Anno nuovo tassa sui rifiuti nuova; dopo tarsu, tia 1 e 2, ecco la TARES

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In questi anni i cittadini terracinesi hanno pagato  la tarsu, una tia e ora si apprestano a pagare la TARES senza avere avuto mai un servizio adeguato e una gestione dei rifiuti corretta.

La TARES è il tributo comunale introdotto con il decreto legge n. 201/2011 a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni, e dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni. Il tributo è dovuto da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

I servizi indivisibili comprendono l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, l’assistenza domiciliare per anziani e malati, gli asili nido e, in generale, qualsiasi servizio “a domanda individuale.

Il comune può prevedere diminuzioni tariffarie, nella misura massima del 30%, e altre esenzioni previste dal regolamento.

La TARES pare partirà dal prossimo aprile e questa piccola proroga  allevierà di poco il peso che i terracinesi dovranno sopportare, peso dovuto soprattutto al già alto livello della precedente tarsu o tia cui andranno aggiunti i costi dei servizi (almeno 30 euro per una superficie di 100 metri quadrati).

Chi potrebbe soffrirne maggiormente sarà proprio la gestione dei rifiuti che potrebbe essere vista come la causa degli aumenti tariffari. Quindi, diventa un obbligo morale lottare l’evasione e ricontrollare tutti i conti del nuovo appalto. 

 Ecco l’art. 14 del decreto:

Istituzione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi indivisibili dei comuni.                              1. A decorrere dal 1° gennaio 2013 e' istituito in  tutti  i  comuni del territorio nazionale  il  tributo  comunale  sui  rifiuti  e  sui servizi, a copertura dei costi relativi al servizio di  gestione  dei rifiuti urbani e dei rifiuti  assimilati  avviati  allo  smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni, e  dei  costi  relativi  ai servizi                                                                
      2. Soggetto attivo dell'obbligazione tributaria e' il comune nel cui territorio insiste,interamente o prevalentemente,la superficie degli immobili assoggettabili al tributo.                                                            
      3. Il tributo e' dovuto da chiunque possieda,  occupi  o  detenga  a qualsiasi titolo locali o aree scoperte,  a  qualsiasi uso  adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.                                                       
      4. Sono escluse dalla tassazione le aree  scoperte  pertinenziali  o accessorie a civili abitazioni e le aree comuni condominiali  di  cui all'articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva.    

      5. Il tributo e' dovuto da coloro che occupano o detengono i  locali o le aree scoperte di cui ai commi 3 e 4 con vincolo di  solidarieta' tra i componenti del nucleo familiare  o  tra  coloro  che  usano  in comune i locali o le aree stesse.         
 6. In caso di utilizzi temporanei di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, il tributo èdovuto soltanto dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprieta', usufrutto, uso, abitazione, superficie. 

