Lupo ucciso: WWF, Lupo ‘Claudio’ ennesima vittima del bracconaggio

GRAVE PERDITA: COLPITO LUPO DOTATO DI RADIOCOLLARE CHE STAVA FORNENDO IMPORTANTI ELEMENTI A STUDIO SPECIE

L’uccisione del lupo “Claudio”, ucciso nelle Marche, non solo dimostra come ormai i bracconieri siano senza freni ma rappresenta una perdita enorme sia per la specie che per la scienza. Quello, ucciso, infatti, è un esemplare che, dopo essere stato vittima di un incidente in provincia di Teramo, era stato curato e dotato di radiocollare nell’ambito del Progetto Life MircoLupo che vede la partecipazione del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: tramite il radiocollare il lupo è stato seguito per mesi fornendo importanti informazioni sulle sue abitudini, sui suoi spostamenti, sulle sue interazioni con il branco.

16640896_10154477187057869_7760669550970616723_nIl WWF chiede che i responsabili di questo crimine di natura siano individuati al più presto e puniti. Purtroppo i precedenti non fanno ben sperare. Gli atti di bracconaggio restano, purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, impuniti e anche quando vengono individuati i colpevoli le pene sono ridicole. Per questa ragione il WWF ha predisposto una proposta di legge per l’inasprimento delle pene a tutela della fauna selvatica protetta: proposta che è diventato il disegno di legge n. 1812 che, però, giace ancora in qualche cassetto della Camera dei Deputati.

Non è la prima volta che lupi dotati di radiocollare vengono uccisi illegalmente, nel mese di novembre 2014 su 9 lupi radiocollarati nel Parco Nazionale della Maiella, 5 sono stati vittime di lacci o veleno e 2 investiti. La percentuale di lupi colpiti dal bracconaggio, sarebbe quindi del 55%; se si considerano quelli morti per cause antropiche la percentuale sale al 77%. Mentre nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini dal 2013 al 2016 su 3 lupi dotati di radiocollare satellitare 2 sono stati rinvenuti morti per bracconaggio dopo pochi mesi dall’avvio del monitoraggio, con percentuali della mortalità per cause antropiche simili a quelle della Maiella. I dati del monitoraggio svolto nei Sibillini, nell’area dove è stato rinvenuto anche questo ultimo esemplare ucciso, indicano nel 2016 un numero di lupi nel territorio dell’area protetta compreso tra 35 e 43. La mortalità per cause antropiche è piuttosto alta, tra il 2103 e il 2016, sono stati ritrovati 12 lupi morti, di cui 3 per avvelenamento, 5 investiti da autoveicoli, 2 per bracconaggio, 1 per rogna e 1 per cause ignote. E in questi due esempi siamo all’interno di aree naturali protette che dovrebbero essere i territori dove il lupo è maggiormente protetto.

Anche per questo è necessario stralciare qualsiasi ipotesi di abbattimento legale dei lupi dal Piano di gestione del Lupo presentato dal Ministero dell’Ambiente. I tantissimi cittadini italiani che hanno aderito alla campagna #soslupo del WWF Italia hanno chiesto di tutelare il lupo e non certo di consentirne gli abbattimenti legali. Ogni anno in Italia si stima muoiono circa 300 lupi per colpa della caccia illegale, di trappole, bocconi avvelenati e incidenti stradali, ma il numero è probabilmente sottostimato perché sfuggono tutti i lupi uccisi illegalmente nell’omerta generale.


Roma, 09 febbraio 2017
 

Wwf Italia

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Partita oggi a Roma la raccolta europea di firme per bandire il glifosato, presenti soci del WWF pontino

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Come già annunciato anche in un nostro post è cominciata in tutta Italia la raccolta delle firme per bandire con una norma europea il  micidiale erbicida.

 

https://wwflaziogruppoattivolitoralepontino.com/2017/01/24/mobilitazione-europea-contro-i-pesticidi/

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A Roma stamani presso il Colosseo sono apparsi i primi banchetti gestiti da volontari che stanno raccogliendo le firme per questa Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE).

Hanno partecipato all’avvio di questa campagna anche soci del WWF pontino.

 

Nel corso dell’anno occorre raggiungere almeno centomila firme in Italia e un milione in almeno sette Paesi europei.

Ovviamente, è possibile firmare la petizione europea anche online.

FIRMA ANCHE TU  https://sign.stopglyphosate.org/

 

 

“Inquinamento ambientale. Centrali a biogas e a biomasse”, importante convegno sabato 4 febbraio a Latina.

