Costruzioni, caccia e pascolo sono vietati nelle aree boschive percorse dal fuoco ma si può fare di più

Gli incendi boschivi sono presi in esame dalla legge quadro 21 Novembre 2000 n. 353 che nel primo comma dell’articolo 10 stabilisce i divieti, le prescrizioni e le sanzioni.

1. Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni. È comunque consentita la costruzione di opere pubbliche necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente. In tutti gli atti di compravendita di aree e immobili situati nelle predette zone, stipulati entro quindici anni dagli eventi previsti dal presente comma, deve essere espressamente richiamato il vincolo di cui al primo periodo, pena la nullità dell’atto. È inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione. Sono vietate per cinque anni, sui predetti soprassuoli, le attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche, salvo specifica autorizzazione concessa dal Ministro dell’ambiente, per le aree naturali protette statali, o dalla regione competente, negli altri casi, per documentate situazioni di dissesto idrogeologico e nelle situazioni in cui sia urgente un intervento per la tutela di particolari valori ambientali e paesaggistici. Sono altresì vietati per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, il pascolo e la caccia.

Nel secondo comma si obbligano i comuni a censire, tramite apposito catasto, i soprassuoli già percorsi dal fuoco, catasto che viene aggiornato annualmente.

A questo punto dovrebbero scattare i controlli del territorio da parte delle autorità ma non sempre questi sono efficaci. 

I Comuni hanno anche delle competenze e autonomie decisionali attribuite loro dal Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali che i sindaci dovrebbero utilizzare nell’interesse collettivo.

E’ quello che ha fatto il 30 agosto il sindaco di Vico nel Lazio in Ciociaria.

  • Ha visto il territorio devastato dagli incendi 
  • Ha riletto i divieti della legge 21/11/2000 n.353
  • Ha notato che la fauna sì è spostata nelle aree contigue a quelle devastate dagli incendi nelle quali ha ritenuto necessario estendere il divieto di caccia
  • Ha rilevato che il concentramento della fauna nelle aree limitrofe avrebbe comportato un affollamento di cacciatori con la possibile creazione di situazioni di pericolo
  • Ha considerato il compito che gli assegna il TUEL per garantire l’incolumità dei cittadini e dei frequentatori delle zone montane
  • Il 30 agosto ha emesso un ordinanza che vieta la caccia, addestramento – allenamento cani nelle zone limitrofe a quelle interessate da incendi boschivi.

Ecco l’ordinanza   ORDSIN352017_Divieto_di_Caccia

Il WWF Litorale laziale ha inviato al sindaco Claudio Guerriero di Vico nel Lazio il proprio apprezzamento con questo messaggio

Gent.mo Sig. Sindaco,

 

CACCIA: WWF, PARERE ISPRA INEQUIVOCABILE, MA REGIONI NON SI ADEGUANO…

A INIZIO AGOSTO L’ASSOCIAZIONE AVEVA SCRITTO A TUTTE LE REGIONI PER CHIEDERE LIMITAZIONE DELL’ATTIVITA’ VENATORIA

 

 

