Il WWF: Tutti a bordo! Per la pesca sostenibile

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La pesca europea è in crisi. Troppe barche pescano poco pesce distruggendo l’habitat marino. Dal 2011,  cittadini, pescatori e imprese di tutta Europa si sono impegnati per salvare gli oceani da questo scempio.Nel mese di febbraio, il Parlamento Europeo ha votato per migliorare le leggi sulla pesca – una splendida vittoria per i  cittadini!

Ma non è ancora finita. Abbiamo urgente bisogno che i ministri della pesca approvino le ambiziose riforme proposte dal parlamento.

Per questo il WWF, con BirdLife International, Fish Fight, OCEAN2012, OCEANA, Paint a fish,  invita i cittadini europei a scrivere al proprio ministro che per l’Italia è la neo Ministro Nunzia De Girolamo, per invitarli a  ‘salire a bordo’ orafermare la bancarotta dei nostri mari, lasciando che gli stock ittici si rigenerino.

I Ministri della pesca devono approvare ora le proposte del Parlamento. Senza il loro consenso tutto l’impegno dei cittadini che hanno fin qui partecipato, assieme al voto del Parlamento, non conterà nulla. La riforma capita solo ogni 10 anni – questa potrebbe essere la nostra ultima possibilità per promuovere una pesca sostenibile e del pesce per le future generazioni.

“In Europa abbiamo bisogno di nuove leggi sulla pesca che permettano agli stock ittici di rigenerarsi, che favoriscano la pesca sostenibile, che evitino gli scarti di pesca, che mantengano i prelievi entro limiti sostenibili e che mettano fine ai sussidi a pioggia e che mantengano i posti di lavoro del settore. Ci congratuliamo con il neo ministro De Girolamo per il suo nuovo incarico, le sfide che dovrà affrontare saranno tante e importantissime per il mare, i pesci e tutti i pescatori. Un lavoro duro che affronterà con la serietà che le è propria. Ci auguriamo che il Ministro confermi la linea, assolutamente condivisibile, sin qui seguita dal suo predecessore in favore della pesca sostenibile.” dichiara Marco Costantini responsabile mare WWF Italia.

Il sito con l’appello da sottoscrivere è http://allaboard.panda.org/it/

A Terracina un Mercato della terra e del mare di Slow Food, domenica 5 maggio inaugurazione

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Anche a Terracina arriva l’esperienza dei mercati ad alta sostenibilità ambientale e sociale dell’organizzazione Slow Food.

 

Ovviamente a fianco dei prodotti della terra ci saranno quelli del mare come a rappresentare la doppia anima della tradizione alimentare della città.

 

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Domenica 5 maggio, dalle ore 9 alle 14, si rianimerà la strada da sempre dedicata al mercato della Marina, Via del Rio, da troppo tempo lontana dagli antichi splendori quando i banchi di vendita la riempivano come una tavolozza di colori e le voci risuonavano creando un’atmosfera di serena allegria.

Sardine e orti domestici per salvare la Terra; Fulco Pratesi sul Corriere della sera di oggi in occasione della Giornata mondiale della Terra

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Limitare la carne e scegliere pesci delle specie più comuni

In 20 anni l’Italia ha perso il 15% di coltivazioni

Gli sprechi

Secondo le stime della Fao un terzo della produzione mondiale di cibo finisce in discarica

Il confronto

La stessa quantità di terreno può produrre un chilo di proteine della carne o otto di soia

FULCO PRATESI

La 43ª Giornata della Terra dell’Onu, celebrata oggi in tutto il mondo, rappresenta un’occasione importante per rendersi conto dello stato di salute del Pianeta, l’unico che abbiamo.

La situazione, nonostante gli impegni, spesso solo cartacei, delle nazioni e delle organizzazioni internazionali, non appare confortante. La popolazione umana continua ad aumentare (si prevedono 9,3 miliardi per il 2050) e la concentrazione di CO2 nell’atmosfera a gennaio ha raggiunto un record di 395 parti per milione, avviando la temperatura globale (il 2012 è stato il nono anno più caldo dal 1880) verso un aumento di più di 2 gradi di media, con gravi danni, soprattutto per l’agricoltura e l’alimentazione. L’Italia, nel suo piccolo, negli ultimi venti anni ha perso il 15% della terra coltivata.

