Sostieni il WWF, pensa al tuo futuro

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In 50 anni il WWF ha portato avanti battaglie che hanno fatto la storia: il Programma Tigre (1973), il Programma Lupo (1973), Programma TRAFFIC (dal 1976), il Progetto “Il Mare deve vivere” (1979), il Programma Orso (1992) il Programma Balene (1996); solo per citarne alcune.

Oltre 5 milioni di persone in tutto il mondo, con il loro aiuto, permettono al WWF di portare avanti le sue sfide: più di 1300 progetti, dall’Italia all’Artico, dall’Africa alla Cina.

Ma le minacce continuano, da ogni fronte: la deforestazione, il bracconaggio e il commercio illegale di specie vegetali e animali, i cambiamenti climatici.

Oggi anche il tuo contributo è importante per difendere la Vita del nostro Pianeta, per salvare migliaia di specie animali e vegetali che rischiamo di perdere per sempre.

Il nostro futuro è il tuo futuro.

A Terracina il WWF esiste dalla seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso, con poche forze ha contribuito a tener vivo il dibattito sulle questioni ambientali e di tutela del territorio e si è prodigato nell’educazione ambientale nelle scuole.

Sinteticamente e limitandoci all’anno appena trascorso, l’attività svolta dal WWF Litorale Pontino durante il 2013 si è allineata con continuità con quella dell’anno precedente, dividendosi tra le iniziative del WWF regionale e nazionale e quelle tipiche della mission di tutela del territorio.

Per le prime l’associazione ha partecipato all’Ora della Terra coinvolgendo più di un comune del territorio pontino ( Terracina, Sezze, Ponza, Itri, SS. Cosma e Damiano), dove i sindaci hanno spento i loro monumenti più significativi, e alla Giornata delle Oasi che però non ha potuto svolgersi con successo completo per le pessime condizioni meteorologiche.

Le attività locali sono state molteplici e tutte inserite nella mission dell’associazione.

Così, la gestione sostenibile dei rifiuti ha visto il WWF LP protagonista insieme ad altre due associazioni terracinesi di una raccolta di firme contro un appalto troppo generoso nei confronti del privato e della proposizione di una mozione in consiglio comunale per la costruzione di un impianto di compostaggio di qualità.

L’adesione alla Giornata nazionale del camminare è stata l’occasione per sollecitare l’amministrazione comunale ad attivarsi per un restauro dei parchi pubblici.

Non sono state trascurate le acque, interne e marine, per il monitoraggio delle quali l’associazione ha partecipato ai lavori del tavolo comunale sulle acque voluto dal Comune e dall’Agenda 21.

Il parco della Rimembranza gestito in convenzione dalla nostra associazione è stato protagonista di una nuova edizione estiva di Ecosuoni, una rassegna di concerti preceduti di volta in volta da una conferenza su temi ecologici. Questi gli argomenti trattati: acqua pubblica, api-sentinelle ambientali, requisiti per la bandiera blu, inquinamento elettromagnetico-noMuos, archeologia della Rimembranza, ecosostenibilità delle feste popolari tradizionali.

Il parco per la sua vicinanza alla collina ogni anno all’apertura della caccia viene devastato dai cinghiali che vi trovano rifugio. Anche quest’anno si è verificato l’evento per cui l’associazione ha iniziato dei lavori per la chiusura con rete metallica del lato da cui entra la fauna selvatica, lavori che continueranno nel 2014 . Ovviamente, i lavori sono eseguiti da volontari e i materiali sono frutto dei pochi interventi comunali, delle donazioni di privati e di contributi pervenuti all’associazione.

Questi contributi sono venuti nel 2013 soprattutto dal corso di apicoltura biologica organizzato in collaborazione con DNApilab che ha ceduto all’associazione parte delle quote di iscrizione al corso stesso.

Il parco è anche la sede dell’accoglienza ai viandanti della via Francigena del sud che ogni anno a primavera passano per Terracina per raggiungere Roma.

Per il trasporto sostenibile l’associazione, oltre a chiedere piste ciclabili e isole pedonali, si è interessata della gestione dei bus interni per favorirne l’uso e soprattutto del treno che è venuto a mancare, si spera temporaneamente, per una frana caduta sulla linea.

