Il commissario Pecoraro si è dimesso: il WWF apprezza l’atto di responsabilità del Prefetto

Ora la Giunta Regionale impegni le somme necessarie per la raccolta differenziata

Si convertano subito gli impianti di TMB in siti di compostaggio

 

La nostra Associazione – dichiara Vanessa Ranieri- Presidente WWF Lazio –  apprezza l’atto di responsabilità del Prefetto Pecoraro nel rassegnare le proprie dimissioni come Commissario così come il WWF aveva peraltro chiesto nella giornata di ieri, atteso il cortocircuito istituzionale.

Ora si passi subito sin dai prossimi giorni a mettere in atto politiche necessarie, ad iniziare dalla reale disponibilità delle somme per l’avvio della raccolta differenziata, atto che, secondo indiscrezioni, la Presidente Polverini sembra aver garantito al Ministro Clini durante uno degli ultimi tavoli istituzionali. Ebbene si faccia!

Non servono impianti di TMB per la produzione di CDR nel Lazio, si convertano quindi quelli che esistono in siti di compostaggio: per fare ciò non occorrono più di due mesi!

A questo punto  – conclude Vanessa Ranieri – si abbandoni l’individuazione dei siti e si inizi a lavorare per aprire immediatamente gli impianti di compostaggio, nonché ad avviare immediatamente la differenziazione dei rifiuti, a valle di una seria riduzione.

Insistiamo sull’attivazione di un programma di prevenzione, stabilendo obiettivi e relative scadenze; nonché a  raggiungere il 65% di raccolta differenziata, privilegiando il “porta a porta”; nel sostenere l’attività di riciclaggio, finanziando impianti di compostaggio, agevolando la realizzazione di impianti dedicati al recupero di materie come carta, legno, metalli, plastica e vetro; si alzi l’ecotassa per disincentivare il trattamento termico e lo smaltimento e soprattutto si vincoli l’ecotassa al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio.

Rifiuti nel Lazio: il Commissario Pecoraro lasci l’incarico!

IL COMMISSARIO PECORARO SEMBRA IGNORARE LA REALTA’

SIA PER LA DISCARICA DI CORCOLLE

SIA PER IL COSTO GIA’ ALTO IN MATERIA PAGATO DAI ROMANI

 In merito alla questione della discarica di Corcolle è sotto gli occhi di tutti il gravissimo corto circuito istituzionale che si è verificato, soprattutto a causa della difesa ad oltranza dell’operato di un Prefetto Commissario, arroccato sulla incredibile scelta del sito di Corcolle come idoneo a ricevere una discarica, nonostante i pareri negativi dei Ministeri competenti a tutelare diritti e beni costituzionalmente garantiti come l’ambiente e il patrimonio culturale.

“Riteniamo possa essere considerato – dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio – un pericoloso precedente, allarmante per il buon andamento dell’Amministrazione, ma soprattutto per i valori fondanti della Costituzione. Abbiamo delle leggi che regolano la conservazione dell’ambiente e dei beni culturali, attraverso norme severe di verifica. Se da tali verifiche emergono pareri negativi come si può pensare che un commissario possa ignorarli? Nessuna deroga legittima potrebbe prevederli”.

Ma nel livello imbarazzante ormai raggiunto dalla politica e dalle istituzioni nella gestione dei rifiuti del Lazio sono anche altri i gravi aspetti che contribuiscono a rendere incomprensibili gli obiettivi

Nel Lazio, ad esempio, l’ecotassa a carico dei gestori delle discariche è tra le più basse d’Europa, per un introito di 42 mln euro l’anno. In discarica e negli inceneritori va l’85% dei rifiuti prodotti, pari 2 mln e 800mila tonnellate annue.

Non c’è che dire. Un proficuo investimento, quindi, per questi operatori in un momento di crisi a totale discapito del bene della collettività in termini di costo ambientale, culturale e soprattutto di salute.

