Le Alpi, uno degli ultimi grandi spazi naturali d’Europa

logo-alpi

 

Le Alpi sono uno degli ecosistemi montani più intensamente sfruttati al mondo. Nonostante ciò, rappresentano una delle aree più selvagge e ricche di biodiversità in Europa.

Le Alpi – una delle ultime aree rimaste con grandi spazi naturali nell’Europa centro-meridionale – sono remote ma al tempo stesso vicine. Tolgono il respiro. Ci incantano. Sono una delle ultime roccaforti della natura. Una delle catene montuose più estese e più alte al mondo, le Alpi formano un arco che va da Nizza a Vienna, coprono otto diversi Paesi e qui vivono oltre 14 milioni di persone.

 
Ma neanche i suoi picchi sono immuni dagli effetti dell’urbanizzazione e dei cambiamenti climatici.

Per conservare la ricchezza naturale delle Alpi, si è reso necessario un nuovo approccio alla conservazione.
WWF Italia, WWF Austria, WWF Francia, e WWF Svizzera da anni lavorano insieme grazie al coordinamento del Programma Alpi Europeo (European Alpine Programme – EALP), con l’obiettivo di attuare una strategia transfrontaliera per la conservazione della natura.

Per saperne di più clicca qui.

La fragilità del territorio italiano ha bisogno di atti concreti del Governo

6ASSOCIAZIONI
Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici: le sei maggiori associazioni ambientaliste indicano le tre priorità di intervento

L’Italia fragile dei precari equilibri idrogeologici, sottoposta ai fenomeni meteorologici estremi provocati o amplificati dai cambiamenti climatici ha bisogno di atti concreti che dimostrino nei fatti un cambiamento di rotta.

CAI – Club Alpino Italia, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano e WWF, chiedono che il Governo in carica, che si dice attento agli impegni e agli scenari internazionali, nella riunione pre-CIPE del 18 dicembre,in preparazione della riunione del Comitato del 21 dicembre, faccia propria la proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio di approvazione di una Delibera in cui venga assunto l’impegno di dotare l’Italia di una Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, già adottata da 13 Paesi membri dell’unione Europea su 27, basata su precise priorità di intervento.

Dopo l’esito deludente dei negoziati di Doha è importante che l’Italia proceda al più presto alla definizione di una sua Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, che secondo le sei maggiori associazioni ambientaliste italiane, che hanno inviato le loro osservazioni al Governo sulla bozza di Delibera CIPE, dovrà:

 

 a)mettere in campo un’efficace politica di gestione del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, procedendo al più presto all’aggiornamento  delle mappe di pericolosità e del rischio alluvioni e  dei Piani di Assetto Idrogeologico e all’applicazione delle direttive europee su acque (2000/60) e alluvioni (2007/60), a partire dalla costituzione delle Autorita’ di distretto;

b) lanciare un chiaro segnale di stop a nuovo consumo di suolo e all’edificazione nelle aree a maggiore vulnerabilità e anche delocalizzazioni nelle situazioni a maggior rischio (come già previsto dai Decreti legge “Sarno” del 1998 e “Soverato” del 2000);

c) privilegiare gli interventi di rinaturalizzazione e riqualificazione fluviale e dei versanti, in un quadro più ampio di tutela della biodiversità e di riconoscimento del valore dei servizi garantiti dagli ecosistemi.

 

Concluso l’incontro internazionale di Doha sul cambiamento climatico: il mondo è pronto, i suoi leader no!

COP18_MANIFESTAZIONEWWF_400

In un anno in cui gli impatti del cambiamento climatico hanno colpito milioni di persone sia nei paesi ricchi che nei paesi poveri, i negoziatori a Doha hanno fallito nel raggiungere perfino il minimo delle aspettative ai negoziati sul clima.

Ma un ampio gruppo di organizzazioni della società civile si è impegnato a continuare la lotta per un accordo globale entro il 2015, non appena rientrati dai negoziati. 

“Alcuni paesi sviluppati hanno bloccato i negoziati facendo passi indietro rispetto ai loro impegni precedenti e rifiutandosi di prenderne di nuovi. E la cosa peggiore è che era solo una manciata di paesi – come la Polonia, la Russia, il Canada, gli USA e il Giappone” ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima Energia del WWF Italia che ha seguito i negoziati a Doha.

