Lo stato dei nostri laghi, importante seminario nel Parco Nazionale del Circeo

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Progetto Life + Rewetland

Widespread introduction of constructed wetlands for a wastewater treatment of Agro Pontino.

 

Seminario

Stato e prospettive dei laghi pontini e degli acquiferi costieri

Sabaudia – 26 marzo 2013

Auditorium del Centro Visitatori del Parco Nazionale del Circeo
Via Carlo Alberto – Sabaudia (LT)

Il programma Life Rewetland – Programma seminario 26-03-2013

La scheda di adesione Scheda_iscrizione Seminario 26 mar 2013

Salviamo l’agricoltura, scriviamo al Parlamento europeo.

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RIFORMA DELLA PAC

L’AMBIENTE AGRICOLO E’ IN CRISI, AGISCI ORA!

 

AGRIUN CARTELLO DI ASSOCIAZIONI LANCIA ANCHE IN ITALIA UNA PETIZIONE ONLINE INDIRIZZATA AI PARLAMENTARI EUROPEI PER UNA RIFORMA ‘VERDE’ DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE

Firma sul sito http://it.farmingfornature.eu

 

In vista della votazione in plenaria del Parlamento Europeo sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) 2014-2020, annunciata per il prossimo 11 marzo, le Associazioni ambientaliste e dell’Agricoltura biologica e biodinamica italiane credono sia giunto il momento di voltare pagina e finanziare solo le buone pratiche agricole che rispettano la Natura e che producano cibo sano con modalità che siano sostenibili anche per le future generazioni. Per questo hanno lanciato a livello europeo, anche in lingua italiana, una petizione online indirizzata ai parlamentari europei impegnati nei prossimi giorni a decidere sul futuro dell’agricoltura.

277 associazioni ed organizzazioni europee hanno già inviato una lettera aperta a tutti gli europarlamentari ( https://www.wwf.it/UserFiles/File/Lettera%20aperta_PAC_1marzo2013.pdf ) per ribadire perché la politica agricola europea ha bisogno di urgenti riforme. Con la petizione online tutti i cittadini europei possono far sentire la loro voce per sostenere una autentica riforma verde della PAC che renda l’agricoltura europea più pulita, sostenibile, sana e giusta.

Per più di cinquant’anni  l’Unione Europea ha incentivato e finanziato pratiche agricole dannose, che inquinano i nostri suoli, le nostre acque e la nostra aria, mentre la buona agricoltura biologica e biodinamica veniva sempre più penalizzata e marginalizzata, sprecando in questo modo i soldi dei contribuenti.

L’attuale crisi economica colpisce un’agricoltura già attraversata da una profonda crisi strutturale, in Italia le aziende sono calate in 10 anni del 32,2% e il loro reddito del 25,3%, mentre in Europa nell’ultimo decennio si sono persi complessivamente 3,7 milioni di posti di lavoro nell’agricoltura. Il 92% dei fiumi e dei laghi di tutta Europa sono inquinati per l’uso eccessivo di concimi chimici e pesticidi e soffrono per l’eccessivo prelievo di acqua destinata all’agricoltura (in Italia il 60% dei consumi idrici), negli ambienti agricoli dal 1980 ad oggi sono andati persi oltre 300 milioni di uccelli selvatici. I dati sull’ambiente in Europa evidenziano una crisi generalizzata della biodiversità e il consumo di suolo agricolo negli ultimi sessant’anni, un milione e mezzo di ettari dei terreni più fertili in Italia, mette a rischio anche la sicurezza alimentare. Questa crisi è il punto di arrivo di un modello di agricoltura non più sostenibile per modalità di produzione e di consumo.

Tutto questo non è più accettabile.

 

 Se non vuoi che i tuoi soldi siano usati per finanziare pratiche agricole che devastano il  territorio chiedi ai tuoi rappresentanti al Parlamento Europeo di votare a metà marzo per una politica agricola più verde. Per la prima volta nella storia infatti hanno il potere di votare per una politica agricola amica della Natura, che non sperperi i nostri soldi e che serva a produrre cibo sano in maniera più sostenibile. Questo porterà benefici per tutti chiede l’appello online promosso a livello europeo da Birdlife, EEB, IFOAM e WWF (organizzazioni rappresentate in Italia dalle Associazioni nazionali LIPU, Legambiente, Federazione nazionale Pro Natura , AIAB, Federbio, FIRAB, UPBio, WWF). All’appello hanno aderito anche altre Associazioni nazionali riunite in un tavolo di lavoro comune sulla riforma della PAC come il FAI (Fondo Ambiente Italiano), Italia Nostra, Touring Club Italiano, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, SIEP (Società Italiana Ecologia del Paesaggio) e Slow Food.

 

La mobilitazione delle Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica europee e nazionali intende ribaltare alcune decisioni assunte dalla Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo considerate insostenibili per l’ambiente e penalizzanti per le pratiche agricole più virtuose e sostenibili.

 

Nella plenaria di marzo le Associazioni chiedono per questo ai Parlamentari Europei di votare per una vera riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che:

  1. ASSICURI l’adozione delle migliori pratiche agricole per la tutela dell’ambiente da parte di tutti gli agricoltori che beneficiano dei pagamenti diretti della PAC  (il cosiddetto “greening”), mentre la proposta attuale prevede l’esclusione delle aziende sotto i 10 ettari;
  2. RESPINGA i doppi pagamenti illegali proposti dalla Commissione Agricoltura, che consentirebbero di pagare due volte gli agricoltori per le stesse attività;
  3. REINTRODUCA l’obbligo per gli agricoltori   del rispetto delle normative europee in materia di tutela dell’ambiente,  sicurezza alimentare, benessere animale e salute pubblica per poter ricevere i finanziamenti comunitari, attraverso la cosiddetta “condizionalità”.
  4. SOSTENGA maggiormente l’agricoltura biologica ed i sistemi agricoli di Alto Valore Naturale.

