I rifiuti di Roma? Mai nella nostra provincia, modello di gestione sostenibile dei rifiuti!

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Reazioni negative in tutta la provincia alla notizia del trasferimento in terra pontina dei rifiuti romani.

Le argomentazioni addotte dagli amministratori, però, non sono del tipo “facessero anche i romani la raccolta differenziata spinta destinando i materiali al riciclo come da anni facciamo noi; qui non esistono più discariche, abbiamo chiuso l’ultima, quella di Borgo Montello”.

Una provincia che viaggia sotto il 20% di raccolta differenziata non ha le carte in regola per simili affermazioni e allora si appella alla chiusura del ciclo sul proprio territorio.

Cosa vuol dire nella situazione attuale della provincia pontina?

Significa semplicemente che faremo qualche altro piccolo passo avanti in termini di differenziazione dei rifiuti e poi tratteremo l’abbondante residuo per trarne materiale da conferire in un nostro inceneritore.

E’ questa la motivazione dell’esultanza del presidente della Provincia di Latina alla notizia del rigetto da parte del TAR del Piano regionale dei rifiuti che tra l’altro escludeva impianti pesanti sul nostro territorio?

E’ ora che cominciamo ad approfondire la questione anche per evitare di trovarci in casa un’altra fonte di inquinamento, la più importante in termini di produzione di diossine.

E’ noto a tutti che discariche ed inceneritori sottraggono materiali al ciclo delle merci e che le materie prime cominciano a scarseggiare come dimostra l’aumento dei loro costi nelle Borse mondiali.

E’ altrettanto noto che le ricadute di un impianto di incenerimento sulla salute dell’ambiente e delle persone che vi risiedono sono pesanti.

L’ultimo convegno, tenuto a Terni qualche giorno fa, ancora una volta ha confermato l’esistenza di un rapporto tra le emissioni di un inceneritore e l’insorgere di tumori. Leggete qui.

La risposta della nostra provincia alle decisioni romane deve essere sostenuta da un’inversione drastica nella gestione dei rifiuti nella direzione del riciclo totale:

  • Riduzione della produzione dei rifiuti,
  • riuso degli oggetti utilizzando anche le isole ecologiche per lo scambio,
  • raccolta differenziata domiciliare,
  • l’organico al compostaggio e gli altri materiali al riciclo,
  • analisi delle frazioni residue (secco residuo, scarti della differenziata, spazzamento, ingombranti, assorbenti) per ridurle intervenendo sul processo.

Altrimenti, continueremo soltanto a farci del male.

Pioggia e grandine non fermano i volontari al lavoro nel parco della Rimembranza di Terracina

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Un primo recupero di un angolo del parco della Rimembranza

 

In una mattinata caratterizzata da scrosci di pioggia alternata a grandine è stata ripristinata una staccionata abbattuta dai vandali.

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Sta per esaurirsi tutto il legname comprato con i proventi di una cena di solidarietà organizzata tempo fa dall’Istituto Professionale “Filosi”.

Ora occorre un intervento pubblico per l’acquisto di altro materiale.

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In giro intorno al cantiere della frana sulla linea ferroviaria Terracina-Fossanova. Eppur si muove?(2)

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A distanza di circa quattro mesi i segni della frana sono ancora tutti presenti sul luogo.

 

 

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Il cantiere è stato aperto il 21 dicembre 2012 e la tabella porta come tempo di ultimazione lavori 90 giorni.

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I lavori sono veramente in corso, stamani alle 11 si vedevano muovere intorno alle rocce poste in cima alla montagna alcuni operatori e si sentivano delle voci.

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Secondo l’assessore competente, una volta stabilizzate le rocce in cima i lavori potrebbero continuare con la linea attivata. Sarà vero? 

Volontari al lavoro nel parco della Rimembranza di Terracina

080120133557Sono iniziati stamani i lavori nel parco della Rimembranza.

