Nettuno e Terracina, città così simili eppure così diverse per la gestione dei rifiuti urbani

ALLUMINIO

 

 

Nettuno avvia la raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti urbani, un confronto con Terracina

Lunedì 10 dicembre 2012, nella vicina città di Nettuno è partita la raccolta differenziata dei rifiuti con il metodo del porta a porta, inizialmente per circa 25.000 abitanti e successivamente esteso a tutta la popolazione. La città è stata divisa in quattro zone, il Borgo e le aree A, B e C. Nettuno ha una popolazione di circa 47.500 abitanti di poco superiore ai 44.500 di Terracina e un flusso turistico, soprattutto estivo, probabilmente della stessa entità di quello della nostra città; ciò permette di fare un confronto nella gestione dei rifiuti tra queste due realtà laziali molto simili.

L’amministrazione comunale di Nettuno ha chiuso il bando per i servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani differenziati con modalità porta a porta, servizi di nettezza urbana e connessi a fine 2011.

Chi volesse approfondire trova tutto alla pagina

Da una lettura rapida del capitolato si ricava un’impressione di coerenza fra le diverse parti e di aderenza alle nuove normative che spingono verso la società del riciclo.

Vi si legge, infatti, l’organizzazione del servizio dovrà essere funzionale alla massima differenziazione all’origine dei rifiuti riutilizzabili o riciclabili, con l’obiettivo di ridurre il quantitativo di rifiuti urbani da smaltire mediante conferimento in discarica.

Le caratteristiche dell’appalto:

Importo a base di gara complessivo stimato (IVA di legge e ribasso d’asta esclusi) 25.759.316,00 €

Durata e termine: Anni cinque, eventualmente prorogabile ai termini di legge e come descritto all’art 7 del C.S.A.

Modalità di finanziamento: I servizi oggetto dell’appalto sono finanziati mediante fondi propri dell’Ente appaltante, con cofinanziamento della Provincia di Roma ai sensi della DGP. 1645/48 del 21.12.2005.

 Non sfuggirà a nessuno a questo punto il ruolo incentivante della Provincia che è venuto del tutto a mancare nel caso pontino, dove per alcuni anni l’amministrazione provinciale ha distribuito a pioggia milioni di euro senza condizionarne l’erogazione a risultati positivi, né per quanto noto, attraverso un criterio oggettivo di valutazione dei progetti.

Di fronte ad una percentuale di raccolta differenziata molto bassa (3,4 % nel 2008, passata a sotto il 10% nel 2010) ed inferiore alla media provinciale (15,6%), mentre la produzione complessiva pro capite è in linea con il dato generale (529,6 Kg/ab*anno nel 2008), l’amministrazione comunale pone nell’art.4 del capitolato obiettivi consistenti.

ART . 4 OBIETTIVI

L’Amministrazione è impegnata nel raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, nello specifico :

a) ridurre le quantità di rifiuti da avviare a smaltimento;

b) migliorare la qualità dei rifiuti da avviare a recupero;

c) ridurre le discariche abusive e l’abbandono dei rifiuti;

d) raccogliere in modo differenziato le seguenti percentuali minime di rifiuti urbani:

d).1 almeno il 50% entro il 31/12/2012;

d).2 almeno il 55% entro il 31/12/2013;

d).3 almeno il 65% entro il 31/12/2014 e per gli anni successivi di vigenza dell’appalto fatti salvi

ulteriori obiettivi fissati dalla normativa futura;

Scende anche nel dettaglio imponendo:

In riferimento all’attivazione del servizio di raccolta domiciliare dei rifiuti nel Comune di Nettuno, si dovrà rispettare e/o migliorare la tempistica riportata nell’elaborato che prevede l’attivazione del servizio in due step di ca 25.000 abitanti/cad. 

Alla conclusione del primo mese di raccolta differenziata si presume di arrivare ad una percentuale di rifiuti differenziato del 30%.

Al secondo mese di raccolta differenziata si presume di confermare la percentuale di rifiuti differenziati pari al 40% .

Alla conclusione del terzo mese  si presume che la percentuale di rifiuti differenziati sia del 50%.

L’amministrazione non lascia dubbi sulla proprietà dei rifiuti urbani e si riserva il diritto di indicare, giustamente, gli impianti cui la ditta vincitrice dovrà conferire i materiali.

