Salviamo il futuro delle rinnovabili

Roma, 18 aprile 2012, ore 11.00, Piazza Montecitorio

Salviamo il futuro delle rinnovabili

Il 18 aprile avrà luogo a Roma un importante evento di mobilitazione di tutto il settore delle rinnovabili: la Manifestazione “Salviamo il futuro delle rinnovabili”.

L’appuntamento è alle ore 11 a Piazza Montecitorio.

Il mondo delle rinnovabili, le imprese nate in questi anni, gli oltre 100mila nuovi occupati, le Associazioni di settore e ambientaliste scenderanno in piazza per contrastare il pericolo di blocco del settore che si produrrà con i decreti sulle rinnovabili e sul quinto conto energia presentati recentemente dal Governo. E perché non è accettabile che tali decisioni vengano prese senza un confronto trasparente e una seria analisi costi-benefici. Soprattutto, chi protesterà chiede che le rinnovabili siano al centro del futuro energetico dell’Italia.

Noi ci saremo, vi aspettiamo!

Rinnovabili, Wwf : gli incentivi vanno mantenuti e modulati per decarbonizzare l’Italia

Roma, 2 apr. – (Adnkronos)


”Gli incentivi per le rinnovabili vanno mantenuti e modulati sull’esigenza di tagliare le emissioni di Co2 e di sviluppare l’economia del futuro, cioè la ‘Green Economy’, in Italia, non certo sulla necessità di tappare le falle di un sistema energetico distorto basato sui combustibili fossili”.

Questo l’appello del Wwf Italia che interviene di nuovo nel dibattito aperto sul V Conto energia, in fase di definizione da parte del governo.

Il presidente dell’Enel, Andrea Colombo, ha dichiarato che ‘lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio’.

“Peccato che queste parole non fossero un mea culpa dell’Enel e di molte altre utility per non aver saputo vedere dove sta andando il mondo, investendo in modo sbagliato”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile policy clima ed energia del Wwf Italia. Anche dal punto di vista occupazionale i settori dell’efficienza energetica e delle rinnovabili rappresentano il futuro: in Germania oggi operano nel settore delle rinnovabili ben 340 mila addetti, mentre i lavoratori del carbone (base tradizionale dell’economia e della produzione energetica tedesca) sono ridotti a circa 50 mila.

”Quello del peso sulla bolletta è un falso problema – conclude il Wwf – Gli Italiani, che pagano ancora le compensazioni per il nucleare chiuso 25 anni fa e le accise sulla benzina per la guerra di Abissinia del 1935 non vogliono certo vedere cadere proprio gli investimenti sul futuro. L’importante è favorire un vero sviluppo industriale legato alla Green Economy e modulare gli incentivi in modo da garantire le migliori tecnologie e gli impianti che rappresentino un vero vantaggio economico e ambientale”.

Ora della Terra: un successo !

Ora della Terra: un successo !

Si è conclusa l’Ora della Terra del WWF, la “maratona” globale per il pianeta che il 31 marzo, alle 20.30 locali in tutti i fusi orari, ha coinvolto la cifra mai raggiunta di 150 Paesi e oltre 6500 città in tutto il mondo, spegnendo in un’ondata di consapevolezza e attivazione contro i cambiamenti climatici e per un futuro sostenibile, i più bei monumenti e luoghi simbolo di tutto il pianeta, oltre a edifici pubblici, uffici, negozi e abitazioni private. Anche grazie a te è stato un successo.

In tutto il mondo hanno parteciparto 2 miliardi di persone. Guarda il video ufficiale  ( http://wwf.it/oradellaterra/) di quello che è successo a Roma e le immagini (http://wwf.it/oradellaterra/foto.aspx) dall’Italia e nel mondo.

Nella provincia di Latina hanno aderito i comuni di Sezze, Terracina, Ventotene oltre a quello del capoluogo; ma anche numerosi cittadini da soli o mobilitati dalle loro associazioni hanno organizzato piccole ma significative iniziative.