In questo scenario l’agricoltura biologica deve assumere un ruolo completamente nuovo rispetto al passato, utile per il futuro di tutta l’agricoltura, diventando metodo produttivo centrale dal quale partire per un nuovo modello di  riferimento basato su valori etici e sociali e sulla tutela dei beni pubblici.

Sono, infatti,  proprio le aziende biologiche che attraverso la diversificazione (base fondante dei principi del biologico) hanno saputo interpretare la multifunzionalità in misura maggiore rispetto alle altre e che oggi si dimostrano più resilienti anche sul piano economico e in sintonia maggiore con l’ambiente e i bisogni dei cittadini. Per questo l’agricoltura biologica deve essere maggiormente sostenuta da un’autentica riforma della PAC.

 

La campagna online prosegue anche sui siti delle varie associazioni e sui Social Network.


Roma, 1 marzo  2013

 

Gli Uffici Stampa
WWF Italia, Tel. 06 84497 265/213; 02 83133233 – 329 8315718

LIPU  tel 0521.273043 – 340 – 3642091 

No al consumo di territorio, riutilizziamo l’Italia!

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Per salvare la natura e le bellezze paesaggistiche d’Italia dalla cementificazione che le sta cancellando, il WWF, nell’ambito della Campagna “RiutilizziAMO l’Italia”, invita tutti gli abitanti del Belpaese ad aderire all’appello                                                                        NO AL CONSUMO, SÌ AL RIUSO DELL’ ITALIA.

 

Una sfida che punta alla riqualificazione delle aree urbane e del territorio disincentivando il consumo di nuovo territorio grazie anche all’introduzione di strumenti normativi e fiscali che consentano di ri-utilizzare prioritariamente aree abbandonate, dismesse o degradate  o anche  di vincolare l’eventuale occupazione di nuovi suoli per attività edilizie al recupero ‘naturale’ di altre aree da individuare con obiettivo il “Bilancio consumo del suolo: zero”, grazie alla partecipazione dei cittadini e  alla collaborazione tra le diverse  amministrazioni pubbliche.

L’espansione urbanistica a “macchia d’olio” va bloccata, in modo che il perimetro urbano sia contenuto e delimitato  evitando che il territorio diventi un’immensa, ininterrotta periferia sub-urbana di nuclei dispersi di bassa qualità edilizia e senza servizi  che soffocano la natura e deturpano il paesaggio.

Riutilizzare l’Italia sarà possibile se crescerà il numero e l’impegno delle amministrazioni pubbliche consapevoli del loro ruolo essenziale nel governo del territorio. Amministrazioni quindi in grado sia di garantire il rispetto delle norme a tutela dell’ambiente e del paesaggio che di regolare le trasformazioni in modo da risparmiare suolo e nel contempo migliorare la vivibilità delle città grandi e piccole.

Questi obiettivi verranno mantenuti se ci sarà un forte impegno di mobilitazione  civile, sociale e culturale che punti, mobilitando risorse economiche e occupazionali, al riuso e alla riqualificazione delle nostre aree urbane e sia consapevole che il patrimonio di biodiversità, che è parte integrante della ricchezza della nostra nazione, è un bene comune.

Il WWF Italia chiede ai cittadini di firmare l’appello per promuovere tre strumenti indispensabili per raggiungere l’obiettivo del “Bilancio consumo del suolo zero”

1.    Carta ‘No al consumo di suolo, Sì al riuso dell’Italia’: aderendo a questa Carta le Amministrazioni Pubbliche potranno manifestare il loro impegno concreto nel risparmiare il suolo, nel recuperare il dismesso, nel  coinvolgere i cittadini e le loro associazioni  nelle scelte di pianificazione, progettazione e realizzazione degli interventi.

2.    Il ‘Registro del suolo’: una banca dati integrata  tra gli  uffici delle varie amministrazioni competenti (Comune, Regione, Ministeri), accessibile a tutti i cittadini e grazie alla quale gli Enti pubblici possano controllare e prevenire il consumo di nuovo suolo, ma anche registrare i casi di rinaturalizzazione di suoli urbanizzati. Da qui vogliamo che parta una vera e propria operazione-trasparenza!

3.    Una ‘Fiscalità antiabbandono’: che  introduca un’imposta selettiva con l’obiettivo di rendere più vantaggioso recuperare e riutilizzare piuttosto che costruire, nel contempo il consumo di nuovo suolo fuori dal perimetro urbanizzato nel rispetto del patrimonio naturale, della rete ecologica e dei beni paesaggistici.

Il cartello degli ambientalisti ha incontrato Lista Monti, LNP, Movimento 5 Stelle, Pd, Pdl, Rivoluzione Civile, Sel, Fratelli d’Italia e si è confrontato con i leader Ingroia, Maroni e Vendola e con molti candidati alle elezioni nazionali. Ecco il resoconto.

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“C’è un cambio di passo nell’attenzione ai temi ambientali in questa campagna elettorale, che però ancora stenta a diventare consapevolezza sulla necessità di un Green Deal per uscire da una crisi che è nel contempo economica ed ecologica e c’è una voglia trasversale agli schieramenti di collaborare al di là degli steccati alla ri/conversione ecologica del Paese: lo ricaviamo dalle 16 ore di maratona per 8 incontri che abbiamo avuto con tutte le forze principali di centro-sinistra, centro e centro-destra, in lizza nelle Elezioni 2013, alle quali abbiamo chiarito che siamo disposti a collaborare anche dopo le elezioni, verificando nei primi 100 giorni di Governo la qualità del loro impegno”.

