Un milione di tonnellate di cemento-amianto nel Lazio. Ne bonifichiamo 15 mila all’anno. Ci vorranno 60 anni per liberarcene!

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Oggi a Roma si è tenuto presso l’Istituto Superiore di Sanità il convegno  “Il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto: situazione italiana”.

Sono stati presentati dati allarmanti sulle quantità di materiali contenenti amianto non ancora raccolti e messi in sicurezza; la stima si aggira intorno a 30 milioni di tonnellate.

Oltretutto ci sono intere Regioni (tra cui il Lazio) che non hanno nemmeno le discariche adatte.

A vent’anni dall’approvazione della legge 257 che mise fuori produzione e fuori commercio l’amianto, ancora non ci siamo attrezzati per uscire dall’incubo del mesotelioma, il tumore associato soprattutto all’esposizione all’amianto.

Pochi comuni e qualche provincia si sono attivati per affrontare con determinazione questo problema!

Nella sessione poster del convegno è stata illustrata l’iniziativa della provincia di Modena che in tre anni ha bonificato 794 siti di civili abitazioni (circa 300 tonnellate di cemento-amianto) con una procedura incentivante a costi quasi nulli per i cittadini.

A Terracina si dorme nonostante la presenza di tonnellate di cemento-amianto presente sul territorio tra coperture di capannoni e abitazioni, tettoie, tubi e contenitori!

Tutte le relazioni del convegno tra breve saranno scaricabili dal sito www.iss.it/amianto

Cibo in spazzatura, spreco di natura

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Sprechi alimentari: un’emergenza etica, economica ma anche ambientale

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1.226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2e e il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono. La responsabilità è dei consumatori, che spendono in media 316 € euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato, ma anche di un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola.

Nei paesi ricchi la maggior quota di sprechi – oltre il 40% dello spreco totale – si concretizza a livello della distribuzione e soprattutto dei consumi ossia quando il cibo è ancora perfettamente consumabile, mentre nei paesi in via di sviluppo le perdite e gli sprechi maggiori si concretizzano a livello agricolo e di prima trasformazione, soprattutto a causa dell’inadeguatezze strutturale della filiera.

Nei vari passaggi che vanno dalla produzione al consumo, lo spreco arriva fino al 50% del cibo: pari a circa 179 kg pro capite come media europea, senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesce rigettate in mare. Il tutto, mentre ancora 79 milioni di persone in Europa vivono al di sotto della soglia di povertà, con un 15% dei cittadini che percepisce un reddito inferiore al 60% del reddito medio del paese di residenza.

Nell’industria, parte delle perdite è strettamente correlata alla natura del prodotto e risulta necessaria per esempio per trasformare la derrata da agricola ad alimentare. In altri casi invece, lo spreco è connesso all’attività gestionale dell’impresa che vanno dall’organizzazione della produzione e/o commercializzazione all’attività di marketing: si generano sprechi quando il packaging risulta difettato o danneggiato, per cambi di immagine, lancio di nuovi prodotti, prossimità della data di scadenza, residui di promozioni, etc. È stato stimato come il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora utilmente recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana.

La ricetta consiste nel migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili, aiuta a ridurre il costo del cibo e ne aumenta la possibilità di accesso. Ciò determinerebbe una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, sia in termini ambientali e sociali.

Connessi agli sprechi alimentari ci sono sprechi “diretti” della filiera (industria alimentare e grande distribuzione organizzata) e “indiretti” (fertilizzanti, fitosanitari, energia, acqua).

 Lo spreco alimentare ha conseguenze non solo etiche, economiche, sociali ma anche sanitarie e ambientali, dal momento che le enormi quantità di cibo non consumato contribuiscono fortemente al riscaldamento globale e alle carenze idriche.

Per ogni kg di cibo si emettono in media 4,5 chilogrammi di CO2 : ne consegue che le 89 milioni di tonnellate di cibo sprecate in Europa producono 170 milioni di tonnellate di CO2eq l’anno. Oltre alla CO2 in quanto la decomposizione dei rifiuti alimentari produce metano, gas a effetto serra 21 volte più potente del biossido di carbonio.