C’è poi questo sito/blog https://wwflitoralepontino.wordpress.com che durante l’anno ha più che raddoppiato le visite raggiungendo a fine 2013  i 22 mila visitatori; i temi più trattati sono stati in ordine decrescente sostenibilità, territorio, ambiente, rifiuti, trasporti, raccolta differenziata,…

Molti interventi sono stati ripresi dalla stampa locale.

Iscriviti al WWF Litorale Pontino, entrerai in un’associazione impegnata a fermare e far regredire il degrado del pianeta, e a costruire un futuro in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura.

Un Centro visite della LIPU è stato vigliaccamente distrutto: il WWF esprime la propria solidarietà

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 Il WWF esprime solidarietà per il vergognoso attentato subito dalla Lipu a Castel di Guido, dove la notte del 21 gennaio è stato dato alle fiamme il Centro visite dell’Oasi.

 

Non si tratta purtroppo di un caso isolato, negli ultimi tempi sorte analoga è toccata all’Oasi WWF di Vanzago (Milano), nei mesi scorsi oggetto di gravi atti di vandalismo. Evidentemente c’è chi esprime così, vigliaccamente, il proprio dissenso per beni pubblici, perché tutti possono fruirne, cercando probabilmente di fare il gioco di interessi privati.
E’ purtroppo l’ennesima riprova del malanimo di cacciatori, bracconieri e degli speculatori nei confronti di chi generosamente e volontariamente si batte per la tutela degli animali, della natura e della legalità”  ha commentato Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia.

“Non basta incendiarci un Centro visite per farci paura. Nessuna intimidazione, nessuna vigliaccata, nessuna violenza avrà mai il sopravvento” ha detto  Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu.

Per saperne di più ecco il sito della LIPU.

Sabato 28 dicembre l’isola ecologica itinerante a Terracina c’è stata, ma che confusione!

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Al WWF Litorale Pontino le isole ecologiche itineranti piacciono, oltretutto esse sono una derivazione o comunque rassomigliano tanto alle “Domeniche degli ingombranti” ideate dalla nostra associazione in tempi non lontani. 

 

 

 

 

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Per annunciarle si usava una comunicazione faidate povera ma efficace e soprattutto chiara, un volantino.

 

 

 

 

 

Ora il Comune usa la comunicazione tramite note inserite nel sito ufficiale e sicuramente da quella apparsa il 27 dicembre avremmo dovuto capire che essendo il quarto sabato del mese l’isola ecologica itinerante si sarebbe ancorata in via Firenze e nel parcheggio di via Marcia e non in via Stella Polare come abbiamo inteso noi.

A nostra parziale giustificazione facciamo notare che la nota del Comune appare estratta da un contesto, non si capirebbe altrimenti l’incipit “Si comunica inoltre…”, con nessuno sforzo da parte dell’estensore per renderla pubblicabile come un avviso.

Insomma, se invece dell’INOLTRE che non c’entrava per niente, l’estensore avesse aggiunto all’elencazione delle giornate  1° sabato DEL MESE e così via non saremmo caduti nell’errore.

Sperando di ben interpretare l’eventuale quinto sabato a La Fiora, nel 2014 l’isola ecologica sarà nella frazione in marzo, maggio, agosto e novembre, anche se nell’ultimo cade in un giorno di festa, Ognissanti.

Ancora una volta facciamo notare che le iniziative sul territorio, quelle virtuose soprattutto, andrebbero condivise con le associazioni in qualche modo interessate perché raggiungano la massima efficacia.

 

Parte a Terracina la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, abbiamo fatto tutto per non farla fallire?

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In questi giorni in cui le persone sono distratte dall’atmosfera delle festività natalizie che mettono addosso come sempre  una certa frenesia,  anche se la congiuntura non è proprio del tutto favorevole, sta girando per la città un’auto-vela con l’annuncio del prossimo avvio della raccolta differenziata.

 

Non sappiamo se sono in corso le assemblee di quartiere, le riunioni degli amministratori di condomini, il coinvolgimento delle parrocchie, dei centri anziani e delle associazioni della società civile.

Non sappiamo se stanno passando degli spot sulle radio e tv locali e se sono allestiti gazebo nelle strade e nelle piazze per distribuire almeno un volantino.

