Il profilo fragile dello Stivale

Dalla costiera amalfitana alla spiagge di Budelli, dalle lagune costiere alle saline, dalle dune del Circeo a Portofino, dalle falesie del Gargano ai lungomari dell’Adriatico fino al “letterario” sentiero Rilke a strapiombo lungo la baia di Sistiana vicino Trieste, dedicato al poeta austriaco: il profilo della nostra penisola è parte integrante dell’immaginario collettivo mondiale.

Questi ambienti di passaggio fra terra emersa e mare hanno condizioni ambientali difficili come i forti venti salmastri, l’aridità e la salinità delle falde sottostanti fino alla mancanza di humus: questo però ha consentito a centinaia di organismi di adattarsi rendendo così le nostre coste ambienti ricchi di biodiversità ma al tempo stesso tra i più minacciati insieme alle zone umide.

Un video girato nella riserva di Punta Penne a Vasto dal WWF Abruzzo dell’uccello Fratino che nidifica sulle spiagge ne è una prova inconfutabile.

Le spiagge naturali sono rifugio per centinaia di specie dagli uccelli alle tartarughe marine, cordoni sabbiosi fioriti di gigli di mare e santoline che proteggono dalla forza dei venti e della salsedine la macchia e i boschi retrostanti. La ricchezza delle coste è unop degli elementi di qualità dell’Ecoregione Mediterranea, una delle aree prioritarie globali indicate dal WWF.

Il nostro è però un profilo diffusamente deturpato e estremamente fragile, un bene pubblico di primaria importanza sia per la biodiversità che custodisce che per la ricchezza culturale/paesaggistica che rappresenta.

Le coste sono anche quel confine sensibile agli effetti dei fenomeni legati ai mutamenti climatici, come l’intensificarsi delle mareggiate e l’innalzamento dei mari. Ma se in buono stato, come le spiagge ancora ricche di dune sabbiose  integre, possono costituire bastioni naturali capaci di contrastare questi effetti.

La loro difesa, dunque, è prioritaria e riguarda tutti.

Luca Argentero testimonial della Giornata delle Oasi WWF 2012

I pochi chilometri di coste italiane che sono sopravvissuti alla mano dell’uomo conservano fragili ecosistemi di dune, spiagge, delta fluviali e boschi costieri popolati da migliaia di specie animali e vegetali, come fenicotteri, fratini, volpi, anfibi e tartarughe marine – ha detto Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia – Ma senza una quotidiana azione di tutela questi preziosi ritagli di natura rischiano di soccombere a un utilizzo sempre più sconsiderato del territorio e del mare. Memori della grande mobilitazione che l’anno scorso ci ha consentito di salvare due nuovi boschi, ci appelliamo alla generosità degli italiani e al loro amore per il mare e la natura, per coinvolgerli in un nuovo ambizioso progetto di tutela che con l’aiuto di tutti potrà dare nuova vita a tre bellissime aree tra terra e mare, vitali, protette e aperte alla fruizione di tutti.

Anche quest’anno testimonial della campagna è Luca Argentero che ha voluto confermare il suo impegno accanto al WWF girando un suggestivo spot ambientato in riva al mare. E fra gli altri aiuteranno a diffondere l’iniziativa anche Fiorello, Neri Marcorè, Massimiliano Rosolino e Francesco Facchinetti che hanno prestato la loro immagine al progetto.


E il 20 maggio tutti invitati alla grande Festa delle Oasi WWF, gli oltre 100 paradisi di natura protetti dall’Associazione del Panda in tutta Italia, che saranno aperte gratuitamente al pubblico con iniziative speciali per tutte le età, insieme a 10 Riserve del Corpo Forestale dello Stato che quest’anno partecipa alla festa. Tutti i programmi nelle prossime settimane su www.wwf.it 