“Il Prefetto certo sa – prosegue Vanessa Ranieri – che ad oggi paventare l’idea che Roma diventi come Napoli per i cittadini romani è un augurio, è un sollievo: in questa bella città italiana che tanto ha pagato, attualmente sono stati avviati ben otto quartieri alla raccolta differenziata porta a porta tra i quali quelli più complessi sotto il profilo socio ambientale. Da Scampia a Bagnoli, dove con la raccolta differenziata porta a porta si è arrivati al 91%, ottenendo calo della tariffa e strade pulite. Loro ce l’hanno fatta, perché a noi tocca la brutta sorte della discarica?”

Invitiamo quindi le Autorità a non commettere errori già verificatesi in altre parti del nostro Paese e a non minare la loro credibilità, promuovendo un programma di interventi basati sui seguenti impegni:

–           attivazione di un programma di prevenzione stabilendo obiettivi e relative scadenze;

–           raggiungere il 65% di raccolta differenziata, privilegiando il “porta a porta”;

–           sostenere l’attività di riciclaggio, finanziando impianti di compostaggio, agevolando la realizzazione di impianti dedicati al recupero di materie come carta, legno, metalli, plastica e vetro;

–          alzando l’ecotassa per disincentivare il trattamento termico e lo smaltimento;

–          vincolare l’ecotassa al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio.

“Chiediamo che Pecoraro abbandoni immediatamente l’idea di realizzare la discarica a Corcolle – conclude Ranieri – e dia esempio di coerenza dando le dimissioni dall’incarico di Commissario. Solo così si potrà uscire dall’imbarazzante empasse generato da un evidente corto circuito istituzionale.”

Roma, 24 maggio 2012

 

Ufficio stampa WWF Lazio  Cesare Budoni – cell. 349-6040937

A Roma Ministero Ambiente, Regione, Provincia, Comune e Commissario muovono la giostra dei siti della nuova discarica

RIFIUTI NEL LAZIO

Si impegnino subito i fondi per la raccolta differenziata

“A distanza di mesi –  dichiara Vanessa Ranieri presidente del WWF Lazio – la discussione sembra inequivocabilmente arenata sulla scelta dei siti ove si vorrebbero realizzare nuove quanto inutili e dannose discariche, dimenticando così quello che doveva essere l’impegno prioritario per le Amministrazioni:  aumentare e finanziare la raccolta differenziata e le relative filiere di riciclo e riutilizzo dei materiali a valle di una seria e pianificata riduzione dei rifiuti. Così facendo difficilmente si potranno raggiungere quegli obiettivi che la Comunità europea ci sta richiedendo ponendo peraltro la nostra regione e Roma in un vero pericolo emergenziale”.

Roma, 9 maggio 2012

 

Ufficio stampa WWF Lazio  Cesare Budoni – cell. 349-6040937

– RIFIUTI LAZIO – WWF: “CLINI PONGA FINE A UN’EMERGENZA CREATA A TAVOLINO”

La vera emergenza è la raccolta differenziata:
entro il 2012 il Lazio, ora a quota 15%, dovrebbe raggiungere il 65%

 In 5 punti le azioni chieste dal WWF al Ministro dell’Ambiente Clini per programmare riduzione e raccolta differenziata contro chi ha pianificato l’emergenza rifiuti

“Chiediamo al Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, di far cessare un finto stato d’emergenza, creato a tavolino. La crisi di questo ultimo anno non è ambientale o sanitaria, ma per giustificare scelte che in un contesto di legalità non sarebbero consentite. La vera emergenza è data dal fatto che entro la fine di questo anno dovremmo raggiungere il 65% di raccolta differenziata mentre, secondo gli ultimi dati dell’ISPRA, nel Lazio siamo al 15,1%, ossia con uno spread di 50 punti sotto. Se deve essere nominato un commissario è per la raccolta differenziata e non per fare discariche o inceneritori”. E’ l’appello del WWF al ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, relativamente alla questione rifiuti nel Lazio.