WWF: “LAZIO SOTTOSCACCO CON UN PIANO INADEGUATO E INVESTIMENTI COSTOSI SU DISCARICHE E INCENERITORI”

RIFIUTI

 

Nel Lazio l’ecotassa tra le più basse d’Europa, per un introito di 42 mln euro l’anno.  In discarica e negli inceneritori l’85% dei rifiuti prodotti, pari  2 mln e 800mila tonnellate annue

 

L’appello al Ministro Clini: parta dal caso Lazio per rivedere le politiche di gestione dei rifiuti nel nostro Paese, puntando su meccanismi di sostegno e disincentivazione fiscale ed economica

 

In coda: in 5 punti le proposte del WWF per uscire da un’emergenza voluta e il caso Napoli

 

Da almeno quindici anni nella Regione Lazio sembra non si possa avere altra scelta che quella di investire su impiantisca da combustione e realizzazione di discariche.

Un sistema che secondo la ricostruzione presentata oggi dal WWF, sulla base dei dati estratti da diverse fonti, si rivela significativamente costoso e con un risultato in termini di benefici ambientali ed economici addirittura dannoso.

Da un confronto con gli altri stati europei in Italia i disincentivi fiscali sullo smaltimento sono molto bassi e non riescono a disincentivare tale pratica. Anche per questi motivi si continuano a programmare nuovi impianti di trattamento termico e discariche. Per quanto riguarda il Lazio l’ammontare dell’ecotassa è ferma ai valori del 1997, ciò fa si che nella nostra regione vengano smaltiti circa l’85% dei rifiuti prodotti pari a 2 milioni e 800 mila di tonnellate annue .

Questo quadro è aggravato dal fatto che i cosiddetti impianti di termovalorizzazione beneficiano di appositi incentivi, mentre per quelli di riciclaggio non vi è alcuna previsione di sostegni finanziari diretti o indiretti.

Il WWF ritiene che il costo dell’ecotassa dovrebbe essere aumentato, al fine di disincentivare smaltimento ed incenerimento, vincolando inoltre  la destinazione dell’ammontare realizzato al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio.

Solo così si riuscirà a invertire la rotta verso il recupero dei materiali, verso cioè la Società del riciclaggio a cui l’Europa ci chiama.

Sottrarre le incentivazioni per l’impiantisca da combustione, destinandoli alla raccolta differenziata darà modo di programmare la progressiva uscita dalla dipendenza delle discariche e degli inceneritori, contribuendo, inoltre, all’abbassamento dei costi del sistema in generale e soprattutto sulle tariffe applicate ai cittadini.

“A pochi mesi dalla approvazione del Piano Regionale sui Rifiuti, –– dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio – pubblicato lo scorso 14 marzo, insomma,  si ha già la convinzione che lo stesso non solo non possa portare quei benefici legati alla corretta pianificazione, prevista dalla gerarchia dei rifiuti comunitaria, ma addirittura ad una sicura condanna da parte della Comunità Europea avendo lo stesso di fatto puntato sulla realizzazione degli impianti per la produzione di CDR e sulla combustione dello stesso. Si aprano immediatamente i siti di compostaggio senza i quali è impensabile prevedere l’avvio di una serie puntuale raccolta differenziata porta a porta.

Convertire gli attuali TMB in siti di compostaggio potrebbe essere una scelta di facile realizzazione nel breve termine. A Roma, per esempio, abbiamo solo l’impianto di Maccarese che riceve il 35% dell’organico raccolto nella Capitale, destinando al Nord il rimanente, con enormi costi gestionali che erroneamente vengono imputati al sistema porta a porta”, conclude Ranieri.

“Siamo molto interessati alle azioni che assumerà il Ministro Clini . Infatti potrebbe partire dal caso del Lazio per rivedere le politiche di gestione dei rifiuti nel nostro Paese. Spetta allo Stato introdurre meccanismi di sostegno e di disincentivazione fiscale ed economica, che sono il migliore strumento a disposizione delle Amministrazioni per cambiare i modelli di gestione. Come è successo in altri stati europei, potrebbe avvenire anche nel nostro Paese. – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia – Lo studio, che presentiamo oggi, sfata molti miti, a cominciare da quello che una maggiore raccolta differenziata costa di più. Infatti, i costi unitari di gestione dei rifiuti sono più alto dove è più basso il livello di differenziazione. Inoltre, dimostra come nel Lazio esistono già oggi risorse sufficienti per sostenere la raccolta porta a porta, la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti. E’ dunque solo una questione di volontà.”

In conclusione il WWF chiede alle Amministrazioni di agire subito secondo le cinque priorità per far uscire questa regione dalle finte logiche emergenziali.

LE PROPOSTE WWF: 5 PUNTI PER USCIRE DA UN’EMERGENZA VOLUTA. Cinque i punti di immediata applicazione che farebbero uscire la regione da questa situazione di emergenza voluta.