Oltre alla CO2, enormi quantità d’acqua sono necessarie a produrre il cibo che mangiamo ogni giorno. In particolare, la produzione di carne necessita di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Per ottenere un chilo di mele sono necessari 820 litri, per un kg di mais 1.220 litri di acqua, per un chilo di riso 2.500 litri, per un chilo di pollo 4.300 litri, per un chilo di maiale 5.990 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua.

A determinare numeri così elevati sono le 3 componenti dell’utilizzo idrico individuate dal calcolo dell’impronta idrica: l’acqua piovana, l’acqua di falda e l’acqua che torna inquinata all’ambiente.

elicotteroProseccoNel caso della carne, oltre al consumo diretto d’acqua per esempio per dissetare gli animali, bisogna considerare quanta acqua è servita per far crescere soia, foraggio e cereali e per il resto della filiera incluso il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di deiezioni prodotte e i fertilizzanti e pesticidi che inquinano fortemente le risorse idriche.

 

fruits_and_vegetables_volunteering_at_organic_farms-300x225Per risparmiare davvero acqua è fondamentale diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

 

Ridurre gli sprechi di prodotti commestibili consentirebbe un più efficiente utilizzo dei terreni, una migliore gestione delle risorse idriche oltre a ricadute benefiche su tutto il comparto agricolo a livello mondiale.

Per saperne di più è possibile scaricare dal sito del WWF Italia il report

QUANTA NATURA SPRECHIAMO? Le pressioni ambientali degli sprechi alimentari in Italia

http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/report_quanta_natura_sprechiamo_ottobre_2013.pdf

 

Legge di stabilità, ritorno al passato

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Un oltraggio al buonsenso e al futuro del Paese: questo il giudizio del WWF Italia sul comma 99 del maxi-emendamento al DDL Stabilità, approvato al Senato, che prevede il capacity payment  anticipato per le centrali termoelettriche a spese delle rinnovabili.

 
Il comma va cancellato, senza se e senza ma. Sarebbe un vero e proprio ‘ritorno al passato’, una indebita regalia a favore delle fonti fossili, pagata dalle fonti del futuro”, commenta Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Ricordiamo che l’Unione Europea sta elaborando una strategia comune sul capacity payment, che dovrebbe  in ogni caso favorire, non già minare, la transizione verso le fonti rinnovabili. Non solo il provvedimento è stato anticipato nel 2012, senza aspettare l’Europa con un colpo di mano in Parlamento, ma ora si vuole che entri in vigore subito (e non nel 2017 come già previsto). E’ di tutta evidenza che questo si configura come un indebito e inefficiente sussidio ai combustibili fossili, oltretutto a fondo perduto, e un grave danno per le rinnovabili. Come al solito si proclama la volontà di lasciare ‘ decidere al mercato ’ solo per le fonti del futuro, mentre i poteri forti trovano sempre qualche ‘manina’ che li aiuta a ripagare investimenti che si sono ampiamente dimostrati ciechi e sbagliati. Le rinnovabili stanno crescendo in tutto il mondo, mentre la produzione di energia con i combustibili fossili rappresenta una delle maggiori fonti  di emissione di anidride carbonica, quindi un rischio per il clima.  La politica italiana si dimostra sensibile ai poteri forti e incapace di pensare e attuare un vero piano di transizione verso l’economia a basso tasso di carbonio.

