Un maiale vietnamita alla Ciana, come ci sarà arrivato?

Stamani un gruppo di escursionisti guidati da Pino Forlenza dopo aver percorso quasi tutto lo stradone della Ciana, nel momento di iniziare un sentiero nella boscaglia in direzione Santo Stefano si è imbattuto in un grosso animale.

Molti si sono spaventati temendo di essere in presenza di una femmina di cinghiale magari con prole al seguito, poi notando l’atteggiamento pacifico dell’animale che ha apprezzato un biscottino buttatogli da una fervida animalista del gruppo si sono rassicurati.

Comunque, la previdenza non è mai troppo, così il gruppo dei sedici escursionisti ha preferito fare un lungo giro pur di evitare qualunque contatto anche visivo con l’animale.

Ecco la foto    

Come è arrivata alla Ciana questo animale?

E’ fuggito da una casa? E’ oggetto di esperimenti a fini venatori?

Quest’ultima ipotesi ci viene suggerita da una notizia apparsa sul sito dell’Agenzia di stampa GeaPress.

Tre giorni di costante impegno per i volontari della LAC e della LAV che hanno portato a termine il recupero di un cinghiale frutto di un incrocio con maiale vietnamita. Da due mesi si faceva vedere per le strade nei pressi di Gavorrano, in provincia di Grosseto. Qualcuno, si era vociferato in loco, aveva provato l’esperimento per fini venatori, ovviamente illeciti. Non solo un rischio per la fauna ma anche per l’incolumità degli automobilisti. L’animale, del tutto inadatto alla vita selvatica, aveva con la sua presenza già causato incidenti stradali. Oltretutto, rischiava di finire impallinato.

Si trattava di una femmina di tre anni e mezzo di vita che si era, infine, avvicinata nei pressi del cimitero di Bagno di Gavorrano. Alcuni abitanti si erano poi presi cura di lei. Quanti altri fratelli e sorelle dell’incrocio di maiale e cinghiale vietnamita vi sono ora nel posto? Le notizie, infatti, riferivano di una intera cucciolata lasciata libera. Papà cinghiale e mamma di maiale vietnamita. Ed ora? Non c’è voluto molto a risalire al proprietario. Messo alle strette anche grazie alle continue domande poste dalle persone del posto si sarebbe presentato spontaneamente, ma solo dopo l’avvenuta cattura. L’uomo non aveva mai denunciato la detenzione dell’animale né tanto meno la sua fuga e/o scomparsa.
La persona è stata segnalata all’autorità Giudiziaria, mentre l’animale è stato inviato al Centro recupero della fauna selvatica di Semproniano. Ancora una volta si parla di animali non autoctoni liberati (come il cinghiale ungherese), per il solo scopo venatorio, in quanto molto più proliferi e di dimensioni più grosse, oggi ormai causa di estinzione del cinghialetto mediterraneo. Possibili danni e non solo per l’agricoltura e per gli incidenti stradali.

In conclusione, quel maiale che gira libero per la Ciana deve essere preso e tolto dal bosco, il proprietario va individuato e denunciato se ha trasgredito le norme che governano il caso.

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Bilancio lusinghiero del biennio 2016/17 di Agenda 21 di Terracina

In questi giorni è arrivato a conclusione un altro biennio dell’Agenda 21 di Terracina e il presidente ha comunicato al Comune il bilancio delle numerose iniziative realizzate dal Forum, molte delle quali, tra l’altro, hanno favorito la riconferma della Bandiera Blu.

