Il nuovo progetto di trattamento dei rifiuti nell’area di via Morelle a Terracina, chi l’ha visto?

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Nel comunicato stampa del 29 gennaio 2013 il   Sindaco annuncia un protocollo di intesa con la Provincia di Latina per la realizzazione di un progetto da realizzare nel sito di Morelle parlando “genericamente” di un sito da ottimizzare e da utilizzare per migliorare il ciclo della raccolta dei rifiuti.

Partendo dall’esistente, almeno quello che è possibile sapere, l’impianto si chiama così perché era realmente un impianto di trattamento dei rifiuti per produrre compost; la chiusura però, necessaria per adeguamenti normativi di sicurezza, è stata provvidenziale per interrompere la produzione di un compost non più rispondente ai moderni criteri di sostenibilità ambientale.

Si poteva, e il WWF aveva fatto una ricerca in merito, utilizzare di nuovo l’impianto, per produrre compost di qualità,  riattivandolo con delle modifiche tecniche non esageratamente onerose.

Attualmente non possiamo più essere sicuri che questa cosa sia realizzabile visto il tempo che è passato, ma le nostre conoscenze in tema di trattamento dei rifiuti ci fanno pensare che se si ipotizza la costruzione di un impianto la cui progettazione prevede il concorso di un privato e della provincia, sicuramente non si sta parlando di una semplice piattaforma di transito al conferimento.

Sempre nel fumoso comunicato si parla di “recupero energetico” e di “frazione umida”. Le due cose non necessariamente sono legate ma lo potrebbero nel caso di un impianto di produzione energetica alimentato a biomasse. Orbene, le biomasse possono essere sfalci vegetali o addirittura vegetazione prodotta allo scopo, ma non è il nostro caso, che vengono bruciati per produrre energia e naturalmente anche CO2; oppure si parla di biomasse come frazione umida dei rifiuti da cui però non si ricava direttamente energia bensì metano per digestione anaerobica, e il metano solo quando viene bruciato producendo CO2 produce energia; forse non è neanche questo il nostro caso visto che il nostro Comune ha approvato il piano d’azione di Agenda 21 Locale secondo cui le emissioni di gas, causa dei cambiamenti climatici, sono banditi.

detail-inceneritoreE poi dov’è la frazione umida se siamo a livelli vergognosamente bassi di raccolta differenziata?  Da dove e come pensano di ricavare energia? L’espressione “recupero d’energia” ci preoccupa alquanto soprattutto alla luce della Direttiva europea sui rifiuti (2008/98 CE, recepita in Italia con il D.Lgs205/2010) dove l’elemento fondante è la prevenzione della produzione dei rifiuti, e dove nella scala di priorità, oltre alla prevenzione intesa come la non produzione di rifiuti, c’è il riuso, il riciclaggio, il recupero di materia e infine lo smaltimento. Nel comunicato stampa invece si accenna alla RD come opportunità per generare “un certo recupero d’energia”.

Si osserva che la direttiva europea indica la priorità nel recupero di materia e non di energia. Esclusa quindi la discarica, gli altri sistemi come inceneritori, centrali a biomasse/biogas e gli impianti di biodigestione anaerobica alimentate con la forsu non sono praticabili perché insostenibili, inutili e dannosi per l’ambiente e la salute e vengono costantemente proposti su tutto il territorio nazionale solo per godere di generosi incentivi economici. I rifiuti vanno ridotti e non possono essere considerati fonte rinnovabile, e nemmeno classificati furbescamente come materie “assimilate”. E non è nemmeno ipotizzabile un impianto misto con produzione di compost e altri trattamenti su altre frazioni finalizzati alla produzione di energia.

In conclusione, quindi, vorremmo che l’amministrazione, che ha stretto con la Provincia un protocollo d’intesa e che dovrebbe avere in materia idee abbastanza chiare, esplicitasse le proprie intenzioni evitando di delegare alla Provincia anche la scelta della tipologia di impianto da realizzare, comportamento che ci appare gravemente lesivo del diritto all’informazione e all’autodeterminazione dei cittadini. Richiesta quindi di trasparenza e  condivisione con i cittadini, nelle diverse articolazioni di associazioni e comitati, che non possono essere tenuti all’oscuro su interventi progettuali importanti che riguardano il futuro del proprio territorio legato inscindibilmente al futuro della salute e dell’economia. 

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