“Il miglior rifiuto è quello non prodotto”

Questa massima ha ispirato il WWF fin dall’inizio, quando giovani volontari, ora esperti consulenti di aziende e amministrazioni pubbliche, producevano pubblicazioni come “Il vuoto a rendere come non rifiuto” o “Obiettivo Rifiuti Zero”. Eravamo negli anni ’90.

 

 

 

 

Questa posizione non è stata mai cambiata e l’adesione alla Campagna “Porta la sporta” lo dimostra, addirittura qui a Terracina anticipata di anni con la diffusione delle reti di cotone e delle borse di iuta sulle quali Emilio Selvaggi disegnò variopinte farfalle.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dibattito innescato dalla recente applicazione del decreto legge n.91/2017 Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno che obbliga alla sostituzione dei sacchetti leggeri utilizzati per imbustare frutta e verdura nella grande distribuzione con quelli compostabili in mater bi e al pagamento di questi ultimi, non sposta di un millimetro la nostra posizione: il cambiamento della composizione chimica del materiale dei sacchetti, da plastica tradizionale a biologica, non cambia il carattere di rifiuto che assumono gli stessi all’uscita dal negozio. Fino a quando non si inventeranno tagliandini della pesata che si incollano sui sacchetti compostabili facilmente staccabili questi prenderanno la strada dell’indifferenziato, ma anche se riuscissimo a liberarli da tale adesivo a causa della loro superleggerezza non sarebbero agevolmente riutilizzabili.

Oltretutto, i nuovi sacchetti secondo la legge non sono nemmeno completamente compostabili, lo saranno in futuro. Infatti, avranno una percentuale di compostabilità almeno del 40% che salirà ad almeno il 50% dal primo gennaio 2020 e ad almeno il 60% dal primo gennaio 2021.

Che fine fanno, poi, i guanti usati nel riempimento del sacchetto? Ora è possibile riciclarli nel plasmix, il miscuglio di plastiche poco nobili che residuano anche dalla raccolta differenziata della plastica. Ci auguriamo che ciò avvenga anche a Terracina.

Cosa possiamo fare noi cittadini?

Riusciremo a interrompere il parossismo confezionatorio in cui sono costretti a operare gli addetti alla vendita quando compriamo qualcosa al banco? Spesso si arriva a tre/quattro imballaggi nel servire un etto di affettato!

Intanto, cominciamo a frequentare i negozi che vendono i prodotti sfusi (a Terracina ce n’è qualcuno),  acquistiamo i prodotti a km zero della piccola distribuzione e nella grande distribuzione andiamo con le retine (queste sì di plastica ma che potremo lasciare in eredità ai nostri nipoti, data la longevità dei materiali). La legge non le cita e non le vieta. Negli altri Paesi europei sono utilizzate senza per questo andare incontro ad una procedura di infrazione.

Se l’obiettivo della legge è quello di ridurre l’uso di plastiche non lo si raggiunge con il pagamento di alcuni centesimi a sacchetto ma con l’uso di contenitori riutilizzabili.

Non siamo soli su questa posizione, ecco un intervento in campo nazionale.

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“La raccolta differenziata senza la tariffa puntuale è come un semaforo scollegato dalla rete elettrica”

Questa frase scritta da Roberto Pirani, un esperto di gestione dei rifiuti urbani, sintetizza quanto andiamo sostenendo da diversi mesi.

La tariffa puntuale

  • consolida la raccolta differenziata e l’incrementa fin oltre l’80% perché garantisce una riduzione dei costi a carico dei cittadini;
  • la sua applicazione comporta un controllo totale delle aree di produzione dei rifiuti eliminando l’elusione;
  • a regime  la tariffa puntuale (TARIP) a fronte di un servizio migliore e monitorato in ogni sua fase costa per il cittadino circa la metà della media nazionale.

Oggi a Sabaudia si è tenuto un corso formativo sull’applicazione della tariffa puntuale organizzato dalla società Informatica e Servizi dal titolo Come approcciare l’applicazione della raccolta differenziata per arrivare alla tariffazione puntuale.

Di fronte a rappresentanti di diversi comuni laziali è stato prima illustrato il Decreto ministeriale (GU n.117 del 22/05/2017) che ha fissato le norme applicative della tariffa puntuale e successivamente è stato presentato con argomentazioni pertinenti il percorso necessario per il passaggio dalla TARI alla TARIP.

