un evento/corso nell’ambito del Festival ASVIS sullo Sviluppo Sostenibile, che tratterà gli SDGs 6 e 15.  L’incontro è organizzato dal WWF Italia in collaborazione con il Parco del Circeo.

 

 

 

 

Partendo dal Secondo Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale pubblicato dal MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) lo scorso febbraio, l’incontro del Circeo vuole affrontare i temi della valorizzazione del capitale naturale nella programmazione economica, la sua valutazione, anche economica, il ruolo di componenti importanti quali la biodiversità e l’acqua e quello conseguente delle scelte di policy, tasselli imprescindibili per lo sviluppo di una nuova società sostenibile. Gli interventi sono seguiti dalla possibilità di esplorare il capitale naturale del Parco del Circeo, scegliendo tra percorsi guidati di diversa durata.

Il programma aggiornato si trova al link:

http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/gli-eventi-nazionali/326-2006/5-giugno-evento-goal-6-acqua-pulita-e-servizi-igienico-sanitari-e-goal-15-vita-sulla-terra.

Per scaricarlo:

http://festivalsvilupposostenibile.it/public/asvis/files/Programma_Goal_6-15_210518.pdf

L’evento è riconosciuto come corso di formazione per i docenti

 

Ancora pochi i punti di monitoraggio delle acque nel Lazio e in provincia di Latina secondo i dati del Rapporto ISPRA sui pesticidi

Il 10 maggio l’ISPRA ha presentato il nuovo Rapporto Nazionale pesticidi nelle acque- Dati 2015/2016. Edizione 2018.

In estrema sintesi questi sono i risultati delle indagini come vengono illustrati nel Rapporto:

Pesticidi sono presenti nel 67% dei punti delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterranee. Sono state trovate 259 sostanze diverse, un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti. La contaminazione è più diffusa nella pianura padano-veneta. Questo dipende largamente dal fatto che lì le indagini sono generalmente più rappresentative. Nelle cinque regioni dell’area, infatti, si concentra più del 50% dei punti di monitoraggio dell’intera rete nazionale.

Secondo il WWF i dati presentati da ISPRA sul monitoraggio della presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee confermano l’elevato impatto dei pesticidi sugli ecosistemi acquatici, una delle principali minacce per la biodiversità e la salute umana.
Il rapporto di ISPRA evidenzia che dove sono cercati attraverso un adeguato monitoraggio i pesticidi si ritrovano quasi sempre nei corsi d’acqua superficiali (67% dei 1.554 punti di monitoraggio, con il 23,9% dei punti di rilevamento sopra i limiti di legge).
Per il WWF l’analisi di ISPRA conferma il sostanziale fallimento del PAN Pesticidi (Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci) in scadenza nel febbraio 2019 e attualmente in corso di revisione. In particolare la nostra associazione evidenzia la sostanziale non applicazione in campo delle linee guida predisposte dai tre Ministeri (Mipaaf, Mattm, Sanita’) in attuazione del PAN proprio per la riduzione dell’impatto dei pesticidi nelle acque e nelle aree naturali protette e siti Natura 2000.

Questa immagine presente nel Rapporto indica più di mille parole la destinazione finale dei prodotti chimici immessi in qualunque modo nei terreni e spiega le preoccupazioni dei cittadini che da tempo si sono mobilitati contro l’uso dei pesticidi in agricoltura.

Nel Lazio le indagini sono condizionate dalla limitatezza dei punti di prelievo. I risultati vengono riportati così nel Rapporto

I dati 2016 si riferiscono a 21 pozzi e 121 punti delle acque superficiali. Sono state cercate in totale 58 sostanze. Nelle acque superficiali ci sono residui nel 26,4% dei punti e nel 7,1% dei campioni. Sono state rinvenute 10 sostanze; le più frequenti sonometalaxil, metolaclor e terbutilazina. Nelle acque sotterranee è stata riscontrata la presenza di residui nel 14,3% dei punti e nel 7,3% dei campioni. Sono state rinvenute 5 sostanze le più frequenti sono: terbutilazina e metolaclor. Il livello di contaminazione è superiore ai limiti di qualità ambientale in 5 punti delle acque superficiali e in 1 punto delle acque sotterranee.

