Elezioni 2013: dite qualcosa di ambientalista

18/2/2013 – Eco telegramma alla politica in sette punti di un cartello di 13 associazioni nazionali

 

ecotelegramma400Un ECO-telegramma alla politica che in questa campagna elettorale ha sostanzialmente taciuto su temi di enorme importanza per la vita degli italiani e per lo stesso sviluppo economico del Paese: ambiente, territorio, energia e nuova occupazione creata dalla green economy. Su questi temi le associazioni della società civile, così come gli imprenditori legati all’idea di innovazione verde, hanno tentato di chiamare a discutere e a dire la loro tutte le forze politiche, hanno elaborato ‘agende’ e ‘appunti’. Ma di fatto questi temi sono rimasti fuori dal main stream politico: i partiti hanno delegato ai settori di riferimento, si sono pronunciati a mezza bocca sulle richieste delle associazioni, mentre a far discutere sono stati come sempre gli schieramenti, le personalità, le alchimie pre e post elettorali. Oggi un cartello di 14 associazioni e aziende chiede ai partiti e ai candidati premier di “dire qualcosa di ambientalista” e manda un ECO-telegramma con 7 punti a tutte le forze politiche cui domanda un impegno nell’ultima settimana della campagna elettorale.

 

 

A presentare in una conferenza stampa questa sfida alla politica è un gruppo consistente di organizzazioni che operano in ambiti diversi:  assieme a LAST MINUTE MARKET, l’associazione contro lo spreco che ha promosso l’ECO-telegramma, ci sono le associazioni ambientaliste che hanno elaborato nelle scorse settimane l’”Agenda ambientalista per la Ri/Conversione ecologica del Belpaese” (CLUB ALPINO ITALIANO, FONDO AMBENTE ITALIANO, FEDERAZIONE PRO NATURA, GREENPEACE, LEGAMBIENTE, TOURING CLUB e WWF); SLOWFOOD che ha lanciato gli “Appunti per le politiche alimentari”; LIBERA E GRUPPO ABELE di Don Ciotti che hanno raccolto 120 mila firme di cittadini per la petizione contro la corruzione “Riparte il futuro”; associazioni e imprenditori di grande peso nel campo dell’economia sostenibile: APER (che raccoglie centinaia di aziende  e ha elaborato un documento con “26 Azioni per lo sviluppo delle rinnovabili”), ALCE NERO (la cooperativa di agricoltori e apicoltori che rappresenta uno dei più affermati marchi del biologico italiano) e EATALY (una delle eccellenze del made in Italy nel campo dell’alimentazione di qualità).

“Ai candidati premier, ai leader di partito, crisi ambientale si aggrava assieme a quella economica stop Politica si occupa solo di alleanze stop Prossima settimana di campagna elettorale è ultima occasione per dire quello che farete per ambiente e green economy stop  Ed ecco su quali priorità  stop”, scrivono in forma telegrafica gli organizzatori alle segreterie di partito proponendo sette punti di capitale importanza su cui si dovrebbe appuntare l’attenzione nelle ultime battute della campagna elettorale.
  1.  la battaglia contro la corruzione che sottrae enormi risorse materiali e morali al paese,
  2. l’ obiettivo 100%  rinnovabili,
  3. mobilità sostenibile,
  4. conservazione della biodiversità e delle aree protette,
  5. valorizzazione dell’agricoltura biologica e a basso impatto ambientale,
  6. recupero del patrimonio edilizio invece che consumo di suolo,
  7. lotta agli sprechi, oltre all’ampliamento della raccolta differenziata e al riciclo dei rifiuti.

 Si tratta – sottolineano gli organizzatori nel testo dell’eco-telegramma – di “impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio energia e futuro da prendere già nel primo anno di governo”. Primi interventi che un nuovo esecutivo dovrebbe avviare in fretta, che partono dal patrimonio di idee e proposte che sono state avanzate nelle varie agende elettorali 

 

Il presidente onorario del WWF Italia, Fulco Pratesi, sul folle uso dello smaltimento nella gestione dei rifiuti

di Fulco Pratesi, presidente onorario WWF Italia 

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Non raccoglierò l’invito rivoltomi a visitare la discarica di Peccioli, per il semplice motivo che non servirebbe a farmi cambiare opinione sulla necessità di superare il sistema attuale di gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. La mia contrarietà (e quella dell’associazione che rappresento), al perpetrarsi della logica dello smaltimento, travalica le modalità di gestione dei singoli impianti e il danno immediato che da questi deriva.

Sono molto più profondi di ciò che generalmente si pensa i danni provocati all’ambiente, e dunque alla fonte stessa del nostro sostentamento e del nostro benessere, dalla produzione di rifiuti così come la conosciamo da ormai mezzo secolo. La proliferazione d’impianti di smaltimento, o il mantenimento dell’assetto attuale, non fanno altro che nascondere un’emergenza  meno evidente, ma non per questo meno pericolosa del cosiddetto “effetto Napoli”. Nascondono  il danno provocato dal consumo sconsiderato di risorse naturali e alimentano la convinzione, di cittadini e amministratori pubblici, che non si debba o non si possa fare alcunché per modificare lo stato delle cose.