 

Questo è il primo risultato del forcing di sette tra le più importanti associazioni ambientaliste, a cui aderiscono oltre un milione di iscritti (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF), che hanno proposto all’attenzione delle forze politiche  il loro documento di 80 proposte (di cui 28 prioritarie)” Elezioni nazionali 2013: Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese”.

 

Il cartello di  7 associazioni ha incontrato i leader di partito Antonio Ingroia (Rivoluzione Civile), Roberto Maroni, (Lega Nord Padania), Nichi Vendola (Sel) e complessivamente 19 candidati alle elezioni nazionali. Per il Pd hanno incontrato, delegati dai leader di partito, la responsabile Ambiente, Stella Bianchi; per il Pdl i senatori Antonio D’Alì e Andrea Fluttero; per la Lista Monti, la candidata Ilaria Borletti Buitoni, per il Movimento Cinque Stelle i candidati nazionali Federica Daga, Marta Grande, Claudio Sperandio, Stefano Vignaroli, Andrea Zaccagnini. Il documento alla base del confronto, i resoconti degli incontri raccolti nel “Diario elettorale 2013” e l’analisi “L’ambiente nei programmi e nelle agende” sono disponibili on-line sui siti delle associazioni per chiunque voglia farsi un’idea del grado di sensibilità ambientale dimostrata da partiti, liste, movimenti. E hanno ricavato una Antologia dei temi ambientali nei programmi e negli incontri

E’ questo  il risultato del forcing avviato lo scorso 31 gennaio e conclusosi il 20 febbraio sulla base dei contenuti salienti dell’Agenda ambientalista trattati negli incontri e che sono serviti per valutare i contenuti dei programmi; contenuti che sono qui sintetizzati:

1. l’esigenza di redigere una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse nella produzione dell’energia elettrica, nei trasporti, nell’industria e nei servizi che sostengano  la Green Economy;
2. fissare l’Obiettivo del 100% Rinnovabili procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, e rinunciando a ogni piano di trivellazioni petrolifere off shore;
3.  integrare la Strategia nazionale sulla biodiversità (l’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità) approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici;
4. definire un Piano nazionale della mobilità che superi l’insostenibilità economico e ambientale del Primo Programma delle infrastrutture strategiche, abbandonando il progetto del Ponte sullo Stretto e l’AV Torino Lione;
5. elaborare una nuova legge di Governo del territorio, che aggiorni la disciplina urbanistica ferma al 1942  e pervenire ad una normativa sul consumo del suolo che usi la leva fiscale per disincentivare l’espansione edilizia e incentivare la riqualificazione del patrimonio esistente;
6. introdurre tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente e garantire un’adeguate tutela penale dell’ambiente;
7. procedere ad una Programmazione integrata dei beni e delle attività culturali sollecitando la piena collaborazione tra Stato e Regioni;
8. varare un Piano della Qualità per il settore turistico che valorizzi i beni culturali e ambientali;
9. ripristinare i tagli al Bilancio del ministero dell’ambiente, ultimo tra i dicasteri con portafoglio, portando il bilancio dagli attuali 450 milioni di euro (nel 2009 il bilancio del Ministero ammontava a 1,2 miliardi di euro) ad almeno700 milioni di euro.

Elezioni 2013: dite qualcosa di ambientalista

18/2/2013 – Eco telegramma alla politica in sette punti di un cartello di 13 associazioni nazionali

 

ecotelegramma400Un ECO-telegramma alla politica che in questa campagna elettorale ha sostanzialmente taciuto su temi di enorme importanza per la vita degli italiani e per lo stesso sviluppo economico del Paese: ambiente, territorio, energia e nuova occupazione creata dalla green economy. Su questi temi le associazioni della società civile, così come gli imprenditori legati all’idea di innovazione verde, hanno tentato di chiamare a discutere e a dire la loro tutte le forze politiche, hanno elaborato ‘agende’ e ‘appunti’. Ma di fatto questi temi sono rimasti fuori dal main stream politico: i partiti hanno delegato ai settori di riferimento, si sono pronunciati a mezza bocca sulle richieste delle associazioni, mentre a far discutere sono stati come sempre gli schieramenti, le personalità, le alchimie pre e post elettorali. Oggi un cartello di 14 associazioni e aziende chiede ai partiti e ai candidati premier di “dire qualcosa di ambientalista” e manda un ECO-telegramma con 7 punti a tutte le forze politiche cui domanda un impegno nell’ultima settimana della campagna elettorale.

 

 

A presentare in una conferenza stampa questa sfida alla politica è un gruppo consistente di organizzazioni che operano in ambiti diversi:  assieme a LAST MINUTE MARKET, l’associazione contro lo spreco che ha promosso l’ECO-telegramma, ci sono le associazioni ambientaliste che hanno elaborato nelle scorse settimane l’”Agenda ambientalista per la Ri/Conversione ecologica del Belpaese” (CLUB ALPINO ITALIANO, FONDO AMBENTE ITALIANO, FEDERAZIONE PRO NATURA, GREENPEACE, LEGAMBIENTE, TOURING CLUB e WWF); SLOWFOOD che ha lanciato gli “Appunti per le politiche alimentari”; LIBERA E GRUPPO ABELE di Don Ciotti che hanno raccolto 120 mila firme di cittadini per la petizione contro la corruzione “Riparte il futuro”; associazioni e imprenditori di grande peso nel campo dell’economia sostenibile: APER (che raccoglie centinaia di aziende  e ha elaborato un documento con “26 Azioni per lo sviluppo delle rinnovabili”), ALCE NERO (la cooperativa di agricoltori e apicoltori che rappresenta uno dei più affermati marchi del biologico italiano) e EATALY (una delle eccellenze del made in Italy nel campo dell’alimentazione di qualità).