 

  “Ciò che ci dice la scienza,  e ciò che milioni di persone hanno sperimentato quest’anno, è che lottare contro il cambiamento climatico è ora estremamente urgente. Ogni anno è fondamentale e ogni anno in cui i governi non agiscono fa aumentare i rischi per noi tutti.” “La cartina di tornasole di questi negoziati erano: effettivi tagli delle emissioni, impegni finanziari concreti e reali contro il cambiamento climatico e la base per un nuovo accordo globale sia ambizioso che equo entro il 2015.  Invece abbiamo avuto un accordo vergognosamente debole, talmente lontano dalla  scienza che dovrebbe sollevare questioni etiche in chi ne è responsabile.”

Ma la speranza non è per nulla finita. Le comunità e le persone colpite dal cambiamento climatico vogliono sicurezza, disponibilità di cibo e acqua, energia pulita, si oppongono a progetti “sporchi” come il carbone a livello globale, e chiedono un cambiamento reale. 
Qui a Doha, per la prima volta nella storia, le persone hanno marciato per chiedere una vera leadership per affrontare il cambiamento climatico – continua Midulla del WWF Italia.

“Il passo avanti più  significativo a Doha è stato quanto accaduto fuori dai negoziati.
Movimenti sociali, organizzazioni sindacali e società civile hanno unito le proprie forze contro la mancanza di ambizione e urgenza portata al tavolo dai governi. Torneremo a casa e lavoreremo insieme per garantire che i governi agiscano con la velocità e la forza che la crisi climatica richiede. E questo include un accordo equo, ambizioso e vincolante nel 2015.”

 

6/12/2012 – Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf chiedono al Governo di prendere subito posizione contro questa aberrazione legislativa.

fotoFilippoBamberghi_wwf_500«Fermate l’ennesimo, gravissimo, tentativo di “caccia selvaggia”: non concedete la sede legislativa al provvedimento sui “danni fauna”, che invece nasconde una  piena deregulation venatoria, che si vorrebbe far approvare nel chiuso della Commissione Agricoltura della Camera, senza permetterne il passaggio per l’aula di Montecitorio».

Questo è l’appello che Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf rivolgono ai Deputati della XIII Commissione Agricoltura, a cominciare dal presidente, l’onorevole Paolo Russo, contro il testo unificato presentato dall’Onorevole Faenzi. «Con il pretesto di varare la normativa sui danni causati dalla fauna selvatica, un tema all’ordine del giorno da anni, è stato redatto un testo pericolosissimo, che apre ogni maglia legislativa: ancora una volta, si tenta di regalare all’arbitrio delle Regioni e delle Province ogni specie, anche rara e protetta, come gli orsi, i lupi, le aquile, in un esercizio di presunto “controllo” venatorio che non conosce limiti di tempo, né di zone di protezione, come i parchi nazionali e regionali. Tutto questo in barba al principio codificato nel nostro Paese per cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato».

 

«Un copione – proseguono le associazioni – tante volte visto, tante volte bocciato; un esempio di politica stravecchia contro la natura, contro le regole europee e nazionali, contro la scienza, contro la volontà degli italiani, in nome dei consensi sempre più ridotti dell’estremismo venatorio, ormai estraneo al comune sentire».

“Wild Law – I Diritti della natura”, un libro di Cormac Cullinan presentato a Roma nella sede del WWF Lazio

Panda

 

 

Il WWF Italia ONG Onlus Sezione regionale Lazio e la Biblioteca Pier Lorenzo Florio sono lieti di invitarvi alla presentazione del libro

“Wild Law – I Diritti della natura”

dell’Avv. Cormac Cullinan

mercoledì 12 dicembre 2012, alle 18.00, presso la Biblioteca Pierlorenzo Florio, nella sede del WWF  Lazio,

Sala Panda, Via Po 25/C, Roma

 

Saranno presenti all’evento anche il Presidente Nazionale del WWF Italia Avv. Stefano Leoni , nonché il Direttore Scientifico Gianfranco Bologna.

L’autore Cormac Cullinan sarà in collegamento da Cape Town in Sud Africa. E’ avvocato esperto di governance e scrittore. Tiene conferenze in tutto il mondo ha lavorato sui diritti ambientali di varie nazioni africane, europee, nord e sudamericane. Nel 2008 è stato inserito nel volume “Planet Savers” che include i racconti di 301 grandi ambientalisti della storia.