Ed è proprio sull’alimentazione di una umanità in crescita in numeri ed esigenze, che il Wwf punta il dito nell’Earth Day odierno.

La produzione alimentare costituisce infatti una delle maggiori cause del consumo delle terre emerse non coperte dai ghiacci e della perdita della loro biodiversità. L’agricoltura ha già distrutto o trasformato radicalmente il 70% dei pascoli, il 50% delle savane, il 45% delle foreste decidue temperate e delle selve tropicali; l’acqua usata per l’irrigazione assorbe il 70% di quella disponibile sul Pianeta; la sovrappesca sta portando all’estinzione numerose specie ittiche.

Se si esclude l’ultima glaciazione, terminata circa 10 mila anni fa, nessun altro fattore ha avuto un impatto tanto distruttivo sugli ecosistemi.

Ma se può risultare illusorio affidarsi solo alla responsabilità dei governi – i quali più che alle generazioni future puntano alle prossime scadenze elettorali – molto si potrebbe ottenere, in questo specifico settore, dall’impegno di tutti noi. Anche una minima inversione di tendenza nei consumi e negli sprechi, se ripetuta per miliardi di persone, può rappresentare un primo passo verso un futuro più sostenibile.

Innanzitutto limitare il consumo di carni. L’allevamento del bestiame, sopratutto bovino, richiede ampi spazi per il pascolo ma ancor più per la produzione di mangimi, entrambi ottenuti con la distruzione di immense superfici di foreste tropicali: la stessa quantità di terreno e di acqua occorrenti per produrre un chilogrammo di proteine della carne, può consentire una produzione di proteine dalla soia otto volte superiore.

Per quanto riguarda i cibi di origine vegetale, un comportamento più virtuoso deve far preferire prodotti di stagione e di origine locale, meglio se coltivati con sistemi biologici e da orti domestici, evitando anche l’acquisto di derrate provenienti con gran consumo d’energia da luoghi lontanissimi e ottenuti spesso da colture distruttive nei confronti degli ecosistemi naturali. Inoltre, scegliendo specie ittiche non prelevate da stock troppo sfruttati – come quelli del tonno rosso mediterraneo, del pesce spada e altri – e scegliendo specie più comuni come lo sgombro, le alici, le sarde, i cefali, eccetera – si può contribuire a rendere i nostri consumi in fatto di pesce meno impattanti sull’ambiente marino. Il quale oggi è in grave sofferenza per un prelievo delle sue risorse raddoppiato negli ultimi 30 anni grazie a metodi di pesca tecnicizzati e distruttivi nei confronti della biodiversità oceanica.

Non va infine trascurato il problema degli sprechi alimentari. Secondo la Fao, un terzo della produzione totale di cibo destinato al consumo umano a livello globale finisce in discarica. In Italia, ben 108 chili di cibo commestibile sono sprecati ogni anno, contro i 99 della Francia, gli 82 della Germania e i 72 della Svezia.

Anche in questo campo un comportamento più virtuoso e responsabile di ognuno di noi sarebbe molto necessario.

Salviamo il paesaggio, domenica 21 aprile marcia in difesa del paesaggio italiano

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Il Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio” propone – in concomitanza con l’Earth Day mondiale – una manifestazione generale pubblica a salvaguardia dei terreni liberi e fertili rimasti.

Si tratta di una grande Marcia per la Terra, che si terrà domenica 21 aprile in PiemonteLiguria,LombardiaVenetoLazioPugliaSicilia eSardegna, e sabato 27 aprile in Friuli Venezia Giulia*.

* In Friuli Venezia Giulia la marcia è stata spostata a sabato 27 aprile a causa della concomitanza con il voto per le elezioni regionali).

Guarda il VIDEO

Perugia19-21 aprile, assemblea dei soci WWF e presentazione del programma triennale

IL CUORE DEL PROGRAMMA

web_42331_3674Il Programma triennale del WWF Italia
Il Programma del WWF Italia nasce dall’obiettivo di proteggere il solo pianeta sul quale possiamo vivere.

Tre filoni tematici: Natura d’Italia, Nature Style e Conservazione delle specie prioritarie attorno ai quali si svilupperanno le otto iniziative.

