A primavera privati e Istituzioni fanno a gara a chi presenta l’erba più gialla.

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Lungo le strade provinciali, le scarpate delle ferrovie, dentro la città appaiono “colpi di sole” in mezzo a campagne e giardini di un verde lussureggiante. Sono gli effetti delle pulizie primaverili portate avanti con largo uso di sostanze chimiche.

 

A Terracina sul Viale Europa di fronte ad una scuola!

 

 

Stiamo ignorando l’esistenza del PAN (Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) che riguarda l’azione erbicida da far vietare in tutti gli ambienti urbani di tutti gli 8100 Comuni italiani comprese le strade extracomunali e ferrovie. Tutti gli erbicidi chimici, e sono decine di prodotti, hanno caratteristiche che rientrano tutte nelle frasi di rischio dei prodotti proibiti, riportate nel PAN (art.6 del decreto legislativo 14 agosto 2012. n.150), e tutti sono sicuramente dannosi per l’ambiente. Pesticidi – Erbicidi vietati dal PAN (piano azione nazionale) in ambiente urbano dei Comuni italiani

 Chiediamo il rispetto della normativa, chiediamo troppo?

 

A proposito di consumo di suolo, uno studio europeo fotografa la situazione negli Stati membri

dal sito del Forum Nazionaletestata3

 

report-ueSi tratta di un documento di base che “fotografa” situazioni e tendenze a proposito di uso del suolo in Europa. Redatto da un comitato scientifico, coordinato dal Centro Comune di Ricerca con la collaborazione dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, é una elaborazione chiara e sintetica, paricolarmente utile per la comprensione delle sfide da affrontare, incluse le relative implicazioni a carattere politico.

I suoi messaggi chiave:

a) il suolo é un habitat e una sorgente di geni, serve di piattaforma per attività umane, paesaggio e eredità, inoltre fornisce materiali grezzi. In più un suolo in buone condizioni e fertile é al cuore della sicurezza alimentare;

b) i processi formativi del suolo sono lenti e avvengono in tempi lunghi;

c) i suoli in Europa sono diversi: differiscono notevolmente dal Nord-Centro Europa a quelli del Bacino del Mediterraneo;

d) l’uso e la gestione insostenibile del territorio induce un incremento di degrado del suolo con perdita di risorse fondamentali alla vita del pianeta.

La pubblicazione indica e illustra, con riferimento alla Strategia Europea per la protezione del Suolo, una serie di sfide chiave: declino della biodiversità, compattazione, contaminazione, erosione, valanghe e smottamenti, declino della sostanza organica, salinizzazione, e impermeabilizzazione.

Sottolinea l’aggravamento della situazione dovuta al peggioramento dei cambiamenti climatici e ulteriori cause della desertificazione.

I dati presentano la comparazione tra le situazioni dei diversi Stati Membri, illustrando drammaticità e pericolosità crescenti. Ad esempio, i suoli produttivi continuano a essere persi (periodo 1990-2000) al ritmo di 275 ha/giorno, calcolati su 20 Stati Membri (totale perdita di 970000 ha). La “foto” italiana, altamente drammatica, non differisce troppo da quella degli Stati più industrializzati o demograficamente più complessi.

Scarica la pubblicazione originale in pdf (lingua inglese, 5 Mb):http://ec.europa.eu/dgs/jrc/downloads/jrc_reference_report_2012_02_soil.pdf

Leggi il comunicato stampa in italiano:
http://europa.eu/rapid/press-release_IP-12-128_it.htm

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Insetticidi in aree antropizzate, i rischi per l’uomo in un convegno del C.N.R. a Roma il 7 marzo

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Venerdì 7 marzo, dalle ore 10.30 alle ore 13, a Roma nella sede del C.N.R. in Piazzale Aldo Moro 7  si parlerà di “Insetticidi: loro applicazione ed effetti in aree antropizzate”.

