SENATO APPROVA GRAVI MODIFICHE ALLA LEGGE QUADRO SU AREE PROTETTE IGNORANDO COMPLETAMENTE PROPOSTE MOTIVATE PRESENTATE DA TUTTO IL MONDO AMBIENTALISTA (E NON SOLO)

COMUNICATO STAMPA
 
DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
 
 

“Né il Senato, né il Governo hanno accolto le osservazioni e le proposte di 17 Associazioni Ambientaliste e di centinaia di esperti e uomini di cultura, che hanno criticato in modo fermo e elaborato proposte migliorative. Risultato, una riforma sbagliata che chiediamo con forza venga modificata alla Camera”. Così le Associazioni subito dopo il voto con cui Palazzo Madama ha approvato, in prima lettura, il disegno di modifica della legge 394/91 sulle aree protette. 

“Non volendo cogliere il senso costituzionale che vede la tutela della natura in capo allo Stato, la riforma non valorizza il ruolo delle aree protette come strumento efficace per la difesa della biodiversità e non chiarisce il ruolo che devono svolgere la Comunità del Parco. Un testo che doveva rafforzare il ruolo e le competenze dello Stato centrale nella gestione delle aree marine protette, ma che in realtà continua a lasciare questo settore nell’incertezza e senza risorse adeguate. Perché non possiamo non sottolineare che questa riforma viene fatta senza risorse, che la legge approvata non riesce a delineare un orizzonte nuovo per il sistema delle aree protette e senza migliorare una normativa che, dopo 25 anni di onorato servizio, non individua una prospettiva moderna per la conservazione della natura nel nostro Paese”.

Numerosi e tutti molto preoccupanti sono i punti più critici del disegno di legge approvato al Senato:

 ·       Una modifica della governance delle aree protette che peggiora la qualità delle nomine e non razionalizza sufficientemente la composizione del Consiglio direttivo, in cui viene prevista la presenza di portatori di interessi specifici e non generali come deve essere. Non vengono definiti strumenti di partecipazione dei cittadini né la previsione di comitati scientifici;

·       Una governance delle Aree marine Protette che non prevede alcuna partecipazione delle competenze statali e individua Consorzi di gestione gli uni diversi dagli altri;

·       L’assenza di competenze specifiche in tema di conservazione della natura di Presidente e Direttore degli Enti Parco;

·       Un sistema di “royalties” che, pur legato ad infrastrutture ad alto impatto già esistenti, deve essere modificato per evitare di condizionare e mettere sotto ricatto i futuri pareri che gli enti parco su queste dovranno rilasciare;

·       Una norma che attraverso la “gestione faunistica”, con la governance prevista, acuirà le pressioni del mondo venatorio;

·       L’istituzione di un fantomatico Parco del Delta del Po senza che venga definito se si tratti o meno di un parco nazionale, quando peraltro la costituzione di questo, come Parco Nazionale, è già oggi obbligatoria ai sensi dalla legge vigente

·       Non si vietano le esercitazioni militari nei parchi e nei siti natura 2000;

·       Non si garantisce il passaggio delle Riserve naturali dello Stato, del personale e delle risorse impegnato, ai parchi;

Sono alcuni dei motivi che fanno di questa riforma una riforma sbagliata, incapace di dare soluzioni ai problemi delle Aree Protette, ma addirittura tale da avvicinare troppo sino a sovrapporre pericolosamente i portatori d’interesse con i soggetti preposti alla tutela, svilendo la missione primaria delle aree protette e mettendole in ulteriore sofferenza. Alla luce di ciò, gli elementi utili introdotti dalla riforma, soprattutto in termini di pianificazione, di classificazione e gestione dei siti della rete Natura 2000, di considerazione dei servizi ecosistemici, appaiono sostanzialmente depotenziati.