      7. Nel caso di locali in multiproprieta'  e  di  centri  commerciali integrati il soggetto che gestisce i servizi comuni  e'  responsabile del versamento del tributo dovuto per i locali ed  aree  scoperte  di uso comune e per i locali  ed  aree  scoperte  in  uso  esclusivo  ai singoli occupanti o detentori, fermi restando nei confronti di questi ultimi,  gli  altri  obblighi  o  diritti  derivanti   dal   rapporto tributario riguardante i locali e le aree in uso esclusivo.                                  
 8. Il tributo e' corrisposto in base a tariffa commisurata  ad  anno solare, cui corrisponde un'autonoma obbligazione tributaria.                                                                                                        
     9. La  tariffa  e'  commisurata  alle  quantita'  e  qualita'  medie ordinarie di rifiuti prodotti per unita' di superficie, in  relazione agli usi e alla tipologia di attivita' svolte, sulla base dei criteri determinati con il regolamento di cui al  comma  12.  Per  le  unita' mmobiliari a  destinazione  ordinaria  iscritte  o  iscrivibili  nel catasto edilizio urbano, la superficie assoggettabile al  tributo  e' pari all'80 per cento della superficie catastale determinata  secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del  Presidente della Repubblica 23  marzo  1998,  n.  138.  Per  gli  immobili  gia' denunciati, i comuni modificano d'ufficio, dandone comunicazione agli interessati, le  superfici  che  risultano  inferiori  alla  predetta percentuale a seguito di  incrocio  dei  dati  comunali,  comprensivi della toponomastica, con quelli dell'Agenzia del territorio,  secondo modalita' di interscambio stabilite con provvedimento  del  Direttore della  predetta  Agenzia,  sentita  la  Conferenza  Stato-citta'   ed autonomie locali. Nel caso in cui manchino, negli atti catastali, gli elementi necessari per effettuare la determinazione della  superficie catastale, gli intestatari  catastali  provvedono,  a  richiesta  del comune,  a  presentare  all'ufficio  provinciale   dell'Agenzia   del territorio la planimetria catastale del relativo immobile, secondo le modalita' stabilite dal regolamento di cui al  decreto  del  Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n.  701,  per  l'eventuale  conseguente modifica, presso il comune, della consistenza di riferimento. Per  le altre unita' immobiliari la superficie assoggettabile al  tributo  e' costituita da quella calpestabile.                                         
    10. Nella determinazione della superficie assoggettabile al  tributo non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano  di  regola rifiuti  speciali,  a  condizione  che  il  produttore  ne   dimostri l'avvenuto trattamento in conformita' alla normativa vigente.                                                                                 
    11. La tariffa e' composta da una  quota  determinata  in  relazione alle componenti essenziali del costo del  servizio  di  gestione  dei rifiuti, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata  alle  quantita'  di rifiuti conferiti, al servizio fornito e  all'entita'  dei  costi  di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di  investimento  e  di  esercizio.   La   tariffa   e'   determinata ricomprendendo anche i costi  di  cui  all'articolo  15  del  decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36.                                 
12. Con regolamento da emanarsi entro il 31 ottobre 2012,  ai  sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze  e  del  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare,  sentita  la Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali, sono stabiliti i criteri per l'individuazione del costo del servizio di gestione dei rifiuti e per la determinazione della tariffa. Il regolamento emanato ai  sensi del primo periodo del presente comma si applica a decorrere dall'anno successivo alla data  della  sua  entrata  in  vigore.  Si  applicano comunque in via transitoria, a decorrere dal 1° gennaio 2013  e  fino alla data da cui decorre l'applicazione del  regolamento  di  cui  al primo periodo del presente comma, le disposizioni di cui  al  decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.  

   13. Alla tariffa determinata in base alle  disposizioni  di  cui  ai commi da 8 a 12, si applica una maggiorazione pari a  0,30  euro  per metro  quadrato,  a  copertura  dei   costi   relativi   ai   servizi indivisibili dei comuni,  i  quali  possono,  con  deliberazione  del consiglio  comunale,  modificare   in   aumento   la   misura   della maggiorazione fino a 0,40 euro, anche graduandola  in  ragione  della tipologia dell'immobile e della zona ove e' ubicato.

T Comune con regolamento può, nei casi previsti dal decreto legge, prevedere diminuzioni tariffarie, nella misura massima del 30%, e deliberare ulteriori riduzioni ed esenzioni.

		
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Il parco della Rimembranza di Terracina ha urgente bisogno di un intervento pubblico straordinario

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Vandali e cinghiali stanno mettendo sottosopra il parco, i volontari non possono avviare alcuna attività se non si procede prima a chiudere i facili varchi per animali e piccoli sabotatori.

Anche oggi all’apertura domenicale si è presentato davanti agli occhi uno spettacolo di devastazioni che hanno reso il parco irriconoscibile.

E’ urgente un intervento pubblico di manutenzione straordinaria.


Un piccolo gioiello della città è in mano ai vandali che possono entrare indisturbati e danneggiare ogni cosa a cominciare dai punti luce.