 

 

 

Ecco il comunicato degli organizzatori:

Poiché è ormai consuetudine spargere gli insetticidi nell’ambiente, procedendo per routine, senza avere approfondito i costi ambientali, i rischi sanitari e gli effettivi risultati che si ottengono, nell’incontro verranno comunicati gli ultimi dati scientifici relativi alle principali sostanze utilizzate nella lotta agli insetti “nocivi”, tra i quali Aedes Albopictus, la ormai stanziale Zanzara tigre, e saranno suggerite le corrette metodologie di intervento.

Per la prima volta in Italia verrà presentato un documento riguardante la corretta applicazione di ognuno dei prodotti chimici maggiormente usati nelle strade, nei giardini, nei luoghi pubblici e nelle case, e saranno aggiornate le informazioni scientifiche già comunicate nei due Convegni, sullo stesso tema, tenutisi in passato, sempre al CNR.

L’argomento è di estrema importanza, ma sottovalutato e poco conosciuto.

Per chiarire i dubbi e rispondere alle sempre più pressanti istanze della società, occorrerà quindi un’ampia diffusione mediatica, in modo da orientare sia le Istituzioni pubbliche che i privati cittadini, verso il corretto impiego degli insetticidi di sintesi.

Certi che la rilevanza dell’evento verrà giustamente valutata, la presente vale come invito a partecipare.
Ringraziando per l’attenzione e per l’eventuale apporto divulgativo, porgiamo i nostri più cordiali saluti.

La Segreteria Organizzativa

cell: 338-2790993 e.mail: pietro.bianco@isprambiente.it

In attesa di conoscere le conclusioni alle quali sono arrivati i tecnici del C.N.R. riportiamo le osservazioni di studiosi preoccupati delle ricadute sugli uomini e gli animali come il prof. Giuseppe Altieri, Docente Ordinario di Agroecologia, Fitopatologia, Entomologia ed Agricoltura Biologica – Ist. Agrario di Todi, affermano che “nelle aree antropizzate dev’essere consentito solo l’impiego dei mezzi biologici, sostitutivi di quelli chimici, tra l’altro molto più efficaci dei pesticidi…

Per es.

– contro le zanzare (uso di batteri innocui come il Bacillus Thuringiensis , var Israeliensis contro le larve e non inutili trattamenti contro gli adulti che possono essere allontanati con repellenti naturali,

– le mosche (lotta biologica con insetti utili, trappole),
– per il controllo dell’erba… Taglio e/o Pirodiserbo e non disseccanti CHIMICI tossici ecc..

Deve essere vietato immediatamente l’impiego dei disseccanti, pericolosissimi per la salute e l’ambiente. Disseccanti, tra l’altro, non compatibili con l’obbligo di agricoltura integrata su tutto il territorio europeo dal 1 gennaio 2014, in quanto vengono impiegati al posto di una lavorazione meccanica (interramento dell’erba prima della semina, e taglio delle erbe sotto le colture arboree)”

 

 

Lo hanno aperto anche d’estate, figurati se lo tengono chiuso d’inverno lo sgrigliatore di Badino!

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La spiaggia di Terracina non è isolata e lontana dal centro abitato ma è una delle linee urbanistiche della città. La spiaggia non chiude d’inverno come le attività balneari che vi si svolgono frenetiche durante l’estate, nelle belle giornate fuori stagione viene frequentata come un qualunque viale e in quanto tale non può essere la sede di rifiuti lungo tutto il suo sviluppo.

 

 

 

 

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In questi giorni lo spettacolo che offre la spiaggia è veramente avvilente, ai rifiuti tipici del mare d’inverno si sono aggiunte tonnellate di tronchi di alberi, potature, erbe dei campi, carogne di animali….da Porto Badino fino all’Hotel L’Approdo.

 

 

 

 

E’ l’effetto del sollevamento dello sgrigliatore di Badino che è stato posto in quella sede proprio per fermare gli scarti vegetali e non solo (spesso vi arrivano carogne di ogni tipo) in modo da non consentir loro di arrivare a mare.