NATURA AL CENTRO IN 8 MOSSE

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Conservazione dei grandi carnivori e della biodiversità in generale sull’Arco alpino, ecoregione particolarmente delicata e importante.

GREEN HEART OF AFRICA
In connessione con l’omonima Global Initiative internazionale, pone al centro il salvataggio del Bacino del Congo, il secondo “polmone” verde del Pianeta.

MEDITERRANEO
Sviluppare delle aree marine protette, pesca sostenibile e artigianale per un Mediterraneo di qualità, contrasto alle trivellazioni.

RIUTILIZZIAMO L’ITALIA
Un modello di sviluppo che punti sul riuso e il recupero del patrimonio edilizio esistente per arrestare realmente il consumo di suolo in Italia.

CLIMA ED ENERGIA
Per un futuro libero da carbone e petrolio e per lo sviluppo delle energie rinnovabili al 100%, attraverso l’autoproduzione e il contrasto ai monopoli.

OASI E SPECIE
Il nostro impegno per la tutela degli habitat e della fauna selvatica in Italia attraverso la gestione diretta delle aree protette e non solo.

ONE PLANET ECONOMY
Muoversi verso un’economia davvero sostenibile, promuovendo nuovi modi di produrre e di consumare coinvolgendo tutti gli attori interessati.

ONE PLANET FOOD
Promozione di una dieta sostenibile, di un’agricoltura “di cura” e non di rapina, con una forte attenzione alla salute e alla riduzione degli sprechi.

Consultazioni per il nuovo Governo: c’è bisogno di una svolta verde

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La maggiori associazioni ambientaliste a Montecitorio per incontrare Bersani.
Il commento di Dante Caserta Presidente WWF Italia

Se, come detto dall’onorevole Bersani, il nuovo Governo deve definire un ‘Programma d’attacco’, per rilanciare il Paese si deve puntare decisamente sul Green Deal, su una Svolta per un’economia verde e rigenerativa che  deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo, valorizzando gli elementi di forza (parchi, biodiversità, patrimonio culturale, produzioni di qualità), garantendo una roadmap verso il 100% di energie rinnovabili, un programma di piccole e medie opere immediatamente cantierabili per il risanamento e la manutenzione del territorio e una ri-conversione ecologica  del nostro apparato produttivo che ricomprenda i costi ambientali per evitare che le minacce e i danni ambientali provocati dalle produzioni inquinanti ricadono sui cittadini e mettano a rischio anche gli asset di forza del Paese”, così commentano le maggiori associazioni ambientaliste CAI – Club Alpino Italiano, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, WWFche hanno avuto un incontro il 25 marzo  dalle 13.00 alle 14.00 a Montecitorio con l’onorevole Pierluigi Bersani, che ha ricevuto il mandato esplorativo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

“Apprezziamo che per la prima volta nella storia repubblicana si chieda un incontro anche con le associazioni ambientaliste, riconoscendo loro un ruolo fondamentale nel contribuire con la tutela dell’ambiente, della biodiversità e dei beni culturali alla ricchezza della nazione”, aggiungono le maggiori associazioni ambientaliste, che hanno consegnato un sintetico documento su 10 temi

1.Energia e clima; 2. Trasporti e infrastrutture; 3. Consumo del Suolo, 4. Difesa del Suolo, 5. Bonifiche, 6, Biodiversità e aree protette, 7. Beni culturali e paesaggistici, 8. Turismo e ambiente, 9. Ministero dell’ambiente, 10. Diritti e delitti ambientali

Le maggiori associazioni ambientaliste chiedono, anche, di dare piena attuazione alla Strategia Nazionale della Biodiversità, approvata nell’ottobre 2010, che stenta a decollare e di fissare un termine entro il quale approvare la nuova generazione dei Piani paesaggistici, che si attendano dal gennaio 2010. Occorre che il Governo si occupi organicamente di Patrimonio culturale, della sua conservazione (tutela e cura), fruizione (turismo culturale) e ri-produzione di cultura.

