Far parti uguali fra disuguali è ingiusto, affermava don Milani

1Cinquant’anni fa, il messaggio di don Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana poneva sotto accusa la scuola pubblica che si era aperta ai ceti meno abbienti senza modificare il proprio impianto pedagogico-didattico. Venivano così respinti dalla scuola che avrebbe dovuto accoglierli proprio gli ultimi arrivati, quei ragazzi “senza parola” dei ceti popolari.

Oggi la scuola è sottoposta a tagli economici insostenibili e mostra di non poter svolgere il suo ruolo sociale con edifici decrepiti, servizi inefficienti, insegnanti fortemente demotivati e costretti spesso a sopperire di tasca propria alle prime necessità….

Oltre alla scuola, è la cultura nel suo complesso a subire un arretramento con i tagli ai musei, al cinema, al teatro, alla musica….

E ancora una volta sono i ceti meno abbienti che subiscono privazioni non potendosi permettere spese oltre il necessario alla sopravvivenza.

Allora riproporre il messaggio di don Milani cinquant’anni dopo deve servire a rilanciare nelle coscienze prima e nelle Istituzioni poi la necessità di un recupero forte della scuola, dell’istruzione e della cultura.

Anche per questo a Terracina si terrà una mostra sul priore di Barbiana che sarà presentata giovedì 4 aprile alle ore 18 nella sala Valadier dell’Ist. Filosi e che poi resterà aperta nella sala Appio Monti fino al 15 aprile. Durante la presentazione verrà proiettato un video sulla vicenda umana di don Milani con immagini riprese a Barbiana mentre vi si svolgeva la vita quotidiana.

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Il vecchio ospedale di Terracina continua ad essere terra di nessuno

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Continuano i raid di ignoti nei locali fatiscenti del vecchio ospedale, a chi tocca fermarli?

 

 

Sulla stampa locale oggi viene riportata la denuncia di cittadini residenti intorno al vecchio ospedale che hanno avvertito la presenza di persone all’interno della struttura nonostante la chiusura dei cancelli.

Da tempo si registrano atti di vandalismo e gesti pericolosi come il lancio di pietre sul sottostante parco della Rimembranza, incursioni nei vicini locali del gruppo scout e incendi di materiale cartaceo nelle sale, l’ultimo ha messo in serio pericolo la stessa vegetazione del parco.

A chi appartiene il vecchio ospedale?  E’ ora che i proprietari prendano tutte le misure necessarie prima che avvenga l’irreparabile.

Sono a rischio i visitatori del parco, i volontari che vi lavorano nella manutenzione e lo stesso curatore, prof. Selvaggi.

 

La struttura pare sia accatastata a carico dell’Azienda sanitaria locale che la detiene da vent’anni.

Un decreto legislativo (ministro della sanità Francesco De Lorenzo), il d.l. n.502 del 30/12/1992 applicativo della legge n.421 del 23/10/1992 stabilì all’art.5 che “ Nel rispetto della normativa regionale vigente, tutti i beni mobili, immobili, ivi compresi quelli da reddito, e le attrezzature che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fanno parte del patrimonio dei comuni con vincolo di destinazione alle unità sanitarie locali sono trasferiti al patrimonio delle unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere;….”

A quell’epoca la costruzione del nuovo ospedale era ultimata da mesi ma il trasferimento tardò tanto da far ricadere la struttura nella trappola del decreto De Lorenzo.

La comunità perse una proprietà patrimoniale che le era stata assegnata “in enfiteusi dalla sacra Congregazione degli Studi con istrumento atti Bartoli del 3 ottobre 1858”, come appare nell’Inventario Generale dei Beni Immobili  Mobili e di Uso Pubblico compilato dal regio commissario nel 1900.

 Il proprietario, quindi, si faccia avanti e si assuma le proprie responsabilità non solo nella messa in sicurezza della struttura e nel chiudere gli accessi a chicchessia  ma anche per evitare i danni che potrebbero essere arrecati alla parte storica dell’edificio.

Almeno per quest’ultimo aspetto sarebbe necessario anche l’intervento delle Istituzioni, Comune e Sovrintendenza ai Beni culturali.

Il vecchio ospedale di Terracina è un pericolo pubblico

L’abbandono in cui versa la struttura dell’ospedale in via san Francesco ha qualche responsabile?

