Bocciato il decreto Clini: il combustibile da rifiuti non può essere bruciato nei cementifici

La commissione parlamentare ambiente ha bocciato il decreto Clini che avrebbe consentito di sottrarre alla nozione di rifiuto il Combustibile Solido Secondario (l’ex CDR) per superare lo scoglio dei parametri molto restrittivi da rispettare quando viene bruciato in impianti dedicati o meno.

In pratica è stato annullato il progetto di bruciare il CSS nei cementifici.

Per non perdere la memoria sui rischi sanitari che corrono le popolazioni residenti nei pressi di impianti in cui i rifiuti subiscono processi a caldo (incenerimento, gassificazione, pirolisi, pirodistilgasogeno,……) guardiamo questa scheda prodotta in un convegno da un ente pubblico, l’ARPA Piemonte.

Arpa Piemonte, impatti sulla salute (1)

Condono edilizio: una provocazione contro il Paese

abuso-edilizio

 

 

Scherza con il fuoco chi parla di condoni edilizi: il solo annuncio provoca una corsa all’abuso. Ne sappiamo qualcosa in provincia di Latina e a Terracina in particolare.

Più che una boutade quella di Berlusconi sul condono edilizio è una provocazione contro il Paese, sostiene il WWF Italia. Berlusconi in Italia è il padre di due condoni edilizi su tre oltre che di una sanatoria paesaggistica e ha dunque  responsabilità importanti e ben definite che si sono trasformate in veri e propri sfregi del Paese.

Il condono di ‘necessità’ infatti, pur non condivisibile sotto il profilo giuridico, aveva forse qualche ragione nella sua prima edizione quella voluta da Craxi nel 1985.
Dopo di allora l’abusivismo è stato legato a operazioni speculative  o a realizzazione di opere in aree vincolate.

 

La prassi dei condoni in Italia ha tolto ogni certezza rispetto ad una efficace persecuzione dell’illecito penale costituito dalla realizzazione di immobili abusivi.  Ancora oggi sono centinaia di migliaia le pratiche ancora aperte sui condoni edilizi precedenti.L’abusivismo non si è mai fermato e si costruisce contando che, dati i tempi biblici della giustizia, prima o poi arrivi un condono. Questo è un fenomeno non più legato alla povertà ma piuttosto alle imprese edili che aumentano abusivamente le volumetrie assentite, con vari escamotage come ad  esempio la realizzazione di sottotetti poi trasformati in attici oppure di terrazzi che poi diventano vani aggiunti o volumi di servizio poi destinati ad  altro uso.Il Popolo della libertà nell’ultima legislatura si era già reso protagonista di proposte di condono soprattutto relative alla regione Campania. Proposte che, qualora approvate, avrebbero fatto venire meno migliaia di ordini di abbattimento esecutivi e migliaia di procedimenti giudiziari in corso, insomma lo stato che nega se stesso perché mentre un organismo cerca di applicare la legge un altro lavora per eluderla.

 

Il quarto ventilato condono, la cui articolazione sarebbe tutta da vedere, metterebbe poi seriamente a rischio territori delicatissimi quali i parchi perché questi erano stati esclusi dal terzo condono e le pressioni per aprire i termini della sanatoria in queste aree di pregio sono fortissime.

Al di la di tutto ciò Berlusconi si sta assumendo la responsabilità della corsa all’abuso che sempre avviene al solo annuncio di interventi di condono. E che accelera man mano che questi sembra possano realizzarsi.
CONSUMO DEL SUOLO

Elezioni 2013: l’ambiente non è entrato nei programmi elettorali

Sette importanti associazioni propongono un’Agenda per la Ri/conversione ecologica del Belpaese

sostenibilita terra e frecceIl nuovo modello economico basato su un’economia verde e rigenerativa deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo e Parlamento, valorizzando gli elementi di forza (parchi, biodiversità, patrimonio culturale, sistema della qualità), garantendo la sicurezza e l’efficienza dell’approvvigionamento energetico e favorendo l’internalizzazione dei costi ambientali per evitare che le minacce ambientali mettano a rischio anche gli asset di forza del Paese. E’ indispensabile che finalmente si costruisca anche in Italia un Patto che sia basato su un nuovo paradigma che consideri come inscindibili la dimensione ecologica e quella economica e sociale dello sviluppo.