Inquinamento ambientale. Centrali a biogas e a biomasse.

Lo stato dell’arte nel territorio della provincia di Latina

Sabato 4 febbraio alle ore 8.30 nella Sala Conferenze dell’Ordine dei Medici in Piazza Celli, n.3, a Latina, l’ISDE terrà un convegno in cui i relatori faranno il punto sulle ultime conoscenze sull’uso delle biomasse e del biogas nella produzione energetica.

logoisdeltL’ISDE-Medici per l’ambiente di Latina affronta un tema che ha tante implicazioni sul piano sanitario e ambientale in una provincia in cui sono presenti due centrali nucleari dismesse, impianti industriali chiusi e mai bonificati, una megadiscarica di rifiuti, centrali attive di produzione d’energia, alcune falde inquinate da arsenico e da cloruro di vinile.

Ecco il programma del convegno

Mobilitazione europea contro i pesticidi

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Il 2017 sarà un anno importante a livello europeo per il futuro dell’utilizzo dei pesticidi a base di glifosato; entro dicembre, infatti, il parlamento europeo dovrà esprimersi sull’autorizzazione al suo utilizzo.

 

Dal blog dell’oncologa pediatrica, Patrizia Gentilini

Il glifosate fu brevettato come erbicida dalla Monsanto Company nel 1974, multinazionale specializzata in biotecnologie agrarie, sementi e leader mondiale nella produzione di alimenti Ogm;  agisce bloccando  nutrienti minerali essenziali per la vita di piante, microorganismi e animali e, anche se era stato presentato come una sostanza rapidamente biodegradabile e non tossica, è invece ampiamente diffuso nell’ambiente insieme al suo metabolita Ampa. Il glifosate altera gli ecosistemi con cui entra in contatto e compromette la stabilità dei terreni, riduce  la biodiversità  e contribuisce in modo determinante al dissesto idrogeologico: la sempre più frequente franosità in coincidenza di eventi metereologici è anche conseguenza della carente azione di assorbimento da parte della cotica erbosa – distrutta dall’erbicida – e della lisciviazione del terreno. Glifosate ed Ampa sono le sostanze maggiormente presenti nelle acque italiane, come segnala il rapporto Ispra e purtroppo ricercate sistematicamente solo in Lombardia. Di recente anche in Toscana è stata ricercata questa sostanza su un centinaio di campioni di acque destinate al consumo umano ed è emerso che; “l’erbicida glifosate, per quanto ricercato in un numero limitato di campioni a causa della complessità del metodo di analisi, è stato rilevato in una percentuale elevata di analisi, anche superiori a 1 microgrammo/litro”.

Continua la Gentilini

Il glifosate si può ritrovare non solo in  alimenti e bevande di origine vegetale come la birra che arrivano sulla nostra tavola, ma anche in alimenti di origine animale. Il glifosate, infatti, è “strategico” perché coinvolto a livello mondiale anche nella produzione di organismi geneticamente modificati (Ogm): mais, soia colza – utilizzati ampiamente come mangimi per animali anche in Italia- sono stati resi resistenti all’erbicida che quindi può essere usato in dosi ancora più massicce. Il glifosate entra così nella catena alimentare, e si ritrova in concentrazioni elevate nelle urine sia degli animali così alimentati che delle persone che se ne nutrono.

Contro l’uso di questa sostanza pericolosa per l’ambiente e la salute sono nati in tutta Europa movimenti spontanei, alcuni dei quali si sono messi in rete per lanciare un’ ICE (iniziativa dei cittadini europei con raccolte di firme a livello europeo per ottenere un obiettivo legislativo a livello comunitario) per “vietare il glifosato, riformare la procedura di approvazione dei pesticidi e fissare obiettivi di riduzione del loro uso vincolanti in tutta l’Ue” , nell’ottica di costruire un futuro libero dai pesticidi e più sostenibile.

Il 10 gennaio la Commissione europea ha dato il via libera a questa Iniziativa dei cittadini europei (Ice) che sarà registrata ufficialmente il 25 gennaio.
In almeno sette Paesi europei dovranno essere raccolte durante tutto il 2017 non meno di un milione di firme (principalmente online), e  in ITALIA  almeno 100.000 firme.

Se il risultato sarà raggiunto, la Commissione avrà tre mesi di tempo per accogliere o respingere la richiesta, motivando la sua decisione.

