Prove di raccolta differenziata in corso?

Una iniziativa estemporanea che ricalca l’operazione “piste ciclabili” di qualche anno fa.

All’epoca i cittadini furono messi di fronte ad un tracciato, realizzato non proprio secondo i canoni, fuori da ogni contesto e lontano da effettiva fruibilità. Venne detto che lo si poteva interpretare come il primo lotto di una rete futura. Sono passati gli anni, non è stato realizzato altro mentre il degrado avanza sotto l’incuria.

Oggi veniamo a sapere che è stata presentata un’ipotesi di raccolta differenziata porta a porta nel centro storico alto fuori da ogni progetto, almeno per quanto è arrivato all’opinione pubblica, e contemporaneamente in un’altra zona della città verranno disposti cassonetti accessibili tramite badge.

Appare come una sperimentazione fuori tempo massimo, quando è stato tutto già sperimentato altrove e duemila comuni ormai realizzano il porta a porta in cui l’unica tecnologia utilizzata è la manualità, l’uso delle mani dei cittadini nella separazione in casa dei materiali scartati e il conferimento agli operatori nei giorni calendarizzati.

Siamo consapevoli del tempo limitato riservato all’azienda cui è stato affidato il servizio per superare l’emergenza sorta dopo il fallimento della Terracina Ambiente. Non per questo, però, deve essergli consentito sperimentazioni che potrebbero generare confusione nei cittadini. Se vuole impegnarsi, pur a costo zero per la comunità, al di fuori degli obblighi minimi derivanti dall’ordinanza del Sindaco di gennaio 2012, realizzi in un’area più vasta il porta a porta, eviti contrariamente a quanto scritto in un pieghevole il multimateriale pesante togliendo il vetro da plastica e metalli e soprattutto salvi la carta raccogliendola a parte.

Per il futuro ci appelliamo al Sindaco affinché attivi prima possibile il tavolo tecnico in cui possano arrivare a sintesi le diverse competenze, per il momento saremo vigili sull’esecuzione di questa iniziativa.

Gestione Rifiuti : Oggi il WWF Litorale Pontino ha incontrato il Sindaco di Terracina

Oggi il WWF Litorale Pontino è stato ricevuto dall’Amministrazione comunale per discutere la gestione rifiuti nella fase attuale della città; a tal riguardo l’Associazione aveva inviato in anticipo una nota.

Oltre al Sindaco, Nicola Procaccini, erano presenti l’assessore all’Ambiente, Ezio Longo, e l’ingegnere Sperlonga.

Dopo essere stato chiarito da ambo le parti il significato dell’espressione “collaborazione critica” che il WWF  sta offrendo da quasi trent’anni alle Amministrazioni che si avvicendano nel Palazzo, la discussione ha preso l’avvio incentrandosi su tre direzioni.

  1. La fase transitoria
  2. la fase a regime
  3. la destinazione dell’area di via Morelle, se ne sarà confermata la riappropriazione pubblica.

Sulla fase transitoria, il sindaco ha affermato di aver scelto la ditta meno cara sul mercato affidandole servizi essenziali anche se incompleti, compresa la raccolta differenziata stradale e quella domiciliare da realizzare nel centro storico alto per circa 900 utenze, oltre alla raccolta della frazione organica presso gli esercizi di ristorazione.

Probabilmente, l’affidamento all’attuale ditta sarà prorogato di tre mesi se non addirittura di sei mesi qualora si accumulassero ritardi nell’emanazione del bando della gara d’appalto per l’affidamento del servizio per i prossimi anni.

Il Comune sta partecipando sia al bando regionale sulla Riduzione nel quale ha chiesto un contributo per la diffusione del compostaggio domestico sia a quello provinciale destinato alla raccolta differenziata.

Per la fase a regime è stata ipotizzata l’apertura di un tavolo tecnico cui saranno invitati il CONAI e le associazioni competenti sul tema. Il Consorzio CONAI darebbe il proprio contributo nella progettazione della raccolta gratuitamente. Il Sindaco ha incaricato l’assessore Longo di coordinare il tavolo tecnico per arrivare in tempi brevi alla bozza del bando per l’affidamento del servizio ad una ditta esterna.

