AL WWF IMPEDITO L’INGRESSO ALLA CONFERENZA DEI SERVIZI PER IL PROGETTO DELLA DISCARICA DI CORCOLLE

Quando la partecipazione è messa davanti a una porta (chiusa)

Oggi alle ore 15,00 il WWF Lazio, rappresentato dal Presidente regionale Vanessa Ranieri, non è stato ammesso alla discussione nella conferenza dei servizi che si è svolta a Roma nella Sala Liri della Regione Lazio

Vanessa Ranieri sull’episodio ha dichiarato:

Gravissimo inibire l’ingresso alle associazioni tra cui la nostra, titolata ai sensi di legge a poter presenziare alla conferenza dei servizi prevista questo pomeriggio presso la Sala Liri della Regione Lazio per la presentazione del progetto della discarica di Corcolle. Non permettere questo minimo atto di partecipazione da parte di una struttura ordinata addirittura da un Prefetto ci lascia stupiti e preoccupati.
Cosa potrebbe mai accadere autorizzando la presenza di chi tutela l’ambiente da oltre cinquanta anni?”

 E’ questa la domanda che ci siamo posti questo pomeriggio e che si porranno tutti i soci e i sostenitori del WWF nei giorni futuri.

 Roma, 8 marzo 2012

 

Il WWF Lazio interviene nel procedimento per la realizzazione della discarica nei pressi di Villa Adriana

Domani il WWF presenzierà alla conferenza dei servizi insieme ai 15 soggetti chiamati ad esprimere i pareri previsti nell’iter per la realizzazione della discarica di Corcolle, nei pressi di Villa Adriana, sito archeologico patrimonio dell’UNESCO.

 Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio a questo proposito ha dichiarato:

Saremo presenti nella Sala Liri della Regione Lazio avendo notificato questo pomeriggio l’intervento nel procedimento previsto dalla legge. Siamo fiduciosi che anche in questa sede, come auspichiamo al TAR del Lazio, sia scongiurata l’apertura dell’ennesima inutile discarica in uno dei luoghi più belli del mondo”.

 Roma, 7 marzo 2012  

Sabaudia: problemi nella raccolta differenziata dei rifiuti

La stampa locale sta mettendo in evidenza una serie di problemi sorti all’avvio della raccolta differenziata domiciliare, dai ritardi nella consegna dei kit al rifiuto da parte di alcuni cittadini di  passare alla nuova modalità di raccolta. Sembra un avvio che non promette nulla di buono.

La necessità di passare alla raccolta porta a porta è fuori discussione. I materiali da avviare a riciclo, infatti, hanno un valore economico tanto maggiore quanto minori sono le impurità presenti in essi; soltanto una raccolta differenziata domiciliare ben organizzata e monitorata può garantirlo.

L’organizzazione si fonda su una comunicazione capillare, senza la quale si va incontro ad un sicuro fallimento che non ci possiamo permettere, fatta attraverso assemblee pubbliche decentrate coinvolgenti anche il folto gruppo di stranieri presenti in città, manifesti, e radio  Tv e stampa locali.

I cittadini ai quali viene chiesto un cambio radicale di abitudini devono essere informati esaurientemente in anticipo e tutta l’esperienza deve essere seguita da un apposito “sportello della raccolta differenziata”almeno fino a regime, ma i comuni che da anni sono passati a questo sistema non hanno mai interrotto la comunicazione aperta all’avvio. Da solo un numero verde non basta.

Siamo certi che i cittadini, una volta messi in condizioni ottimali di operare, si faranno coinvolgere dalla nuova modalità di raccolta dei rifiuti urbani; è ormai diffusa tra loro una apprezzabile sensibilità su temi ambientali. Sono consapevoli che le risorse naturali utilizzate per la produzione degli oggetti non sono infinite e occorre conservarle per le generazioni future.