Il Consorzio di bonifica che lo gestisce è tenuto a raccogliere tutti i materiali che si fermano sulla griglia in modo che le acque anche in presenza di una piena possano defluire a mare senza rischi di tracimazione.

Il Consorzio, quindi, non può appellarsi come ha sempre fatto nel passato all’obbligo di tenere i terreni all’asciutto se non rispetta l’altro obbligo di raccogliere i materiali che vengono fermati dallo sgrigliatore.

Oltre tutto il mancato intervento a monte della griglia verrà a pesare sulle tasche dei cittadini terracinesi in quanto si dovrà incaricare una ditta per la rimozione di tutti i rifiuti arrivati sulla spiaggia.

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Stamani si presentava così lo sgrigliatore di Badino. Sollevato quasi del tutto di fronte ad uno specchio d’acqua mai visto così pulito.

Altre varianti urbanistiche a Terracina; andiamo avanti così, continuiamo a farci del male!

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Per salvare la natura e le bellezze paesaggistiche d’Italia dalla progressiva cementificazione che le sta cancellando, il WWF, nell’ambito dell’Iniziativa “RiutilizziAMO l’Italia”, invita tutti i cittadini ad aderire all’appello “No al consumo di suolo, SÌ al riuso dell’Italia”. Una sfida che punta alla riqualificazione delle aree e dei manufatti dismessi, disincentivando il consumo di nuovo territorio. 


L’appello chiede l’introduzione di strumenti normativi e fiscali che consentano di ri-utilizzare prioritariamente aree abbandonate, dismesse o degradate. Questi strumenti potranno favorire, grazie alla partecipazione dei cittadini e alla collaborazione tra le diverse Amministrazioni pubbliche, il raggiungimento dell’obiettivo del cosiddetto “Bilancio consumo di Suolo: Zero” (che può anche prevedere l’eventuale occupazione di nuovi suoli, solo se vincolata al recupero naturalistico di altre aree definite in un’ottica sovralocale e senza effetti di aumento speculativo degli standard urbanistici).
L’espansione urbanistica a “macchia d’olio” va immediatamente bloccata: il perimetro urbano deve essere contenuto e delimitato, preservando così nel contempo il valore della città e della campagna.
Per evitare che il territorio diventi un’immensa, ininterrotta periferia sub-urbana di nuclei dispersi di scarsa qualità edilizia e senza servizi, che soffocano la natura e deturpano il paesaggio. Riutilizzare l’Italia sarà possibile se crescerà il numero e l’impegno delle Amministrazioni pubbliche consapevoli del loro ruolo essenziale nel governo sostenibile del territorio.

A Terracina, invece, si continua ad andare avanti a forza di varianti urbanistiche che intaccano le residue porzioni di territorio. Non è proprio possibile reperire aree degradate e già impegnate da manufatti dismessi per insediare attività commerciali o civili abitazioni?

Mentre ancora si perde tempo nell’avviare la raccolta differenziata, oggi arriva in Consiglio comunale a Terracina la mozione sulla destinazione dell’area di via delle Morelle

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Finalmente oggi pomeriggio il Consiglio comunale di Terracina dovrà dire la sua sulla proposta presentata in Commissione Ambiente da WWF Litorale Pontino, il Sestante e l’ASCOM in merito alla destinazione dell’area di via delle Morelle.

Dopo aver fatto chiarezza sulla famigerata convenzione che affidava ogni decisione alla Provincia e restituendo così al Comune il diritto di non subire passivamente decisioni prese altrove, l’Amministrazione comunale oggi si trova di fronte ad una mozione che servirà a dare un indirizzo sull’utilizzo dell’area.   La sosterrà?

La mozione indica come destinazione naturale dell’area un impianto di compostaggio di qualità e il suo reinserimento nel Piano regionale dei rifiuti.