Non possiamo nemmeno pensare che la comunicazione per coinvolgere i cittadini in un evento epocale che porterà a cambiamenti radicali di abitudini nella gestione dei rifiuti prodotti si limiti ad esporre per le strade una vela con il solo annuncio.

Esperienze nazionali dicono che per ogni diecimila abitanti occorre un mese per comunicare e convincere sulla bontà del nuovo sistema di raccolta da cui non si torna più indietro. Il mancato rispetto di questa azione presso i cittadini per portare loro il messaggio e per riceverne eventuali suggerimenti comporta fatalmente il fallimento di tutta l’iniziativa.

Siamo preoccupati, vorremmo essere rassicurati.

La nostra preoccupazione deriva anche da come NON venne organizzata la comunicazione all’epoca dell’esperimento realizzato nel centro storico alto.

Cibo in spazzatura, spreco di natura

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Sprechi alimentari: un’emergenza etica, economica ma anche ambientale

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1.226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2e e il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono. La responsabilità è dei consumatori, che spendono in media 316 € euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato, ma anche di un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola.

Nei paesi ricchi la maggior quota di sprechi – oltre il 40% dello spreco totale – si concretizza a livello della distribuzione e soprattutto dei consumi ossia quando il cibo è ancora perfettamente consumabile, mentre nei paesi in via di sviluppo le perdite e gli sprechi maggiori si concretizzano a livello agricolo e di prima trasformazione, soprattutto a causa dell’inadeguatezze strutturale della filiera.

Nei vari passaggi che vanno dalla produzione al consumo, lo spreco arriva fino al 50% del cibo: pari a circa 179 kg pro capite come media europea, senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesce rigettate in mare. Il tutto, mentre ancora 79 milioni di persone in Europa vivono al di sotto della soglia di povertà, con un 15% dei cittadini che percepisce un reddito inferiore al 60% del reddito medio del paese di residenza.

Nell’industria, parte delle perdite è strettamente correlata alla natura del prodotto e risulta necessaria per esempio per trasformare la derrata da agricola ad alimentare. In altri casi invece, lo spreco è connesso all’attività gestionale dell’impresa che vanno dall’organizzazione della produzione e/o commercializzazione all’attività di marketing: si generano sprechi quando il packaging risulta difettato o danneggiato, per cambi di immagine, lancio di nuovi prodotti, prossimità della data di scadenza, residui di promozioni, etc. È stato stimato come il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora utilmente recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana.

La ricetta consiste nel migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili, aiuta a ridurre il costo del cibo e ne aumenta la possibilità di accesso. Ciò determinerebbe una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, sia in termini ambientali e sociali.

Connessi agli sprechi alimentari ci sono sprechi “diretti” della filiera (industria alimentare e grande distribuzione organizzata) e “indiretti” (fertilizzanti, fitosanitari, energia, acqua).

 Lo spreco alimentare ha conseguenze non solo etiche, economiche, sociali ma anche sanitarie e ambientali, dal momento che le enormi quantità di cibo non consumato contribuiscono fortemente al riscaldamento globale e alle carenze idriche.

Per ogni kg di cibo si emettono in media 4,5 chilogrammi di CO2 : ne consegue che le 89 milioni di tonnellate di cibo sprecate in Europa producono 170 milioni di tonnellate di CO2eq l’anno. Oltre alla CO2 in quanto la decomposizione dei rifiuti alimentari produce metano, gas a effetto serra 21 volte più potente del biossido di carbonio.

Oltre alla CO2, enormi quantità d’acqua sono necessarie a produrre il cibo che mangiamo ogni giorno. In particolare, la produzione di carne necessita di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Per ottenere un chilo di mele sono necessari 820 litri, per un kg di mais 1.220 litri di acqua, per un chilo di riso 2.500 litri, per un chilo di pollo 4.300 litri, per un chilo di maiale 5.990 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua.

A determinare numeri così elevati sono le 3 componenti dell’utilizzo idrico individuate dal calcolo dell’impronta idrica: l’acqua piovana, l’acqua di falda e l’acqua che torna inquinata all’ambiente.

elicotteroProseccoNel caso della carne, oltre al consumo diretto d’acqua per esempio per dissetare gli animali, bisogna considerare quanta acqua è servita per far crescere soia, foraggio e cereali e per il resto della filiera incluso il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di deiezioni prodotte e i fertilizzanti e pesticidi che inquinano fortemente le risorse idriche.