A tale scopo appare senza alternative una gestione dei rifiuti basata su Riduzione, Riuso e Riutilizzo cui faccia seguito una raccolta differenziata porta a porta che avvierà i materiali al Riciclo.

Per gli eventuali e pochi renitenti, dopo un mese di tolleranza (così è avvenuto in tanti comuni italiani) varrà l’Ordinanza del Sindaco n. 05/2012 che prevede sanzioni per gli inadempienti; in linea di principio occorre accettare che la raccolta differenziata porta a porta è assimilabile all’introduzione del semaforo, all’obbligo della cintura nella guida di auto e all’uso del casco per chi utilizza ciclomotori. Questi accorgimenti sono stati introdotti dalla società a tutela dei cittadini.

LEGAMBIENTE E WWF SCRIVONO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MONTI “NEI DL SALVA-ITALIA, LIBERALIZZAZIONI E SEMPLIFICAZIONI RISCHIO DEREGULATION SU CONTROLLI AZIENDE, BONIFICHE E IMBALLAGGI”

 

In una lettera al premier Monti le associazioni ambientaliste evidenziano alcune norme ‘critiche’ per ambiente e salute
e chiedono un rafforzamento del sistema dei controlli e pene più severe

Una deregulation sui controlli per le aziende certificate, sulle bonifiche dei siti contaminati – che di fatto costituisce un condono –, sulla gestione dei rifiuti da imballaggio e sulle norme del dragaggio dei porti: sono solo alcune delle criticità più rilevanti derivanti da alcune norme contenute nel cosiddetto decreto ‘Salva-Italia’ e nei decreti legge Liberalizzazioni e Semplificazioni, che Legambiente e WWF Italia evidenziano in una lettera congiunta inviata oggi al Presidente del Consiglio, Mario Monti.

Nella lettera le due associazioni ambientaliste, pur riconoscendo “come, in questi pochi mesi, siano stati approvati provvedimenti che hanno consentito alle istituzioni italiane di recuperare sotto il profilo economico non solo una credibilità interna, ma soprattutto sul piano internazionale”, auspicano “un confronto ampio sul modello di sviluppo che il nostro Paese intende assicurare alle future generazioni”, che sia “imprescindibile dalla sostenibilità ambientale e si ispiri al principio di precauzione riferito alla direttiva comunitaria”.

LE NORME ‘CRITICHE’ PER AMBIENTE E SALUTE. In particolare sulle norme ‘critiche’ evidenziate del decreto ‘Salva-Italia’ e nel D.l. Liberalizzazioni, le associazioni osservano: “Pur consapevoli della difficoltà incontrate finora nel risanamento delle aree contaminate a terra e a mare, non crediamo che le soluzioni previste siano il modo migliore per rilanciare le bonifiche in Italia. In proposito è bene ricordare come, secondo un recente studio pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, nei 54 siti contaminati di interesse nazionale, la mortalità per patologie connesse all’esposizione da inquinanti è superiore del 15% rispetto alla media nazionale e corrisponde a circa 10mila decessi in più ogni anno. Da qui si può comprendere quale sia l’entità dei valori economico sociali relativi alle cure, anche per le patologie che non portano al decesso, e l’urgenza di intervenire per sbloccare un settore in evidente difficoltà ormai da troppi  anni”.

“Sulla gestione dei rifiuti da imballaggio il Governo è intervenuto con l’intenzione di consentire in alternativa al Conai la costituzione di sistemi collettivi per assolvere agli oneri di riciclaggio e recupero dei relativi rifiuti. Si tratta di una modifica normativa che si basa solo su motivazioni economiche ma non ambientali e che rischia di far fare dei passi indietro al nostro Paese sul recupero dei rifiuti da imballaggio, come già avvenuto nel 2010 con la modifica del sistema consortile riguardante le batterie, le pile e gli accumulatori. L’intervento normativo ha provocato inoltre una pericolosa lacuna sul sistema di controllo e di indirizzo per il corretto adempimento di tali compiti”.