“Le proteste sono giustificate perché ad oggi nessuno è in grado di dire entro quando diminuirà la produzione dei rifiuti e/o aumenterà il loro riciclaggio. Infatti, non esistono politiche e investimenti in tal senso. Mancano incentivi e disincentivi, come invece avviene in molte altre parti di Europa. Non c’è da stupirsi quindi se i cittadini protestano e non solo quelli che abitano in prossimità di dove sono state localizzate le nuove discariche. Perché in questo vuoto è sicuro che, una volta esaurite queste ultime – e non ci vorrà molto tempo -, tutti saranno esposti di nuovo al rischio delle nuove localizzazioni. E’ un gioco al Lotto, dalle cui estrazioni nessuno vince, ma tutti perdono”.

Ecco nel dettaglio  le richieste e le criticità rilevate dall’associazione:

1. Finché non c’è una programmazione che vincola le Amministrazioni a pianificare la riduzione dei rifiuti ed ad aumentare il riciclaggio, i cittadini non potranno comprendere per quale motivo si debba accettare che sul proprio territorio vengano realizzati inceneritori o discariche;

2. Al momento nel Lazio non esiste una simile pianificazione e il Ministero ha il dovere di rinfacciarlo all’Amministrazione regionale;

3. E’ ancora irrisorio il disincentivo economico per il conferimento in discarica o l’incenerimento (termovalorizzatori), mentre occorre cominciare a predisporre la via di abbandono da questa tipologia di impianti;

4. Fa bene il Ministro ad avocare a sé i poteri, ma sia coerente con questa iniziativa:

– facendo cessare un’emergenza creata a tavolino;

– correggendo il Piano regionale di gestione dei rifiuti per  indirizzarlo verso gli obblighi assunti in sede comunitaria;

5. A tale scopo il WWF Italia si attende che il Ministro:

– intervenga sulla Regione perché definisca il programma di riduzione delle quantità di rifiuti da conferire in discarica e negli inceneritori, il programma di prevenzione dei rifiuti e il programma di riciclaggio perlomeno del 50% dei rifiuti di carta, legno, metalli, plastica e vetro.

– dia impulso alla raccolta differenziata nella città di Roma, togliendo i cassonetti per strada e puntando sul porta a porta;

– si impegni a togliere il certificato verde a favore degli  inceneritori;

– si impegni ad introdurre la cauzione sugli imballaggi;

– si impegni a prevedere un incentivo per quantità di materiale recuperato dai rifiuti;

“L’Europa ha individuato nel riciclaggio dei rifiuti uno dei 6 settori economici leader per il nuovo sviluppo. Questo significa che dobbiamo puntare sull’uso più efficiente delle risorse e quindi diminuire lo spreco ossia la produzione dei rifiuti. E’ un settore fondamentale della cosiddetta green economy e l’Italia come paese importatore di risorse non può permettersi di ignorarlo come è avvenuto finora. Il Ministro Clini è un profondo conoscitore di queste materie, non può permettersi dunque comportamenti incoerenti”, ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia.

“Proprio alla luce del nuovo Piano dei Rifiuti approvato dalla Regione Lazio possiamo certamente dire che non si stia andando nella direzione auspicata come peraltro richiestoci dalla Comunità Europea, investendo di fatto ancora una volta in discariche ed inceneritori ed è in questo senso che chiediamo alle Amministrazioni di agire immediatamente sulla riduzione e differenziazione come unica e reale emergenza”, aggiunge Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio.

La discussione sull’apertura dei nuovi siti nel Lazio sta di fatto sottraendo grandi energie a chi dovrebbe concentrarsi, per converso, su operazioni lungimiranti che abbiano come primario obiettivo quello della riduzione della produzione dei rifiuti, la loro massima differenziazione finalizzata al riuso e al riciclaggio, l’apertura dei siti di compostaggio e soprattutto un impegno economico a sostegno di queste politiche virtuose.