E non favoriscono un percorso  virtuoso di riduzione dei contenitori, degli imballaggi  e degli scarti a monte, e di raccolta differenziata, riciclaggio e compostaggio a valle, che riducano al minimo la necessità di scaricare sul territorio i prodotti dei nostri eccessivi consumi.

Vi è poi un ulteriore danno, a livello della comunità locale che ospita la discarica di Peccioli, che non viene adeguatamente sottolineato. Fondare sostanzialmente l’economia di un territorio su un impianto destinato a esaurire la propria funzione in tempi certi e puntare l’intera posta sulla scommessa che tale funzione possa invece essere estesa (per l’ennesima volta) è una forma di azzardo alla quale non vorremmo mai assistere. Anche perché, molti lo dimenticano, i costi latenti e differiti nel tempo, specifici di una discarica, si evidenziano proprio nel momento in cui viene meno la sua redditività.Di questo sono convinto, così come sono convinti i tanti attivisti del WWF che su base volontaria dedicano parte del proprio tempo alla difesa di un patrimonio collettivo. Non si tratta di poesia, benché la poesia abbia di per sé un valore non trascurabile. Si tratta di semplice lungimiranza.

Immagini di discariche

Condono edilizio: una provocazione contro il Paese

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Scherza con il fuoco chi parla di condoni edilizi: il solo annuncio provoca una corsa all’abuso. Ne sappiamo qualcosa in provincia di Latina e a Terracina in particolare.

Più che una boutade quella di Berlusconi sul condono edilizio è una provocazione contro il Paese, sostiene il WWF Italia. Berlusconi in Italia è il padre di due condoni edilizi su tre oltre che di una sanatoria paesaggistica e ha dunque  responsabilità importanti e ben definite che si sono trasformate in veri e propri sfregi del Paese.

Il condono di ‘necessità’ infatti, pur non condivisibile sotto il profilo giuridico, aveva forse qualche ragione nella sua prima edizione quella voluta da Craxi nel 1985.
Dopo di allora l’abusivismo è stato legato a operazioni speculative  o a realizzazione di opere in aree vincolate.

 

La prassi dei condoni in Italia ha tolto ogni certezza rispetto ad una efficace persecuzione dell’illecito penale costituito dalla realizzazione di immobili abusivi.  Ancora oggi sono centinaia di migliaia le pratiche ancora aperte sui condoni edilizi precedenti.L’abusivismo non si è mai fermato e si costruisce contando che, dati i tempi biblici della giustizia, prima o poi arrivi un condono. Questo è un fenomeno non più legato alla povertà ma piuttosto alle imprese edili che aumentano abusivamente le volumetrie assentite, con vari escamotage come ad  esempio la realizzazione di sottotetti poi trasformati in attici oppure di terrazzi che poi diventano vani aggiunti o volumi di servizio poi destinati ad  altro uso.Il Popolo della libertà nell’ultima legislatura si era già reso protagonista di proposte di condono soprattutto relative alla regione Campania. Proposte che, qualora approvate, avrebbero fatto venire meno migliaia di ordini di abbattimento esecutivi e migliaia di procedimenti giudiziari in corso, insomma lo stato che nega se stesso perché mentre un organismo cerca di applicare la legge un altro lavora per eluderla.

 

Il quarto ventilato condono, la cui articolazione sarebbe tutta da vedere, metterebbe poi seriamente a rischio territori delicatissimi quali i parchi perché questi erano stati esclusi dal terzo condono e le pressioni per aprire i termini della sanatoria in queste aree di pregio sono fortissime.

Al di la di tutto ciò Berlusconi si sta assumendo la responsabilità della corsa all’abuso che sempre avviene al solo annuncio di interventi di condono. E che accelera man mano che questi sembra possano realizzarsi.
CONSUMO DEL SUOLO

Elezioni 2013: l’ambiente non è entrato nei programmi elettorali

Sette importanti associazioni propongono un’Agenda per la Ri/conversione ecologica del Belpaese

sostenibilita terra e frecceIl nuovo modello economico basato su un’economia verde e rigenerativa deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo e Parlamento, valorizzando gli elementi di forza (parchi, biodiversità, patrimonio culturale, sistema della qualità), garantendo la sicurezza e l’efficienza dell’approvvigionamento energetico e favorendo l’internalizzazione dei costi ambientali per evitare che le minacce ambientali mettano a rischio anche gli asset di forza del Paese. E’ indispensabile che finalmente si costruisca anche in Italia un Patto che sia basato su un nuovo paradigma che consideri come inscindibili la dimensione ecologica e quella economica e sociale dello sviluppo.