Giornata delle Oasi WWF 2012: i tre siti da proteggere

Nelle prossime tre settimane, il WWF racconterà lo stato dei nostri litorali attraverso approfondimenti, inchieste e iniziative speciali, e inviterà gli italiani a dare il proprio aiuto per realizzare il triplice obiettivo della Campagna 2012: Dare vita alla nuova Oasi WWF Scivu ad Arbus, in Sardegna, un vero paradiso di dune alte sabbiose e fitta macchia mediterranea, detta ‘parlante’ perché battuta dal vento di maestrale, dove si incontra il cervo sardo, ma anche minacce come il taglio dei ginepri secolari o il passaggio di fuoristrada. Bonificare la bellissima spiaggia che costeggia la Riserva naturale e Oasi WWF Le Cesine, nel Salento, in Puglia, dove i rifiuti portati dal mare e mai rimossi hanno creato strati di plastica con gravi danni alla vegetazione e agli animali. Riforestare e riqualificare le zone umide dell’Oasi WWF Golena di Panarella, in Veneto, un paradiso di biodiversità alle porte del Delta del Po, che d’inverno ospita fino a 130-140.000 uccelli e che per questo è meta ambita dai bracconieri. Tre aree che sono il simbolo delle tre tipologie di coste più importanti e allo stesso tempo più fragili: le dune, le zone umide e le foci dei fiumi, fondamentali sia per il loro valore di biodiversità e bellezza, sia per la nostra sicurezza perché rappresentano veri e propri cuscinetti, determinanti nel caso dell’innalzamento del mare conseguente ai cambiamenti climatici.

Mare e coste: salviamo il profilo fragile dell’Italia

 

Un profilo fragile lungo quasi 8.000 chilometri di litorali, ‘sommersi’ da un’ondata di pressioni e minacce – erosione costiera, degrado, cementificazione selvaggia, inquinamento da terra e dal mare. Un dossier fa il punto.
Un profilo fragile lungo quasi 8.000 chilometri di litorali, ‘sommersi’ da un’ondata di pressioni e minacce – erosione costiera, degrado, cementificazione selvaggia, inquinamento da terra e dal mare – che nell’ultimo secolo ha già travolto e fatto sparire per sempre l’80% delle dune, eroso il 42% dei litorali sabbiosi e compromesso più del 50% delle nostre coste, interessate e spesso deturpate da agglomerati urbani, strade, porti, industrie e stabilimenti balneari, che accolgono 638 comuni costieri e quasi 18 milioni di persone (30 milioni considerando la fascia dell’immediato entroterra, ovvero più della metà degli italiani), con una densità quasi doppia rispetto alla media nazionale (380 abitanti per kmq contro 200), tanto che oggi meno del 30% dei nostri litorali è rimasto allo stato naturale.
È la fotografia scattata dal nuovo dossier “Coste: Il profilo fragile dell’Italia” diffuso dal WWF, che quest’anno dedica alla tutela del mare e delle coste la Festa delle Oasi 2012 (il 20 maggio in tutta Italia).

E dopo il successo dell’edizione 2011 che ha permesso di salvare due nuovi boschi, il WWF lancia la nuova campagna “Un mare di oasi per te”, una ‘sfida blu’ che nelle prossime tre settimane chiede l’aiuto degli italiani per proteggere tre preziose aree costiere in Sardegna, Puglia e Veneto, e trasformare questi delicati ecosistemi al confine tra la terra e il mare in nuovi baluardi di natura protetta che tutti potranno conoscere e frequentare. Dal 29 aprile al 20 maggio tutti potranno partecipare a questa nuova mobilitazione per la natura italiana, inviando un sms o chiamando il 45503 oppure recandosi presso le filiali e gli sportelli automatici (ATM) Unicredit di tutta Italia (dal 14 al 27 maggio) 

Una campagna che nasce  “sotto il segno del fratino”, con le emozionanti immagini dei primi pulcini di questo piccolo e raro uccello che nidifica sulle spiagge, nati proprio in questi giorni lungo la costa di Martinsicuro (Teramo) in Abruzzo, un simbolo della meraviglia di natura che può vivere su un litorale in salute e rispettato.

Lontra: star delle telecamere a infrarossi in Abruzzo

Un eccezionale video con protagonista la rarissima Lontra raccolto con una “foto-trappola” a infrarossi, sul fiume Aventino, affluente del Sangro in Abruzzo, è stato presentato  dal WWF e dalle ricercatrici delle Università del Molise e di Roma 3, impegnate in uno studio sulla presenza di questa specie nel bacino del Sangro-Aventino.

 

 

Maggiori informazioni nell’articolo.

5 maggio 2012, a Roma i cittadini chiedono il rispetto del referendum per l’acqua pubblica

Grande partecipazione oggi a Roma alla manifestazione per l’acqua pubblica, per il rispetto dei risultati del referendum e contro la privatizzazione dei servizi pubblici.

