Il WWF: la crisi del latte conferma il fallimento della PAC

Le associazioni della coalizione #Cambiamoagricoltura chiedono al Governo un impegno serio per la riforma dell’agricoltura in campo europeo

La crisi del latte esplosa questa settimana dopo le proteste degli allevatori della Sardegna, arrivata a Palazzo Chigi, è l’ennesima conferma del fallimento dell’attuale Politica Agricola Comune dell’Unione Europea (PAC), che continua a premiare la rendita fondiaria, le grandi aziende agroindustriali e penalizzare i piccoli agricoltori.

Le responsabilità della PAC nella crisi del latte, ma in generale nelle ormai periodiche crisi dei prezzi delle produzioni agricole italiane, viene sottolineata dalla Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, che chiede per questo al Governo ed in particolare al Ministro dell’Agricoltura, Gian Mario Centinaio, un impegno serio per una vera riforma della PAC post 2020 che garantisca maggiore sostenibilità economica, ambientale e sociale alla nostra agricoltura.

Partirà oggi la discussione sulla revisione della PAC post 2020 da parte del Parlamento UE per decidere se ben più di un terzo delle spese comunitarie deve andare a favore di un’agricoltura pulita in grado di produrre cibo sano, ambiente, lavoro nell’interesse di tutti i cittadini oppure continuare come oggi a finanziare lo spopolamento delle campagne, l’impoverimento degli agricoltori e della qualità dei cibi e l’inquinamento da pesticidi.

La Politica Agricola Comune della UE nonostante utilizzi circa il 38% del bilancio comunitario, pari a oltre 55 miliardi di Euro all’anno, ha clamorosamente fallito la ricerca di soluzioni efficaci ai problemi che affliggono il settore agricolo, l’agroecosistema e la società rurale. La crisi del latte di questa settimana è la dimostrazione evidente del fallimento della PAC. Le promesse di realizzare una politica equa e verde, con una necessaria semplificazione burocratica, fatte dall’ultima riforma non sono state mantenute. E’ ormai chiaro che l’attuale politica è inadeguata ad affrontare i problemi economici delle aziende agricole e non contribuisce a risolvere la crisi ambientale globale, come dimostra l’allarme lanciato nei giorni scorsi dai ricercatori in merito alla scomparsa degli insetti.

“Chiediamo al Governo e al Ministro Centinaio di sostenere la riforma per una Politica Agricola Comune (PAC) più coraggiosa a sostegno dell’ambiente e delle piccole aziende agricole. E’ il momento di decidere se continuare a promuovere un modello di agricoltura non più sostenibile per l’ambiente, i cittadini e i piccoli agricoltori oppure se è possibile fare un’alleanza tra istituzioni, cittadini, agricoltori e Ong per cambiare le cose”.

È questo il messaggio che le Associazioni  AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI Fondo Ambiente Italiano, Federbio, ISDE Italia Medici per l’Ambiente, LIPU BirdLife, Legambiente, ProNatura e WWF Italia, riunite nella Coalizione #CambiamoAgricoltura inviano al Governo e agli allevatori della Sardegna riuniti questa mattina a Palazzo Chigi per trovare soluzioni alla crisi del latte.

Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura non servono più palliativi per dare risposte concrete alle difficoltà dei nostri agricoltori, serve piuttosto una seria riforma della PAC che eviti l’utilizzo di miliardi di euro di fondi pubblici per sussidi perversi e per arricchire coloro che speculano sulla proprietà dei terreni, e favorisca invece le piccole aziende agricole e zootecniche che garantiscono la qualità delle produzioni “made in Italy”.

Gli obiettivi che la coalizione ritiene indispensabili per la futura programmazione sono il sostegno dell’agricoltura biologica (con un auspicato raggiungimento del 40% del territorio agricolo dedicato a tale pratica entro il 2030), il riconoscimento del ruolo dell’agricoltura nella gestione della Rete Natura2000 e la ristrutturazione delle filiere zootecniche: la zootecnia intensiva, che domina in molte aree europee ma anche in vasti territori del nostro Paese fortemente compromessi sotto il profilo ambientale, rappresenta attualmente la fonte principale di emissioni di gas climalteranti, di azoto e di pressioni insostenibili sui suoli e sulle acque, mentre per le forme di allevamento più sostenibili, che assicurano un autentico presidio del territorio, per gli allevatori non c’è alcuna garanzia di reddito dignitoso.