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Il biodistretto del Montalbano, un interessante convegno tenutosi a Quarrata

 

In questo week end si è tenuto a Quarrata (PT) l’importante convegno Montalbano in transizione organizzato dall’Università di Firenze (Dipartimento di Architettura) insieme al laboratorio DidAlabs  Piani e Progetti per la Città e il Territorio, i comuni e l’associazione per il biodistretto del Montalbano.

Sono stati due giorni trascorsi a informarsi, discutere e progettare il Bio-Distretto con tutte le realtà interessate (associazioni, istituzioni, cittadini, agricoltori, GaS, scuole, comitati genitori, ecc.).

Sono stati attivati otto tavoli di lavoro:

  1. Quale nuova ruralità, economie locali e stili di vita per il sistema socio territoriale del Montalbano?
  2. Come valorizzare il turismo enogastronomico, rurale e paesaggistico del Montalbano?
  3. Quali agricolture per sostenere la transizione del Montalbano?
  4. La garanzia partecipata può essere un modello praticabile nel Montalbano?
  5. Quale alternativa ai pesticidi nel Montalbano?
  6. Il sistema agroalimentare locale: il ruolo cruciale delle mense pubbliche
  7. Il territorio fabbrica di energia: rifiuti e scarti da problema a opportunità
  8. Quale strumenti, quale normativa per il territorio aperto che incentivi il ritorno alla terra?

Al convegno hanno partecipato anche soci del WWF Litorale pontino e rappresentanti del Gruppo NO PESTICIDI di Terracina che hanno trovato molto interessante la prospettiva del biodistretto che rappresenta oggi in Italia la massima espressione del rapporto tra produttori di cibo sano e consumatori consapevoli.

 

Il Gruppo NO PESTICIDI ha riportato all’interno del biodistretto l’esperienza maturata nei social (oltre 50.000 iscritti), le questioni legali, le richieste dei cittadini, l’esperienza della petizione e alcune proposte.

E’ intervenuta anche una componente associativa del Comune di Belluno che ha riferito al biodistretto come ha potuto fermare tramite un Regolamento Comunale (regolamento-fitosanitari)l’avanzata del prosecco e dei pesticidi al seguito (Movimento Terra bellunese).

Il traffico aereo fonte di grave inquinamento, l’analisi dell’ISDE-Medici per l’Ambiente

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L’ISDE-Italia, l’associazione Medici per l’Ambiente, ha tenuto a Firenze il 29 ottobre scorso la Prima Giornata nazionale di studio sugli effetti sanitari e ambientali del trasporto aereo.

 

Secondo l’ISDE, il traffico aereo è ascrivibile tra le più importanti fonti di inquinamento ambientale e danno alla salute e devono quindi essere predisposti interventi, azioni e politiche nazionali e internazionali che ne prevedano una rapida quanto concreta razionalizzazione e riduzione.

Durante i lavori sono emersi tutti i rischi derivanti da questa tipologia di mobilità.

1-L’inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico che ne deriva comporta un fattore di danno inconfutabile per la salute e l’ambiente.

Secondo la relazione del 2015 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente- EEA(http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/molti-cittadini-europei-sono-ancora) l’inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa e riduce la durata di vita delle persone, contribuendo alla diffusione di gravi patologie quali malattie cardiache, problemi respiratori e cancro (si stima che nel 2011 l’inquinamento atmosferico sia stato responsabile di oltre 430 000 morti premature in Euro-pa).

2-Il trasporto aereo contribuisce da un minimo del 3% ad un massimo del 10%  all’effetto serra e all’inquinamento dell’aria.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno sono circa 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, alle esposizioni chimiche, ai cambiamenti climatici e alle radiazioni ultraviolette ed è quindi urgente e necessaria una riduzione dell’esposizione a fonti di inquinamento insieme ad interventi di risanamento, bonifica e tutela dell’ambiente.

Solo una minima parte della popolazione mondiale viaggia in aereo mentre le drammatiche conseguenze del surriscaldamento climatico, derivanti anche dal trasporto aereo, ricadono sull’intera umanità in termini di desertificazione, alluvioni, cicloni, sconvolgimenti climatici così gravi che determinano distruzioni e carestie in aree sempre più estese del pianeta e incrementano il fenomeno forzato delle migrazioni soprattutto dal continente africano ed asiatico, e secondo la tesi dei maggiori studiosi e delle più prestigiose istituzioni internazionali entro il 2050 si raggiungeranno tra i 200 e i 250 milioni di profughi per cause ambientali.