Il Forum che conta 239 iscritti può vantare una notevole produttività che sinteticamente si evidenzia nei seguenti punti

  • sono stati realizzati n. 101 riunioni e incontri istituzionali
  • sono stati elaborati, presentati e consegnati al protocollo comunale, oltre che pubblicati sul sito web e sulla pagina Facebook di A21L, e inviati alla stampa, n. 57 documenti
  • a seguito delle richieste avanzate e delle proposte presentate, sono stati approvati n. 41 atti amministrativi (di cui n. 6 Deliberazioni di Consiglio Comunale, n. 26 Deliberazioni di Giunta Comunale e n. 9 Determinazioni Dirigenziali), mentre rimangono in attesa di essere avviati n. 11 atti amministrativi

I risultati sono venuti in seguito all’azione pressante preso l’Istituzione comunale nel rispetto dei riferimenti fondamentali dell’Agenda 21, relativi alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica e con riferimento agli indirizzi programmatici del mandato assembleare del Forum di A21L.

Nel corso del biennio sono stati promossi e richiesti:

  1. Il rinnovo dell’indirizzo di Politica Ambientale e del Piano di Azione Ambientale, nell’ambito del processo di Agenda 21 Locale, sulla base dei principali e aggiornati indicatori di sostenibilità.
  2. L’adozione e l’attuazione di appositi strumenti di piano (il Piano di Azione del Ciclo delle Acque, il Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, il Piano Generale del verde urbano e territoriale, il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, il Piano PRAEET per la telefonia mobile, ecc.).
  3. La realizzazione di specifici interventi di sostenibilità (la valorizzazione e la gestione del SIC marino e dell’Area Marina Protetta, la valorizzazione e gestione delle acque superficiali – Progetto Rewetland, la valorizzazione e sviluppo degli obiettivi connessi al riconoscimento della Bandiera Blu, la valorizzazione e gestione delle grandi aree protette, la valorizzazione e gestione del patrimonio culturale, ecc.).
  4. Iniziative di educazione e di informazione ambientale (la “Giornata Mondiale dell’Acqua”, la “Giornata Mondiale della Terra”, la “Giornata Mondiale dell’Ambiente”, la “Giornata Nazionale degli Alberi”, la “Settimana Unesco per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile”, la “Settimana Europea per la Mobilità Sostenibile”, ecc.)
  5. Interventi di sostenibilità sociale (iniziative per contrastare lo spreco alimentare e per la lotta alla povertà, misure di sostegno per le fasce più deboli della popolazione e per l’integrazione degli stranieri residenti, oltre che per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati, ecc.).
  6. Interventi di sostenibilità economica (il “Bilancio Partecipativo”, il “Bilancio di Sostenibilità”, il “Bilancio del consumo di suolo”, la “Tariffa Puntuale” per il ciclo dei rifuti, ecc.).
  7. Nuovi diritti di cittadinanza e di partecipazione (il Regolamento per l’istituzione degli “Ausiliari Ambientali”, il nuovo disciplinare per il “Tavolo Permanente per il Turismo e la Cultura”, la “Carta dei Servizi” per la gestione del ciclo dei rifiuti, il Regolamento per l’assegnazione degli “Orti Urbani” e “Orti Sociali”, il Regolamento per il “Consiglio Comunale dei Ragazzi”, ecc.).

CONSUMO DI SUOLO: ecco una buona proposta di legge per salvaguardare quello che resta del territorio italiano

Il Forum Salviamo il Paesaggio con il suo Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare ha completato il proprio compito con la redazione della Proposta di Legge Popolare “NORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI”.

“Dopo 13 mesi di impegnativo lavoro dei nostri Esperti e gli “emendamenti” che ognuna delle oltre 1.000 organizzazioni e delle decine di migliaia di persone nostre aderenti hanno potuto presentare, ecco pronto questo nuovo contributo che il nostro Forum offre a tutta la nostra Società per effettuare una scelta ormai non più rinviabile: una norma nazionale in grado di tutelare i suoli ancora liberi, i territori e i paesaggi.”

La proposta di legge arriva in un momento opportuno entrando nella campagna elettorale in corso; tutti i partiti sono chiamati ad esprimersi sulla salvaguardia di quello che resta del nostro territorio. Nella provincia di Latina l’abusivismo edilizio non si è mai fermato e i ripetuti condoni l’hanno assecondato ma anche i piani di sviluppo delle diverse amministrazioni comunali hanno consentito la cementificazione di ampie aree.