Per fare in modo che questa impostazione assuma centralità nel dibattito elettorale che trascura i temi ambientali, sette tra le più importanti associazioni ambientaliste (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF) hanno condotto un’analisi dei programmi  delle agende dei vari partiti e coalizioni individuando 6 gravi carenze e hanno redatto un proprio documento“Elezioni nazionali 2013: Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese”, in cui vengono presentate 80 proposte su 12 filoni principali per la riconversione.

Le Associazioni ambientaliste hanno compiuto una lettura approfondita dei Programmi e delle Agende delle varie coalizioni e partiti in lizza nelle Elezioni 2013 accorgendosi che in nessuno di questi c’è la consapevolezza della centralità della sfida che si pone al nostro Paese, anche nel contesto dei problemi globali, né delle azioni innovative necessarie per perseguire l’obiettivo.

Dai programmi elettorali per le Elezioni 2013 le associazioni ambientaliste rilevano che:

1. non assume centralità la grave crisi provocata dai cambiamenti climatici che impone scelte radicali di azzeramento delle emissioni in tutti settori e nel modello produttivo, nonché nelle strategie di adattamento;

2. non emerge una consapevolezza sui servizi ecosistemici garantiti dalla tutela della biodiversità;

3. non ci si pone con urgenza la questione degli indirizzi della nuova politica industriale e della riconversione post-industriale;

4.non si affronta il problema di come calcolare e valutare la ricchezza della nazione attraverso la declinazione di nuovi indicatori di benessere che superino il PIL;

5. non si fa cenno a come si pensi di intervenire per adeguare il corpus dei diritti e dei delitti ambientali;

6. non ci si sofferma sulla cronica e ormai patologica inadeguatezza della governance ambientale, dipendente in buona parte dalla progressiva liquidazione del Ministero dell’ambiente avvenuta negli ultimi 5 anni. Si aggiunga che anche per settori che fanno parte del patrimonio consolidato della nostra economia, dell’offerta data dal nostro Sistema Paese  – beni culturali, turismo e agricoltura – nei programmi non si aprono nuove frontiere, né si assume la necessità di interventi coordinati e complessivi di rilancio..

Nel documento proposto dalle associazioni ambientaliste vengono forniti invece i dati essenziali per inquadrare la situazione attuale e illustrare proposte dettagliate su 12 argomenti chiave per il futuro sostenibile del Paese:

New “Green Deal”: la speranza per il futuro dell’Italia;

Biodiversità: ricchezza della nazione;

Il patrimonio costituito dai beni culturali;

Domanda di mobilità e infrastrutture;

Salute e ambiente nelle scelte industriali;

Consumo di suolo e Governo del territorio;

Difesa del suolo e adattamento ai cambiamenti climatici;

Contenuti verdi della filiera agroalimentare;

Turismo: sostenere le vocazioni del territorio;

Governare l’ambiente;

Diritto all’ambiente: tutela costituzionale e penale;

Andare oltre il PIL: nuovi  indicatori di sostenibilità.

Nel descrivere le 80 proposte per la Ri/Conversione ecologica del Paese, le associazioni ambientaliste fanno riferimento a dati precisi e hanno individuato 28 priorità, tra le quali si segnalano:

 l’esigenza di redigere una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse per i settori di produzione dell’energia elettrica, dei trasporti, dell’industria e dei servizi che sostengano  la Green Economy (nel 2012 il 40% delle assunzioni complessive, pari a 241 mila addetti, di tutte le imprese italiane nell’industria  e nei servizi, sono state in aziende che investono in tecnologie green);
• fissare l’Obiettivo del 100% Rinnovabili procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, non costruendo nuove centrali a carbone ed olio combustibile e rinunciando a ogni piano di trivellazioni petrolifere off shore;
 integrare la Strategia nazionale sulla biodiversità (l’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità) approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici;
• garantire fondi sufficienti al funzionamento dei parchi terrestri e delle aree marine protette e organizzare la Terza conferenza nazionale delle aree protette;
• procedere ad una Programmazione integrata dei beni e delle attività culturali (l’Italia, con  47 siti inclusi nella Lista dei patrimoni dell’umanità vanta il primato mondiale UNESCO), sollecitando la piena collaborazione tra Stato e Regioni prevista dal Titolo V della Costituzione;
• definire un Piano nazionale della mobilità che superi il Primo Programna delle infrastrutture strategiche (lievitato in maniera incontrollata tra il 2001 e il 2012 dai 125,8 miliardi di euro ai circa 375 miliardi di euro attuali) e abbia come priorità l’intervento organico nelle aree urbane, il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia in particolare per le merci e la riduzione delle emissioni di gas serra;
• redigere una Strategia nazionale per gli interventi di bonifica prioritariamente nei 57 Siti di Bonifica Nazionali – SIN sui 2.687 esistenti in Italia, perché offrono anche una opportunità di lavoro, di sviluppo della ricerca scientifica  e di reindustrializzazione.
• elaborare una nuova legge di Governo del territorio, che aggiorni la disciplina urbanistica ferma al 1942  e pervenire ad una normativa sul consumo del suolo (nei prossimi 20 anni si rischia una riconversione urbana delle aree libere in Italia di 75 ettari al giorno) che consenta, anche attraverso meccanismi fiscali, di disincentivare lo sviluppo disordinato fuori delle aree già edificate e di pregio paesaggistico;
 definire un Piano pluriennale di adattamento ai cambiamenti climatici, che prevede, secondo il Ministero dell’ambiente,  uno stanziamento complessivo in 20 anni di 41 miliari di euro, e rilanciare i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) per contrastare il rischio alluvioni e frane/smottamenti (il rischio idrogeologico riguarda l’82%, 6.633, Comuni italiani;
• utilizzare il 50% dei finanziamenti europei della politica Agricola Comune destinate allo sviluppo rurale per misure ambientali, puntando anche a raddoppiare entro il 2018 la Superficie Agricola Utilizzata (che ammonta a circa 13 milioni di ettari che costituiscono il 40% del territorio italiano)  per l’agricoltura biologica e, nel frattempo, ridurre l’impatto dei prodotti chimici quali i pesticidi e impedire la coltivazione di OGM;
• varare un Piano della Qualità per il settore turistico (che nel 2011 a livello internazionale ha prodotto 31 miliardi di euro di entrate, con un saldo commerciale positivo di 10 miliardi di euro), analogo a quello redatto in Francia e in Spagna, che valorizzi i beni culturali e ambientali,
• interrompere i tagli al Bilancio del ministero dell’ambiente, ultimo tra i dicasteri con portafoglio, portando il bilancio dagli attuali 450 milioni di euro (nel 2009 il bilancio del Ministero ammontava a 1,2 miliardi di euro) ad almeno700 milioni di euro per garantire in particolare gli interventi per la difesa del suolo;
 introdurre tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente e garantire un’adeguate tutela penale dell’ambiente con l’individuazione di specifiche fattispecie delittuose, tra cui il disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, associazione a delinquere, anche di stampo mafioso, finalizzata ai crimini ambientali;
• andare oltre al PIL avviando un processo istituzionale che porti all’utilizzo ufficiale dei nuovi Indicatori di progresso e di benessere elaborati nel 2012 da ISTAT e CNEL.

Le Associazioni ambientaliste hanno chiesto incontri a tutte le parti politiche in causa e documenteranno su un “Diario elettorale”, pubblicato sui propri Siti WEB, che sono frequentati da milioni di persone, il successo dell’iniziativa e le risposte sui punti salienti delle singole proposte.

 

Storica vittoria per i nostri mari!

6/2/2013 – Il parlamento Europeo ha votato, 502 voti a 137, in favore del Regolamento Base della Riforma comune della pesca, la pietra angolare di una riforma che permetterà la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea, mettendo fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca.

Image“Oggi qualcosa di veramente eccezionale è successo– ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia. – il Parlamento europeo ha votato a favore di una riforma forte della pesca per garantire la sostenibilità della pesca nell’UE. Si tratta di un vero e proprio trionfo soprattutto in questi tempi di crisi e nonostante la forte opposizione da parte dei politici che hanno seguito gli interessi dell’industria  insostenibile . Tutti volevano questa riforma: i cittadini, l’industria e i pescatori. I membri del Parlamento europeo li  hanno ascoltati  e hanno usato i loro nuovi poteri per  fare la differenza. Ora è chiaro, dopo questo voto, che si tratta di una priorità politica dell’UE  dare stabilità a lungo termine alle comunità di pescatori, alle imprese del settore e all’ambiente marino da cui dipendono.
Gli oceani, i pesci e quelli che dal  pesce sostenibile dipendono  oggi hanno vinto metà della battaglia. Ora spetta ai ministri della pesca  votare a favore di questo regolamento di base. Sarà una battaglia dura ma speriamo che i governi nazionali ascolteranno il forte messaggio che arriva oggi dal Parlamento spazzando  via gli interessi costituiti per assicurare un futuro a lungo termine e  sostenibile per i nostri oceani e l’economia della pesca in Europa ” .

Un grazie speciale va ai cittadini europei che hanno chiesto ai deputati di fermare la bancarotta degli oceani attraverso: 23.000 disegni spediti alla campagna  ‘Paint a fish – Dipingi un pesce’ ,30.000 email inviate ai parlamentari europei e ben 150.000 firme raccolte su una petizione .

E per chi la riforma la vuole subito in tavola, la guida tascabile WWF “Sai che pesci pigliare”  offre tutti i consigli per comprare solo pesce sostenibile applicando dal basso il cambiamento che può salvare i nostri mari.
Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/

Mercoledi 6 febbraio: il voto al parlamento Europeo per la Pesca

Cittadini, pescatori, leader del settore industriale alieutico e WWF esortano i deputati del Parlamento Europeo a mettere fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca  approvando finalmente una ambiziosa riforma della politica comune della pesca (CFP).