1. Si deve immediatamente attivare un programma di prevenzione con precisi obiettivi e relative scadenze.

2. Si deve raggiungere il 65% di raccolta differenziata spinta utilizzando il sistema porta a porta.

3. Si deve sostenere l’attività di riciclaggio attraverso il finanziamento di impianti di compostaggio, ma soprattutto curarne l’effettiva loro realizzazione;

4. Si deve aumentare l’ecotassa,  per disincentivare il trattamento termico e lo smaltimento.

5. Vincolare l’ecotassa al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio.

‘PORTA A PORTA’ A NAPOLI: ALTO GRADIMENTO IN 6 QUARTIERI. Uscire dall’emergenza rifiuti con la raccolta differenziata ‘porta a porta’ è possibile. Lo dimostra proprio l’esperienza di sei quartieri di Napoli (Bagnoli, Colli Aminei, Rione Alto, Ponticelli, Chiaiano e San Giovanni a Teduccio), premiata dal WWF Italia come una delle 9 buone pratiche italiane nell’ambito del concorso “ City Challenge – Reinventiamo le città”, lanciato in occasione di Earth Hour 2012 (31 marzo). Ma a promuovere il ‘porta a porta’ a Napoli, realizzato dal WWF Ricerche e Progetti, sono stati innanzitutto i cittadini, come testimoniano i risultati dell’indagine del Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, volta a misurare la soddisfazione dei circa 150mila cittadini coinvolti e condotta su un campione di 602 intervistati , tra il 20 dicembre 2011 e il 23 gennaio 2012, secondo la quale il 77,8% degli intervistati è rimasto complessivamente soddisfatto del servizio: l’ 8% in più dell’anno scorso. Il dato più eclatante riguarda la ritrovata fiducia dei cittadini in Asia e nel Comune di Napoli: salita dal 29,3% del 2010 al 47,3%. Venti punti in più.

Ulteriori documenti, distribuiti oggi in conferenza stampa su cd, possono essere richiesti all’ufficio stampa del WWF

 

Roma, 28 marzo 2011

31 marzo 2012 Torna l’Ora della Terra

31 marzo 2012 alle ore 20.30 torna l’Ora della Terra, il più grande evento globale del WWF.

Il mondo si spegne per un’ora: città, monumenti, singole abitazioni.

Un gesto simbolico contro i cambiamenti climatici ma anche l’impegno, concreto, di ognuno per la sostenibilità ambientale.

In provincia di Latina hanno aderito finora i Comuni di Latina,  Sezze, Terracina e Ventotene.

Il capoluogo spegnerà le luci di Piazza del Popolo, il comune lepino spegnerà le luci di Piazza del Duomo, la cittadina tirrenica lascerà al buio per un’ora il tempio di Monte sant’Angelo e l’isola del sole spegnerà le luci del centro storico.

22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua

 

WWF: “AGRICOLTURA E FILIERE PRODUTTIVE:
ECCO LA  ‘ZONA ROSSA’ PER LA TUTELA DELL’ORO BLU”


L’uomo si appropria del 54% d’acqua dolce disponibile sul Pianeta (meno dell’1% del totale)
In Italia oltre il 60% è usato dall’agricoltura. 50 Oasi WWF su 120 tutelano ecosistemi d’acqua dolce

 

Come incidere positivamente su filiere produttive e comportamenti individuali:
il caso Mutti e il carrello della spesa virtuale su www.improntawwf.it

 

Il 28 marzo il WWF lancia il ‘Water Risk Filter’, strumento per mappare i bacini idrici mondiali e valutarne i rischi connessi alle filiere produttive come siccità e inquinamento

 

Ecosistemi d’acqua dolce (fiumi, laghi ecc.) ‘stressati’ dall’agricoltura, in primis dalla filiera agroalimentare con cibi (soprattutto carne bovina, latticini e cereali) che arrivano sulle nostre tavole dopo cicli produttivi ad alto consumo di acqua: è la ‘zona rossa’ su cui cittadini, imprese, investitori ed istituzioni devono incidere per ridurre i rischi di una crisi idrica globale.  E’ quanto rileva il WWF, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, che ricorre oggi 22 marzo, ricordando come l’oro blu sia uno dei temi portanti della propria campagna “Food, Water and Energy for all, for ever” lanciata in vista del Summit mondiale per lo Sviluppo Sostenibile Rio + 20.

