AGRICOLTURA E SALUTE sabato 20 maggio convegno del WWF a Terracina

Il WWF Litorale Laziale ha organizzato un convegno a Terracina per SABATO 20 Maggio nel quale si parlerà dell’inscindibile rapporto tra agricoltura e salute.

La Dottoressa Patrizia Gentilini, oncologa e ematologa dell’ISDE – Associazione medici per l’ambiente (International Society of Doctors for the Environ­ment fondata il 25 novembre 1990), affronterà tutte le possibili conseguenze che l’utilizzo dei pesticidi in agricoltura comporta a carico dell’ambiente e della biodiversità, oltre che della salute umana.

Il dottor Pietro Paris, responsabile del settore sostanze pericolose di ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, illustrerà l’ultimo Rapporto Nazionale Pesticidi nelle acque, nel quale si mette in evidenza un notevole aumento di contaminanti e pesticidi trovati nelle acque italiane. Un approfondimento verrà fatto sullo stato del monitoraggio e della contaminazione della regione Lazio e della provincia di Latina.

Ci si interrogherà infine sulle possibili alternative ad una agricoltura convenzionale: saranno ospiti alcune aziende di agricoltura biologica e biodinamica attive sul territorio che porteranno la loro esperienza e testimonianza.

Chi governa il bene comune potrà trarre molti spunti di riflessione da questo convegno, essendo le persone che più di altre dovrebbero mostrare una particolare sensibilità per la salvaguardia dell’ambiente e quindi della salute dei cittadini e degli operatori agricoli, adottando tutti i provvedimenti possibili per realizzare questi obiettivi.

Si dice che “siamo ciò che mangiamo”: e in questa giornata rifletteremo molto seriamente proprio su cosa mangiamo, perché il cibo può davvero rappresentare la nostra medicina e la nostra forza oppure la nostra malattia e la nostra debolezza.

Dalla pulizia dell’esedra romana al parco dell’Appia superiore

L’iniziativa delle associazioni Archeoclub, Cultura e Territorio e WWF Litorale laziale di pulire l’esedra romana posta al km 108 dell’attuale via Appia, in concomitanza con una camminata lungo il percorso di Piazza Palatina, ha dato l’avvio ad una raccolta di firme per chiedere alle Istituzioni competenti (MIBACT, Regione Lazio, Comune di Terracina) il recupero, la valorizzazione e la fruizione permanente del tracciato superiore della Via Appia a Terracina compreso tra l’acropoli di S. Francesco e l’esedra traianea sul Lago di Fondi, concepito come “Parco dell’Appia” all’interno del Parco Regionale dei Monti Ausoni, con riferimento particolare alla recente L.R. n. 2 del 10 marzo 2017, concernente le “Disposizioni per la realizzazione, manutenzione, gestione, promozione e valorizzazione della Rete dei Cammini della Regione Lazio (RCL)”.

La sottoscrizione della richiesta è partita proprio domenica 14 maggio e chi vuole collaborare nella raccolta può stampare il modulo che una volta completato andrà consegnato ad una delle associazioni proponenti

 

 

14 maggio 2017- Pulizia dell’esedra posta all’incrocio delle due vie Appia terracinesi e camminata lungo quella superiore

L’esedra posta al km 108 dell’Appia moderna, all’altezza della Torre del pesce e davanti alla grande cava, stamani alle ore 9 si presentava così

Dopo un paio d’ore di lavoro di un gruppo di volontari l’esedra cominciava a emergere in tutta la sua maestosità mentre le erbe estirpate e i rifiuti raccolti venivano portati via dagli operai della De Vizia

Si sono succedute due visite guidate al monumento ormai accessibile, una riservata ai soci dell’Archeoclub che avevano già visitato la Torre del pesce e un’altra specifica per i camminatori che partendo da piazza Municipio e passando per piazza Palatina sono arrivati sul luogo dell’esedra

Mentre i volontari ripulivano l’esedra un gruppo di studenti guidati da soci WWF e da esperti del Gruppo dei Dodici camminavano sulla via Appia superiore e a seguire su un sentiero fino a raggiungere il monumento romano.

La giornata organizzata da Archeoclub, Cultura e Territorio e WWF Litorale laziale ha avuto il patrocinio del Comune di Terracina che ha attivato il servizio di carico e trasporto dei materiali raccolti durante la pulizia.

14 maggio 2017 Appia Day anche a Terracina con gli studenti dell’alternanza scuola/lavoro

Una delle vie Francigene del sud ha come direttrice la via Appia che da oltre dieci anni viene percorsa da camminatori/pellegrini; proprio questo itinerario sta approfondendo il gruppo di studenti liceali “Cammini storici e di fede” coordinato dal WWF Litorale laziale in collaborazione con il Gruppo dei Dodici. In occasione dell’Appia Day, tra i cui promotori c’è anche l’Archeoclub d’Italia, gli studenti faranno l’esperienza di camminare su una strada storica che è anche un tratto della tappa Fondi-Terracina della via Francigena del sud mentre i volontari delle associazioni toglieranno erbe e rifiuti che infestano il monumento che ricorda il ricongiungimento delle due vie Appia, quella superiore, claudia, e quella inferiore, traianea.