Salviamo il Paesaggio-Difendiamo i territori.

Ecco la Proposta di legge Proposta-di-legge-iniziativa-popolare-Forum-SiP-agg.-31-1-2018

Politica Agricola Comune, le proposte della coalizione ‘Cambiamo agricoltura’

 

“Riformare in modo radicale la Politica agricola comune per una maggiore sostenibilità verso la natura, la salute e la biodiversità e una maggiore equità sociale ed economica”. E’ il messaggio centrale lanciato dalle associazioni della Coalizione “Cambiamoagricoltura” (Legambiente, Lipu, WWF, Fai, Aiab, Federbio, Pronatura, Isde e Associazione per l’agricoltura biodinamica) al convegno Metropoli Agricole che si è svolto all’Università degli Studi di Milano e organizzato da Fondazione Cariplo, Università degli Studi di Milano, Lipu-BirdLife Italia e altri enti  in collaborazione con le altre associazioni di Cambiamo agricoltura.

Mentre alla Fiera di Verona si celebrava il vecchio modello della Pac che tanti danni ha causato alla salute dei cittadini e all’ambiente, le associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica lanciavano le loro proposte:

  • profonda revisione dei pagamenti diretti che incentivano in modo iniquo e distorto la produzione,
  • una riforma radicale delle politiche in modo da premiare gli agricoltori che nello svolgere la loro attività partecipano attivamente al mantenimento delle risorse naturali e paesaggistiche del territorio,
  • un forte ridimensionamento nell’uso di pesticidi e prodotti chimici di sintesi,
  • una politica di educazione alimentare e un cibo di qualità.

Cifre impressionanti sono emerse in merito all’impatto del settore agricolo sull’ambiente e la salute, come per esempio le emissioni in atmosfera di ammoniaca, il principale precursore delle polveri sottili secondarie, pari a 100mila tonnellate all’anno nella sola Pianura padana, che si sommano a quelle di metano e ossidi d’azoto; l’altissima densità di allevamenti di regioni come la Lombardia (2,75 unità di bestiame per ettaro rispetto a una media italiana di 0,77); il calo del 42,4%, in pianura, degli uccelli tipici dell’ambiente agricolo negli ultimi 15 anni.

Un esempio virtuoso per la costruzione di un corretto paradigma agroecologico viene invece dall’agricoltura biologica e biodinamica dove l’ aumento di imprenditori agricoli e l’incremento delle vendite è stato pari al 20%, con forte presenza di giovani nelle vesti di nuovi imprenditori.

Le opportunità di lavoro che offre un diverso modello di agricoltura sono notevoli – afferma Maria Grazia Mammuccini, di Federbio, associazione membro della Coalizione Cambiamo agricoltura– così come i benefici per l’ambiente e la salute dei consumatori. Serve inoltre un fondo dedicato alla biodiversità dato il grave stato di crisi della stessa”.

“Siamo aperti anche per il futuro a un confronto con gli altri stakeholders per trovare punti in comune – conclude Claudio Celada, di Lipu-BirdLife Italia in nome della coalizione – e lavorare insieme per un cambiamento serio di un modello che si è dimostrato insostenibile e dannoso a livello sociale, economico e ambientale”. (dal sito del WWF Italia)

Caccia, si chiude la stagione: bilancio WWF negativo

Il bilancio della stagione venatoria che si è chiusa ieri è segnato da molti fatti negativi e rari segnali positivi per la tutela della fauna selvatica e il rispetto della legalità. La situazione climatica, i drammatici incendi della scorsa estate, l’aumento dei morti per caccia, l’incremento del bracconaggio anche su specie protette, i provvedimenti delle Regioni sempre a vantaggio dei cacciatori e contro la tutela di animali, natura e normative europee hanno aggravato la situazione, disegnando un quadro fortemente negativo per l’attività venatoria italiana.