 

Presenti tanti comitati locali, associazioni e partiti. Ovviamente anche il WWF, già presente nel comitato referendario, ha caratterizzato un segmento del corteo con le bandiere del panda.

 

 

 

 

 

Difendiamo il referendum: l’acqua è pubblica

IN DIFESA DELL’ACQUA E DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI

PER I DIRITTI DEI LAVORATORI E LA DEMOCRAZIA

IL WWF LAZIO ADERISCE E PARTECIPA

SABATO 5 MAGGIO

                                                   

    ROMA NON SI VENDE!

   MANIFESTAZIONE CITTADINA

   PARTENZA PIAZZA VITTORIO ORE 15.00

Un grande corteo per fermare la vendita di ACEA

* * *

Nonostante il voto referendario di oltre 26 milioni di persone – fra loro, 1.200.000 cittadini romani – Si vuole vendere un ulteriore 21% delle quote pubbliche di Acea.

Si vuole fare cassa per coprire i buchi di bilancio provocati dalla sua stessa mala gestione.

Si vuole privatizzare la gestione di un bene essenziale, nonostante e contro la volontà dei cittadini.

Si vuole pregiudicare il futuro della città, dei suoi beni comuni e dei suoi servizi pubblici.

Tutte e tutti insieme dobbiamo impedirlo!

Per questo chiamiamo le donne e gli uomini di questa città ad una grande mobilitazione per l’acqua, per la difesa dei servizi pubblici locali e dei diritti dei lavoratori, per la democrazia.

Appuntamento per tutti gli attivisti e gli amici del WWF  alla fermata metro A “Piazza Vittorio” alle ore 14.30, cerca le bandiere del Panda…

saremo lì! 

 

22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua

 

WWF: “AGRICOLTURA E FILIERE PRODUTTIVE:
ECCO LA  ‘ZONA ROSSA’ PER LA TUTELA DELL’ORO BLU”


L’uomo si appropria del 54% d’acqua dolce disponibile sul Pianeta (meno dell’1% del totale)
In Italia oltre il 60% è usato dall’agricoltura. 50 Oasi WWF su 120 tutelano ecosistemi d’acqua dolce

 

Come incidere positivamente su filiere produttive e comportamenti individuali:
il caso Mutti e il carrello della spesa virtuale su www.improntawwf.it

 

Il 28 marzo il WWF lancia il ‘Water Risk Filter’, strumento per mappare i bacini idrici mondiali e valutarne i rischi connessi alle filiere produttive come siccità e inquinamento

 

Ecosistemi d’acqua dolce (fiumi, laghi ecc.) ‘stressati’ dall’agricoltura, in primis dalla filiera agroalimentare con cibi (soprattutto carne bovina, latticini e cereali) che arrivano sulle nostre tavole dopo cicli produttivi ad alto consumo di acqua: è la ‘zona rossa’ su cui cittadini, imprese, investitori ed istituzioni devono incidere per ridurre i rischi di una crisi idrica globale.  E’ quanto rileva il WWF, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, che ricorre oggi 22 marzo, ricordando come l’oro blu sia uno dei temi portanti della propria campagna “Food, Water and Energy for all, for ever” lanciata in vista del Summit mondiale per lo Sviluppo Sostenibile Rio + 20.

Su un totale di 1,4 miliardi km³ di acqua disponibile sul Pianeta, solo il 2,5% (35 milioni di km³) è costituito da acqua dolce (fiumi, laghi, ghiacciai ecc.), di cui solo meno dell’1% è potenzialmente utilizzabile dall’uomo per le proprie necessità vitali, che invece si appropria del 54% di tutta l’acqua dolce accessibile, di cui il 70-80% nel mondo in Italia circa il 60% – viene usato per l’irrigazione delle colture.

Il resto del 2,5% di acqua dolce sul totale di risorse idriche mondiali è così distribuito:  per circa il 70% (24 milioni di km³) è ‘imprigionata’ sotto forma di neve e ghiacci permanenti nelle regioni montuose, antartiche e artiche; per il restante 30% (0,7% delle risorse idriche totali) è confinata in depositi sotterranei (falde, umidità del suolo, acquitrini, permafrost, etc.) mentre solo lo 0,3% (105mila km³) è acqua superficiale di laghi e fiumi.