Sono state trattate tutte le fasi, dal censimento delle utenze alla gestione attuata con l’utilizzo di software ideato per mettere i cittadini nelle condizioni migliori per realizzare la raccolta differenziata.

Il WWF, presente al corso di formazione tra il pubblico, ha distribuito ai rappresentanti dei comuni pontini un volantino con la sintesi dello stato attuale della raccolta differenziata in provincia.

TARI più alta della media a Terracina, almeno secondo il campione di comuni analizzato dall’ISPRA

Una ventina di giorni fa l’ISPRA ha pubblicato il Rapporto Rifiuti 2017 con i dati aggiornati al 2016.

Qui è possibile scaricare il testo 

La produzione dei rifiuti in Italia come nella regione Lazio e nella provincia di Latina ha registrato un leggero aumento rispetto all’anno precedente e non solo per aver conteggiato a partire proprio dal 2016 tra i rifiuti urbani una piccola quantità di rifiuti provenienti da lavori domestici di riparazione/ristrutturazione edilizia.

 

La raccolta differenziata ha fatto un piccolo passo avanti

 

Prevedibili i dati relativi ai rifiuti prodotti dal trattamento meccanico biologico di quel che resta dopo la raccolta differenziata.

 

Cosi, come si sapeva, parte dei prodotti vanno negli inceneritori in barba alla sostenibilità ambientale della gestione dei rifiuti prevista da strategie di moda.

 

Il Rapporto affronta anche i costi a carico dei cittadini della gestione dei rifiuti urbani analizzando un campione di 734 Comuni.

“I risultati dell’indagine mostrano che, per tutte le classi di popolazione analizzate, all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata, alla quale è legata una diminuzione importante della quantità di  rifiuti pro capite smaltiti in discarica e spesso un aumento della percentuale di rifiuti avviati al trattamento meccanico-biologico, diminuisce il costo totale pro capite annuo.”

Il campione di Comuni di questa tabella si adatta esattamente alla città di Terracina con il suo numero di abitanti e con il livello di raccolta differenziata ma qui da noi il costo per abitante è superiore a 124 €.

Sulla gestione dei rifiuti in provincia di Latina il WWF scrive alla presidente Eleonora Della Penna

Ancora una crisi in provincia di Latina nella gestione dei rifiuti solidi urbani e anche questa volta l’emergenza sarà superata con qualche provvedimento tampone fino alla prossima.

Le difficoltà questa volta non sono nate dalla discarica ma dall’impianto di pretrattamento dei rifiuti indifferenziati, che a prescindere da eventuali disfunzioni nel ciclo di lavorazione, sono palesemente e irregolarmente troppi.

L’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Latina presenta un quadro disarmante con 21 comuni su 33 sotto, e alcuni abbondantemente, la soglia minima del 65% di raccolta differenziata.

Così, invece di dover pretrattare prima del conferimento in discarica al MASSIMO 102.177 tonnellate di rifiuti ci tocca sottoporre al trattamento 167.272 tonnellate di indifferenziato essendo la raccolta differenziata dell’intera provincia ferma al 42,7%

Fino a quando si andrà avanti con le soluzioni tampone, provvisorie ed episodiche, l’ultima addirittura con un braccio di ferro tra pubblico e privato, il territorio provinciale sarà sempre sotto pressione.

I dati pubblicati sul sito dell’Osservatorio Rifiuti indicano che ci sono comuni, tra i più grandi anche, refrattari ad una gestione virtuosa dei rifiuti che da decenni ormai viene praticata ovunque e anche nel nostro territorio.

E’ inaccettabile e fuori di ogni norma che la raccolta differenziata a Cisterna sia del 37%, a Fondi del 35%, nel capoluogo del 29,3%, a Sezze del 21,5%, a Priverno del 14,7% e a Minturno del 12%!

           E cosa dire poi della riduzione della produzione dei rifiuti che è il primo passo previsto da norme europee, nazionali e regionali nella gestione dei rifiuti?

I dati dell’Osservatorio elencano 19 comuni che nel passaggio dal 2015 al 2016 hanno aumentato invece che diminuire la mole dei rifiuti prodotti.

Sconsolatamente dobbiamo dedurre che in provincia di Latina ancora non è arrivata nemmeno l’eco dei messaggi riguardanti l’economia circolare. Qui si continua a estrarre dal ciclo delle merci enormi quantità di materiali buttandoli in discariche invece di avviarli al riciclaggio necessario per ridurre l’uso delle risorse naturali.