ART. 31 PROPRIETA’ DEI RIFIUTI E TASSA O TARIFFA

I rifiuti oggetto del presente appalto conferiti al servizio di raccolta ordinario (rifiuti urbani e rifiuti speciali assimilabili) sono di proprietà dell’amministrazione comunale e sono prelevati dalla ditta appaltatrice e conferiti all’impianto di smaltimento / trattamento e/o recupero finale che la stessa amministrazione indicherà nel rispetto della legislazione vigente.

Rimane pertanto a carico dell’amministrazione appaltante l’onere economico relativo agli oneri di smaltimento finale e trattamento dei rifiuti.

Il provento derivante dalla tassa (o tariffa) comunale per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti solidi urbani è di pertinenza del comune ed è riscosso dello stesso, analogamente rimangono di competenza comunale i benefici provenienti dalla raccolta differenziata.

Interessante la capillarità delle disposizioni che non lasciano adito a fraintendimenti di sorta come nell’art. 39 dove si parla della  Raccolta domiciliare e predisposizione raccolta differenziata presso gli edifici pubblici, scuole, stazione fs, parchi comunali, cimitero civile, spiagge pubbliche e private, campeggi.

In conclusione, il capitolato della gara d’appalto per il servizio di gestione dei rifiuti del comune di Nettuno appare abbastanza coerente con la normativa; per i costi occorre considerare che restano fuori della base d’asta la comunicazione e il conferimento negli impianti di smaltimento/recupero, fermo restando che i costi del trasporto fino a 200 km dalla città saranno coperti dall’azienda vincitrice.

Proviamo a compilare una scheda per i costi totali, senza considerare i proventi derivanti dal conferimento dei materiali differenziati e il contributo della Provincia di Roma. Inoltre, non contabilizzeremo la riduzione dei rifiuti nel corso degli anni del contratto.

Quindi, 47.500 abitanti che conferiscono ciascuno 530 kg all’anno producono nei dodici mesi 25.175 tonnellate di rifiuti.

Nel primo anno di applicazione andranno in discarica la metà, 12.587,5 ton e, poiché ipotizziamo che nella composizione del cassonetto il 30% sia costituito di organico, in un impianto di compostaggio 3776.25 ton. Supponendo che il conferimento in discarica costi 120€/ton e nell’impianto di compostaggio 100€/ton, i costi saranno per la prima 1.510.000€ e per il secondo 377.625€. A questi valori aggiungiamo un costo indicativo di 100.000€ per la comunicazione e 5.151.863 € per la base d’asta ottenendo per il primo anno un totale di 7.139.988.

Ecco una tabella per la durata dell’appalto che serve a ricavare il valore del costo totale dei servizi messi a gara dal Comune di Nettuno a parità di condizioni con quelle del Comune di Terracina e, quindi, permettere un confronto omogeneo.

Anno

% RacDiff

Discarica (ton)

Costi Disca.

(120€/ton)

Compost. (ton)

Costi Compost. (100€/ton)

Comuni-

cazione (€)

Base d’asta

Costi Totali

Primo

50

12.587,5

1.510.500

3.776,25

377625

100.000

5151863

7.139988

Secondo

55

11.328,75

1.359.450

4.153,9

415390

5151863

6.926.703

Terzo

65

8.811,25

1.057350

4.909,13

490913

5151863

6.700.126

Quarto

65

8.811,25

1.057.350

4.909,13

490913

5151863

6.700.126

Quinto

65

8.811,25

1.057.350

4.909.13

490913

5151863

6.700.126

Assumendo delle condizioni cautelative, non considerando cioè la possibile riduzione della produzione dei rifiuti nel corso dell’appalto, il fatto che le percentuali di rd potrebbero essere più alte di quelle indicate e i contributi del CONAI e della Provincia di Roma, il costo medio per anno è stimabile in € 6.833.414 che diviso per 47.500, il numero degli abitanti di Nettuno, si ottiene 144 €/ab*anno.

Lo stesso parametro fornisce per Terracina 183 €/ab*anno(8.140.000/44.500)

 Sembra, pertanto, che il valore del servizio nella nostra città sia stato sovrastimato rispetto a una valutazione di mercato. Questo sicuramente avrà il vantaggio di offrire alle aziende partecipanti al bando un incentivo  remunerativo e, quindi, potrebbe attirare anche società solide (situazione non scontata viste le difficoltà in cui versa il Comune di Terracina); altrettanto sicuramente, però, comporterà un onere a carico dei cittadini più elevato di quanto sarebbe stato con una valutazione più attenta.

