Sull’inquinamento atmosferico si muove l’INAIL

Inquinamento, l’impegno della ricerca Inail per l’anno europeo dell’aria

(dal sito INAIL)

ucm_070686INAIL – Inquinamento, ricerca Inail – in Europa muoiono 420mila persone
Le polveri sottili hanno effetti nocivi sulla salute delle persone esposte, colpendo soprattutto gli apparati respiratorio e cardiovascolare. Il progetto Expah mira a identificare l’esposizione della popolazione agli idrocarburi policiclici aromatici, contenuti nel materiale particolato in aree altamente urbanizzate, per valutarne l’impatto sulla salute umana. Le polveri sottili, infatti, possono avere effetti nocivi sulla salute delle persone esposte, colpendo soprattutto gli apparati respiratorio e cardiovascolare

 

Ogni anno in Europa almeno 420mila persone muoiono a causa dell’inquinamento. ”Una cifra semplicemente inaccettabile”, secondo il commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik. Applicando su vasta scala nella lotta contro l’inquinamento le tecnologie esistenti, però, l’Unione europea potrebbe salvare fino a 100mila vite ogni anno. Da qui la decisione di proclamare il 2013 anno europeo dell’aria e già a partire dai prossimi mesi sono attesi nuovi fondi per lo sviluppo di politiche internazionali a favore di misure di riduzione e abbassamento delle emissioni di inquinanti atmosferici, anidride carbonica e gas serra. L’Europa sta quindi cercando di definire obiettivi più ambiziosi per la qualità dell’aria in tutti i settori (trasporti, produzione di energia, agricoltura, gestione dei rifiuti…), coordinando diverse direttive.

Traffico, caldaie e industria le principali fonti di emissione. L’Inail, in collaborazione con l’Azienda sanitaria locale Roma E, il Cnr, la società Arianet e il National Institute for Health and Welfare (Thl) finlandese, sta conducendo il progetto di ricerca Expah, co-finanziato dalla Comunità europea attraverso lo schema di finanziamento Life+, con la finalità di supportare le politiche ambientali e la legislazione in questo campo. Gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), il più famoso dei quali è il benzo(a)pirene, ritenuto cancerogeno, sono sostanze chimiche presenti nelle polveri fini atmosferiche prodotte dalla combustione incompleta di materiale organico. Le principali fonti di emissione sono il traffico stradale, le caldaie del riscaldamento domestico e le emissioni industriali. Un convegno organizzato lo scorso 18 dicembre dai ricercatori Inail ha evidenziato l’importanza delle concentrazioni di polveri e di Ipa all’interno degli ambienti di vita e di lavoro, comparabili con quelle presenti nell’ambiente esterno per la loro capacità di penetrare nei luoghi chiusi.

 

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La Provincia farà progetti per l’impianto di via Morelle? Comincia a sentirsi puzza di bruciato

Così oggi titolava un quotidiano locale sulla pagina di Terracina

LA PROVINCIA FARÀ I PROGETTI, AL COMUNE CERCARE FINANZIATORI
Restyling a Morelle coi soldi del privato

 

detail-inceneritoreL’interesse del presidente Cusani verso gli inceneritori di rifiuti è risaputo e sicuramente nei suoi progetti inserirà le Morelle  nella filiera del ciclo integrato. In soldoni, dai nostri rifiuti (solo dai nostri?) anche se non verranno bruciati in loco si produrrà combustibile solido secondario (CSS)?

In attesa di una smentita restiamo preoccupati per la poca trasparenza che al riguardo stanno praticando i nostri amministratori.

Il loro silenzio intorno al futuro dell’impianto di via Morelle è inaccettabile, dicessero chiaramente che stanno affidando tutto alla Provincia, tipologia di impianto e progettazione dello stesso.

Sarebbe stato molto più corretto decidere almeno in consiglio comunale, se non si vuole coinvolgere l’intera cittadinanza su un tema tanto importante, il tipo di impianto da fare inserire in un piano provinciale nel momento in cui quello regionale è stato stoppato dal TAR, avvalendosi anche del possesso di un sito collaudato.

Lasciar fare tutto alla Provincia potrebbe significare dover subire scelte da molti ritenute ambientalmente insostenibili.

