Il mare di Terracina: l’estate sta finendo…è tempo di bilanci.

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Quest’anno a settembre vorremmo fare un bilancio consuntivo, e proporne subito uno preventivo per il prossimo anno, per quanto riguarda la qualità dell’acqua del mare e della spiaggia e conseguentemente le ricadute che possono esserci sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e naturalmente anche su una fetta cospicua della nostra economia.

Sono questi, da settembre a dicembre, i mesi in cui si può ragionare serenamente del perché il mare è sempre sporco e perché la bandiera blu viene concessa un pò a tutti tranne che a Terracina.

La conferenza stampa tenuta dall’Amministrazione a metà di una stagione di proteste, di denunce sulla stampa e in rete e soprattutto di una teoria infinita di segnalazioni da parte di cittadini con relativo intervento della Capitaneria di Porto e Arpa, ha messo in luce una disarmante debolezza delle argomentazioni con le quali è stato dichiarato che il mare di Terracina è eccellente a fronte di una serie di analisi fornite dall’Arpa e accolte acriticamente.

 Esistono delle criticità nelle analisi eseguite e delle inadempienze da parte di chi ha eseguito i prelievi che avrebbero dovuto far riflettere chi invece ha sbandierato l’eccellenza del nostro mare. Andiamo per ordine. Già nel mese di giugno, e poi a seguire nei successivi luglio e agosto, l’Arpa ha eseguito analisi microbiologiche e chimiche su campioni di acqua di mare prelevati dalla Capitaneria di porto su segnalazioni di cittadini che lamentavano scie di sporcizia, escrementi, schiuma marrone o bianca. Dall’esame dei referti consegnati si evidenziano alcune criticità e anomalie: il verbale di sopralluogo non è uniforme e quindi non fornisce elementi utili ad una sintesi di risultati attendibili; alcune schede di verbale sono molto particolareggiate, seguono lo schema proposto dal DM 30 marzo 2010, per cui chiedono temperatura del mare, condizioni climatiche, trasparenza, presenza di rifiuti, di chiazze oleose e molto altro; altri moduli, invece, oltre allo spazio per il nome degli operatori riportano solo uno spazio vuoto che l’addetto riempie “a piacere”. In tutti i verbali, tuttavia, compare la nota che “ non si evidenzia nulla di quello che era stato segnalato dai richiedenti l’intervento”. E’ stata rispettata la normativa stabilita dal Decreto Ministero della Salute 30 marzo 2010 e D.lgs116/08 Art. 6 c. 3 per i quali il punto di monitoraggio e’ fissato, all’interno di ciascuna acqua di balneazione, dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il rischio più elevato di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione? e il Punto di campionamento?  L’Allegato V (previsto dall’articolo 6)  afferma: Laddove possibile, i campioni devono essere prelevati 30 centimetri sotto la superficie dell’acqua e in acque profonde almeno 1 metro.

La norma riporta quindi l’obbligo di prelevare praticamente a riva, laddove si bagnano i bambini; testimoni invece ci hanno riferito che gli addetti della Capitaneria si sono fatti accompagnare dai bagnini con il pattino per fare il prelievo alle boe salvo poi registrare “prelievo effettuato in prossimità della battigia”. Se quanto riferito risponde a verità, il frutto di questa superficialità è stato che solo in alcuni casi i risultati erano vicini ai limiti ammessi. Già soltanto questo doveva mettere in sospetto i nostri amministratori anche perché, e questa è l’altra criticità, la nostra amministrazione era stata invitata (10 gennaio 2013) e sollecitata (27 marzo 2013)  dalla Dirigente del Settore Ecologia e Ambiente della Provincia di Latina ad effettuare una serie di verifiche importanti quali il censimento delle zone urbanizzate ma prive di fognature, censimento dei frantoi, autorizzazioni allo scarico di acque reflue per gli insediamenti civili e tutte quelle attività in grado di incidere sulla degradazione delle acque di balneazione. Purtroppo, nulla di tutto questo è stato sottoposto a verifica da parte del Comune di Terracina, e l’amministrazione quindi non aveva elementi per rispondere alle richieste dei cittadini e si è dovuta aggrappare invece ad analisi che si sono rilevate inattendibili.

Questo purtroppo il consuntivo, ma noi vorremmo proporre ottimisticamente un bilancio preventivo all’Amministrazione:

  • dare seguito e applicazione ai suggerimenti dei cittadini legittimati nel “tavolo permanente per il ciclo delle acque” e previsto dalla legge (D.lgs116/08  Art. 14. Le autorità competenti, ciascuna per quanto di competenza, incoraggiano la partecipazione del pubblico all’attuazione del presente decreto e assicurano che siano fornite al pubblico interessato opportunità di informarsi sul processo di partecipazione, e di formulare suggerimenti, osservazioni o reclami, in particolare per la preparazione, la revisione e l’aggiornamento delle acque di balneazione di cui all’articolo 6, comma 1. Le autorità competenti tengono conto delle informazioni acquisite.)

  • istituire un tavolo con le forze dell’ordine che sono preposte alle verifiche e ai controlli, GdF, Capitaneria di Porto, CFS, Carabinieri, ed altri Enti coinvolti, Acqualatina, Consorzio di Bonifica.

  • dialogare continuamente con i cittadini e gli operatori del settore proprio in questi mesi prima della prossima stagione balneare.

  • tenere pulite le spiagge libere e invitare i gestori degli stabilimenti a non disperdere in mare o sulle spiagge libere i materiali raccolti durante la pulizia giornaliera del tratto di arenile a loro affidato.

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Creare quindi una vera e propria “cabina di regia” operativa e non virtuale, perché solo affrontando questo annoso e grave problema in modo organico, sistematico  e puntuale si possono ottenere buoni risultati, non ultimo la tanta sospirata “BANDIERA BLU”.

 E visto che siamo in tema di buoni propositi, facciamo presente all’amministrazione, alla ditta incaricata della raccolta dei rifiuti e, soprattutto, agli operatori balneari, che  in questi giorni in cui i bagnanti lasciano le spiagge rimangono sulla sabbia decine e decine di  giochi di plastica che alla prima mareggiata prenderanno il largo per finire nello stomaco di pesci, delfini e tartarughe causandone la morte. Chiediamo quindi che già da ora l’amministrazione si attivi  per chiedere alla ditta incaricata di ritirare questo materiale raccolto dagli operatori balneari, previo accordo, o lasciato sulle spiagge libere.

 

 

 

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