Le maggiori associazioni ambientaliste chiedono più coraggio nella ri-conversione ecologica dell’economia: “Il presupposto della Green Economy è la decarbonizzazione dell’economia e non quella di creare un “settore verde. – commentano le maggiori associazioni ambientaliste e aggiungono: “In questo senso, le proposte a breve presentate nel Programma di Governo dell’on. Bersani, ampiamente condivisibili nello specifico, vanno inserite in un quadro nuovo che preveda la progressiva fuoriuscita dalle fonti fossili. E’ necessario rivedere in quest’ottica la “Strategia Energetica”da poco approvata dal governo uscente: eliminare progressivamente l’uso del carbone e dell’olio combustibile nel settore elettrico, fermare le trivelle a mare, garantire strumenti efficaci e snelli alle rinnovabili per uno scenario 2050 a zero emissioni di CO2. Anche nel settore delle grandi opere si chiede chiarezza: si deve definire un Piano nazionale per la mobilità che serva a dare risposta ai gravi problemi di congestione e di inquinamento delle nostre città, abbandonare il Primo programma delle infrastrutture strategiche, che costituisce (con le sue 390 opere in elenco per 375 miliardi di euro) un’ipoteca per il futuro economico-finanziario e ambientale del Paese.” 

IL COMMENTO DEL WWF ITALIA

“Occorre riconoscere un ruolo istituzionale e risorse adeguate al Ministero dei Beni Culturali  e al Ministero dell’Ambiente che negli scorsi anni hanno avuto i bilanci falcidiati (quest’ultimo dicastero è passato da un bilancio annuale di 1,6 miliardi di euro nel 2008, ai 450 milioni di euro del 2013), riducendone la capacità di intervento e quindi  mettendo a rischio i beni ambientali, paesaggistici e culturali del nostro Paese”, commenta il presidente del WWF Italia, Dante Caserta, dopo l’incontro di questa mattina con l’onorevole Pierluigi Bersani, che ha avuto dal Presidente della Repubblica un mandato esplorativo per la formazione del nuovo Governo. “E’ la prima volta che le associazioni ambientaliste vengono ascoltate nel processo di consultazione per il nuovo Governo e questo è di certo un gesto di attenzione importante e significativa” – continua il presidente del WWF Italia che ha incontrato l’On. Bersani, insieme  con le rappresentanze delle maggiori associazioni ambientaliste (CAI – Club Alpino Italiano, FAI- Fondo Ambiente Italiano, Greenpeace, Legambiente, Pro Natura e Touring Club Italiano) che hanno sottoscritto il documento sulle priorità ambientali sottoposto durante la campagna elettorale a tutte le forze politiche.

“Abbiamo scelto di orientare l’incontro su argomenti chiave e non sulle mille situazioni puntuali pur importanti che caratterizzano l’agenda ambientale del nostro Paese – continua Caserta -. Abbiamo quindi ribadito con forza che l’ambiente non può essere considerato come un ambito tematico bensì come una caratterizzazione trasversale a tutte le politiche, in particolare quelle economiche che possono trovare un rilancio nell’affermazione della Green economy, nelle misure di contrasto ai cambiamenti climatici e in quelle di gestione del territorio, oltre che nella tutela dello straordinario patrimonio artistico e naturale del nostro italiano”.

PUNTI PER UNA RI/CONVERSIONE ECOLOGICA DEL PAESE INCONTRO CON L’ON. PIERLUIGI BERSANI DEL 25 MARZO 2013 DocxilGoverno

 

 

22 marzo 2013, Giornata mondiale Acqua: insostenibili i livelli di pressione umana sulle risorse idriche

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E’ urgente agire per migliorare l’utilizzo dell’acqua nelle filiere produttive e nei comportamenti individuali. Ecco alcuni strumenti utili suggeriti dal WWF: Per imprese e investitori ‘Water Risk Filter’ (http://waterriskfilter.panda.org), guida on line sul rischio idrico, e per i cittadini il carrello della spesa virtuale su http://www.improntawwf.it

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo, il WWF ricorda come la pressione umana sulle risorse idriche sia estremamente elevata e insostenibile per il futuro nel caso dovessimo continuare a incrementare i consumi, come gli attuali trend confermano.