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Per la prima volta i deputati del Parlamento Europeo hanno voce in capitolo nella riforma della pesca. Nel dicembre dello scorso anno, la Commissione  PECH (per la pesca) ha votato in favore del Regolamento Base  della CFP, ovvero ha già di fatto espresso parere favorevole su quella che è la pietra angolare di una riforma , che permetterebbe la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea.

 

 

Ora, il Parlamento intero, in plenaria,  va alla votazione il 6 febbraio. Il WWF si auspica che voti coerentemente in favore del Regolamento Base, come fatto dalla sua stessa Commissione PECH.


Per 30 anni i nostri mari sono stati sfruttai senza alcuna logica se non il profitto immediato e la pace sociale.  I ministri della pesca, di fronte allo stato attuale degli stock,  non hanno fatto altro che promuovere la pesca eccessiva, non ascoltando gli autorevoli pareri scientifici che chiedevano di limitarla. Ora il Parlamento Europeo ha l’opportunità storica di sanare la “bancarotta”dei nostri mari e ottenere un successo dove  numerosi ministri hanno fallito “, ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia.

Oggi il giorno prima del voto, i pescatori di MedArtNet, l’associazione di  pescatori artigianali del Mediterraneo, assieme ad altre associazioni di pesca artigianali europee, con il  WWF sono  a Strasburgo per incontrare i deputati e spiegare perché è necessaria una riforma ambiziosa.

“E ‘ di vitale importanza che la riforma della pesca dell’UE sia radicale, perché non abbiamo molto tempo. Le risorse della pesca e l’’ambiente marino sono in un pessimo stato. La precedente politica della pesca è stata un completo fallimento, è importante introdurre ora un nuovo modello di gestione per la pesca, in caso contrario, il futuro della pesca nel breve periodo è incerto “, spiega Mauricio Pulido, pescatore spagnolo, rappresentante in Spagna di MedArtNet, presente oggi a Strasburgo.

“La gente vuole una riforma radicale, l’industria vuole questa riforma efficace, i pescatori vogliono una riforma equa e produttiva.”, conclude Costantini.

Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/  

Pessime decisioni della UE su agricoltura e ambiente

24/1/2013 – LIPU e WWF indignati per quanto deciso dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo che cancella i benefici della Politica agricola per l’ambiente

4629407320_108a5960a8_m“Quella approvata dalla Commissione è una controriforma che rappresenta un grave danno  all’ambiente e ai cittadini contribuenti europei”. E’ il commento di LIPU e WWF al voto della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo sulla riforma della Politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea.  La Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo (Comagri) ha completato oggi le votazioni sulla riforma della Pac, approvando una serie di proposte controverse che hanno praticamente cancellato i benefici che la Pac (che entrerà in vigore nel 2014) avrebbe potuto apportare all’ambiente.

 

“Quanto deciso ieri ed oggi – dichiarano LIPU e WWF – è in palese contrasto con la proposta originaria della Commissione Europea che, seppur timidamente, tentava di legittimare nuovamente, agli occhi dei contribuenti europei, il bilancio agricolo dell’UE (34% del bilancio complessivo) introducendo una maggiore condizionalità ambientale per i contributi concessi agli agricoltori. 

“Siamo sdegnati per le decisioni della Commissione agricoltura – proseguono LIPU e WWF – che su molti punti si è praticamente divisa a metà con numerosi emendamenti approvati per un solo voto di scarto. Le misure del “greening” della Pac sono state praticamente cancellate, ossia le misure in favore della biodiversità e per contrastare i cambiamenti climatici previste nel primo pilastro per i pagamenti diretti alle aziende agricole”. 

 

Con il suo voto la Comagri, vergognosamente condizionata dagli interessi a breve termine dell’agricoltura intensiva e dell’industria agro-alimentare, ha sprecato un’opportunità storica per sostenere un’agricoltura amica dell’ambiente. Ha quindi posto una grave ipoteca sul futuro dell’agricoltura, che dipende dal mantenimento delle risorse naturali. Questo è il risultato della preponderante presenza di deputati legati alle forti lobby dell’agricoltura industriale.

 

Secondo LIPU e WWF, “una delle decisioni più gravi, presa a maggioranza dai deputati della Comagri, è il doppio finanziamento degli agricoltori per le stesse misure ambientali pagate sia col primo che con il secondo pilastro della Pac“. In pratica gli agricoltori che ricevono pagamenti per la realizzazione di azioni agro-ambientali nell’ambito dello sviluppo rurale saranno automaticamente ammessi al pagamento del “greening” del primo pilastro ricevendo un premio aggiuntivo del 30% del contributo base (praticamente un doppio pagamento per la stessa azione). Una decisione che dovrà essere giustificata con molta attenzione, non solo perchè illegale ai sensi della Legge comunitaria, ma anche perché comporta una sottrazione di quasi tre miliardi di euro l’anno dai programmi ambientali, che già subiranno altri consistenti tagli nel bilancio comunitario. “E’ vergognoso – proseguono le due Associazioni – come in tempi di crisi i deputati europei abbiano votato per pagare due volte la stessa azione. Con il loro voto hanno contribuito ad aggravare il taglio dei finanziamenti per i beni pubblici e la tutela degli interessi generali dei cittadini europei ad esclusivo vantaggio degli interessi privati di breve termine del settore agricolo”.