Il parere ISPRA sulle “condizioni meteoclimatiche” e la caccia è inequivocabile: le condizioni di caldo estremo che perdurano da mesi, caratterizzate “da temperature massime assai elevate e prolungati periodi di siccità, che ha determinato in tutta Italia una situazione accentuata di stress in molti ecosistemi”, aggravate da una drammatica espansione degli incendi comportano “una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale e rischia di avere, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie”. Le regioni, quindi, si comportino di conseguenza prevedendo il divieto o la forte limitazione dell’attività venatoria.
Il WWF, che agli inizi di agosto ha scritto a tutte le Regioni per chiedere risposte serie e adeguate alla drammatica situazione della fauna e degli ecosistemi naturali, ritiene che quanto prescrive l’autorevole parere dell’ISPRA sia davvero il minimo che le Regioni debbano fare per garantire quel ‘nucleo di salvaguardia’ della fauna selvatica tante volte richiamato anche dalla Corte Costituzionale per rispettare le norme europee ed internazionali. Se si va a caccia in queste condizioni, non solo si uccidono animali stremati da fame e sete o ormai senza forze già consumate per fuggire dal fuoco, ma si attenta anche alla sopravvivenza delle future popolazioni di molte specie selvatiche. Gli animali sopravvissuti, molti dei quali si stanno preparando a ripartire per i luoghi di nidificazione o sono già in piena stagione riproduttiva, hanno subito un grave peggioramento delle condizioni fisiche ‘poiché risulta necessario un maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche, che si presentano ridotte e fortemente disperse. Ciò può condizionare negativamente il successo riproduttivo e aumentare la mortalità degli individui giovani e adulti, a causa di una maggior vulnerabilità a malattie e predazione’, secondo il parere dell’ISPRA che ritiene, quindi, necessario e opportuno che ‘vengano adottate a titolo precauzionale misure volte a limitare la pressione venatoria nel corso della stagione’.
“Stiamo  ancora  aspettando una risposta alla nostra richiesta di inizio agosto”. Dichiara il vicepresidente del WWF Italia, Dante Caserta, che aggiunge: “La maggior parte delle Regioni (tranne l’Abruzzo che aprirà la stagione venatoria il primo ottobre), da quel che ci risulta, sta facendo orecchie da mercante, ignorando ogni richiamo alla ragionevolezza e alla responsabilità, senza neanche rinunciare alle giornate di preapertura ai primi di settembre anche quando hanno avuto decine di migliaia di ettari devastati dal fuoco come in Sicilia e in CampaniaÈ davvero singolare che anche quest’anno, dopo le diverse emergenze che hanno messo in difficoltà il nostro Paese si debba fare ricorso alla magistratura (amministrativa e laddove necessario anche penale) per ottenere il rispetto del diritto degli  animali selvatici a continuare a vivere”.
Il WWF ribadendo quanto scritto ad ogni Regione ai primi di agosto chiede, in base ad un serio studio e monitoraggio delle condizioni locali: il divieto o forti limitazioni dell’attività venatoria; il blocco dei ripopolamenti fino a data da destinarsi, per non sottrarre importanti risorse trofiche alla fauna già presente; il blocco di qualsiasi forma di addestramento di cani da caccia e di gare cinofile che costituiscono ulteriori fattori di stress per le popolazioni selvatiche.

Roma, 28 agosto 2017
 

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Lupo, Accordo tra WWF e allevatori virtuosi di DifesAttiva

L’OBIETTIVO È SOSTENERE GLI ALLEVATORI CHE SI IMPEGNANO NELLE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE DEI DANNI

Per favorire un equilibrio stabile tra lupi e zootecnia WWF Italia e DifesAttiva, un’associazione di allevatori virtuosi della Maremma toscana, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione. Le due associazioni che sono già impegnate localmente nel progetto LIFE Medwolf arrivato alle fasi finali hanno un obiettivo comune: quello di trovare soluzioni capaci di alleviare i problemi legate alla predazione da lupo puntando sulla prevenzione.

“Il lavoro che DifesAttiva sta facendo in Maremma è encomiabile e assolutamente in linea con la mission del WWF: costruire un mondo in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura. Perciò, grazie ai fondi raccolti con la campagna #SOSlupo, cominceremo con il contribuire concretamente alle spese di mantenimento degli efficaci cani da guardiania che DifesAttiva mette a disposizione degli allevatori, come i famosi cani bianchi usati da secoli in Abruzzo e in Maremma, sostenendo l’acquisto di cibo e di medicinali veterinari”dichiara Marco Galaverni, responsabile specie ed habitat di WWF Italia.