Ecco la Mozione conclusiva della I Giornata nazionale di studio sugli effetti sanitari e ambientali del trasporto aereo approvata all’unanimità.

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Ancora carbone, non ce lo meritiamo.

 

Il WWF l’aveva definita, qualche giorno fa, una decisione “gravissima”. Stiamo parlando della riapertura della centrale a carbone di Genova, richiesta dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico.

 

 

 

Oggi su Il Secolo XIX, il principale quotidiano ligure, è intervenuta con un articolo la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi: Mentre la Cina annuncia lo stop a 85 centrali a carbone (nuove) in Italia siamo di fronte a una scelta assurda, che dilaziona la chiusura di centrali vecchie, inefficienti, altamente inquinanti e del tutto ininfluenti rispetto alla sicurezza energetica del Paese” scrive la Presidente del WWF.

 
Per il WWF si tratta di un ritorno al passato, tanto più perché l’Enel stesso ne aveva previsto la chiusura. Far pagare con i soldi dei contribuenti, ovvero con le bollette, le centrali in assoluto più inquinanti e nocive, per la salute e l’ambiente, desta non poche perplessità. Anche perché si tratta di impianti che hanno una potenza irrilevante, a fronte di una potenza efficiente netta installata in Italia di circa 117.000 MW.

 

 
Per fare un esempio – scrive ancora Donatella Bianchi su Il Secolo XIX – , il picco di domanda del febbraio 2012, quando l’Italia venne colpita da una ondata di freddo intenso aveva previsto la potenza massima richiesta di 53 GW. Ma allora perché riaprire la centrale di Genova? Il Ministero dello Sviluppo Economico si appella a maggiori esigenze di approvvigionamento dalla Francia e minore energia prodotta da centrali nucleari importata: viene da chiedersi, però, perché l’eventuale esigenza di maggiori esportazioni in Francia non possa essere soddisfatta dalla sovraccapacità delle nostre centrali, con un margine di riserva di almeno 20mila MW. Si possono usare le centrali a ciclo combinato (gas) meno inquinanti e molto più efficienti di una obsoleta degli anni ’50. E ancora, che fine faranno i piani di chiusura di altre centrali, come quella della Spezia, prevista per il ’21? Genova ha il diritto/dovere di investire sulla qualità della vita dei suoi cittadini, sulla sicurezza e sul diritto alla salute, così come di garantire occupazione e sviluppo puntando sulla sostenibilità ambientale“.

 

 
L’Italia ha più volte ribadito il sostegno all’Accordo di Parigi sul clima e l’impegno a fare la propria parte: il carbone è il primo combustibile fossile di cui possiamo (e dobbiamo) fare a meno in tempi brevi.

Alternanza scuola-lavoro con il WWF, a Terracina e nel capoluogo

unnamedIl WWF Italia ONG-ONLUS è accreditato per la formazione di docenti e altri soggetti in base al PROTOCOLLO D’INTESA (prot. 8922 del 3.8.2016) firmato con il MIUR. Secondo la legge 107/2015 tutti gli studenti delle scuole superiori di secondo grado hanno l’obbligo di svolgere tirocini formativi in strutture ospitanti dove possano svolgere attività lavorative. E’ per questo che la nostra associazione si è proposta nelle scuole proprio in veste di ente formatore.

 

 L’offerta è stata accolta con entusiasmo dal Dirigente Scolastico del liceo L. Da Vinci di Terracina ma soprattutto dagli studenti: in 100 hanno scelto la nostra associazione!

 

Le attività in cui saranno impegnati gli studenti saranno quelle che quotidianamente impegnano i volontari del WWF

  • Organizzazione di visite guidate all’interno del parco della Rimembranza per scuole e gruppi di visitatori esterni
  • Censimento e cura delle piante e animali presenti nel parco (aggiornamento)
  • Attività di ricerca in campo ambientale e naturalistico
  • Organizzazione di eventi programmati a livello nazionale (Earth hour, Giornata delle Oasi)
  • Organizzazione eventi di natura ambientale (escursioni, giornate dedicate all’ambiente)
  • Raccolta di dati per lo studio degli ambienti naturali
  • Organizzazione di eventi volti alla promozione dell’associazione e del volontariato.

 

L’associazione inoltre realizza attività di tutela ambientale o di ricerca su invito di amministrazioni o altri Enti sempre nel rispetto della propria mission.