Faldoni di documenti abbandonati, materiali anche pericolosi a portata di chiunque, distruzione di finestre, porte e qualunque altro oggetto lasciato nei locali, deperimento delle strutture architettoniche antiche caratterizzano il vecchio ospedale di Terracina.

I facili accessi per scorrerie di giovinastri oltre a far correre loro  gravi rischi permettono un tiro al bersaglio per chi sta sotto come gli scout e i frequentatori del parco della Rimembranza.

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Proprio qui stamani in tarda mattinata è stato lanciato un sasso caduto vicinissimo al luogo dove Emilio e Giovanni stavano sistemando dei gradini.

Raggiunto il cancello superiore mentre alcuni giovinastri si dileguavano fra le rovine lo spettacolo che si è presentato davanti agli occhi è apparso di una desolazione insostenibile e una fonte di rilevanti potenziali rischi.

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Volontari al lavoro nel parco della Rimembranza di Terracina

080120133557Sono iniziati stamani i lavori nel parco della Rimembranza.

All’apertura del parco, alle ore nove, quattro cittadini si sono messi a pulire i vialetti della parte bassa poco frequentata dai cinghiali.

Durante la mattinata si è presentato l’elettricista del Comune che ha proceduto a fare l’inventario dei danni apportati dai vandali all’impianto elettrico.

Il Comune deve intervenire per il ripristino dell’impianto e per la chiusura dei varchi; inoltre, deve fornire i materiali per la manutenzione, ai lavori ci penseranno i volontari.

 

 

 

In questa settimana, tempo permettendo, si lavorerà ancora giovedì pomeriggio e venerdì mattina. Tutti possono collaborare.

 

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Il parco della Rimembranza di Terracina ha urgente bisogno di un intervento pubblico straordinario

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Vandali e cinghiali stanno mettendo sottosopra il parco, i volontari non possono avviare alcuna attività se non si procede prima a chiudere i facili varchi per animali e piccoli sabotatori.

Anche oggi all’apertura domenicale si è presentato davanti agli occhi uno spettacolo di devastazioni che hanno reso il parco irriconoscibile.

E’ urgente un intervento pubblico di manutenzione straordinaria.


Un piccolo gioiello della città è in mano ai vandali che possono entrare indisturbati e danneggiare ogni cosa a cominciare dai punti luce.

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C’è anche il rischio per questi sabotatori di fare qualche brutto incontro perché il territorio è ormai frequentato assiduamente dai cinghiali che hanno realizzato un passaggio nel tratto di confine del parco con la villa privata presente nella parte bassa di via San Francesco.

Piazzole sconvolte, gradini distrutti, staccionate abbattute, percorsi irriconoscibili: i cinghiali non hanno risparmiato nulla.

Occorrono lavori per uscire prima possibile dall’emergenza; chiusura di tutti i varchi aperti dagli animali e dalle persone, ripristino dell’impianto elettrico, sostituzione dei materiali ormai inutilizzabili.

L’ordinaria manutenzione sarà, poi, come sempre portata avanti dai volontari che oggi vedono frustrato ogni loro tentativo di restauro dello stato dei luoghi.

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Quello che non fecero i cinghiali fecero i vandali, brutta sorpresa oggi all’apertura del giovedì del Parco della Rimembranza di Terracina

L’apertura del giovedì pomeriggio ha riservato per i responsabili dell’associazione una brutta sorpresa.

Ignoti sono entrati nel parco nelle ore di chiusura, molto probabilmente di notte, manomettendo l’impianto elettrico, mettendo a soqquadro i due minilocali, spargendo ovunque i materiali, sporcando lampade e pareti con le vernici prelevate dai depositi.

Ora i volontari che da anni stanno sostenendo con fatica la gestione del parco hanno bisogno di una mano pubblica, almeno per i lavori più consistenti.

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La vera grande opera sostenuta dalle sei associazioni italiane più rappresentative

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CARTA D’INTENTI

La messa in sicurezza ambientale dell’Italia.
Le ragioni per un impegno comune delle maggiori associazioni ambientaliste italiane

Come è riemerso drammaticamente dopo il recente terremoto in Emilia, la messa in sicurezza dell’Italia rimane una emergenzA prioritaria del Paese.

Non è più possibile violentare la natura, sperperare soldi, perdere altre vite umane, far vivere milioni di persone in condizioni di insicurezza.