Nel 2010 è stato tra i principali artefici della stesura della dichiarazione universale dei diritti della Madre Terra presentata all’Assemblea generale dell’ONU. Oggi è riconosciuto anche dai governi come un interlocutore chiave per il lavoro sui cambiamenti giuridici necessari per affrontare le emergenze ambientali.

Locandina Sezione Lazio pdf

La vera grande opera sostenuta dalle sei associazioni italiane più rappresentative

6ASSOCIAZIONI

CARTA D’INTENTI

La messa in sicurezza ambientale dell’Italia.
Le ragioni per un impegno comune delle maggiori associazioni ambientaliste italiane

Come è riemerso drammaticamente dopo il recente terremoto in Emilia, la messa in sicurezza dell’Italia rimane una emergenzA prioritaria del Paese.

Non è più possibile violentare la natura, sperperare soldi, perdere altre vite umane, far vivere milioni di persone in condizioni di insicurezza.

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha stimato siano necessari circa 40 miliardi di euro per attuare un’adeguata azione di prevenzione e realizzare gli interventi di messa in sicurezza del Paese esclusivamente in relazione al rischio idrogeologico. Ma lo stanziamento dei fondi avviene a rilento e ancora oggi gli interventi di prevenzione fanno fatica ad essere attuati su tutto il territorio nazionale. Intanto però il conto delle emergenze continua a salire. Se consideriamo il rischio idrogeologico, solo nell’arco temporale dalle emergenze dalla colata di acqua e fango che ha travolto nell’ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea, in provincia di Messina, agli eventi in Lunigiana, nella provincia di La Spezia e Genova dell’autunno 2011 sino agli eventi disastrosi si questi giorni di nuovo in Liguria e per la prima volta in Maremma, si è arrivati ad una spesa di circa 816 milioni di euro, ovvero 1 milione di euro spesi ogni giorno, solo per gli interventi di prima gestione dell’emergenza. Mentre ammontano a oltre 13,2 miliardi di euro, come comunicato a fine luglio dalla Protezione Civile, i danni registrati nelle aree colpite dal terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio 2012. La messa in sicurezza e la cura del territorio si conferma una improrogabile riforma sociale, culturale ed economica del Paese – una necessità ampiamente riconosciuta e condivisa dall’opinione pubblica italiana – che dovrà necessariamente affrontare anche l’irrisolto problema delle bonifiche dei siti contaminati.

Per le nostre associazioni ambientaliste, forti dell’appoggio dell’opinione pubblica, è perciò importate e necessario rimettere questo tema all’attenzione delle forze sociali e politiche, del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali.

La più grande opera pubblica di cui ha veramente bisogno l’Italia.

Le associazioni ambientaliste italiane da anni si battono affinché la cura dell’Italia, la sua messa in sicurezza, sia considerata la vera, più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. Un grande progetto di sviluppo e di crescita, una formidabile opportunità in termini di occupazione, di ricerca, di coinvolgimento soprattutto delle piccole e medie imprese attive su tutto il territorio nazionale. E’ sicuramente questo il più importante e prioritario investimento pubblico nel nostro Paese, perché con la messa in sicurezza del territorio, sia quello naturale che quello urbanizzato e produttivo, si darebbe anche la migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale dell’Italia. Solo così si avrebbe sicuramente un intervento diffuso sul territorio, ad alta intensità occupazionale, oltre che ad elevata qualificazione professionale. Un grande investimento pubblico che, manutenendo e salvaguardando il territorio, finalmente rilanci la nostra asfittica economia e rimetta in moto le migliori energie del Paese, in particolare quelle giovanili.

Necessario e urgente è un intervento e un impegno da parte del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali: – per portare a sicurezza e rendere meno vulnerabile il patrimonio edilizio pubblico e privato oltre che il nostro prezioso patrimonio storico-artistico;
– per ridare equilibrio e sostenibilità al fragile assetto idrogeologico del territorio, anche impedendo ulteriore cementificazione in tutte le aree a rischio di dissesto, a partire da una nuova politica della montagna ispirata ad una rigorosa azione di conservazione e prevenzione;
– per impedire ulteriore, invasivo consumo del suolo;
– per salvaguardare il nostro paesaggio, i beni storici e monumentali e quanto ancora rimasto di unico e irriproducibile nel territorio montano, nelle campagne e lungo le coste italiane;
– per una manutenzione costante volta a salvaguardare e proteggere il territorio dai rischi di dissesto, frane e inondazioni anche nei contesti urbani.