“Ai candidati premier, ai leader di partito, crisi ambientale si aggrava assieme a quella economica stop Politica si occupa solo di alleanze stop Prossima settimana di campagna elettorale è ultima occasione per dire quello che farete per ambiente e green economy stop  Ed ecco su quali priorità  stop”, scrivono in forma telegrafica gli organizzatori alle segreterie di partito proponendo sette punti di capitale importanza su cui si dovrebbe appuntare l’attenzione nelle ultime battute della campagna elettorale.
  1.  la battaglia contro la corruzione che sottrae enormi risorse materiali e morali al paese,
  2. l’ obiettivo 100%  rinnovabili,
  3. mobilità sostenibile,
  4. conservazione della biodiversità e delle aree protette,
  5. valorizzazione dell’agricoltura biologica e a basso impatto ambientale,
  6. recupero del patrimonio edilizio invece che consumo di suolo,
  7. lotta agli sprechi, oltre all’ampliamento della raccolta differenziata e al riciclo dei rifiuti.

 Si tratta – sottolineano gli organizzatori nel testo dell’eco-telegramma – di “impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio energia e futuro da prendere già nel primo anno di governo”. Primi interventi che un nuovo esecutivo dovrebbe avviare in fretta, che partono dal patrimonio di idee e proposte che sono state avanzate nelle varie agende elettorali 

 

Condono edilizio: una provocazione contro il Paese

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Scherza con il fuoco chi parla di condoni edilizi: il solo annuncio provoca una corsa all’abuso. Ne sappiamo qualcosa in provincia di Latina e a Terracina in particolare.

Più che una boutade quella di Berlusconi sul condono edilizio è una provocazione contro il Paese, sostiene il WWF Italia. Berlusconi in Italia è il padre di due condoni edilizi su tre oltre che di una sanatoria paesaggistica e ha dunque  responsabilità importanti e ben definite che si sono trasformate in veri e propri sfregi del Paese.

Il condono di ‘necessità’ infatti, pur non condivisibile sotto il profilo giuridico, aveva forse qualche ragione nella sua prima edizione quella voluta da Craxi nel 1985.
Dopo di allora l’abusivismo è stato legato a operazioni speculative  o a realizzazione di opere in aree vincolate.

 

La prassi dei condoni in Italia ha tolto ogni certezza rispetto ad una efficace persecuzione dell’illecito penale costituito dalla realizzazione di immobili abusivi.  Ancora oggi sono centinaia di migliaia le pratiche ancora aperte sui condoni edilizi precedenti.L’abusivismo non si è mai fermato e si costruisce contando che, dati i tempi biblici della giustizia, prima o poi arrivi un condono. Questo è un fenomeno non più legato alla povertà ma piuttosto alle imprese edili che aumentano abusivamente le volumetrie assentite, con vari escamotage come ad  esempio la realizzazione di sottotetti poi trasformati in attici oppure di terrazzi che poi diventano vani aggiunti o volumi di servizio poi destinati ad  altro uso.Il Popolo della libertà nell’ultima legislatura si era già reso protagonista di proposte di condono soprattutto relative alla regione Campania. Proposte che, qualora approvate, avrebbero fatto venire meno migliaia di ordini di abbattimento esecutivi e migliaia di procedimenti giudiziari in corso, insomma lo stato che nega se stesso perché mentre un organismo cerca di applicare la legge un altro lavora per eluderla.

 

Il quarto ventilato condono, la cui articolazione sarebbe tutta da vedere, metterebbe poi seriamente a rischio territori delicatissimi quali i parchi perché questi erano stati esclusi dal terzo condono e le pressioni per aprire i termini della sanatoria in queste aree di pregio sono fortissime.

Al di la di tutto ciò Berlusconi si sta assumendo la responsabilità della corsa all’abuso che sempre avviene al solo annuncio di interventi di condono. E che accelera man mano che questi sembra possano realizzarsi.
CONSUMO DEL SUOLO

Elezioni 2013: l’ambiente non è entrato nei programmi elettorali

Sette importanti associazioni propongono un’Agenda per la Ri/conversione ecologica del Belpaese

sostenibilita terra e frecceIl nuovo modello economico basato su un’economia verde e rigenerativa deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo e Parlamento, valorizzando gli elementi di forza (parchi, biodiversità, patrimonio culturale, sistema della qualità), garantendo la sicurezza e l’efficienza dell’approvvigionamento energetico e favorendo l’internalizzazione dei costi ambientali per evitare che le minacce ambientali mettano a rischio anche gli asset di forza del Paese. E’ indispensabile che finalmente si costruisca anche in Italia un Patto che sia basato su un nuovo paradigma che consideri come inscindibili la dimensione ecologica e quella economica e sociale dello sviluppo.

Per fare in modo che questa impostazione assuma centralità nel dibattito elettorale che trascura i temi ambientali, sette tra le più importanti associazioni ambientaliste (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF) hanno condotto un’analisi dei programmi  delle agende dei vari partiti e coalizioni individuando 6 gravi carenze e hanno redatto un proprio documento“Elezioni nazionali 2013: Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese”, in cui vengono presentate 80 proposte su 12 filoni principali per la riconversione.