 

 

 

 

 

 

Le due immagini estratte dalla pubblicazione mostrano come i prelievi in provincia di Latina sono entro i limiti degli Standard di Qualità Ambientale fissati da norme [Dir. 2008/105/CE, D.Lgs. 152/2006, Dir. 2006/118/CE], cioè le sostanze ci sono nella realtà ma non per la legge. Inoltre, anche dove il risultato non è quantificabile perchè non ci sono misure analitiche superiori al limite di quantificazione (LQ) non c’è da essere allegri. Il rapporto, infatti,  avverte che il grigio può indicare l’assenza di residui pesticidi nelle acque, ma può anche (e accade in larghe aree del Paese) dipendere dal fatto che gli LQ sono inadeguati e il numero delle sostanze indagate è ridotto e non rappresentativo degli usi sul territorio.

E il Rapporto continua

È necessario precisare ancora che il livello di contaminazione può essere solo riferito ai singoli punti di monitoraggio e che, sulla base delle informazioni disponibili, non si può derivare una classificazione di qualità per i corpi idrici.

Un’estate da dimenticare quella del 2017

L’avvicinarsi della bella stagione impone alla Regione Lazio, al Comune e alla Guardia Costiera in base alle leggi ed alle normative vigenti, ognuno per la propria responsabilità e ruolo, ma in modo concorde, di garantire i diritti dei cittadini di poter utilizzare e godere di beni ambientali pubblici quale sono il mare, il sole e la spiaggia e di poter vivere in un ambiente pulito, libero, non rumoroso, protetti e sorvegliati, difesi da tutte le forme di abuso e costrizione.

Si cominci subito con il notificare inequivocabilmente agli operatori del settore i limiti delle loro concessioni, le modalità di gestione, i rapporti da tenere con gli utenti e le  norme di prevenzione e repressione degli abusi, anticipando loro che saranno organizzati un valido sistema di sorveglianza  e repressione ed un ufficio o un recapito a cui gli utenti in caso di trasgressione si possano rivolgere con sicurezza.

Queste misure sono necessarie per evitare quanto è successo negli anni scorsi.

I disagi di questi week end primaverili sono il campanello d’allarme di quanto si riproporrà tra qualche settimana; tutti hanno potuto vedere il traffico caotico, i parcheggi selvatici, il lungomare affollato, i rifiuti sparsi anche sulle panchine.

Vogliamo qui ricordare i molti disagi della scorsa stagione balneare per i soliti problemi  e anche le molte proteste da parte degli utenti e dei cittadini terracinesi che si sono visti negare per buona parte del lungomare orientale l’accesso al mare. I gestori dei vari stabilimenti che hanno occupato quasi per intero detta area, si sentivano in diritto di negare a tutti il passaggio anche sulle discese preesistenti, pubbliche, quelle di cemento e quelle ultime di ferro e legno, ed anche sulle discese facilitate per le  carrozzelle , bambini, handicappati ecc.  Addirittura, in qualche caso queste strutture pubbliche sono state inglobate nelle strutture degli stabilimenti o chioschi e poco o niente si è potuto ottenere dai gestori che hanno mantenuto un comportamento che rasentava l’arroganza e la maleducazione.

Le autorità locali in merito hanno fatto molto poco, mentre gli stessi stabilimenti, diventati ormai ristoranti – pizzerie, si trasformavano di sera in discoteche, sale da ballo o locali da eventi, producendo confusione, ingorghi e soprattutto rumore impossibile sino a notte fonda.

Si dirà che ciò aiuta l’economia di Terracina e molti vivono di questo, ma negli ultimi anni  la cosa è diventata parossistica, volgare e rumorosa. Oltre ad accentuare la stagionalità dell’economia cittadina non si notano i vantaggi dei cittadini, anzi lievitano gli svantaggi: le spiagge libere sono sempre meno e più lottizzate mentre ai padroni della spiaggia e della battigia ogni anno viene concesso sempre di più. Tutto in silenzio in modo che ci sia sempre un dato di fatto di cui rendersi conto e che non si può risolvere sul momento, lasciando la soluzione al prossimo anno. Intanto, come si dice, passato settembre tutto ritorna come prima e tutto si dimentica.

In questo contesto “Terracina Bandiera blu”, una cosa positiva e che fa onore, va difesa e valorizzata e non utilizzata per farsi scudo sulla validità di un sistema spesso ipocrita basato solo sull’apparenza . Basta ricordare che tra i 32 parametri che la FEE (Foundation for Environmental Education)  analizza per la concessione del riconoscimento  c’è proprio l’accessibilità alle spiagge per tutti.

Per meritare e mantenere il titolo bisogna invece lavorare al contrario realizzando una città sostenibile per tutti i cittadini e per tutto l’anno e non per una sola stagione. Prima o poi qualcuno verrà a verificare.