Per il terzo punto il WWF Litorale Pontino ha argomentato sull’opportunità di progettare un moderno impianto di compostaggio, vista la penuria di tali impianti non solo al livello provinciale ma anche al livello regionale. La vocazione agricola della provincia e in particolare della nostra città  trarrebbe grandi benefici dalla produzione locale di compost di qualità. Questa soluzione non ha confronti con qualunque altra alternativa, sia se si tratti di un impianto per produrre CDR o addirittura di un inceneritore, qualunque sia la tecnologia di quest’ultimo.

Su questo argomento l’Amministrazione non si è espressa chiaramente chiedendo più tempo per una riflessione.

Nota inviata al Sindaco di Terracina per l’incontro del 16 febbraio 2012

Nota sulla gestione dei rifiuti per il Sindaco di Terracina

 

Il WWF è stato sempre attivo per quanto riguarda la gestione dei rifiuti in città,  essenzialmente perché una pratica corretta in questo ambito si inserisce di diritto in un contesto di compatibilità ambientale.

Basta ricordare le iniziative, alcune stagionate di 20 anni come Comune Pulito e altre più recenti come l’iniziativa rivolta alle scuole elementari da cui scaturirono un calendario sulla raccolta differenziata e un corteo sullo stesso tema, probabilmente unico in Italia, durante un carnevale fino al progetto su Riduzione, Riuso, Riciclo realizzato, in collaborazione con Federconsumatori, nel corso del 2011 negli Istituti superiori e nella scuola media Montessori, e alle Domeniche degli Ingombranti che hanno trovato un forte consenso tra i cittadini.

Interesse dell’Associazione WWF Litorale Pontino è trovare per le questioni ambientali la soluzione più sostenibile che porti ad una riduzione del consumo delle risorse siano esse rappresentate da materie prime o addirittura dal territorio stesso.

Per questo ci permettiamo di sottoporre in maniera sintetica all’attenzione dell’Amministrazione le seguenti questioni.

 

1.    Osservazioni sull’Ordinanza sindacale 0001/AG -11gennaio2012

L’Ordinanza pur necessaria per affrontare l’ennesima emergenza rifiuti della città appare incompleta nell’elencazione dei servizi; per esempio, in essa non sono comprese la pulizia dei cassonetti e quella delle spiagge.

In un protocollo a parte dovrebbe essere stato sottoscritto un impegno a conferire quel poco di materiale differenziato che si realizza in città ai Consorzi di filiera; le quantità di tali materiali destinate a buon fine dovrebbero essere monitorate mensilmente e i relativi dati, secondo noi, resi pubblici per un ulteriore incentivo a differenziare rivolto ai cittadini. Resta il dubbio legittimo che tale operazione sia affidata alla stessa azienda che realizza la raccolta.

Potrebbe non essere compito della nostra associazione entrare nel merito dei costi del servizio praticato dall’azienda assegnataria, ma un’analisi per ordine di grandezza di questi impone una riflessione sulla qualità del servizio realizzabile con simile somma. L’incarico è temporaneo, è vero, e saremo i primi ad essere contenti se la gara d’appalto venisse realizzata e conclusa entro i primi di giugno. L’esperienza ci fa pensare che l’incarico potrebbe durare anche tutto l’anno; in tal caso, un calcolo, per ordine di grandezza appunto, indica che a carico della comunità ci sarà una spesa di oltre 9 milioni di euro. La somma fissata di 400.000 € mensili porta ad un totale annuo di oltre sei milioni (i mesi estivi incidono almeno per un ulteriore quarto del totale annuo e sicuramente l’imprenditore a giugno, se l’incarico venisse prorogato, vorrà ricontrattare l’impegno) ai quali vanno aggiunti 3 milioni (97€x30.000 ton) per la discarica.

Inoltre, l’imprenditore potrebbe chiedere un compenso per il miglioramento dei materiali differenziati prima di avviarli ai Consorzi.

 

2.    E’ scaduto in questi giorni il bando regionale per realizzare iniziative rivolte alla riduzione della produzione dei rifiuti. In una precedente lettera la nostra associazione aveva proposto l’installazione di un paio di “fontane leggere”, ma non era l’unica possibilità. L’importante è ridurre in qualunque modo la quantità dei rifiuti che da troppi anni mandiamo in discarica. Il Comune ha partecipato? Cosa ha deciso di chiedere?