Quello che si chiede alle pubbliche amministrazioni è di passare dall’incuria alla cura del territorio, dalla speculazione selvaggia alla pianificazione sostenibile, dalla edilizia costruttiva alla edilizia di recupero e manutenzione, dall’intervento di emergenza e a posteriori alla pratica della prevenzione.

Le motivazioni evocate sono più che sufficienti per affermare che ci sono ragionevoli speranze che le sei associazioni presenti all’incontro possano lavorare assieme attorno ad una piattaforma su una tematica definita, quale la messa in sicurezza del Paese.
Un percorso da fare assieme
Sei associazioni ambientaliste: Club Alpino Italiano, Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF Italia, si impegnano in un percorso comune finalizzato a sensibilizzare i cittadini su questi temi e al confronto con le istituzioni per avere risposte concrete.

Chiediamo innanzitutto che sia costruito uno strumento di relazione, confronto e coordinamento istituzionale, un tavolo di lavoro su questi temi, che sia formalmente riconosciuto, con cui le nostre associazioni e gli altri soggetti interessati possano confrontarsi con le istituzioni di governo e dove le nostre proposte possano essere ascoltate e assunte.

Vogliamo far crescere la sensibilità e l’attenzione verso questa emergenza con iniziative pubbliche nel nostro Paese dove illustrare le ragioni per la messa in sicurezza e la cura dell’Italia.

Club Alpino Italiano – Fondo Ambiente Italiano – Italia Nostra
Legambiente – Touring Club Italiano – WWF Italia

Concessioni delle spiagge fino al 2045?

nidotartarughe_wwf_torresalsa_2012_400
Con l’approvazione di questa norma, si darebbe il via libera a procedura d’infrazione dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia.

 

“Un inciucio bipartisan che potrebbe far slittare le concessioni degli stabilimenti balneari di altri 30 anni, dal 2015 al 2045, in piena violazione degli obblighi comunitari fissati dalla cosiddetta Direttiva Bolkestein sulla concorrenza”.
Così il WWF Italia commenta l’emendamento proposto, in commissione Industria al Senato, dai relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd), al provvedimento che converte in legge il D.l. Sviluppo che propone di prorogare le concessioni demaniali fino al 2045.

“Il rischio di prolungare di altri 30 anni il termine di scadenza delle concessioni, fissato attualmente al 31 dicembre 2015, diventerebbe realtà se la settimana prossima l’Aula del Senato dovesse confermare l’emendamento. E, poiché il provvedimento dovrà essere convertito entro il prossimo 17 dicembre, pena il suo decadimento, il passaggio alla Camera non permetterà ulteriori modifiche che poi comporterebbero un nuovo passaggio al Senato reso impossibile dai tempi”.

“I senatori Vicari (Pdl) e  Bubbico (Pd), promotori della norma ‘salva-concessioni’, hanno fatto finta di dimenticare che questa legislatura aveva già visto tentativi analoghi, tutti falliti proprio perché, in palese violazione degli obblighi comunitari, avrebbero comportato automaticamente l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia producendo l’obbligo di ritirare il provvedimento. Falliti anche i tentativi di aggirare la direttiva, come nel caso del  Decreto Sviluppo 2011 (n.70 30 maggio 2011),  con cui si prevedeva una norma che introduceva un diritto di superficie in favore dei titolari delle concessioni demaniali : anche tale norma non è mai stata varata proprio  per  contrasti sia con l’ordinamento giuridico italiano che, soprattutto, con la cosiddetta direttiva Bolkestein (direttiva 2006/123/CE, relativa ai “servizi del mercato interno”), recepita in Italia con il decreto legislativo n. 59 del 26 marzo 2010”.

“C’è dunque una classe politica che continua ad illudere le migliaia d’imprenditori balneari che potranno trovare le proprie garanzie solo all’interno del quadro comunitario. In questo senso il WWF ritiene che per salvaguardare le imprese familiari ed il loro legame con il territorio, occorre individuare una forma di applicazione della Direttiva Bolkestein dove l’elemento  di valutazione, ai fini dell’assegnazione di un area demaniale, non può essere la sola offerta economica,  ma la scelta di un progetto di gestione indirizzato ispirato a criteri di sostenibilità, salvaguardia, promozione territoriale, qualità dei servizi, legame dell’impresa col territorio”.