Gli ecosistemi d’acqua dolce ricoprono appena l’1% della superficie del Pianeta e ospitano il 7% delle 1,8 milioni di specie oggi descritte dalla scienza tra cui un quarto dei 60.000 vertebrati noti. Le specie che li abitano si estinguono a un livello in media 5 volte  superiore rispetto a quelle terrestri.Su un totale di 1,4 miliardi km³ di acqua disponibile sul Pianeta solo il 2,5% (35 milioni di km³) è costituito da acqua dolce (fiumi, laghi, ghiacciai ecc.), di cui solo meno dell’1% è potenzialmente utilizzabile dall’uomo per le proprie necessità (non tenendo presenti le esigenze di tutte le altre specie che con noi dividono il Pianeta), che invece si appropria del 54% di tutta l’acqua dolce accessibile, di cui il 20% viene usato dall’industria e circa il 70-80% nel mondo – in Italia circa il 60% – è utilizzato per l’agricoltura.

ECOSISTEMI D’ACQUA DOLCE: NUMERI E SPECIE A RISCHIO.

Gli ecosistemi di acqua dolce, pur ricoprendo solo l’1% della superficie terrestre, ospitano il 7% (126.000 specie) delle 1,8 milioni di specie a oggi descritte,. Gli effetti dell’azione umana su questi ambienti sono devastanti: solo in Europa, negli ultimi 50-100 anni il 60% delle zone umide è andato perso perché convertito a usi più “redditizi” o perché non tutelato.
Come documenta il rapporto WWF“Living Planet Report 2012” fornendo i dati sull’Indice del pianeta vivente (Living Planet Index)  il  declino di questo indice per quanto riguarda gli ecosistemi delle acque dolci è stato superiore a quello di tutti gli altri biomi.  L’Indice, analizzato dal WWF, comprende 2.849 popolazioni appartenenti a 737 specie di uccelli, pesci, rettili, anfibi e mammiferi presenti nelle zone umide, nei laghi e nei fiumi d’acqua dolce temperati e tropicali. Complessivamente, l’Indice delle acque dolci globale è diminuito del 37% fra il 1970 e il 2008  e quello delle acque dolci tropicali, in particolare, è diminuito in maniera più drammatica, del 70%, la percentuale maggiore fra quelle degli Indici dei diversi biomi, mentre l’Indice delle acque dolci temperate è aumentato di circa il 35%.
In Italia e in Europa le specie a rischio degli ecosistemi d’acqua dolce sono soprattutto la lontra, per quanto riguarda i mammiferi, il carpione del Garda e il carpione del Fibreno, per i pesci; la moretta tabaccata e il cavaliere d’Italia, per gli uccelli d’acqua. I boschi ripariali (salici, ontani ecc.) sono quelli più minacciati. Il WWF Italia da sempre attraverso le proprie Oasi protegge alcuni dei più importanti ecosistemi d’acqua dolce: sono 50 le Oasi WWF, su un totale di 120, che tutelano ecosistemi d’acqua dolce e le loro specie, come ad esempio le Oasi di Burano (Toscana), Orbetello (Toscana), Le Bine (Lombardia), le Saline di Trapani (Sicilia), e Valle Averto (Veneto).
E’ questa la fotografia scattata dal WWF Italia sull’approvvigionamento idrico destinata ad assumere sempre di più i caratteri di un’emergenza sia per  l’uomo che per la Natura: gli ecosistemi d’acqua dolce, infatti, non solo forniscono l’habitat per la sopravvivenza di numerosissime specie ma consentono anche lo stoccaggio e la fornitura di acqua potabile per soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione umana.

INDUSTRIA: PREVISTO QUASI IL RADDOPPIO DEI CONSUMI NEL 2025.

L’industria utilizza in media il 20% delle risorse idriche della Terra, ma la percentuale è molto più elevata nei paesi “avanzati”: in media il 59% contro l’8% dei paesi a basso reddito . Secondo le stime dell’UNESCO, il volume d’acqua impiegato a scopi industriali passerà dai 752 km3 l’anno del 1995 ai 1.170 km3  nel 2025, arrivando a rappresentare circa il 24% del prelievo totale di acqua dolce. Non solo consumi diretti, l’industria è responsabile ogni anno dell’accumulo dalle 300 alle 500 tonnellate tra metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e di altri rifiuti. Il contributo più significativo al carico di inquinanti proviene dalle industrie che utilizzano materie prime organiche e tra queste primeggia il settore alimentare come quello maggiormente inquinante. Il settore agro-alimentare dei paesi ad alto reddito è responsabile del 40% dell’inquinamento organico in ecosistemi di acqua dolce, mentre per i paesi a basso reddito il contributo sale al 54%. In questi paesi, il 70% dei rifiuti industriali viene scaricato non trattato, inquinando anche l’approvvigionamento di acqua potabile. Utilizzare una minor quantità d’acqua riuscendo al tempo stesso a produrre più cibo o prodotti sarà cruciale per affrontare i problemi legati alla scarsità delle risorse idriche.

