Storica vittoria per i nostri mari!

6/2/2013 – Il parlamento Europeo ha votato, 502 voti a 137, in favore del Regolamento Base della Riforma comune della pesca, la pietra angolare di una riforma che permetterà la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea, mettendo fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca.

Image“Oggi qualcosa di veramente eccezionale è successo– ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia. – il Parlamento europeo ha votato a favore di una riforma forte della pesca per garantire la sostenibilità della pesca nell’UE. Si tratta di un vero e proprio trionfo soprattutto in questi tempi di crisi e nonostante la forte opposizione da parte dei politici che hanno seguito gli interessi dell’industria  insostenibile . Tutti volevano questa riforma: i cittadini, l’industria e i pescatori. I membri del Parlamento europeo li  hanno ascoltati  e hanno usato i loro nuovi poteri per  fare la differenza. Ora è chiaro, dopo questo voto, che si tratta di una priorità politica dell’UE  dare stabilità a lungo termine alle comunità di pescatori, alle imprese del settore e all’ambiente marino da cui dipendono.
Gli oceani, i pesci e quelli che dal  pesce sostenibile dipendono  oggi hanno vinto metà della battaglia. Ora spetta ai ministri della pesca  votare a favore di questo regolamento di base. Sarà una battaglia dura ma speriamo che i governi nazionali ascolteranno il forte messaggio che arriva oggi dal Parlamento spazzando  via gli interessi costituiti per assicurare un futuro a lungo termine e  sostenibile per i nostri oceani e l’economia della pesca in Europa ” .

Un grazie speciale va ai cittadini europei che hanno chiesto ai deputati di fermare la bancarotta degli oceani attraverso: 23.000 disegni spediti alla campagna  ‘Paint a fish – Dipingi un pesce’ ,30.000 email inviate ai parlamentari europei e ben 150.000 firme raccolte su una petizione .

E per chi la riforma la vuole subito in tavola, la guida tascabile WWF “Sai che pesci pigliare”  offre tutti i consigli per comprare solo pesce sostenibile applicando dal basso il cambiamento che può salvare i nostri mari.
Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/

Mercoledi 6 febbraio: il voto al parlamento Europeo per la Pesca

Cittadini, pescatori, leader del settore industriale alieutico e WWF esortano i deputati del Parlamento Europeo a mettere fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca  approvando finalmente una ambiziosa riforma della politica comune della pesca (CFP).

paintafish

Per la prima volta i deputati del Parlamento Europeo hanno voce in capitolo nella riforma della pesca. Nel dicembre dello scorso anno, la Commissione  PECH (per la pesca) ha votato in favore del Regolamento Base  della CFP, ovvero ha già di fatto espresso parere favorevole su quella che è la pietra angolare di una riforma , che permetterebbe la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea.

 

 

Ora, il Parlamento intero, in plenaria,  va alla votazione il 6 febbraio. Il WWF si auspica che voti coerentemente in favore del Regolamento Base, come fatto dalla sua stessa Commissione PECH.


Per 30 anni i nostri mari sono stati sfruttai senza alcuna logica se non il profitto immediato e la pace sociale.  I ministri della pesca, di fronte allo stato attuale degli stock,  non hanno fatto altro che promuovere la pesca eccessiva, non ascoltando gli autorevoli pareri scientifici che chiedevano di limitarla. Ora il Parlamento Europeo ha l’opportunità storica di sanare la “bancarotta”dei nostri mari e ottenere un successo dove  numerosi ministri hanno fallito “, ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia.

Oggi il giorno prima del voto, i pescatori di MedArtNet, l’associazione di  pescatori artigianali del Mediterraneo, assieme ad altre associazioni di pesca artigianali europee, con il  WWF sono  a Strasburgo per incontrare i deputati e spiegare perché è necessaria una riforma ambiziosa.