 

Ogni volta che al livello politico si parla di rifiuti ci si limita sempre e soltanto a parlare di impianti industriali necessari per l’ultima fase della gestione dei rifiuti, lo smaltimento; raramente sentiamo amministratori accalorarsi sulle prime fasi della riduzione, della preparazione al riuso e del riciclo, quelle appunto che portano alla circolarità dell’economia.

Abbiamo elaborato graficamente i dati dell’Osservatorio e li alleghiamo a questa lettera con l’auspicio che possano indurre una riflessione profonda sullo stato della questione.

In particolare ci permettiamo di suggerire la seguente strategia soprattutto per le grandi città della nostra provincia prima fra tutte Latina:

  1. Passare immediatamente, vista la perenne emergenza e il continuo stato di possibile sanzione europea, alla raccolta differenziata spinta tramite il porta a porta che per essere attuato necessita di pochissimi mesi compresa la formazione dei cittadini.
  2. Mettere in atto subito progetti di riduzione dei rifiuti, progetti che sono spesso finanziati dalla Regione o dall’Europa.
  3. Fare pressione sul Governo centrale e regionale affinché il piano dell’impiantistica vada nella direzione di favorire non gli ultimi passi della gestione dei rifiuti, inceneritori e discariche, ma i primi, compostaggio e riciclo dei materiali differenziati.

In attesa di buone decisioni da parte Sua e dei Sindaci responsabili localmente del problema Le inviamo i saluti della nostra associazione e la nostra disponibilità alla collaborazione.

 

La Regione Lazio ha approvato le linee guida per l’applicazione della tariffa puntuale nella gestione dei rifiuti urbani, ora tocca ai Comuni regolamentarla

Finalmente anche nel Lazio si muove qualcosa nella direzione giusta.

La gestione dei rifiuti urbani si avvierà verso il riciclo totale soltanto con la raccolta differenziata porta a porta sostenuta da una tariffazione incentivante come appunto quella puntuale, si paga per i rifiuti che effettivamente vengono prodotti.

Ecco un passaggio della delibera di GR:

“….. con il presente documento si vogliono stabilire le linee guida sulle modalità di applicazione della tariffazione puntuale. Gli aspetti che risulta necessario definire sono i seguenti:

  • I criteri della misurazione puntuale sono finalizzati a determinare la quota variabile della tariffa
  • La misurazione puntuale prevede almeno la misurazione della frazione del  rifiuto urbano residuo (RUR)
  • La misurazione della quantità di rifiuto deve essere associata all’utenza che l’ha prodotta. A tal fine si utilizzano sistemi univoci di riconoscimento dell’utente o del contenitore
  • I sistemi di misurazione devono identificare il soggetto che effettua i conferimenti attraverso l’identificazione dello specifico utente o di uno specifico contenitore associato a un utente o a una utenza aggregata e registrare il numero dei conferimenti
  • Misurazione della quantità attraverso pesatura diretta o sulla base del volume dei contenitori.
  • Sono ammessi i sacchi chiaramente identificabili
  • Laddove non sia possibile la misurazione diretta è ammessa la misurazione presuntiva che rappresenta una misurazione indiretta del rifiuto urbano residuo

 Trattandosi di una opportunità e non di un obbligo appare importante delineare brevemente le motivazioni a favore della scelta della tariffazione puntuale:

  • La tariffa puntuale è la modalità più equa di far pagare ai cittadini il servizio di gestione dei rifiuti: oltre ad una parte fissa, ogni utenza paga in base ai rifiuti realmente prodotti e conferiti.                                                                                                                             

 

  • Il Comune può applicare una tariffazione più equa, facendo in modo che ogni cittadino paghi realmente in proporzione al servizio richiesto ed utilizzato, è assolutamente in linea con il principio di “chi inquina paga “;
  • La conseguenza è meno e meglio conferisco e meno pago;
  • L’applicazione della tariffa puntuale garantisce di norma delle positive variazioni nelle abitudini dei cittadini. La tendenza ad esporre il meno possibile il contenitore (o il sacco) dei rifiuti indifferenziati, per risparmiare il costo di esposizioni dovute soltanto a sacchi e/o bidoni non pieni, può permettere di razionalizzare il percorso dei mezzi di raccolta, consentendo di ottimizzare i costi del servizio di raccolta;
  • Il cittadino ha la sicurezza di pagare solo per il numero di conferimenti realmente operati oltre al numero di conferimenti già incluso nella parte fissa della tariffa. La possibilità di controllare in maniera facile ed immediata la quota variabile della tariffa è una garanzia sulla trasparenza dei processi messi in atto;
  • Il cittadino vede premiati i propri sforzi per aumentare la differenziazione dei propri rifiuti e, conseguentemente, di ridurre la produzione di rifiuto indifferenziato. I comportamenti virtuosi hanno un riconoscimento monetario pressoché immediato.