 

 

Il vecchio ospedale di Terracina è un pericolo pubblico

L’abbandono in cui versa la struttura dell’ospedale in via san Francesco ha qualche responsabile?

Faldoni di documenti abbandonati, materiali anche pericolosi a portata di chiunque, distruzione di finestre, porte e qualunque altro oggetto lasciato nei locali, deperimento delle strutture architettoniche antiche caratterizzano il vecchio ospedale di Terracina.

I facili accessi per scorrerie di giovinastri oltre a far correre loro  gravi rischi permettono un tiro al bersaglio per chi sta sotto come gli scout e i frequentatori del parco della Rimembranza.

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Proprio qui stamani in tarda mattinata è stato lanciato un sasso caduto vicinissimo al luogo dove Emilio e Giovanni stavano sistemando dei gradini.

Raggiunto il cancello superiore mentre alcuni giovinastri si dileguavano fra le rovine lo spettacolo che si è presentato davanti agli occhi è apparso di una desolazione insostenibile e una fonte di rilevanti potenziali rischi.

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Pessime decisioni della UE su agricoltura e ambiente

24/1/2013 – LIPU e WWF indignati per quanto deciso dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo che cancella i benefici della Politica agricola per l’ambiente

4629407320_108a5960a8_m“Quella approvata dalla Commissione è una controriforma che rappresenta un grave danno  all’ambiente e ai cittadini contribuenti europei”. E’ il commento di LIPU e WWF al voto della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo sulla riforma della Politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea.  La Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo (Comagri) ha completato oggi le votazioni sulla riforma della Pac, approvando una serie di proposte controverse che hanno praticamente cancellato i benefici che la Pac (che entrerà in vigore nel 2014) avrebbe potuto apportare all’ambiente.

 

“Quanto deciso ieri ed oggi – dichiarano LIPU e WWF – è in palese contrasto con la proposta originaria della Commissione Europea che, seppur timidamente, tentava di legittimare nuovamente, agli occhi dei contribuenti europei, il bilancio agricolo dell’UE (34% del bilancio complessivo) introducendo una maggiore condizionalità ambientale per i contributi concessi agli agricoltori. 

“Siamo sdegnati per le decisioni della Commissione agricoltura – proseguono LIPU e WWF – che su molti punti si è praticamente divisa a metà con numerosi emendamenti approvati per un solo voto di scarto. Le misure del “greening” della Pac sono state praticamente cancellate, ossia le misure in favore della biodiversità e per contrastare i cambiamenti climatici previste nel primo pilastro per i pagamenti diretti alle aziende agricole”. 

 

Con il suo voto la Comagri, vergognosamente condizionata dagli interessi a breve termine dell’agricoltura intensiva e dell’industria agro-alimentare, ha sprecato un’opportunità storica per sostenere un’agricoltura amica dell’ambiente. Ha quindi posto una grave ipoteca sul futuro dell’agricoltura, che dipende dal mantenimento delle risorse naturali. Questo è il risultato della preponderante presenza di deputati legati alle forti lobby dell’agricoltura industriale.

 

Secondo LIPU e WWF, “una delle decisioni più gravi, presa a maggioranza dai deputati della Comagri, è il doppio finanziamento degli agricoltori per le stesse misure ambientali pagate sia col primo che con il secondo pilastro della Pac“. In pratica gli agricoltori che ricevono pagamenti per la realizzazione di azioni agro-ambientali nell’ambito dello sviluppo rurale saranno automaticamente ammessi al pagamento del “greening” del primo pilastro ricevendo un premio aggiuntivo del 30% del contributo base (praticamente un doppio pagamento per la stessa azione). Una decisione che dovrà essere giustificata con molta attenzione, non solo perchè illegale ai sensi della Legge comunitaria, ma anche perché comporta una sottrazione di quasi tre miliardi di euro l’anno dai programmi ambientali, che già subiranno altri consistenti tagli nel bilancio comunitario. “E’ vergognoso – proseguono le due Associazioni – come in tempi di crisi i deputati europei abbiano votato per pagare due volte la stessa azione. Con il loro voto hanno contribuito ad aggravare il taglio dei finanziamenti per i beni pubblici e la tutela degli interessi generali dei cittadini europei ad esclusivo vantaggio degli interessi privati di breve termine del settore agricolo”.