“E ‘ di vitale importanza che la riforma della pesca dell’UE sia radicale, perché non abbiamo molto tempo. Le risorse della pesca e l’’ambiente marino sono in un pessimo stato. La precedente politica della pesca è stata un completo fallimento, è importante introdurre ora un nuovo modello di gestione per la pesca, in caso contrario, il futuro della pesca nel breve periodo è incerto “, spiega Mauricio Pulido, pescatore spagnolo, rappresentante in Spagna di MedArtNet, presente oggi a Strasburgo.

“La gente vuole una riforma radicale, l’industria vuole questa riforma efficace, i pescatori vogliono una riforma equa e produttiva.”, conclude Costantini.

Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/  

A proposito di spiaggiamenti di delfini, il parere di un’esperta

di Elisabeth Selvaggi

In questi giorni c’è stata la segnalazione di un “piccolo delfino” spiaggiato ancora vivo a Terracina. La capitaneria di Porto di Terracina è intervenuta caricando il delfino su una motovedetta e rilasciando l’animale in acque libere.

clip_image002Sfortunatamente negli ultimi mesi sono aumentati i casi di spiaggiamento di delfini lungo le coste del litorale pontino, e nella maggior parte dei casi si tratta di Cetacei già morti. Sembra si tratti soprattutto di Stenelle (Stenella coeruleoalba), “piccolo delfino” piuttosto comune nelle acque del Tirreno che spesso può essere avvistato in piccoli gruppi dai traghetti o da imbarcazioni che fanno la spola tra le isole ponziane e la costa pontina.

Gli spiaggiamenti possono verificarsi quando un animale ha subito la collisione con un natante, o è stato catturato accidentalmente da una rete, o è stato aggredito deliberatamente o perché malato. Quando l’animale è ancora vivo sono rari i casi in cui sopravviva.

clip_image003Anni fa (1991) il WWF di Terracina era intervenuto in un caso di spiaggiamento di una stenella viva che poi era stata ospitata nella piscina con acqua marina di un noto albergo del Circeo, il cetaceo riuscì a sopravvivere 16 giorni nonostante l’intervento di un veterinario esperto in Cetacei e della Fondazione Cetacea. Il tentativo di dare una seconda possibilità accompagnando l’animale in mare aperto è l’intervento più semplice e naturale, ma è probabile che in pochi giorni il delfino possa venire rivenuto sulla spiaggia morto.

Sin da 1985 è stata istituita una rete di monitoraggio con il Centro Studi Cetacei, La Fondazione Cetacea e, a quei tempi, aderì anche il WWF e le sedi costiere come quella di Terracina, oggi Litorale Pontino. Allora i volontari contribuivano attivamente intervenendo sul posto e segnalando i casi al CSC. Il ricordo ed il dolore di vedere morire dei delfini senza poter fare nulla non ci ha più abbandonato. Tra il 1990 e il 1992 ci fu un picco di casi di spiaggiamento di stenelle in seguito ad una epidemia di un Morbillivirus nel Mediterraneo. E’ possibile che si stia verificando un nuovo picco di morti dovute al Morbillivirus, ma per saperlo servono dati!

Cosa possiamo fare? Il 18 gennaio, dopo un lungo periodo di mancanza di informazioni chiare su cosa fare e a chi rivolgersi, è stata pubblicata la notizia sul sito del Ministero dell’Ambiente sullo stato di aggiornamento della Banca Dati gestita dal CIBRA (Centro Interdisciplinare di Bioacustica dell’Università degli Studi di Pavia) che pubblica una scheda di segnalazione per lo spiaggiamento di mammiferi marini. Al Progetto aderiscono il CSC, la Fondazione Cetacea, il Ministero dell’Ambiente, le Capitanerie di Porto e la Marina Militare ed altri enti di ricerca di varie regioni italiane.  E’ importante che i dati siano raccolti in una unica banca dati per avere un quadro generale, bastano i dati geografici (località, comune, provincia), data e specie, gli altri dati non sono difficili da aggiungere (la scheda può essere scaricata dal sito http://mammiferimarini.unipv.it/).