All’apertura del parco, alle ore nove, quattro cittadini si sono messi a pulire i vialetti della parte bassa poco frequentata dai cinghiali.

Durante la mattinata si è presentato l’elettricista del Comune che ha proceduto a fare l’inventario dei danni apportati dai vandali all’impianto elettrico.

Il Comune deve intervenire per il ripristino dell’impianto e per la chiusura dei varchi; inoltre, deve fornire i materiali per la manutenzione, ai lavori ci penseranno i volontari.

 

 

 

In questa settimana, tempo permettendo, si lavorerà ancora giovedì pomeriggio e venerdì mattina. Tutti possono collaborare.

 

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Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. WWF chiede il divieto d’uso al 2020

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Sette azioni prioritarie  proposte per il Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in agricoltura.

I punti nodali individuati da un ampio schieramento di organizzazioni: AIAB, FIRAB, Legambiente, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Fai, UpBio, Federbio, Italia Nostra, Lipu, Mdc, Pro Natura – Federazione Nazionale, SIEP, Slow Food Italia, TCI, Unaapi, WWF. 


Le organizzazioni di rappresentanza di interessi molteplici intendono accendere i riflettori sull’intero percorso di recepimento della Direttiva UE sull’Uso sostenibile dei pesticidi, come è previsto dalla consultazione, richiamando principi e obiettivi generali di interesse per l’intera collettività.

Nell’utilizzo dei prodotti fitosanitari in agricoltura ci sono, infatti, misure e percorsi che dovrebbero essere adottati per coniugare la tutela della qualità agroambientale, la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori e degli operatori agricoli in un quadro di compatibilità ambientale con l’impiego di prodotti chimici di sintesi. Per far sì che questo avvenga è necessario introdurre questi punti focali nella bozza del Piano d’Azione Nazionale:

1. Le finalità del PAN     Il PAN deve individuare azioni concrete e misurabili, definendo obiettivi quantitativi di riduzione dell’impiego di pesticidi. Tali obiettivi devono essere semplici, accompagnati da indicatori efficaci e facilmente monitorabili, semplicemente comunicabili agli operatori e ai cittadini, come tra l’altro previsto dagli art. 7 e 10 della Direttiva UE.

2. Il ruolo dell’agricoltura biologica     La bozza di PAN deve prevedere un rafforzato esplicito riferimento all’agricoltura biologica come strumento di difesa e prevedere apposita azione di assistenza tecnica. Il metodo biologico dovrà, quindi, essere favorito attraverso strumenti e iniziative specifiche volte a rafforzare il comparto e valorizzare le produzioni agricole biologiche sia in termini di politiche di sostegno e di azioni previste dal Piano che di formazione degli addetti.

3. Definire il processo     La versione definitiva del documento dovrebbe inoltre definire una road map che permetta l’applicazione progressiva di misure di incentivazione e di specifiche politiche di supporto volte a indicare il raddoppio della SAU nazionale condotta con il metodo biologico entro il 2020. Inoltre, a tutela del patrimonio di biodiversità disponibile, dell’integrità delle risorse naturali e della qualificazione paesaggistica, l’adozione di tale metodo di coltivazione va promossa sull’intera superficie delle aree Natura 2000 entro 5 anni dall’entrata in vigore del PAN, accompagnando le aziende ivi presenti nel processo di conversione al biologico.