Anche quest’anno le guardie volontarie del WWF hanno dato il proprio contributo con migliaia di chilometri percorsi e centinaia di ore spese per assicurare la legalità e controllare il territorio in collaborazione con le forze dell’ordine ed in particolare con L’Arma dei Carabinieri con cui, dopo l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato, il WWF ha siglato un’importante accordo per la prevenzione e repressione dei reati ambientali e per l’informazione ed educazione ambientale. Proprio ai Carabinieri-Forestali per le attività in difesa dell’ambiente, della legalità e degli animali selvatici va un grande grazie da parte dell’associazione.

Morti per la caccia. Anche questa stagione venatoria è stata caratterizzata da numerosi e gravi incidenti di caccia. A novembre 2017, il WWF ha sentito l’esigenza di richiamare l’attenzione del Ministro dell’Interno evidenziando come in meno di due mesi si erano già registrate 44 vittime a causa dei cacciatori. Una situazione che a fine dicembre si era ulteriormente aggravata con ben 25 morti e 58 feriti.

Bracconaggio. E proprio sul bracconaggio si sono registrate le notizie peggiori: uccisioni di specie protette, detenzione illegali o gravi maltrattamenti ai danni di animali selvatici, molti dei quali durante la stagione di caccia. Questi alcuni dei casi più eclatanti seguiti dal WWF nel 2017: un lupo decapitato vicino Pesaro, due uccisi e esposti sulla strada a Radicofani, uno ucciso e lasciato come trofeo a una fermata del bus vicino Rimini. il ferimento di una rarissima aquila reale in un Parco regionale vicino Fabriano, di una aquila del Bonelli in Sicilia e di un falco pescatore vicino Todi, l’uccisione di un cervo sardo, specie particolarmente protetta, furti di piccoli o di uova di uccelli rapaci in tutto il Meridione (in Sicilia in particolare), numerosi casi di caccia illegale a Trento. Tutti reati rispetto ai quali, grazie al sostegno volontario di decine di avvocati, il WWF ha presentato denunce e esposti, costituendosi come parte civile nei procedimenti penali. (dal sito del WWF Italia)

Qui da noi ci aspettavamo una pausa nella caccia dopo la devastazione delle colline dovute agli incendi estivi, ma non è stato così; anzi, oltre agli animali al pascolo sul bruciato si è avuto notizia di cacciatori di frodo presi sul fatto dai carabinieri forestali ai quali vanno i ringraziamenti del Gruppo pontino del WWF Litorale laziale.

 

Il 56% dei pesticidi distribuiti nel Lazio vanno in provincia di Latina

Pubblicato online il testo “NOTE SULL’INQUINAMENTO DA PESTICIDI IN ITALIA” a cura di Massimiliano Pietro Bianco e di alcuni esperti di ISDE, tra i quali anche Patrizia Gentilini conosciuta a Terracina nel convegno su Agricoltura e salute organizzato dal WWF Litorale laziale il 20 maggio scorso .

Vengono affrontati temi caldi quali

  • La contaminazione diffusa – inquinamento progressivo dell’aria, dell’acqua, del suolo e del cibo
  • Esposizione a pesticidi e rischi per la salute umana
  • Esposizione cronica a pesticidi
  • Principali patologie umane correlate a pesticidi
  • Costi economici per danni alla salute da pesticidi
  • Casi di contaminazione della popolazione
  • L’inquinamento da pesticidi in Italia
  • I pesticidi nelle acque
  • I pesticidi nel cibo
  • I pesticidi nel vino

Passando all’analisi regionale, oltre alla Toscana e all’Emilia Romagna, viene presa in considerazione la nostra regione.

