RIFIUTI NEL LAZIO La sentenza di Palazzo Spada è allarmante

Un’altra discarica e un altro inceneritore in più

C’è chi pensa “sia solo un caso” che proprio a valle dell’incontro voluto dal Ministro Clini sulla situazione laziale dei rifiuti spunti a sorpresa la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato che riforma la sentenza del TAR Lazio con cui erano state accolte le istanze del WWF, dei cittadini, dei comitati, dei comuni limitrofi in relazione alla richiesta di dichiarare illegittime le autorizzazioni per la realizzazione dell’impianto di gassificazione di Albano con annessa discarica.

Ricordiamo che il parere sulla valutazione d’impatto ambientale rilasciato ai termini di legge era risultato negativo, avendo accolto la Regione Lazio, tra le altre, anche le osservazioni proposte dalla nostra associazione.

In seguito per converso secondo un iter processuale che a tutt’oggi riteniamo forzato l’impianto ricevette il parere favorevole: una fortuna per i proponenti quantificabile in ben cinquecento milioni di euro, tanto quanto chiese il Coema, società proponente, come risarcimento alla Regione Lazio a seguito del parere negativo assunto, salvo poi ottenerne la conversione in positivo.

Il Coema all’epoca formato da Pontina Ambiente, Ama e Acea si proponeva come la possibile sintesi politica per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti, cioè quel meccanismo basato su discariche e inceneritori vocato evidentemente per convenienza imprenditoriale verso la combustione di carta e plastica con alto potere calorifico, quelle stesse materie che dovrebbero essere indirizzate alla filiera per il recupero attraverso il riuso, riciclo e riutilizzo.

“Un allarmante precedente giurisprudenziale – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio – quello sancito da Palazzo Spada, che vede qualificare un legittimo provvedimento finale di rigetto ‘quale privo del carattere della definitività dovendo valere, nella sostanza, come preavviso di rigetto’. Da oggi in poi ogni parere di valutazione di impatto ambientale potrà avere quella aleatorietà che certo non garantirà un giudizio sereno in merito ai reali effetti sull’ambiente di un determinato impianto. Siamo preoccupati in riferimento al quadro complessivo sulla discussione della gestione dei rifiuti, per la forzata ostinazione a perseverare in direzioni sbagliate e contrarie a qualsiasi principio comunitario ma soprattutto di buon senso, in spregio a quello che è il volere della collettività, che ben conosce il valore della conservazione dell’ambiente e la garanzia che esso rappresenta per la salute e la qualità della vita. Usiamo quei cinquecento milioni di euro per aprire subito siti di compostaggio, per avviare la raccolta differenziata spinta, per incentivare le filiere e le imprese ad esse collegate, introduciamo la cauzione sugli imballaggi. Alla fine di tutto ciò a cosa potrà mai servire un inceneritore?”.

Roma, 23 marzo 2012 

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