Il problema è che un comune cittadino non può detenere l’animale né parti di esso (CITES), né tantomeno praticare una necroscopia a cielo aperto in assenza di un veterinario della ASL, esistono seri rischi sanitari anche solo nel toccare la carcassa. L’animale morto non dovrebbe rimanere abbandonato a lungo sulla spiaggia, ma andrebbe rimosso il prima possibile e andrebbero prelevati dei campioni di tessuto per accertarne la causa della morte ed i rischi per la specie e per l’uomo, ma questo può essere fatto solo da personale dell’ASL. Ecco il motivo per cui per tanto tempo è stato scoraggiato l’intervento da parte di volontari, che sappiamo per esperienza vissuta, che per troppo zelo metterebbero a rischio la propria salute.

Quindi, come sempre è importante informarsi e… informare, ma anche pretendere l’intervento delle istituzioni (Veterinario della ASL e Capitanerie di Porto); l’intervento dei cittadini e dei volontari deve essere nella segnalazione e nel supporto, perché non tutti i veterinari hanno esperienza con i Cetacei e non tutte le capitanerie di porto hanno esperienza di recupero della fauna selvatica.

Le Alpi, uno degli ultimi grandi spazi naturali d’Europa

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Le Alpi sono uno degli ecosistemi montani più intensamente sfruttati al mondo. Nonostante ciò, rappresentano una delle aree più selvagge e ricche di biodiversità in Europa.

Le Alpi – una delle ultime aree rimaste con grandi spazi naturali nell’Europa centro-meridionale – sono remote ma al tempo stesso vicine. Tolgono il respiro. Ci incantano. Sono una delle ultime roccaforti della natura. Una delle catene montuose più estese e più alte al mondo, le Alpi formano un arco che va da Nizza a Vienna, coprono otto diversi Paesi e qui vivono oltre 14 milioni di persone.

 
Ma neanche i suoi picchi sono immuni dagli effetti dell’urbanizzazione e dei cambiamenti climatici.

Per conservare la ricchezza naturale delle Alpi, si è reso necessario un nuovo approccio alla conservazione.
WWF Italia, WWF Austria, WWF Francia, e WWF Svizzera da anni lavorano insieme grazie al coordinamento del Programma Alpi Europeo (European Alpine Programme – EALP), con l’obiettivo di attuare una strategia transfrontaliera per la conservazione della natura.

Per saperne di più clicca qui.

La fragilità del territorio italiano ha bisogno di atti concreti del Governo

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Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici: le sei maggiori associazioni ambientaliste indicano le tre priorità di intervento

L’Italia fragile dei precari equilibri idrogeologici, sottoposta ai fenomeni meteorologici estremi provocati o amplificati dai cambiamenti climatici ha bisogno di atti concreti che dimostrino nei fatti un cambiamento di rotta.

CAI – Club Alpino Italia, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano e WWF, chiedono che il Governo in carica, che si dice attento agli impegni e agli scenari internazionali, nella riunione pre-CIPE del 18 dicembre,in preparazione della riunione del Comitato del 21 dicembre, faccia propria la proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio di approvazione di una Delibera in cui venga assunto l’impegno di dotare l’Italia di una Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, già adottata da 13 Paesi membri dell’unione Europea su 27, basata su precise priorità di intervento.