Una fotografia, quella scattata dal WWF Italia, che restituisce un’emergenza ambientale e sociale: gli ecosistemi d’acqua dolce, infatti, non solo forniscono l’habitat per la sopravvivenza di numerosissime specie ma consentono anche lo stoccaggio e la fornitura di acqua potabile per soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione umana.

ECOSISTEMI E SPECIE D’ACQUA DOLCE A RISCHIO: LE OASI WWF COME ESEMPIO DI TUTELA. In Italia e in Europa le specie a rischio degli ecosistemi d’acqua dolce  sono soprattutto la lontra, per quanto riguarda i mammiferi, il Carpione del Garda e il Carpione del Fibreno, per i pesci; la Moretta Tabaccata e il Cavaliere d’Italia, per gli uccelli d’acqua. I Boschi ripariali (salici, ontani ecc.) sono quelli più minacciati.

Il WWF Italia da sempre attraverso le proprie Oasi protegge alcuni dei più importanti ecosistemi d’acqua dolce: sono 50 le Oasi WWF, su un totale di 120, che tutelano ecosistemi d’acqua dolce e le loro specie, come ad esempio le Oasi di Burano (Toscana), Orbetello (Toscana), Le Bine (Lombardia), le Saline di Trapani (Sicilia), e Valle Averto (Veneto).

L’IMPRONTA IDRICA ‘NASCOSTA’ NEL CIBO: FINO A 5MILA LITRI A PERSONA AL GIORNO. Più che dal prelievo di acqua potabile,  l’impatto principale sulla risorsa idrica in termini di consumi deriva dalle attività agricole e industriali.  Se infatti da un lato si registra un fabbisogno idrico giornaliero pro capite di 2-4 litri, dall’altro ci sono altre forme di consumo dell’oro blu, tra cui l’acqua ‘nascosta’ nei prodotti che utilizziamo, a cominciare da quelli alimentari.

Per produrre il cibo che una persona mangia ogni giorno sono necessari da 2mila a 5mila litri di acqua. Ogni alimento che entra a far parte della nostra dieta, infatti, ‘risucchia’, attraverso la filiera produttiva che lo ha portato nel nostro piatto, una quantità d’acqua necessaria a coltivarlo o ad  allevarlo (nel caso di derivati animali).
Alcuni consumi alimentari cibi incidono più di altri: in primis i cereali, che rappresentano il 27% dell’impronta idrica media individuale  (pari a 1385 m³ d’acqua l’anno), seguiti da carne (22%) e latticini (7%).In particolare, per quanto riguarda la carne, la più impattante è quella bovina: infatti mentre per produrre un kg di carne di pollo sono necessari circa 4.300 litri di acqua e per un kg di carne di maiale circa 6mila, per un kg di carne bovina sono necessari ben 15.500 litri.

 

Le differenze tra le impronte idriche dei diversi Paesi sono quindi strettamente connesse  alle diverse scelte alimentari: negli Stati Uniti, ad esempio, dove il consumo di carne bovina – uno dei prodotti più insostenibili dal punto di vista idrico – è di 43 kg a testa l’anno, 4 volte e mezzo la media globale, l’impronta idrica interna individuale è di 2.842 metri cubi annui. In Italia, dove il consumo complessivo di carne pro capite è intorno ai 90 kg l’anno, di cui ¼ è carne bovina, l’impronta del cittadino medio raggiunge i 2.303 metri cubi annui.

 

“Seppur rinnovabile, l’acqua dolce è una risorsa limitata e vulnerabile che può diventare sempre più scarsa. La crisi idrica non è più solo un’emergenza limitata alle regioni più povere del Pianeta ma è un problema globale che coinvolge sempre più aree del mondo”, spiega Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia. “Per contrastare la crescente pressione sulle risorse idriche mondiali è fondamentale: ridurne i consumi attraverso una dieta sana e sostenibile, che preveda un minor consumo di prodotti ad elevata intensità idrica, come la carne; orientare i processi produttivi delle industrie, soprattutto agricole; ridurre gli sprechi sia a livello di filiera (1/3 del cibo prodotto a livello globale diventa rifiuto prima di raggiungere le tavole) che nel frigo di casa”.