Il mantenimento dei cani, infatti, non viene oggi finanziato da programmi europei o regionali di sostegno al settore zootecnico e per gli allevamenti con numerosi capi ne consegue un aggravio notevole di costi.
Si comincerà dalla provincia di Grosseto non solo perché qui la presenza del lupo produce effetti economici e sociali maggiori che altrove, ma anche perché, grazie al progetto LIFE Medwolf, è nata una realtà come DifesAttiva che risponde intelligentemente sia al problema delle predazioni che alla necessità di valorizzare la pastorizia locale (La prevenzione è qualità, recita infatti lo slogan dell’associazione). In seguito il WWF metterà in campo altre iniziative concrete in tutta Italia per contrastare il bracconaggio, sostenere gli allevatori e diffondere un’informazione corretta su una specie fondamentale per i nostri ecosistemi.
“Noi ci impegniamo con passione e costanza a proteggere il nostro bestiame con strumenti di prevenzione legali: i nostri cani da guardiania sono i nostri alleati in campo e i ricoveri notturni sono la nostra gestione del bestiame in momenti di maggiore vulnerabilità”dice Francesca Barzagli, giovane allevatrice di ovini e Presidente dell’Associazione DifesAttiva“Che sia lupo, volpe o altri predatori, noi non vogliamo il danno. È una continua lotta, e nessuno premia le aziende che con costanza cercano di riequilibrare una situazione a volte veramente difficile. Noi crediamo che realizzare una sinergia di intenti e una rete tra imprese agricole zootecniche sia un primo passo, ma la possibilità di condividere anche con altre associazioni i nostri sforzi e il nostro impegno ci fa capire che non siamo più soli – conclude la giovane allevatrice –Per questo ringraziamo il WWF per questa collaborazione. Rimaniamo sempre in attesa, però, delle Istituzioni dello Stato che invece ci hanno abbandonato di fronte ai numerosi problemi dell’allevamento”
Il WWF continua la sua battaglia in difesa del lupo, una specie simbolo per l’Italia: gli abbattimenti non sono né accettabili né efficaci per ridurre i danni da predazione, che invece vanno affrontati e risolti, come dimostrano i progetti in corso, sviluppando efficaci mix di soluzioni di prevenzione e difesa studiate per ogni azienda e, ove necessario, ricorrendo ad indennizzi congrui e tempestivi. Il WWF torna a chiedere con forza l’approvazione del Piano di Conservazione e Gestione del lupo in Italia (fermo da mesi), stralciando il paragrafo sugli abbattimenti, così come sostenuto anche dalla quasi totalità delle Regioni.

Roma, 7 luglio 2017
 

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SOSLUPO: MOBILITAZIONE DAL 21 FEBBRAIO AL 23 FEBBRAIO NUOVE AZIONI WWF

lupo1Giovedì 23 febbraio torna in Conferenza Stato – Regioni l’approvazione del Piano per la conservazione e gestione del Lupo in Italia, dopo il rinvio ottenuto il 2 febbraio u.s. grazie alla nostra mobilitazione con il Twitterstorm.

 11 Presidenti di Regione hanno dichiarato pubblicamente che non voteranno un Piano che introduce la possibilità di applicazione della deroga alle norme di tutela della specie nel nostro paese consentendo la possibilità di realizzare abbattimenti legali.

 Il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sembra intenzionato però a mantenere nel Piano la previsione degli abbattimenti legali e non abbiamo la certezza che in Conferenza Stato – Regioni prevalgano i contrari a questo provvedimento.

 Il WWF Italia considera gli abbattimenti legali inutili e dannosi ed ha richiesto dopo il rinvio del 2 febbraio l’approvazione del Piano, utile e necessario, con lo stralcio del paragrafo III.7 cancellando così l’ipotesi degli abbattimenti legali.

 Abbiamo inviato nei giorni scorsi una lettera ai Presidenti delle Regioni ed al Ministro Gian Luca Galletti con la richiesta di rinvio in sede tecnica del piano per lo stralcio dell’ipotesi degli abbattimenti legali, garanzie sulle risorse finanziarie per l’attuazione delle altre 21 misure del Piano e l’attivazione immediata di un “osservatorio nazionale” per monitorare la sua attuazione.

PER FERMARE GLI ABBATTIMENTI LEGALI SERVE ANCORA IL VOSTRO AIUTO, nei prossimi giorni dobbiamo ancora una volta far sentire la nostra voce e quella dei tanti cittadini italiani contrari a questo provvedimento.

DOBBIAMO ESSERE ANCORA PIU’ NUMEROSI E DETERMINATI per far arrivare ai Presidenti delle Regioni la nostra richiesta di cancellazione della parte del Piano che introduce la possibilità di tornare a sparare al lupo, dopo 46 anni di tutela integrale. Abbiamo per questo pensato ad una duplice azione sul Web:

–       un Mailbomber con invio da martedì 21 febbraio a giovedì 23 febbraio di e-mail ai Presidenti ed Assessori all’Ambiente delle Regioni, al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, per rinforzare le richieste del WWF Italia;

–       un Twitter Storm da concentrare giovedì 23 febbraio dalle ore 11.00 alle ore 14.00 e sempre rivolto al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, al Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ed ai propri Presidenti delle diverse Regioni per rilanciare in Conferenza Stato – Regioni il nostro ultimo appello per un NO abbattimenti legali del lupo.Mercoledi’ 22 febbraio e’ prevista presso la sede del WWF Italia la conferenza stampa per rilanciare le nostre richieste alla Conferenza Stato – Regioni e per il lancio del Twitterstorm.