Per fare in modo che questa impostazione assuma centralità nel dibattito elettorale che trascura i temi ambientali, sette tra le più importanti associazioni ambientaliste (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF) hanno condotto un’analisi dei programmi  delle agende dei vari partiti e coalizioni individuando 6 gravi carenze e hanno redatto un proprio documento“Elezioni nazionali 2013: Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese”, in cui vengono presentate 80 proposte su 12 filoni principali per la riconversione.

Le Associazioni ambientaliste hanno compiuto una lettura approfondita dei Programmi e delle Agende delle varie coalizioni e partiti in lizza nelle Elezioni 2013 accorgendosi che in nessuno di questi c’è la consapevolezza della centralità della sfida che si pone al nostro Paese, anche nel contesto dei problemi globali, né delle azioni innovative necessarie per perseguire l’obiettivo.

Dai programmi elettorali per le Elezioni 2013 le associazioni ambientaliste rilevano che:

1. non assume centralità la grave crisi provocata dai cambiamenti climatici che impone scelte radicali di azzeramento delle emissioni in tutti settori e nel modello produttivo, nonché nelle strategie di adattamento;

2. non emerge una consapevolezza sui servizi ecosistemici garantiti dalla tutela della biodiversità;

3. non ci si pone con urgenza la questione degli indirizzi della nuova politica industriale e della riconversione post-industriale;

4.non si affronta il problema di come calcolare e valutare la ricchezza della nazione attraverso la declinazione di nuovi indicatori di benessere che superino il PIL;

5. non si fa cenno a come si pensi di intervenire per adeguare il corpus dei diritti e dei delitti ambientali;

6. non ci si sofferma sulla cronica e ormai patologica inadeguatezza della governance ambientale, dipendente in buona parte dalla progressiva liquidazione del Ministero dell’ambiente avvenuta negli ultimi 5 anni. Si aggiunga che anche per settori che fanno parte del patrimonio consolidato della nostra economia, dell’offerta data dal nostro Sistema Paese  – beni culturali, turismo e agricoltura – nei programmi non si aprono nuove frontiere, né si assume la necessità di interventi coordinati e complessivi di rilancio..

Nel documento proposto dalle associazioni ambientaliste vengono forniti invece i dati essenziali per inquadrare la situazione attuale e illustrare proposte dettagliate su 12 argomenti chiave per il futuro sostenibile del Paese:

New “Green Deal”: la speranza per il futuro dell’Italia;

Biodiversità: ricchezza della nazione;

Il patrimonio costituito dai beni culturali;

Domanda di mobilità e infrastrutture;

Salute e ambiente nelle scelte industriali;

Consumo di suolo e Governo del territorio;

Difesa del suolo e adattamento ai cambiamenti climatici;

Contenuti verdi della filiera agroalimentare;

Turismo: sostenere le vocazioni del territorio;

Governare l’ambiente;

Diritto all’ambiente: tutela costituzionale e penale;

Andare oltre il PIL: nuovi  indicatori di sostenibilità.

Nel descrivere le 80 proposte per la Ri/Conversione ecologica del Paese, le associazioni ambientaliste fanno riferimento a dati precisi e hanno individuato 28 priorità, tra le quali si segnalano:

 l’esigenza di redigere una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse per i settori di produzione dell’energia elettrica, dei trasporti, dell’industria e dei servizi che sostengano  la Green Economy (nel 2012 il 40% delle assunzioni complessive, pari a 241 mila addetti, di tutte le imprese italiane nell’industria  e nei servizi, sono state in aziende che investono in tecnologie green);
• fissare l’Obiettivo del 100% Rinnovabili procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, non costruendo nuove centrali a carbone ed olio combustibile e rinunciando a ogni piano di trivellazioni petrolifere off shore;
 integrare la Strategia nazionale sulla biodiversità (l’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità) approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici;
• garantire fondi sufficienti al funzionamento dei parchi terrestri e delle aree marine protette e organizzare la Terza conferenza nazionale delle aree protette;
• procedere ad una Programmazione integrata dei beni e delle attività culturali (l’Italia, con  47 siti inclusi nella Lista dei patrimoni dell’umanità vanta il primato mondiale UNESCO), sollecitando la piena collaborazione tra Stato e Regioni prevista dal Titolo V della Costituzione;
• definire un Piano nazionale della mobilità che superi il Primo Programna delle infrastrutture strategiche (lievitato in maniera incontrollata tra il 2001 e il 2012 dai 125,8 miliardi di euro ai circa 375 miliardi di euro attuali) e abbia come priorità l’intervento organico nelle aree urbane, il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia in particolare per le merci e la riduzione delle emissioni di gas serra;
• redigere una Strategia nazionale per gli interventi di bonifica prioritariamente nei 57 Siti di Bonifica Nazionali – SIN sui 2.687 esistenti in Italia, perché offrono anche una opportunità di lavoro, di sviluppo della ricerca scientifica  e di reindustrializzazione.
• elaborare una nuova legge di Governo del territorio, che aggiorni la disciplina urbanistica ferma al 1942  e pervenire ad una normativa sul consumo del suolo (nei prossimi 20 anni si rischia una riconversione urbana delle aree libere in Italia di 75 ettari al giorno) che consenta, anche attraverso meccanismi fiscali, di disincentivare lo sviluppo disordinato fuori delle aree già edificate e di pregio paesaggistico;
 definire un Piano pluriennale di adattamento ai cambiamenti climatici, che prevede, secondo il Ministero dell’ambiente,  uno stanziamento complessivo in 20 anni di 41 miliari di euro, e rilanciare i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) per contrastare il rischio alluvioni e frane/smottamenti (il rischio idrogeologico riguarda l’82%, 6.633, Comuni italiani;
• utilizzare il 50% dei finanziamenti europei della politica Agricola Comune destinate allo sviluppo rurale per misure ambientali, puntando anche a raddoppiare entro il 2018 la Superficie Agricola Utilizzata (che ammonta a circa 13 milioni di ettari che costituiscono il 40% del territorio italiano)  per l’agricoltura biologica e, nel frattempo, ridurre l’impatto dei prodotti chimici quali i pesticidi e impedire la coltivazione di OGM;
• varare un Piano della Qualità per il settore turistico (che nel 2011 a livello internazionale ha prodotto 31 miliardi di euro di entrate, con un saldo commerciale positivo di 10 miliardi di euro), analogo a quello redatto in Francia e in Spagna, che valorizzi i beni culturali e ambientali,
• interrompere i tagli al Bilancio del ministero dell’ambiente, ultimo tra i dicasteri con portafoglio, portando il bilancio dagli attuali 450 milioni di euro (nel 2009 il bilancio del Ministero ammontava a 1,2 miliardi di euro) ad almeno700 milioni di euro per garantire in particolare gli interventi per la difesa del suolo;
 introdurre tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente e garantire un’adeguate tutela penale dell’ambiente con l’individuazione di specifiche fattispecie delittuose, tra cui il disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, associazione a delinquere, anche di stampo mafioso, finalizzata ai crimini ambientali;
• andare oltre al PIL avviando un processo istituzionale che porti all’utilizzo ufficiale dei nuovi Indicatori di progresso e di benessere elaborati nel 2012 da ISTAT e CNEL.

Le Associazioni ambientaliste hanno chiesto incontri a tutte le parti politiche in causa e documenteranno su un “Diario elettorale”, pubblicato sui propri Siti WEB, che sono frequentati da milioni di persone, il successo dell’iniziativa e le risposte sui punti salienti delle singole proposte.

 

Storica vittoria per i nostri mari!

6/2/2013 – Il parlamento Europeo ha votato, 502 voti a 137, in favore del Regolamento Base della Riforma comune della pesca, la pietra angolare di una riforma che permetterà la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea, mettendo fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca.