Le Associazioni ambientaliste hanno compiuto una lettura approfondita dei Programmi e delle Agende delle varie coalizioni e partiti in lizza nelle Elezioni 2013 accorgendosi che in nessuno di questi c’è la consapevolezza della centralità della sfida che si pone al nostro Paese, anche nel contesto dei problemi globali, né delle azioni innovative necessarie per perseguire l’obiettivo.

Dai programmi elettorali per le Elezioni 2013 le associazioni ambientaliste rilevano che:

1. non assume centralità la grave crisi provocata dai cambiamenti climatici che impone scelte radicali di azzeramento delle emissioni in tutti settori e nel modello produttivo, nonché nelle strategie di adattamento;

2. non emerge una consapevolezza sui servizi ecosistemici garantiti dalla tutela della biodiversità;

3. non ci si pone con urgenza la questione degli indirizzi della nuova politica industriale e della riconversione post-industriale;

4.non si affronta il problema di come calcolare e valutare la ricchezza della nazione attraverso la declinazione di nuovi indicatori di benessere che superino il PIL;

5. non si fa cenno a come si pensi di intervenire per adeguare il corpus dei diritti e dei delitti ambientali;

6. non ci si sofferma sulla cronica e ormai patologica inadeguatezza della governance ambientale, dipendente in buona parte dalla progressiva liquidazione del Ministero dell’ambiente avvenuta negli ultimi 5 anni. Si aggiunga che anche per settori che fanno parte del patrimonio consolidato della nostra economia, dell’offerta data dal nostro Sistema Paese  – beni culturali, turismo e agricoltura – nei programmi non si aprono nuove frontiere, né si assume la necessità di interventi coordinati e complessivi di rilancio..

Nel documento proposto dalle associazioni ambientaliste vengono forniti invece i dati essenziali per inquadrare la situazione attuale e illustrare proposte dettagliate su 12 argomenti chiave per il futuro sostenibile del Paese:

New “Green Deal”: la speranza per il futuro dell’Italia;

Biodiversità: ricchezza della nazione;

Il patrimonio costituito dai beni culturali;

Domanda di mobilità e infrastrutture;

Salute e ambiente nelle scelte industriali;

Consumo di suolo e Governo del territorio;

Difesa del suolo e adattamento ai cambiamenti climatici;

Contenuti verdi della filiera agroalimentare;

Turismo: sostenere le vocazioni del territorio;

Governare l’ambiente;

Diritto all’ambiente: tutela costituzionale e penale;

Andare oltre il PIL: nuovi  indicatori di sostenibilità.

Nel descrivere le 80 proposte per la Ri/Conversione ecologica del Paese, le associazioni ambientaliste fanno riferimento a dati precisi e hanno individuato 28 priorità, tra le quali si segnalano:

 l’esigenza di redigere una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse per i settori di produzione dell’energia elettrica, dei trasporti, dell’industria e dei servizi che sostengano  la Green Economy (nel 2012 il 40% delle assunzioni complessive, pari a 241 mila addetti, di tutte le imprese italiane nell’industria  e nei servizi, sono state in aziende che investono in tecnologie green);
• fissare l’Obiettivo del 100% Rinnovabili procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, non costruendo nuove centrali a carbone ed olio combustibile e rinunciando a ogni piano di trivellazioni petrolifere off shore;
 integrare la Strategia nazionale sulla biodiversità (l’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità) approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici;
• garantire fondi sufficienti al funzionamento dei parchi terrestri e delle aree marine protette e organizzare la Terza conferenza nazionale delle aree protette;
• procedere ad una Programmazione integrata dei beni e delle attività culturali (l’Italia, con  47 siti inclusi nella Lista dei patrimoni dell’umanità vanta il primato mondiale UNESCO), sollecitando la piena collaborazione tra Stato e Regioni prevista dal Titolo V della Costituzione;
• definire un Piano nazionale della mobilità che superi il Primo Programna delle infrastrutture strategiche (lievitato in maniera incontrollata tra il 2001 e il 2012 dai 125,8 miliardi di euro ai circa 375 miliardi di euro attuali) e abbia come priorità l’intervento organico nelle aree urbane, il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia in particolare per le merci e la riduzione delle emissioni di gas serra;
• redigere una Strategia nazionale per gli interventi di bonifica prioritariamente nei 57 Siti di Bonifica Nazionali – SIN sui 2.687 esistenti in Italia, perché offrono anche una opportunità di lavoro, di sviluppo della ricerca scientifica  e di reindustrializzazione.
• elaborare una nuova legge di Governo del territorio, che aggiorni la disciplina urbanistica ferma al 1942  e pervenire ad una normativa sul consumo del suolo (nei prossimi 20 anni si rischia una riconversione urbana delle aree libere in Italia di 75 ettari al giorno) che consenta, anche attraverso meccanismi fiscali, di disincentivare lo sviluppo disordinato fuori delle aree già edificate e di pregio paesaggistico;
 definire un Piano pluriennale di adattamento ai cambiamenti climatici, che prevede, secondo il Ministero dell’ambiente,  uno stanziamento complessivo in 20 anni di 41 miliari di euro, e rilanciare i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) per contrastare il rischio alluvioni e frane/smottamenti (il rischio idrogeologico riguarda l’82%, 6.633, Comuni italiani;
• utilizzare il 50% dei finanziamenti europei della politica Agricola Comune destinate allo sviluppo rurale per misure ambientali, puntando anche a raddoppiare entro il 2018 la Superficie Agricola Utilizzata (che ammonta a circa 13 milioni di ettari che costituiscono il 40% del territorio italiano)  per l’agricoltura biologica e, nel frattempo, ridurre l’impatto dei prodotti chimici quali i pesticidi e impedire la coltivazione di OGM;
• varare un Piano della Qualità per il settore turistico (che nel 2011 a livello internazionale ha prodotto 31 miliardi di euro di entrate, con un saldo commerciale positivo di 10 miliardi di euro), analogo a quello redatto in Francia e in Spagna, che valorizzi i beni culturali e ambientali,
• interrompere i tagli al Bilancio del ministero dell’ambiente, ultimo tra i dicasteri con portafoglio, portando il bilancio dagli attuali 450 milioni di euro (nel 2009 il bilancio del Ministero ammontava a 1,2 miliardi di euro) ad almeno700 milioni di euro per garantire in particolare gli interventi per la difesa del suolo;
 introdurre tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente e garantire un’adeguate tutela penale dell’ambiente con l’individuazione di specifiche fattispecie delittuose, tra cui il disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, associazione a delinquere, anche di stampo mafioso, finalizzata ai crimini ambientali;
• andare oltre al PIL avviando un processo istituzionale che porti all’utilizzo ufficiale dei nuovi Indicatori di progresso e di benessere elaborati nel 2012 da ISTAT e CNEL.