“Una soluzione potrà essere dunque trovata solo vedendo con realismo il profilo giuridico della questione e comprendendo, soprattutto da parte dei gestori degli stabilimenti,  che le concessioni ultradecennali, che di fatto trasformano i beni demaniali in beni di proprietà degli assegnatari, non sono previste neppure dal nostro ordinamento. Se il Parlamento dovesse insistere sulla strada sbagliata, assunta dalla Commissione industria di Palazzo Madama, sarebbe inevitabile l’azione dell’Unione Europea e la conseguente penosa retromarcia che poi l’Italia dovrebbe fare dopo l’ennesima falsa promessa fatta dalla politica senza che questa possa essere mantenuta”.

Secondo il dossier WWF Italia  “Spiagge d’Italia: bene comune, affari per pochi” – un viaggio lungo le rive di 15 regioni costiere grazie all’aiuto dei volontari WWF – sui nostri litorali ci sono 12mila stabilimenti balneari (erano 5368 nel 2001), uno ogni 350 metri, per un totale di almeno 18.000.000 metri quadri e 900 km occupati – ovvero quasi un quarto della costa idonea alla balneazione (lo sono 4.000 km sugli 8.000 km di coste italiane). Un giro di affari che interessa 30.000 aziende e circa 600.000 operatori (indotto compreso), con canoni spesso irrisori rispetto ai reali profitti delle strutture attuali (un tempo valevano per l’affitto di sdraio e ombrelloni, ora per ‘cittadelle permanenti’ di servizi commerciali, piscine, negozi…), favorito da un’applicazione normativa sulle aree demaniali che ha travalicato lo spirito della legge.

Legge sui parchi: colpo di mano sulla nomina dei Direttori

In una lettera al Ministro Clini ed ai Parlamentari delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato le osservazioni e le proposte di emendamenti delle 5 Associazioni ambientaliste

Condivisibili gli interventi sulla vigilanza del Ministero, la composizione dei Consigli direttivi degli Enti Parco e la soppressione delle Commissioni di Riserva delle Aree Marine Protette, bocciate invece le nuove modalità di nomina dei direttori dei Parchi Nazionali, che vengono assegnate al Ministro dell’Ambiente su proposta dei Presidenti: una procedura che comporterebbe l’evidente rischio di un eccessivo controllo politico sul loro operato”.

E’ la fotografia scattata da FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro Natura e WWF sui pro e i contro di una recente Proposta di Legge(articolo 21 dellaProposta di Legge n. 4240 – B, relativa a “Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, e altre disposizioni in materia ambientale” ) che modifica la Legge quadro sulle Aree Protette (Legge n. 394/1991), sulla gestione dei Parchi Nazionali, e la Legge sul Mare (Legge n.979/1982), relativa gestione delle Aree Marine Protette. Le 5 associazioni ambientaliste hanno inviato con una lettera indirizzata al Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini e ai Deputati e Senatori delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, le loro osservazioni e proposte di emendamenti, in particolare la richiesta di modifica della norma relativa alla nomina dei direttori chiedendo il mantenimento della nomina da parte del Ministro ma sulla base di una terna indicata dal Consiglio direttivo dell’Ente Parco selezionata attraverso un bando pubblico per titoli.

 “La previsione di nomina dei direttori da parte del Ministro su proposta dei soli Presidenti – spiegano le associazioni in una nota congiunta – non è condivisibile perché si determinerebbe un evidente condizionamento politico dell’unica figura dirigenziale presente all’interno degli Enti Parco. I Direttori dovrebbero essere figure tecniche indipendenti non condizionabili nelle loro funzioni, con un titolo di laurea adeguato ed una comprovata competenza nella gestione delle aree naturali protette o altra Pubblica Amministrazione”.
“Per questi motivi Fai, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro Natura e WWF ritengono che nella sua funzione il Direttore deve rispondere al Consiglio direttivo, l’organo collegiale di governo dell’Ente Parco, e non solo al Presidentecon una procedura di nomina trasparente che ne garantisca l’autonomia nell’esercizio dei suoi compiti amministrativi”.IL WWF PER LE AREE PROTETTE