Le decisioni della Comagri che hanno cancellato l’ambiente dalla riforma della PAC allontanando l’agricoltura europea da un’autentica sostenibilità ambientale, sono le seguenti:

  • Greening: sono cancellate le tre misure obbligatorie in favore del clima e biodiversità proposte dalla Commissione Ue (rotazione e diversificazione delle colture, protezione dei prati permanenti ed aree d’interesse ecologico) sostituite da un “menù” di misure stabilite dalle Amministrazioni nazionali e regionali che gli agricoltori potranno liberamente adottare. Qualsiasi sistema di certificazione permetterà di entrare nel greening. Il risultato sarà la realizzazione di misure non efficaci disperse sul territorio che consentono agli agricoltori di ottenere gli stessi finanziamenti senza aumentare l’impegno per la tutela dell’ambiente.

 

  • Sviluppo Rurale: oltre all’introduzione di sussidi illegali con il doppio pagamento agli agricoltori per le stesse misure, la Comagri ha confermato la proposta della Commissione UE per l’introduzione nel secondo pilastro della Pac di un costoso strumento per la stabilizzazione dei redditi e le assicurazioni contro le calamità naturali,  che finirà per impegnare la maggior parte dei finanziamenti destinati allo sviluppo rurale.

 

  • Aree di elevato valore naturale: la Comagri ha respinto la proposta d’introdurre specifici programmi per la gestione delle aree agricole di elevato valore naturale e per l’agricoltura biologica, pratiche che svolgono un ruolo cruciale nella fornitura di beni pubblici ambientali e sostegno all’economia rurale. La previsione di specifici programmi avrebbe assicurato maggiori finanziamenti a queste pratiche agricole più sostenibili per l’ambiente.

 

  • Condizionalità: poteri conservatori hanno causato l’indebolimento della condizionalità – uno dei principi base della Pac: per ricevere i sussidi bisogna rispettare la legge e seguire le buone pratiche – facendoci tornare indietro agli anni peggiori della Politica agricola.

“Il voto di oggi non è il punto di arrivo – dichiarano LIPU e WWF – e ci sarà presto l’opportunità per ribaltare queste pericolose decisione nel corso della votazione plenaria del Parlamento europeo all’inizio di marzo. Ci appelliamo alla responsabilità degli eurodeputati, in particolare quelli italiani, per cambiare quanto deciso oggi dal Comagri nel rispetto dei principi costituenti della Ue, nel rispetto dei diritti dei cittadini contribuenti, per assicurare un futuro a lungo termine sia agli agricoltori sia all’ambiente, dimostrando così – concludono LIPU e WWF – indipendenza da lobby agricole sempre meno lungimiranti e non interessate al bene comune”.

I Paesi che utilizzano gli inceneritori di rifiuti raggiungono alti livelli di raccolta differenziata, dicono tecnici e politici italiani. Una rassegna di notizie europee li smentisce.

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ALLUMINIO

Uno studio pubblicato all’inizio del 2013 rivela che gli inceneritori già operanti in alcuni Stati membri dell’UE hanno la capacità di bruciare più della quantità di rifiuti non riciclabili prodotti. Nonostante ciò, l’industria e amministratori (questi in particolare in Italia) stanno spingendo per espandere ulteriormente la capacità di incenerimento nella regione europea.

Se continua questo eccesso di capacità di incenerimento e/o viene estesa, o questo avverrà a spese dei contribuenti – perché sarà necessario aumentare le tariffe dei rifiuti per compensare la capacità installata non utilizzata  – o renderà obbligatorio ridurre la prevenzione dei rifiuti e il riciclaggio – perché non ci saranno abbastanza rifiuti da bruciare. La Commissione europea dovrebbe controllare l’offerta di capacità di incenerimento nel mercato europeo per assicurare che non vengano messi in pericolo la prevenzione e il riciclaggio. Occorre anche rimuovere tutti gli incentivi economici e giuridici che oggi fanno sì che bruciare i rifiuti sia preferibile al riciclaggio. Questa è la conclusione dello studio.

Questa rassegna di notizie europee  mostra che si arriva molto presto sempre ad un punto di contraddizione.

Qui si trova lo studio completo.