Abbiamo dato la massima disponibilità al confronto, elaborando argomenti seri e proposte dettagliate. Con infinito rammarico siamo costretti a dover prendere atto di mancate risposte del relatore, della maggioranza e del Governo, con il risultato doppiamente negativo di perdere l’opportunità di miglioramenti costituzionalmente coerenti e di determinare un grave scollamento tra la politica italiana ed un approccio alla conservazione della natura coerente alle indicazioni ed agli obblighi internazionali”, continuano le Associazioni ambientaliste che concludono: “A venticinque anni dalla sua approvazione, il Senato,snaturandone i presupposti, approva modiche inadeguate alla legge sulle aree protette che ha garantito la conservazione della natura e la salvezza di una parte cospicua del territorio italiano. La questione ora si sposta alla Camera dei Deputati dove le Associazioni Ambientaliste faranno di tutto per far sentire una va ben oltre loro e coinvolge tutto il mondo della cultura e della scienza del nostro Paese”.

Roma, 10 novembre 2016

 
Le associazioni che hanno chiesto modifiche al Senato

Ambiente e Lavoro,
AIIG – Associazione Insegnanti di Geografia
Club Alpino Italiano
Centro Turistico Studentesco
Ente Nazionale Protezione Animali
FAI – Fondo Ambiente Italiano
Greenpeace Italia
Gruppo di Intervento Giuridico
Italia Nostra,

LAV – Lega Antivivisezione
Legambiente
Lipu
Marevivo
Mountain Wilderness
Pro Natura
SIGEA
WWF Italia
 
Inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia per conto delle Associazioni citate.
 
Per informazioni:
 

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WWF: A 50 anni da alluvione Firenze vulnerabilità del territorio italiano aumentata