Le decisioni della Comagri che hanno cancellato l’ambiente dalla riforma della PAC allontanando l’agricoltura europea da un’autentica sostenibilità ambientale, sono le seguenti:

  • Greening: sono cancellate le tre misure obbligatorie in favore del clima e biodiversità proposte dalla Commissione Ue (rotazione e diversificazione delle colture, protezione dei prati permanenti ed aree d’interesse ecologico) sostituite da un “menù” di misure stabilite dalle Amministrazioni nazionali e regionali che gli agricoltori potranno liberamente adottare. Qualsiasi sistema di certificazione permetterà di entrare nel greening. Il risultato sarà la realizzazione di misure non efficaci disperse sul territorio che consentono agli agricoltori di ottenere gli stessi finanziamenti senza aumentare l’impegno per la tutela dell’ambiente.

 

  • Sviluppo Rurale: oltre all’introduzione di sussidi illegali con il doppio pagamento agli agricoltori per le stesse misure, la Comagri ha confermato la proposta della Commissione UE per l’introduzione nel secondo pilastro della Pac di un costoso strumento per la stabilizzazione dei redditi e le assicurazioni contro le calamità naturali,  che finirà per impegnare la maggior parte dei finanziamenti destinati allo sviluppo rurale.

 

  • Aree di elevato valore naturale: la Comagri ha respinto la proposta d’introdurre specifici programmi per la gestione delle aree agricole di elevato valore naturale e per l’agricoltura biologica, pratiche che svolgono un ruolo cruciale nella fornitura di beni pubblici ambientali e sostegno all’economia rurale. La previsione di specifici programmi avrebbe assicurato maggiori finanziamenti a queste pratiche agricole più sostenibili per l’ambiente.

 

  • Condizionalità: poteri conservatori hanno causato l’indebolimento della condizionalità – uno dei principi base della Pac: per ricevere i sussidi bisogna rispettare la legge e seguire le buone pratiche – facendoci tornare indietro agli anni peggiori della Politica agricola.

“Il voto di oggi non è il punto di arrivo – dichiarano LIPU e WWF – e ci sarà presto l’opportunità per ribaltare queste pericolose decisione nel corso della votazione plenaria del Parlamento europeo all’inizio di marzo. Ci appelliamo alla responsabilità degli eurodeputati, in particolare quelli italiani, per cambiare quanto deciso oggi dal Comagri nel rispetto dei principi costituenti della Ue, nel rispetto dei diritti dei cittadini contribuenti, per assicurare un futuro a lungo termine sia agli agricoltori sia all’ambiente, dimostrando così – concludono LIPU e WWF – indipendenza da lobby agricole sempre meno lungimiranti e non interessate al bene comune”.

Sulla candidatura del presidente del WWF Italia Stefano Leoni alle prossime elezioni

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Comunicato stampa del WWF Italia

SULLA CANDIDATURA DI STEFANO LEONI ALLE ELEZIONI 

  Stefano Leoni, dal 2009 presidente del WWF Italia, ha accettato la richiesta di candidatura per l’elezione alla Camera dei Deputati. A seguito di questa decisione ha provveduto immediatamente ad autosospendersi dall’incarico, garantendo in questo modo la piena autonomia e indipendenza dell’associazione, valore fondante e caratterizzante del WWF Italia.

 

“Dopo anni di impegno per la tutela dell’ambiente, la salvaguardia del territorio e lo sviluppo sostenibile del nostro Paese, ho deciso a titolo del tutto personale di cogliere questa opportunità per rafforzare la presenza della tematica ambientale nell’agenda politica nazionale, in un momento in cui sembra essere sempre più lontana dalle priorità del Paese tanto da essere praticamente assente dal dibattito politico, nonostante sia oggi l’unica strada affidabile per far uscire l’Italia dall’attuale crisi sociale e economica – ha detto Stefano Leoni – Sarò per sempre grato al WWF per i grandi insegnamenti che ho ricevuto e per i valori condivisi.La mia scelta non condizionerà in alcun modo gli orientamenti autonomi e la capacità di azione dell’Associazione, che un ruolo così determinante ha esercitato ed eserciterà quale espressione autorevole della società civile e che rimane profondamente ancorata ai suoi valori di autonomia e indipendenza dagli schieramenti politici.”