I “Frutteti urbani” di Roma segnalati da Fulco Pratesi

dal Corriere della sera del 21 gennaio 2013

ARANCE AMARE METROPOLITANE

FULCO PRATESI

OLYMPUS DIGITAL CAMERANonostante l’inarrestabile degrado delle alberature cittadine, la vegetazione sopravvissuta può ancora offrire al passante momenti di agreste serenità. Chi si trova a passare, ad esempio, in via XX Settembre, resterà ammirato dalla visione di tante splendenti arance amare sui melangoli che ombreggiano i marciapiedi. Ma questi frutti, ottimi per le marmellate, non sono i soli che il «frutteto urbano» ci offre.

In primavera ci accolgono, sui grandi e scuri alberi dei cortili cittadini le gialle e saporite drupe del nespolo del Giappone, mentre le rosate fioriture di mirabolani purpurei (Prunus pissardi nigra) di viale Mazzini e altre strade romane come via Civinini, si evolvono nella produzione di piccole e dolci prugne rosse amate dagli uccelli. Così i ciliegi. Ce n’è uno all’angolo di via Gramsci con il viale Buozzi che al merletto candido dei fiori fa seguire in maggio molte piccole ciliegie. Non distante, poco prima dell’Ambasciata di Serbia su via dei Monti Parioli, si può godere a marzo la rosea fioritura di un grande albicocco che a giugno, se la gelata tardiva non lo colpisce, sparge sul marciapiede profumate drupe dorate.

Lungo la via Appia Pignatelli e in altre strade che s’inoltrano nell’Agro Romano, si resta colpiti in estate dalle candide ombrelle fiorite del sambuco, che preludono al tripudio agostino di bacche nere, ottime per confetture e sciroppi, che chiunque può raccogliere, sottraendole agli uccelli che le adorano.

Fruttificano, in autunno, ignoti ai più, i grandi alberi di avocado nati dai voluminosi semi piantati molti anni fa nei giardini. A fine novembre un merlo stava beccando uno di questi grossi frutti sotto un maestoso esemplare in via Linneo, al quartiere Pinciano. E, poco distante da lì, un artigiano me ne mostrò stupito un bel frutto proveniente da un albero davanti alla sua officina in una traversa di viale Buozzi. Nella stessa via, i rami sporgenti di un vecchio noce mi danno a novembre la gioia di poterne raccogliere sul marciapiede i frutti caduti.

IMG_0289In dicembre, sulle vie Sebastiano Conca e Filippo Lippi cadono i poco noti verdi frutti ovali dal dolce sapore di fragola della brasiliana Feijoa sellowiana maturati in un parco privato e schiacciati dalle ruote e dai piedi dei passanti. Oramai, a causa di un parassita venuto dalla Cina, i pini romani non ci regalano più i pinoli, il cui guscio abili passeri spezzavano facendoli piombare dall’alto sulle terrazze di copertura per ricavarne il nutriente seme. Come del resto fanno da tempo con noci e nocciole le cornacchie inurbate.

Sui grappoletti azzurri della vite americana che riveste i muri in tutta Roma è in questo periodo tutto un piluccare di codirossi spazzacamini, purtroppo predati dai gheppi che sostano nelle vicinanze. Incuriosito dagli uccellini, ho provato ad assaggiarne un acino, un po’ avvizzito dal freddo. Contrariamente a quanto avevo sempre pensato, l’ho trovato dolciastro e non sgradevole.

Però è solo camminando a piedi o in bici che si possono scoprire i tanti piccoli tesori che la flora cittadina ancora ci offre. Gratis.

Sabato 19 e domenica 20 gennaio, convegno a Latina del Gruppo dei Dodici, promotore della Via Francigena del sud (lato Appia)

Comincia a vedersi una struttura consistente del percorso lungo l’Appia della Via Francigena del sud.

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Alberto Alberti, anima del Gruppo dei Dodici, ha presentato durante il convegno il bilancio di questi anni in cui la Via Francigena ha preso corpo con il contributo di tanti volontari sparsi lungo l’itinerario.

 

 

 

 

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Alberti ha affermato che ormai si è vicini  ad una strutturazione completa del percorso con tabelle, una guida cartacea, una piattaforma su smartphone e indicazioni delle attività ricettive per i viandanti.