 

La Sede di Terracina dell’Archeoclub d’Italia, il WWF Litorale Laziale-Gruppo Pontino e l’Associazione “Cultura e Territorioin collaborazione con il Comune di Terracina hanno promosso e organizzato, nell’ambito delle attività previste per l’Appia Day 2017, un’iniziativa culturale e didattica per la migliore conoscenza, valorizzazione e fruizione dell’antico tracciato della Via Appia a Terracina nel suo doppio percorso di Via Appia claudia (312 a.C.) e Via Appia traianea (inizio II sec. d.C.).

Per tali motivi saranno effettuate le seguenti attività:

  • pulizia della grande esedra romana all’incrocio tra la Via Appia claudia e la Via Appia traianea (km 108 della SS Appia n. 7) e rimessa in luce del monumento liberandolo dalla vegetazione infestante e dai rifiuti;
  • documentazione fotografica del monumento e del suo immediato contesto ai fini della sua maggiore tutela e valorizzazione;
  • percorso didattico sulla Via Appia claudia fino alla grande esedra traianea per i gruppi di studenti partecipanti.

Con tale iniziativa, organizzata in occasione dell’Appia Day 2017, le Associazioni promotrici e i cittadini aderenti intendono chiedere alle istituzioni competenti (MIBACT, Regione Lazio, Comune di Terracina) il recupero, la valorizzazione e la fruizione permanente del tracciato superiore della Via Appia a Terracina compreso tra l’acropoli di S. Francesco e l’esedra traianea sul Lago di Fondi, concepito come “Parco dell’Appia” all’interno del Parco Regionale dei Monti Ausoni, con riferimento particolare alla recente L.R. n. 2 del 10 marzo 2017, concernente le “Disposizioni per la realizzazione, manutenzione, gestione, promozione e valorizzazione della Rete dei Cammini della Regione Lazio (RCL)”.

 

Nota storica a cura dell’Archeoclub  APPIA DAY – SCHEDA DI SINTESI

A Pomezia un rogo di rifiuti forse combinati con eternit sta facendo correre grossi rischi ad un’area non marginale del nostro territorio

COMUNICATO STAMPA

ROGO DI POMEZIA: PER IL WWF NON VA PERSA L’OCCASIONE DI TRASPARENZA E VERIDICITA’ NELL’INFORMAZIONE DELLE CONSEGUENZE PER I CITTADINI

La Eco X è una delle numerose società, site nelle aree industriali di Pomezia, che si occupa di raccolta e avvio ai centri di riciclo di carta, plastica e ferro; è situata lungo l’asse stradale della Pontina vecchia, ad una distanza di 3 km circa in linea d’aria dal centro di Pomezia, a 600 metri dalla zona “5 Poderi” e soli 400 metri dal margine settentrionale dell’edificato del quartiere “Castagnetta”.

Come accade in molti comparti industriali di Pomezia, vi è una commistione di utilizzi, dovuti anche alla nascita di nuclei spontanei di edilizia residenziale all’interno delle aree industriali, successivamente sanati. Ad aggravare la situazione urbanistica, le aree industriali sono limitrofe e contigue a vasti appezzamenti di agro romano, in cui ancora viene mantenuto l’utilizzo agricolo e produttivo legato alla terra.

Tale situazione è figlia di una dissennata pianificazione territoriale avvenuta negli anni passati (incoraggiata almeno all’inizio, dai fondi della cassa del mezzogiorno) e alla piaga dell’abusivismo edilizio, sigillata dai numerosi condoni effettuati a partire dagli anni ’80.

In merito all’azienda, che opera da alcuni anni, non si può fare a meno di notare da alcune foto prese da Google maps che i piazzali di manovra contigui al capannone erano occupati, forse oltre quanto consentito dalle norme, in maniera preponderante da materiale ammassato e stoccato.

La presenza sul territorio dell’impianto aveva allertato i residenti che riuniti in un Comitato di cittadini avevano cominciato ad attivarsi lo scorso novembre presso le autorità (Sindaco e Polizia Locale), che a loro volta avevano scritto all’ASL RM6 e nucleo del NOE Carabinieri con la richiesta di un sopralluogo congiunto.

Se risulterà poi vero (e speriamo di no) quanto affermato da alcuni testimoni che il tetto di uno dei due capannoni era ricoperto da eternit, l’evento assume una gravità estrema e chiama in causa anche la Regione Lazio che ancora non ha un piano operativo di bonifica del cemento-amianto.