Tra martedì 21 febbraio e giovedì 23 febbraio inviare una o più email ai Presidenti ed Assessori all’Ambiente delle Regioni (VEDI INDIRIZZI SOTTO INDICATI), al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, con il seguente testo:

“Chiedo, insieme al WWF Italia, l’approvazione del Piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia nella riunione della Conferenza Stato – Regioni di giovedì 23 febbraio, con lo stralcio del paragrafo III.7 che consente gli abbattimenti legali della specie, la certezza delle risorse finanziarie per l’attuazione delle 21 azioni del Piano e l’immediata istituzione della “Piattaforma Nazionale Lupo” indicata al paragrafo II.3.4 per un opportuno coordinamento e monitoraggio dell’attuazione del Piano”

(ECCO DI SEGUITO L’ELENCO DEGLI INDIRIZZI EMAIL A CUI INVIARE LE VOSTRE COMUNICAZIONI, CON IL DETTAGLIO DEI PRESIDENTI ED ASSESSORI REGIONALI o Regione):

Paolo Gentiloni, Presidente Consiglio dei Ministri; Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare; Stefano Bonaccini, Conferenza delle Regioni; Presidente della Conferenza delle Regioni: gentiloni@governo.it; segreteria.ministro@minambiente.it; conferenza@regioni.it; segreteriapresidente@regione.emilia-romagna.it

Toscana Presidente Enrico ROSSI; Assessore Federica FRATONI; Assessore Marco REMASCHI

enrico.rossi@regione.toscana.it;federica.frantoni@regione.toscana.it;

marco.remaschi@regione.toscana.it;

Marche Presidente Luca CERISCIOLI; Vice Presidente Anna CASINI; Assessore Angelo SCIAPICHETTI luca.ceriscioli@regione.marche.it;fabio.sturani@regione.marche.it; eliana.maiolini@regione.marche.it;anna.casini@regione.marche.it; adonella.andreucci@regione.marche.it;angelo.sciapichetti@regione.marche.it; mteresa.paglialunga@regione.marche.it

Umbria Presidente Catiuscia MARINI; Assessore Fernanda CECCHINI

presidente@regione.umbria.it; fernanda.cecchini@regione.umbria.it

Valle d’Aosta Presidente Augusto ROLLANDIN; Assessore Luca BIANCHI; Assessore Renzo TESTOLIN presidenza@regione.vda.it; a-ambiente@regione.vda.it; ass-agricoltura@regione.vda.it

Veneto Presidente: Luca ZAIA; Assessore: Gianpaolo E. BOTTACIN; Assessore: Giuseppe PAN presidenza@regione.veneto.it;assessore.bottacin@regione.veneto.it; assessore.pan@regione.veneto.it;

Abruzzo Presidente: Luciano D’ALFONSO; Vice Presidente e Assessore: Giovanni LOLLI; Assessore :Silvio PAOLUCCI; Assessore :Dino PEPE luciano.dalfonso@regione.abruzzo.it;giovanni.lolli@regione.abruzzo.it; silvio.paolucci@regione.abruzzo.it;dino.pepe@regione.abruzzo.it

Calabria Presidente: Gerardo Mario OLIVERIO; Delega Tutela dell’ambiente: Antonietta RIZZO; mario.oliverio@regione.calabria.it; antonella.rizzo@regione.calabria.it;

Lazio Presidente: Nicola ZINGARETTI; Assessore Mauro BUSCHINI; Assessore Carlo HAUSMANN segreteria.presidente@regione.lazio.it;assessore.buschini@regione.lazio.it; assessoratoagricoltura@regione.lazio.it;

TESTI PER TWITTER:

#Soslupo il lupo non si uccide. @PaoloGentiloni @glgalletti @sbonaccini Stop ad un piano che permette di abbattere i lupi @WWFitalia (+ EVENTUALE PROFILO TW PRESIDENTE REGIONE)

Il lupo si tutela, non si uccide. Via gli abbattimenti dal piano lupo. @WWFitalia #soslupo @PaoloGentiloni @glgalletti @sbonaccini

Con abbattimenti non si fa prevenzione. Sì a indennizzi, no a uccisioni lupo @WWFitalia #soslupo @PaoloGentiloni @glgalletti @sbonaccini