I regolamenti comunali di gestione dei rifiuti urbani dovranno essere aggiornati con le modalità attraverso le quali la nuova tariffazione può essere attuata in relazione alla “quantificazione” dei rifiuti prodotti dalle singole utenze.”

Metodo utilizzato

  1. Le utenze sono articolate in due fasce secondo quanto disposto dall’art. 4, comma l del DPR 158/99:
  • utenza domestica: comprendente tutte le abitazioni civili;
  • utenza non domestica comprendente non solo tutte le attività economiche presenti sul territorio comunale (fabbriche, attività commerciali, laboratori artigianali, uffici di società private, banche, laboratori di analisi, gabinetti medici, ) ma anche gli enti, le comunità, gli ospedali, le case di riposo, i circoli, le associazioni  culturali, politiche,  sindacali, sportive mutualistiche,  benefiche, ecc..
  1. l costi totali vanno ripartiti tra i due tipi di utenze in modo da assicurare l’agevolazione per l’utenza domestica di cui all’art. 238 del Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
  2. I costi  fissi  e i  costi variabili  sono attribuiti  ai  due  tipi  di utenze  in percentuale da stabilire in proporzione  all’incidenza degli stessi sul totale dei costi  sostenuti.
  3. Le percentuali di attribuzione di cui ai comma 2 e 3 vengono stabilite annualmente con la deliberazione che determina la tariffa.

**Utenze domestiche**

Quota fissa calcolata in base ai componenti del nucleo familiare

+

Quota variabile legata agli svuotamenti del secco non riciclabile

***Utenze non domestiche***

Quota fissa calcolata in base alla superficie dell’utenza e del volume dei contenitori in dotazione

+

Quota variabile legata agli svuotamenti del secco non riciclabile e alla volumetria dei contenitori dei riciclabili

Finalmente emanato il Regolamento sul compostaggio di comunità

Sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.45, del 23 febbraio 2017 è stato pubblicato il Decreto n.266 del 29 dicembre 2016 emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Il Decreto contiene il Regolamento recante i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunita’ di rifiuti organici.

Per compostaggio di comunita’ si intende “il compostaggio effettuato collettivamente da più utenze domestiche e non domestiche della frazione  organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell’utilizzo del  compost prodotto da parte delle utenze conferenti.”

Nei primi due commi dell’art.1 che stabilisce le finalita’, l’ambito di applicazione e le esclusioni si legge

  1. Il  presente decreto stabilisce i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per l’attivita’ di compostaggio i comunita’ di quantita’ non superiori a 130  tonnellate  annue,  di cui  all’articolo  183,  comma  1,  lettera   qq-bis,   del   decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  nel  rispetto  della  tutela dell’ambiente e della salute umana.
  1. Salvo quanto disposto dall’articolo 10, il presente decreto  si applica alle attivita’ di compostaggio di comunita’ intraprese da un organismo collettivo al fine dell’utilizzo del  compost  prodotto  da parte delle utenze conferenti.

L’obiettivo è quello di ridurre il conferimento in discarica di rifiuti organici e di avviare la società del riciclaggio come vuole la Comunità europea.

Il Regolamento viene a concretizzare l’art.180 (Prevenzione della produzione di rifiuti), comma 1-octies, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  (Norme in materia ambientale), pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  del 14 aprile 2006, n. 88 – S.O. n. 96.

Il Regolamento che entrerà in vigore il 10 marzo 2017 è scaricabile qui.

Ovviamente, il Comune ai cittadini che attiveranno il compostaggio di comunità dovrà poi ridurre l’entità della tariffa sui rifiuti urbani come afferma il comma 19-bis dell’articolo 208 del citato decreto legislativo n. 152 del 2006.