Iniziare una nuova stagione adottando un piano di mobilità con parcheggi decentrati e le precauzioni che abbiamo indicato sarà il miglior viatico per confermare Terracina come una località balneare, moderna, equilibrata, sostenibile.

Avvistati Cavalieri d’Italia sulla spiaggia

 

Amici di Gaeta ci hanno segnalato con foto la presenza di un bel gruppo di Cavalieri d’Italia sulla battigia a Serapo; la notizia ci ha lasciato piacevolmente stupiti.

 

Solitamente associamo questi eleganti uccelli acquatici alle paludi e ai laghi costieri, ma essi non disdegnano la costa sabbiosa e le acque basse dove possono camminare senza bagnarsi il corpo e cercare nella sabbia vermetti e altri invertebrati con il loro becco lungo e sottile.

 

 

In questo periodo si vedono molti Cavalieri d’Italia provenienti dalle zone paludose del Senegal e del Mali che possono spingersi d’estate fino all’Europa centrale, ma non di rado decidono di restare e nidificare nelle zone paludose, negli stagni e vicino ai laghi costieri delle nostre parti.

Delfino morto sulla spiaggia di Tor Canneto

Oggi pomeriggio è arrivata al Gruppo pontino del WWF una segnalazione  della presenza di un delfino morto sulla spiaggia di Canneto vicino al canale in territorio del comune di Fondi.

Immediatamente la comunicazione è stata girata all’Ufficio Circondariale Marittimo  di Terracina che ha coinvolto per competenza la Capitaneria di porto di Gaeta. Da qui è partita la segnalazione al veterinario di turno per una prima analisi del corpo ancora in buono stato di conservazione.

Grande partecipazione oggi a Priverno alla camminata sul tratto di via Francigena fino a Fossanova

Si è conclusa oggi l’iniziativa che il Gruppo dei Dodici ha organizzato sulla via Francigena sulle tracce di san Tommaso d’Aquino.

Dopo l’incontro di ieri a Fondi in cui è stata lanciata la proposta di dedicare il cammino al santo aquinate oggi un lungo corteo di camminatori, tra i quali molti giovanissimi, si è snodato tra Priverno e Fossanova lungo le rive dell’Amaseno per raggiungere il luogo dove è morto san Tommaso.

Alla partenza il parroco ha benedetto i numerosi pellegrini assiepati sulla scalinata della chiesa centrale di Priverno.

Usciti dal centro abitato i camminatori hanno costeggiato il fiume Amaseno fin quasi all’abbazia di Fossanova.

Qui hanno ripetuto riti antichi risalenti al medioevo prima di entrare nella chiesa accolti da un sacerdote e dai canti del coro Euphònia.

E’ stata una mattinata vissuta con forti sensazioni da persone (credenti e non credenti) che hanno camminato insieme in uno scenario naturale sconosciuto ai più.

Campagna elettorale del WWF per portare l’ambiente nell’attualità politica

La Campagna apartitica del WWF

il WWF ha deciso di intervenire nel dibattito politico attraverso una provocazione: una vera e propria campagna elettorale per portare l’ambiente nell’attualità politica. È, infatti, evidente a tutti anche in questa campagna elettorale che le tematiche ambientali, i mattoni del nostro futuro prossimo, non rientrano tra le priorità della politica.

Mettiamo l’ambiente al centro della politica

Cambiamenti climatici, sostenibilità, inquinamento e capitale naturale: il nostro programma elettorale, dalla parte del Pianeta.

Parlare di ambiente significa parlare di futuro.

Vogliamo riportare la tutela dell’ambiente al centro del dibattito politico. 

Vogliamo che il mare, i parchi, le energie rinnovabili, le specie simbolo del nostro Paese diventino una priorità per tutta la classe politica. 

Vogliamo continuare a difendere la natura, per dare ai nostri figli un Paese e un Pianeta migliori. 

LE NOSTRE RICHIESTE

 

Lunga nuotata nel mare di Terracina di Enzo Favoino per richiamare l’attenzione pubblica sui rifiuti marini

 

Ieri Terracina è stata al centro di un evento simbolico ma altamente significativo, una nuotata nel mare invernale per denunciare lo stato di pattumiera in cui è stato ridotto il mare in ogni parte del mondo.

Protagonista è stato Enzo Favoino della Scuola Agraria del Parco di Monza, esponente del Movimento Rifiuti Zero europeo.

All’arrivo sulla spiaggia l’hanno accolto numerosi studenti e alcune associazioni locali tra cui il WWF Litorale laziale.