MENO VIGILANZA DEL MINISTERO AMBIENTE E CONSIGLI PARCO DIMEZZATI: COSA CAMBIA.
Inoltre la proposta di legge che sta passando dalla Camera al Senato in sede legislativa, interviene essenzialmente sulle normative attuali in materia di Parchi nazionali ed Aree Protette Marine definendo, oltre alle nuove procedure di nomina dei Direttori,  anche le competenze del Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare in merito alla vigilanza sugli atti degli Enti Parco, limitandola all’approvazione degli statuti, dei regolamenti, dei bilanci annuali e delle piante organiche, e la nuova composizione dei Consigli Direttivi dei Parchi Nazionali, dimezzando l’attuale numero dei consiglieri da 12 a 6 più il Presidente, con tre consiglieri indicati dalla Comunità del Parco, un componente indicato dal Ministero dell’Ambiente, uno indicato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ed uno indicato dalle Associazioni ambientaliste riconosciute.
“Queste modifiche alla Legge quadro sulle aree naturali protette sono condivisibili perché  giustificate dall’esigenza di assicurare un’efficiente gestione degli Enti Parco e risolvere alcuni problemi urgenti determinati dal mancato rinnovo degli organi di gestione, già scaduti da tempo, ed in prospettiva evitare la difficoltà di rinnovo per quelli in scadenza nei prossimi mesi. La soluzione di alcuni specifici problemi, dettati in parte dall’applicazione di alcuni provvedimenti contenuti nelle manovre per la riduzione della spesa pubblica, non può divenire però il pretesto per introdurre modifiche alla Legge quadro sulle aree protette, già bloccate nel corso della discussione presso la Commissione Ambiente del Senato sulla proposta di una più ampia riforma della normativa”.
“Prevista infine dalla proposta di Legge l’eliminazione delle Commissioni di Riserva delle aree marine protette attraverso la modifica dell’articolo 28 della legge n.979 del 31 dicembre1982, e dell’articolo 2 della legge n. 244 del 24 dicembre 2007, accogliendo in questo caso una proposta presentata di recente proprio dalle maggiori Associazioni ambientaliste al fine di semplificare le procedure per la gestione delle Aree Protette Marine”.

La legalità prima di tutto, forte presa di posizione dell’Associazione Caponnetto

UN DOCUMENTO DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

“I nostri obiettivi: far raggiungere alla nostra Associazione il massimo livello di operatività e rendere efficienti tutti gli apparati, anche quelli più piccoli, dello Stato sui territori contro le mafie, militari, politiche ed economiche”

 Da ora in poi tutto l’impegno della nostra Associazione dovrà  essere finalizzato ad ottenere il massimo dell’efficienza da parte di tutti gli apparati dello Stato sui territori del  Lazio, dal più piccolo al più grande, nessuno escluso, sul versante della lotta alle mafie.

Dalla piccola stazione dei carabinieri alle compagnie, dai commissariati di periferia alle Questure, dai comandi di brigate ai comandi provinciali.

E, soprattutto, dalla più piccola Procura ordinaria, come Cassino, alle più grandi.

Non è più possibile, di fronte ad una situazione così grave qual è quella esistente nel Lazio, continuare ad assistere inerti a quanto si è verificato, ad esempio, a Latina la cui Procura –non siamo noi ad averlo scritto ma magistrati qualificati delle DDA di Roma e di Napoli come Diana De Martino e Francesco Curcio- iscriveva reati di natura mafiosa come reati ordinari.

Non è più possibile, di fronte al dilagare quotidiano nel territorio del Lazio di tutte le mafie nazionali ed internazionali, continuare ad assistere senza far niente  allo spettacolo che vede come autori di indagini antimafia solamente corpi speciali che vengono da fuori o, al più, qualche Comando provinciale e le Squadre Mobili.

La situazione non lo permette più.

Tutti i presidi, dal più piccolo al più grande, dovranno essere messi nelle condizioni di operare e, se c’è gente che non è in grado di fare ciò, va sostituita.

Tutti gli archivi informatici interni dovranno essere aggiornati ed i livelli provinciali, regionali e generali  dovranno cominciare a pretendere “risultati” significativi e non basati solo sui numeri.

Lo stesso discorso va fatto per le Procure ordinarie.

Quelle del Lazio dovranno  prendere a modello quelle della Campania: Santa Maria Capua Vetere, Nola, Torre Annunziata.

Lo chiediamo con forza ed insisteremo perché questo avvenga e al più presto.

Non  si può continuare ad addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle dei magistrati della DDA di Roma o di Napoli, alla DIA, al GICO, alle Squadre Mobili e così via.