Nessuna attività in questo senso sembra ancora essere stata intrapresa e nessun serio investimento economico è stato affrontato per sostenere le filiere del recupero e del riciclaggio. Ed in quest’ottica la discussione sulla decisione dei siti che dovranno ospitare i rifiuti diventa inevitabilmente fallimentare.

Ed è per questo che il Wwf da anni insiste nel chiedere l’avvio della raccolta differenziata spinta domiciliare con un modello come quelli avviati nel quartiere romano di Colli Aniene, a Roma, e a Napoli, nella Municipalità di Bagnoli,  dove con la raccolta differenziata porta a porta si è arrivati al 91%, ottenendo calo della tariffa e strade pulite.

Roma, 14 marzo 2012
Ufficio stampa WWF Italia – tel. 06-84497.265/213 – Cell.: 349 1702762

Sabaudia: problemi nella raccolta differenziata dei rifiuti

La stampa locale sta mettendo in evidenza una serie di problemi sorti all’avvio della raccolta differenziata domiciliare, dai ritardi nella consegna dei kit al rifiuto da parte di alcuni cittadini di  passare alla nuova modalità di raccolta. Sembra un avvio che non promette nulla di buono.

La necessità di passare alla raccolta porta a porta è fuori discussione. I materiali da avviare a riciclo, infatti, hanno un valore economico tanto maggiore quanto minori sono le impurità presenti in essi; soltanto una raccolta differenziata domiciliare ben organizzata e monitorata può garantirlo.

L’organizzazione si fonda su una comunicazione capillare, senza la quale si va incontro ad un sicuro fallimento che non ci possiamo permettere, fatta attraverso assemblee pubbliche decentrate coinvolgenti anche il folto gruppo di stranieri presenti in città, manifesti, e radio  Tv e stampa locali.

I cittadini ai quali viene chiesto un cambio radicale di abitudini devono essere informati esaurientemente in anticipo e tutta l’esperienza deve essere seguita da un apposito “sportello della raccolta differenziata”almeno fino a regime, ma i comuni che da anni sono passati a questo sistema non hanno mai interrotto la comunicazione aperta all’avvio. Da solo un numero verde non basta.

Siamo certi che i cittadini, una volta messi in condizioni ottimali di operare, si faranno coinvolgere dalla nuova modalità di raccolta dei rifiuti urbani; è ormai diffusa tra loro una apprezzabile sensibilità su temi ambientali. Sono consapevoli che le risorse naturali utilizzate per la produzione degli oggetti non sono infinite e occorre conservarle per le generazioni future.

A tale scopo appare senza alternative una gestione dei rifiuti basata su Riduzione, Riuso e Riutilizzo cui faccia seguito una raccolta differenziata porta a porta che avvierà i materiali al Riciclo.

Per gli eventuali e pochi renitenti, dopo un mese di tolleranza (così è avvenuto in tanti comuni italiani) varrà l’Ordinanza del Sindaco n. 05/2012 che prevede sanzioni per gli inadempienti; in linea di principio occorre accettare che la raccolta differenziata porta a porta è assimilabile all’introduzione del semaforo, all’obbligo della cintura nella guida di auto e all’uso del casco per chi utilizza ciclomotori. Questi accorgimenti sono stati introdotti dalla società a tutela dei cittadini.

L’ampliamento del porto del Circeo non è ambientalmente sostenibile

COMUNICATO

 

Ciclicamente, purtroppo, politici e imprenditori tornano all’assalto della costa pontina proponendo un porto; l’ultimo in ordine di tempo è l’ex sindaco di San Felice Circeo, Giuseppe Schiboni, che oggi si ricandida e sceglie come cavallo di battaglia proprio l’ampliamento del porto.

Duole constatare come per alcune persone, e i politici tra i primi, il tempo passi invano e invano numerosi ricercatori abbiano prodotto e continuino a produrre enormi quantità di studi non a favore o contrari ad una qualche tesi, ma finalizzati ad interpretare e spiegare fenomeni fisici e geologici.

