La carica dei 600, tanti sono stati i soci venuti a Roma ieri per l’assemblea nazionale di rifondazione del WWF Italia

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Un’assemblea intensamente partecipata, animata da tanti giovani e meno giovani portatori di un’esperienza di vita vissuta in difesa dell’ambiente con il panda nel cuore, ha ieri confermato la volontà di far continuare a vivere l’associazione in Italia.

Occorreva procedere ad un cambiamento abbastanza robusto dello statuto per allinearsi alle indicazioni del WWF Internazionale che vede nell’organizzazione democratica territoriale dell’associazione italiana un incentivo a consumo di risorse utilizzabili altrove.

Tanti soci attivi che in questi anni si sono spesi sul territorio tutelandolo anche con qualche rischio personale, pur di salvare il logo-panda, la cui proprietà è del WWF Internazionale e che non avrebbe esitato a ritirarlo, hanno votato il nuovo statuto e subito dopo seguendo le nuove norme i primi sei componenti del Consiglio nazionale.

Le preoccupazioni maggiori espresse da molti attivisti si possono sintetizzare nel rischio di un allentamento del controllo del territorio in seguito alla soppressione delle strutture territoriali che dovranno trovare una opportuna aggregazione ad un livello geografico più ampio.

 

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