4. Ridurre tutti i rischi     Nel caso di irrorazione aerea vanno affrontate le preoccupazione di deriva dei prodotti anche su produzioni biologiche, oltre che su bacini e popolazione, rendendo opportuno un profondo ripensamento volto a una esclusione dei trattamenti aerei dal novero di possibilità.
Il PAN deve inoltre prevedere un obbligo di notifica pubblica dei produttori convenzionali su epoca e tipologia dei trattamenti per gestire possibili fenomeni deriva.
La bozza di PAN va inoltre integrata riconoscendo la pericolosità del multi residuo e prevedendo specifiche azioni di monitoraggio e prevenzione, formazione e informazione anche attraverso il necessario coinvolgimento nell’azione divulgatrice delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica oltre che del Ministero della Salute e dell’Ambiente, che vanno peraltro investiti di ruoli più significativi sia nella gestione che comunicazione del rischio.
A fini di salute pubblica, particolare attenzione va inoltre posta sul tema della tossicità cronica dei pesticidi che la bozza di PAN tratta in misura vaga e senza individuare chiari elementi di prevenzione e precauzione, sia in termini di applicazione di singoli composti che di loro miscele o di sequenze tra loro.

5. Pesticidi e OGM     Il PAN non affronta in alcun modo la questione OGM che comporta altrove nel mondo abuso di trattamenti erbicidi nelle colture tolleranti erbicidi e pressione selettiva generata dalle colture resistenti a insetti.

6. Il ruolo di ricerca e formazione     In tema di ricerca il PAN deve dare espressa indicazione di rafforzamento dei percorsi e della capacità di innovazione a vantaggio di sistemi colturali resilienti ed emancipati dalla chimica che devono godere di investimenti specifici in termini di ricerca.

7. La terminologia     L’appropriato, de jure e de facto, termine “pesticidi” viene sistematicamente ignorato per ricorrere alla più neutra e inoffensiva espressione “prodotti fitosanitari”.

Franco Ferroni, responsabile Biodiversità, aree protette e politiche agricole del WWF Italia, intervenuto all’incontro promosso dalle Associazioni al Senato per conto del WWF Italia ha detto “Il piano di azione nazionale pesticidi rappresenta una opportunità unica per orientare verso una maggiore sostenibilità ambientale l’agricoltura italiana, in linea con gli obiettivi indicati dall’Unione Europea. E’ necessario però che, almeno per le aree più vulnerabili come le aree naturali protette, le aree non agricole come ferrovie e strade e le aree urbane frequentate da soggetti più a rischio come i bambini, il piano indichi chiaramente l’obiettivo del divieto d’uso dei pesticidi entro il 2020. Sarebbe così assicurato da una parte l’obiettivo della tutela della salute pubblica e della biodiversità e dall’altra si consentirebbe l’ utilizzo dei finanziamenti della prossima programmazione della Politica Agricola Comune 2014 – 2020 per accompagnare Enti pubblici ed aziende agricole verso questo obiettivo con adeguati incentivi economici”.

Troppa chimica in agricoltura; dobbiamo rinunciare al prosecco?

Una recente tesi di laurea ha messo a nudo i numerosi trattamenti cui vengono sottoposte le vigne del prosecco.
 
La tesi di laurea è di Milvana Citter e ha un titolo emblematico:
 “Le primavere silenziose del prosecco, da arcadia collinare a geografie del rischio”.
Per leggerne l’introduzione e avere i riferimenti per chiedere l’intera tesi si può utilizzare questo link.
Già da anni i residenti nella zona di produzione si erano allarmati per gli effetti collaterali indesiderati dei trattamenti come appare in questo articolo del Corriere del Veneto.

La Tares, documentiamoci!

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La nuova tassazione sui rifiuti e i servizi, la Tares

 

 

Il decreto–legge 6 dicembre 2011, n. 201 nell’articolo 14 ha istituito il tributo sui rifiuti e sui servizi indivisibili (illuminazione, asili nido, la manutenzione delle strade, l’assistenza domiciliare per anziani e malati, …) annullando ogni precedente disposizione come la tarsu e la tia.

La Tares, questa è la sigla del nuovo tributo, deve coprire tutti i costi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e assimilati e i costi di qualunque servizio a domanda individuale.