Mentre a Terracina si discute…arriva il nuovo tributo comunale sui rifiuti

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Dal sito di RETEAMBIENTE

“Sarà operativo dal 1° gennaio 2013 il nuovo tributo comunale su rifiuti e servizi (cd. Tares) previsto dall’articolo 14, Dl 201/2011 (cd. “Salva Italia”) che sostituirà, abrogandole, le precedenti Tarsu, Tia1 e Tia2.

 

I Comuni, unici destinatari del pagamento del nuovo tributo (espressa è l’esclusione dei gestori del servizio), dovranno quindi approvare un nuovo regolamento comunale che stabilisca le regole relative al nuovo tributo, le (eventuali) esenzioni e riduzioni, le scadenze dei pagamenti eccetera, facendo riferimento, quanto alla determinazione del tributo medesimo per l’anno 2013, ancora al Dpr 158/1999 (articolo 14, comma 12, Dl 201/2011), in attesa dell’emanazione del nuovo regolamento.

 

Ricordiamo che la Tares comprende non solo la tassa sulla gestione dei rifiuti ma anche l’imposta sugli altri servizi comunali indivisibili (per esempio illuminazione e gestione delle strade), determinata come maggiorazione di 0,30 euro/mq (elevabile sino a 0,40 euro/mq dai Comuni) sulla tassa rifiuti.”

6/12/2012 – Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf chiedono al Governo di prendere subito posizione contro questa aberrazione legislativa.

fotoFilippoBamberghi_wwf_500«Fermate l’ennesimo, gravissimo, tentativo di “caccia selvaggia”: non concedete la sede legislativa al provvedimento sui “danni fauna”, che invece nasconde una  piena deregulation venatoria, che si vorrebbe far approvare nel chiuso della Commissione Agricoltura della Camera, senza permetterne il passaggio per l’aula di Montecitorio».

Questo è l’appello che Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf rivolgono ai Deputati della XIII Commissione Agricoltura, a cominciare dal presidente, l’onorevole Paolo Russo, contro il testo unificato presentato dall’Onorevole Faenzi. «Con il pretesto di varare la normativa sui danni causati dalla fauna selvatica, un tema all’ordine del giorno da anni, è stato redatto un testo pericolosissimo, che apre ogni maglia legislativa: ancora una volta, si tenta di regalare all’arbitrio delle Regioni e delle Province ogni specie, anche rara e protetta, come gli orsi, i lupi, le aquile, in un esercizio di presunto “controllo” venatorio che non conosce limiti di tempo, né di zone di protezione, come i parchi nazionali e regionali. Tutto questo in barba al principio codificato nel nostro Paese per cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato».

 

«Un copione – proseguono le associazioni – tante volte visto, tante volte bocciato; un esempio di politica stravecchia contro la natura, contro le regole europee e nazionali, contro la scienza, contro la volontà degli italiani, in nome dei consensi sempre più ridotti dell’estremismo venatorio, ormai estraneo al comune sentire».

Quello che non fecero i cinghiali fecero i vandali, brutta sorpresa oggi all’apertura del giovedì del Parco della Rimembranza di Terracina

L’apertura del giovedì pomeriggio ha riservato per i responsabili dell’associazione una brutta sorpresa.

Ignoti sono entrati nel parco nelle ore di chiusura, molto probabilmente di notte, manomettendo l’impianto elettrico, mettendo a soqquadro i due minilocali, spargendo ovunque i materiali, sporcando lampade e pareti con le vernici prelevate dai depositi.

Ora i volontari che da anni stanno sostenendo con fatica la gestione del parco hanno bisogno di una mano pubblica, almeno per i lavori più consistenti.

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“Wild Law – I Diritti della natura”, un libro di Cormac Cullinan presentato a Roma nella sede del WWF Lazio

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Il WWF Italia ONG Onlus Sezione regionale Lazio e la Biblioteca Pier Lorenzo Florio sono lieti di invitarvi alla presentazione del libro

“Wild Law – I Diritti della natura”

dell’Avv. Cormac Cullinan

mercoledì 12 dicembre 2012, alle 18.00, presso la Biblioteca Pierlorenzo Florio, nella sede del WWF  Lazio,

Sala Panda, Via Po 25/C, Roma

 

Saranno presenti all’evento anche il Presidente Nazionale del WWF Italia Avv. Stefano Leoni , nonché il Direttore Scientifico Gianfranco Bologna.

L’autore Cormac Cullinan sarà in collegamento da Cape Town in Sud Africa. E’ avvocato esperto di governance e scrittore. Tiene conferenze in tutto il mondo ha lavorato sui diritti ambientali di varie nazioni africane, europee, nord e sudamericane. Nel 2008 è stato inserito nel volume “Planet Savers” che include i racconti di 301 grandi ambientalisti della storia.