3.   Il 20 febbraio scadrà il bando provinciale per la “Incentivazione alla riduzione, al recupero ed alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani” al quale il nostro Comune può partecipare alla sezione riguardante i comuni che hanno una raccolta differenziata minore del 20%. In particolare, può chiedere contributi per interventi per l’avvio ed il potenziamento della raccolta differenziata della frazione umida dei rifiuti ed interventi per incentivare anche la raccolta differenziata delle frazioni secche. Inoltre può aspirare a contributi per l’acquisto di mezzi ed attrezzature fisse e mobili per i servizi di raccolta differenziata e di trattamento e trasformazione dei rifiuti biodegradabili e per la realizzazione di strutture di supporto della raccolta differenziata ed al miglioramento qualitativo della stessa. Il nostro Comune sta partecipando?

 

4.    Le Domeniche degli Ingombranti sono un surrogato delle isole ecologiche, è vero, ma nell’assenza di queste hanno svolto un ruolo non proprio trascurabile.  Quella realizzata l’11 dicembre2011, in collaborazione con la Terracina Ambiente, ha consentito di raccogliere 600 oggetti, il 10% dei quali è stato sottratto al loro destino di rifiuto da cittadini che li hanno prelevati. I cittadini ci stanno sollecitando a riprendere l’esperienza e noi pensiamo che pur essendo in una fase transitoria l’azienda assegnataria dovrebbe consentire la continuazione di queste raccolte straordinarie di ingombranti.

 

5.    La raccolta differenziata a Terracina si può dire non sia mai partita nonostante la crescita culturale e la sensibilità ambientale dei cittadini abbiano raggiunto livelli apprezzabili.

In città sono stati aperti negozi che vendono detersivi sfusi, dal lunedì al venerdì un allevatore vende latte fresco alla spina, si vedono in giro molte persone che portano la spesa con le sporte non più usa e getta. Spesso presso i pochi cassonetti della raccolta differenziata stradale si vedono persone, giovani e anziani, deporre con meticolosità i materiali separati in casa.

Sono segnali di un’attenzione all’ambiente che merita maggiore considerazione da parte dell’Amministrazione pubblica, nel senso che quest’ultima dovrebbe dare indirizzi e stimoli e non come è avvenuto per troppi anni farsi scavalcare dagli amministrati. La raccolta differenziata a Terracina è realizzata in una piccola parte della città con cassonetti stradali che si riempiono facilmente perché vengono utilizzati anche dai cittadini che risiedono in altri quartieri.

 

6.    Cosa fare?  E’ ora di risalire la china che per troppi anni abbiamo percorso in discesa. In ogni parte del Paese ci si è mossi per ottemperare a norme italiane e direttive europee, nella nostra regione ma anche nella nostra provincia ci sono comuni virtuosi (virtuosi perché rispettano le leggi?), mentre Terracina è rimasta al palo con un tasso di raccolta differenziata prossimo allo zero.

Si affidi o meno la progettazione di un piano ad un tecnico indipendente che ci porti fuori dalle secche in breve tempo occorre seguire la regole delle 4R.

RIDUZIONE

  • Eliminazione dell’usa e getta nelle mense scolastiche inserendo nella gara di appalto un eventuale benefit temporale per la ditta vincitrice,
  •  installazione di “fontane leggere”nei quartieri per eliminare il più possibile l’uso delle bottiglie di plastica,
  • accordi con la distribuzione per la vendita di merci a imballaggio leggero,
  • distribuzione alle giovani coppie di kit di pannolini lavabili,
  • acquisto, anche in collaborazione con la Provincia, di una lavastoviglie da campo da mettere a disposizione degli organizzatori di feste popolari per evitare qualunque tipo di uso e getta,
  • partecipazione alle iniziative dell’associazione Porta la Sporta,
  • adesione alla Settimana Europea della Riduzione.

RIUSO/RIUTILIZZO

  • Aprire almeno un centro di raccolta dove sia possibile anche avviare gli oggetti al riuso tramite scambio, gratuito o meno,
  • installare nel centro di raccolta un banco/smontaggio degli ingombranti per rendere disponibili le componenti, a titolo gratuito o meno.

RACCOLTA DIFFERENZIATA

  • Dividere la città in zone nettamente distinte in cui iniziare progressivamente la raccolta domiciliare, introducendo il metodo “carretta/caretta” nel centro storico,
  • raccogliere la carta dagli uffici e dalle scuole e gli imballaggi in cartone dagli esercizi commerciali,
  • diffondere il compostaggio domestico della frazione umida,
  • avviare un programma di comunicazione al quale la nostra associazione è disposta a dare il massimo contributo;
  • istituire lo “sportello della raccolta differenziata” che possa seguire tutte le fasi del processo, per superare eventuali momenti critici e  per intervenire sugli input per migliorare continuamente la qualità e la quantità del differenziato.