 

In attesa della nomina del nuovo presidente, le funzioni di Stefano Leoni verranno ricoperte da Dante Caserta, vicepresidente anziano del WWF Italia, consulente nel campo del diritto ambientale di vari Enti ed organismi.

Roma, 18 gennaio 2013

Ufficio stampa WWF Italia, 06 84497213, 265, 02 83133233, 349 0514472, 329 8315718

100% energia dal sole con l’1% di suolo globale

Man with solar panels, Leipzig, GermanyUn nuovo studio del WWF, presentato al World Future Energy Summit  a Dubai, dimostra che se anche tutta l’elettricità dovesse essere generata unicamente con il fotovoltaico questo occuperebbe, contrariamente a quanto si pensa, un ammontare insignificante della superficie totale del suolo.

 

Lo studio WWF “L’atlante del Fotovoltaico” (Solar PV Atlas),  redatto in collaborazione con tre aziende del settore fotovoltaico (First Solar, 3TIER e Fresh Generation)  dimostra attraverso sette casi – in sei Paesi e una regione: Indonesia, Madagascar, Messico, Marocco, Sud Africa, Turchia, e lo stato indiano del Madhya Pradesh – che basterebbe meno dell’1% della superficie globale del suolo per soddisfare il totale della domanda di energia elettrica prevista nel 2050, anche se si generasse elettricità esclusivamente tramite energia fotovoltaica.

Le regioni in questione rappresentano aree geografiche, caratteri demografici, ambienti naturali, economie e strutture politiche diverse. Ricevono livelli medi di insolazione diversi ma buoni, e tutti mostrano un  vasto potenziale per uno sviluppo diffuso del fotovoltaico, una realtà oggi ben consolidata e una tecnologia affidabile e disponibile in commercio.

La relazione mette in evidenza come la tecnologia fotovoltaica, se ben pianificata, non contrasta in alcun modo con gli obiettivi di conservazione, ribadendo come nessun paese debba essere costretto a scegliere tra risparmio energetico e paesaggio. Le centrali elettriche fotovoltaiche consentono il raggiungimento di notevoli benefici, tra cui un basso impatto ambientale e ritorni economici a breve termine, mentre la sostituzione della rete elettrica esistente con pannelli fotovoltaici comporterebbe una riduzione significativa delle emissioni di gas a effetto serra e di metalli pesanti, così come del consumo idrico.

Questo nuovo rapporto quindi sostiene ancor di più la richiesta del WWF di utilizzare esclusivamente energie rinnovabili per soddisfare il fabbisogno energetico entro il 2050; una soluzione possibile anche con le tecnologie attuali, come dimostrato dal rapporto “100% Rinnovabili entro il 2050”. “Stiamo promuovendo attivamente investimenti e misure in tecnologie energetiche rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, perché è l’unico modo per assicurare un futuro al nostro pianeta – afferma Mariagrazia Midulla Responsabile Clima e Energia del WWF Italia – I cambiamenti climatici minacciano le persone e il mondo naturale, per questo è più importante che mai a lavorare per un rapido switch del paradigma energetico. Perché la tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle fonti rinnovabili possono e devono svilupparsi in parallelo”.

“Al  Summit sulle Energie Rinnovabili l’Italia è rappresentata solo da aziende e associazioni industriali, mentre l’esigenza di porre l’efficienza energetica e le rinnovabili al centro del futuro sviluppo economico e industriale sembrano praticamente assenti dalle agende elettorali del nostro Paese – continua Mariagrazia Midulla del WWF Italia – Secondo il Presidente della Repubblica Francese, Francois Hollande, intervenuto a Dubai, servono le rinnovabili per evitare la catastrofe. Ma in Italia continuano a prevalere gli interessi degli idrocarburi e la mancanza di capacità di futuro. Il rapporto del WWF dimostra che la soluzione è a portata di mano, e non contrappone paesaggio, conservazione della Natura e rinnovabili. Gli assolati tetti delle nostre città, delle industrie e dei centri commerciali, oltre che le tante aree dimesse, non vedono una forte presenza di impianti solari, al contrario di quel che avviene in Paesi con meno insolazione. Potremmo ricominciare da lì”.

Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. WWF chiede il divieto d’uso al 2020

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Sette azioni prioritarie  proposte per il Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in agricoltura.

I punti nodali individuati da un ampio schieramento di organizzazioni: AIAB, FIRAB, Legambiente, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Fai, UpBio, Federbio, Italia Nostra, Lipu, Mdc, Pro Natura – Federazione Nazionale, SIEP, Slow Food Italia, TCI, Unaapi, WWF. 


Le organizzazioni di rappresentanza di interessi molteplici intendono accendere i riflettori sull’intero percorso di recepimento della Direttiva UE sull’Uso sostenibile dei pesticidi, come è previsto dalla consultazione, richiamando principi e obiettivi generali di interesse per l’intera collettività.