Vengono riferiti i dati ISTAT relativi all’anno 2015 dei pesticidi distribuiti per uso agricolo in tutte le province italiane. Tra fungicidi, insetticidi e acaricidi, erbicidi, composti vari in provincia di Latina sono arrivati 3.789.872 kg pari al 56% di quanto arrivato nell’intera regione.

Come già rilevato nel convegno terracinese del 20 maggio il Lazio fornisce pochi dati al Sistema Informativo Nazionale per quanto riguarda l’inquinamento delle acque.

In particolare non vengono analizzate sostanze costantemente inquinanti le acque italiane in ambito agricolo quali il Glifosate e il suo metabolita AMPA che, dove cercato in altre regioni, è stato trovato con frequenze spesso superiori al 50 %.

Si legge nello studio La maggior parte dei campionamenti riguarda sostanze proibite ai sensi degli attuali regolamenti nazionali e europei.Tenendo presente i limiti di cui sopra relativamente alle sostanze cercate, dai dati del 2016 è evidente la connotazione rispetto all’agricoltura intensiva essendo i pesticidi in particolare diffusi nelle acque della piana di Rieti e della pianura Pontina.

 Ecco le sostanze rinvenute nei Comuni della nostra provincia

Aprilia   Chlorpyrifos

Gaeta    Ddt Totale

Latina   Chlorpyrifos, Ddt Totale, Metalaxyl, Metolaclor, P,P’ – Ddt, Terbutilazina

Pontinia    Aldrin, Atrazina, Metalaxyl, Ddt Totale, P,P’ – Ddt, Metolaclor, Terbutilazina

Prossedi     DDT Totale, P,P’ – DDT

Sabaudia    Alachlor, Metolaclor

Sabaudia    DDT Totale, P,P’ – DDT

Sermoneta    Chlorpyrifos, DDT Totale, P,P’ – DDT

Terracina    Metalaxyl, Oxadixyl

Terracina    DDT Totale, P,P’ – DDT

Ed ecco le sostanze rinvenute nei corpi idrici pontini nel 2015 (dati ARPA Lazio)

 (I dati sono presentati con il codice stazione, comune, corpo idrico (μg/L) e le sostanze rinvenute)

F2.02 Sermoneta    Fiume Cavata 1            Chlorpyrifos, DDT, p,p’ – DDT

F2.05 Terracina       Fiume Ufente 2            DDT, p,p’ – DDT

F2.07 Terracina       Fiume Amaseno 3       DDT, p,p’ – DDT

F2.10 Latina             Fosso Spaccasassi 3    Chlorpyrifos

F2.12 Latina             Canale Acque alte/Moscarello 2       Chlorpyrifos

F2.14 Latina            Canale Acque medie/Rio Martino 2  DDT, p,p’ – DDT

F2.19 Pontinia        Canale Botte 1                                       DDT, p,p’ – DDT

F2.35 Latina            Fiume Ninfa Sisto 2                               DDT, p,p’ – DDT

F2.74 Aprilia           Fiume Astura 1                                       Chlorpyrifos

M2.73 Gaeta          Acqua marina costiera, Da Punta Stendardo a Vindicio DDT

T2.20 Latina           Lago Di Fogliano                      DDT

T2.21 Sabaudia     Lago Di Caprolace                   DDT, p,p’ – DDT

T2.63 Sabaudia     Lago Di Monaci                         DDT

 Non c’è da essere allegri!

Ecco lo studio 2017.12.-Contaminazione-pesticidi-Italia

Quel particolare sport che chiamano caccia

Oggi sull’inserto il Gambero Verde del Manifesto è uscito un articolo di Dante Caserta, vice presidente uscente del WWF Italia, dal titolo L’unico sport che uccide le persone.

<Conoscete uno “sport” che nel giro di meno di 4 mesi provoca 25 morti e 58 feriti? È la caccia, sempre che sia plausibile considerarla uno sport. Sono i dati emersi a fine dicembre dal primo, provvisorio, “bollettino di guerra” redatto dall’Associazione “Vittime della caccia” per la stagione venatoria 2017/18 (il dossier completo uscirà ai primi di febbraio).