RICICLO

  • Individuare in ambito provinciale un centro di raccolta cui conferire il differenziato da avviare ai Consorzi di filiera e un impianto di compostaggio per destinarvi la frazione organica.

 

Quindi, Ridurre, Riusare e Riutilizzare e infine Riciclare.

I materiali da avviare a riciclo hanno un valore economico tanto maggiore quanto minori sono le impurità presenti in essi; soltanto una raccolta differenziata domiciliare ben organizzata e monitorata può garantirlo.

Cosa resta dopo queste prime fasi?

  • Il secco indifferenziato
  • Gli oggetti ingombranti
  • Gli scarti di lavorazione della raccolta differenziata
  • Lo spazzamento stradale
  • Gli assorbenti

Su questi si può intervenire eliminandone alcuni e riducendo gli altri con feedback sull’input e con feedback di processo secondo lo schema che realizza il ciclo chiuso del RICICLO TOTALE.

L’uso ridottissimo della discarica di servizio va tendenzialmente ad eliminarsi anche con l’utilizzo già in atto in alcune realtà italiane del processo di estrusione per fare del materiale secco residuo della sabbia sintetica.

 

Resta fuori da questa Nota il discorso dell’impianto di via delle Morelle sul quale da sempre il WWF si è espresso per una sua ristrutturazione in un moderno impianto di compostaggio.

 

Terracina, 16 febbraio 2012

 

WWF Lazio: Il bosco non è un cantiere

QUANDO LO SCEMPIO AMBIENTALE E’ LEGALIZZATO
IL BOSCO NON E’ UN CANTIERE!

A chi giova la distruzione della faggeta di Bassano dentro il Parco di Bracciano-Martignano?
Per il WWF Lazio occorre sospendere il piano di taglio e rivedere i termini

 Vittima silente e’ questa volta il Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano istituito il 25 novembre 1999 con L.R. n.36, oggi commissariato per volere della Giunta regionale.

Infatti attraverso il Piano di assestamento e Gestione Forestale sviluppato dall’Università Agraria di Bassano Romano, si vorrebbe vantare  un presunto “legittimo esercizio” del godimento dell’uso civico di legnatico sulle terre assegnate alla Università Agraria di Bassano Romano, che rientrano nella categoria a) dell’art. 11 della legge 16.03.1927 n. 1766 sul riordinamento degli usi civici. Il tutto inoltre normato da un apposito regolamento attuativo.

In particolare sotto attacco si trovano la Faggeta e tutto il Bosco di Bassano, questo nonostante il “Bosco Montevano e Cavoni” sia stato riconosciuto come SIC (Sito di Importanza Comunitaria) dalla CEE, per la presenza di un coleottero raro, Rosalia alpina, e come ZPS (Zona di Protezione Speciale) per la presenza di Nibbio bruno, Poiana e Falco Pecchiaiolo.

Questa area, grazie ad un microclima favorevole, presenta inoltre una faggeta a solo 500 metri dal livello del mare. Insomma una particolarità che rende tale luogo di grandissimo rilievo geobotanico.

Auspicavamo fiduciosi – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio – che a fronte del sopralluogo congiunto effettuato ormai da tempo tra il Direttore del Parco, il Commissario,  i tecnici dell’Ente, il Presidente dell’Università Agraria di Bassano, nonché i tecnici della Regione Lazio, si abbandonasse l’idea dell’abbattimento e si seguissero invece criteri di maggiore conservazione riconoscendo l’elevato valore naturalistico dell’area”.

Per converso gli accordi raggiunti dagli Enti preposti, per il WWF Lazio non sono sufficienti a garantire l’integrità dell’area, obiettivo primario e irrinunciabile di un’area protetta.

“Rileviamo come la politica del Commissariamento delle aree protette – continua Ranieri – produca spesso percorsi che vanno nella direzione opposta agli scopi e agli obiettivi per il quali le stesse sono state legittimamente create. La gestione di un’area deve tendere essenzialmente alla tutela della biodiversità, alla ricerca scientifica ,al fine di produrre dati utili alla conservazione, al controllo del territorio per evitare abusi e danni al comune patrimonio ambientale la cui tutela e’ addirittura  riconosciuta dalla Costituzione.”