Gli studenti quindi di volta in volta svolgeranno il lavoro di botanici e zoologi, entomologi e ornitologi; si occuperanno di mobilità sostenibile studiando urbanistica; saranno guide naturalistiche conoscendo le bellezze naturali del parco regionale dei Monti Ausoni e del Parco Nazionale del Circeo; studieranno la geologia e la biologia della costa con rilevazioni e monitoraggi per saggiare il livello di naturalità e il livello di degrado dovuto alla presenza antropica; applicheranno le moderne tecniche di comunicazione per presentare gli eventi nazionali e internazionali alle quali l’associazione aderirà. Diventeranno esperti di storia, archeologia e biologia dei cammini storici e di fede percorrendole e studiandole fino a diventare guide per chi vuole percorrerle queste strade; infine applicheranno la scienza statistica al rilevamento di dati relativi alla gestione dei rifiuti sul nostro territorio.

Tutte le attività saranno naturalmente precedute da alcune ore di formazione, anche in lingua, e seguite dalla elaborazione dei risultati per la comunicazione finale. In tutto il percorso gli studenti saranno seguiti da tutor interni ed esterni esperti delle varie discipline.

 

 Anche altre scuole, a Terracina e a Latina, hanno espresso l’intenzione di realizzare questi percorsi formativi in collaborazione con il WWF Litorale Laziale.

Rifiuti elettrici ed elettronici, che fare?

Capita spesso, per rottura o anche per l’obsolescenza programmata dalle aziende produttrici, di dover sostituire una lampadina, un interruttore, una stampante non più funzionante, un cellulare fuori uso,  un frigorifero o un altro elettrodomestico.

Cittadinanzattiva e ECODOM, il primo Consorzio italiano per il recupero e riciclaggio elettrodomestici, hanno pubblicato una Guida per aiutare i cittadini nella gestione di tale rifiuti.

Tra i tanti tipi di rifiuti che “produciamo” ogni giorno (e dai quali rischiamo ogni tanto di finire sommersi) ci sono anche i RAEE. Piccoli e grandi elettrodomestici, computers, cellulari, televisori, lampadine a risparmio energetico, ma anche orologi, radiosveglie, videogiochi … tutte le apparecchiature che funzionano con la corrente elettrica quando (prima o poi) smettono di funzionare e devono essere gettate via diventano RAEE, cioè Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. La quantità di RAEE che ogni cittadino italiano “produce” (cioè butta via) ogni anno è impressionante: quasi 13 kg a testa, che in totale fanno circa 800.000 tonnellate all’anno. Sembrano numeri esagerati: proviamo però a dare un’occhiata dentro casa. Secondo una recente indagine, ogni famiglia italiana ha in garage, in cantina, negli armadi o in fondo ai cassetti otto apparecchiature elettriche/ elettroniche non funzionanti o comunque non più utilizzate: condizionatori portatili e boiler, pianole e video-registratori, TV a tubo catodico, friggitrici, macinacaffè, tostapane …in totale sono circa 200 milioni di pezzi, quasi un quinto di tutte le apparecchiature utilizzate.”

“L’obiettivo di questa guida- continua Arienti, il direttore generale di ECODOM-è spiegare per quali motivi i RAEE devono essere oggetto di una raccolta differenziata, esattamente come già facciamo per la plastica, la carta, il vetro”.
“Da un lato, perché i RAEE contengono sostanze inquinanti, che devono essere estratte con tecnologie appropriate e correttamente smaltite; dall’altro, perché questi rifiuti possono davvero rappresentare un’importante miniera di materie prime da riutilizzare: da quelle più comuni come il ferro, l’alluminio, la plastica, il rame, fino a quelle più preziose o strategiche, come l’oro, il palladio, il cobalto, la grafite. Ricavare queste materie prime dai RAEE richiede meno energia e ha un impatto ambientale inferiore rispetto all’estrazione delle stesse dalle miniere”.

 

Invitiamo i cittadini a seguire i consigli della Guida che si può scaricare cliccando sull’immagine.

Mobilità sostenibile, necessitano le infrastrutture a sostegno dei servizi

Martedì 10 gennaio il comune di Terracina ha approvato una proposta progettuale (DGC-12-2017) dopo aver stipulato una convenzione con i comuni di Sabaudia, Pontinia, Priverno, San felice Circeo e Sonnino per partecipare al bando emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la realizzazione di progetti di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro. La proposta progettuale è del comune di Terracina, comune capofila, e si inserisce tra le iniziative nazionali e comunitarie aventi come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra provenienti dal settore dei trasporti.