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C’è anche il rischio per questi sabotatori di fare qualche brutto incontro perché il territorio è ormai frequentato assiduamente dai cinghiali che hanno realizzato un passaggio nel tratto di confine del parco con la villa privata presente nella parte bassa di via San Francesco.

Piazzole sconvolte, gradini distrutti, staccionate abbattute, percorsi irriconoscibili: i cinghiali non hanno risparmiato nulla.

Occorrono lavori per uscire prima possibile dall’emergenza; chiusura di tutti i varchi aperti dagli animali e dalle persone, ripristino dell’impianto elettrico, sostituzione dei materiali ormai inutilizzabili.

L’ordinaria manutenzione sarà, poi, come sempre portata avanti dai volontari che oggi vedono frustrato ogni loro tentativo di restauro dello stato dei luoghi.

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Eppur si muove? Cantiere aperto sulla frana che ha interrotto la ferrovia Terracina-Fossanova e la strada Frosinone-mare

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Che vuol dire aprire un cantiere di sabato e alla vigilia delle festività natalizie?  

Se non è fumo negli occhi va preso come un buon segnale, si guadagna almeno una settimana. D’altra parte l’assessore responsabile si dice certo che in un mese saranno eliminate le cause di possibili rischi permettendo la riapertura delle due arterie, mentre i lavori di rifinitura proseguiranno. E’ troppo ottimista?

Seguiamo i lavori!

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Dopo il grande platano di via De Angelis è stato abbattuto un altro patriarca a Terracina

A Terracina l’anno del dissesto amministrativo sarà ricordato come l’anno dell’abbattimento dei grandi alberi

Dopo il platano affacciato su via Badino nei pressi della scuola Giovanni Paolo II

https://wwflitoralepontino.wordpress.com/2012/06/04/requiem-per-un-vecchio-platano/

in questi giorni è toccata la stessa sorte ad un grande pino di viale Europa

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Questa volta la reazione dei cittadini si è fatta sentire, on line e sulla stampa; speriamo che nel futuro ci si fermi un attimo a riflettere prima di procedere ad abbattimenti e magari l’amministrazione usi questa rapidità di intervento per eliminare le minidiscariche proprio come quella vicino al pino abbattuto.

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Insomma, dove costa di più la gestione dei rifiuti urbani, a Terracina o a Nettuno?

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Nettuno

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche il WWF è intervenuto sui costi del nuovo appalto, argomento di solito lasciato ai partiti per evitare strumentalizzazioni di parte, ma che stavolta sta coinvolgendo la cittadinanza in un dibattito nel quale hanno avuto poco spazio elementi oggettivi di valutazione.  L’associazione, quindi, ha voluto procurarsi i dati  riferiti ad una città per molti versi simile a Terracina per una comparazione il più possibile aderente alla realtà e li ha presentati con nessuna intenzione polemica alla riflessione dei decisori politici.

Così, dopo aver acquisito il bando emanato dal comune di Nettuno l’associazione ha elaborato i dati, li ha integrati con i servizi mancanti rispetto a quelli previsti per il comune di Terracina ed è passata ad un confronto come già apparso in un precedente post su questo sito.

Alla pubblicazione sulla stampa locale di notizie ricavate dal post suddetto il Comune di Terracina ha ribattuto con una nota ufficiale di questo tenore:

“Un appalto, mille supposizioni. Tutte sbagliate”