E non sono solo i cacciatori ad essere colpiti, ma anche escursionisti, agricoltori, cercatori di funghi, ecc.: da settembre a dicembre 2017 sono morte 9 persone del tutto estranee all’attività venatoria. Sono numeri impressionanti e quasi sicuramente per difetto poiché, non esistendo dati ufficiali, le informazioni vengono ricavate e verificate da testate giornalistiche.

Non si tratta di fatalità, come spesso si legge sui giornali locali, ma di incidenti tutt’altro che inevitabili, spesso causati da violazioni della legge quadro nazionale e delle leggi regionali di settore, come ha sottolineato il WWF Italia in una lettera inviata al Ministro dell’Interno, Marco Minniti. I comportamenti più pericolosi alla base di questa escalation (nella stagione 2016/17 i morti erano stati 16) sono il mancato rispetto delle distanze minime da strade e abitazioni, la tendenza a sparare senza inquadrare bene il “bersaglio”, la cattiva abitudine di accompagnare le battute di caccia con abbondanti “colazioni” con vino e altri alcolici.

Comportamenti del genere, riscontrati anche dalle guardie volontarie WWF nell’attività di vigilanza venatoria, sono ancora più pericolose in alcune tipologie di caccia. La cosiddetta “braccata” al cinghiale, ad esempio, è una pratica complessa che richiederebbe perizia e ottima conoscenza dell’habitat circostante, e che diventa molto rischiosa se si svolge in zone frequentate da “civili”.

A questi comportamenti negativi vanno poi aggiunte l’elevata età media dei possessori di licenza di caccia, i cui riflessi sono fortemente ridotti, e la possibilità per un cacciatore alla prima licenza (18 anni) di utilizzare un numero illimitato di fucili da caccia, anche a lunga gittata. E non va trascurato come con fucili da caccia regolarmente registrati vengano spesso commessi omicidi (ad esempio, per litigi in famiglia o con vicini): è lecito chiedersi come vengano condotte le verifiche psicologiche sui cacciatori prima di autorizzarli a detenere armi estremamente pericolose.

Il WWF Italia ha così proposto alcune misure preventive per evitare che il numero di vittime innocenti continui ad aumentare.

  • Incrementare l’attività di vigilanza, effettuare maggiori controlli sulle licenze di caccia e rendere più severi gli esami per la licenza di caccia,
  • limitare l’uso di armi a canna rigata in grado di sparare a chilometri di distanza senza poter prevedere cosa si colpirà,
  • introdurre il divieto di caccia nei giorni festivi nelle aree frequentate da sportivi ed escursionisti: la maggior parte delle giornate di caccia si svolgono il sabato e la domenica, durante i quali i cacciatori sottraggono tranquillità e serenità a famiglie e amanti della natura,
  • agevolare la nomina di nuove guardie volontarie delle associazioni di protezione ambientale, favorendone le attività, oggi ostacolate e caricate di un gravame burocratico eccessivo non adatto ad un’attività di volontariato svolta a favore della collettività.>

La Via Francigena del sud (direttrice Appia) ha una Guida

La via Francigena del sud (direttrice Appia) dopo un rodaggio durato un decennio comincia ad essere sempre più frequentata dai camminatori che amano calpestare pietre e attraversare luoghi entrati nella storia.

E’ un muoversi lento nella natura e tra i monumenti dei nostri territori che ha molto della modernità della mobilità sostenibile così cercata oggi.

Recentemente è stata pubblicata una guida dettagliata di questo cammino e giovedì 25 gennaio sarà presentata a Terracina. Vi sono descritti i sentieri e le strade che congiungono le nostre città, i monumenti più significativi, l’ospitalità che i viandanti possono trovare e che speriamo possa allargarsi ulteriormente in un futuro prossimo.