Più in generale ci permettiamo di evidenziare che gli interventi normativi finora messi in campo dal Governo non hanno affrontato un problema irrisolto del nostro Paese, fondamentale anche per lo sviluppo industriale oltre che per quello sostenibile: il rafforzamento del sistema dei controlli ambientali in capo all’Ispra e alle Agenzie regionali per protezione dell’ambiente. Sui controlli incombe una nuova minaccia di deregulation: in base all’articolo 14 del decreto semplificazioni verrebbero addirittura soppressi i controlli per le aziende certificate.

DUE RIFORME ‘SALVA-AMBIENTE’: CONTROLLI E PENE PIU’ SEVERE. “Siamo d’accordo – concludono le associazioni – sull’utilità di eliminare le norme ridondanti che, invece di garantire il rispetto dell’ambiente, in alcune situazioni hanno sortito l’effetto opposto, ma questo processo di semplificazione va affiancato con due riforme altrettanto importanti: un deciso rafforzamento del sistema dei controlli ambientali e il contestuale inasprimento delle pene per alcuni reati più gravi, che danneggiano l’ambiente, la salute dei cittadini e l’economia sana, obiettivo ultimo questo da conseguire, grazie all’inserimento dei delitti ambientali nel codice penale, più volte richiesto anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti”.

Roma, 29 febbraio 2012

 


Si pensa a Terracina quando si parla di non-gestione dei rifiuti urbani

Agitazioni sindacali degli operatori e discariche di rifiuti ingombranti sono oggi sulla stampa locale, ma non sono una novità per Terracina.

La gestione dei rifiuti a Terracina non è mai partita, si va avanti tra frequenti intoppi con il sistema primordiale raccolta/discarica superato ormai da anni  dalle Direttive europee e dalle leggi nazionali e regionali.

Sembra di assistere all’avviamento di un’auto che si contorce sotto sussulti, crepitii e tanto fumo ma resta tristemente ferma.

Tanti i programmi presentati e mai realizzati, numerose le iniziative di volontari, consistente la sensibilità ai temi ambientali dei cittadini.

Bisogna rassegnarsi ad affidare alla prossima generazione la soluzione del problema?

Le campane per la raccolta separata del vetro a Terracina potrebbero scomparire

“In sistemi di raccolta differenziata per materiale la migliore qualità della raccolta permette un più elevato recupero del rottame, con benefici in termini di risparmio di materie prime ed energia e di minori emissioni di CO2 nell’ambiente. Altri sistemi, come le raccolte multi materiali, non solo sono meno efficienti e  perciò più costose a fine ciclo ma possono comportare che un’alta frazione della raccolta si riveli fonte di rifiuti, perché il materiale è escluso per sempre dall’economia circolare“.

E’ quanto si afferma in uno studio pubblicato recentemente.

http://www.assovetro.it/pagina.php?art=42

Il decreto crescItalia privatizza i servizi distruggendo la bella realtà dei Comuni virtuosi

Dalla rete

http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/news/articolo/lstp/443973/

Ponte delle Alpi, il paese “riciclone” troppo bravo per il Crescitalia

Ponte nelle Alpi paese modello per i rifiuti. 
 Il Comune gestisce i rifiuti in proprio, ha portato all’89% la raccolta differenziata e ridotto
le tariffe con una propria società che ha bilanci in utile. Le nuove
regole del governo penalizzano questo modello.
 

 Duecentomila italiani hanno conosciuto Ponte delle Alpi (8500 abitanti) visitando la mostra “Stazione Futuro” alle Officine Grandi Riparazioni di Torino. La mostra, allestita per il 150° anniversario dell’unità d’Italia, celebrava questa cittadina veneta tra le realtà più innovative del paese, grazie alle straordinarie performance nella gestione dei rifiuti.Vincitore negli ultimi due anni del premio di Legambiente “Comune più riciclone d’Italia”, Ponte delle Alpi vanta una serie di record: raccolta differenziata porta a porta all’89% contro il 30% della media italiana, riduzione della produzione di rifiuti da discarica (quattro volte meno che in Italia) e delle tariffe per i cittadini (160 euro a famiglia contro 240 euro di media nazionale).