Prosegue da settimane sugli organi d’informazione il balletto di cifre e di forbite analisi riguardanti il bando di gara per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani della Città.
L’ultimo approfondimento è stato prodotto questa mattina con la comparazione tra il servizio di raccolta effettuato a Nettuno e il bando di gara predisposto dal Comune.
Preme rilevare che il bando dell’amministrazione comunale di Terracina non sovrastima alcunché, parte invece da un ammontare  posto a  base d’asta  sul quale  le ditte che partecipano proporranno il loro ribasso. Tanto o poco che sia.
Il paragone poi con la città di Nettuno è improponibile per diversi fattori: 1. Nettuno ha un’estensione territoriale di circa 72 km quadrati, Terracina 135; 2. L’appalto in vigore a Nettuno non contempla gli oneri per lo smaltimento dei rifiuti in discarica; 3. Non prevede alcuna campagna di informazione e sensibilizzazione sulla raccolta, anche differenziata dei rifiuti; 4. Nettuno, per quello che ci consta, avrebbe stipulato un ulteriore contratto aggiuntivo per la distribuzione delle attrezzature occorrenti per lo svolgimento del servizio. Punto non previsto dal bando mandato in appalto.
C’è da rimarcare, infine, che per la gara d’appalto non c’è stato il preventivato e da qualcuno auspicato ingorgo di ditte partecipanti al bando.
Infatti, quelle che hanno presentato domanda sono soltanto quattro.

Terracina, 13 dicembre 2012

La nota del sindaco pare essere stata scritta senza aver letto il documento ma soltanto dopo aver scorso la stampa quotidiana. Clamorose, infatti, sono le osservazioni del sindaco sull’ assenza nell’ analisi sia dei costi della comunicazione che di quelli della discarica che invece erano stati inseriti nel confronto finale tra le due città.

Nello stesso giorno il WWF Litorale Pontino invia al sindaco questa risposta

Salve, la nostra associazione non si presta, dobbiamo continuare ad insistere su questo, ad operazioni di copertura di questa o quella parte politica; anni di presenza in città mostrano il nostro interesse per il bene comune rappresentato dal territorio e dall’ambiente che vi ricade. Rientra in questa ottica anche la nostra posizione sulla gestione dei rifiuti da quando era ancora attivo l’impianto di via Morelle fino ad oggi. Alcune osservazioni sul nuovo bando dei rifiuti le abbiamo espresse pubblicamente in diverse occasioni nella stessa casa comunale e in questi giorni sul nostro sito dove abbiamo comparato l’impostazione della gara in due città per molti versi simili, Nettuno e Terracina. Abbiamo cercato di rendere confrontabili i dati tenendo conto di molti fattori e pur riconoscendo per correttezza la possibilità di averne perso qualcuno per strada vi chiediamo di leggere alla fonte quanto è stato da noi elaborato sul nostro sito.

Intanto, da Nettuno arrivano altre informazioni che allargano il distacco tra  le due cittadine laziali a scapito di Terracina non solo nei costi ma anche nel merito della gestione.

-L’affidamento della comunicazione e coordinamento consegna dei kit ha un importo complessivo a base di gara: € 118.240,00 oltre IVA (qui HO SBAGLIATO DI 18.000 €), gli obiettivi di raccolta differenziata sono quelli dell’art 205 del D.lgs 152/2006 quindi ancora più alti di quelli presenti nel bando ed entro il 2013 copriranno tutto il territorio con il nuovo servizio, quindi già dal primo anno si potrebbe arrivare a superare il 50 %.
– Nella gara del servizio c’è anche la realizzazione, allestimento e gestione del Centro di Raccolta Comunale (COME PER TERRACINA) struttura essenziale per l’economicità del servizio domiciliare ma non è contemplato l’acquisto dei contenitori e la rimozione dei cassonetti stradali  (QUESTO COSTO NON ERA STATO PREVISTO, MA  NEMMENO  I CONTRIBUTI DELLA PROVINCIA DI ROMA E  QUELLI DEL CONAI ERANO STATI INSERITI NELL’ELABORAZIONE PER IL CONFRONTO).
– Nettuno è tra i Comuni che stanno svolgendo il progetto Compostiamo della Provincia di Roma (hanno avuto le compostiere gratuitamente dalla Provincia e saranno interessati da una campagna d’informazione e assistenza tecnica specifica sull’argomento sempre gratuita per il Comune) e questo potrebbe comportare una riduzione ulteriore delle spese per il recupero della frazione organica e del suo ritiro.
– Inoltre è stato previsto per tutta la durata dell’appalto (5 anni) un SERVIZIO INFORMATIVO TELEFONICO DENOMINATO “NUMERO VERDE” E SERVIZIO INFORMATIVO FRONT OFFICE DENOMINATO “ECOSPORTELLO” che permetterà di continuare la campagna di sensibilizzazione nel tempo, strumento importante per migliorare ulteriormente la qualità dei materiali raccolti in quanto si riesce a porre attenzione agli errori di conferimento maggiormente frequenti e di conseguenza i contributi CONAI potrebbero aumentare.
– Prima della pubblicazione della gara poi è stato fatto un bellissimo lavoro d’indagine territoriale utilizzando dei giovani ragazzi diplomati o laureati che sono stati selezionati con pubblicazione di avviso pubblico; formazione e selezione tra di essi di un gruppo ristretto che ha svolto fisicamente il lavoro (penso sia stato l’unico Comune a fare una cosa del genere!). La progettazione è stata fatta internamente dagli uffici comunali ma va comunque considerato come costo da affrontare il primo anno.