(Tutela lupo + indennizzi agricoltori) = prevenzione. Uccisione legale lupo = inciviltà. #soslupo @PaoloGentiloni @glgalletti @sbonaccini

Per la nostra Regione

NICOLA ZINGARETTI Lazio @nzingaretti

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Piano Lupo: WWF scrive a ministero Ambiente e Regioni

APPROVARE IL PIANO STRALCIANDO PARAGRAFO CHE PREVEDE ABBATTIMENTI LEGALI

“Il Piano lupo ritorni nei prossimi giorni in discussione in sede tecnica, con un confronto aperto a tutte le parti interessate, partendo però da un punto fermo, l’abbattimento legale del Lupo non può essere un metodo per la gestione dei conflitti tra la specie e le attività zootecniche”. Lo scrive la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi in una lettera in cui il WWF chiede al ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, ai presidenti e agli assessori regionali competenti una rapida approvazione del Piano per la conservazione e gestione del Lupo in Italia con lo stralcio del paragrafo III.7 in cui è prevista la possibilità di abbattimenti legali.

La lettera al Ministero e alle Regioni è accompagnata da un documento in cui l’Associazione spiega, nel dettaglio, le motivazioni della propria opposizione all’ipotesi di abbattimenti legali. In particolare il WWF sottolinea che per l’oggettiva carenza di dati attendibili sullo status della popolazione della specie (in particolare per la sottopopolazione appenninica), sull’incidenza della mortalità dovuta al bracconaggio, sulla reale entità e localizzazione dei danni alla zootecnia e la carente applicazione delle soluzioni e tecniche per la loro prevenzione in molte regioni, non sussistano le condizioni per l’applicazione di deroghe.

Oggi è possibile un accordo per lo stralcio del paragrafo III.7, come auspicato anche dalla maggioranza dei Presidenti delle Regioni: 11 su 20 hanno, infatti, pubblicamente dichiarato la loro posizione contraria ad un Piano che contempli anche la possibile autorizzazione agli abbattimenti legali.

Per il WWF è vitale che l’accordo della Conferenza Stato-Regioni indichi anche le fonti per il finanziamento dell’attuazione del Piano di gestione del Lupo: infatti, per evitare che le azioni previste restino prive di copertura e, quindi, sostanzialmente inapplicate, i costi non possono essere a carico solo delle Regioni. Per l’Associazione esiste il rischio che, una volta approvato, il Piano possa rimanere sostanzialmente non attuato, come già accaduto con la precedente versione del 2002. Per questo è importante prevedere l’immediata attivazione, da parte della Direzione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente, della “Piattaforma Nazionale Lupo” indicata al paragrafo II.3.4 del Piano, per un opportuno coordinamento e monitoraggio dell’attuazione delle azioni previste, con il coinvolgimento di tutte le parti sociali ed economiche interessate e non solo dei soggetti istituzionali competenti.

Il Piano dovrà dare priorità agli interventi per la prevenzione ed un equo risarcimento dei danni subiti dagli allevatori, per la lotta al bracconaggio, per il contrasto del randagismo canino e dell’ibridazione cane-lupo ed alla ricerca scientifica per determinare lo stato di conservazione della specie nel nostro paese e la reale incidenza dei danni alla zootecnia.

Nei giorni che ci separano dalla riunione della Conferenza Stato-Regioni chiamata ad approvare il documento (informazioni attendibili parlano del 23 febbraio) è possibile trovare un accordo per arrivare ad un Piano che, in tutti i suoi aspetti, riconosca il valore del lupo come componente del capitale naturale della Nazione, senza trascurare il valore che le attività del settore zootecnico hanno per l’economia rurale del nostro Paese.

Il WWF auspica la ripresa del confronto in sede tecnica e politica, tra Ministero dell’Ambiente e Regioni, ma è pronto alla mobilitazione insieme ai tantissimi cittadini che lo scorso 2 febbraio hanno fatto sentire, forte e chiara, la propria voce in difesa del lupo.

Sul sito web del WWF il testo integrale del Piano sulla gestione del lupo in Italia predisposto dal Ministero dell’Ambiente.