“Alle utenze non domestiche che effettuano il compostaggio aerobico individuale per residui costituiti da sostanze naturali non pericolose prodotti nell’ambito delle attivita’ agricole e vivaistiche e alle utenze domestiche che effettuano compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino e’ applicata una riduzione della tariffa  dovuta per la gestione dei rifiuti urbani.”

Operatori di Pangea sostituiscono i volontari del WWF Litorale laziale nel progetto della raccolta differenziata nelle scuole di Latina

Problemi organizzativi non consentono ai volontari del WWF di intervenire nell’iniziativa di educazione ambientale che sta prendendo le mosse nelle scuole di Latina.

Oltretutto ci si è trovati di fronte ad un calendario fitto di interventi per l’associazione peraltro impegnata con le centinaia di studenti delle scuole superiori di Terracina nei progetti di alternanza scuola/lavoro.

Nel capoluogo si attiveranno i componenti dell’associazione Pangea ONLUSS che hanno alle spalle anni di esperienza accumulata nell’educazione ambientale.

Proprio in questi giorni sono partiti presso il liceo Leonardo da Vinci di Terracina i progetti di alternanza scuola/lavoro scelti da oltre cento studenti che si interesseranno di

  • Camposoriano (geologia e presenza umana),
  • Parco della Rimembranza con il censimento dell’essenze presenti e dell’avifauna,
  • rifiuti urbani e marini con indagini particolari,
  • fotografia naturalistica,
  • cammini (la Via Francigena,in particolare),
  • eventi nazionali e internazionali riguardanti temi di interesse generale come il riscaldamento globale,
  • mobilità sostenibile nell’ambito di una rigenerazione della città con la natura.

E già si prenotano altre centinaia di studenti dell’ITC  “A.Bianchini”.

Esperti del WWF Litorale laziale chiamati a parlare di raccolta differenziata nelle scuole di Latina

Presentato oggi a Latina il Progetto promosso dal gruppo Cosmari Latina Differenziamoci, una campagna di informazione e di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata nelle scuole.

Il progetto si articolerà in quattro diverse azioni:

1) INFORMAZIONE E FORMAZIONE NELLE SCUOLE ADERENTI

2) ATTIVITA’ INTERNA ALLA SCUOLA CON IL COINVOLGIMENTO DI

STUDENTI E INSEGNANTI

3) ATTIVITA’ DI RACCOLTA E VISITA AGLI IMPIANTI

4) EVENTO FINALE

L’iniziativa è realizzata con il patrocinio e la collaborazione di:

COMUNE DI LATINA – PROVINCIA DI LATINA – PREFETTURA DI LATINA

UNINDUSTRIA – ANCI – ORDINE DEI CHIMICI

COMIECO (Consorzio Nazionale Imballaggi Carta e Cartone)

COREPLA (Consorzio Nazionale Imballaggi Plastica)

RICREA (Consorzio Nazionale Imballaggi Acciaio)

CIAL (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio)

Hanno aderito 12  scuole della città per un totale di circa 5.000 studenti.

1) SCUOLA DELL’INFANZIA VIA TASSO
2) SCUOLA DELL’INFANZIA PIAZZA MORO
3) SCUOLA DELL’INFANZIA VIA DEGLI AURUNCI
4) SCUOLA ELEMENTARE BORGO BAINSIZZA
5) SCUOLA ELEMENTARE BORGO S. MARIA
6) SCUOLA ELEMENTARE E MEDIA DON MILANI
7) SCUOLA ELEMENTARE VIA QUARTO
8) SCUOLA MEDIA VIA AMASENO
9) SCUOLA MEDIA LEONARDO DA VINCI
10) SCUOLA MEDIA BORGO SABOTINO
11) LICEO ARTISTICO
12) ISTITUTO EINAUDI-MATTEI

Per l’informazione e la formazione dei giovani e giovanissimi frequentatori delle dodici scuole sono stati chiamati  i volontari del WWF Litorale laziale. Negli incontri si alterneranno Elisabeth Selvaggi, Franca Maragoni e Giovanni Iudicone.

Meno rifiuti e costi più bassi per i cittadini con la tariffa puntuale.

Insistiamo, a Terracina la raccolta differenziata dei rifiuti ha bisogno di controlli sulla qualità dei materiali e dell’introduzione della tariffa incentivante.

La raccolta differenziata porta a porta collegata alla tariffa puntuale (paghi per quello che getti) è la pratica migliore nella gestione dei rifiuti urbani perché risolve un serio problema ambientale e riduce i costi a carico delle famiglie.