Nel 2010 è stato tra i principali artefici della stesura della dichiarazione universale dei diritti della Madre Terra presentata all’Assemblea generale dell’ONU. Oggi è riconosciuto anche dai governi come un interlocutore chiave per il lavoro sui cambiamenti giuridici necessari per affrontare le emergenze ambientali.

Locandina Sezione Lazio pdf

Con la raccolta differenziata la gestione dei rifiuti costa meno, è quanto mostra il Rapporto “Italia del Riciclo 2012” presentato oggi a Roma

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La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e la FISE-UNIRE (Unione Nazionale Imprese Recupero) hanno presentato stamani a Roma il Rapporto Italia del Riciclo 2012.

 

 

 

 

<<In Italia solo il 33% dei rifiuti urbani viene recuperato, rispetto alla media europea del 42%; dopo di noi solo il Portogallo (19%) e la Grecia (18%).

Quasi la metà dei rifiuti prodotti (il 49%) finisce in discarica, ben 15 milioni di tonnellate ogni anno, mentre in Europa viene mediamente conferito in discarica il 30% dei rifiuti. Nel Mezzogiorno, se possibile, la situazione è ancora più negativa con quasi tutte le Regioni che superano ampiamente il 60%, fino alla percentuale record del 93% registrata in Sicilia. Sono queste le principali elaborazioni su dati di fonte europea (gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2010, ma da allora il trend è rimasto costante) riportate nello studio annuale “L’Italia del Riciclo”, il Rapporto promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti. …Uno dei motivi principali di questa situazione è la bassa tassazione sullo smaltimento in discarica (15 euro a tonnellate in Italia contro le 40 in Germania). Occorre dare effettiva priorità al riciclo, così come obbliga a fare la direttiva europea 98/2008 CE, ricorrendo anche agli incentivi economici o fiscali in quelle filiere, per esempio quella delle plastiche miste, dove il riciclo si trovi in condizioni di svantaggio rispetto al recupero energetico”-afferma Edo Ronchi.

Lo studio quest’anno presenta proprio in apertura un benchmark internazionale sul tema della gestione dei rifiuti che evidenzia come ancora molta strada resti da fare per raggiungere le medie europee di recupero e conferimento in discarica dei rifiuti. E’ ancora ampio il divario che ci separa dai Paesi che presentano migliori performance nel recupero di materia dai rifiuti urbani, come Austria (70%), Germania e Belgio (62%), Paesi Bassi (61%), Svezia (50%) e Danimarca (42%). Questi sei Paesi europei, oltre a un elevato tasso di riciclo e a una quota significativa di recupero energetico mostrano anche un altro dato in comune: smaltiscono in discarica tra lo 0 e il 3% dei rifiuti. In Italia, invece, sono ben 9 le Regioni che si affidano alla discarica per smaltire oltre il 60% dei propri rifiuti (Liguria, Umbria, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) e diventano 10, con la Campania, se si aggiungono a questi rifiuti quelli inviati fuori Regione o all’estero. Il Lazio, con oltre 2,5 milioni di tonnellate, è la Regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità di rifiuti urbani, pari al 74% di quelli prodotti. La sola provincia di Roma porta in discarica quasi 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno, di cui oltre 1,3 milioni solo nel comune di Roma.

Le cattive notizie per il nostro Paese non si fermano qui: secondo il Rapporto recuperiamo sotto forma di materia solo il 20% dei rifiuti (escluso il compostaggio), contro una media europea del 26%; anche il compostaggio e il recupero energetico si mantengono sotto la media del “vecchio continente”, rispettivamente al 13% (in Europa al 16%) e al 18% (29% in Europa).

In questo scenario critico, nel 2011 l’industria italiana del riciclo degli imballaggi si è mantenuta su buoni livelli sia per quantitativi, pari a 7,5 milioni di tonnellate (+2% sul 2010, quando erano 7.346), sia per tasso di riciclo, stabile al 64%: crescono carta (+3%), plastica (+4%) e vetro (+7%), in calo acciaio (-1%), alluminio (-13%) e legno (-5%). >>

Un intero capitolo del rapporto è dedicato all’Italia e all’Unione Europea con una valutazione comparata della gestione dei rifiuti.

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Molto interessante il capitolo dell’analisi dei costi di gestione dei rifiuti urbani in Italia dove si sfata l’ultima leggenda, quella riguardante i costi alti della raccolta differenziata.