IN ITALIA SI CONSUMA SUOLO ALLA MEDIA DI 35 ETTARI AL GIORNO
IL WWF ITALIA NELLA COALIZIONE DI PEOPLE4SOIL: 1 MILIONE DI FIRME PER UNA DIRETTIVA EUROPEA PER IL CONSUMO “SUOLO ZERO”
Nonostante l’Italia sia un paese ad alto rischio sismico ed idrogeologico si consuma suolo alla media di 35 ettari al giorno. Mentre, con sempre maggiore frequenza, siamo costretti a contare danni e morti per terremoti, frane e alluvioni ancora manca una seria pianificazione per la cura e la prevenzione del rischio legato al nostro territorio.
A 50 anni dall’alluvione di Firenze un dossier del WWF Italia fa il punto sulla situazione del dissesto idrogeologico nel Belpaese che si scopre ogni giorno più fragile e avanza proposte urgenti al governo. Da quando a Firenze, dove la mattina del 4 novembre 1966, dopo 24 ore di piogge battenti su un territorio già saturo d’acqua, l’Arno esondò drammaticamente e tutta la Toscana insieme al Veneto e il Friuli Venezia Giulia furono interessate dalle esondazioni, con Piave, Adige, Brenta, Livenza e Tagliamento, purtroppo, la vulnerabilità del nostro territorio è ulteriormente aumentata: lo testimonia il consumo di suolo che ha portato ad occupare molte delle aree di esondazione dei fiumi, compromettendone la capacità naturale di mitigazione del rischio idrogeologico.
È il caso della Liguria, dove un quarto del suolo, entro la fascia di 150 metri dagli alvei fluviali, è stato consumato tra il 2012 e il 2015* oppure del Trentino Alto Adige con il 12%, il Piemonte con l’9%, l’Emilia Romagna con l’8,2%, la Lombardia con l’8% o la Toscana con il 7,2% di ulteriore consumo di suolo entro la fascia di 150 metri dei fiumi in questi ultimi 3 anni. Si è irresponsabilmente continuato a costruire in aree pericolose, così in Italia la percentuale di suolo consumato all’interno delle aree a pericolosità idraulica elevata è del 7,3%, mentre è del 10,5% nelle aree a pericolosità media, lasciando oltre 7,7 milioni di italiani a rischio. (ISPRA, 2016).
L’Italia sconta anche il ritardo nell’applicazione delle importanti direttive europee “Acque” (2000/60/CE) e “Alluvioni” (2007/60/CE), la confusione istituzionale con troppi soggetti nazionali e non che si occupano a più livelli di difesa del suolo senza una chiara regia a livello di bacino idrografico come, peraltro, previsto dalle normative europee. Inoltre, mancano le risorse per prevenzione e pianificazione, mentre ne spendiamo tanti solo a fronte delle continue emergenze.
Per far fronte al dissesto idrogeologico è stato stimato un fabbisogno di 44 miliardi di euro, una cifra decisamente inferiore ai circa 175 di miliardi di euro spesi negli ultimi 50 anni: basta considerare che spendiamo, prevalentemente in emergenze, circa 3,5 miliardi di spesa all’anno. A fronte di una situazione così grave e nonostante i numerosi annunci, l’attuale legge di stabilità prevede nel 2016 per la messa in sicurezza del territorio e per interventi di manutenzione solo 260 milioni di euro.
“Le conseguenze degli errori del passato ripropongono ogni giorno nuove emergenze: la messa in sicurezza del territorio è una priorità ma servono urgentemente investimenti e politiche rigorose . E’ necessaria una forte integrazione tra la Struttura di Missione ‘Italia Sicura’, nata per affrontare l’emergenza idrogeologica, e la Struttura di Missione ‘Piano Casa Italia’, che si occuperà della prevenzione in campo sismico e alluvionale,  che fanno entrambe capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e tra queste e il gruppo di lavoro promosso dal ministero dell’Ambiente che sta definendo il Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici sia per condividere i dati e le informazioni che porteranno a individuare le aree più vulnerabili, che per individuare le priorità di intervento”. Lo dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Invertire la rotta è possibile ma non c’è più tempo per ulteriori improvvisazioni, dobbiamo far tesoro delle esperienze positive come la riqualificazione del Sangro in Abruzzo, orrendamente canalizzato e cementificato negli anni ‘80 e ora oggetto di un innovativo intervento di rivitalizzazione del suo corso. Oppure l’esempio del Comune di Bologna dove è stato realizzato un partecipato Piano di adattamento della città, in gran parte incentrato su azioni di risparmio, riutilizzo e miglioramento della qualità delle acque”.
È indispensabile raccogliere la sfida dell’Accordo di Parigi e promuovere un piano di adattamento ai cambiamenti climatici, articolato per bacini/distretti idrografici e attuare un vasto programma di riqualificazione ambientale per il recupero dei servizi ecosistemici, attraverso la rimozione di opere di difesa obsolete e il ripristino di aree di esondazione naturale. Il suolo è la culla della biodiversità terrestre e depura le acque, le assorbe e trattiene, svolgendo un ruolo fondamentale nella corretta gestione della risorsa idrica e nella prevenzione dei danni delle alluvioni. Ma il suolo è anche molto altro: i suoli europei intrappolano una quantità di carbonio immensa, che equivale ad oltre 40 volte la CO2 emessa annualmente da trasporti, settore civile, industria. E ci difendono così dai cambiamenti climatici, a patto di non cementificarli e impermeabilizzarli.
In Europa, come sottolinea la campagna People4soil che vuole raccogliere 1 milione di firme per un’iniziativa di legge popolare europea, alla quale il WWF ha aderito il consumo di suolo è legato a crescita disordinata di edifici, cave, infrastrutture: negli anni 2000 il consumo è aumentato al ritmo di 100.000 ettari ogni anno, una superficie equivalente a quella di una città come Roma.
Leggi il Dossier http://bit.ly/DossierFiumi   
Roma, 4 novembre 2016
 

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

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* ISPRA, 2016 – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizioni 2016. 248/2016

Salva il suolo: è il tempo dell’azione

L’iniziativa dei cittadini europei (I.C.E.) “SALVA IL SUOLO“, portata avanti dal WWF e da oltre 350 organizzazioni non governative di 26 Paesi europei, ha l’obiettivo di sostenere la proposta di una Direttiva Europea sul consumo di suolo, che stabilisca una volta per tutte come il suolo sia una risorsa strategica per assicurare la sicurezza alimentare, la tutela della biodiversità e la regolazione dei cambiamenti climatici.