Le prossime iniziative del Gruppo dei Dodici prevedono la camminata annuale da Teano a Roma con partenza il 23 aprile, l’organizzazione della Giornata del pellegrino in ogni tappa, una camminata con il CAI, una mostra-evento a Roma, una serie di conferenze in città straniere interessate alla Francigena e molte altre attività.

Alcune tabelle che guideranno i viandanti lungo il percorso.

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Sulla candidatura del presidente del WWF Italia Stefano Leoni alle prossime elezioni

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Comunicato stampa del WWF Italia

SULLA CANDIDATURA DI STEFANO LEONI ALLE ELEZIONI 

  Stefano Leoni, dal 2009 presidente del WWF Italia, ha accettato la richiesta di candidatura per l’elezione alla Camera dei Deputati. A seguito di questa decisione ha provveduto immediatamente ad autosospendersi dall’incarico, garantendo in questo modo la piena autonomia e indipendenza dell’associazione, valore fondante e caratterizzante del WWF Italia.

 

“Dopo anni di impegno per la tutela dell’ambiente, la salvaguardia del territorio e lo sviluppo sostenibile del nostro Paese, ho deciso a titolo del tutto personale di cogliere questa opportunità per rafforzare la presenza della tematica ambientale nell’agenda politica nazionale, in un momento in cui sembra essere sempre più lontana dalle priorità del Paese tanto da essere praticamente assente dal dibattito politico, nonostante sia oggi l’unica strada affidabile per far uscire l’Italia dall’attuale crisi sociale e economica – ha detto Stefano Leoni – Sarò per sempre grato al WWF per i grandi insegnamenti che ho ricevuto e per i valori condivisi.La mia scelta non condizionerà in alcun modo gli orientamenti autonomi e la capacità di azione dell’Associazione, che un ruolo così determinante ha esercitato ed eserciterà quale espressione autorevole della società civile e che rimane profondamente ancorata ai suoi valori di autonomia e indipendenza dagli schieramenti politici.”

 

In attesa della nomina del nuovo presidente, le funzioni di Stefano Leoni verranno ricoperte da Dante Caserta, vicepresidente anziano del WWF Italia, consulente nel campo del diritto ambientale di vari Enti ed organismi.

Roma, 18 gennaio 2013

Ufficio stampa WWF Italia, 06 84497213, 265, 02 83133233, 349 0514472, 329 8315718

100% energia dal sole con l’1% di suolo globale

Man with solar panels, Leipzig, GermanyUn nuovo studio del WWF, presentato al World Future Energy Summit  a Dubai, dimostra che se anche tutta l’elettricità dovesse essere generata unicamente con il fotovoltaico questo occuperebbe, contrariamente a quanto si pensa, un ammontare insignificante della superficie totale del suolo.

 

Lo studio WWF “L’atlante del Fotovoltaico” (Solar PV Atlas),  redatto in collaborazione con tre aziende del settore fotovoltaico (First Solar, 3TIER e Fresh Generation)  dimostra attraverso sette casi – in sei Paesi e una regione: Indonesia, Madagascar, Messico, Marocco, Sud Africa, Turchia, e lo stato indiano del Madhya Pradesh – che basterebbe meno dell’1% della superficie globale del suolo per soddisfare il totale della domanda di energia elettrica prevista nel 2050, anche se si generasse elettricità esclusivamente tramite energia fotovoltaica.

Le regioni in questione rappresentano aree geografiche, caratteri demografici, ambienti naturali, economie e strutture politiche diverse. Ricevono livelli medi di insolazione diversi ma buoni, e tutti mostrano un  vasto potenziale per uno sviluppo diffuso del fotovoltaico, una realtà oggi ben consolidata e una tecnologia affidabile e disponibile in commercio.

La relazione mette in evidenza come la tecnologia fotovoltaica, se ben pianificata, non contrasta in alcun modo con gli obiettivi di conservazione, ribadendo come nessun paese debba essere costretto a scegliere tra risparmio energetico e paesaggio. Le centrali elettriche fotovoltaiche consentono il raggiungimento di notevoli benefici, tra cui un basso impatto ambientale e ritorni economici a breve termine, mentre la sostituzione della rete elettrica esistente con pannelli fotovoltaici comporterebbe una riduzione significativa delle emissioni di gas a effetto serra e di metalli pesanti, così come del consumo idrico.

