Non serve la biblioteca di Babele a Terracina ma una nuova sede per la biblioteca di base, vero servizio pubblico

 

Dante e Codice« M’inganneranno, forse, la vecchiaia e il timore, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente  immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. »

 La biblioteca di Babele-Jorge Luis Borges

 

 

Una biblioteca è un servizio finalizzato a soddisfare i bisogni informativi (studio, aggiornamento professionale, svago, eccetera) di una utenza finale individuata secondo parametri predefiniti, realizzato sulla base di una raccolta organizzata di supporti delle informazioni, fisici (libri, riviste, CD,DVD, eccetera) o digitali (accessi a basi di dati, riviste elettroniche, eccetera).

Così viene definita su Wikipedia una biblioteca; è un servizio e quindi un bene comune nell’accezione che viene attribuita in tempi recenti al termine.

Il Codice dei beni culturali risalente al 2004 definì, a sua volta, biblioteca “una struttura permanente che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio”.

Fruizione Negata

 

Una città deve fornire ai propri cittadini tutti i servizi, nessuno escluso, a partire proprio da quelli di base e tra questi si colloca la biblioteca senza la quale una società cristallizzerebbe le differenze sociali permettendo la crescita culturale soltanto a chi grazie al censo possa accedere a tutto quanto viene prodotto in questo ambito.

Ancora oggi la promozione e la valorizzazione non solo dei Libri-beni culturali ma anche di tutta la produzione su carta o sistemi informatici trovano difficile applicazione in Italia (e a Terracina) e spesso questo avviene per la penuria dei finanziamenti ma anche per mancanza di spazi.

Una biblioteca, che si caratterizzi come pubblica, è tenuta a soddisfare due obblighi: il primo è quello di mettere a disposizione dell’utenza, con le modalità più larghe e liberali, le raccolte librarie di cui si trova dotata; il secondo è quello di tutelare quello stesso materiale librario in maniera che non soffra danneggiamenti….(A. Serrai).

Si potrebbe continuare all’infinito a tirar fuori citazioni che mal si adattano alla situazione della biblioteca comunale di Terracina.

Questa, dopo essere uscita da una fase di piccola Atene che la vide protagonista di tante iniziative culturali tra urbanistica, scienze, filosofia, pedagogia…e sociali come centro di aggregazione dei movimenti delle donne, degli studenti e dei lavoratori degli anni ‘60/’70 del secolo scorso, divenuta pubblica è rientrata nel circuito delle biblioteche locali.

Fu in rispetto della legge n.382/1975 sull’ordinamento delle Regioni alle quali vennero trasferite le competenze sulle biblioteche degli enti locali e sullo sviluppo della scuola dell’obbligo e della scolarizzazione.
Come ovunque in Italia la prima incombenza fu quella di procedere alla classificazione decimale del patrimonio librario; successivamente vennero introdotti computer per l’informatizzazione dei cataloghi e per la gestione del prestito e con lo sviluppo del web il servizio si estese anche alla messa a disposizione degli utenti di selezioni tematiche di siti di qualità ed a molte iniziative di alfabetizzazione su internet per gli utenti. E nacque così la rete delle biblioteche che permise da subito l’accesso a libri disponibili in altre città, mentre si procedeva anche alla formazione professionale dei bibliotecari.

Quasi tutti gli operatori attuali, grazie ai quali la biblioteca ha retto di fronte alle difficoltà finanziarie, alla mancanza di spazi per attività culturali, alla penuria di spazi espositivi, hanno seguito tutto l’iter del passaggio istituzionale a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso.

Molte sono state le iniziative culturali che sono partite direttamente dalla biblioteca o dall’esterno ma che venivano ospitate di buon grado. E spesso per realizzare le iniziative è stato necessario utilizzare strutture scolastiche.

Oggi, di fronte alla crescita della domanda culturale differenziata per tipologia di utenza e di richieste di servizi la biblioteca di Terracina con il suo edificio risalente alla metà del secolo scorso non può più assolvere al ruolo che la stessa legge le ha assegnato.

E’ scomparsa la ricca emeroteca che la caratterizzava, ha migliaia di libri chiusi in contenitori depositati in qualche magazzino, ha spazi limitatissimi per attività culturali, non può oggettivamente creare se non sulla carta una rete sul territorio che coinvolga le frazioni.

Eventuali donazioni di fondi librari (e ce ne sono) verrebbero stoccate nei magazzini!

La biblioteca deve tornare ad essere il luogo principe della promozione culturale della città, frazioni comprese, contando su una nuova e adeguata sede.

L’attuale vivace dibattito sulla Casa della cultura ha centrato l’obiettivo quando ha posto alla base di un qualsiasi discorso culturale la ricollocazione della biblioteca comunale in un ambiente spazioso e baricentrale rispetto allo sviluppo urbanistico della città, indicando anche come la riutilizzazione dell’ex mercato coperto delle Arene non possa che essere oggettivamente destinata ad ospitare quella che si configura come il cuore pulsante della stessa Casa.   

L’auspicio che si realizzi prima possibile tutto ciò, anche in parallelo al finalmente avviato uso pubblico di altri spazi cittadini presenti nel centro storico alto, non può essere disgiunto dall’ovvia constatazione che nell’accezione corrente di cultura prenda finalmente un suo ruolo quella che rende coscienti le persone dei limiti dello sviluppo, il cui mancato rispetto porterà alla scomparsa non solo della cultura ma della stessa umanità.

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