Le Alpi, uno degli ultimi grandi spazi naturali d’Europa

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Le Alpi sono uno degli ecosistemi montani più intensamente sfruttati al mondo. Nonostante ciò, rappresentano una delle aree più selvagge e ricche di biodiversità in Europa.

Le Alpi – una delle ultime aree rimaste con grandi spazi naturali nell’Europa centro-meridionale – sono remote ma al tempo stesso vicine. Tolgono il respiro. Ci incantano. Sono una delle ultime roccaforti della natura. Una delle catene montuose più estese e più alte al mondo, le Alpi formano un arco che va da Nizza a Vienna, coprono otto diversi Paesi e qui vivono oltre 14 milioni di persone.

 
Ma neanche i suoi picchi sono immuni dagli effetti dell’urbanizzazione e dei cambiamenti climatici.

Per conservare la ricchezza naturale delle Alpi, si è reso necessario un nuovo approccio alla conservazione.
WWF Italia, WWF Austria, WWF Francia, e WWF Svizzera da anni lavorano insieme grazie al coordinamento del Programma Alpi Europeo (European Alpine Programme – EALP), con l’obiettivo di attuare una strategia transfrontaliera per la conservazione della natura.

Per saperne di più clicca qui.

La fragilità del territorio italiano ha bisogno di atti concreti del Governo

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Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici: le sei maggiori associazioni ambientaliste indicano le tre priorità di intervento

L’Italia fragile dei precari equilibri idrogeologici, sottoposta ai fenomeni meteorologici estremi provocati o amplificati dai cambiamenti climatici ha bisogno di atti concreti che dimostrino nei fatti un cambiamento di rotta.

CAI – Club Alpino Italia, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano e WWF, chiedono che il Governo in carica, che si dice attento agli impegni e agli scenari internazionali, nella riunione pre-CIPE del 18 dicembre,in preparazione della riunione del Comitato del 21 dicembre, faccia propria la proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio di approvazione di una Delibera in cui venga assunto l’impegno di dotare l’Italia di una Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, già adottata da 13 Paesi membri dell’unione Europea su 27, basata su precise priorità di intervento.

Dopo l’esito deludente dei negoziati di Doha è importante che l’Italia proceda al più presto alla definizione di una sua Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, che secondo le sei maggiori associazioni ambientaliste italiane, che hanno inviato le loro osservazioni al Governo sulla bozza di Delibera CIPE, dovrà:

 

 a)mettere in campo un’efficace politica di gestione del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, procedendo al più presto all’aggiornamento  delle mappe di pericolosità e del rischio alluvioni e  dei Piani di Assetto Idrogeologico e all’applicazione delle direttive europee su acque (2000/60) e alluvioni (2007/60), a partire dalla costituzione delle Autorita’ di distretto;

b) lanciare un chiaro segnale di stop a nuovo consumo di suolo e all’edificazione nelle aree a maggiore vulnerabilità e anche delocalizzazioni nelle situazioni a maggior rischio (come già previsto dai Decreti legge “Sarno” del 1998 e “Soverato” del 2000);

c) privilegiare gli interventi di rinaturalizzazione e riqualificazione fluviale e dei versanti, in un quadro più ampio di tutela della biodiversità e di riconoscimento del valore dei servizi garantiti dagli ecosistemi.