 

Bisognerà raccogliere da oggi all’11 settembre 2017 in tutti i Paesi membri un milione di firme di cittadini europei in calce ad una scheda su cui riportare i dati anagrafici (con il riferimento alla sola carta di identità). Il successo di questa iniziativa nel nostro paese servirà anche a sollecitare il Parlamento italiano ad approvare al più presto norme per limitare il consumo di suolo (in discussione da due anni) che servano a dare un quadro di regole  e di strumenti che siano veramente efficaci.

La raccolta di firme “SALVA IL SUOLO” in Italia è promossa da una task force di associazioni formata da ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food, WWF, che organizzeranno iniziative insieme al più vasto coordinamento italiano degli aderenti alla I.C.E. costituito da 80 realtà associative e comitati.

E’ diffusa ormai la consapevolezza che il suolo, risorsa non rinnovabile e bene comune, svolge funzioni vitali per l’ecosistema, la produzione alimentare, la conservazione delle risorse idriche, l’assorbimento dell’anidride carbonica. Contenere il consumo di suolo, a giudizio del WWF, è fondamentale per limitare il rischio idrogeologico, garantire la capacità di ripresa dei sistemi naturali e di adattarsi ai cambiamenti climatici.

                                                      FIRMA ANCHE TU!

 

Arrestiamo il consumo di suolo in Italia, proposta di legge del Forum Salviamo il Paesaggio

 

Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, difendiamo i Territori ha emesso questo comunicato stampa che riproduciamo integralmente.                

Comunicato stampa

La Rete delle oltre 1.000 organizzazioni che compongono il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio (più noto come “Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, difendiamo i Territori“) ha avviato oggi l’attività di elaborazione di una propria Proposta di Legge per l'”Arresto del consumo di suolo in Italia“.

Tale iniziativa intende portare a compimento un percorso iniziato nell’ottobre del 2011 all’atto della costituzione del Forum stesso e interrotto successivamente in attesa del completamento dell’azione normativa del Parlamento in materia di consumo del suolo agricolo, avviata nel 2012 dal Consiglio dei Ministri del Governo Monti allora in carica, su proposta del ministro Catania, e attualmente giunta in discussione al Senato, dopo molteplici revisioni che il Forum giudica un utile primo passo, ma insufficiente per intervenire con efficacia su quella che deve, invece, essere considerata una assoluta emergenza cui porre rimedio.

Per tale motivo, nei giorni scorsi è stato composto un apposito Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare, che conta al momento 70 persone: architetti, urbanisti, docenti universitari, ricercatori, pedologi, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi ecc.

Tra essi, alcuni dei principali esperti nazionali in materia quali Anna Marson, Luca Mercalli, Paolo Pileri, Fabio Terribile, Michele Munafò, Paola Bonora, Paolo Berdini, Luisa Calimani, Giorgio Ferraresi, Tiziano Tempesta, il Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, il segretario nazionale della Fillea/Cgil Salvatore Lo Balbo, il primo Sindaco a “crescita zero urbanistica” Domenico Finiguerra, tecnici di primarie associazioni nazionali.

Il Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico, coordinato da Alessandro Mortarino e Federico Sandrone, si è dato 6 settimane di tempo per definire un testo condiviso da tutti i suoi componenti, da sottoporre successivamente all’analisi e all’approvazione delle migliaia di aderenti – individuali e associazioni – al Forum, in modo da poter consentire la sua “validazione” da un gruppo di giuristi tra la fine dell’anno corrente e i primi giorni del 2017.