RIDURRE L’IMPRONTA IDRICA: DAL CASO MUTTI AL CARRELLO DELLA SPESA VIRTUALE.

Cittadini, imprese, investitori ed istituzioni possono ridurre la propria impronta idrica (un indicatore di utilizzo dell’acqua dolce che misura l’uso sia diretto sia indiretto da parte di consumatori e produttori) cambiando e promuovendo abitudini,  investimenti e strategie in grado di incidere sui processi produttivi per una riduzione dei consumi d’acqua.
Per quanto riguarda i processi produttivi, un caso-studio italiano di calcolo della propria impronta idrica e di riduzione del consumo di acqua in agricoltura è rappresentato da Mutti, leader di mercato nella produzione di concentrato, passata e polpa di pomodoro.
In collaborazione con WWF e l’Università della Tuscia, Mutti è stata la prima azienda in Italia e una delle poche al mondo, ad aver calcolato i consumi di acqua della propria produzione, dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito, concretizzando degli obiettivi di riduzione dell’impronta idrica del 3% entro il 2015 su tutta la filiera, attraverso misure per migliorare efficienza e efficacia nell’irrigazione e la riduzione dei fertilizzanti.
Tra le cose che invece può fare il cittadino, sia come utilizzatore del servizio idrico che come consumatore, c’è il calcolo della propria impronta idrica attraverso il carrello della spesa virtuale sul sito del WWF Italia www.improntawwf.it , che permette così di essere consapevoli di quanto ‘oro blu’ mettiamo nel nostro piatto con la scelta dei nostri prodotti alimentari.

Il cartello degli ambientalisti ha incontrato Lista Monti, LNP, Movimento 5 Stelle, Pd, Pdl, Rivoluzione Civile, Sel, Fratelli d’Italia e si è confrontato con i leader Ingroia, Maroni e Vendola e con molti candidati alle elezioni nazionali. Ecco il resoconto.

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“C’è un cambio di passo nell’attenzione ai temi ambientali in questa campagna elettorale, che però ancora stenta a diventare consapevolezza sulla necessità di un Green Deal per uscire da una crisi che è nel contempo economica ed ecologica e c’è una voglia trasversale agli schieramenti di collaborare al di là degli steccati alla ri/conversione ecologica del Paese: lo ricaviamo dalle 16 ore di maratona per 8 incontri che abbiamo avuto con tutte le forze principali di centro-sinistra, centro e centro-destra, in lizza nelle Elezioni 2013, alle quali abbiamo chiarito che siamo disposti a collaborare anche dopo le elezioni, verificando nei primi 100 giorni di Governo la qualità del loro impegno”.

 

Questo è il primo risultato del forcing di sette tra le più importanti associazioni ambientaliste, a cui aderiscono oltre un milione di iscritti (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF), che hanno proposto all’attenzione delle forze politiche  il loro documento di 80 proposte (di cui 28 prioritarie)” Elezioni nazionali 2013: Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese”.

 

Il cartello di  7 associazioni ha incontrato i leader di partito Antonio Ingroia (Rivoluzione Civile), Roberto Maroni, (Lega Nord Padania), Nichi Vendola (Sel) e complessivamente 19 candidati alle elezioni nazionali. Per il Pd hanno incontrato, delegati dai leader di partito, la responsabile Ambiente, Stella Bianchi; per il Pdl i senatori Antonio D’Alì e Andrea Fluttero; per la Lista Monti, la candidata Ilaria Borletti Buitoni, per il Movimento Cinque Stelle i candidati nazionali Federica Daga, Marta Grande, Claudio Sperandio, Stefano Vignaroli, Andrea Zaccagnini. Il documento alla base del confronto, i resoconti degli incontri raccolti nel “Diario elettorale 2013” e l’analisi “L’ambiente nei programmi e nelle agende” sono disponibili on-line sui siti delle associazioni per chiunque voglia farsi un’idea del grado di sensibilità ambientale dimostrata da partiti, liste, movimenti. E hanno ricavato una Antologia dei temi ambientali nei programmi e negli incontri