Nell’utilizzo dei prodotti fitosanitari in agricoltura ci sono, infatti, misure e percorsi che dovrebbero essere adottati per coniugare la tutela della qualità agroambientale, la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori e degli operatori agricoli in un quadro di compatibilità ambientale con l’impiego di prodotti chimici di sintesi. Per far sì che questo avvenga è necessario introdurre questi punti focali nella bozza del Piano d’Azione Nazionale:

1. Le finalità del PAN     Il PAN deve individuare azioni concrete e misurabili, definendo obiettivi quantitativi di riduzione dell’impiego di pesticidi. Tali obiettivi devono essere semplici, accompagnati da indicatori efficaci e facilmente monitorabili, semplicemente comunicabili agli operatori e ai cittadini, come tra l’altro previsto dagli art. 7 e 10 della Direttiva UE.

2. Il ruolo dell’agricoltura biologica     La bozza di PAN deve prevedere un rafforzato esplicito riferimento all’agricoltura biologica come strumento di difesa e prevedere apposita azione di assistenza tecnica. Il metodo biologico dovrà, quindi, essere favorito attraverso strumenti e iniziative specifiche volte a rafforzare il comparto e valorizzare le produzioni agricole biologiche sia in termini di politiche di sostegno e di azioni previste dal Piano che di formazione degli addetti.

3. Definire il processo     La versione definitiva del documento dovrebbe inoltre definire una road map che permetta l’applicazione progressiva di misure di incentivazione e di specifiche politiche di supporto volte a indicare il raddoppio della SAU nazionale condotta con il metodo biologico entro il 2020. Inoltre, a tutela del patrimonio di biodiversità disponibile, dell’integrità delle risorse naturali e della qualificazione paesaggistica, l’adozione di tale metodo di coltivazione va promossa sull’intera superficie delle aree Natura 2000 entro 5 anni dall’entrata in vigore del PAN, accompagnando le aziende ivi presenti nel processo di conversione al biologico.

4. Ridurre tutti i rischi     Nel caso di irrorazione aerea vanno affrontate le preoccupazione di deriva dei prodotti anche su produzioni biologiche, oltre che su bacini e popolazione, rendendo opportuno un profondo ripensamento volto a una esclusione dei trattamenti aerei dal novero di possibilità.
Il PAN deve inoltre prevedere un obbligo di notifica pubblica dei produttori convenzionali su epoca e tipologia dei trattamenti per gestire possibili fenomeni deriva.
La bozza di PAN va inoltre integrata riconoscendo la pericolosità del multi residuo e prevedendo specifiche azioni di monitoraggio e prevenzione, formazione e informazione anche attraverso il necessario coinvolgimento nell’azione divulgatrice delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica oltre che del Ministero della Salute e dell’Ambiente, che vanno peraltro investiti di ruoli più significativi sia nella gestione che comunicazione del rischio.
A fini di salute pubblica, particolare attenzione va inoltre posta sul tema della tossicità cronica dei pesticidi che la bozza di PAN tratta in misura vaga e senza individuare chiari elementi di prevenzione e precauzione, sia in termini di applicazione di singoli composti che di loro miscele o di sequenze tra loro.

5. Pesticidi e OGM     Il PAN non affronta in alcun modo la questione OGM che comporta altrove nel mondo abuso di trattamenti erbicidi nelle colture tolleranti erbicidi e pressione selettiva generata dalle colture resistenti a insetti.

6. Il ruolo di ricerca e formazione     In tema di ricerca il PAN deve dare espressa indicazione di rafforzamento dei percorsi e della capacità di innovazione a vantaggio di sistemi colturali resilienti ed emancipati dalla chimica che devono godere di investimenti specifici in termini di ricerca.

7. La terminologia     L’appropriato, de jure e de facto, termine “pesticidi” viene sistematicamente ignorato per ricorrere alla più neutra e inoffensiva espressione “prodotti fitosanitari”.

Franco Ferroni, responsabile Biodiversità, aree protette e politiche agricole del WWF Italia, intervenuto all’incontro promosso dalle Associazioni al Senato per conto del WWF Italia ha detto “Il piano di azione nazionale pesticidi rappresenta una opportunità unica per orientare verso una maggiore sostenibilità ambientale l’agricoltura italiana, in linea con gli obiettivi indicati dall’Unione Europea. E’ necessario però che, almeno per le aree più vulnerabili come le aree naturali protette, le aree non agricole come ferrovie e strade e le aree urbane frequentate da soggetti più a rischio come i bambini, il piano indichi chiaramente l’obiettivo del divieto d’uso dei pesticidi entro il 2020. Sarebbe così assicurato da una parte l’obiettivo della tutela della salute pubblica e della biodiversità e dall’altra si consentirebbe l’ utilizzo dei finanziamenti della prossima programmazione della Politica Agricola Comune 2014 – 2020 per accompagnare Enti pubblici ed aziende agricole verso questo obiettivo con adeguati incentivi economici”.