 (dal sito del WWF Italia)

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Nuovo appuntamento delle associazioni locali che il 2 febbraio hanno manifestato contro la costruzione dell’autostrada Roma-Latina e per sollecitare la soluzione dei problemi che rendono insostenibile la mobilità nell’area pontina fino all’isolamento della città di Terracina

COMUNICATO DELLE ASSOCIAZIONI

Il 2 Febbraio 2019 si è svolto il Presidio promosso dal Comitato No corridoio Roma -Latina per la metropolitana leggera, dal Circolo Legambiente “Pisco Montano” di Terracina, dal Gruppo pontino del WWF Litorale laziale, Terracina Social Forum, Social Forum Circeo, Città Partecipata, Sempre Verde- Pro Natura Latina, I.S.D.E.- Medici per l’Ambiente Sezione di Latina. La manifestazione si è tenuta sotto la pioggia sulla Via Pontina al km 95, nei pressi di un secondo cantiere, sopra ad un canale che dava segni di cedimento.

L’obiettivo della manifestazione era portare all’attenzione dei cittadini l’insostenibile situazione di mobilità in tutto il territorio della provincia e in particolare la situazione di isolamento della città di Terracina causa di questa criticità.

Al tempo stesso le associazioni partecipanti al presidio hanno voluto sottolineare l’assurdità del progetto che prevede la costruzione del Corridoio intermodale Roma Latina e bretella Cisterna – Valmontone, praticamente un’autostrada con pedaggio a pagamento.

L’enorme quantità di denaro (3 miliardi di Euro), necessaria alla costruzione dell’autostrada potrebbe servire invece alla messa in sicurezza di tutta la Pontina, del monte Cucca e al ripristino della tratta ferroviaria Terracina – Fossanova attraverso un piano straordinario di manutenzione che darebbe nuovo impulso all’economia della Regione e lavoro a tante imprese e lavoratori.

Inoltre denunciamo l’impatto devastante che l’autostrada a pedaggio determinerebbe sul nostro territorio e in particolare su due aree di grande pregio naturalistico, la Riserva Naturale di Decima Malafede e la Riserva Statale del Litorale Romano.  Il ripristino e la messa in sicurezza della Pontina da Roma a Terracina è urgente dopo che la stessa è stata interrotta lo scorso 25 Novembre 2018 in prossimità di Terracina al km 97,700 in seguito all’apertura di un incredibile voragine, in cui ha perso la vita il povero Valter Donà. Voragine che sta creando grandi difficoltà alla viabilità da e verso Terracina, ma del cantiere ancora nemmeno l’ombra. Una Città che ha visto la chiusura da oltre due anni il Ponte sul Fiume Sisto (ora oggetto di un intervento di emergenza con un ponte provvisorio), i frequenti cedimenti strutturali e conseguenti chiusure della Frosinone Mare, il grave dissesto idrogeologico del Monte Cucca e la chiusura dal 2012, della tratta ferroviaria Terracina-Fossanova, gli allagamenti della Via Appia nella zona di Pontalto, le Vie Migliare colabrodo, vive una grave situazione di disagio ed è sempre più isolata dal resto della provincia.

A questo quadro di dissesto delle infrastrutture, va aggiunta la carenza di domanda e di offerta del trasporto pubblico locale, la situazione di degrado delle strade cittadine disseminate di buche, la carenza della pianificazione in tema di mobilità (PUMS) ed i servizi sicuramente migliorabili da e per la stazione di Monte San Biagio.

Le nostre osservazioni critiche sono calate anche nel contesto più generale dei cambiamenti climatici per cui le strutture viarie come ponti, viadotti, canali costruiti tanti decenni fa, non reggono l’impatto di eventi meteorologici estremi che stanno diventando la norma. Ciò dovrebbe comportare un continuo controllo e una seria manutenzione delle strutture esistenti, cosa questa, che il Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino e l’Astral non hanno fatto.

Mettiamo in evidenza l’inquinamento dovuto all’eccessivo uso del trasporto su gomma che oltre all’emissione di gas di scarico in atmosfera sta facendo correre alla popolazione rischi sanitari gravi.

Vogliamo affermare la necessità di progetti condivisi con i territori, attraverso lo strumento del dibattito pubblico, garanzia, questa, per il rispetto dei requisiti di difesa del paesaggio e della trasparenza gestionale.