L’avvio odierno dei lavori è stato accompagnato da una prima bozza di testo normativo, che verrà ora “emendato” da tutti gli esperti e progressivamente arricchito per offrire alle forze politiche, sociali e economiche e a tutto il Parlamento uno strumento in grado di orientare concretamente il comparto edile verso la grande sfida del recupero e riuso di quell’enorme stock di abitazioni vuote, sfitte, non utilizzate esistente nel nostro Paese: circa 7 milioni di opportunità di lavoro che attendono solo un segnale forte di cambiamento.

 

Per ulteriori informazioni:

Alessandro Mortarino (email)
333 7053420

Federico Sandrone (email) 

Segreteria Forum Salviamo il Paesaggio (email) 


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Osservazioni in natura, una serata alla ricerca di pipistrelli

I pipistrelli, questi sconosciuti e spesso disprezzati animali saranno oggetto di una iniziativa organizzata dall’associazione Xèmina in collaborazione con il Gruppo locale del WWF Litorale laziale.

L’iniziativa si realizzerà sabato 8 ottobre nel parco della Rimembranza e mirerà alla conoscenza delle abitudini, delle caratteristiche e della grande utilità di questi nottambuli.

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La pioggia non ha fatto annullare la Giornata delle Oasi WWF alla Rimembranza di Terracina

La foto_3Giornata iniziata male sotto la pioggia della mattina si è conclusa di pomeriggio con un caldo sole all’orizzonte,  sotto una pergola di glicine, su una bellissima terrazza naturale qual è il Parco della Rimembranza di Terracina.

 

Qui il Gruppo Litorale pontino ha organizzato la Giornata delle Oasi WWF e ad allietare i presenti la persona che oggi rappresenta il simbolo della memoria storica della città e delle tante battaglie a difesa dell’ambiente, il prof.  Emilio Selvaggi.

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Tante le storie che il professore ha raccontato ai presenti, intrattenendoli con storici aneddoti e sorprendenti lezioni di etimologia dialettale. La piacevole “chiacchierata” con il professore è terminata con la presentazione  del parco,  dal punto di vista storico e ambientale.

 

 

 

 

foto_1Il pomeriggio è proseguito poi con la passeggiata tra le circa 200 specie di piante autoctone e non,  che convivono in perfetta armonia nella poetica atmosfera del parco.

Domenica 2 ottobre Giornata delle Oasi WWF, a Terracina apertura straordinaria del parco della Rimembranza

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Domenica 2 ottobre il parco della Rimembranza accoglierà i visitatori per l’intera giornata in un’apertura straordinaria per far vivere in prima persona l’emozione di questi angoli ineguagliabili.

 
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Porta la tua famiglia, i tuoi amici, le persone a cui vuoi bene a un’esperienza unica fatta di incontri a tema e visite guidate e con la possibilità di consumare il pranzo al sacco all’aria aperta.

PROGRAMMA

Ore 10.30  Apertura del parco

Ore 11.30 Visita guidata

Al ritorno si può pranzare al sacco nel parco

Ore 16.30 Incontro con Emilio Selvaggi

17.30 Visita guidata

Ore 19.00  Chiusura del parco

Rinnovata la convenzione Comune/WWF per la gestione del parco della Rimembranza di Terracina

 

Era il 1995 quando venne stipulata la prima volta la convenzione tra il Comune di Terracina e la sezione locale dell’associazione.

 

 

In precedenza il WWF si era fatto promotore di una serie di interventi di pulizia e sistemazione del parco, lasciato chiuso per tanti anni, realizzati con la collaborazione di numerosi cittadini guidati da Emilio Selvaggi.

 

Successivamente, una volta firmata la convenzione tra il Comune e l’allora responsabile della sezione, Emilio si dedicò alla cura del parco rendendolo una sorta di orto botanico e un’oasi di pace all’interno della città che soprattutto in estate diventa frenetica.

 

Le fatiche decennali che Emilio ha dovuto affrontare sono state rese più ardue dalle difficoltà con cui il Comune forniva materiali e manodopera per i lavori da realizzare.