Leggi la lettera del WWF al ministro dell’Ambiente e alle Regioni

Roma, 15 febbraio 2017
 

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Lupo ucciso: WWF, Lupo ‘Claudio’ ennesima vittima del bracconaggio

GRAVE PERDITA: COLPITO LUPO DOTATO DI RADIOCOLLARE CHE STAVA FORNENDO IMPORTANTI ELEMENTI A STUDIO SPECIE

L’uccisione del lupo “Claudio”, ucciso nelle Marche, non solo dimostra come ormai i bracconieri siano senza freni ma rappresenta una perdita enorme sia per la specie che per la scienza. Quello, ucciso, infatti, è un esemplare che, dopo essere stato vittima di un incidente in provincia di Teramo, era stato curato e dotato di radiocollare nell’ambito del Progetto Life MircoLupo che vede la partecipazione del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: tramite il radiocollare il lupo è stato seguito per mesi fornendo importanti informazioni sulle sue abitudini, sui suoi spostamenti, sulle sue interazioni con il branco.

16640896_10154477187057869_7760669550970616723_nIl WWF chiede che i responsabili di questo crimine di natura siano individuati al più presto e puniti. Purtroppo i precedenti non fanno ben sperare. Gli atti di bracconaggio restano, purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, impuniti e anche quando vengono individuati i colpevoli le pene sono ridicole. Per questa ragione il WWF ha predisposto una proposta di legge per l’inasprimento delle pene a tutela della fauna selvatica protetta: proposta che è diventato il disegno di legge n. 1812 che, però, giace ancora in qualche cassetto della Camera dei Deputati.

Non è la prima volta che lupi dotati di radiocollare vengono uccisi illegalmente, nel mese di novembre 2014 su 9 lupi radiocollarati nel Parco Nazionale della Maiella, 5 sono stati vittime di lacci o veleno e 2 investiti. La percentuale di lupi colpiti dal bracconaggio, sarebbe quindi del 55%; se si considerano quelli morti per cause antropiche la percentuale sale al 77%. Mentre nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini dal 2013 al 2016 su 3 lupi dotati di radiocollare satellitare 2 sono stati rinvenuti morti per bracconaggio dopo pochi mesi dall’avvio del monitoraggio, con percentuali della mortalità per cause antropiche simili a quelle della Maiella. I dati del monitoraggio svolto nei Sibillini, nell’area dove è stato rinvenuto anche questo ultimo esemplare ucciso, indicano nel 2016 un numero di lupi nel territorio dell’area protetta compreso tra 35 e 43. La mortalità per cause antropiche è piuttosto alta, tra il 2103 e il 2016, sono stati ritrovati 12 lupi morti, di cui 3 per avvelenamento, 5 investiti da autoveicoli, 2 per bracconaggio, 1 per rogna e 1 per cause ignote. E in questi due esempi siamo all’interno di aree naturali protette che dovrebbero essere i territori dove il lupo è maggiormente protetto.

Anche per questo è necessario stralciare qualsiasi ipotesi di abbattimento legale dei lupi dal Piano di gestione del Lupo presentato dal Ministero dell’Ambiente. I tantissimi cittadini italiani che hanno aderito alla campagna #soslupo del WWF Italia hanno chiesto di tutelare il lupo e non certo di consentirne gli abbattimenti legali. Ogni anno in Italia si stima muoiono circa 300 lupi per colpa della caccia illegale, di trappole, bocconi avvelenati e incidenti stradali, ma il numero è probabilmente sottostimato perché sfuggono tutti i lupi uccisi illegalmente nell’omerta generale.


Roma, 09 febbraio 2017
 

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Piano Lupo: Da Bologna l’appello dei giovani WWF al premier Gentiloni

“PRESIDENTE, IL FUTURO DELLA CONVIVENZA TRA LUPI E ALLEVATORI È NELLE SUE MANI. GLI ABBATTIMENTI SONO UN ERRORE CHE SA DI PASSATO: IL SUO GOVERNO È ANCORA IN TEMPO PER MODIFICARE IL PIANO”

Da Bologna dove, nella simbolica location della stazione Dynamo, tempio della mobilità sostenibile, è stata ufficialmente lanciata la Community WWF YOUng, della quale fanno parte giovani attivisti e ricercatori di tutta Italia, è partito un appello indirizzato al premier Paolo Gentiloni al quale i giovani del WWF chiedono di intervenire affinché nel Piano Lupo sia scongiurato il rischio di abbattimenti.