Purtroppo l’evento sopra riportato non è un episodio isolato e nel Lazio (come nel resto d’Italia) se ne segnalano altri simili: per tutti citiamo la Macchia di Manziana e i Monti Lepini.

I tagli che le finanze pubbliche locali hanno subito recentemente stanno di fatto incentivando  l’avvio di un massacro sui boschi pubblici (compresi quelli di elevato valore naturalistico) nelle Aree protette e nei Siti di Interesse Comunitario della Rete Natura 2000. Questo meccanismo mette in serio pericolo l’unicità della foresta, dei suoi patriarchi vegetali, del suo paesaggio unico di bosco d’alto fusto di pianura, della sua incomparabile biodiversità

“Il WWF chiede pertanto – conclude Ranieri – l’immediata cessazione dell’abbattimento e la verifica da parte delle autorità giudiziarie di eventuali responsabilità in capo agli amministratori e gestori, ritenendo inammissibile che boschi d’alto fusto con alberi centenari, oltretutto in area protetta, siano gestiti come cedui per fare legna da ardere”.

Roma, 14 febbraio 2012

 

Info stampa WWF Lazio: Cesare Budoni – cell. 349-6040937

Richiesto incontro con il Sindaco sulla gestione dei rifiuti

Gent.mo Sig. Sindaco,
le scrivo per chiederle un incontro per discutere con lei la questione della gestione dei rifiuti nella nostra città.
La nostra associazione, già nella veste precedente di sezione locale del WWF, ha sempre offerto la propria collaborazione “critica” alle diverse amministrazioni che si sono succedute per la soluzione di problemi riguardanti l’ambiente.
Le associazioni normalmente ricoprono il ruolo di intermediari tra i cittadini e le Istituzioni e in questi giorni riceviamo continui solleciti ad interessarci più del solito della questione rifiuti. E su questo vorremmo avere un confronto con lei anche per darle, se lo ritenesse opportuno e adeguato, un contributo fattivo come è nostra consuetudine.
Le sarei grato se volesse accogliere questa richiesta fissando l’eventuale incontro nel secondo pomeriggio di martedì o giovedì, gli unici momenti in cui sono libero da impegni di lavoro.
In attesa di un suo cortese riscontro le invio i migliori saluti.
Domenico Carafa

5 febbraio 2012 Sul consumo di suolo: il Piano Casa e la bretella Appia-Pontina

COMUNICATO

 Il Piano Casa del Comune di Terracina e la bretella Appia-Pontina sono interventi ambientalmente sostenibili?

Proprio in questi giorni il WWF, insieme al FAI, ha pubblicato una road map per fermare il consumo del suolo partendo dall’analisi di ciò che è avvenuto in Italia in cinquant’anni soprattutto per l’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno, e in favore negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003).                                                                                                                                          Terracina in provincia di Latina è un esempio negativo di questo fenomeno.

Poi ci sono le cave che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio escavando  375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali.                                                             E anche qui la nostra città è presente con vecchie e nuove cave.

I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interesse Comunitario  e 64 International Bird Area. Si registra poi in agricoltura dal 2000 al 2010 una diminuzione della Superficie Aziendale Totale (SAT) dell’8% e della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%, mentre il numero delle aziende agricole e zootecniche diminuisce nello stesso periodo del 32,2% in meno di aziende agricole e zootecniche. Il risultato è un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi. Allarmante anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano è considerato “sensibile a fenomeni di desertificazione” e il 12,7% come “vulnerabile”.

Il consumo del suolo ha conseguenze che vanno bel al di là dell’impatto visivo: non solo infatti deturpa il paesaggio – cancellandone la memoria collettiva – ma ha ricadute significative su biodiversità, clima, assetto idrogeologico, energia, economia.

Un altro fattore fortemente impattante sugli ecosistemi e sul paesaggio è rappresentato dalle grandi opere. L’esempio più eclatante, anche in termini di spreco di soldi pubblici, è il programma delle cosiddette Infrastrutture Strategiche previsto dalla Legge Obiettivo del 2001, che negli ultimi 10 anni (dal 2001 al 2011) ha fatto lievitare il numero di opere previste dalle 115 del 2001, per un costo di 125,8 miliardi di euro, alle 390 del 2011 per un costo di 367 miliardi di euro, di cui il 45% delle opere (pari ad oltre 166 miliardi di euro) è rappresentato da strade e il 38% (circa 142 miliardi di euro) da opere ferroviarie.