Record ottenuti in soli quattro anni. Nel 2007, infatti, la giunta decide di gestire i rifiuti in proprio, creando una società ad hoc, la Ponte Servizi Srl, per avviare la raccolta porta a porta. Ma senza sprechi: niente consiglio di amministrazione, dipendenti spostati da altri uffici comunali, costi ridotti all’osso, esperti senza casacche politiche nei ruoli chiave. Risultato: differenziata quadruplicata, riduzione dei rifiuti prodotti (-91%) e delle tariffe (-15%), bilanci in utile.

Oggi Ponte delle Alpi viene considerato un esempio da copiare non solo nell’Italia delle eterne emergenze rifiuti, ma anche in Europa. Nei giorni scorsi l’assessore all’ambiente Ezio Orzes è stato convocato a Bruxelles per illustrare le caratteristiche del “modello Ponte delle Alpi”, che l’Unione Europea vuole utilizzare per promuovere “pratiche virtuose” nella gestione dei rifiuti.

Sarebbe una bella storia italiana, se negli stessi giorni il decreto “CrescItalia” del governo Monti non contenesse una norma che seppellisce il “modello” tanto celebrato e studiato in Italia e all’estero. La norma obbliga i Comuni, anche quelli virtuosi (perfino quelli più virtuosi dei tedeschi!) a chiudere le proprie società di gestione e a bandire una gara per l’affidamento del servizio ai privati.

“Le regole sugli appalti premiano i soggetti che azzardano il massimo ribasso con logiche di dumping, servizi peggiori e manodopera mal pagata, salvo poi aprire contenzioni con gli enti locali e alzare i prezzi. Una follia”, spiega l’assessore Orzes, che insieme ad altre decine di comuni veneti, che gestiscono i rifiuti di 1,2 milioni di persone con ottimi risultati, ha scritto una lettera al premier Mario Monti proponendo un semplice emendamento: obbligo di affidamento all’esterno dei servizi pubblici per i Comuni spreconi e inefficienti, mentre chi ha una gestione efficiente (bilanci in utile, investimenti nel servizio, tariffe basse, rispetto dei parametri ambientali di eccellenza) può continuare a fare da solo. Cosa che peraltro fanno anche in Germania (il 35% dei lavoratori del settore sono in aziende pubbliche), Francia (12%), Svezia (35%).

Nel settore ambientale, la Germania ha 1336 società pubbliche, l’Italia solo 512. Ha senso chiudere le migliori?Sulla loro proposta i Comuni virtuosi hanno chiesto adesioni nel mondo politico e intellettuale. Non c’è molto tempo per evitare che Ponte delle Alpi si trasformi da “Stazione Futuro” a “Stazione Passato”.

Occhio! Potrebbe scomparire da un giorno all’altro.

Dal multimateriale leggero (plastica+metallo) al multimateriale pesante (plastica+metallo+vetro), la campana verde da decenni presente nelle strade di Terracina pare abbia i giorni contati.

Il solo e unico materiale differenziato da decenni nella nostra città dovrà condividere le sorti della plastica e del metallo per separarsene poi a valle in un impianto dedicato.

E’ un brutto messaggio.

Circuit, quaerens quem devoret

tamquam leo rugiens circuit, quaerens quem devoret “ (come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare – 1 Pietro, 5, 8).

Dalla stampa di oggi si apprende che visitatori interessati si sono aggirati tra i resti dell’ex impianto di compostaggio di via delle Morelle.

Vanno in giro cercando cosa divorare?  Ovvero, stanno progettando qualcosa di diverso da un moderno impianto di compostaggio?

Siamo preoccupati.