 

L’area del molo di Terracina, oggi

In attesa degli eventi, mega parcheggio o ripristino della storica destinazione di centro turistico sportivo, l’area del molo è abbandonata all’incuria più completa.

D’estate diventa luogo di un mai contestato abuso da parte di parcheggiatori che fanno riempire l’area di vetture.

D’inverno è un deserto dove alcuni alberi si oppongono patetici ai venti salmastri mentre l’ultimo lembo di un giardino offre allo sguardo una trascuratissima vegetazione un tempo ricca e florida.

Eppure, fino a quando non si arriverà alla decisione della sua destinazione finale l’area è presente nel capitolato d’appalto del verde e quindi DEVE essere curata.

Nell’elenco delle aree verdi da curare periodicamente essa occupa il posto n.27 con la scritta Centro Sportivo del Molo-mq 9.500.

Se il verde venisse curato l’area con la pista di pattinaggio utilizzabile per altri giochi infantili, con la scogliera raggiungibile attraverso un cancello esistente e gli spazi aperti senza pericoli potrebbe ancora essere frequentata dalle famiglie per trascorrervi del tempo lontano dal traffico e dall’inquinamento di altre zone della città.

Se, inoltre, venisse ripristinata la pista da pattinaggio e attrezzato uno spazio per lo skateboard, insieme per es. ad una parete  per arrampicarsi, con qualche panchina qua e là renderemmo ulteriormente gradevole, in attesa della decisione, la frequentazione dell’area.

Nel frattempo, a chi tocca far rispettare il capitolato del verde?

La Regione Lazio introduce i biodistretti, finalmente un primo passo verso il recupero di un’agricoltura che ha cuore la biodiversità

Da sempre il WWF insiste sulla necessità di un’agricoltura sostenibile e senza pesticidi, ma è arrivata l’ora di sostenere le aziende che adottano sistemi di agricoltura biologica e agricoltura integrata presenti nel territorio attraverso la costituzione di un biodistretto.

Viene a proposito la legge regionale del 14 agosto 2017, n.9 che nell’articolo 17 inserisce nella legge regionale del 30 giugno 1998, n.21 (Norme per l’agricoltura biologica) dopo l’art.7, l’art. 7bis (Distretti biologici). Ecco l’articolo 7bis   Distrettibiologici

Le ragioni per cui ci si batte per un’agricoltura diversa da quella convenzionale  sono importanti non solo perché essa è legata alla sicurezza alimentare, che già di per sé rappresenta un valore, ma perché significa valorizzazione dell’ambiente e soprattutto  conservazione della  biodiversità.

La costituzione di un  bio-distretto  nella nostra provincia ma soprattutto nella nostra zona, oltre che  valorizzare i prodotti della terra, significa far scoprire il nostro ambiente:  la collina, la pianura, il mare, i laghi, i parchi.

Le tipicità della nostra terra (vino, olio, ortofrutta, latte, allevamenti bufalini…)  saranno i punti di forza di un’agricoltura sostenibile, legata alle  colture e agli animali del territorio pontino.

Pur con i limiti dell’assenza di controlli pubblici sulla gestione dell’agroecosistema che dovrebbe tutelare il suolo, l’acqua, il paesaggio e l’ecosistema l’introduzione dei biodistretti va sostenuta.

Pertanto,  ben venga la nascita del comitato proponente così come previsto dalla legge “Le imprese agricole, singole e associate, le organizzazioni di prodotto e i soggetti pubblici e privati che ricadono nell’ambito del distretto biologico possono costituire un comitato proponente incaricato della rappresentanza delle istanze amministrative, economiche e commerciali del medesimo distretto, anche attraverso la predisposizione di modelli semplificati per la gestione delle pratiche amministrative”.

Ecco in maniera schematica l’illustrazione della vita di un biodistretto nei pannelli di una mostra organizzata da ENEA e AIAB in collaborazione con il Comune di Roma.