La prima vittima di questa aggressione del territorio è l’agricoltura.                                                         L’espansione incontrollata delle città verso le campagne ha fatto sì che la ben più redditizia economia del mattone prevalesse su quella agricola.  La fame di cemento ha infatti letteralmente divorato i terreni agricoli – e i prodotti tipici provenienti da essi –  grazie soprattutto ad Amministrazioni compiacenti nei confronti delle lobby del cemento che non esitano a trasformare i terreni agricoli in zone edificabili, cambiandone la destinazione d’uso attraverso improbabili varianti urbanistiche che ne fanno così lievitare il valore. Così progressivamente le terre coltivate hanno ceduto il passo all’affare immobiliare: nel 2010 in Italia si contano 1 milione e 600mila aziende agricole e zootecniche: il 32,2% in meno rispetto al 2000.  E, nello stesso periodo, la Superficie Aziendale Totale (SAT) è disunita dell’8% e la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%.                                                                                                                                                                      A Terracina ne sappiamo qualcosa.

Per contrastare i ladri di territorio ed arrestare il consumo di suolo FAI e WWF presentano in un  dossier una road map con 11 linee di intervento:

1. Introdurre contenuti innovativi nella nuova generazione dei piani paesistici ponendo limiti al nuovo edificato con estensione delle tutele alle  aree di pregio naturalistico non tutelate e alle aree agricole.
2. Applicare la Valutazione Ambientale Strategica anche ai piani paesaggistici.
3. Procedere su scala locale ad una moratoria del nuovo edificato in attesa della redazione della nuova pianificazione paesistica.
4. Migliorare la qualità degli interventi urbanistici, rivedendo gli standards dei servizi urbani, e integrando nella pianificazione urbanistica i piani per il verde pubblico e dei trasporti.
5. Dare priorità al riuso di suoli già compromessi e già utilizzati da trasformare nell’interesse, anche residenziale, della collettività in alternativa al consumo di nuovo suolo.
6. Debellare l’abusivismo attraverso la completa definizione di pratiche di abusivismo pregresse, la conseguente demolizione di immobili non suscettibili di condono, la definitiva rinuncia ad ogni nuovo condono.
7. Autorizzare i Cambi di Destinazione d’Uso valutando gli effetti che questi comportano per la collettività in termini di trasporto, viabilità, incidenza sulla qualità ambientale e paesistica.
8. Introdurre adeguati meccanismi fiscali che da un lato introducano un più severo regime di tassazione sull’utilizzo di nuove risorse territoriali e, dall’altro, individuino agevolazioni sul riuso di territorio o suo riutilizzo mediante un minor consumo di suolo.
9. Aumentare il grado di tutela delle nostre coste valutando un’estensione generalizzata dei 300 m di salvaguardia dalla linea di battigia sino ad almeno 1000 metri (come aveva meritevolmente fatto in Sardegna il piano paesistico della Giunta Soru).
10. Difendere i fiumi, prevedendo non solo il rispetto delle fasce fluviali indicate nei Piani di Assetto Idrogeologico restituendo naturalità ai corsi d’acqua e procedendo finalmente agli interventi di abbattimento e delocalizzazione degli impianti situati nelle aree a rischio idrogeologico.
11. Stabilire definitivamente che gli interventi di bonifica  del siti inquinati devono avvenire nel rispetto del principio comunitario “Chi inquina paga” escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.

Soltanto a queste condizioni il Piano Casa del Comune di Terracina potrà definirsi sostenibile, in quanto conterrebbe una preoccupazione per le future generazioni.

E in questa logica la programmata bretella di collegamento dell’Appia con la Pontina, se proprio fosse ritenuta necessaria, avrà un senso soltanto se utilizzerà i tracciati esistenti sui quali basterà apportare gli opportuni miglioramenti.                                                                     

31 gennaio 2012 Invito a partecipare al bando regionale sulla riduzione dei rifiuti

                                           Al Sindaco del Comune di Terracina

                                                                         e p.c.   alla Stampa

 Gent.mo Sig. Sindaco,

la Regione Lazio ha indetto un Bando per l’assegnazione di contributi per progetti sperimentali dei Comuni in materia di riduzione e riutilizzo dei rifiuti:

E.F. 2011, cap. E32517, € 2.000.000,00, legge regionale n. 9 del 24.12.2010 (art. 2, comma 108) – D.G.R. n. 80/2011.