Una mobilità sostenibile amica delle persone ha bisogno di treni e metropolitane, di un trasporto pubblico su gomma, di piste ciclabili all’interno di un contesto naturale integro.

Diamo appuntamento a tutte/i alla riunione di sabato 16 Febbraio 2019 ore 15 presso i locali della Rete Solidale in Via Traiano s.n.c. a Terracina, per la costituzione del Nodo di Terracina del Comitato No Corridoio e per discutere delle prossime iniziative.

A Terracina manifestazione delle associazioni locali contro l’autostrada Roma-Latina

Oggi le associazioni WWF Litorale laziale, Legambiente Pisco montano, Terracina Social Forum, Social Forum Circeo, Città Partecipata insieme al Comitato No corridoio Roma -Latina per la metropolitana leggera hanno animato una manifestazione di dissenso totale nei confronti della costruzione di questa autostrada a pedaggio.

 

 

La manifestazione si è svolta sotto la pioggia sulla Pontina nei pressi di una voragine, questa volta aperta in maniera preventiva, poco distante da quella che ha causato la morte di un nostro concittadino.

 

 

 

I rappresentanti delle diverse associazioni nei loro interventi hanno evidenziato l’assurdità di un progetto di viabilità che ignora lo stato comatoso della mobilità in tutta l’area con la tratta ferroviaria Terracina-Fossanova chiusa dal 2012, i disagi giornalieri dei nostri pendolari  che usano il treno, la Frosinone-mare interrotta, il ponte sul fiume Sisto abbattuto due anni fa, la Pontina causa di continui incidenti per l’assenza di manutenzione, l’Appia che periodicamente si allaga, le migliare colabrodo.

 

Le osservazioni critiche sono state calate nel contesto più generale dei cambiamenti climatici per cui le strutture viarie come ponti e viadotti costruiti tanti decenni orsono non reggono l’impatto di eventi meteorologici estremi che stanno diventando la norma. Ciò comporta un continuo controllo e una seria  manutenzione delle strutture esistenti.

 

E’ stato anche messo in evidenza l’inquinamento dovuto all’eccessivo uso del trasporto su gomma che oltre all’emissione di gas climalteranti in atmosfera sta facendo correre alla popolazione rischi sanitari gravi.

 

 

Una mobilità sostenibile amica delle persone ha bisogno di treni e metropolitane, di un trasporto pubblico su gomma, di ciclovie all’interno di un contesto naturale integro.

Nei prossimi giorni le associazioni che hanno promosso l’iniziativa di oggi si incontreranno per arrivare ad un’assemblea pubblica cittadina sul tema della mobilità.

 

 

 

 

 

 

 

Con una mobilità provinciale allo stremo ci permettiamo il lusso di un’autostrada!

Sabato 2 febbraio 2019 alle ore 10, in prossimità della voragine che si è aperta sulla Pontina la mattina del 25 novembre scorso, si terrà un presidio del comitato NO CORRIDOIO ROMA – LATINA per richiamare l’attenzione dei cittadini e delle Istituzioni sul grave degrado in cui versa la SR 148 da anni, con tutti i problemi di sicurezza connessi alla percorrenza di quella che era una via ad alta percorribilità.

Occorre sottolineare l’assurdità degli indirizzi politici della Regione che vuole fortemente la costruzione dell’autostrada a pagamento Roma -Latina, con l’esborso di milioni di euro per un tratto di strada di poche decine di chilometri che devasterebbero molte aziende agricole storiche e aree naturali protette come la Riserva Naturale di Decima Malafede e altre aree naturali di pregio.

La nostra associazione si è impegnata fin dal primo momento nel contrastare il progetto di questa nuova arteria; dal 2004, infatti, ci siamo attivati nell’opporci al Corridoio Tirrenico Meridionale voluto dalla Regione a guida Storace e poi ripreso dal presidente Marrazzo.

Ora si ritorna a parlare di Autostrada, con una rivisitazione ulteriore del progetto che però rimane un’opera molto costosa e ad alto impatto ambientale.

Nel frattempo il sistema di trasporto della regione e le condizioni idrogeologiche del territorio hanno subito attacchi gravi quali la frana di Monte Cucca che dal 2012 sta  bloccando la tratta ferroviaria Priverno-Fossanova, il preoccupante e pericoloso deterioramento del manto stradale della Pontina da Terracina a Roma e contestualmente di tutte le Migliare, l’interruzione della Frosinone-mare, il crollo del ponte sul fiume Sisto e il continuo allagamento di tratti dell’Appia a causa di eventi meteorologici straordinari e scarsa manutenzione.