È successo così per la nostra costa, nel 1972 il prolungamento del molo di San Felice Circeo provocò una disastrosa erosione sulla fascia costiera a sud est coincidente con la costa del comune di Terracina. La spiaggia scomparve completamente, addirittura crollò parte del marciapiede della “promenade” terracinese; inutile dire che da quel momento per molti anni l’economia delle attività balneari fu quasi cancellata.

Nel 2001 e poi nel 2005 la nostra Associazione è intervenuta ancora sui progetti di ampliamento/raddoppio del porto del Circeo anche e soprattutto alla luce degli studi che nel frattempo erano stati pubblicati da gruppi di ricerca italiani e stranieri come ad esempio il famoso Studio Volta di Savona; questo, e altri gruppi, hanno evidenziato, senza ombra di dubbio, l’effetto erosivo devastante conseguente alla costruzione di moli e darsene protese in mare.

Si potrebbe pensare, ora,  ad un intervento mosso da campanilismo, ma allora come adesso le nostre osservazioni vanno ben oltre considerazioni localistiche.

Gli elementi su cui si basa il nostro giudizio contrario a questo disegno sono:

  1. Erosione delle coste per deviazioni delle correnti da nord ovest tra il Circeo e Fondi con gravi ripercussioni oltre che sull’ambiente anche sull’economia balneare dei comuni interessati;
  2. Scomparsa della Posidonia oceanica in seguito all’impatto delle opere a mare con conseguente alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema su larga scala;
  3. Stravolgimento del promontorio a causa dei sostanziali e importanti lavori a terra,  necessari se aumentano i posti barca, per la predisposizione di parcheggi, collegamenti viari e servizi a terra con conseguente scomparsa di un’area di notevole interesse naturalistico e archeologico che attualmente è in parte interna al perimetro del Parco Nazionale del Circeo e della Zona di Protezione Speciale Parco del Circeo nonostante i  numerosi vincoli naturalistici e di tutela cui è sottoposta tutta l’area che chi propone questi progetti continua ad ignorare facendo finta che non esistano.
  4. Problemi di viabilità di accesso al porto e più in generale il problema dell’assetto urbanistico di tutta l’area portuale e delle contigue aree del centro storico e del lungomare, che verrebbero inevitabilmente stravolte dalla creazione di una struttura nautica di così vaste proporzioni. A tutt’oggi, infatti, il porto risulta difficilmente raggiungibile: l’unica strada presente costeggia la battigia su di un lato e numerose ville, attività commerciali e qualche struttura turistica dall’altro. E’ quindi impossibile potenziare l’attuale assetto viario a meno di passare ad un livello superiore di complessità di tutta l’operazione. Qualunque intervento affrontato senza un rigoroso inquadramento urbanistico, stante l’alta qualità dell’area in termini ambientali e naturalistici e la sua particolare vulnerabilità, rischierebbe di tradursi in mera speculazione.

Il WWF si batte per la sostenibilità e non per la privatizzazione insostenibile, la nostra posizione è chiara e decisa, siamo fermamente contrari a progetti sconsiderati che coinvolgono la qualità della costa e non solo; siamo invece per un tavolo di studi per attuare concretamente un’economia turistica sostenibile.

Esortiamo per questo il mondo scientifico, culturale e specialistico a non voler legittimare in nessun modo questo progetto ed esortiamo tutte le forze politiche e sociali ad impegnarsi per evitare questo scempio.

Il nuovo assetto statutario del WWF Litorale Pontino lo rende responsabile della osservazione e tutela dell’ambiente nei comuni di Terracina, Sabaudia e San Felice Circeo e quindi seguirà, come fa ormai anni, le vicende relative alla programmazione e gestione dei relativi territori.

In attesa di visionare i progetti che sono in via di elaborazione, invitiamo il candidato sindaco Schiboni a riflettere sui danni ambientali derivanti dalla “grande opera” inserita nel suo programma elettorale.