Dopo l’esito deludente dei negoziati di Doha è importante che l’Italia proceda al più presto alla definizione di una sua Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, che secondo le sei maggiori associazioni ambientaliste italiane, che hanno inviato le loro osservazioni al Governo sulla bozza di Delibera CIPE, dovrà:

 

 a)mettere in campo un’efficace politica di gestione del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, procedendo al più presto all’aggiornamento  delle mappe di pericolosità e del rischio alluvioni e  dei Piani di Assetto Idrogeologico e all’applicazione delle direttive europee su acque (2000/60) e alluvioni (2007/60), a partire dalla costituzione delle Autorita’ di distretto;

b) lanciare un chiaro segnale di stop a nuovo consumo di suolo e all’edificazione nelle aree a maggiore vulnerabilità e anche delocalizzazioni nelle situazioni a maggior rischio (come già previsto dai Decreti legge “Sarno” del 1998 e “Soverato” del 2000);

c) privilegiare gli interventi di rinaturalizzazione e riqualificazione fluviale e dei versanti, in un quadro più ampio di tutela della biodiversità e di riconoscimento del valore dei servizi garantiti dagli ecosistemi.

 

Il dopo Doha non entusiasma per l’inerzia dei governi ma l’UE è preoccupata

            Dati osservati e previsioni giustificano le preoccupazioni                             dell’Unione Europea

 A novembre scorso l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha reso pubblico uno studio sulle conseguenze del cambiamento climatico sul nostro continente che questa mappa sintetizza in maniera eloquente.

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I pericoli che corre l’Europa vanno dallo scioglimento dei ghiacciai all’innalzamento del livello dei mari, dalla desertificazione di vaste zone alla modifica dell’agricoltura,…

Pesanti saranno le conseguenze sulla salute umana e sull’economia dei vari Stati.

Qui una sintesi dello studio.

 

La vera grande opera sostenuta dalle sei associazioni italiane più rappresentative

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CARTA D’INTENTI

La messa in sicurezza ambientale dell’Italia.
Le ragioni per un impegno comune delle maggiori associazioni ambientaliste italiane

Come è riemerso drammaticamente dopo il recente terremoto in Emilia, la messa in sicurezza dell’Italia rimane una emergenzA prioritaria del Paese.

Non è più possibile violentare la natura, sperperare soldi, perdere altre vite umane, far vivere milioni di persone in condizioni di insicurezza.

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha stimato siano necessari circa 40 miliardi di euro per attuare un’adeguata azione di prevenzione e realizzare gli interventi di messa in sicurezza del Paese esclusivamente in relazione al rischio idrogeologico. Ma lo stanziamento dei fondi avviene a rilento e ancora oggi gli interventi di prevenzione fanno fatica ad essere attuati su tutto il territorio nazionale. Intanto però il conto delle emergenze continua a salire. Se consideriamo il rischio idrogeologico, solo nell’arco temporale dalle emergenze dalla colata di acqua e fango che ha travolto nell’ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea, in provincia di Messina, agli eventi in Lunigiana, nella provincia di La Spezia e Genova dell’autunno 2011 sino agli eventi disastrosi si questi giorni di nuovo in Liguria e per la prima volta in Maremma, si è arrivati ad una spesa di circa 816 milioni di euro, ovvero 1 milione di euro spesi ogni giorno, solo per gli interventi di prima gestione dell’emergenza. Mentre ammontano a oltre 13,2 miliardi di euro, come comunicato a fine luglio dalla Protezione Civile, i danni registrati nelle aree colpite dal terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio 2012. La messa in sicurezza e la cura del territorio si conferma una improrogabile riforma sociale, culturale ed economica del Paese – una necessità ampiamente riconosciuta e condivisa dall’opinione pubblica italiana – che dovrà necessariamente affrontare anche l’irrisolto problema delle bonifiche dei siti contaminati.

Per le nostre associazioni ambientaliste, forti dell’appoggio dell’opinione pubblica, è perciò importate e necessario rimettere questo tema all’attenzione delle forze sociali e politiche, del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali.

La più grande opera pubblica di cui ha veramente bisogno l’Italia.