No, questo sistema non è assolutamente sostenibile, per i nostri pendolari, gli studenti, e, cosa non ultima, per i turisti che vogliono raggiungere la nostra bellissima città.

In questo momento le criticità diffuse stanno già colpendo duramente, oltre che la vita delle persone che devono muoversi obbligatoriamente su gomma, non importa se con mezzi pubblici o privati, ma un largo settore dell’economia della città. Con l’arrivo dell’estate la situazione peggiorerà sempre di più perché ad entrare in crisi sarà proprio il settore turistico.

Siamo per una mobilità intermodale e sostenibile dove gli spostamenti su tratti lunghi avvengano soprattutto con il treno, e siamo convinti che i fondi destinati alla costruzione dell’autostrada sarebbero più che sufficienti per mettere in sicurezza la Pontina e il Monte Cucca restituendo finalmente alla città lo storico treno, che abbiamo scoperto essere amato moltissimo anche dai tanti pendolari di Latina che utilizzandolo hanno potuto sperimentare per decenni la metropolitana di superficie.

Per questo insieme al Comitato NO CORRIDOIO ROMA -LATINA PER LA METROPOLITANA LEGGERA, Terracina Social Forum, Legambiente “Pisco Montano” Terracina, Social  Forum Circeo, Città Partecipata e ai tanti singoli cittadini che hanno aderito a titolo personale invitiamo la popolazione a partecipare e a far sentire la nostra voce.

Antenne come funghi a Terracina, ne sta arrivando un’altra

L’inquinamento elettromagnetico viene studiato da tempo e se ne conoscono gli effetti termici e biologici sulle cellule. Pur non essendoci unanimità nella comunità scientifica sui rischi gravi a carico della popolazione tuttavia “gli effetti biologici non oncologici (sull’uomo e sugli animali) e oncologici (sugli animali) sono universalmente riconosciuti “(Wikipedia).

Il principio di precauzione dovrebbe ispirare le azioni di amministratori e il comportamento dei cittadini.

A Terracina le antenne sono numerose, eccone alcune

Ora si parla di introdurne un’altra e il WWF Litorale laziale stamani ha emesso un comunicato stampa che si riproduce qui integralmente.

CONSIDERAZIONI DEL WWF LITORALE LAZIALE SULLA ISTALLAZIONE  DI NUOVE ANTENNE DI TELEFONIA MOBILE

Nel territorio del Comune di Terracina da anni stiamo assistendo a continue, improvvise e incontrollate istallazioni di antenne di telefonia mobile.

La necessità di un collegamento sempre più efficace e veloce e la smania di essere sempre più competitivi sollecitano gli operatori del settore a cercare di coprire quante più aree possibili.

Il nostro riferimento è alla richiesta di autorizzazione per l’istallazione di una Stazione Radio Base per rete di telefonia mobile di ILIAD Italia S.p.A.

Da anni la popolazione giustamente preoccupata si chiede cosa può succedere vista l’assenza di una amministrazione attenta e sollecita che si sia munita di strumenti regolativi e piani che prevedano nei particolari tutti gli aspetti di queste attività.

Le persone che si preoccupano per l’inquinamento elettromagnetico si informano, studiano, magari seguono da anni la questione scoprendo ad esempio che fin dal 2008 il Comune con molta difficoltà ha avviato un processo per dotarsi di un Piano P.R.A.E.E.T., di un regolamento per l’istallazione di impianti di comunicazione elettroniche e di un registro per il monitoraggio e catasto SRB (rispettivamente Deliberazione di C.C. n°71/2009, Delibera di C.C. n°144 XVI del 2/10/2008  art.12 per il registro SRB) ma che fino al 2014 non c’è stata attuazione del regolamento e nel frattempo il Piano  P.R.A.E.E.T. è diventato obsoleto e bisognoso di una revisione. Insomma, l’immobilismo in questo ambito è il più totale.

Nel 2013, infatti, il Forum di Agenda 21 Locale, di cui il WWF fa parte, convocò gli assessori competenti e gli autori della redazione del Piano e manifestò la preoccupazione per questo stallo nelle procedure perché nel frattempo le istallazioni continuavano ad avvenire con il meccanismo del silenzio-assenso su aree di proprietà private.