Il Bando è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale Parte Terza della Regione Lazio in data 14 gennaio 2012 e quindi siamo ad una decina di giorni dalla scadenza.

Il WWF Litorale Pontino, come sa, pone molta attenzione alla corretta gestione dei rifiuti che comincia proprio dalla prevenzione e per questo la sollecita a disporre la partecipazione al Bando regionale. In questa ottica la nostra associazione, se già non avesse provveduto in merito, le propone di fondare il bando sull’acquisto di almeno due “fontane leggere” che erogano acqua microfiltrata nelle due versioni, naturale e gassata, che nella stagione calda potrà essere refrigerata. Sono decine ormai i comuni del Lazio che hanno introdotto questo servizio pubblico, qualcuno ne ha installate tre, e forniscono al costo di 5 centesimi un litro e mezzo di acqua. Qualche amministrazione, quella di Corchiano nel viterbese, ha calibrato il carico dell’acqua su un litro e non per risparmiare ma per invitare i cittadini a tornare al vetro eliminando qualunque uso dei contenitori in plastica. Tutti i dati sull’uso di tali fontane sono estremamente incoraggianti; a Monterotondo la prima fontana installata (ora ne ha due o forse tre) ha erogato in un anno 470.000 litrid’acqua pari a circa 314.000 bottiglie di plastica; 15,7 tonnellate di rifiuti in meno.

Qualora l’Amministrazione da lei presieduta avesse già deciso di partecipare al Bando con questa o altra proposta, ci permettiamo inoltre di anticiparle la lettera che la Campagna Nazionale Porta la Sporta, di cui il WWF è uno dei partner, sta inviando a tutte le Amministrazioni Pubbliche affinché attivino iniziative di riduzione della produzione dei rifiuti nella Settimana Nazionale Porta la Sporta che quest’anno cadrà dal 14 al 22 aprile.

Prima di salutarla, nel dichiararci disposti a riprendere prima possibile le Domeniche degli Ingombranti che tanto successo hanno in città, la invitiamo fortemente a non distruggere quel patrimonio di sensibilità ambientale ormai acquisito da tantissimi cittadini, che giorno dopo giorno separano in casa i rifiuti e trovano i cassonetti della differenziata stracolmi. Faccia continuare il conferimento al centro di riciclo.

Cordiali saluti

Terracina, 31 gennaio 2012                                                                       Domenico Carafa

20 gennaio 2012 Rifiuti a Terracina: l’emergenza continua

Rifiuti a Terracina: l’emergenza continua

          Dopo il fallimento della Terracina Ambiente e l’intervento dell’Amministrazione comunale per tamponare la situazione con un affidamento temporaneo del servizio ad una ditta della provincia di Latina, i rifiuti stazionano ancora per le strade in gran parte della città.

Gli operatori appena fuori del centro cittadino, cioè non occorre andare a Borgo Hermada ma appena qualche centinaia di metri dal viale della Vittoria per verificarlo, si limitano a caricare i sacchetti a terra lasciando i cassonetti stracolmi. I rifiuti restano “sequestrati” nei cassonetti e con il passare dei giorni la frazione organica sta fermentando;  cominciano così a farsi apprezzare odori sgradevoli e tra poco, come sempre, sarà avvistato il primo ratto che si avvicina per nutrirsi.

Stiamo andando verso una situazione a dir poco rischiosa in termini di salute pubblica e comunque preoccupante per la gestione di quel poco di raccolta differenziata messa in atto da qualche mese con i cassonetti posti in alcune strade della città. Cominciano, infatti, le richieste alla nostra associazione di consigli su come comportarsi, conviene continuare a separare in casa i rifiuti in questo marasma?

   Il WWF Litorale Pontino, mentre sollecita l’Amministrazione comunale ad intervenire con estrema urgenza a sanare la situazione garantendo il conferimento del differenziato al centro di riciclo, invita i cittadini a trattenere in casa la carta e i contenitori di plastica, di vetro e di metallo in attesa che vengano svuotati i cassonetti stradali. Si rischia, altrimenti, che questi materiali differenziati virtuosamente da ognuno di noi una volta deposti a terra prendano la strada della discarica.