 

fruits_and_vegetables_volunteering_at_organic_farms-300x225Per risparmiare davvero acqua è fondamentale diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

 

Ridurre gli sprechi di prodotti commestibili consentirebbe un più efficiente utilizzo dei terreni, una migliore gestione delle risorse idriche oltre a ricadute benefiche su tutto il comparto agricolo a livello mondiale.

Per saperne di più è possibile scaricare dal sito del WWF Italia il report

QUANTA NATURA SPRECHIAMO? Le pressioni ambientali degli sprechi alimentari in Italia

http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/report_quanta_natura_sprechiamo_ottobre_2013.pdf

 

Non serve la biblioteca di Babele a Terracina ma una nuova sede per la biblioteca di base, vero servizio pubblico

 

Dante e Codice« M’inganneranno, forse, la vecchiaia e il timore, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente  immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. »

 La biblioteca di Babele-Jorge Luis Borges

 

 

Una biblioteca è un servizio finalizzato a soddisfare i bisogni informativi (studio, aggiornamento professionale, svago, eccetera) di una utenza finale individuata secondo parametri predefiniti, realizzato sulla base di una raccolta organizzata di supporti delle informazioni, fisici (libri, riviste, CD,DVD, eccetera) o digitali (accessi a basi di dati, riviste elettroniche, eccetera).

Così viene definita su Wikipedia una biblioteca; è un servizio e quindi un bene comune nell’accezione che viene attribuita in tempi recenti al termine.

Il Codice dei beni culturali risalente al 2004 definì, a sua volta, biblioteca “una struttura permanente che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio”.

Fruizione Negata

 

Una città deve fornire ai propri cittadini tutti i servizi, nessuno escluso, a partire proprio da quelli di base e tra questi si colloca la biblioteca senza la quale una società cristallizzerebbe le differenze sociali permettendo la crescita culturale soltanto a chi grazie al censo possa accedere a tutto quanto viene prodotto in questo ambito.

Ancora oggi la promozione e la valorizzazione non solo dei Libri-beni culturali ma anche di tutta la produzione su carta o sistemi informatici trovano difficile applicazione in Italia (e a Terracina) e spesso questo avviene per la penuria dei finanziamenti ma anche per mancanza di spazi.

Una biblioteca, che si caratterizzi come pubblica, è tenuta a soddisfare due obblighi: il primo è quello di mettere a disposizione dell’utenza, con le modalità più larghe e liberali, le raccolte librarie di cui si trova dotata; il secondo è quello di tutelare quello stesso materiale librario in maniera che non soffra danneggiamenti….(A. Serrai).

Si potrebbe continuare all’infinito a tirar fuori citazioni che mal si adattano alla situazione della biblioteca comunale di Terracina.

Questa, dopo essere uscita da una fase di piccola Atene che la vide protagonista di tante iniziative culturali tra urbanistica, scienze, filosofia, pedagogia…e sociali come centro di aggregazione dei movimenti delle donne, degli studenti e dei lavoratori degli anni ‘60/’70 del secolo scorso, divenuta pubblica è rientrata nel circuito delle biblioteche locali.

Fu in rispetto della legge n.382/1975 sull’ordinamento delle Regioni alle quali vennero trasferite le competenze sulle biblioteche degli enti locali e sullo sviluppo della scuola dell’obbligo e della scolarizzazione.
Come ovunque in Italia la prima incombenza fu quella di procedere alla classificazione decimale del patrimonio librario; successivamente vennero introdotti computer per l’informatizzazione dei cataloghi e per la gestione del prestito e con lo sviluppo del web il servizio si estese anche alla messa a disposizione degli utenti di selezioni tematiche di siti di qualità ed a molte iniziative di alfabetizzazione su internet per gli utenti. E nacque così la rete delle biblioteche che permise da subito l’accesso a libri disponibili in altre città, mentre si procedeva anche alla formazione professionale dei bibliotecari.

Quasi tutti gli operatori attuali, grazie ai quali la biblioteca ha retto di fronte alle difficoltà finanziarie, alla mancanza di spazi per attività culturali, alla penuria di spazi espositivi, hanno seguito tutto l’iter del passaggio istituzionale a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso.