Si è dovuto aspettare il 2014 con sollecitazioni sempre da parte delle associazioni e dei comitati di cittadini per vedere poi nel mese di giugno un consiglio comunale che delibera l’attivazione di una serie di strategie e procedimenti relativi alla modifica del P.R.A.E.E.T.  e del relativo Regolamento e altre iniziative.

A sostegno di questo, ma solo un anno dopo, nel 2015 il Comune, insieme alla società P.R.A.E.E.T. srl ha proposto oltre alla revisione del P.R.A.E.E.T. e del regolamento una serie di azioni, sette interventi in tutto, che prevedono la regolamentazione puntuale di tutti gli aspetti legati alla gestione del problema compresa l’informazione ai cittadini, le tariffe e il “mantenimento e gestione del piano”.

Dopo quella confortante dichiarazione di intenti tuttavia sulla questione è calato di nuovo il silenzio.

Ci sembra veramente assurdo continuare a chiedere cortesemente all’amministrazione di attivarsi in tal senso e non è più accettabile che essa intervenga puntualmente, a volte anche in modo tardivo o inefficace, solo perché sollecitata da associazioni e cittadini. 

Come cittadini vogliamo sentirci tutelati, la nostra salute e quella dei nostri figli non va barattata con nessuna esigenza commerciale. Per fortuna la ricerca scientifica va avanti e i nostri amministratori possono trovare conforto nella tanta letteratura scientifica in merito alla pericolosità, per la salute umana, dell’esposizione alle emissioni elettromagnetiche.

Chiediamo quindi che si completi l’iter proposto nell’ultimo documento e che questo sia finalmente un riferimento sicuro per i cittadini e per le aziende che intendono chiedere autorizzazioni nel nostro territorio comunale.

 

Eliminare lo spreco riducendo i rifiuti, non si può più aspettare

Il Comune di Milano, l’Assolombarda e il Politecnico fanno sistema nella lotta allo spreco alimentare.

Parte domani a Milano una iniziativa che coinvolge istituzioni diverse impegnate nella riduzione dello spreco recuperando prodotti destinati a diventare rifiuti e che coniuga efficienza, solidarietà e coesione sociale.

Il progetto ha lo scopo di valorizzare le buone pratiche messe in atto dalle aziende premiandole  con l’attribuzione di bollino  “zero sprechi” e di dare vita a circuiti  veloci per la consegna dei prodotti agli enti che li raccolgono. L’idea è quella di creare una sorta di microdistretti del recupero e della redistribuzione tra imprese e associazioni che operano nella stessa area.

 

In Italia ogni anno si sprecano oltre cinque milioni di tonnellate di rifiuti per un valore economico di circa 12 miliardi di euro e diventa quindi impellente un intervento che affronti tale questione dal rilevante impatto ambientale e sociale. Il Comune del capoluogo lombardo ha preso l’iniziativa di riconoscere e promuovere buone pratiche volte a ridurre gli sprechi e redistribuire le eccedenze, come quella messa in atto da Assolombarda e Politecnico di Milano.

Proprio il Politecnico da tempo studia lo spreco censendo anche le buone pratiche esistenti per la costituzione di microdistretti del recupero.

 

Il 90% delle eccedenze alimentari generate all’interno della filiera agro-alimentare viene sprecata, ovvero non è ancora utilizzata per l’alimentazione umana” ha affermato Alessandro Perego, Direttore Vicario del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano. “I nostri studi dicono che l’adozione di processi strutturali di recupero delle eccedenze tra imprese della filiera e operatori del terzo settore possono portare a tassi di recupero decisamente più alti, tra il 30 e il 50%. Nella città di Milano sono già in atto molte iniziative eccellenti. Si tratta di dare loro evidenza e metterla a sistema”. 

Nella lotta allo spreco alimentare si potranno seguire strade diverse ma il progetto del Comune di Milano ha il merito di aver coinvolto la produzione, la distribuzione, la ricerca oltre alle organizzazioni destinatarie dei materiali in un sistema che fa ben sperare. 

Ripresi i lavori di bonifica alla Rimembranza

Da qualche giorno nella Rimembranza si è aperto un cantiere di lavoro e chi passa per la strada sottostante sente il ronzio della motosega che seziona gli alberi abbattuti e i colpi della roncola che spoglia i grossi rami.