Questo nuovo rapporto quindi sostiene ancor di più la richiesta del WWF di utilizzare esclusivamente energie rinnovabili per soddisfare il fabbisogno energetico entro il 2050; una soluzione possibile anche con le tecnologie attuali, come dimostrato dal rapporto “100% Rinnovabili entro il 2050”. “Stiamo promuovendo attivamente investimenti e misure in tecnologie energetiche rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, perché è l’unico modo per assicurare un futuro al nostro pianeta – afferma Mariagrazia Midulla Responsabile Clima e Energia del WWF Italia – I cambiamenti climatici minacciano le persone e il mondo naturale, per questo è più importante che mai a lavorare per un rapido switch del paradigma energetico. Perché la tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle fonti rinnovabili possono e devono svilupparsi in parallelo”.

“Al  Summit sulle Energie Rinnovabili l’Italia è rappresentata solo da aziende e associazioni industriali, mentre l’esigenza di porre l’efficienza energetica e le rinnovabili al centro del futuro sviluppo economico e industriale sembrano praticamente assenti dalle agende elettorali del nostro Paese – continua Mariagrazia Midulla del WWF Italia – Secondo il Presidente della Repubblica Francese, Francois Hollande, intervenuto a Dubai, servono le rinnovabili per evitare la catastrofe. Ma in Italia continuano a prevalere gli interessi degli idrocarburi e la mancanza di capacità di futuro. Il rapporto del WWF dimostra che la soluzione è a portata di mano, e non contrappone paesaggio, conservazione della Natura e rinnovabili. Gli assolati tetti delle nostre città, delle industrie e dei centri commerciali, oltre che le tante aree dimesse, non vedono una forte presenza di impianti solari, al contrario di quel che avviene in Paesi con meno insolazione. Potremmo ricominciare da lì”.

I rifiuti di Roma? Mai nella nostra provincia, modello di gestione sostenibile dei rifiuti!

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Reazioni negative in tutta la provincia alla notizia del trasferimento in terra pontina dei rifiuti romani.

Le argomentazioni addotte dagli amministratori, però, non sono del tipo “facessero anche i romani la raccolta differenziata spinta destinando i materiali al riciclo come da anni facciamo noi; qui non esistono più discariche, abbiamo chiuso l’ultima, quella di Borgo Montello”.

Una provincia che viaggia sotto il 20% di raccolta differenziata non ha le carte in regola per simili affermazioni e allora si appella alla chiusura del ciclo sul proprio territorio.

Cosa vuol dire nella situazione attuale della provincia pontina?

Significa semplicemente che faremo qualche altro piccolo passo avanti in termini di differenziazione dei rifiuti e poi tratteremo l’abbondante residuo per trarne materiale da conferire in un nostro inceneritore.

E’ questa la motivazione dell’esultanza del presidente della Provincia di Latina alla notizia del rigetto da parte del TAR del Piano regionale dei rifiuti che tra l’altro escludeva impianti pesanti sul nostro territorio?

E’ ora che cominciamo ad approfondire la questione anche per evitare di trovarci in casa un’altra fonte di inquinamento, la più importante in termini di produzione di diossine.

E’ noto a tutti che discariche ed inceneritori sottraggono materiali al ciclo delle merci e che le materie prime cominciano a scarseggiare come dimostra l’aumento dei loro costi nelle Borse mondiali.

E’ altrettanto noto che le ricadute di un impianto di incenerimento sulla salute dell’ambiente e delle persone che vi risiedono sono pesanti.

L’ultimo convegno, tenuto a Terni qualche giorno fa, ancora una volta ha confermato l’esistenza di un rapporto tra le emissioni di un inceneritore e l’insorgere di tumori. Leggete qui.

La risposta della nostra provincia alle decisioni romane deve essere sostenuta da un’inversione drastica nella gestione dei rifiuti nella direzione del riciclo totale:

  • Riduzione della produzione dei rifiuti,
  • riuso degli oggetti utilizzando anche le isole ecologiche per lo scambio,
  • raccolta differenziata domiciliare,
  • l’organico al compostaggio e gli altri materiali al riciclo,
  • analisi delle frazioni residue (secco residuo, scarti della differenziata, spazzamento, ingombranti, assorbenti) per ridurle intervenendo sul processo.

Altrimenti, continueremo soltanto a farci del male.