La nuova convenzione all’articolo 4 fissa gli obblighi delle parti in maniera chiara:

 “Restano a carico dell’Amministrazione concedente tutti gli interventi manutentivi ordinari e straordinari, messa in sicurezza del sito e quant’altro ritenuto necessario per assicurare la pubblica incolumità, mentre l’Associazione assicurerà gratuitamente tutti i piccoli interventi manutentivi atti a garantire le ordinarie condizioni di fruibilità del complesso monumentale”.

L’associazione invierà all’amministrazione comunale un elenco delle opere necessarie e non più rinviabili da effettuare all’interno del parco per mettere in sicurezza alcune parti e per restaurarne altre.

Le premesse 

Queste le premesse della convenzione che avrà durata quinquennale con possibilità di rinnovo tacito per altri cinque anni: 

  1. in base al legge n.559 del 21 marzo 1926 tutti i parchi della Rimembranza sono  dichiarati pubblici monumenti;
  2. a Terracina in via San Francesco Nuovo, insiste un’area denominata “Parco della Rimembranza”, meglio descritta e delimitata nelle planimetrie allegate   al presente atto sotto le lettere  A) e B), distinta in catasto terreni  al Foglio 115 particella  226 della superficie complessiva di mq. 6.530;
  3. i motivi che rendono interessante detto parco sono:

-la pietas cittadina per 141 Terracinesi caduti nella prima guerra mondiale e sepolti lontani dalla loro terra; per ciascuno di essi fu piantato un albero;

-la presenza di numerose tracce archeologiche, seppure in misura di frammento, a testimonianza di almeno due millenni di storia cittadina;

-l’insediamento di quasi duecento specie botaniche che offrono un’antologia naturalistica in continua evoluzione;

-la posizione molto panoramica e nuovi camminamenti, sistemati strategicamente, offrono squarci inconsueti di paesaggio sul mare e sulla città;

 Gli scopi

          Questi sono gli scopi:

  •  tutelare una porzione di territorio che offre caratteristiche uniche sotto il profilo ambientale;
  • promuovere e diffondere presso la popolazione una più consapevole sensibilità ai problemi ambientali;
  • valorizzare, curare e pulire tutti gli spazi oggetto di affidamento;
  • implementare ed aggiornare la catalogazione delle essenze botaniche del sito, oltre alla sua integrale tutela;
  • sviluppare la ricerca scientifica ed iniziative di educazione ambientale rivolte alle scuole di ogni ordine e grado e a tutti i cittadini;
  • organizzare visite guidate ed escursioni, previa stesura di apposito calendario attuativo che verrà concordato successivamente con l’Amministrazione.

L’associazione comunicherà all’amministrazione il programma annuale entro il mese di Novembre, fermo restando che sarà data notizia di volta in volta delle iniziative del WWF per mezzo della stampa e dei vari mezzi di informazione e comunicazione, nonché sul sito del comune.

IMPORTANTE!

Dal primo ottobre 2016 le aperture settimanali saranno nei giorni di MERCOLEDI’ e DOMENICA con orari dettati dalla stagionalità e la chiusura avverrà prima del tramonto. Le scuole e i gruppi di cittadini o di turisti potranno visitare il parco in ogni giorno compatibilmente con eventuali lavori in corso e prendendo accordo telefonico ai numeri 3470463423 (Patrizia) / 3348814320 (Francesca).

Il parco del Montuno ritorni alla città di Terracina

Domenica 25 settembre in occasione dell’evento Puliamo il mondo di Legambiente il Parco del Montuno di Terracina è stato riaperto dopo 7 anni di chiusura.

In questi anni l’area è stata preda e vittima  dei vandali  e dell’incuria, ma ancor prima di tentativi di costruirvi un parcheggio sotterraneo che si sono interrotti perché durante gli scavi di inizio dei lavori portati avanti con sbancamenti e tagli di alberi venne alla luce un muro romano come molti avevano ipotizzato. La  questione prese poi la via giudiziaria ma il parco ormai, reso inagibile, fu chiuso.