 

Già qui si può prevedere che nell’83% dei comuni italiani dove da parte dei contribuenti non si realizza la copertura totale dei costi dei servizi ci sarà un aumento consistente della tassazione; sono, infatti, solo circa 1.300 i comuni passati alla tia che copre tutti i costi. I residenti in questi ultimi comuni vedranno aggiunto a quanto già pagano solo il contributo generale di 0,30/0,40 €/metro quadrato per i servizi.   

 

Sono soggetti alla Tares tutti coloro che possiedono a qualsiasi titolo locali o aree scoperte capaci di produrre rifiuti; l’entità della tariffa viene riferita alla quantità e qualità dei rifiuti prodotti per unità di superficie.

I criteri per ricavare la tariffa devono rispettare un regolamento del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero dell’ambiente che troverà applicazione un anno dopo la sua emanazione.

Nella fase transitoria si fa ricorso a criteri presenti nel DPR 27 aprile 1999,n.158.

Per le abitazioni presenti nel catasto edilizio urbano la superficie assoggettabile alla tassa sarà pari all’80% della superficie catastale determinata secondo criteri già introdotti dal DPR 23 marzo 1998, n.138.

Qui ci sarà una fase di incrocio di dati tra comune e Agenzia del territorio; i soggetti passivi del tributo presentano una dichiarazione entro il termine stabilito dal comune in relazione alla data di inizio del possesso, dell’occupazione o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili a tributo. Nel caso di occupazione in comune di un fabbricato, la dichiarazione può essere presentata anche da uno solo degli occupanti.

Al comune tocca emanare un regolamento che oltre a modulare la tariffa in modo da prevedere agevolazioni e riduzioni comprenda:

a) la classificazione delle categorie di attività con omogenea potenzialità di produzione di rifiuti;

b) la disciplina delle riduzioni tariffarie;

c) la disciplina delle eventuali riduzioni ed esenzioni;

d) l’individuazione di categorie di attività  produttive di rifiuti speciali alle quali applicare, nell’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano, percentuali di riduzione rispetto all’intera superficie su cui l’attività’ viene svolta;

e) i termini di presentazione della dichiarazione e di versamento del tributo.

 

Il comma 23 dell’articolo 14 che istituisce la Tares stabilisce che il consiglio comunale deve approvare le tariffe del tributo entro il termine fissato da norme statali per l’approvazione  del bilancio di previsione, in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, redatto dal soggetto che svolge il servizio stesso ed approvato dall’autorità’ competente.

 

In assenza del regolamento ministeriale e molto verosimilmente del regolamento comunale e delle verifiche catastali tutto lascia pensare che ancora una volta si navigherà a vista e con poca trasparenza almeno fino al conguaglio di fine d’anno.

 

L’articolo 14 del decreto n. 201 fissa, poi, anche alcune norme sanzionatorie contro incomplete o infedeli dichiarazioni, l’elusione e l’evasione del tributo.

Perché la Tares si configura come un arretramento rispetto alle precedenti tassazioni sui rifiuti?

 

Innanzitutto, viene riferita alla superficie e non alla produzione effettiva dei rifiuti da parte del cittadino; l’attribuzione di un coefficiente medio per unità di superficie non premia il cittadino virtuoso che non sarà incentivato a praticare la prevenzione della produzione dei rifiuti.

Si prevedono agevolazioni per chi pratica la raccolta differenziata come se questa fosse un optional e non un obbligo di legge per i cittadini e per le amministrazioni. Ci sono già sentenze della Corte dei Conti  a carico di comuni inadempienti a tal riguardo.

L’accorpamento in un unico tributo, ovviamente molto più consistente del precedente (tarsu o tia), di più voci induce il cittadino ad attribuire alla gestione pur corretta dei rifiuti il salasso cui viene sottoposto e ciò lo porterà a rifiutare qualunque novità rispetto al cassonetto stradale. 