 

Dopo l’Italia del Riciclo pubblicato anche il Rapporto Nazionale del Riutilizzo

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L’Occhio del Riciclone ha reso pubblico il terzo Rapporto Nazionale del Riutilizzo 2012

Il riutilizzo è uno dei passi essenziali per una gestione corretta dei rifiuti e nello stesso tempo uno dei cardini di una società avviata sulla strada di una certa sobrietà nei consumi per risparmiare risorse per le future generazioni.

Un capitolo del Rapporto

“I NUMERI DEL RIUSO

Non esistono ancora dati quantitativi che abbiano la rilevanza statistica per essere proiettati su una scala nazionale, però dal 2004 a oggi Occhio del Riciclone ha potuto esaminare i flussi merceologici di 22 centri di raccolta di 21 comuni del centro e del nord Italia. In alcuni di essi é stato possibile testare strumenti di valutazione del peso e del volume delle merci riusabili. In tutti i casi osservati alle merci riusabili é stato attribuito un valore al dettaglio, e per ogni località é stato stimato il potenziale commerciale di un impianto di preparazione al riutilizzo.

La stima del peso si fonda sulla rilevazione del peso di un paniere di beni rappresentativo di ciascuna delle 32 sottocategorie merceologiche adottate da Occhio del Riciclone, mentre il sistema di stima del volume si fonda sull’attribuzione diretta oggetto per oggetto di 5 differenti classi di ingombro, e in base all’osservazione di campioni statisticamente rilevanti. Il valore al dettaglio delle merci é stato misurato sui prezzi della piazza locale ed é stato attribuito a ogni singolo oggetto osservato, considerando nel computo finale esclusivamente le merci riusabili il cui valore di mercato giustifica le operazioni di selezione, igienizzazione, stoccaggio, eventuale riparazione e distribuzione all’ingrosso (con l’eccezione di alcune frazioni specifiche per le quali si é reputato preferibile ipotizzare la vendita al dettaglio).

I Comuni di Anguillara e Ciampino (Provincia di Roma) hanno rispettivamente 16.000 e 36.000 residenti e dispongono di un centro di raccolta ciascuno. Il loro potenziale di riutilizzo é pari al 46% e al 56% dei conferimenti e a 230.000 euro e 367.000 euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2007).

Nei sei centri di raccolta della città di Roma (“isole ecologiche”) le elaborazioni mostrano un potenziale di riutilizzo pari al 63% dei conferimenti, ovvero a 5.104 tonnellate e 13 milioni e mezzo di euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2005). Roma ha 2.700.000 residenti.

I due centri di raccolta monitorati a Udine, città di circa 100.000 abitanti, hanno mostrato un potenziale annuo di riutilizzo pari al 53,5 % dei conferimenti, ovvero a 638 tonnellate e circa un milione e mezzo di valore al dettaglio (rilevazioni del 2010).

I 5 centri di raccolta del Circondario Empolese Valdelsa, i cui 11 Comuni totalizzano circa 170.000 abitanti, mostrano un potenziale di riutilizzo pari a 878 tonnellate, 22.541 metri cubi e 1.658.000 euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2011).