Le associazioni ambientaliste italiane da anni si battono affinché la cura dell’Italia, la sua messa in sicurezza, sia considerata la vera, più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. Un grande progetto di sviluppo e di crescita, una formidabile opportunità in termini di occupazione, di ricerca, di coinvolgimento soprattutto delle piccole e medie imprese attive su tutto il territorio nazionale. E’ sicuramente questo il più importante e prioritario investimento pubblico nel nostro Paese, perché con la messa in sicurezza del territorio, sia quello naturale che quello urbanizzato e produttivo, si darebbe anche la migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale dell’Italia. Solo così si avrebbe sicuramente un intervento diffuso sul territorio, ad alta intensità occupazionale, oltre che ad elevata qualificazione professionale. Un grande investimento pubblico che, manutenendo e salvaguardando il territorio, finalmente rilanci la nostra asfittica economia e rimetta in moto le migliori energie del Paese, in particolare quelle giovanili.

Necessario e urgente è un intervento e un impegno da parte del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali: – per portare a sicurezza e rendere meno vulnerabile il patrimonio edilizio pubblico e privato oltre che il nostro prezioso patrimonio storico-artistico;
– per ridare equilibrio e sostenibilità al fragile assetto idrogeologico del territorio, anche impedendo ulteriore cementificazione in tutte le aree a rischio di dissesto, a partire da una nuova politica della montagna ispirata ad una rigorosa azione di conservazione e prevenzione;
– per impedire ulteriore, invasivo consumo del suolo;
– per salvaguardare il nostro paesaggio, i beni storici e monumentali e quanto ancora rimasto di unico e irriproducibile nel territorio montano, nelle campagne e lungo le coste italiane;
– per una manutenzione costante volta a salvaguardare e proteggere il territorio dai rischi di dissesto, frane e inondazioni anche nei contesti urbani.

Quello che si chiede alle pubbliche amministrazioni è di passare dall’incuria alla cura del territorio, dalla speculazione selvaggia alla pianificazione sostenibile, dalla edilizia costruttiva alla edilizia di recupero e manutenzione, dall’intervento di emergenza e a posteriori alla pratica della prevenzione.

Le motivazioni evocate sono più che sufficienti per affermare che ci sono ragionevoli speranze che le sei associazioni presenti all’incontro possano lavorare assieme attorno ad una piattaforma su una tematica definita, quale la messa in sicurezza del Paese.
Un percorso da fare assieme
Sei associazioni ambientaliste: Club Alpino Italiano, Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF Italia, si impegnano in un percorso comune finalizzato a sensibilizzare i cittadini su questi temi e al confronto con le istituzioni per avere risposte concrete.

Chiediamo innanzitutto che sia costruito uno strumento di relazione, confronto e coordinamento istituzionale, un tavolo di lavoro su questi temi, che sia formalmente riconosciuto, con cui le nostre associazioni e gli altri soggetti interessati possano confrontarsi con le istituzioni di governo e dove le nostre proposte possano essere ascoltate e assunte.

Vogliamo far crescere la sensibilità e l’attenzione verso questa emergenza con iniziative pubbliche nel nostro Paese dove illustrare le ragioni per la messa in sicurezza e la cura dell’Italia.

Club Alpino Italiano – Fondo Ambiente Italiano – Italia Nostra
Legambiente – Touring Club Italiano – WWF Italia

“Impediamo la bancarotta degli oceani”, 30.000 email inviate ai parlamentari europei e ben 150.000 firme raccolte su una petizione per una riforma ambiziosa e radicale.

 Il Parlamento europeo (PE) a stragrande maggioranza ha votato a favore di una  ambiziosa relazione per la Politica Comune della Pesca 2011-2018 (INI) che comprende una serie di raccomandazioni che individuano le soluzioni di cui c’è più bisogno per i problemi creati dalla pesca fuori dell’UE e dalla attuale Politica Comune. Sostenendo la relazione, il Parlamento Europeo non solo supporta una pesca sostenibile, ma manda anche il chiaro segnale che l’Unione Europea è impegnata come leader mondiale nella gestione sostenibile della pesca.