Ecco la  mozione impianto morelle

Cibo in spazzatura, spreco di natura

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Sprechi alimentari: un’emergenza etica, economica ma anche ambientale

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1.226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2e e il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono. La responsabilità è dei consumatori, che spendono in media 316 € euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato, ma anche di un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola.

Nei paesi ricchi la maggior quota di sprechi – oltre il 40% dello spreco totale – si concretizza a livello della distribuzione e soprattutto dei consumi ossia quando il cibo è ancora perfettamente consumabile, mentre nei paesi in via di sviluppo le perdite e gli sprechi maggiori si concretizzano a livello agricolo e di prima trasformazione, soprattutto a causa dell’inadeguatezze strutturale della filiera.

Nei vari passaggi che vanno dalla produzione al consumo, lo spreco arriva fino al 50% del cibo: pari a circa 179 kg pro capite come media europea, senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesce rigettate in mare. Il tutto, mentre ancora 79 milioni di persone in Europa vivono al di sotto della soglia di povertà, con un 15% dei cittadini che percepisce un reddito inferiore al 60% del reddito medio del paese di residenza.

Nell’industria, parte delle perdite è strettamente correlata alla natura del prodotto e risulta necessaria per esempio per trasformare la derrata da agricola ad alimentare. In altri casi invece, lo spreco è connesso all’attività gestionale dell’impresa che vanno dall’organizzazione della produzione e/o commercializzazione all’attività di marketing: si generano sprechi quando il packaging risulta difettato o danneggiato, per cambi di immagine, lancio di nuovi prodotti, prossimità della data di scadenza, residui di promozioni, etc. È stato stimato come il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora utilmente recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana.

La ricetta consiste nel migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili, aiuta a ridurre il costo del cibo e ne aumenta la possibilità di accesso. Ciò determinerebbe una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, sia in termini ambientali e sociali.

Connessi agli sprechi alimentari ci sono sprechi “diretti” della filiera (industria alimentare e grande distribuzione organizzata) e “indiretti” (fertilizzanti, fitosanitari, energia, acqua).

 Lo spreco alimentare ha conseguenze non solo etiche, economiche, sociali ma anche sanitarie e ambientali, dal momento che le enormi quantità di cibo non consumato contribuiscono fortemente al riscaldamento globale e alle carenze idriche.

Per ogni kg di cibo si emettono in media 4,5 chilogrammi di CO2 : ne consegue che le 89 milioni di tonnellate di cibo sprecate in Europa producono 170 milioni di tonnellate di CO2eq l’anno. Oltre alla CO2 in quanto la decomposizione dei rifiuti alimentari produce metano, gas a effetto serra 21 volte più potente del biossido di carbonio.

Oltre alla CO2, enormi quantità d’acqua sono necessarie a produrre il cibo che mangiamo ogni giorno. In particolare, la produzione di carne necessita di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Per ottenere un chilo di mele sono necessari 820 litri, per un kg di mais 1.220 litri di acqua, per un chilo di riso 2.500 litri, per un chilo di pollo 4.300 litri, per un chilo di maiale 5.990 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua.

A determinare numeri così elevati sono le 3 componenti dell’utilizzo idrico individuate dal calcolo dell’impronta idrica: l’acqua piovana, l’acqua di falda e l’acqua che torna inquinata all’ambiente.

elicotteroProseccoNel caso della carne, oltre al consumo diretto d’acqua per esempio per dissetare gli animali, bisogna considerare quanta acqua è servita per far crescere soia, foraggio e cereali e per il resto della filiera incluso il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di deiezioni prodotte e i fertilizzanti e pesticidi che inquinano fortemente le risorse idriche.

 

fruits_and_vegetables_volunteering_at_organic_farms-300x225Per risparmiare davvero acqua è fondamentale diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

 

Ridurre gli sprechi di prodotti commestibili consentirebbe un più efficiente utilizzo dei terreni, una migliore gestione delle risorse idriche oltre a ricadute benefiche su tutto il comparto agricolo a livello mondiale.