Dall’analisi dei dati relativi a circa 5.000 comuni (più di un semplice campione) salta agli occhi che i costi totali di gestione sono più bassi nelle Regioni dove più alto è il tasso della raccolta differenziata.

I costi totali comprendono i costi di gestione dell’indifferenziato, i costi di gestione del differenziato (decurtati dei contributi CONAI), i costi di spazzamento e lavaggio, i costi amministrativi della riscossione e i costi d’uso del capitale.

Ecco la situazione delle otto Regioni più grandi d’Italia dove la popolazione supera i 4 milioni di abitanti.

Piemonte Lombardia Veneto E.Romagna Lazio Campania Puglia Sicilia
%RD 49.3 47.4 56.7 45.6 17.8 33.4 13.7 7.3
€/ab/anno 141.69 124.51 124.72 139.90 196.82 151.78 132.12 150.77
€cent/kg 27.88 24.65 25.88 21.23 31.94 34.28 24.21 29.83

Le performances negative delle Regioni con gli alti costi potrebbero derivare anche da inefficienze del sistema di gestione dei rifiuti.

Sono stati riportati nel rapporto anche i costi per macroaree di una gestione diretta dei rifiuti.

NORD CENTRO SUD ITALIA
Costi Totali €/ab/anno 131.39 176.06 143.32 143.26
€cent/kg 24.86 28.11 29.17 26.58
Costi Totali (gestione diretta) €/ab/anno 85.03 102.19 107.87 94.09
€cent/kg 16.09 16.32 21.96 17.46

il Rapporto è scaricabile dal sito www.associazione-unire.org e dal sito www.fondazionesvilupposostenibile.org

La vera grande opera sostenuta dalle sei associazioni italiane più rappresentative

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CARTA D’INTENTI

La messa in sicurezza ambientale dell’Italia.
Le ragioni per un impegno comune delle maggiori associazioni ambientaliste italiane

Come è riemerso drammaticamente dopo il recente terremoto in Emilia, la messa in sicurezza dell’Italia rimane una emergenzA prioritaria del Paese.

Non è più possibile violentare la natura, sperperare soldi, perdere altre vite umane, far vivere milioni di persone in condizioni di insicurezza.

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha stimato siano necessari circa 40 miliardi di euro per attuare un’adeguata azione di prevenzione e realizzare gli interventi di messa in sicurezza del Paese esclusivamente in relazione al rischio idrogeologico. Ma lo stanziamento dei fondi avviene a rilento e ancora oggi gli interventi di prevenzione fanno fatica ad essere attuati su tutto il territorio nazionale. Intanto però il conto delle emergenze continua a salire. Se consideriamo il rischio idrogeologico, solo nell’arco temporale dalle emergenze dalla colata di acqua e fango che ha travolto nell’ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea, in provincia di Messina, agli eventi in Lunigiana, nella provincia di La Spezia e Genova dell’autunno 2011 sino agli eventi disastrosi si questi giorni di nuovo in Liguria e per la prima volta in Maremma, si è arrivati ad una spesa di circa 816 milioni di euro, ovvero 1 milione di euro spesi ogni giorno, solo per gli interventi di prima gestione dell’emergenza. Mentre ammontano a oltre 13,2 miliardi di euro, come comunicato a fine luglio dalla Protezione Civile, i danni registrati nelle aree colpite dal terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio 2012. La messa in sicurezza e la cura del territorio si conferma una improrogabile riforma sociale, culturale ed economica del Paese – una necessità ampiamente riconosciuta e condivisa dall’opinione pubblica italiana – che dovrà necessariamente affrontare anche l’irrisolto problema delle bonifiche dei siti contaminati.

Per le nostre associazioni ambientaliste, forti dell’appoggio dell’opinione pubblica, è perciò importate e necessario rimettere questo tema all’attenzione delle forze sociali e politiche, del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali.

La più grande opera pubblica di cui ha veramente bisogno l’Italia.

Le associazioni ambientaliste italiane da anni si battono affinché la cura dell’Italia, la sua messa in sicurezza, sia considerata la vera, più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. Un grande progetto di sviluppo e di crescita, una formidabile opportunità in termini di occupazione, di ricerca, di coinvolgimento soprattutto delle piccole e medie imprese attive su tutto il territorio nazionale. E’ sicuramente questo il più importante e prioritario investimento pubblico nel nostro Paese, perché con la messa in sicurezza del territorio, sia quello naturale che quello urbanizzato e produttivo, si darebbe anche la migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale dell’Italia. Solo così si avrebbe sicuramente un intervento diffuso sul territorio, ad alta intensità occupazionale, oltre che ad elevata qualificazione professionale. Un grande investimento pubblico che, manutenendo e salvaguardando il territorio, finalmente rilanci la nostra asfittica economia e rimetta in moto le migliori energie del Paese, in particolare quelle giovanili.