Marco Costantini responsabile Mare WWF Italia ha detto  “Il WWF si congratula con il Parlamento Europeo per aver sostenuto l’ambiziosa Relazione che contribuirà alla gestione sostenibile dei nostri oceani. Dopo il recente successo riportato dall’ICCAT( Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell’Atlantico) che non ha aumentato le quote di pesca del tonno rosso, ecco un altro segnale positivo, il mondo sta iniziando a capire che solo una gestione sostenibile delle risorse può garantire vitalità e futuro sia alle risorse stesse che ai settori, anche economici, che ne dipendono.
Ci auguriamo che la relazione sia una chiara indicazione da parte del Parlamento di proporre e sostenere una ambiziosa riforma della pesca nella UE. ”

“Inoltre ringraziamo il parlamento Europeo che oggi ha votato a larghissima maggioranza il regolamento salva squali che vietando le deroghe al finning di fatto mette fine alla barbara pratica del taglio delle pinne agli squali, almeno sui pescherecci europei.” Conclude Costantini.

Il WWF a livello europeo segue da mesi la riforma della pesca con l’iniziativa online  “Impediamo la bancarotta degli oceani” che ha prodotto 30.000 email inviate ai parlamentari europei e ben 150.000 firme raccolte su una petizione per una riforma ambiziosa e radicale.

In particolare la petizione chiedeva:
– che la pesca venga gestita in maniera coerente, costante e con prospettive di lungo termine, a livello di bacino, per consentire agli stock di ricostituirsi
– che un insieme di regole condivise consentano ai pescatori di prendere ciò che è ragionevole, scientificamente deciso, e soprattutto quando è necessario
– di applicare questi stessi principi a tutte i pescherecci europei ovunque essi operino nel mondo

L’UE è uno dei principali attori nel settore della pesca a livello mondiale. Gli impatti che le sue flotte stanno avendo nelle acque intorno al mondo sono sostanziali, contribuendo al 85% degli stock ittici mondiali che sono eccessivamente pescati.

PORTO TURISTICO DI FIUMICINO: RIVEDERE LE AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI

Irregolarità procedurali, carenze strutturali, problemi di stabilità e di sicurezza sono alcune delle motivazioni che hanno portato al sequestro del porto turistico di Fiumicino da parte della Guardia di Finanza.
L’opera, con la sua estensione complessiva di oltre 104 ettari ed il costo di circa 400 milioni di euro, è stata presentata ai Cittadini come la più grande struttura portuale del Mediterraneo capace di garantire “sviluppo” duraturo alla popolazione residente.
I fatti di questi giorni evidenziano, in realtà, che si tratta dell’ennesima opera portuale autorizzata in assenza di una seria pianificazione regionale delle coste laziali ed in mancanza di un qualsivoglia piano portuale regionale.

Le 4 darsene principali ed i 1445 posti barca sono l’ennesima occasione per costruire innumerevoli “opere accessorie” quali strutture abitative, ricettive, commerciali, sportive e box auto che poco o nulla hanno a che vedere con il trasporto marittimo.
Un gigante dai piedi di argilla, insomma. Le infrastrutture portuali, come ribadiscono le indagini di questi giorni, insistono in un settore della foce del Tevere noto, sin dal tempo dei romani, per la sua elevata fragilità idrogeologica ed idraulica.

Evidenziamo, alla luce dei recenti sviluppi giudiziaridichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Laziola possibilità che l’impatto ambientale dell’infrastruttura, che si somma a quello determinato dal limitrofo porto turistico di Ostia, non sia stato correttamente valutato. Occorre
certamente a questo punto fare piena luce non solo sulle modalità con le quali sono stati affidati i lavori ma anche sull’iter autorizzativo seguito al fine del rilascio delle necessarie autorizzazioni ambientali e nulla osta idrogeologico.”

Roma, 22 novembre 2012
Contatti stampa: Cesare Budoni – cell. 349 6040937