“Le chiediamo, signor Presidente, di non riportarci indietro di quarant’anni, al tempo del ‘lupo cattivo’ delle favole”, si legge nella richiesta indirizzata a Palazzo Chigi. “Studi internazionali dimostrano che l’uccisione di singoli esemplari, destruttura i branchi d’origine, come accade nei numerosi casi di bracconaggio e può spingere gli altri lupi ad aumentare le predazioni sugli animali domestici. L’unica strada è quella della prevenzione dei danni, praticabile grazie ai fondi già disponibili dei Piani Sviluppo Rurale, per aiutare concretamente gli allevatori e rendere i metodi di allevamento compatibili con la presenza spontanea del lupo”.

“Le esperienze di altri paesi europei come Spagna e Francia, hanno dimostrato come il prelievo dei lupi non abbia affatto diminuito i conflitti ma, al contrario, aumentato il bracconaggio. Perché in Italia vogliamo percorrere strade che già altrove si sono dimostrate fallimentari?”, concludono i giovani del WWF YOUng che chiedono al premier Gentiloni di intervenire per modificare il Piano Lupo.

“Mi auguro che il presidente Gentiloni raccolga questo appello, e intervenga. Dopo anni di battaglie e il grande successo di reintroduzione della specie oggi si pensa di legalizzarne l’uccisione. I giovani del WWF Italia, come primo atto della nuova Community, hanno voluto dire la loro su un tema di grande attualità e delicatezza, e lo hanno fatto con la competenza e la passione che li contraddistingue, a dimostrazione di come le nuove generazioni vogliano mettersi in gioco e contribuire alle scelte politiche e strategiche in difesa della natura e dell’ambiente”. Ha dichiarato la presidente del WWF Donatella Bianchi da Bologna dove, insieme al vicepresidente Dante Caserta e al consigliere nazionale Paolo Anselmi, ha partecipato al lancio della Community.

“Molti di loro hanno alle spalle già anni di volontariato o importanti esperienze scientifiche, sono competenti e determinati, altri sono semplici soci o amanti della natura. Insieme, in questo spazio WWF YOUng, daranno vita ad un movimento per condividere esperienze, problemi e proposte in difesa del nostro, anzi del loro capitale naturale, per affermare stili di vita sostenibili, per far nascere un’economia realmente green e amica dell’ambiente”, continua la presidente del WWF che conclude: “WWF YOUng è una iniezione di nuove energie che serve all’ambientalismo e serve all’Italia che deve cominciare ad investire con iniziative e politiche mirate sui propri giovani”.

Cos’è WWF YOUng
WWF YOUng è la nuova rete che mette in contatto giovani tra i 18 e i 35 anni, provenienti da ogni parte d’Italia, che hanno voglia di appassionarsi di natura e desiderano fare qualcosa per tutelare il nostro patrimonio naturale, insieme. Per tutti quelli che vogliono difendere il nostro Pianeta e per chi crede che solo lavorando insieme sia possibile proteggerlo. La Community sarà innanzitutto un canale virtuale di scambio di idee per identificare i problemi cruciali del nuovo millennio (quali i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e i traffici illeciti a danno della natura), ideare iniziative innovative, influenzare dal basso le politiche sui temi ambientali e di sviluppo sostenibile. WWF YOUng promuoverà anche progetti in collaborazione con il mondo universitario e della ricerca, favorendo l’incontro tra nuove energie e punti di vista diversi sul futuro del nostro pianeta.

WWF: Con il grande freddo bracconieri scatenati. In questa situazione di emergenza sospendere caccia per tutelare animali selvatici

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IN UMBRIA UN CACCIATORE UCCIDE 24 BECCACCE, RARISSIMA OCA COLLOROSSO IMPALLINATA IN PUGLIA, NEI PRESSI DEL LAGO DI LESINA.

NELL’OASI WWF DI BOSCO ROCCONI IN TOSCANA POLIZIA PROVINCIALE FERMA BRACCONIERI APPOSTATI PER CACCIA A CINGHIALE.

Bracconieri scatenati in questi giorni, con la fauna già provata da temperature rigide e la neve che ne ostacola la ricerca di cibo: grazie alla segnalazione di un attivista arriva la notizia di un carniere di almeno 24 beccacce lungo il torrente Mussino, affluente del Tevere in Umbria, mentre la normativa consente un massimo di 3 capi abbattibili al giorno da ogni singolo cacciatore, e 20 nell’intera stagione. Le beccacce, a causa del freddo e della abbondante neve caduta negli ultimi giorni, assumono spesso comportamenti anomali: si concentrano lungo i corsi d’acqua, cercano cibo in pieno giorno e allo scoperto anziché in bosco, dimora abituale. Divengono così facile preda di bracconieri senza scrupoli: è così che vanno definiti soggetti che compiono questi autentici massacri.