Su un totale di 1,4 miliardi km³ di acqua disponibile sul Pianeta, solo il 2,5% (35 milioni di km³) è costituito da acqua dolce (fiumi, laghi, ghiacciai ecc.), di cui solo meno dell’1% è potenzialmente utilizzabile dall’uomo per le proprie necessità vitali, che invece si appropria del 54% di tutta l’acqua dolce accessibile, di cui il 70-80% nel mondo in Italia circa il 60% – viene usato per l’irrigazione delle colture.

Il resto del 2,5% di acqua dolce sul totale di risorse idriche mondiali è così distribuito:  per circa il 70% (24 milioni di km³) è ‘imprigionata’ sotto forma di neve e ghiacci permanenti nelle regioni montuose, antartiche e artiche; per il restante 30% (0,7% delle risorse idriche totali) è confinata in depositi sotterranei (falde, umidità del suolo, acquitrini, permafrost, etc.) mentre solo lo 0,3% (105mila km³) è acqua superficiale di laghi e fiumi.

Una fotografia, quella scattata dal WWF Italia, che restituisce un’emergenza ambientale e sociale: gli ecosistemi d’acqua dolce, infatti, non solo forniscono l’habitat per la sopravvivenza di numerosissime specie ma consentono anche lo stoccaggio e la fornitura di acqua potabile per soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione umana.

ECOSISTEMI E SPECIE D’ACQUA DOLCE A RISCHIO: LE OASI WWF COME ESEMPIO DI TUTELA. In Italia e in Europa le specie a rischio degli ecosistemi d’acqua dolce  sono soprattutto la lontra, per quanto riguarda i mammiferi, il Carpione del Garda e il Carpione del Fibreno, per i pesci; la Moretta Tabaccata e il Cavaliere d’Italia, per gli uccelli d’acqua. I Boschi ripariali (salici, ontani ecc.) sono quelli più minacciati.

Il WWF Italia da sempre attraverso le proprie Oasi protegge alcuni dei più importanti ecosistemi d’acqua dolce: sono 50 le Oasi WWF, su un totale di 120, che tutelano ecosistemi d’acqua dolce e le loro specie, come ad esempio le Oasi di Burano (Toscana), Orbetello (Toscana), Le Bine (Lombardia), le Saline di Trapani (Sicilia), e Valle Averto (Veneto).

L’IMPRONTA IDRICA ‘NASCOSTA’ NEL CIBO: FINO A 5MILA LITRI A PERSONA AL GIORNO. Più che dal prelievo di acqua potabile,  l’impatto principale sulla risorsa idrica in termini di consumi deriva dalle attività agricole e industriali.  Se infatti da un lato si registra un fabbisogno idrico giornaliero pro capite di 2-4 litri, dall’altro ci sono altre forme di consumo dell’oro blu, tra cui l’acqua ‘nascosta’ nei prodotti che utilizziamo, a cominciare da quelli alimentari.

Per produrre il cibo che una persona mangia ogni giorno sono necessari da 2mila a 5mila litri di acqua. Ogni alimento che entra a far parte della nostra dieta, infatti, ‘risucchia’, attraverso la filiera produttiva che lo ha portato nel nostro piatto, una quantità d’acqua necessaria a coltivarlo o ad  allevarlo (nel caso di derivati animali).
Alcuni consumi alimentari cibi incidono più di altri: in primis i cereali, che rappresentano il 27% dell’impronta idrica media individuale  (pari a 1385 m³ d’acqua l’anno), seguiti da carne (22%) e latticini (7%).In particolare, per quanto riguarda la carne, la più impattante è quella bovina: infatti mentre per produrre un kg di carne di pollo sono necessari circa 4.300 litri di acqua e per un kg di carne di maiale circa 6mila, per un kg di carne bovina sono necessari ben 15.500 litri.

 

Le differenze tra le impronte idriche dei diversi Paesi sono quindi strettamente connesse  alle diverse scelte alimentari: negli Stati Uniti, ad esempio, dove il consumo di carne bovina – uno dei prodotti più insostenibili dal punto di vista idrico – è di 43 kg a testa l’anno, 4 volte e mezzo la media globale, l’impronta idrica interna individuale è di 2.842 metri cubi annui. In Italia, dove il consumo complessivo di carne pro capite è intorno ai 90 kg l’anno, di cui ¼ è carne bovina, l’impronta del cittadino medio raggiunge i 2.303 metri cubi annui.