Molte sono state le iniziative culturali che sono partite direttamente dalla biblioteca o dall’esterno ma che venivano ospitate di buon grado. E spesso per realizzare le iniziative è stato necessario utilizzare strutture scolastiche.

Oggi, di fronte alla crescita della domanda culturale differenziata per tipologia di utenza e di richieste di servizi la biblioteca di Terracina con il suo edificio risalente alla metà del secolo scorso non può più assolvere al ruolo che la stessa legge le ha assegnato.

E’ scomparsa la ricca emeroteca che la caratterizzava, ha migliaia di libri chiusi in contenitori depositati in qualche magazzino, ha spazi limitatissimi per attività culturali, non può oggettivamente creare se non sulla carta una rete sul territorio che coinvolga le frazioni.

Eventuali donazioni di fondi librari (e ce ne sono) verrebbero stoccate nei magazzini!

La biblioteca deve tornare ad essere il luogo principe della promozione culturale della città, frazioni comprese, contando su una nuova e adeguata sede.

L’attuale vivace dibattito sulla Casa della cultura ha centrato l’obiettivo quando ha posto alla base di un qualsiasi discorso culturale la ricollocazione della biblioteca comunale in un ambiente spazioso e baricentrale rispetto allo sviluppo urbanistico della città, indicando anche come la riutilizzazione dell’ex mercato coperto delle Arene non possa che essere oggettivamente destinata ad ospitare quella che si configura come il cuore pulsante della stessa Casa.   

L’auspicio che si realizzi prima possibile tutto ciò, anche in parallelo al finalmente avviato uso pubblico di altri spazi cittadini presenti nel centro storico alto, non può essere disgiunto dall’ovvia constatazione che nell’accezione corrente di cultura prenda finalmente un suo ruolo quella che rende coscienti le persone dei limiti dello sviluppo, il cui mancato rispetto porterà alla scomparsa non solo della cultura ma della stessa umanità.

Sta passando un altro anno con cassonetti tracimanti di rifiuti per le strade e nelle piazze di Terracina; il nuovo appalto è stato firmato da tempo, che si aspetta ad avviare la comunicazione per il nuovo sistema di raccolta? Chiediamo troppo?

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L’appalto per la nuova gestione dei rifiuti dopo aver superato l’ostacolo dei ricorsi ha avuto il battesimo delle firme ma tarda a trovare attuazione.

 

Sull’entità dell’appalto abbiamo insieme ad altre associazioni espresso i nostri dubbi   e siamo rimasti in attesa dell’applicazione che per quanto riguarda la raccolta differenziata (porta a porta o di prossimità nei 4/5 della città) prometteva performances eccezionali, il 70% al secondo anno. L’avvio di tale nuova metodologia avrebbe ridotto in misura notevole il problema del pretrattamento con la diminuzione dei viaggi verso Colfelice.

E’ passata la stagione estiva durante la quale modificare il sistema di raccolta dei rifiuti sarebbe stata un’avventura ma ora ci stiamo avviando verso la fine dell’anno e ancora non si vede nulla all’orizzonte.

La tassa sui rifiuti è stata prontamente aggiornata ma il servizio resta ancora quello vecchio.

Lo stesso dibattito sul destino dell’impianto di via delle Morelle è inquinato dal mancato avvio del nuovo sistema di raccolta. Più indifferenziato si produce e più si fa strada l’ipotesi di riattivare il biostabilizzatore con produzione di cdr,  invece con un raccolta differenziata sui livelli dell’appalto (quindi non derivanti da “speculazioni ambientaliste” come qualcuno ha affermato) un eventuale impianto non potrà essere che di compostaggio di qualità per trattare la consistente frazione organica prodotta dai cittadini di Terracina e dei comuni vicini.

Gli amministratori comunali stanno facendo registrare un record di lentezza nell’applicazione dell’appalto che non vorremmo fosse premonitore di una totale inefficienza nella gestione del nuovo sistema.

E’ ora di darsi una mossa, oltretutto la nostra associazione non si tirerà indietro quando e se si passerà alla fase educativa. L’ha fatto in tempi non sospetti con amministrazioni di ogni tipo che non davano nessuna prospettiva di miglioramento del servizio.