Le Associazioni ambientaliste hanno chiesto incontri a tutte le parti politiche in causa e documenteranno su un “Diario elettorale”, pubblicato sui propri Siti WEB, che sono frequentati da milioni di persone, il successo dell’iniziativa e le risposte sui punti salienti delle singole proposte.

 

Pessime decisioni della UE su agricoltura e ambiente

24/1/2013 – LIPU e WWF indignati per quanto deciso dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo che cancella i benefici della Politica agricola per l’ambiente

4629407320_108a5960a8_m“Quella approvata dalla Commissione è una controriforma che rappresenta un grave danno  all’ambiente e ai cittadini contribuenti europei”. E’ il commento di LIPU e WWF al voto della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo sulla riforma della Politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea.  La Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo (Comagri) ha completato oggi le votazioni sulla riforma della Pac, approvando una serie di proposte controverse che hanno praticamente cancellato i benefici che la Pac (che entrerà in vigore nel 2014) avrebbe potuto apportare all’ambiente.

 

“Quanto deciso ieri ed oggi – dichiarano LIPU e WWF – è in palese contrasto con la proposta originaria della Commissione Europea che, seppur timidamente, tentava di legittimare nuovamente, agli occhi dei contribuenti europei, il bilancio agricolo dell’UE (34% del bilancio complessivo) introducendo una maggiore condizionalità ambientale per i contributi concessi agli agricoltori. 

“Siamo sdegnati per le decisioni della Commissione agricoltura – proseguono LIPU e WWF – che su molti punti si è praticamente divisa a metà con numerosi emendamenti approvati per un solo voto di scarto. Le misure del “greening” della Pac sono state praticamente cancellate, ossia le misure in favore della biodiversità e per contrastare i cambiamenti climatici previste nel primo pilastro per i pagamenti diretti alle aziende agricole”. 

 

Con il suo voto la Comagri, vergognosamente condizionata dagli interessi a breve termine dell’agricoltura intensiva e dell’industria agro-alimentare, ha sprecato un’opportunità storica per sostenere un’agricoltura amica dell’ambiente. Ha quindi posto una grave ipoteca sul futuro dell’agricoltura, che dipende dal mantenimento delle risorse naturali. Questo è il risultato della preponderante presenza di deputati legati alle forti lobby dell’agricoltura industriale.

 

Secondo LIPU e WWF, “una delle decisioni più gravi, presa a maggioranza dai deputati della Comagri, è il doppio finanziamento degli agricoltori per le stesse misure ambientali pagate sia col primo che con il secondo pilastro della Pac“. In pratica gli agricoltori che ricevono pagamenti per la realizzazione di azioni agro-ambientali nell’ambito dello sviluppo rurale saranno automaticamente ammessi al pagamento del “greening” del primo pilastro ricevendo un premio aggiuntivo del 30% del contributo base (praticamente un doppio pagamento per la stessa azione). Una decisione che dovrà essere giustificata con molta attenzione, non solo perchè illegale ai sensi della Legge comunitaria, ma anche perché comporta una sottrazione di quasi tre miliardi di euro l’anno dai programmi ambientali, che già subiranno altri consistenti tagli nel bilancio comunitario. “E’ vergognoso – proseguono le due Associazioni – come in tempi di crisi i deputati europei abbiano votato per pagare due volte la stessa azione. Con il loro voto hanno contribuito ad aggravare il taglio dei finanziamenti per i beni pubblici e la tutela degli interessi generali dei cittadini europei ad esclusivo vantaggio degli interessi privati di breve termine del settore agricolo”.

Le decisioni della Comagri che hanno cancellato l’ambiente dalla riforma della PAC allontanando l’agricoltura europea da un’autentica sostenibilità ambientale, sono le seguenti:

  • Greening: sono cancellate le tre misure obbligatorie in favore del clima e biodiversità proposte dalla Commissione Ue (rotazione e diversificazione delle colture, protezione dei prati permanenti ed aree d’interesse ecologico) sostituite da un “menù” di misure stabilite dalle Amministrazioni nazionali e regionali che gli agricoltori potranno liberamente adottare. Qualsiasi sistema di certificazione permetterà di entrare nel greening. Il risultato sarà la realizzazione di misure non efficaci disperse sul territorio che consentono agli agricoltori di ottenere gli stessi finanziamenti senza aumentare l’impegno per la tutela dell’ambiente.