Ecco tutto l’art. 14 del decreto 5 dicembre 2011, n. 201 che istituisce la Tares:  Art.14TARES

Eppur si muove? Cantiere aperto sulla frana che ha interrotto la ferrovia Terracina-Fossanova e la strada Frosinone-mare

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Che vuol dire aprire un cantiere di sabato e alla vigilia delle festività natalizie?  

Se non è fumo negli occhi va preso come un buon segnale, si guadagna almeno una settimana. D’altra parte l’assessore responsabile si dice certo che in un mese saranno eliminate le cause di possibili rischi permettendo la riapertura delle due arterie, mentre i lavori di rifinitura proseguiranno. E’ troppo ottimista?

Seguiamo i lavori!

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Le Alpi, uno degli ultimi grandi spazi naturali d’Europa

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Le Alpi sono uno degli ecosistemi montani più intensamente sfruttati al mondo. Nonostante ciò, rappresentano una delle aree più selvagge e ricche di biodiversità in Europa.

Le Alpi – una delle ultime aree rimaste con grandi spazi naturali nell’Europa centro-meridionale – sono remote ma al tempo stesso vicine. Tolgono il respiro. Ci incantano. Sono una delle ultime roccaforti della natura. Una delle catene montuose più estese e più alte al mondo, le Alpi formano un arco che va da Nizza a Vienna, coprono otto diversi Paesi e qui vivono oltre 14 milioni di persone.

 
Ma neanche i suoi picchi sono immuni dagli effetti dell’urbanizzazione e dei cambiamenti climatici.

Per conservare la ricchezza naturale delle Alpi, si è reso necessario un nuovo approccio alla conservazione.
WWF Italia, WWF Austria, WWF Francia, e WWF Svizzera da anni lavorano insieme grazie al coordinamento del Programma Alpi Europeo (European Alpine Programme – EALP), con l’obiettivo di attuare una strategia transfrontaliera per la conservazione della natura.

Per saperne di più clicca qui.

La fragilità del territorio italiano ha bisogno di atti concreti del Governo

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Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici: le sei maggiori associazioni ambientaliste indicano le tre priorità di intervento

L’Italia fragile dei precari equilibri idrogeologici, sottoposta ai fenomeni meteorologici estremi provocati o amplificati dai cambiamenti climatici ha bisogno di atti concreti che dimostrino nei fatti un cambiamento di rotta.

CAI – Club Alpino Italia, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano e WWF, chiedono che il Governo in carica, che si dice attento agli impegni e agli scenari internazionali, nella riunione pre-CIPE del 18 dicembre,in preparazione della riunione del Comitato del 21 dicembre, faccia propria la proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio di approvazione di una Delibera in cui venga assunto l’impegno di dotare l’Italia di una Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, già adottata da 13 Paesi membri dell’unione Europea su 27, basata su precise priorità di intervento.

Dopo l’esito deludente dei negoziati di Doha è importante che l’Italia proceda al più presto alla definizione di una sua Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, che secondo le sei maggiori associazioni ambientaliste italiane, che hanno inviato le loro osservazioni al Governo sulla bozza di Delibera CIPE, dovrà:

 

 a)mettere in campo un’efficace politica di gestione del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, procedendo al più presto all’aggiornamento  delle mappe di pericolosità e del rischio alluvioni e  dei Piani di Assetto Idrogeologico e all’applicazione delle direttive europee su acque (2000/60) e alluvioni (2007/60), a partire dalla costituzione delle Autorita’ di distretto;

b) lanciare un chiaro segnale di stop a nuovo consumo di suolo e all’edificazione nelle aree a maggiore vulnerabilità e anche delocalizzazioni nelle situazioni a maggior rischio (come già previsto dai Decreti legge “Sarno” del 1998 e “Soverato” del 2000);

c) privilegiare gli interventi di rinaturalizzazione e riqualificazione fluviale e dei versanti, in un quadro più ampio di tutela della biodiversità e di riconoscimento del valore dei servizi garantiti dagli ecosistemi.