I progetti presentati dai comuni, anche consorziati, con popolazione residente di oltre 100.000 abitanti sono finanziati dal Ministero fino ad un massimo del 60% e per un importo non superiore a 1.000.000 €.

Il progetto preparato da Terracina, proposto agli altri comuni e denominato “Share Fresh Air Project”, ha un importo complessivo di 685.005,80 € da ripartire tra i partecipanti.

In tutti i comuni coinvolti dal progetto si faranno iniziative di educazione stradale nelle scuole per l’infanzia per promuovere una gestione della mobilità rispettosa dell’ambiente e della sicurezza anche utilizzando servizi di piedibus. Questo è una sorta di autobus formato da una fila di bambini guidati da due adulti che partendo da un capolinea e effettuando fermate in punti strategici accompagnerà i piccoli fino alla scuola.

A Terracina si realizzeranno iniziative di mobilità condivisa quali il piedibus, car pooling, car sharing, bike sharing, bicibus, bike to work, scooter sharing.

I luoghi di maggiore frequentazione saranno collegati da minibus elettrici le cui stazioni principali di sosta saranno corredate da impianti di ricarica e integrate da postazioni del bike sharing. Quest’ultimo servizio potrà essere esteso anche agli altri comuni collegati al nostro attraverso la rete ciclabile e/o la rete ferroviaria.

 

 

Ad integrazione dei servizi di mobilità condivisa mediante mezzi meccanici o elettrici per i piccoli allievi delle scuole dell’infanzia verrà organizzato il piedibus, iniziativa utile per decongestionare il traffico nelle ore di punta.

L’iniziativa di introdurre tutti questi servizi per ridurre le emissioni climalteranti e migliorare la qualità della vita dei cittadini è lodevole ma nella situazione della nostra città rischia di naufragare. Nel progetto, infatti, viene menzionata una serie di servizi in nome della sostenibilità, ma questi devono essere inseriti nel contesto dell’intera città.

Intanto, i servizi proposti hanno bisogno di infrastrutture indispensabili, una rete stradale congrua innanzitutto.

Chiunque girando per Terracina potrà notare il dissesto del fondo stradale, la mancanza diffusa di marciapiedi (fonte di rischi per il piedibus), le difficoltà di passaggio da Viale Europa a Viale Circe per gli ostacoli presenti nelle traverse (mamme con carrozzine e persone con difficoltà motorie costrette ad effettuare slalom), l’allagamento di molti tratti stradali sotto la pioggia,…

Il bike sharing, il bicibus e il bike to work senza una rete di piste ciclabili sulle quali attivare tali servizi resteranno lettera morta con spreco di denaro prima di tutto e seri rischi per gli utenti se si attivassero.

Ricordiamo che Terracina vanta tutta una serie di delibere sulla mobilità sostenibile (utilizzate anche per ottenere la bandiera blu) e in particolare sulle piste ciclabili, solo in parte attuate e senza costituire rete.

Il sito dell’Agenda 21 le elenca con precisione:

  1. Piano Urbano della Mobilità sostenibile (Del.ni di C.C. n. 28/2003, n. 122/2007, e Del.ne di G.C. n. 94/2014)
  2. Pista ciclabile lungo i fiumi Linea Pio e Mortacino (Del.ne di G.C. n. 635/2004; la pista è stata compiuta nel 2008 e mai restaurata)
  3. Pista ciclabile di Via Pantani da Basso (Del.ne di C.C. n. 90/2005; la pista è stata compiuta nel 2008 e attualmente presenta alcune criticità)
  4. Pista ciclabile sul Lungomare Circe (Del.ne G.C. n. 169/2014, la pista è stata compiuta nel 2015 senza il convogliamento delle acque piovane)
  5. Anello ciclabile per connettere le due piste già realizzate inserito nel Piano Urbano del Traffico (Del.ne di G.C. n. 430/2011), ma ancora da attuare.
  6. “Piano Quadro della Ciclabilità” (Del.ne di G.C. n. 322/2014).

Riteniamo la realizzazione di tali infrastrutture e la rivisitazione dell’intero tracciato viario della città con l’obiettivo di una sua ottimizzazione siano opere urgenti senza le quali i servizi previsti da questo progetto saranno vanificati.