 

 

La Giornata nazionale del Camminare di FederTrek a Terracina

Domenica 13 ottobre in una bella giornata di sole una cinquantina di persone, compreso un piccolo gruppo di studenti medi, hanno camminato per oltre 5 km da un parco all’altro visitando senza l’uso dell’auto zone della città ad alcuni sconosciute.

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Nel Parco delle città gemellate c’è stata una piccola sosta durante la quale i camminatori hanno potuto apprezzare un piccolo ristoro offerto dalla pasticceria Somma, da Punto dolce e dal WWF Litorale Pontino.  Nell’occasione il WWF ha brevemente spiegato come si era arrivati alla decisione della camminata cittadina e perchè era stato deciso di attraversare i parchi. Tutti hanno notato l’assurdità di tenere ancora chiuso il Montuno e lo stato di degrado dell’area Chezzi e di Villa Tomassini.

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Da parte sua l’assessore alle Politiche sociali, Roberta Tintari, ha espresso la soddisfazione per una camminata veramente salutare che non dovrebbe avere carattere episodico ma quotidiano, augurandosi anche che nei prossimi passaggi i cittadini possano trovare migliorato lo stato dei parchi.

 

Immancabile la foto di gruppo

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La Casa della Cultura: un nuovo rinascimento per Terracina?

Una grande biblioteca di base nella Casa della Cultura

PioVILa città ha già vissuto un tentativo di rinascimento culturale venti anni fa quando la parola “rinascimento” prese quota nel dibattito avviato da Giovanni Rocci con la sua iniziativa del Fondo Cittadino per i Beni Culturali di Terracina. Frutto straordinario del Fondo e dell’impegno di Rocci fu la mostra allestita a Palazzo Braschi nel 1995 dal titolo Pio VI, le paludi pontine, Terracina che, oltre a fornire una molto documentata lezione di storia, offrì anche la possibilità di poter ammirare tra le altre opere il quadro di Hackert La benedizione di Pio VI a Terracina nell’Ascensione del 1795, richiesto al museo di Salisburgo.

fotoMercatoAreneOra è nato in città un movimento che, a differenza del passato quando le iniziative pur ottime non uscivano al di fuori di cerchie ristrette, sta coinvolgendo molti cittadini, soprattutto giovani. Hanno individuato un immobile pubblico  molto sottoutilizzato come il mercato coperto del quartiere Arene e chiedono che diventi la sede di una Casa della Cultura senza porre limiti sulla natura di questa. L’iniziativa è ottima anche se non si conosce il progetto di utilizzo degli spazi da dedicare all’espressione di forme artistiche le più varie e alla fruizione delle stesse da parte dei cittadini.

In quale contesto socio-culturale nasce l’iniziativa? Oggi in città, altre ai gruppi da tanto tempo attivi che praticano teatro, pittura, musica in forma amatoriale e le associazioni storiche impegnate nell’educazione in ambito culturale e ambientale ci sono dei fermenti, alcuni anche di livello non provinciale come la ricerca d’espressione di nuovi gruppi musicali giovanili e non, le produzioni della street art, le prove letterarie di alcuni giovani,……………

Una casa della cultura può servire per fare uscire dall’estemporaneità tutte queste iniziative che sopravvivono solo grazie all’entusiasmo delle persone coinvolte e può funzionare da incubatore di altre attività e anche da richiamo di quei nostri concittadini ora affermatisi in campi specifici, costretti in passato a lasciare la città per la propria crescita culturale e professionale.

Cosa propone il Comune?  Per il futuro i progetti che si conoscono parlano di una Casa della Cultura Popolare da insediare nella Torre degli Azzi, della biblioteca dei documenti  storici da localizzare nel palazzo della Bonificazione Pontina e di non si sa ancora di preciso cosa da collocare nel castello Frangipane.