 

“Seppur rinnovabile, l’acqua dolce è una risorsa limitata e vulnerabile che può diventare sempre più scarsa. La crisi idrica non è più solo un’emergenza limitata alle regioni più povere del Pianeta ma è un problema globale che coinvolge sempre più aree del mondo”, spiega Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia. “Per contrastare la crescente pressione sulle risorse idriche mondiali è fondamentale: ridurne i consumi attraverso una dieta sana e sostenibile, che preveda un minor consumo di prodotti ad elevata intensità idrica, come la carne; orientare i processi produttivi delle industrie, soprattutto agricole; ridurre gli sprechi sia a livello di filiera (1/3 del cibo prodotto a livello globale diventa rifiuto prima di raggiungere le tavole) che nel frigo di casa”.

COME RIDURRE L’IMPRONTA IDRICA: DAL CASO MUTTI AL CARRELLO DELLA SPESA VIRTUALE: Cittadini,  imprese, investitori ed istituzioni possono ridurre la propria impronta idrica cambiando e promuovendo abitudini alimentari e  strategie in grado di incidere sui processi produttivi per una riduzione dei consumi d’acqua.

Per quanto riguarda i processi produttivi, un caso-studio italiano di calcolo della propria impronta idrica e di riduzione del consumo di acqua in agricoltura è rappresentato da Mutti, leader di mercato nella produzione di concentrato, passata epolpa di pomodoro. E’ la prima azienda in Italia, e tra le poche al mondo, ad aver calcolato i consumi di acqua della propria produzione, dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito, avvalendosi del supporto scientifico del WWF e del Dipartimento per l’Innovazione dei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali dell’Università della Tuscia (Viterbo). Questo progetto sperimentale, che non si basa su dati di letteratura ma su un effettivo calcolo dell’impronta idrica dell’intera filiera, ha preso in esame la quantità di acqua immagazzinata in ogni prodotto Mutti. Dato che l’83% dell’impronta idrica di Mutti è dovuta alla coltivazione del pomodoro, è agli agricoltori che Mutti rivolge maggiormente la sua attenzione, con una campagna di sensibilizzazione e di supporto per razionalizzare l’uso delle risorse idriche impiegate per la

coltivazione.

La riduzione dell’impronta idrica del 3%, annunciata nel novembre 2011, potrà essere ottenuta riducendo dell’11,5% l’acqua per l’irrigazione (componente blu), riducendo del 30% i fertilizzanti a base di fosforo, azoto e potassio (componente grigia) oppure combinando le due precedenti misure. La metodologia utilizzata per il calcolo dell’impronta idrica è quella del Water Footprint Network (WFN), la più autorevole rete mondiale che riunisce istituti di ricerca, agenzie governative, ONG e settore privato per promuovere l’utilizzo sostenibile, equo ed efficiente delle risorse idriche mondiali.

Tra le cose che invece può fare  il cittadino, sia come utilizzatore del servizio idrico che come consumatore, c’è il calcolo della propria impronta idrica attraverso il carrello della spesa virtuale sul sito del WWF Italia www.improntawwf.it , che permette così di essere consapevoli di quanto ‘oro blu’ mettiamo nel nostro piatto con la scelta dei nostri prodotti alimentari.

Coming soon: Il WWF ha previsto per il 28 marzo il lancio del “Water Risk Filter”, uno strumento di valutazione dei rischi connessi all’approvvigionamento idrico da parte delle aziende che mapperà i bacini idrici a livello globale e che potrà essere utilizzato da investitori e grandi aziende per analizzare l’esposizione a minacce quali la scarsità idrica o l’inquinamento delle acque che impattano sulla catena di fornitura.

PER APPROFONDIRE: “IMPRONTA IDRICA, scenari globali e soluzioni locali”REPORT WWF ITALIA (Novembre 2011)

 

http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/report%20impronta%20id

rica_Muttifinale.pdf

 

E’ iniziato il conto alla rovescia per l’Ora della Terra del WWF

 

Earth Hour 2012: Partecipa anche tu!


La più grande mobilitazione volontaria per la lotta al cambiamento climatico e per il futuro sostenibile il 31 marzo darà vita a un emozionante giro del mondo a luci spente attraverso tutti i fusi orari, per coinvolgere persone, città, istituzioni e imprese in azioni concrete per il bene del pianeta e “ispirare” oggi il cambiamento che darà al mondo un futuro sostenibile.