Tutto il contrario di quanto è accaduto in Germania in queste ore, laddove la transizione energetica e la conferma di ambiziosi target di riduzione delle emissioni è al centro dell’accordo di coalizione tra CDU e SPD, e si prevede di studiare un ‘meccanismo di capacità’ solo nel medio periodo e nell’ambito della concertazione europea. Per affrontare il futuro anche in Italia, serve un piano di graduale dismissione delle centrali tradizionali a combustibili fossili (a cominciare dalle più inquinanti per il clima e per la salute, quelle a carbone e a olio combustibile), accanto a un vero impulso per la nuova generazione rinnovabile e per l’efficienza energetica, incluso l’adeguamento delle reti di trasmissione e distribuzione. Tutto il resto è politica fossile, non trasparente negli obiettivi e onerosa per i consumatori i quali vedono ancora una volta l’Autorità dell’Energia in un ruolo improprio: questo pone una pressante questione di ruolo e architettura istituzionale, perché lascia indifesi gli interessi presenti e futuri degli utenti a favore di quelli degli operatori tradizionali”.

Il WWF ricorda che per incentivare le istituzioni finanziarie e i governi del mondo ad agire immediatamente investendo nell’energia rinnovabile e nell’efficienza energetica tutti possiamo fare qualcosa facendo sentire la propria voce, firmando la petizione globale WWF per chiedere di finanziare il futuro delle rinnovabili e non il passato delle energie fossili.

Dopo il fallimento dei negoziati ONU sul clima di Varsavia serve un cambio radicale alla COP20 a Lima

wwwcop19_2_oxfam_8340Alla chiusura dei negoziati sul clima ONU di Varsavia, Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, che ha seguito i lavori in loco, commenta:
“La minaccia del cambiamento climatico ci impone una scelta chiara: un futuro in cui eventi naturali distruttivi come il tifone Haiyan saranno la norma, o un futuro alimentato a energie rinnovabili e basato su un paradigma di risparmio e uso efficiente delle risorse e dell’energia

“La mancanza di un senso di urgenza mostrata dai governi in questo processo è stata nauseante.
350Ed è per questo che abbiamo lasciato i negoziati di Varsavia prima della loro chiusura.
I negoziatori avrebbero dovuto usare il vertice di Varsavia per fare un grosso e fondamentale passo avanti verso un’azione globale e giusta contro il cambiamento climatico. Non è successo. E questo mette a serio rischio i negoziati verso il raggiungimento di un accordo globale nel 2015. Una performance simile anche l’anno prossimo sarebbe disastrosa, non solo per il progresso dei negoziati, ma soprattutto per tutte le comunità vulnerabili e per il mondo naturale da cui tutti noi dipendiamo.”

“Le industrie più inquinanti hanno imposto una lunga ombra su questi negoziati e i governi hanno messo i propri interessi davanti a quelli della comunità globale di cittadini. Tutto questo deve cambiare: non c’è nessun modo per arrivare a un forte accordo globale nel 2015 finché i governi non rifletteranno le preoccupazioni delle persone e non gli interessi dell’industria dei fossili. Accordare agli interessi dei combustibili fossili così tanta influenza sui negoziati è del tutto inaccettabile. Questa dinamica deve cambiare se i governi vogliono convincere i loro cittadini che stanno facendo tutto il possibile per affrontare il cambiamento climatico.”

“I negoziatori a Varsavia non avevano dai loro Governi il mandato di portarci verso un futuro migliore. Si sono mostrati impreparati a negoziare in buona fede, anche su questioni che colpisono le popolazioni più vulnerabili. Il governo giapponese ha ritrattato i suoi precedenti impegni per tagliare le emissioni, e il nuovo governo australiano si sta muovendo per annacquare la legislazione Nazionale sul clima, con l’apprezzamento del governo canadese.”

“La questione delle emissioni di CO2 dalla perdita di foreste sarà cruciale per i negoziati di Lima l’anno prossimo e i negoziatori hanno una solida base di lavoro nella cornice e negli accordi positivi raggiunti a Varsavia almeno su questo tema. In particolare, i negoziati di Lima dovranno
affrontare la questione dei finanziamenti all’azione contro la perdita di foreste.”