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha stimato siano necessari circa 40 miliardi di euro per attuare un’adeguata azione di prevenzione e realizzare gli interventi di messa in sicurezza del Paese esclusivamente in relazione al rischio idrogeologico. Ma lo stanziamento dei fondi avviene a rilento e ancora oggi gli interventi di prevenzione fanno fatica ad essere attuati su tutto il territorio nazionale. Intanto però il conto delle emergenze continua a salire. Se consideriamo il rischio idrogeologico, solo nell’arco temporale dalle emergenze dalla colata di acqua e fango che ha travolto nell’ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea, in provincia di Messina, agli eventi in Lunigiana, nella provincia di La Spezia e Genova dell’autunno 2011 sino agli eventi disastrosi si questi giorni di nuovo in Liguria e per la prima volta in Maremma, si è arrivati ad una spesa di circa 816 milioni di euro, ovvero 1 milione di euro spesi ogni giorno, solo per gli interventi di prima gestione dell’emergenza. Mentre ammontano a oltre 13,2 miliardi di euro, come comunicato a fine luglio dalla Protezione Civile, i danni registrati nelle aree colpite dal terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio 2012. La messa in sicurezza e la cura del territorio si conferma una improrogabile riforma sociale, culturale ed economica del Paese – una necessità ampiamente riconosciuta e condivisa dall’opinione pubblica italiana – che dovrà necessariamente affrontare anche l’irrisolto problema delle bonifiche dei siti contaminati.

Per le nostre associazioni ambientaliste, forti dell’appoggio dell’opinione pubblica, è perciò importate e necessario rimettere questo tema all’attenzione delle forze sociali e politiche, del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali.

La più grande opera pubblica di cui ha veramente bisogno l’Italia.

Le associazioni ambientaliste italiane da anni si battono affinché la cura dell’Italia, la sua messa in sicurezza, sia considerata la vera, più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. Un grande progetto di sviluppo e di crescita, una formidabile opportunità in termini di occupazione, di ricerca, di coinvolgimento soprattutto delle piccole e medie imprese attive su tutto il territorio nazionale. E’ sicuramente questo il più importante e prioritario investimento pubblico nel nostro Paese, perché con la messa in sicurezza del territorio, sia quello naturale che quello urbanizzato e produttivo, si darebbe anche la migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale dell’Italia. Solo così si avrebbe sicuramente un intervento diffuso sul territorio, ad alta intensità occupazionale, oltre che ad elevata qualificazione professionale. Un grande investimento pubblico che, manutenendo e salvaguardando il territorio, finalmente rilanci la nostra asfittica economia e rimetta in moto le migliori energie del Paese, in particolare quelle giovanili.

Necessario e urgente è un intervento e un impegno da parte del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali: – per portare a sicurezza e rendere meno vulnerabile il patrimonio edilizio pubblico e privato oltre che il nostro prezioso patrimonio storico-artistico;
– per ridare equilibrio e sostenibilità al fragile assetto idrogeologico del territorio, anche impedendo ulteriore cementificazione in tutte le aree a rischio di dissesto, a partire da una nuova politica della montagna ispirata ad una rigorosa azione di conservazione e prevenzione;
– per impedire ulteriore, invasivo consumo del suolo;
– per salvaguardare il nostro paesaggio, i beni storici e monumentali e quanto ancora rimasto di unico e irriproducibile nel territorio montano, nelle campagne e lungo le coste italiane;
– per una manutenzione costante volta a salvaguardare e proteggere il territorio dai rischi di dissesto, frane e inondazioni anche nei contesti urbani.

Quello che si chiede alle pubbliche amministrazioni è di passare dall’incuria alla cura del territorio, dalla speculazione selvaggia alla pianificazione sostenibile, dalla edilizia costruttiva alla edilizia di recupero e manutenzione, dall’intervento di emergenza e a posteriori alla pratica della prevenzione.

Le motivazioni evocate sono più che sufficienti per affermare che ci sono ragionevoli speranze che le sei associazioni presenti all’incontro possano lavorare assieme attorno ad una piattaforma su una tematica definita, quale la messa in sicurezza del Paese.
Un percorso da fare assieme
Sei associazioni ambientaliste: Club Alpino Italiano, Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF Italia, si impegnano in un percorso comune finalizzato a sensibilizzare i cittadini su questi temi e al confronto con le istituzioni per avere risposte concrete.

