I “Frutteti urbani” di Roma segnalati da Fulco Pratesi

dal Corriere della sera del 21 gennaio 2013

ARANCE AMARE METROPOLITANE

FULCO PRATESI

OLYMPUS DIGITAL CAMERANonostante l’inarrestabile degrado delle alberature cittadine, la vegetazione sopravvissuta può ancora offrire al passante momenti di agreste serenità. Chi si trova a passare, ad esempio, in via XX Settembre, resterà ammirato dalla visione di tante splendenti arance amare sui melangoli che ombreggiano i marciapiedi. Ma questi frutti, ottimi per le marmellate, non sono i soli che il «frutteto urbano» ci offre.

In primavera ci accolgono, sui grandi e scuri alberi dei cortili cittadini le gialle e saporite drupe del nespolo del Giappone, mentre le rosate fioriture di mirabolani purpurei (Prunus pissardi nigra) di viale Mazzini e altre strade romane come via Civinini, si evolvono nella produzione di piccole e dolci prugne rosse amate dagli uccelli. Così i ciliegi. Ce n’è uno all’angolo di via Gramsci con il viale Buozzi che al merletto candido dei fiori fa seguire in maggio molte piccole ciliegie. Non distante, poco prima dell’Ambasciata di Serbia su via dei Monti Parioli, si può godere a marzo la rosea fioritura di un grande albicocco che a giugno, se la gelata tardiva non lo colpisce, sparge sul marciapiede profumate drupe dorate.

Lungo la via Appia Pignatelli e in altre strade che s’inoltrano nell’Agro Romano, si resta colpiti in estate dalle candide ombrelle fiorite del sambuco, che preludono al tripudio agostino di bacche nere, ottime per confetture e sciroppi, che chiunque può raccogliere, sottraendole agli uccelli che le adorano.

Fruttificano, in autunno, ignoti ai più, i grandi alberi di avocado nati dai voluminosi semi piantati molti anni fa nei giardini. A fine novembre un merlo stava beccando uno di questi grossi frutti sotto un maestoso esemplare in via Linneo, al quartiere Pinciano. E, poco distante da lì, un artigiano me ne mostrò stupito un bel frutto proveniente da un albero davanti alla sua officina in una traversa di viale Buozzi. Nella stessa via, i rami sporgenti di un vecchio noce mi danno a novembre la gioia di poterne raccogliere sul marciapiede i frutti caduti.

IMG_0289In dicembre, sulle vie Sebastiano Conca e Filippo Lippi cadono i poco noti verdi frutti ovali dal dolce sapore di fragola della brasiliana Feijoa sellowiana maturati in un parco privato e schiacciati dalle ruote e dai piedi dei passanti. Oramai, a causa di un parassita venuto dalla Cina, i pini romani non ci regalano più i pinoli, il cui guscio abili passeri spezzavano facendoli piombare dall’alto sulle terrazze di copertura per ricavarne il nutriente seme. Come del resto fanno da tempo con noci e nocciole le cornacchie inurbate.

Sui grappoletti azzurri della vite americana che riveste i muri in tutta Roma è in questo periodo tutto un piluccare di codirossi spazzacamini, purtroppo predati dai gheppi che sostano nelle vicinanze. Incuriosito dagli uccellini, ho provato ad assaggiarne un acino, un po’ avvizzito dal freddo. Contrariamente a quanto avevo sempre pensato, l’ho trovato dolciastro e non sgradevole.

Però è solo camminando a piedi o in bici che si possono scoprire i tanti piccoli tesori che la flora cittadina ancora ci offre. Gratis.

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