“Entro l’inizio del prossimo negoziato a Lima, abbiamo urgente bisogno di volontà politica, impegni reali, e un chiaro percorso verso un accordo complessivo e giusto a Parigi nel 2015, dove un nuovo accordo globale sul cambiamento climatico dovrà essere approvato. I Capi di Stato e di Governo dovranno arrivare al Summit dei leader ONU, convocato dal Segretario Generale per il prossimo settembre, con nuovi impegni che corrispondano alle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico; dovranno anche impegnarsi direttamente nel percorso del processo negoziale, soprattutto a Lima e in Perù, se si rivelerà necessario, senza per questo duplicare il lavoro dei ministri e dei negoziatori”.

“A Varsavia, il WWF si è unito a un ampio fronte di organizzazioni della società civile, movimenti sociali e sindacati per dire ‘Quando è troppo è troppo’. Ci impegneremo a mobilitare i nostri membri e sostenitori per fare pressione sui governi perché intraprendano azioni più concrete contro il cambiamento climatico. E lavoreremo per costruire un legame diretto tra gli esiti della ‘Social COP’ in Venezuela e le COP in Perù e in Francia.”

Alla chiusura della COP19, ci uniamo ai nostri colleghi della società civile facendo le seguenti richieste ai prossimi presidenti dei negoziati, Perù e Francia:
– Passi concreti per raggiungere la giusta ambizione prima del 2020 e un accordo equo nel 2015
– Rifiutare le industrie sporche come sponsor dei negoziati sul clima
– Garantire il diritto alla libertà di espressione e partecipazione attiva da parte delle organizzazioni della società civile ai negoziati sul clima.

Il cemento-amianto presente nel territorio del comune di Terracina. Cosa fare?

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Il cemento unito a fibre di diversa natura è diventato tristemente celebre quando sono state utilizzate le fibre dell’amianto per produrre il cosiddetto eternit.

Il cemento-amianto è stato utilizzato in edilizia come materiale di copertura in forma di lastre piane o ondulate, canne fumarie, contenitori di liquidi e come isolante di tubature.

Nel corso degli anni è stato riconosciuto l’alto tasso di cancerogenesi delle fibre e della polvere di amianto eventualmente inalate.

 

Nella legge 257/1992 viene imposto ad ogni Regione di dotarsi di un Piano regionale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’amianto. La Regione Lazio ha recepito tale obbligo con la delibera di Giunta Regionale del 10 novembre 1998, n. 5892.

I proprietari degli immobili sono obbligati a comunicare alle ASL la presenza di amianto in matrice friabile mentre a queste viene assegnato il compito di effettuare l’analisi dei rivestimenti degli edifici e di istituire un registro delle localizzazione dei manufatti.

Tale censimento è OBBLIGATORIO per gli edifici pubblici, i locali aperti al pubblico e di utilizzazione collettiva e i blocchi di appartamenti, mentre è FACOLTATIVO per le singole unità abitative private.

Gli Enti pubblici hanno, comunque, il potere di disporre nel caso di pericolo per la salute e per l’ambiente la rimozione dei materiali contenenti amianto con oneri a carico dei proprietari.  

A Terracina il cemento amianto è molto diffuso, lo si trova sui tetti di abitazioni, sulle tettoie, sui cornicioni di alcuni palazzi, utilizzato nelle canne fumarie e in alcuni contenitori di liquidi e sparso per le strade dove viene abbandonato da cittadini scriteriati.

Il WWF LP ha effettuato una rapida ricognizione del territorio comunale rilevando un campione molto ampio di manufatti contenenti amianto. Qui i risultati della ricerca  SullAmianto

L’associazione ha chiesto un incontro all’Amministrazione comunale per discutere eventuali interventi per la bonifica/rimozione di tali manufatti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

Poche reazioni in provincia di Latina alle dichiarazioni del camorrista pentito, si attiva l’associazione Caponnetto

La risposta da parte delle amministrazioni pubbliche alle pesanti dichiarazioni del pentito o ex-pentito Carmine Schiavone, fatta qualche rara eccezione, è stata debole. Non così da parte delle associazioni che hanno nella loro mission il rispetto della legalità, tra queste l’associazione Caponnetto.  Ecco l’ultimo intervento programmato nei prossimi giorni a Formia.

