

L’assessore alla marina del Comune di Latina, nel suo comunicato stampa dell’ 08.02.2026, ha dichiarato che sul progetto di difesa della costa tra Foce Verde e Capoportiere “… il tema della tutela del nostro litorale non può essere affrontato in modo ideologico o astratto, ma deve partire dalla realtà dei fatti” e che “Oggi il problema non è scegliere tra modelli ideali, ma mettere in sicurezza un tratto di costa che rischia di essere compromesso in modo irreversibile”.
Giusto, come Associazione concordiamo con tali dichiarazioni, ma non siamo d’accordo nel momento in cui afferma: “In più occasioni ho dichiarato pubblicamente che sulla difesa della costa non ho mai fatto passi indietro e che continuo a ritenere necessario procedere con determinazione sulla realizzazione delle opere previste, compresi i pennelli”.
Per chiarire meglio, ripercorriamo i fatti: rispecchiando in tutto le osservazioni del WWF Litorale Laziale Gruppo attivo Litorale Pontino, la Regione Lazio ha deciso di sospendere l’approvazione del progetto per la costruzione di pennelli a mare sul litorale di Marina di Latina, tenendo conto delle criticità legate agli effetti sottoflutto con rischio di aggravamento dell’erosione nei tratti limitrofi della duna.
In realtà il progetto di difesa costiera in oggetto rischia di trasformarsi in un boomerang ambientale per uno dei tratti più suggestivi del Lazio.
La serie di osservazioni presentate dal WWF nel dicembre 2025 all’Area V.I.A. della Regione, sollevano l’esistenza di pesanti criticità in merito al completamento delle opere di protezione rigide nel tratto compreso tra Foce Verde e Capo Portiere in quanto l’area non è un tratto di costa qualunque, confinando essa con i siti della Rete Natura 2000 e con il Parco Nazionale del Circeo, riconosciuto dal 1997 come “Riserva della Biosfera” dall’UNESCO. Il timore ben fondato, dunque, riguarda la frazione quaternaria della duna costiera situata proprio “sottoflutto” rispetto all’ultimo dei pennelli previsti dal progetto.
E’ dimostrato da evidenze scientifiche, infatti, che i nuovi pennelli a mare minacciano direttamente la stabilità della Duna Quaternaria del litorale di Sabaudia nel Parco Nazionale del Circeo.
Viene sottoposta l’intera costa antistante le dune quaternarie del Parco Nazionale del Circeo all’insidia dell’effetto “sottoflutto”.
Il cuore della protesta del WWF risiede nel fenomeno idrodinamico ben noto: l’effetto pennello. Queste strutture rigide, ostacolando il trasporto naturale della sabbia lungo la costa, provocano un accumulo di materiale a monte, ma causano un arretramento erosivo immediato e marcato nella zona a valle dell’ultima struttura.
Proprio nella sua osservazione, il WWF ha messo in risalto come l’ultimo dei pennelli, di cui si prevede la costruzione, innescherà un processo erosivo intenso che si propagherà verso il Circeo. Il tratto di duna interessato soffre già di una grave carenza di materiale. La creazione di nuove correnti marine generate dalle barriere rigide, darebbe il colpo di grazia a un equilibrio già precario, con arretramento della linea di riva, perdita di arenile ed esposizione crescente di stabilimenti e infrastrutture all’azione del mare.
A sostegno di queste tesi, ci sono precedenti storici allarmanti. Un caso emblematico risale al 1972, quando la costruzione di scogliere tra Capo Circeo e Terracina provocò un arretramento della costa di oltre 40 metri in soli 4 anni. Quell’intervento innescò un “inseguimento” dell’erosione. Per rimediare ai danni a valle si dovettero costruire continuamente nuovi setti a mare, spostando il problema per chilometri fino alla foce del fiume Sisto e a Porto Badino. Anche gli interventi già realizzati a Capo Portiere sembrano confermare questa tendenza, avendo già accentuato l’erosione nel litorale adiacente.
Il rischio non è solo geologico ma ecologico.
Oltre al danno paesaggistico, risulta una mancanza di adeguate misure di compensazione, come un piano di ripascimento morbido continuo per contrastare l’erosione delle dune. Il rischio non è solo ecologico: le dune del Circeo sono considerate “habitat prioritari” dalla Direttiva habitat dell’Unione Europea e un’errata programmazione dell’assetto territoriale potrebbe compromettere il ciclo biologico della flora e della fauna autoctona, con possibili danni anche alla fauna ittica a causa di eventuali versamenti di materiali inappropriati, come già avvenuto in passato sul litorale di Terracina.La sopravvivenza della duna quaternaria di Sabaudia, definita come “uno dei litorali più spettacolari d’Italia”, appare oggi legata a una scelta progettuale che rischia di distruggere proprio ciò che si prefigge di proteggere.