 

  • Sviluppo Rurale: oltre all’introduzione di sussidi illegali con il doppio pagamento agli agricoltori per le stesse misure, la Comagri ha confermato la proposta della Commissione UE per l’introduzione nel secondo pilastro della Pac di un costoso strumento per la stabilizzazione dei redditi e le assicurazioni contro le calamità naturali,  che finirà per impegnare la maggior parte dei finanziamenti destinati allo sviluppo rurale.

 

  • Aree di elevato valore naturale: la Comagri ha respinto la proposta d’introdurre specifici programmi per la gestione delle aree agricole di elevato valore naturale e per l’agricoltura biologica, pratiche che svolgono un ruolo cruciale nella fornitura di beni pubblici ambientali e sostegno all’economia rurale. La previsione di specifici programmi avrebbe assicurato maggiori finanziamenti a queste pratiche agricole più sostenibili per l’ambiente.

 

  • Condizionalità: poteri conservatori hanno causato l’indebolimento della condizionalità – uno dei principi base della Pac: per ricevere i sussidi bisogna rispettare la legge e seguire le buone pratiche – facendoci tornare indietro agli anni peggiori della Politica agricola.

“Il voto di oggi non è il punto di arrivo – dichiarano LIPU e WWF – e ci sarà presto l’opportunità per ribaltare queste pericolose decisione nel corso della votazione plenaria del Parlamento europeo all’inizio di marzo. Ci appelliamo alla responsabilità degli eurodeputati, in particolare quelli italiani, per cambiare quanto deciso oggi dal Comagri nel rispetto dei principi costituenti della Ue, nel rispetto dei diritti dei cittadini contribuenti, per assicurare un futuro a lungo termine sia agli agricoltori sia all’ambiente, dimostrando così – concludono LIPU e WWF – indipendenza da lobby agricole sempre meno lungimiranti e non interessate al bene comune”.

I “Frutteti urbani” di Roma segnalati da Fulco Pratesi

dal Corriere della sera del 21 gennaio 2013

ARANCE AMARE METROPOLITANE

FULCO PRATESI

OLYMPUS DIGITAL CAMERANonostante l’inarrestabile degrado delle alberature cittadine, la vegetazione sopravvissuta può ancora offrire al passante momenti di agreste serenità. Chi si trova a passare, ad esempio, in via XX Settembre, resterà ammirato dalla visione di tante splendenti arance amare sui melangoli che ombreggiano i marciapiedi. Ma questi frutti, ottimi per le marmellate, non sono i soli che il «frutteto urbano» ci offre.

In primavera ci accolgono, sui grandi e scuri alberi dei cortili cittadini le gialle e saporite drupe del nespolo del Giappone, mentre le rosate fioriture di mirabolani purpurei (Prunus pissardi nigra) di viale Mazzini e altre strade romane come via Civinini, si evolvono nella produzione di piccole e dolci prugne rosse amate dagli uccelli. Così i ciliegi. Ce n’è uno all’angolo di via Gramsci con il viale Buozzi che al merletto candido dei fiori fa seguire in maggio molte piccole ciliegie. Non distante, poco prima dell’Ambasciata di Serbia su via dei Monti Parioli, si può godere a marzo la rosea fioritura di un grande albicocco che a giugno, se la gelata tardiva non lo colpisce, sparge sul marciapiede profumate drupe dorate.

Lungo la via Appia Pignatelli e in altre strade che s’inoltrano nell’Agro Romano, si resta colpiti in estate dalle candide ombrelle fiorite del sambuco, che preludono al tripudio agostino di bacche nere, ottime per confetture e sciroppi, che chiunque può raccogliere, sottraendole agli uccelli che le adorano.

Fruttificano, in autunno, ignoti ai più, i grandi alberi di avocado nati dai voluminosi semi piantati molti anni fa nei giardini. A fine novembre un merlo stava beccando uno di questi grossi frutti sotto un maestoso esemplare in via Linneo, al quartiere Pinciano. E, poco distante da lì, un artigiano me ne mostrò stupito un bel frutto proveniente da un albero davanti alla sua officina in una traversa di viale Buozzi. Nella stessa via, i rami sporgenti di un vecchio noce mi danno a novembre la gioia di poterne raccogliere sul marciapiede i frutti caduti.

IMG_0289In dicembre, sulle vie Sebastiano Conca e Filippo Lippi cadono i poco noti verdi frutti ovali dal dolce sapore di fragola della brasiliana Feijoa sellowiana maturati in un parco privato e schiacciati dalle ruote e dai piedi dei passanti. Oramai, a causa di un parassita venuto dalla Cina, i pini romani non ci regalano più i pinoli, il cui guscio abili passeri spezzavano facendoli piombare dall’alto sulle terrazze di copertura per ricavarne il nutriente seme. Come del resto fanno da tempo con noci e nocciole le cornacchie inurbate.

Sui grappoletti azzurri della vite americana che riveste i muri in tutta Roma è in questo periodo tutto un piluccare di codirossi spazzacamini, purtroppo predati dai gheppi che sostano nelle vicinanze. Incuriosito dagli uccellini, ho provato ad assaggiarne un acino, un po’ avvizzito dal freddo. Contrariamente a quanto avevo sempre pensato, l’ho trovato dolciastro e non sgradevole.

Però è solo camminando a piedi o in bici che si possono scoprire i tanti piccoli tesori che la flora cittadina ancora ci offre. Gratis.

Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. WWF chiede il divieto d’uso al 2020

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Sette azioni prioritarie  proposte per il Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in agricoltura.