Necessario e urgente è un intervento e un impegno da parte del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali: – per portare a sicurezza e rendere meno vulnerabile il patrimonio edilizio pubblico e privato oltre che il nostro prezioso patrimonio storico-artistico;
– per ridare equilibrio e sostenibilità al fragile assetto idrogeologico del territorio, anche impedendo ulteriore cementificazione in tutte le aree a rischio di dissesto, a partire da una nuova politica della montagna ispirata ad una rigorosa azione di conservazione e prevenzione;
– per impedire ulteriore, invasivo consumo del suolo;
– per salvaguardare il nostro paesaggio, i beni storici e monumentali e quanto ancora rimasto di unico e irriproducibile nel territorio montano, nelle campagne e lungo le coste italiane;
– per una manutenzione costante volta a salvaguardare e proteggere il territorio dai rischi di dissesto, frane e inondazioni anche nei contesti urbani.

Quello che si chiede alle pubbliche amministrazioni è di passare dall’incuria alla cura del territorio, dalla speculazione selvaggia alla pianificazione sostenibile, dalla edilizia costruttiva alla edilizia di recupero e manutenzione, dall’intervento di emergenza e a posteriori alla pratica della prevenzione.

Le motivazioni evocate sono più che sufficienti per affermare che ci sono ragionevoli speranze che le sei associazioni presenti all’incontro possano lavorare assieme attorno ad una piattaforma su una tematica definita, quale la messa in sicurezza del Paese.
Un percorso da fare assieme
Sei associazioni ambientaliste: Club Alpino Italiano, Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF Italia, si impegnano in un percorso comune finalizzato a sensibilizzare i cittadini su questi temi e al confronto con le istituzioni per avere risposte concrete.

Chiediamo innanzitutto che sia costruito uno strumento di relazione, confronto e coordinamento istituzionale, un tavolo di lavoro su questi temi, che sia formalmente riconosciuto, con cui le nostre associazioni e gli altri soggetti interessati possano confrontarsi con le istituzioni di governo e dove le nostre proposte possano essere ascoltate e assunte.

Vogliamo far crescere la sensibilità e l’attenzione verso questa emergenza con iniziative pubbliche nel nostro Paese dove illustrare le ragioni per la messa in sicurezza e la cura dell’Italia.

Club Alpino Italiano – Fondo Ambiente Italiano – Italia Nostra
Legambiente – Touring Club Italiano – WWF Italia

L’ARIA CALDA nel vertice sui cambiamenti climatici di Doha rischia di diventare ARIA FRITTA

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Vertice sul Clima a Doha

GREEPEACE e WWF: FERMARE  L’ ‘ARIA CALDA’  PER  DARE  RISULTATI CONCRETI  SULLE  EMISSIONI

Il problema di un eccesso di quote di emissione- dagli addetti ai lavori battezzato aria calda– si preannuncia il più grande nodo nei negoziati sul clima in corso a Doha. Alla Conferenza sul clima, in corso a Doha fino al 7 dicembre, gli osservatori stanno dicendo apertamente che il secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto (KP2)-l’unico accordo giuridicamente vincolante in tutto il mondo sui cambiamenti climatici- è a rischio a causa delle posizioni della Russia e della Polonia, denunciano Greenpeace e WWF.

Già nel 1997 alle economie in transizione dell’Europa orientale sono stati dati obiettivi troppo generosi. All’avvio del protocollo di Kyoto, alcuni Paesi hanno ricevuto un limite superiore di emissioni nella forma di crediti di carbonio – noti come AAU (Assigned Amount Units) e comunemente definiti come “aria calda”. Se i Paesi avessero emesso meno di questo limite, avrebbero potuto scambiare la differenza come crediti di carbonio. E’ stato stimato che rimarranno ancora fino a 13 miliardi di tonnellate in termini di AAU, quando la prima fase del protocollo di Kyoto terminerà, fra quattro settimane. Ogni credito vale quanto una tonnellata di Co2 in atmosfera e contribuisce al cambiamento climatico. La ragione principale per un surplus di AAU in alcuni paesi è quasi interamente dovuto al calo nelle economie dei paesi dell’Europa orientale come la Russia, l’Ucraina e la Polonia.
L’Europa è profondamente divisa sulla questione e la Polonia insiste sul pieno riporto dell’aria calda nel secondo periodo di impegno e oltre (post-2020). Se l’UE capitola davanti alla Polonia, ricca di carbone, l’Europa potrebbe finire per perdere la sua credibilità come leader nella lotta ai cambiamenti climatici.