Per saperne di più è possibile scaricare dal sito del WWF Italia il report

QUANTA NATURA SPRECHIAMO? Le pressioni ambientali degli sprechi alimentari in Italia

http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/report_quanta_natura_sprechiamo_ottobre_2013.pdf

 

Foreste e clima, le prime mappe dettagliate del cambiamento globale delle foreste

clz2PKOF1cCfTyk-PldWv1HRHbfLqGvrmHI6I1fEnsrjbmT9JSaCAFvzTLtMmNRABw=s2000Dodici anni di lavoro per raccogliere 650.000 immagini del satellite Landsat hanno consentito ad un gruppo di ricercatori di realizzare una mappa con una risoluzione di 30 metri che registra i cambiamenti delle foreste di tutto il mondo nel periodo 2000 -2012. 

E’ stata riscontrata una perdita di copertura forestale di 2,3 milioni di km quadrati contro un incremento è di 0,8 milioni di km quadrati, come scritto nell’articolo  “High –resolution global maps of 21st century forest cover change” di M.C.Hansen et al.  apparso su Science del 15 novembre 2013.

A questo link è possibile leggere una sintesi della ricerca   http://googleresearch.blogspot.it/2013/11/the-first-detailed-maps-of-global.html mentre l’immagine in questo post ha un’animazione che illustra a livello globale i risultati della ricerca.

La deforestazione è rappresentata in rosso, gli aumenti di copertura forestale in blu.

Morelle, ancora un sì ad un impianto di compostaggio di qualità a Terracina

175484_comune-di-terrac_1 Venerdì 15 novembre nella sala Giunta del Comune si è riunita la Commissione Ambiente per approfondire la discussione sull’utilizzo dell’area di via delle Morelle. Alla riunione hanno partecipato anche la Consigliera regionale Gaia Pernarella e il Consigliere provinciale Rossano Alla e  come auditori i rappresentanti delle associazioni Ascom, Sestante e WWF Litorale Pontino.

La discussione ha ripreso le fila della riunione precedente durante la quale era stata esaminata una proposta, presentata dalle tre associazioni, in cui si sollecitava di ribadire la scelta dell’amministrazione comunale di dedicare l’area di Morelle alla costruzione di un impianto per la produzione di compost di qualità chiedendo contestualmente alla Regione di riabilitare il sito di Terracina in modo da inserirlo nel nuovo piano regionale dei rifiuti.

La scelta è dettata da una serie di circostanze che si sono venute a creare: l’imminente avvio della nuova gestione del ciclo dei rifiuti, alcuni finanziamenti concessi dalla Provincia, la necessità di tutelare la salute dei cittadini, l’ambiente e le casse dell’amministrazione;  per tutto questo la strategia risolutiva è proprio quella, concorde con tutte le direttive europee e nazionali, di promuovere il compostaggio di qualità a discapito di altri tipi trattamento.

Si sono approfondite alcune questioni come ad esempio il progetto che prevede il ripristino del cilindro Dano per riattivare l’impianto abbandonato da anni. Tuttavia, alla luce del dato incontrovertibile che l’amministrazione di Terracina dal 2007 in poi, attraverso una serie di delibere, ha sempre ribadito la volontà di andare nella direzione di sottrarre al ciclo dei rifiuti la frazione organica per trasformarla nel nostro stesso territorio in compost di qualità, la Commissione al completo ha dato parere positivo alla deliberazione a favore di un impianto di compostaggio.

Ora la parola passa alla Conferenza dei Capigruppo e infine al Consiglio Comunale per la deliberazione finale.

Auspichiamo che in tutte e due i casi il parere sia positivo dimostrando così che attraverso il dialogo tra amministrazione e cittadini si può arrivare ad una sintesi nel solo interesse e beneficio della città.