Image“Oggi qualcosa di veramente eccezionale è successo– ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia. – il Parlamento europeo ha votato a favore di una riforma forte della pesca per garantire la sostenibilità della pesca nell’UE. Si tratta di un vero e proprio trionfo soprattutto in questi tempi di crisi e nonostante la forte opposizione da parte dei politici che hanno seguito gli interessi dell’industria  insostenibile . Tutti volevano questa riforma: i cittadini, l’industria e i pescatori. I membri del Parlamento europeo li  hanno ascoltati  e hanno usato i loro nuovi poteri per  fare la differenza. Ora è chiaro, dopo questo voto, che si tratta di una priorità politica dell’UE  dare stabilità a lungo termine alle comunità di pescatori, alle imprese del settore e all’ambiente marino da cui dipendono.
Gli oceani, i pesci e quelli che dal  pesce sostenibile dipendono  oggi hanno vinto metà della battaglia. Ora spetta ai ministri della pesca  votare a favore di questo regolamento di base. Sarà una battaglia dura ma speriamo che i governi nazionali ascolteranno il forte messaggio che arriva oggi dal Parlamento spazzando  via gli interessi costituiti per assicurare un futuro a lungo termine e  sostenibile per i nostri oceani e l’economia della pesca in Europa ” .

Un grazie speciale va ai cittadini europei che hanno chiesto ai deputati di fermare la bancarotta degli oceani attraverso: 23.000 disegni spediti alla campagna  ‘Paint a fish – Dipingi un pesce’ ,30.000 email inviate ai parlamentari europei e ben 150.000 firme raccolte su una petizione .

E per chi la riforma la vuole subito in tavola, la guida tascabile WWF “Sai che pesci pigliare”  offre tutti i consigli per comprare solo pesce sostenibile applicando dal basso il cambiamento che può salvare i nostri mari.
Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/

Mercoledi 6 febbraio: il voto al parlamento Europeo per la Pesca

Cittadini, pescatori, leader del settore industriale alieutico e WWF esortano i deputati del Parlamento Europeo a mettere fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca  approvando finalmente una ambiziosa riforma della politica comune della pesca (CFP).

paintafish

Per la prima volta i deputati del Parlamento Europeo hanno voce in capitolo nella riforma della pesca. Nel dicembre dello scorso anno, la Commissione  PECH (per la pesca) ha votato in favore del Regolamento Base  della CFP, ovvero ha già di fatto espresso parere favorevole su quella che è la pietra angolare di una riforma , che permetterebbe la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea.

 

 

Ora, il Parlamento intero, in plenaria,  va alla votazione il 6 febbraio. Il WWF si auspica che voti coerentemente in favore del Regolamento Base, come fatto dalla sua stessa Commissione PECH.


Per 30 anni i nostri mari sono stati sfruttai senza alcuna logica se non il profitto immediato e la pace sociale.  I ministri della pesca, di fronte allo stato attuale degli stock,  non hanno fatto altro che promuovere la pesca eccessiva, non ascoltando gli autorevoli pareri scientifici che chiedevano di limitarla. Ora il Parlamento Europeo ha l’opportunità storica di sanare la “bancarotta”dei nostri mari e ottenere un successo dove  numerosi ministri hanno fallito “, ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia.

Oggi il giorno prima del voto, i pescatori di MedArtNet, l’associazione di  pescatori artigianali del Mediterraneo, assieme ad altre associazioni di pesca artigianali europee, con il  WWF sono  a Strasburgo per incontrare i deputati e spiegare perché è necessaria una riforma ambiziosa.

“E ‘ di vitale importanza che la riforma della pesca dell’UE sia radicale, perché non abbiamo molto tempo. Le risorse della pesca e l’’ambiente marino sono in un pessimo stato. La precedente politica della pesca è stata un completo fallimento, è importante introdurre ora un nuovo modello di gestione per la pesca, in caso contrario, il futuro della pesca nel breve periodo è incerto “, spiega Mauricio Pulido, pescatore spagnolo, rappresentante in Spagna di MedArtNet, presente oggi a Strasburgo.

“La gente vuole una riforma radicale, l’industria vuole questa riforma efficace, i pescatori vogliono una riforma equa e produttiva.”, conclude Costantini.

Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/  

A proposito di spiaggiamenti di delfini, il parere di un’esperta

di Elisabeth Selvaggi

In questi giorni c’è stata la segnalazione di un “piccolo delfino” spiaggiato ancora vivo a Terracina. La capitaneria di Porto di Terracina è intervenuta caricando il delfino su una motovedetta e rilasciando l’animale in acque libere.

clip_image002Sfortunatamente negli ultimi mesi sono aumentati i casi di spiaggiamento di delfini lungo le coste del litorale pontino, e nella maggior parte dei casi si tratta di Cetacei già morti. Sembra si tratti soprattutto di Stenelle (Stenella coeruleoalba), “piccolo delfino” piuttosto comune nelle acque del Tirreno che spesso può essere avvistato in piccoli gruppi dai traghetti o da imbarcazioni che fanno la spola tra le isole ponziane e la costa pontina.

Gli spiaggiamenti possono verificarsi quando un animale ha subito la collisione con un natante, o è stato catturato accidentalmente da una rete, o è stato aggredito deliberatamente o perché malato. Quando l’animale è ancora vivo sono rari i casi in cui sopravviva.

clip_image003Anni fa (1991) il WWF di Terracina era intervenuto in un caso di spiaggiamento di una stenella viva che poi era stata ospitata nella piscina con acqua marina di un noto albergo del Circeo, il cetaceo riuscì a sopravvivere 16 giorni nonostante l’intervento di un veterinario esperto in Cetacei e della Fondazione Cetacea. Il tentativo di dare una seconda possibilità accompagnando l’animale in mare aperto è l’intervento più semplice e naturale, ma è probabile che in pochi giorni il delfino possa venire rivenuto sulla spiaggia morto.

Sin da 1985 è stata istituita una rete di monitoraggio con il Centro Studi Cetacei, La Fondazione Cetacea e, a quei tempi, aderì anche il WWF e le sedi costiere come quella di Terracina, oggi Litorale Pontino. Allora i volontari contribuivano attivamente intervenendo sul posto e segnalando i casi al CSC. Il ricordo ed il dolore di vedere morire dei delfini senza poter fare nulla non ci ha più abbandonato. Tra il 1990 e il 1992 ci fu un picco di casi di spiaggiamento di stenelle in seguito ad una epidemia di un Morbillivirus nel Mediterraneo. E’ possibile che si stia verificando un nuovo picco di morti dovute al Morbillivirus, ma per saperlo servono dati!

Cosa possiamo fare? Il 18 gennaio, dopo un lungo periodo di mancanza di informazioni chiare su cosa fare e a chi rivolgersi, è stata pubblicata la notizia sul sito del Ministero dell’Ambiente sullo stato di aggiornamento della Banca Dati gestita dal CIBRA (Centro Interdisciplinare di Bioacustica dell’Università degli Studi di Pavia) che pubblica una scheda di segnalazione per lo spiaggiamento di mammiferi marini. Al Progetto aderiscono il CSC, la Fondazione Cetacea, il Ministero dell’Ambiente, le Capitanerie di Porto e la Marina Militare ed altri enti di ricerca di varie regioni italiane.  E’ importante che i dati siano raccolti in una unica banca dati per avere un quadro generale, bastano i dati geografici (località, comune, provincia), data e specie, gli altri dati non sono difficili da aggiungere (la scheda può essere scaricata dal sito http://mammiferimarini.unipv.it/).

Il problema è che un comune cittadino non può detenere l’animale né parti di esso (CITES), né tantomeno praticare una necroscopia a cielo aperto in assenza di un veterinario della ASL, esistono seri rischi sanitari anche solo nel toccare la carcassa. L’animale morto non dovrebbe rimanere abbandonato a lungo sulla spiaggia, ma andrebbe rimosso il prima possibile e andrebbero prelevati dei campioni di tessuto per accertarne la causa della morte ed i rischi per la specie e per l’uomo, ma questo può essere fatto solo da personale dell’ASL. Ecco il motivo per cui per tanto tempo è stato scoraggiato l’intervento da parte di volontari, che sappiamo per esperienza vissuta, che per troppo zelo metterebbero a rischio la propria salute.

Quindi, come sempre è importante informarsi e… informare, ma anche pretendere l’intervento delle istituzioni (Veterinario della ASL e Capitanerie di Porto); l’intervento dei cittadini e dei volontari deve essere nella segnalazione e nel supporto, perché non tutti i veterinari hanno esperienza con i Cetacei e non tutte le capitanerie di porto hanno esperienza di recupero della fauna selvatica.