Su tutti questi problemi abbiamo richiesto l’intervento del Ministro della Giustizia Severino, la quale ci ha risposto che se ne sta interessando  e ci farà sapere.

Abbiamo fiducia in lei.

Tutto ciò, però,richiede da parte  della nostra Associazione  un salto di qualità,una messa a punto del motore ,una presa di coscienza dei problemi reali,un’informazione ed una formazione rigorose e puntuali.

Cose, queste, che  si possono realizzare solamente se riusciamo a selezionare sempre di più una classe dirigente consapevole, che crede in quello che fa, che non venga eventualmente da noi esclusivamente per motivi politici ed altra roba del genere, che non vuole, insomma, utilizzare l’Associazione per altri scopi che non siano UNICAMENTE quelli che riguardano la lotta alle mafie.

Gente del genere non la vogliamo!!!

Facciamo antimafia e non vendiamo bruscolini, né siamo disposti a fare da tappetino a chicchessia, piccoli, grandi, rossi, gialli, verdi e quant’altro.

Lo ripetiamo fino alla noia.

Se siamo arrivati a questa situazione la responsabilità è unicamente politica, della “politica”, di questa politica.

E’ la “politica” che non vuole risolvere i problemi.

Non è la nostra antipolitica perché abbiamo una fede e votiamo, ma non consentiamo a chicchessia  di pensare che i sacrifici anche di natura economica  che alcuni di noi sopportano ed i rischi che corriamo ogni minuto possano essere utilizzati da qualcuno  per scopi di parte.

I problemi da affrontare sono tanti e grandi e la nostra Associazione, che si è sempre distinta  per essere un’associazione seria, non parolaia, non della retorica e delle commemorazioni, ma pragmatica ed operativa e non affiliata ad alcun partito politico soprattutto, ha il dovere di essere sempre più attrezzata culturalmente ed organizzativamente per far  fronte ai problemi ed alle situazioni.

Con il nuovo anno si imporranno degli aggiustamenti, con un riesame generale dell’operato di ogni singolo dirigente, con la messa in discussione di ognuno di noi medesimi, perché l’obiettivo che ci proponiamo è quello di diventare sempre di più una delle poche associazioni italiane veramente libere ed operative al massimo che fa un’antimafia non delle chiacchiere, ma esclusivamente dell’investigazione, della denuncia e della proposta.

La vera antimafia!

Elvio Di Cesare

**Segui l’attività dell’Associazione Caponnetto sul sito.

 

PORTO TURISTICO DI FIUMICINO: RIVEDERE LE AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI

Irregolarità procedurali, carenze strutturali, problemi di stabilità e di sicurezza sono alcune delle motivazioni che hanno portato al sequestro del porto turistico di Fiumicino da parte della Guardia di Finanza.
L’opera, con la sua estensione complessiva di oltre 104 ettari ed il costo di circa 400 milioni di euro, è stata presentata ai Cittadini come la più grande struttura portuale del Mediterraneo capace di garantire “sviluppo” duraturo alla popolazione residente.
I fatti di questi giorni evidenziano, in realtà, che si tratta dell’ennesima opera portuale autorizzata in assenza di una seria pianificazione regionale delle coste laziali ed in mancanza di un qualsivoglia piano portuale regionale.

Le 4 darsene principali ed i 1445 posti barca sono l’ennesima occasione per costruire innumerevoli “opere accessorie” quali strutture abitative, ricettive, commerciali, sportive e box auto che poco o nulla hanno a che vedere con il trasporto marittimo.
Un gigante dai piedi di argilla, insomma. Le infrastrutture portuali, come ribadiscono le indagini di questi giorni, insistono in un settore della foce del Tevere noto, sin dal tempo dei romani, per la sua elevata fragilità idrogeologica ed idraulica.

Evidenziamo, alla luce dei recenti sviluppi giudiziaridichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Laziola possibilità che l’impatto ambientale dell’infrastruttura, che si somma a quello determinato dal limitrofo porto turistico di Ostia, non sia stato correttamente valutato. Occorre
certamente a questo punto fare piena luce non solo sulle modalità con le quali sono stati affidati i lavori ma anche sull’iter autorizzativo seguito al fine del rilascio delle necessarie autorizzazioni ambientali e nulla osta idrogeologico.”

Roma, 22 novembre 2012
Contatti stampa: Cesare Budoni – cell. 349 6040937