Chiediamo innanzitutto che sia costruito uno strumento di relazione, confronto e coordinamento istituzionale, un tavolo di lavoro su questi temi, che sia formalmente riconosciuto, con cui le nostre associazioni e gli altri soggetti interessati possano confrontarsi con le istituzioni di governo e dove le nostre proposte possano essere ascoltate e assunte.

Vogliamo far crescere la sensibilità e l’attenzione verso questa emergenza con iniziative pubbliche nel nostro Paese dove illustrare le ragioni per la messa in sicurezza e la cura dell’Italia.

Club Alpino Italiano – Fondo Ambiente Italiano – Italia Nostra
Legambiente – Touring Club Italiano – WWF Italia

La legalità prima di tutto, forte presa di posizione dell’Associazione Caponnetto

UN DOCUMENTO DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

“I nostri obiettivi: far raggiungere alla nostra Associazione il massimo livello di operatività e rendere efficienti tutti gli apparati, anche quelli più piccoli, dello Stato sui territori contro le mafie, militari, politiche ed economiche”

 Da ora in poi tutto l’impegno della nostra Associazione dovrà  essere finalizzato ad ottenere il massimo dell’efficienza da parte di tutti gli apparati dello Stato sui territori del  Lazio, dal più piccolo al più grande, nessuno escluso, sul versante della lotta alle mafie.

Dalla piccola stazione dei carabinieri alle compagnie, dai commissariati di periferia alle Questure, dai comandi di brigate ai comandi provinciali.

E, soprattutto, dalla più piccola Procura ordinaria, come Cassino, alle più grandi.

Non è più possibile, di fronte ad una situazione così grave qual è quella esistente nel Lazio, continuare ad assistere inerti a quanto si è verificato, ad esempio, a Latina la cui Procura –non siamo noi ad averlo scritto ma magistrati qualificati delle DDA di Roma e di Napoli come Diana De Martino e Francesco Curcio- iscriveva reati di natura mafiosa come reati ordinari.

Non è più possibile, di fronte al dilagare quotidiano nel territorio del Lazio di tutte le mafie nazionali ed internazionali, continuare ad assistere senza far niente  allo spettacolo che vede come autori di indagini antimafia solamente corpi speciali che vengono da fuori o, al più, qualche Comando provinciale e le Squadre Mobili.

La situazione non lo permette più.

Tutti i presidi, dal più piccolo al più grande, dovranno essere messi nelle condizioni di operare e, se c’è gente che non è in grado di fare ciò, va sostituita.

Tutti gli archivi informatici interni dovranno essere aggiornati ed i livelli provinciali, regionali e generali  dovranno cominciare a pretendere “risultati” significativi e non basati solo sui numeri.

Lo stesso discorso va fatto per le Procure ordinarie.

Quelle del Lazio dovranno  prendere a modello quelle della Campania: Santa Maria Capua Vetere, Nola, Torre Annunziata.

Lo chiediamo con forza ed insisteremo perché questo avvenga e al più presto.

Non  si può continuare ad addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle dei magistrati della DDA di Roma o di Napoli, alla DIA, al GICO, alle Squadre Mobili e così via.

Su tutti questi problemi abbiamo richiesto l’intervento del Ministro della Giustizia Severino, la quale ci ha risposto che se ne sta interessando  e ci farà sapere.

Abbiamo fiducia in lei.

Tutto ciò, però,richiede da parte  della nostra Associazione  un salto di qualità,una messa a punto del motore ,una presa di coscienza dei problemi reali,un’informazione ed una formazione rigorose e puntuali.

Cose, queste, che  si possono realizzare solamente se riusciamo a selezionare sempre di più una classe dirigente consapevole, che crede in quello che fa, che non venga eventualmente da noi esclusivamente per motivi politici ed altra roba del genere, che non vuole, insomma, utilizzare l’Associazione per altri scopi che non siano UNICAMENTE quelli che riguardano la lotta alle mafie.

Gente del genere non la vogliamo!!!

Facciamo antimafia e non vendiamo bruscolini, né siamo disposti a fare da tappetino a chicchessia, piccoli, grandi, rossi, gialli, verdi e quant’altro.

Lo ripetiamo fino alla noia.

Se siamo arrivati a questa situazione la responsabilità è unicamente politica, della “politica”, di questa politica.