Intanto, esiste la necessità di potenziare la cultura di base che, pur nell’era dell’informatica, ha ancora bisogno di libri per la trasmissione della conoscenza e senza la conoscenza la cultura (anche quella con la C maiuscola) ha i piedi di argilla. I libri richiamano una biblioteca e come è noto Terracina ha una sola biblioteca pubblica inserita in un manufatto di oltre 60 anni fa oramai insufficiente. Oggi è diventato solo un simbolo della resistenza della cultura in un deserto totale.

fotoBibliotecaLa biblioteca Adriano Olivetti ha migliaia di volumi ammucchiati in qualche magazzino non avendo spazi sufficienti per la loro esposizione, le iniziative culturali che vi vengono svolte grazie soprattutto all’abnegazione degli operatori sono umiliate dalla mancanza di strutture adeguate, l’emeroteca una volta vanto della biblioteca è quasi del tutto scomparsa. Nonostante questo, la frequenza nei giorni e negli orari (andrebbero potenziati) da parte di cittadini e studenti non è trascurabile anche con il nuovo servizio di ricerca di testi presso altre biblioteche del territorio.

La biblioteca dovrebbe essere al centro di una casa della cultura; oltretutto ne garantirebbe la sopravvivenza nei momenti di calo d’interesse che a Terracina sono frequenti fino a raggiungere nel passato il ritmo delle stagioni. La struttura della biblioteca Olivetti ormai per una città che viaggia verso i 50 mila abitanti si configura più come una biblioteca di quartiere o da dedicare agli studenti specializzandola con tutti gli strumenti della comunicazione moderna.

La nostra associazione, quindi, propone ai promotori dell’apertura della Casa della Cultura di inserire nel progetto esecutivo di ristrutturazione dell’immobile individuato la nuova grande biblioteca di Terracina e invita i cittadini a sottoscrivere la petizione in corso in città da alcuni giorni.

 

Ecosuoni 2013 alla Rimembranza di Terracina, un bilancio positivo

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Venerdì 16 agosto si è conclusa la seconda stagione di Ecosuoni ( Seminari, concerti, mostre, aperitivi) alla Rimembranza di Terracina.

 

 

 

Le sei serate hanno visto una partecipazione attenta di molte centinaia di persone (oltre 100 a serata), cittadini e turisti che hanno trascorso ore liete in un ambiente sano fuori dalla frenesia tipica del periodo vacanziero.

I seminari organizzati dal WWF Litorale Pontino hanno toccato argomenti di forte impatto sociale e ambientale come l’acqua pubblica e il referendum nazionale per conservarla tale, la produzione biologica di miele che ha introdotto un corso di apicoltura che si terrà in ottobre, l’inquinamento elettromagnetico indotto in Sicilia dal MUOS, i requisiti per far arrivare in città finalmente la bandiera blu, le tracce archeologiche presenti nel parco della Rimembranza, la sostenibilità ambientale delle feste tradizionali come introduzione del progetto Casa della Cultura Popolare Terracinese.

I concerti sotto la direzione artistica di Caterina Bono dell’Associazione “Canto di Eea” hanno spaziato dal folklore celtico a quello siciliano, dalla rilettura di canzoni classiche alle arie e sinfonie verdiane, da brani classici di autori del ‘700 e ‘900 alle tradizioni popolari di mezzo mondo.

Musicisti affermati hanno regalato performances di alto livello ad un pubblico entusiasta e sempre più numeroso, anche i giovani componenti dell’ensemble locale “ Etnosonica” si sono superati nello spettacolo finale.

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Il parco è stato arricchito di opere di arte contemporanea naturale grazie al contributo dato dal Gruppo 12.

Il collettivo di artisti invitato a partecipare alla rassegna ha voluto dare il proprio contributo all’ambiente regalando al parco, dopo una settimana di residenza, sculture di arte naturale.

Le opere, visitabili durante la durata del festival, rimarranno come presenze silenziose all’interno del parco, entreranno a far parte del ciclo naturale, modellandosi ai venti e agli agenti esterni.

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Gli aperitivi del dopo concerto, molto apprezzati dal numeroso pubblico, sono stati approntati con i prodotti forniti dagli sponsor ai quali vanno i ringraziamenti degli organizzatori.

Ugualmente sono da ringraziare il Comune di Terracina e la Provincia di Latina per aver preso l’impegno di un sostegno minimo alla rassegna.

Il bilancio complessivo della partecipazione e delle performances artistiche è più che positivo; con le spese come al solito si sta stretti,  ma  siamo fiduciosi che con il sostegno delle istituzioni ci sarà modo di  pareggiare i conti ed acquistare materiali necessari per la manutenzione del Parco della Rimembranza.