I 7 centri di raccolta gestiti dalla Cooperativa Insieme nella Provincia di Vicenza (che totalizza circa 680.000 abitanti ma dispone di un numero maggiore di centri di raccolta comunali) hanno un potenziale di riutilizzo pari a 1.730 tonnellate, 32.000 metri cubi e 2.800.000 euro di valore al dettaglio; il 42% di questo potenziale é espresso dalla sola Ricicleria Ovest di Vicenza (rilevazioni del 2011). Se nessuno dei beni riusabili conferiti nelle riciclerie di Insieme fosse riutilizzato (ma in realtà la Cooperativa riesce a riusarne una quantità considerevole), questa frazione impiegherebbe solo 15 anni a riempire, senza compattazione, l’ampliamento di 500.000 metri cubi previsto per la discarica locale di Grumolo delle Abbadesse (meno del suo tempo di ammortamento fiscale). Il volume annuale dei beni riusabili in buono e medio stato conferiti nelle riciclerie gestite dalla Cooperativa Insieme é pari al volume di quattro piscine olimpioniche della profondità di 6 metri.

É doveroso segnalare anche la ricerca compiuta dalla società SCS a Ivrea. L’analisi compiuta a Ivrea, citata da Guido Viale nel libro “La Civiltà del Riuso” (Laterza, 2010) non può fornire percentuali di effettiva riusabilità né stime di valore, ma si riferisce a un campione di oggetti frutto di un tempo di osservazione molto ampio. Gli oggetti riusabili catalogati dalla SCS nel corso di un anno di osservazione presso 6 ecocentri sono 10.150. “La categoria generale che compare con maggior frequenza è quella dei Raee (3.544 conferimenti), seguita da oggetti di legno, prevalentemente mobili (2.808), da altri ingombranti, soprattutto imbottiture (2.052), e da oggetti genericamente in ferro (1.207).

Ma le merci riusabili presenti nel flusso dei Rifiuti Urbani non sono solo quelle conferite nei centri di raccolta. La maggior parte degli oggetti di piccole e medie dimensioni é infatti conferito presso i cassonetti stradali o nel contenitore del secco indifferenziato dove vige il sistema porta a porta; dove c’é il porta a porta, naturalmente, si registra un incremento dei conferimenti nei centri di raccolta degli oggetti di medie dimensioni o grandi dimensioni rispetto ai sistemi di raccolta stradale dove spesso vengono posizionati impropriamente al lato dei cassonetti o al loro interno. In un accurato lavoro di rilevazione compiuto nel 2008 con i rovistatori di cassonetto della città di Roma, Occhio del Riciclone ha potuto dimostrare l’esistenza, nei cassonetti della Capitale, di almeno 33 milioni di oggetti ogni anno del valore di almeno un euro ciascuno.

La rilevazione fatta sui centri di raccolta e i cassonetti stradali di Roma indica che la frazione riusabile, in termini di peso, ammonta a non meno del 3% del totale dei rifiuti urbani includendo gli assimilati, e ben si adatta alle stime compiute in altri paesi europei secondo le quali il potenziale di riuso dei rifiuti urbani si assesterebbe tra il 5% e il 10% della produzione totale a seconda dei regimi di assimilazione, e che la produzione domestica annuale di riutilizzabile di un individuo europeo medio si aggiri attorno ai 52 kg.

Facendo una proiezione di massima su scala nazionale del valore al dettaglio minimo delle merci riusabili conferite nei Rifiuti Urbani della città di Roma, risulta che in Italia le merci riusabili conferite tra rifiuti hanno un valore non inferiore al miliardo di euro.

……….

Spostando l’attenzione dalle merci riusabili conferite tra i rifiuti a quelle che attualmente già vengono distribuite dal settore dell’usato italiano, occorre innanzitutto prendere atto che ancora non esistono dati esaurienti e complessivi. Secondo le stime compiute dal Comitato Scientifico della Rete ONU il settore dell’usato italiano conta almeno 50.000 operatori e 80.000 persone impiegate. Tale stima é in apparente contraddizione con i dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, che per il 2011 registra 3405 imprese dell’usato senza però considerare alcuni segmenti e in particolare l’ambulantato che, in termini di impiego, rappresenta la parte preponderante del settore. Gli ambulanti dell’usato regolari sono omologati a tabelle merceologiche più generali, mentre quelli irregolari e gli hobbisti sono al di fuori di qualsiasi registro.