Gabriella Villani, vice Presidente del WWF Litorale laziale ha dichiarato:

“L’evento avrà conseguenze rilevanti sulla salute di chi abita nelle vicinanze. Per vicinanza e’ da intendersi un’area con un raggio di alcuni chilometri, dal momento che le nube tossica viaggia in atmosfera per decine e decine di km. Saranno particolarmente colpiti gli abitanti di Pomezia, Torvaianica e delle propaggini dei Castelli romani. Nel pomeriggio di ieri la colonna di fumo era rivolta verso il mare, oggi però l’odore di plastica bruciata si avverte anche ad Ostia.
I problemi maggiori colpiranno i bambini e  coloro che sono affetti da patologie respiratorie. Non dimentichiamo inoltre il danno alle coltivazioni sulle quali si stanno riversando le ceneri della combustione. Vigileremo sugli sviluppi di questa preoccupante vicenda chiedendo la trasparenza e la chiarezza necessarie per conoscere responsabilità vicine e lontane del disastro e le misure messe in campo per la prevenzione di tali incidenti, a cominciare dalla prevenzione della produzione dei rifiuti e della loro pericolosità”.

Roma, 6 maggio 2017

20 associazioni denunciano rischi per territorio e bene pubblico

Venti Associazioni chiedono al Governo di rinunciare alle Valutazioni di Impatto Ambientale farsa!

CORREGGERE IL TESTO, CON:

A) VIA SUL PROGETTO DEFINITIVO,

B) COMMISSIONE VIA SOTTRATTA AL CONTROLLO DIRETTO DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE;

C) CONFRONTO TECNICO BASATO SU PIENA INFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE

“I cittadini, la pubblica amministrazione e il nostro territorio, se non ci sarà un radicale ripensamento, subiranno le conseguenze ambientali ed economico-finanziarie delle valutazioni ambientali ‘farsa’ proposte nello schema di decreto legislativo elaborato dal Ministero dell’Ambiente, che in questa settimana dovrà avere il parere del Parlamento e della Conferenza Stato-Regioni”. Al centro delle critiche l’Atto di Governo (AG) n. 401, di riforma della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che “crea un procedura farraginosa e poco trasparente, su elaborati approssimativi, duplicando le fasi autorizzative sui progetti di opere e impianti, favorendo i progettisti e non la corretta informazione e partecipazione dei cittadini”, come denunciato da un’ampia coalizione di venti tra le maggiori associazioni ambientaliste riconosciute (Accademia Kronos, AIIG, Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, FAI, Federazione Pro Natura, FIAB, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, SIGEA, VAS, WWF) che chiede il ritiro del provvedimento o una sua radicale riscrittura.

Gli ambientalisti fanno notare che, una volta data l’autorizzazione ambientale su unvago “progetto di fattibilità” (come previsto nell’AG n. 401), il percorso del proponente dell’opera o dell’impianto diventa in discesa e le varianti sul progetto definitivo, dipendenti dalla cattiva qualità degli elaborati preliminari, portano a diatribe sulla lievitazione dei costi che a quel punto l’amministrazione pubblica, dato il primo OK, difficilmente riesce a contestare. E non si tratta di rischi teorici, per 15 anni (dal 2001 al 2015), questo modello, ricordano gli ambientalisti, è stato applicato alle “infrastrutture strategiche”, derivanti dalla legge Obiettivo, i cui costi(date le necessarie compensazioni e mitigazioni ambientali) a consuntivo sono lievitati in maniera incontrollata, arrivando da un +300% (Autostrada Bre.Be.Mi.) ad un +800%  (terzo Valico dei Giovi) rispetto ai costi iniziali.

Le associazioni nelle loro Osservazioni (inviate alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato,  ai Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti, all’ANAC e alle Regioni) chiedono al Governo di evitare che si affermino valutazioni ambientali farsa, e quindi che: 

a) la VIA venga condotta sul progetto definitivo (come viene  stabilito dalla normativa vigente che si intende smantellare), che consente di valutare pienamente le caratteristiche tecniche e ambientali delle opere a partire da vincoli e tutele del territorio, e non dal progetto di fattibilità, impreciso e lacunoso, che può servire invece nella prima fase istruttoria;

b) la Commissione tecnica di VIA venga sottratta dal controllo politico del Ministro dell’Ambiente di turno che può nominarne direttamente i membri, ma vada selezionata con procedure di evidenza pubblica tra esperti qualificati del mondo della ricerca e dell’università;

c) non si riduca l’amministrazione pubblica a una sorta di sportello a chiamata per le esigenze e interessi dei progettisti e delle aziende di costruzione (i cosiddetti “proponenti”), favorendo invece un confronto tecnico basato su una corrette e completa informazione e partecipazione  dei cittadini nelle varie fasi di definizione progettuale.

Le associazioni in conclusione osservano che “se non si vuole che lo sviluppo sostenibile sia una scatola vuota,  il bene ambiente deve essere centrale nelle valutazioni su progetti e impianti, perché da questo dipende il nostro benessere, la nostra qualità della vita e la credibilità della Pubblica Amministrazione”.

 
Roma, 2 maggio 2017
 
Il presente comunicato viene inviato dall’Ufficio Stampa del WWF in nome e per conto di tutte le associazioni che lo hanno sottoscritto.
 
Wwf Italia
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