Terracina, 21 febbraio 2012

5 febbraio 2012 Sul consumo di suolo: il Piano Casa e la bretella Appia-Pontina

COMUNICATO

 Il Piano Casa del Comune di Terracina e la bretella Appia-Pontina sono interventi ambientalmente sostenibili?

Proprio in questi giorni il WWF, insieme al FAI, ha pubblicato una road map per fermare il consumo del suolo partendo dall’analisi di ciò che è avvenuto in Italia in cinquant’anni soprattutto per l’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno, e in favore negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003).                                                                                                                                          Terracina in provincia di Latina è un esempio negativo di questo fenomeno.

Poi ci sono le cave che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio escavando  375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali.                                                             E anche qui la nostra città è presente con vecchie e nuove cave.

I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interesse Comunitario  e 64 International Bird Area. Si registra poi in agricoltura dal 2000 al 2010 una diminuzione della Superficie Aziendale Totale (SAT) dell’8% e della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%, mentre il numero delle aziende agricole e zootecniche diminuisce nello stesso periodo del 32,2% in meno di aziende agricole e zootecniche. Il risultato è un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi. Allarmante anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano è considerato “sensibile a fenomeni di desertificazione” e il 12,7% come “vulnerabile”.

Il consumo del suolo ha conseguenze che vanno bel al di là dell’impatto visivo: non solo infatti deturpa il paesaggio – cancellandone la memoria collettiva – ma ha ricadute significative su biodiversità, clima, assetto idrogeologico, energia, economia.

Un altro fattore fortemente impattante sugli ecosistemi e sul paesaggio è rappresentato dalle grandi opere. L’esempio più eclatante, anche in termini di spreco di soldi pubblici, è il programma delle cosiddette Infrastrutture Strategiche previsto dalla Legge Obiettivo del 2001, che negli ultimi 10 anni (dal 2001 al 2011) ha fatto lievitare il numero di opere previste dalle 115 del 2001, per un costo di 125,8 miliardi di euro, alle 390 del 2011 per un costo di 367 miliardi di euro, di cui il 45% delle opere (pari ad oltre 166 miliardi di euro) è rappresentato da strade e il 38% (circa 142 miliardi di euro) da opere ferroviarie.

La prima vittima di questa aggressione del territorio è l’agricoltura.                                                         L’espansione incontrollata delle città verso le campagne ha fatto sì che la ben più redditizia economia del mattone prevalesse su quella agricola.  La fame di cemento ha infatti letteralmente divorato i terreni agricoli – e i prodotti tipici provenienti da essi –  grazie soprattutto ad Amministrazioni compiacenti nei confronti delle lobby del cemento che non esitano a trasformare i terreni agricoli in zone edificabili, cambiandone la destinazione d’uso attraverso improbabili varianti urbanistiche che ne fanno così lievitare il valore. Così progressivamente le terre coltivate hanno ceduto il passo all’affare immobiliare: nel 2010 in Italia si contano 1 milione e 600mila aziende agricole e zootecniche: il 32,2% in meno rispetto al 2000.  E, nello stesso periodo, la Superficie Aziendale Totale (SAT) è disunita dell’8% e la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%.                                                                                                                                                                      A Terracina ne sappiamo qualcosa.

Per contrastare i ladri di territorio ed arrestare il consumo di suolo FAI e WWF presentano in un  dossier una road map con 11 linee di intervento:

1. Introdurre contenuti innovativi nella nuova generazione dei piani paesistici ponendo limiti al nuovo edificato con estensione delle tutele alle  aree di pregio naturalistico non tutelate e alle aree agricole.
2. Applicare la Valutazione Ambientale Strategica anche ai piani paesaggistici.
3. Procedere su scala locale ad una moratoria del nuovo edificato in attesa della redazione della nuova pianificazione paesistica.
4. Migliorare la qualità degli interventi urbanistici, rivedendo gli standards dei servizi urbani, e integrando nella pianificazione urbanistica i piani per il verde pubblico e dei trasporti.
5. Dare priorità al riuso di suoli già compromessi e già utilizzati da trasformare nell’interesse, anche residenziale, della collettività in alternativa al consumo di nuovo suolo.
6. Debellare l’abusivismo attraverso la completa definizione di pratiche di abusivismo pregresse, la conseguente demolizione di immobili non suscettibili di condono, la definitiva rinuncia ad ogni nuovo condono.
7. Autorizzare i Cambi di Destinazione d’Uso valutando gli effetti che questi comportano per la collettività in termini di trasporto, viabilità, incidenza sulla qualità ambientale e paesistica.
8. Introdurre adeguati meccanismi fiscali che da un lato introducano un più severo regime di tassazione sull’utilizzo di nuove risorse territoriali e, dall’altro, individuino agevolazioni sul riuso di territorio o suo riutilizzo mediante un minor consumo di suolo.
9. Aumentare il grado di tutela delle nostre coste valutando un’estensione generalizzata dei 300 m di salvaguardia dalla linea di battigia sino ad almeno 1000 metri (come aveva meritevolmente fatto in Sardegna il piano paesistico della Giunta Soru).
10. Difendere i fiumi, prevedendo non solo il rispetto delle fasce fluviali indicate nei Piani di Assetto Idrogeologico restituendo naturalità ai corsi d’acqua e procedendo finalmente agli interventi di abbattimento e delocalizzazione degli impianti situati nelle aree a rischio idrogeologico.
11. Stabilire definitivamente che gli interventi di bonifica  del siti inquinati devono avvenire nel rispetto del principio comunitario “Chi inquina paga” escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.

Soltanto a queste condizioni il Piano Casa del Comune di Terracina potrà definirsi sostenibile, in quanto conterrebbe una preoccupazione per le future generazioni.

E in questa logica la programmata bretella di collegamento dell’Appia con la Pontina, se proprio fosse ritenuta necessaria, avrà un senso soltanto se utilizzerà i tracciati esistenti sui quali basterà apportare gli opportuni miglioramenti.                                                                     

20 gennaio 2012 Rifiuti a Terracina: l’emergenza continua

Rifiuti a Terracina: l’emergenza continua

          Dopo il fallimento della Terracina Ambiente e l’intervento dell’Amministrazione comunale per tamponare la situazione con un affidamento temporaneo del servizio ad una ditta della provincia di Latina, i rifiuti stazionano ancora per le strade in gran parte della città.

Gli operatori appena fuori del centro cittadino, cioè non occorre andare a Borgo Hermada ma appena qualche centinaia di metri dal viale della Vittoria per verificarlo, si limitano a caricare i sacchetti a terra lasciando i cassonetti stracolmi. I rifiuti restano “sequestrati” nei cassonetti e con il passare dei giorni la frazione organica sta fermentando;  cominciano così a farsi apprezzare odori sgradevoli e tra poco, come sempre, sarà avvistato il primo ratto che si avvicina per nutrirsi.

Stiamo andando verso una situazione a dir poco rischiosa in termini di salute pubblica e comunque preoccupante per la gestione di quel poco di raccolta differenziata messa in atto da qualche mese con i cassonetti posti in alcune strade della città. Cominciano, infatti, le richieste alla nostra associazione di consigli su come comportarsi, conviene continuare a separare in casa i rifiuti in questo marasma?

   Il WWF Litorale Pontino, mentre sollecita l’Amministrazione comunale ad intervenire con estrema urgenza a sanare la situazione garantendo il conferimento del differenziato al centro di riciclo, invita i cittadini a trattenere in casa la carta e i contenitori di plastica, di vetro e di metallo in attesa che vengano svuotati i cassonetti stradali. Si rischia, altrimenti, che questi materiali differenziati virtuosamente da ognuno di noi una volta deposti a terra prendano la strada della discarica.