Un’altra triste notizia arriva dal Lago di Lesina, in Puglia, area dove si stanno purtroppo concentrando spesso episodi di bracconaggio: un fotografo naturalista ha osservato un gruppo di cacciatori che ritornavano alle macchine dopo aver abbattuto un esemplare della rarissima Oca collorosso. La notizia è rapidamente circolata in rete e diffusa dagli esperti birdwatchers di EBN Italia.
L’oca collorosso è originaria della Siberia e pochissimi esemplari raggiungono l’area mediterranea negli inverni più rigidi. La popolazione mondiale è stimata in soli 50.000 esemplari circa: si tratta di uno degli anatidi più minacciati del pianeta.
Infine, mercoledì 11 gennaio sono stati sorpresi alcuni cacciatori appostati alla caccia al cinghiale all’interno della riserva naturale e Oasi WWF di Bosco Rocconi, nella Maremma interna (GR). L’operazione ha avuto esito positivo anche grazie alla segnalazione di altri cacciatori locali, che non si sono riconosciuti nei loro colleghi. Nei giorni scorsi il WWF aveva più volte denunciato una situazione intollerabile, che mette a rischio anche l’incolumità delle famiglie in visita all’Oasi. Più di una volta infatti, i visitatori si sono trovati circondati da cinghiali feriti, rincorsi da mute di cani, con il rischio di essere travolti.
Il WWF chiede, in questa situazione di emergenza, con il centro-sud interessato dalla neve (e una nuova perturbazione in arrivo), la sospensione della caccia al fine di tutelare gli animali selvatici in un momento particolarmente difficile per la loro sopravvivenza.
Il WWF invita i cittadini a segnalare simili episodi al telefono antibracconaggio 328.7308288
Roma, 14 gennaio 2017
 

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497  213  –  266  –  332

Cel. 340 9899147 – 329 8315725

Bracconaggio: primo sequestro nel 2017 per le Guardie WWF in collaborazione con Carabinieri

 

Cominciamo bene!

download-1Oggi nel pavese le Guardie volontarie del WWF, in collaborazione con i Carabinieri, hanno effettuato il primo sequestro del 2017 contro il bracconaggio: sono stati sequestrati al cacciatore fermato un’alzavola da richiamo, perché priva di anello, e un fucile che al momento del controllo conteneva 7 cartucce, dunque irregolare.

 

 

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Quella sequestrata è un’arma molto particolare e costosa, di produzione artigianale che riesce a caricare sino a 8 cartucce. È un fucile semiautomatico-basculante, con la caratteristica di aprirsi come una doppietta. Il serbatoio delle cartucce si trova all’interno del calcio.

 

La Legge 157/92 (che norma l’attività venatoria) all’articolo 13 Comma 1 sancisce che la caccia è consentita con l’uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce. Il fucile in questione, che all’atto del controllo conteneva 7 cartucce, è stato perciò sequestrato dai carabinieri della Stazione di Gravellona Lomellina (Pavia).

Roma, 09 gennaio 2017

 

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Un’altra grave perdita per il WWF, è morto Maurizio Santoloci

WWF: Morte Maurizio Santoloci gravissima perdita per ambiente e per Italia
Con la scomparsa di Maurizio Santoloci il nostro Paese ha perso uno dei più tenaci garanti della giustizia ambientale”. Lo dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Santoloci è stato un vero e proprio pioniere della difesa dell’ambiente contro i ‘crimini di natura’ e contro i delitti dell’inquinamento: un punto di riferimento per il WWF, di cui è stato per diversi anni vicepresidente, e per le guardie volontarie del WWF che hanno spesso utilizzato la sua giurisprudenza e i suoi articoli giuridici come guida nella loro attività antibracconaggio”.

Ci mancherà tantissimo il giurista appassionato e competente, in grado di guardare all’ambiente, alla natura, alla biodiversità come un patrimonio comune da difendere e custodire dagli attacchi che quotidianamente subisce – conclude Donatella Bianchi – Sono certa che l’esempio di Maurizio Santoloci continuerà a ispirare tutti coloro che si battono per nella difesa dell’ambiente”.


Roma, 07 gennaio 2017
 

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