Il WWF di Terracina si dichiara soddisfatto che ci sia di nuovo attenzione per quest’area di così grande pregio naturalistico e storico – archeologico che tanto è stata nel cuore della nostra associazione e di tanti cittadini.

La prima piantumazione, infatti, fu fatta proprio dai nostri volontari e il parco venne affidato poi alla cura degli scout; l’impegno divenne evidentemente troppo grande anche per l’assenza dell’intervento dell’amministrazione dell’epoca e l’area fu abbandonata  a se stessa.

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La stessa cosa avvenne per la Fossata, il WWF spinse sul Comune perché entrasse in causa contro il privato che se n’era impossessato; vincemmo e la Fossata venne affidata ad un comitato locale di cittadini che dopo qualche festa organizzata nell’area l’abbandono’.

 

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Ora finalmente si parla di nuovo del Parco del Montuno e i nostri volontari hanno partecipato con entusiasmo alla sua pulizia lavorando fianco a fianco con gli altri volontari della

Legambiente di Terracina che ha preso img_6120l’iniziativa inserendola anche nell’evento nazionale Puliamo il mondo perché siamo sempre e comunque dalla parte dell’ambiente, della natura, della nostra storia e della nostra tradizione.

 

 

 

 

Il nostro auspicio è quindi che la nuova amministrazione, più sensibile ai temi ambientali, inizi un percorso virtuoso di tutela e cura ambientale, in collaborazione con  le associazioni ambientaliste e tutti i cittadini portatori di interesse come quelli aderenti al Forum di Agenda 21 Locale.

 

Venerdì 23 settembre tappa a Terracina dell’Italian Wonder Ways (accoglienza alla Rimembranza)

italian-wonder-ways-via-francigena-sud-a-world-to-travel-2Italian Wonder Ways è una iniziativa messa in campo da quattro Regioni italiane (Abruzzo, Lazio, Marche e Toscana) per far conoscere a giornalisti/blogger camminatori internazionali la rete dei cammini del centro Italia.

 

 

Uno dei cammini sarà proprio la Via Francigena del sud che, come gli altri itinerari, sarà percorsa dal 22 al 28 settembre da una ventina di giornalisti blogger e camminatori. La risonanza internazionale dell’evento è ovvia e i nostri luoghi potranno presentare su un palcoscenico straordinariamente ampio le bellezze naturali e il patrimonio storico, monumentale e culturale che li caratterizzano. Già una giornalista del gruppo che percorrerà la via Francigena del sud ha postato sul proprio blog un articolo introduttivo che è possibile leggere qui  http://www.aworldtotravel.com/reasons-to-walk-a-pilgrimage-path/

A Terracina, oltre che dall’assessore competente, Barbara Cerilli, l‘accoglienza è stata organizzata dal WWF Litorale Laziale, dal Consorzio Terracina D’Amare e dalla Pro Loco.

Il programma dell’accoglienza sarà il seguente:

Alle ore 16 arrivo da Fondi a Terracina, nel parco della Rimembranza. Nel Parco, ai camminatori, verranno illustrate le caratteristiche storiche e naturalistiche dell’area.

Aperitivo di benvenuto e degustazione di prodotti tipici con consegna di “pigne di uva moscato”.

Passeggiata fino a Piazza Municipio e cerimonia di benvenuto accolti dai rappresentanti delle Istituzioni mentre un gruppo musicale eseguirà musica antica di sottofondo. Anche qui e poi lungo il percorso verranno illustrate  le peculiarità dei luoghi che via via si incontreranno.

I camminatori, quindi, percorreranno Corso Anita Garibaldi fino a Porta Romana e qui saliranno su un pullman che li porterà sul Monte sant’Angelo per la visita del Tempio di Giove Anxur (c.d.).

Cena e pernottamento in città.

L’indomani si trasferiranno all’Abbazia di Fossanova.