“A Doha si devono prendere impegni ambiziosi e concreti per la salvaguardia del clima. E si deve porre un argine a tutte le fallacie derivate dal commercio di crediti di emissione e dalla creazione di un vero e proprio mercato del carbonio. Se si consentirà alle economie dell’ex blocco socialista di conservare intatti, in un secondo mandato, i crediti non sfruttati, si starà semplicemente piegando, ancora una volta, la difesa del clima a questioni di realpolitik miopi e irresponsabili” dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di GREEBPEACE.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia, che è a Doha per seguire i negoziati, dice che i Paesi a Doha devono riconoscere ciò che la scienza ci dice sullo stato del clima mondiale. “L’incubo di un mondo più caldo di 4 gradi è davanti ai nostri occhi. I ministri degli Stati membri dell’UE, la Russia e l’Ucraina, ai negoziati di Doha hanno l’obbligo di agire con urgenza e di fare tutto quanto in loro potere per fare tagli reali alle emissioni di CO2. Se i paesi riuniti a Doha vogliono che questo summit raggiunga un risultato tangibile per il clima globale, devono eliminare la possibilità di trasferire questo surplus di AAU nel secondo periodo di Kyoto. Questa dovrebbe essere l’eredità di Doha, o verrà ricordata come una conferenza politicamente a base di “aria calda” o peggio di “aria fritta” conclude Midulla.

Roma, 3 DICEMBRE 2012
Ufficio Stampa WWF Italia, 06 84497213/265 – 349 0514472, 02 83133233 – 329 8315718
Ufficio stampa Greenpeace 06 68136061

La fisica della sobrietà, un libro di Gian Vittorio Pallottino presentato dal WWF Litorale Romano

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Il WWF Litorale Romano presenta il libro “La fisica della sobrietà” di Gian Vittorio Pallottino

 Possiamo continuare nella crescita dei consumi di beni materiali e di energia che ha caratterizzato gli ultimi decenni? La risposta è no. Per una lunga serie di valide ragioni, che vanno dal rispetto per l’ambiente e per le generazioni future alla futilità inappagante di questa insostenibile corsa verso lo spreco. La verità è che si può vivere benissimo consumando meno, anche molto meno. E infatti l’idea che «ne basta la metà» è il filo rosso che attraversa tutta l’opera. Le modalità e i mezzi di cui disponiamo per ridurre gli sprechi di energia e non solo ci vengono insegnati dalla fisica, nei suoi termini più semplici ed elementari, quando la applichiamo alle situazioni quotidiane della vita comune, per cercare di capire come funzionano gli oggetti e i dispositivi che ci circondano: si va dal riscaldamento delle case all’illuminazione degli ambienti, dai modi di cucinare  all’impiego dell’automobile e alla gestione dei rifiuti. È possibile innescare un sistema virtuoso di nuove abitudini, avvalendosi delle innovazioni che ci offre una sana applicazione dei ritrovati della scienza, ma anche con qualche balzo nel passato, nel recupero di comportamenti di sobrietà quasi perduti ma non del tutto dimenticati.

Gian Vittorio Pallottino illustrerà gli argomenti del libro presso la Lega Navale di Ostia, venerdì 7 dicembre, alle ore 18.

L’indirizzo è Lungomare Duilio, n.36 (vicino alla stazione metro Castel Fusano)

Per info e prenotazioni:

WWF Litorale Romano

e-mail:  wwflitoraleromano@gmail.com

Un Natale sostenibile? Secondo il WWF si può, ecco il dec-albero

HI_257785_300x169 Anche quest’anno il WWF ha fatto il suo tradizionale “dec-albero”: dieci consigli pratici per ridurre l’impronta ecologica del proprio Natale, tradizionalmente la festa più “ad alto consumo” dell’anno