E’ questo  il risultato del forcing avviato lo scorso 31 gennaio e conclusosi il 20 febbraio sulla base dei contenuti salienti dell’Agenda ambientalista trattati negli incontri e che sono serviti per valutare i contenuti dei programmi; contenuti che sono qui sintetizzati:

1. l’esigenza di redigere una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse nella produzione dell’energia elettrica, nei trasporti, nell’industria e nei servizi che sostengano  la Green Economy;
2. fissare l’Obiettivo del 100% Rinnovabili procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, e rinunciando a ogni piano di trivellazioni petrolifere off shore;
3.  integrare la Strategia nazionale sulla biodiversità (l’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità) approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici;
4. definire un Piano nazionale della mobilità che superi l’insostenibilità economico e ambientale del Primo Programma delle infrastrutture strategiche, abbandonando il progetto del Ponte sullo Stretto e l’AV Torino Lione;
5. elaborare una nuova legge di Governo del territorio, che aggiorni la disciplina urbanistica ferma al 1942  e pervenire ad una normativa sul consumo del suolo che usi la leva fiscale per disincentivare l’espansione edilizia e incentivare la riqualificazione del patrimonio esistente;
6. introdurre tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente e garantire un’adeguate tutela penale dell’ambiente;
7. procedere ad una Programmazione integrata dei beni e delle attività culturali sollecitando la piena collaborazione tra Stato e Regioni;
8. varare un Piano della Qualità per il settore turistico che valorizzi i beni culturali e ambientali;
9. ripristinare i tagli al Bilancio del ministero dell’ambiente, ultimo tra i dicasteri con portafoglio, portando il bilancio dagli attuali 450 milioni di euro (nel 2009 il bilancio del Ministero ammontava a 1,2 miliardi di euro) ad almeno700 milioni di euro.

Storica vittoria per i nostri mari!

6/2/2013 – Il parlamento Europeo ha votato, 502 voti a 137, in favore del Regolamento Base della Riforma comune della pesca, la pietra angolare di una riforma che permetterà la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea, mettendo fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca.

Image“Oggi qualcosa di veramente eccezionale è successo– ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia. – il Parlamento europeo ha votato a favore di una riforma forte della pesca per garantire la sostenibilità della pesca nell’UE. Si tratta di un vero e proprio trionfo soprattutto in questi tempi di crisi e nonostante la forte opposizione da parte dei politici che hanno seguito gli interessi dell’industria  insostenibile . Tutti volevano questa riforma: i cittadini, l’industria e i pescatori. I membri del Parlamento europeo li  hanno ascoltati  e hanno usato i loro nuovi poteri per  fare la differenza. Ora è chiaro, dopo questo voto, che si tratta di una priorità politica dell’UE  dare stabilità a lungo termine alle comunità di pescatori, alle imprese del settore e all’ambiente marino da cui dipendono.
Gli oceani, i pesci e quelli che dal  pesce sostenibile dipendono  oggi hanno vinto metà della battaglia. Ora spetta ai ministri della pesca  votare a favore di questo regolamento di base. Sarà una battaglia dura ma speriamo che i governi nazionali ascolteranno il forte messaggio che arriva oggi dal Parlamento spazzando  via gli interessi costituiti per assicurare un futuro a lungo termine e  sostenibile per i nostri oceani e l’economia della pesca in Europa ” .

Un grazie speciale va ai cittadini europei che hanno chiesto ai deputati di fermare la bancarotta degli oceani attraverso: 23.000 disegni spediti alla campagna  ‘Paint a fish – Dipingi un pesce’ ,30.000 email inviate ai parlamentari europei e ben 150.000 firme raccolte su una petizione .

E per chi la riforma la vuole subito in tavola, la guida tascabile WWF “Sai che pesci pigliare”  offre tutti i consigli per comprare solo pesce sostenibile applicando dal basso il cambiamento che può salvare i nostri mari.
Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/