COME RIDURRE L’IMPRONTA IDRICA: DAL CASO MUTTI AL CARRELLO DELLA SPESA VIRTUALE: Cittadini,  imprese, investitori ed istituzioni possono ridurre la propria impronta idrica cambiando e promuovendo abitudini alimentari e  strategie in grado di incidere sui processi produttivi per una riduzione dei consumi d’acqua.

Per quanto riguarda i processi produttivi, un caso-studio italiano di calcolo della propria impronta idrica e di riduzione del consumo di acqua in agricoltura è rappresentato da Mutti, leader di mercato nella produzione di concentrato, passata epolpa di pomodoro. E’ la prima azienda in Italia, e tra le poche al mondo, ad aver calcolato i consumi di acqua della propria produzione, dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito, avvalendosi del supporto scientifico del WWF e del Dipartimento per l’Innovazione dei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali dell’Università della Tuscia (Viterbo). Questo progetto sperimentale, che non si basa su dati di letteratura ma su un effettivo calcolo dell’impronta idrica dell’intera filiera, ha preso in esame la quantità di acqua immagazzinata in ogni prodotto Mutti. Dato che l’83% dell’impronta idrica di Mutti è dovuta alla coltivazione del pomodoro, è agli agricoltori che Mutti rivolge maggiormente la sua attenzione, con una campagna di sensibilizzazione e di supporto per razionalizzare l’uso delle risorse idriche impiegate per la

coltivazione.

La riduzione dell’impronta idrica del 3%, annunciata nel novembre 2011, potrà essere ottenuta riducendo dell’11,5% l’acqua per l’irrigazione (componente blu), riducendo del 30% i fertilizzanti a base di fosforo, azoto e potassio (componente grigia) oppure combinando le due precedenti misure. La metodologia utilizzata per il calcolo dell’impronta idrica è quella del Water Footprint Network (WFN), la più autorevole rete mondiale che riunisce istituti di ricerca, agenzie governative, ONG e settore privato per promuovere l’utilizzo sostenibile, equo ed efficiente delle risorse idriche mondiali.

Tra le cose che invece può fare  il cittadino, sia come utilizzatore del servizio idrico che come consumatore, c’è il calcolo della propria impronta idrica attraverso il carrello della spesa virtuale sul sito del WWF Italia www.improntawwf.it , che permette così di essere consapevoli di quanto ‘oro blu’ mettiamo nel nostro piatto con la scelta dei nostri prodotti alimentari.

Coming soon: Il WWF ha previsto per il 28 marzo il lancio del “Water Risk Filter”, uno strumento di valutazione dei rischi connessi all’approvvigionamento idrico da parte delle aziende che mapperà i bacini idrici a livello globale e che potrà essere utilizzato da investitori e grandi aziende per analizzare l’esposizione a minacce quali la scarsità idrica o l’inquinamento delle acque che impattano sulla catena di fornitura.

PER APPROFONDIRE: “IMPRONTA IDRICA, scenari globali e soluzioni locali”REPORT WWF ITALIA (Novembre 2011)

 

http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/report%20impronta%20id

rica_Muttifinale.pdf

 

I NOSTRI MARI SONO IN PERICOLO FIRMA ORA: SALVA I NOSTRI PESCI E I NOSTRI MARI

FIRMA ORA: SALVA I NOSTRI PESCI E I NOSTRI MARI.
AIUTACI A CAMBIARE LA POLITICA EUROPEA SULLA PESCA.

    Al Presidente e ai membri della Parlamento Europeo ai parlamentari europei e         al Ministro dell’Agricoltura e Pesca
La pesca eccessiva ha consumato gli stock ittici in Europa e nel mondo e anche i pescatori stanno lottando per sopravvivere.Abbiamo bisogno di una riforma ambiziosa della politica europea sulla pesca.
Vi chiediamo di:

  • gestire la pesca in maniera coerente, costante e con prospettive di lungo termine, a livello di bacino, per consentire agli stock di ricostituirsi
  • stabilire un insieme di regole condivise che consentano ai pescatori di prendere ciò che è ragionevole, scientificamente deciso, e soprattutto quando è necessario
  • di applicare questi stessi principi a tutti i pescherecci europei ovunque essi operino nel mondo

Per firmare:

http://e-activist.com/ea-action/action?ea.client.id=14&ea.campaign.id=13094