1. Albero locale o artificiale di riciclo. Per avere un albero sostenibile il Wwf consiglia di rinunciare all’acquisto del classico abete coltivato apposta per la festività. Esistono in commercio alberi artificiali realizzati con materiale riciclato (cartone, plastica). Una soluzione è anche quella di addobbare i nostri alberi tipici, anche gli stessi che abbiamo in terrazzo o in giardino. Nel caso non si riuscisse a fare a meno di un abete tradizionale, è importante controllare che sia certificato, ovvero prodotto in vivai specializzati per i periodi natalizi. Poi, naturalmente, va tenuto e tenerlo rigorosamente lontano da fonti di calore, meglio se in balcone o in giardino. Dopo le feste possiamo sempre piantarlo in un giardino o in parco pubblico in città. Sono molte le iniziative che ogni anno sensibilizzano i consumatori al recupero degli alberi al termine delle feste. Tra queste quella di Ikea, che collabora attivamente con il Wwf: per ogni albero restituito, 3 euro andranno ai progetti dell’associazione.

2. Luminarie a basso consumo. Il Wwf, infatti, ricorda che illuminare case e strade 24 ore al giorno comporta un inutile aumento dei consumi elettrici e delle emissioni. Meglio utilizzare lampadine a basso consumo o a led, che consumano fino a un decimo delle normali lampadine, e accenderle solo in momenti particolari.

3. Stoviglie all’antica. Per il cenone andrebbero vietati tassativamente piatti, bicchieri e posate usa e getta. Magari quando si lavano si può pensare a quanto abbiamo inquinato meno.

4. Niente foi gras, caviale o aragoste. Per il cenone è meglio scegliere ricette tradizionali a base di ingredienti a chilometri zero e di stagione, riducendo così le emissioni di CO2 nei trasporti su ruota guadagnando in gusto e freschezza dei prodotti. Evitiamo magari prodotti come il patè de foi gras, che comporta enormi sofferenze agli animali, i datteri di mare (specie protetta  e la cui raccolta mette a rischio le scogliere marine), le aragoste sull’orlo dell’estinzione. Il caviale è ricavato da diverse specie di storioni, molte delle quali sono già commercialmente estinte in molte aree del pianeta: fondamentale scegliere caviale “certificato” o da acquacoltura e invitate il rivenditore a fare lo stesso. Per orientarsi in pescheria si può scaricare la guida ‘Sai che pesci pigliare?‘.

5. Più prodotti locali e di stagione, poca carne. Per il cenone il Wwf consiglia di scegliere ricette tradizionali a base di ingredienti di stagione e locali.

6. Vacanze responsabili che aiutano la biodiversità. Per molti le festività sono una buona occasione per ritagliare qualche giorno di vacanza fuori casa. Il consiglio del Dec-albero è di scegliere mete italiane o comunque raggiungibili in treno, invece di località esotiche e lontane; si eviteranno consistenti emissioni di CO2 e magari, si scopre qualche angolo del nostro Paese che forse ci sfugge.

7. Regali, niente specie esotiche o prodotti derivati, alimentano il commercio illegale;

8. Shopping in bici o con mezzi pubblici, muniti di sporte riutilizzabili.

9. Regalare elettrodomestici e apparecchi tecnologici solo se ‘efficienti’. Se si sceglie di regalare apparecchi come televisori, computer o stereo, è importante preferire quelli che possono essere spenti completamente, invece di rimanere in standby, e che comunque abbiano standard elevati di efficienza energetica.

10. Sì a prodotti biologici, del commercio equo e solidale e a basso impatto ambientale e sociale.

Se volete fare un regalo fuori dagli schemi, allora si  può scegliere di adottare – naturalmente a distanza – un gorilla, specie simbolo della campagna Wwf ‘Green Heart of Africa’ per salvare il Cuore verde dell’Africa. Oppure aiutare le ‘nostre’ specie alpine, come l’orso bruno o il lupo, al centro della Campagna Wwf Alpi, uno dei luoghi più selvaggi d’Europa dove 30.000 specie animali e 13.000 specie vegetali devono convivere con centinaia di migliaia di residenti e turisti che ogni anno la frequentano, non sempre in modo sostenibile. Oppure ancora si possono adottare gli elefanti, decimati dal bracconaggio per il commercio illegale dell’avorio. Novità 2012 il trio felino, triplo regalo per adottare insieme un leone, una tigre e un ghepardo, ma ci sono anche delfini, foche, orsi polari, oranghi e panda. Adottando una specie si possono ricevere certificati di adozione, peluche delle specie adottate, planisferi da completare con gli adesivi degli animali ma anche shopper Wwf, screensaver e firme digitali personalizzate. Questo e molto altro si può scoprire con l’App ‘Wwf Adoption’ per iPhone e Android.