E’ la “politica” che non vuole risolvere i problemi.

Non è la nostra antipolitica perché abbiamo una fede e votiamo, ma non consentiamo a chicchessia  di pensare che i sacrifici anche di natura economica  che alcuni di noi sopportano ed i rischi che corriamo ogni minuto possano essere utilizzati da qualcuno  per scopi di parte.

I problemi da affrontare sono tanti e grandi e la nostra Associazione, che si è sempre distinta  per essere un’associazione seria, non parolaia, non della retorica e delle commemorazioni, ma pragmatica ed operativa e non affiliata ad alcun partito politico soprattutto, ha il dovere di essere sempre più attrezzata culturalmente ed organizzativamente per far  fronte ai problemi ed alle situazioni.

Con il nuovo anno si imporranno degli aggiustamenti, con un riesame generale dell’operato di ogni singolo dirigente, con la messa in discussione di ognuno di noi medesimi, perché l’obiettivo che ci proponiamo è quello di diventare sempre di più una delle poche associazioni italiane veramente libere ed operative al massimo che fa un’antimafia non delle chiacchiere, ma esclusivamente dell’investigazione, della denuncia e della proposta.

La vera antimafia!

Elvio Di Cesare

**Segui l’attività dell’Associazione Caponnetto sul sito.

 

La mafia a casa nostra, a Cassino il nuovo convegno dell’associazione Caponnetto

Dopo i recenti convegni di Pastena, Terracina e Formia, l’associazione Caponnetto rivolge la propria attenzione al fenomeno malavitoso in Campania e Molise.

L’associazione Caponnetto si sta caratterizzando come un vero caposaldo nella lotta alle mafie che richiede sempre più persone che ci credono, che non pensano ad ambizioni politiche e di altra natura, che dedicano il loro tempo a combattere  il malcostume, il malaffare e le tante mafie che infestano il Paese.

Ecosuoni 2012 al Parco della Rimembranza di Terracina, il bilancio di un successo

COMUNICATO  STAMPA

                                        

SECONDA EDIZIONE ECOSUONI 2012

RASSEGNA DI SEMINARI, CONCERTI E APERITIVI

ORGANIZZATA DAL WWF LITORALE PONTINO

E DALL’ASSOCIAZIONE MUSICALE CANTO DI EEA DI SAN FELICE CIRCEO

Conclusasi  la stagione estiva, il Parco della Rimembranza si prepara ad accogliere per l’anno scolastico appena iniziato gli studenti che elaborano programmi di educazione ambientale.

Durante l’estate, quest’anno, si è voluto proporre il connubio tra cultura ambientale e cultura musicale, l’accostamento sembra  particolarmente riuscito. In effetti le quattro serate  della rassegna “Ecosuoni 2012”, hanno visto un afflusso e una partecipazione di pubblico superiore alle migliori aspettative.

E tutto questo nonostante la mancanza di fondi pubblici sopperiti dal contributo volontario degli spettatori e di piccoli sponsor sensibili all’iniziativa.

Naturalmente non bisogna dimenticare in tutto ciò l’apporto volontario di molti giovani che si sono fatti carico di tutto il lavoro logistico e in parte anche organizzativo.

Il successo dovuto a tale sinergia auspica una continuità nel tempo, specialmente se trova  un riscontro più convinto da parte delle Istituzioni.

Le serate musicali, a cura dell’associazione Canto di Eea presieduta dalla violinista Caterina Bono,  nella molteplicità dei programmi che hanno abbracciato vari stili (Jazz, Musica Antica, Etnofolk, Bossanova), hanno visto esibirsi musicisti di livello e giovani talenti locali apprezzati particolarmente dal pubblico.

La parte seminariale a cura del WWF e del professor Emilio Selvaggi è riuscita ad interessare  spettatori nuovi alle tematiche ambientali, il pubblico ha seguito con partecipazione a seminari sulla  flora locale, sul mare, sulla via Francigena e sui parchi e aree verdi.

L’esperienza andrà senz’altro ripetuta e migliorata con l’auspicio che diventi un appuntamento istituzionale.

Terracina 26/09/2012

Il presidente del WWF Litorale Pontino Domenico Carafa

Il presidente dell’associazione Canto di Eea Caterina Bono

Il responsabile del Parco della Rimembranza Emilio Selvaggi