Gli operai dell’impresa cui il Comune ha affidato i lavori di bonifica sono all’opera e se non ci saranno interruzioni dovute al maltempo tra breve i cittadini potranno vedere le grosse ferite che il parco ha ricevuto lunedì 29 ottobre.

 

I volontari del WWF aiutati dai migranti hanno cominciato a ripulire le piazzole e i viali; l’aula all’aperto sotto la pergola di glicini sta riprendendo il suo aspetto.

 

 

 

Tra gli alberi abbattuti e le staccionate divelte le rose sotto il muro bugnato non cessano di fiorire e in questa situazione sembrano sorridere liete per il pericolo scampato.

 

E’ finito un altro anno senza una vera svolta per clima e biodiversità, il bilancio del WWF Italia

La presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi facendo un consuntivo dell’anno appena trascorso ha dichiarato:

“L’anno 2018 ci lascia insoddisfatti perché, a livello globale, è mancato di un vero scatto in avanti rispetto alle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e alla difesa della biodiversità che, come dimostrano i dati presentati dal WWF con il Living Planet Report continua ad essere in rapido declino in tutto il mondo: in soli 50 anni è scomparso più del 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia, mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Nemmeno il preoccupatissimo allarme lanciato dall’ultimo rapporto sul cambiamento climatico pubblicato dall’IPCC è riuscito a fare aprire gli occhi ai decisori politici segnalando l’urgenza di un cambio di paradigma nel modo in cui gestiamo l’energia, i suoli, l’industria, le costruzioni, i trasporti e le città”.

 

“Anche per l’Italia il 2018 è stato un anno in cui, spesso, alle attese non sono seguiti i fatti. Da un lato c’è stata finalmente una presa di coscienza contro il nemico dei mari e delle spiagge: la plastica. Si tratta di un tema su cui il WWF si è speso molto nel 2018 (ricordiamo il Tour Spiagge Plastic Free che ha coinvolto 1000 volontari in 41 appuntamenti, la petizione che ha raccolto più di 600.000 firme e il Report Mediterraneo in Trappola) e continuerà ad impegnarsi a fondo anche nel 2019 con tantissime iniziative tra cui la collaborazione con il Jova Beach Party (il tour 2019 di Jovanotti) che supporterà la nostra campagna di contrasto all’inquinamento da plastiche. Su questo tema vanno segnalate le iniziative assunte dal Ministero dell’Ambiente sul tema, anche grazie alla spinta propulsiva del ministro Costa.

È stato, invece, un anno da dimenticare per la biodiversità italiana. A causa dei calendari venatori e altri provvedimenti sulla caccia varati dalle regioni, il 2018 può essere considerato come un vero e proprio annus horribilis. Il WWF ha difeso i nostri animali selvatici nei tribunali con ben 12 ricorsi di cui 9 andati a buon fine”, continua la leader dell’associazione.

“Nonostante il 2018 fosse cominciato con la sottoscrizione in campagna elettorale del Patto per l’ecologia, proposto dal WWF per rilanciare sul piano nazionale ed internazionale il Ministero dell’Ambiente, da parte di tutte le maggiori forze politiche (un segnale che avevamo colto con fiducia) purtroppo nella parte finale abbiamo assistito ad un clamoroso dietrofront, con il decreto Genova, divenuto il contenitore di alcuni provvedimenti gravissimi, come quelli sul condono di Ischia e sullo spandimento dei fanghi in agricoltura.

Per le nostre aree protette restano aperte tutte le criticità messe in luce dal Check-Up Parchi pubblicato a settembre dal WWF con i Parchi Nazionali che necessitano di un serio rilancio e le Aree marine protette che non solo non possono continuare ad essere ‘aree protette di serie B’ ma che devono acquisire dignità a livello economico e gestionale. Anche il 2018 ha messo in evidenza come il nostro territorio sia particolarmente esposto ai fenomeni estremi che con i cambiamenti climatici tendono ad aumentare in frequenza e intensità. È necessario che gli investimenti annunciati per affrontare il dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza diventino subito concreti e reali. Infine, le bonifiche: devono uscire dalla carta su cui rimangono da decenni e diventare realtà”.

“Il 2019, sia a livello globale che nazionale dovrà essere un anno di svolta. È necessario porre le basi per un Global Deal, un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità. E serve il coraggio dei governi per concretizzare l’Accordo di Parigi sul clima e assumere impegni adeguati all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.