Anche quest’anno l’evento nazionale si terrà a Roma, dove si spengono la cupola della Basilica di San Pietro, Castel Sant’Angelo e Ponte degli Angeli.

Il 31 Marzo si terrà a Roma nella splendida cornice di Castel Sant’Angelo uno speciale concerto, con alcuni artisti del mondo della musica italiana, in cui gli spettatori saranno chiamati a partecipare attivamente alla serata. Il concerto infatti sarà interamente sostenibile, dato che il palco utilizzato per l’esibizione è alimentato dall’energia prodotta dal movimento dei pedali delle biciclette collegate. Lo speciale concerto per l’Ora della Terra sarà tenuto dei Tetes de Bois, con la partecipazione di altri ospiti.

In occasione dell’evento è stato predisposto un presidio informativo a cura di WWF Lazio presso Castel Sant’Angelo, per favorire la sensibilizzazione del pubblico presente all’evento.

Le attività connesse ad Earth Hour 2012, dovrebbero avere inizio dal pomeriggio del 31 Marzo: è infatti in fase di verifica l’organizzazione di una speciale biciclettata lungo le vie di Roma, in collaborazione con FIAB e Federciclismo. I partecipanti pedaleranno lungo un percorso cittadino in fase di definizione, giungendo a Castel Sant’Angelo alle 19.00 e rendendo possibile il soundcheck del palco.  I pedalatori saranno provvisti di maglietta Earth Hour e godranno di un kit in fase di definizione.

Il concerto avrà inizio alle 20.30, preceduto da una breve cerimonia di spegnimento a cui parteciperanno alcuni ospiti istituzionali; sul palco si alterneranno i cantanti sopracitati e altri artisti, per una serata di musica e immagini che si concluderà alle 22.30.

Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi !

Come precedentemente detto, i ciclisti saranno invitati a partecipare sin dal pomeriggio: in modo da garantire un numero sufficiente di pedalatori, da Lunedì 12 è online, sul sito dell’Ora della Terra (www.wwf.it/oradellaterra) un form di prenotazione per i ciclisti interessati a “donare la propria energia” affinché il concerto possa essere possibile. Il palco necessità infatti dell’energia di circa 90 biciclette per poter funzionare. Sulla base delle adesioni pervenute, stabiliremo 3 turni di pedalatori, che si alterneranno nell’arco della serata.

Per l’allestimento del presidio WWF e del concerto avremo bisogno di tutto l’aiuto possibile, in modo da riuscire ad essere pronti per le 19.00, orario in cui prevediamo l’arrivo di ciclisti ed ospiti. I volontari potranno supportarci dal primo pomeriggio nell’allestimento della location, posizionando il “green carpet” e i Pandini di cartapesta lungo Ponte degli Angeli oppure rendendosi disponibili per l’accoglienza dei ciclisti, con la consegna dei kit predisposti.

Nelle prossime settimane saremo in grado di fornirvi un dettaglio superiore, non appena avremo codificato tutte le attività della giornata.

Speriamo in una vostra numerosa partecipazione!

Una mobilità sostenibile non può ignorare l’uso della bici

Piste ciclabili lungo migliare e canali

Si riparla di piste ciclabili a Terracina e ancora una volta si evita di affrontare la questione nell’unico modo sostanziale e doveroso; l’uso della bicicletta deve assumere un ruolo importante nella mobilità cittadina e non può essere limitato a percorsi semi turistici. Scuole, uffici, mercati, cinema, chiese, negozi devono essere raggiungibili tramite questo mezzo ambientalmente sostenibile.

Già nel novembre scorso il WWF Litorale Pontino scriveva:

L’apertura di percorsi sicuri riservati alle biciclette per raggiungere i servizi, normalmente presenti nel centro della città, trova il consenso di larga parte dei cittadini che aspirano ad una migliore qualità della vita, molti dei quali stanno civilmente esprimendo la loro richiesta attraverso la forma, sorta e sviluppatasi in campo internazionale, di spontanea partecipazione alla cosa pubblica rappresentata dalla critical mass.

Ci sono ormai in città competenze sul tema che andrebbero coinvolte in una pianificazione ottimale della mobilità cittadina anche partendo da quanto prodotto dal Forum di Agenda 21.