 

 

11 gennaio 2012 Sul blocco della raccolta dei rifiuti a Terracina

Sul blocco della raccolta dei rifiuti a Terracina

          Chi dice che a Terracina è scattata l’emergenza rifiuti si riferisce soltanto alla raccolta perché tutto il ciclo di gestione degli oggetti dopo l’uso si può dire non sia mai iniziato.

Per anni il dibattito si è incentrato su gestione pubblica-privata-mista con alcun riferimento alle modalità della stessa raccolta e alla normativa che impone riduzione e riuso prima di una seria raccolta differenziata destinata al riciclo il cui target lungo gli anni è passato dal 25, al 35, al 50 per arrivare al 65%  a fine 2012.

La città è rimasta immobile mentre si accumulavano direttive europee, leggi nazionali, piani regionali; eppure, nel territorio provinciale qualcosa si è mosso, alcuni comuni si sono attivati correndo anche qualche rischio derivante dall’assenza di impianti di filiera come quelli di compostaggio cui destinare l’organico raccolto separatamente.

Le amministrazioni che si sono succedute in città pare abbiano avuto un comportamento da nobiltà decaduta, all’apparenza non si sono mai interessate di gestire materiali spesso maleodoranti.

Solo all’apparenza, però. Come dimenticare il dibattito SLIA sì SLIA no, il passaggio alla mista, i piani di gestione dell’ultimo decennio?

Stiamo pagando lotte tra fronti contrapposti ognuno con propri interessi in gioco o soltanto un gap culturale spaventoso delle classi dirigenti locali? Oppure entrambi le cose?

La nostra associazione ha sempre privilegiato la dimensione educativa i cui effetti si misurano con la buona resa della raccolta differenziata praticata in una piccola parte della città con una modalità, quella stradale, che deve essere superata prima possibile per passare alla raccolta domiciliare, e con la risposta dei cittadini alle Domeniche degli ingombranti.

In questi venticinque anni siamo andati nelle scuole, abbiamo attivato iniziative di bonifiche di luoghi, abbiamo sollecitato le amministrazioni per una gestione virtuosa (tra l’altro, alcuni amministratori invitati da noi visitarono il Consorzio Priula nel trevigiano da sempre all’avanguardia nella raccolta e recupero dei materiali dopo l’uso), abbiamo realizzato le Domeniche degli ingombranti ottenendo, questo sì, risposte positive soltanto dai cittadini.

C’è ormai una sensibilità ambientale in città, frutto non solo di nostre iniziative ma di una crescita culturale collettiva, che urta contro un muro di gomma costruito da personaggi che si improvvisano amministratori e la cui competenza risalta tutta dalla non risoluzione dei problemi.

Non ci sentiamo di dar lezione a nessuno ma mentre noi nel nostro piccolo cerchiamo di realizzare quello che ci compete, educare ad un uso sostenibile delle risorse che appunto si sprecano in una pessima gestione dei rifiuti, vorremmo che anche la politica riprendesse il suo ruolo originario di dare risposte certe, trasparenti, sostanziali alle richieste che salgono dalla società.

Così, mentre noi ci appelliamo ai cittadini perché sperimentino proprio in questa rinnovata emergenza le più varie forme di riduzione dei rifiuti, chiediamo alle forze politiche in Consiglio comunale di prendere decisioni nel solo interesse della città, tenendo presente il monito del giudice Borsellino secondo il quale la politica deve lottare il malaffare altrimenti finirà con l’allearsi con esso.    

 

 

 

 

4 gennaio 2012 Annullamento delle Domeniche degli Ingombranti

COMUNICATO

Le Domeniche degli ingombranti

                                       Le vicende della Terracina Ambiente, prima posta in amministrazione giudiziaria e successivamente dichiarata fallita almeno da come si legge sulla stampa, unite alle legittime rivendicazioni sindacali degli operatori rendono irrealizzabile la seconda domenica degli ingombranti già programmata per l’otto gennaio nella zona di San Silviano.

                                        Resta da parte della nostra associazione l’impegno a riprendere l’iniziativa appena le condizioni la renderanno possibile.