A livello nazionale, oltre ai provvedimenti che indichino un reale e rapido percorso di decarbonizzazione del nostro sistema energetico ed economico, ci aspettiamo un cambio di passo netto e concreto nelle politiche ambientali. A cominciare dall’approvazione della legge contro il consumo del suolo (provvedimento essenziale contro la cementificazione, per la sicurezza del territorio e di migliaia di famiglie) che dal 2012 vaga per le aule del Parlamento alla ricerca dei voti che la facciano diventare qualcosa di più che una promessa”, conclude Donatella Bianchi.

Si può leggere qui il bilancio completo del WWF sul contesto internazionale e nazionale.

(dal sito del WWF Italia)

Il 2018 del blog del Gruppo pontino del WWF Litorale laziale

Anche quest’anno il blog del Gruppo pontino del WWF Litorale laziale ha avuto un buon seguito tra i cittadini e gli internauti a livello mondiale.

Sono stati pubblicati 91 articoli che hanno avuto 16.285 letture con 7.663 accessi.

I dieci articoli più letti

Il monumento sulla spiaggia di Terracina, 392 letture
Improvvisamente cambia il Pisco Montano di Terracina, 302 letture
In Quirinale i ragazzi terracinesi dell’alternanza scuola/lavoro dedicata alla vigilanza antincendi con il WWF, 239 letture
La Regione Lazio introduce i biodistretti, finalmente un primo passo verso il recupero di un’agricoltura che ha cuore la biodiversità , 213 letture
Un maiale vietnamita alla Ciana, come ci sarà arrivato?, 206 letture
Avvistati Cavalieri d’Italia sulla spiaggia, 197 letture
Ancora vandali nell’ex-convento di San Francesco a Terracina, 196 letture
La speleologia a Terracina è stata una grande passione (3), 195 letture
La speleologia a Terracina è stata una grande passione (4), 194 letture
Favorire la mobilità dolce su via Badino ma restituire alla collettività  i benefici della presenza di alberi, 189 letture

Questi sono i primi dieci Paesi su 47 da cui sono partiti gli accessi al blog per una lettura di poco più di due articoli in media.

Italia,15115 letture
Stati Uniti, 657 letture
Germania,91 letture
Canada,80 letture
Irlanda, 69 letture
Svizzera, 44 letture
Regno Unito, 35 letture
Cina, 32 letture
RAS di Hong Kong, 20 letture
Francia,17 letture

I migranti impegnati nella Rimembranza chiamati davanti alla Commissione prefettizia, incrociamo le dita!

L’associazione WWF Litorale laziale è stata inserita nel mese di giugno 2018 in un progetto formativo voluto dal Comune di Terracina e riservato a persone migranti nell’ambito di attività volontarie a favore della popolazione locale in attuazione del decreto legge n. 13 del 17 febbraio 2017 recante Disposizioni per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale.

Il progetto, iniziato l’estate scorsa, si sta sviluppando all’interno del parco della Rimembranza di Terracina, gestito da qualche decennio dal WWF con una convenzione sottoscritta con il Comune e rinnovata in data 11 agosto 2016. Dopo una formazione iniziale sulla storia del luogo, sulla vegetazione presente e sulle tecniche di conduzione di un giardino, il progetto è passato ad una fase operativa con piccoli lavori di manutenzione come rifacimento di muri a secco, ripristino di staccionate con la relativa tinteggiatura e pulizia dei sentieri.

I migranti che hanno scelto di entrare volontariamente nel progetto stanno dando un contributo  rilevante alla sistemazione dell’area del parco (appena terminata la bonifica dei danni causati dall’evento del 29 ottobre riprenderanno i loro interventi) ricevendo un attestato da parte del WWF Litorale laziale.

Man mano che arriveranno le convocazioni potranno presentare tale attestato alla Commissione prefettizia che dovrà riconoscere il loro stato di rifugiati.

Mamadou e Omar saranno i primi ad essere ascoltati dalla Commissione prefettizia di Latina, sono stati convocati, infatti, per il mese di gennaio 2019.

Il WWF Litorale laziale è grato all’assessore Roberta Tintari che ha voluto il progetto, alla coop. sociale IL Quadrifoglio cui sono affidati i migranti coinvolti e soprattutto ai ragazzi che si stanno prodigando nella manutenzione del parco.

A questi ultimi auguriamo vivamente che possano restare qui da noi come nuovi cittadini!