La Tares, documentiamoci!

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La nuova tassazione sui rifiuti e i servizi, la Tares

 

 

Il decreto–legge 6 dicembre 2011, n. 201 nell’articolo 14 ha istituito il tributo sui rifiuti e sui servizi indivisibili (illuminazione, asili nido, la manutenzione delle strade, l’assistenza domiciliare per anziani e malati, …) annullando ogni precedente disposizione come la tarsu e la tia.

La Tares, questa è la sigla del nuovo tributo, deve coprire tutti i costi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e assimilati e i costi di qualunque servizio a domanda individuale.

 

Già qui si può prevedere che nell’83% dei comuni italiani dove da parte dei contribuenti non si realizza la copertura totale dei costi dei servizi ci sarà un aumento consistente della tassazione; sono, infatti, solo circa 1.300 i comuni passati alla tia che copre tutti i costi. I residenti in questi ultimi comuni vedranno aggiunto a quanto già pagano solo il contributo generale di 0,30/0,40 €/metro quadrato per i servizi.   

 

Sono soggetti alla Tares tutti coloro che possiedono a qualsiasi titolo locali o aree scoperte capaci di produrre rifiuti; l’entità della tariffa viene riferita alla quantità e qualità dei rifiuti prodotti per unità di superficie.

I criteri per ricavare la tariffa devono rispettare un regolamento del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero dell’ambiente che troverà applicazione un anno dopo la sua emanazione.

Nella fase transitoria si fa ricorso a criteri presenti nel DPR 27 aprile 1999,n.158.

Per le abitazioni presenti nel catasto edilizio urbano la superficie assoggettabile alla tassa sarà pari all’80% della superficie catastale determinata secondo criteri già introdotti dal DPR 23 marzo 1998, n.138.

Qui ci sarà una fase di incrocio di dati tra comune e Agenzia del territorio; i soggetti passivi del tributo presentano una dichiarazione entro il termine stabilito dal comune in relazione alla data di inizio del possesso, dell’occupazione o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili a tributo. Nel caso di occupazione in comune di un fabbricato, la dichiarazione può essere presentata anche da uno solo degli occupanti.

Al comune tocca emanare un regolamento che oltre a modulare la tariffa in modo da prevedere agevolazioni e riduzioni comprenda:

a) la classificazione delle categorie di attività con omogenea potenzialità di produzione di rifiuti;

b) la disciplina delle riduzioni tariffarie;

c) la disciplina delle eventuali riduzioni ed esenzioni;

d) l’individuazione di categorie di attività  produttive di rifiuti speciali alle quali applicare, nell’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano, percentuali di riduzione rispetto all’intera superficie su cui l’attività’ viene svolta;

e) i termini di presentazione della dichiarazione e di versamento del tributo.

 

Il comma 23 dell’articolo 14 che istituisce la Tares stabilisce che il consiglio comunale deve approvare le tariffe del tributo entro il termine fissato da norme statali per l’approvazione  del bilancio di previsione, in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, redatto dal soggetto che svolge il servizio stesso ed approvato dall’autorità’ competente.

 

In assenza del regolamento ministeriale e molto verosimilmente del regolamento comunale e delle verifiche catastali tutto lascia pensare che ancora una volta si navigherà a vista e con poca trasparenza almeno fino al conguaglio di fine d’anno.

 

L’articolo 14 del decreto n. 201 fissa, poi, anche alcune norme sanzionatorie contro incomplete o infedeli dichiarazioni, l’elusione e l’evasione del tributo.

Perché la Tares si configura come un arretramento rispetto alle precedenti tassazioni sui rifiuti?

 

Innanzitutto, viene riferita alla superficie e non alla produzione effettiva dei rifiuti da parte del cittadino; l’attribuzione di un coefficiente medio per unità di superficie non premia il cittadino virtuoso che non sarà incentivato a praticare la prevenzione della produzione dei rifiuti.

Si prevedono agevolazioni per chi pratica la raccolta differenziata come se questa fosse un optional e non un obbligo di legge per i cittadini e per le amministrazioni. Ci sono già sentenze della Corte dei Conti  a carico di comuni inadempienti a tal riguardo.

L’accorpamento in un unico tributo, ovviamente molto più consistente del precedente (tarsu o tia), di più voci induce il cittadino ad attribuire alla gestione pur corretta dei rifiuti il salasso cui viene sottoposto e ciò lo porterà a rifiutare qualunque novità rispetto al cassonetto stradale. 

Ecco tutto l’art. 14 del decreto 5 dicembre 2011, n. 201 che istituisce la Tares:  Art.14TARES

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