La tariffa puntuale è attiva da sempre per il gas, l’acqua e l’elettricità. Le famiglie pagano una parte fissa a copertura degli impianti e dei contatori e una parte variabile dipendente dai consumi; per risparmiare i cittadini controllano i consumi. Così, per i rifiuti la parte variabile calcolata sulla quantità conferita di indifferenziato stimolerà gli utenti a ridurre la produzione dei rifiuti e nel contempo a separarli con metodo raggiungendo l’obiettivo di contenere l’entità della bolletta.

Tutto ciò avviene già da un paio di decenni in molti comuni italiani e in tante aree della Comunità europea.

L’ESPER (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) ha pubblicato recentemente uno studio sull’applicazione della tariffa puntuale in campo europeo. Sul sito esper.it si legge

La tariffazione incentivante, o puntuale, è senza dubbio il metodo più equo e trasparente con cui tariffare il servizio di raccolta rifiuti e permette importanti ottimizzazioni del servizio, aumentando quantità e qualità della raccolta differenziata e creando possibilità di risparmi, sia per il soggetto gestore che per l’utente finale, ossia il cittadino.

L’affermazione precedente, per quanto possa sembrare un vuoto slogan commerciale, nasce dall’esperienza diretta dei Comuni Italiani che hanno imboccato la via della misurazione effettiva dei rifiuti indifferenziati prodotti dai cittadini e quindi della tariffazione puntuale. Ponte nelle Alpi, Capannori, Trento, Parma, l’intero territorio del Consorzio Priula (TV) e del Consorzio Chierese (TO) sono solo alcuni degli esempi.

Con lo studio “10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante” ESPER ha voluto indagare cosa succede oltre confine. Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera: in gran parte del Vecchio Continente sono implementate forme di tariffazione incentivante. ESPER le ha studiate ed analizzate, inserendole in un unico studio che prende la forma di un vero vademecum europeo sulla tariffazione puntuale.

 

copertina_studio_paytScorrere le pagine della ricerca (esper_tp_2016_web_rid-1) è un buon esercizio per gli amministratori pubblici, per i responsabili dell’azienda che gestisce i rifiuti e per tutti i cittadini.

 

 

 

Oltretutto siamo un comune a Rifiuti Zero secondo una delibera approvata tempo fa.

 

 

Il WWF è stato vent’anni fa tra i promotori dell’obiettivo Rifiuti Zero dandone però successivamente una interpretazione scientificamente corretta di Riciclo Totale. Per questo insistiamo sulla differenziata spinta e sulla tariffa incentivante in modo da mandare al riciclo più materia possibile.

 

Questo è lo schema del Riciclo Totale

 

Occorre ricordare che la Regione Lazio ha approvato una norma che impone a tutti i comuni il passaggio alla tariffa puntuale?

 

Presentato oggi a Roma il Rapporto rifiuti 2016

Stamani l’ISPRA ha presentato il nuovo Rapporto rifiuti urbani con i dati relativi al 2015.

 

Continua il calo della produzione dei rifiuti urbani che non si può spiegare in questo ultimo anno solo con considerazioni economiche come le spese delle famiglie italiane perché alcuni fattori economici sono in controtendenza. Ci sono altri fattori che agiscono sulla produzione dei rifiuti urbani e tra questi il Rapporto cita, ad esempio:

 

  • la diffusione di sistemi di raccolta domiciliare e/o di tariffazione puntuale che possono concorrere, tra  le altre cose, ad una riduzione di conferimenti impropri;
  • la riduzione della quota relativa ai rifiuti assimilati, a seguito di gestione diretta da parte dei privati, soprattutto nel caso di tipologie economicamente remunerative;
  • le azioni di riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte a seguito di specifiche misure di prevenzione.

 

 

 

La raccolta differenziata cresce ancora anche se continua la diversità di comportamento nelle tre macro aree. (Non tutto il materiale differenziato, però, si avvia al riciclo a causa delle impurità presenti in esso)

 

 

 

 

 

La raccolta differenziata regione per regione presenta questo quadro.

 

 

 

 

 Occorre monitorare la raccolta differenziata per aumentarne le quantità raccolte curandone nel contempo la qualità.

 

 

Il Rapporto presenta anche un’analisi dei costi della gestione dei rifiuti tirando fuori una media in campo nazionale.