**Tutti coloro che desiderano aggiornarsi sul tema del compostaggio di qualità possono scaricare qui la presentazione di Massimo Centemero, direttore tecnico del Consorzio Italiano Compostatori, illustrata il 7 novembre scorso a Ecomondo 2013  Massimo_Ecomondo_2013

Rifiuti tossici sversati, se la Campania piange il Lazio non ride

Le reazioni a scoppio ritardato alle rivelazioni di un pentito di camorra da parte dell’opinione pubblica pontina devono avere un seguito in azioni e iniziative. La presenza del malaffare sul territorio pontino per quanto riguarda i rifiuti tossici non risale a ieri, basta ricordare l’uccisione in stile mafioso del parroco di Borgo Montello, probabilmente a conoscenza di traffici loschi.

Ora il coperchio è stato sollevato e non si potrà più dire di non sapere. Questo articolo del Manifesto unisce passato e futuro della vicenda rifiuti in una provincia che non è capace di gestire nemmeno quelli urbani. Siamo ancora lontanissimi dal 65% di raccolta differenziata, il minimo previsto dalla legge.

ManifeSchiavone

In Campania le popolazioni stanno prendendo coscienza e se pur tardivamente stanno reagendo di fronte alle malattie indotte dall’avvelenamento di acqua, aria e terreno. La stessa reazione, con ugual forza, deve avvenire in provincia di Latina perché non possiamo lasciare soli a lottare i campani su una questione che tocca anche noi.

SABATO  16  NOVEMBRE  MANIFESTAZIONE  A  NAPOLI  CONTRO  LA  STRAGE  IN CORSO  DA  ANNI  

Questa le motivazioni che il fiumeinpiena, organizzazione onnicomprensiva di tante realtà campane, ha messo alla base della manifestazione:

È un fatto che in Campania le aspettative di vita siano più basse che nel resto dell’Italia. È un fatto che i casi di tumore siano in costante aumento. Ed è un fatto che ogni notte, nella Terra dei Fuochi, vengano dati alle fiamme copertoni e residui industriali. È un fatto che a Caivano, dopo gli scavi della Guardia Forestale, siano stati ritrovati bidoni di materiale tossico, fusti di metalli e residui industriali. Non è populismo, non è vittimismo; non è nemmeno disfattismo. Sono, lo ripetiamo, fatti. Ed è in virtù di questi fatti – di questi ed altri cento, mille, diecimila fatti – che il 16 Novembre scenderemo in piazza.

È in virtù di questi fatti che ci siamo raccolti, sotto un’unica bandiera, quella del diritto alla vita e alla salute, del diritto alla nostra terra, per urlare contro un sistema colpevole; per aprire gli occhi non ad una regione ma all’Italia intera. È del rapporto con il nostro territorio che stiamo parlando: di tonnellate e tonnellate di rifiuti sotterrati, di donne, uomini e bambini che muoiono; di fuochi che non si spengono mai, della camorra e della criminalità, della mala politica, della cattiva amministrazione, di un piano gestionale che non abbiamo scelto noi. Noi, i diretti interessati. Noi, i cittadini. Ed è per questo che il 16 Novembre scenderemo in piazza.

È per questo che il 16 Novembre saremo a Napoli,  in piazza  Mancini alle 14.30: per essere un#fiumeinpiena. Insieme faremo sentire la nostra voce di protesta pacifica e apartitica; insieme ribadiremo la nostra sete di verità e di riscatto: chiediamo giustizia, che vengano individuati e processati i responsabili, coloro che hanno consentito questa vergogna. Vogliamo decidere noi tutti, insieme, il Piano di Gestione dei Rifiuti in Campania.

  •  Stop ai roghi, agli sversamenti e ai traffici di rifiuti tossici!
  •  Sì alle bonifiche solo dopo aver bloccato le attività illecite e solo sotto il controllo delle comunità!
  • No agli inceneritori e ad ogni forma di combustione dei rifiuti!
  • Sì all’individuazione dei suoli contaminati, alla tutela e alla promozione del settore agroalimentare campano sano!
  • No all’attuale piano di gestioni rifiuti della regione Campania!