I punti nodali individuati da un ampio schieramento di organizzazioni: AIAB, FIRAB, Legambiente, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Fai, UpBio, Federbio, Italia Nostra, Lipu, Mdc, Pro Natura – Federazione Nazionale, SIEP, Slow Food Italia, TCI, Unaapi, WWF. 


Le organizzazioni di rappresentanza di interessi molteplici intendono accendere i riflettori sull’intero percorso di recepimento della Direttiva UE sull’Uso sostenibile dei pesticidi, come è previsto dalla consultazione, richiamando principi e obiettivi generali di interesse per l’intera collettività.

Nell’utilizzo dei prodotti fitosanitari in agricoltura ci sono, infatti, misure e percorsi che dovrebbero essere adottati per coniugare la tutela della qualità agroambientale, la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori e degli operatori agricoli in un quadro di compatibilità ambientale con l’impiego di prodotti chimici di sintesi. Per far sì che questo avvenga è necessario introdurre questi punti focali nella bozza del Piano d’Azione Nazionale:

1. Le finalità del PAN     Il PAN deve individuare azioni concrete e misurabili, definendo obiettivi quantitativi di riduzione dell’impiego di pesticidi. Tali obiettivi devono essere semplici, accompagnati da indicatori efficaci e facilmente monitorabili, semplicemente comunicabili agli operatori e ai cittadini, come tra l’altro previsto dagli art. 7 e 10 della Direttiva UE.

2. Il ruolo dell’agricoltura biologica     La bozza di PAN deve prevedere un rafforzato esplicito riferimento all’agricoltura biologica come strumento di difesa e prevedere apposita azione di assistenza tecnica. Il metodo biologico dovrà, quindi, essere favorito attraverso strumenti e iniziative specifiche volte a rafforzare il comparto e valorizzare le produzioni agricole biologiche sia in termini di politiche di sostegno e di azioni previste dal Piano che di formazione degli addetti.

3. Definire il processo     La versione definitiva del documento dovrebbe inoltre definire una road map che permetta l’applicazione progressiva di misure di incentivazione e di specifiche politiche di supporto volte a indicare il raddoppio della SAU nazionale condotta con il metodo biologico entro il 2020. Inoltre, a tutela del patrimonio di biodiversità disponibile, dell’integrità delle risorse naturali e della qualificazione paesaggistica, l’adozione di tale metodo di coltivazione va promossa sull’intera superficie delle aree Natura 2000 entro 5 anni dall’entrata in vigore del PAN, accompagnando le aziende ivi presenti nel processo di conversione al biologico.

4. Ridurre tutti i rischi     Nel caso di irrorazione aerea vanno affrontate le preoccupazione di deriva dei prodotti anche su produzioni biologiche, oltre che su bacini e popolazione, rendendo opportuno un profondo ripensamento volto a una esclusione dei trattamenti aerei dal novero di possibilità.
Il PAN deve inoltre prevedere un obbligo di notifica pubblica dei produttori convenzionali su epoca e tipologia dei trattamenti per gestire possibili fenomeni deriva.
La bozza di PAN va inoltre integrata riconoscendo la pericolosità del multi residuo e prevedendo specifiche azioni di monitoraggio e prevenzione, formazione e informazione anche attraverso il necessario coinvolgimento nell’azione divulgatrice delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica oltre che del Ministero della Salute e dell’Ambiente, che vanno peraltro investiti di ruoli più significativi sia nella gestione che comunicazione del rischio.
A fini di salute pubblica, particolare attenzione va inoltre posta sul tema della tossicità cronica dei pesticidi che la bozza di PAN tratta in misura vaga e senza individuare chiari elementi di prevenzione e precauzione, sia in termini di applicazione di singoli composti che di loro miscele o di sequenze tra loro.

5. Pesticidi e OGM     Il PAN non affronta in alcun modo la questione OGM che comporta altrove nel mondo abuso di trattamenti erbicidi nelle colture tolleranti erbicidi e pressione selettiva generata dalle colture resistenti a insetti.

6. Il ruolo di ricerca e formazione     In tema di ricerca il PAN deve dare espressa indicazione di rafforzamento dei percorsi e della capacità di innovazione a vantaggio di sistemi colturali resilienti ed emancipati dalla chimica che devono godere di investimenti specifici in termini di ricerca.

7. La terminologia     L’appropriato, de jure e de facto, termine “pesticidi” viene sistematicamente ignorato per ricorrere alla più neutra e inoffensiva espressione “prodotti fitosanitari”.

Franco Ferroni, responsabile Biodiversità, aree protette e politiche agricole del WWF Italia, intervenuto all’incontro promosso dalle Associazioni al Senato per conto del WWF Italia ha detto “Il piano di azione nazionale pesticidi rappresenta una opportunità unica per orientare verso una maggiore sostenibilità ambientale l’agricoltura italiana, in linea con gli obiettivi indicati dall’Unione Europea. E’ necessario però che, almeno per le aree più vulnerabili come le aree naturali protette, le aree non agricole come ferrovie e strade e le aree urbane frequentate da soggetti più a rischio come i bambini, il piano indichi chiaramente l’obiettivo del divieto d’uso dei pesticidi entro il 2020. Sarebbe così assicurato da una parte l’obiettivo della tutela della salute pubblica e della biodiversità e dall’altra si consentirebbe l’ utilizzo dei finanziamenti della prossima programmazione della Politica Agricola Comune 2014 – 2020 per accompagnare Enti pubblici ed aziende agricole verso questo obiettivo con adeguati incentivi economici”.