Il settore dell’usato evita il conferimento in discarica di ingentissimi volumi di potenziali rifiuti: farne una stima è alquanto problematico, per la scarsità di dati disponibili.

Una stima informale tra i principali attori del settore, fatta all’interno della Rete Onu, concorda che si può parlare di almeno due milioni di metri cubi annui di merci sottratte al conferimento tra i rifiuti e di almeno due miliardi di euro di vendite finali.

Se il settore dell’usato scomparisse da un giorno all’altro le discariche italiane riceverebbero uno tsunami di rifiuti aggiuntivo rispetto ai già molto alti volumi di indifferenziato che già devono sopportare.”

L’intero rapporto si trova qui.

Il dopo Doha non entusiasma per l’inerzia dei governi ma l’UE è preoccupata

            Dati osservati e previsioni giustificano le preoccupazioni                             dell’Unione Europea

 A novembre scorso l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha reso pubblico uno studio sulle conseguenze del cambiamento climatico sul nostro continente che questa mappa sintetizza in maniera eloquente.

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I pericoli che corre l’Europa vanno dallo scioglimento dei ghiacciai all’innalzamento del livello dei mari, dalla desertificazione di vaste zone alla modifica dell’agricoltura,…

Pesanti saranno le conseguenze sulla salute umana e sull’economia dei vari Stati.

Qui una sintesi dello studio.

 

Concluso l’incontro internazionale di Doha sul cambiamento climatico: il mondo è pronto, i suoi leader no!

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In un anno in cui gli impatti del cambiamento climatico hanno colpito milioni di persone sia nei paesi ricchi che nei paesi poveri, i negoziatori a Doha hanno fallito nel raggiungere perfino il minimo delle aspettative ai negoziati sul clima.

Ma un ampio gruppo di organizzazioni della società civile si è impegnato a continuare la lotta per un accordo globale entro il 2015, non appena rientrati dai negoziati. 

“Alcuni paesi sviluppati hanno bloccato i negoziati facendo passi indietro rispetto ai loro impegni precedenti e rifiutandosi di prenderne di nuovi. E la cosa peggiore è che era solo una manciata di paesi – come la Polonia, la Russia, il Canada, gli USA e il Giappone” ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima Energia del WWF Italia che ha seguito i negoziati a Doha.

 

  “Ciò che ci dice la scienza,  e ciò che milioni di persone hanno sperimentato quest’anno, è che lottare contro il cambiamento climatico è ora estremamente urgente. Ogni anno è fondamentale e ogni anno in cui i governi non agiscono fa aumentare i rischi per noi tutti.” “La cartina di tornasole di questi negoziati erano: effettivi tagli delle emissioni, impegni finanziari concreti e reali contro il cambiamento climatico e la base per un nuovo accordo globale sia ambizioso che equo entro il 2015.  Invece abbiamo avuto un accordo vergognosamente debole, talmente lontano dalla  scienza che dovrebbe sollevare questioni etiche in chi ne è responsabile.”

Ma la speranza non è per nulla finita. Le comunità e le persone colpite dal cambiamento climatico vogliono sicurezza, disponibilità di cibo e acqua, energia pulita, si oppongono a progetti “sporchi” come il carbone a livello globale, e chiedono un cambiamento reale. 
Qui a Doha, per la prima volta nella storia, le persone hanno marciato per chiedere una vera leadership per affrontare il cambiamento climatico – continua Midulla del WWF Italia.

“Il passo avanti più  significativo a Doha è stato quanto accaduto fuori dai negoziati.
Movimenti sociali, organizzazioni sindacali e società civile hanno unito le proprie forze contro la mancanza di ambizione e urgenza portata al tavolo dai governi. Torneremo a casa e lavoreremo insieme per garantire che i governi agiscano con la velocità e la forza che la crisi climatica richiede. E questo include un accordo equo, ambizioso e vincolante nel 2015.”