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Il trasporto locale a Terracina ha ampi spazi di miglioramento; cominciamo però ad utilizzarlo.

La configurazione geografica della città di Terracina, in gran parte sviluppata in piano, la rende adatta all’uso della bicicletta. Questo mezzo, però, oltre ad essere non incentivato dall’assenza di piste/corsie/percorsi riservati non può essere utilizzato da tutti e in tutte le circostanze. Un trasporto pubblico interno alla città, efficiente e puntuale, dovrebbe garantire la mobilità di tutti per gli spostamenti quotidiani per raggiungere scuole, uffici, mercati, chiese, luoghi di svago…..

campagna-di-lancio-pagina-advA Terracina il servizio è svolto dal COTRI che copre con una fitta trama di itinerari tutta la città ma non pare avere successo tra i cittadini che preferiscono utilizzare i mezzi privati anche per spostamenti interni minimi, incrementando l’inquinamento, consumando risorse naturali fossili non rinnovabili e spendendo somme considerevoli.

Certamente per utilizzare il servizio pubblico questo non dovrebbe far rimpiangere il mezzo privato. In che modo? Intanto con la garanzia dei passaggi in orari sicuri e noti.

Il WWF Litorale Pontino, preoccupato del sottoutilizzo del trasporto pubblico, ha incontrato la dirigenza del COTRI  per un confronto di idee sul servizio e per dare alcuni suggerimenti.

Durante l’incontro il WWF LP ha chiesto in particolare di inserire sulle paline di TUTTE le fermate gli orari di passaggio e di inserire corse in coincidenza se non con i bus COTRAL almeno con tutti i treni in partenza e in arrivo (per ora con il servizio sostitutivo realizzato con pullman) anche per dare un senso al Polo del trasporto.

Il direttore del COTRI ha accolto entrambe le richieste alle quali darà seguito in questi termini:

  • nei prossimi giorni gli orari di passaggio saranno inseriti su tutte le paline esistenti (non tutte le fermate hanno le paline, tocca al Comune installarle)
  • le coincidenze con gli arrivi e le partenze dei treni sono già attive, manca soltanto una corsa in corrispondenza del treno che parte da Roma alle 21.02; il direttore si è impegnato a trovare una soluzione visto che il servizio termina alle 20.50.

Se questo verrà realizzato sicuramente sarà più agevole per i cittadini utilizzare il trasporto pubblico e così potranno dare un contributo nella costruzione di una città sostenibile.

Il WWF Lazio pulisce la foce dell’Arrone

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22 E 29 SETTEMBRE, GIORNATE DI PULIZIA IN OASI WWF
IL WWF LAZIO CERCA SOCI VOLONTARI DISPONIBILI PER DARE UNA MANO NEL CORSO DI DUE GIORNATE DI PULIZIA, PREVISTE PER IL 22 SETTEMBRE PRESSO L’OASI WWF BOSCO FOCE DELL’ARRONE, e IL 29 PRESSO IL VILLAGGIO DEI PESCATORI.

L’EVENTO SARÀ IN COLLABORAZIONE CON I RESIDENTI DEL VILLAGGIO, E L’ASSOCIAZIONE DEL VILLAGGIO PESCATORI. L’APPUNTAMENTO È ALLE ORE 9.00 PRESSO L’OASI WWF BOSCO FOCE DELL’ARRONE, LATO VIA SILVI MARINA (FREGENE NORD). IN ALLEGATO LA LOCANDINA DELL’INIZIATIVA CON TUTTI I RIFERIMENTI DEI REFERENTI DELL’OASI. locandina_pulizia_villagio_Arrone

VI RICORDIAMO CHE PER PRESTARE ATTIVITA’ DI VOLONTARIATO E’ NECESSARIO ESSERE IN REGOLA CON L’ISCRIZIONE AL WWF E AVER COMPILATO E FIRMATO IL MODULO DI DICHIARAZIONE DEL VOLONTARIO, DISPONIBILE ANCHE PRESSO L’OASI IL GIORNO STESSO.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!
WWF Lazio
Via Po n.25/c
00198 Roma
Tel.06.84497206

 

Una manifestazione “a pedali” per salvare l’Artico: il WWF Lazio con Greenpeace a Roma

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SALVIAMO L’ARTICO

il WWF Lazio aderisce insieme ad altre associazioni all’iniziativa di Greenpeace per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di difendere l’Artico dalle trivellazioni petrolifere che ne minacciano la conservazione e invita a partecipare alla “Pedalata Polare” che si terrà a Roma il 15 settembre.

 

PEDALATA POLARE

IL 15 SETTEMBRE PEDALIAMO IN TUTTO IL MONDO PER SALVARE L’ARTICO E DIRE NO AI GIGANTI DEL PETROLIO CHE LO MINACCIANO.

Il 15 settembre si svolgerà una giornata di mobilitazione internazionale per lanciare un messaggio importante: Salviamo l’Artico!

Per questa giornata, è stata organizzata da Greenpeace, con l’adesione di altre associazioni e gruppi locali, una pedalata in bicicletta per le vie del centro di Roma e in altre città d’Italia. L’inizio della manifestazione sarà alle 10 da piazza del Colosseo, da dove partirà la pedalata di circa 4 km; si tratta di un percorso breve e facile che possono fare tutti, anche con famiglie al seguito.

Il giro si concluderà nuovamente al Colosseo dove ci sarà musica, artisti di strada e molte altre cose.

Il link dell’evento su facebook da condividere:

https://www.facebook.com/events/534621926609769/?fref=ts

Il comune di Terracina si preoccupa del pretrattamento dei rifiuti da smaltire in discarica

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Recentemente sul sito del comune di Terracina è apparso un comunicato dal titolo

“Pretrattamento dei rifiuti, le normative per lo smaltimento”

La lodevole iniziativa andava presa qualche tempo fa in applicazione del D.lgs n.36/2003 che prevede chiaramente l’obbligo da parte dei comuni di mandare in discarica solo materiale organico pretrattato. L’assenza o l’insufficienza di impianti utili allo scopo rende obbligatorio ridurre il conferimento in discarica di rifiuti biodegradabili con una progressione stabilita dalla norma pienamente disattesa qui a Terracina.

 

Ora il Comune nel recente comunicato scrive “ Lo stesso Sindaco di Terracina ha emesso apposita ordinanza con la quale si ordina alla Servizi Industriali Srl, attuale aggiudicataria definitiva dell’appalto dei rifiuti, di conferire i rifiuti urbani non differenziati presso impianti che provvedono al loro pre-trattamento, disponendo, tra l’altro, alla ditta SAF Spa di agevolare le procedure di conferimento dei rifiuti urbani non differenziati presso l’impianto di proprietà“.

Ma se la ditta aggiudicataria ha vinto l’appalto con una proposta diciamo “all inclusive”, nel senso che già a partire dal secondo anno e fino al termine del contratto raccoglierà in maniera differenziata il 70% dei rifiuti di fatto intercettando  totalmente tutte le frazioni presenti nei rifiuti terracinesi visto che ha utilizzato dati nazionali sulla loro composizione dai quali si ricava che nel cassonetto siano presenti proprio il 70% di materiali differenziabili, quale organico resta da pretrattare? Quel poco che resta fuori dalla raccolta differenziata durante il primo anno?

La nuova Circolare ministeriale del 6 agosto 2013, in applicazione di disposizioni della Comunità europea,  non ritiene sostitutiva del pretrattamento la raccolta differenziata spinta se non viene data anche la dimostrazione che il pretrattamento del residuo non contribuisce a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi per la salute.

La Servizi Industriali, se ha potuto fare un’offerta così generosa, sicuramente potrà dimostrare che il residuo da conferire in discarica non inciderà sull’ambiente e non creerà rischi per la salute.