Mercoledi 6 febbraio: il voto al parlamento Europeo per la Pesca

Cittadini, pescatori, leader del settore industriale alieutico e WWF esortano i deputati del Parlamento Europeo a mettere fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca  approvando finalmente una ambiziosa riforma della politica comune della pesca (CFP).

paintafish

Per la prima volta i deputati del Parlamento Europeo hanno voce in capitolo nella riforma della pesca. Nel dicembre dello scorso anno, la Commissione  PECH (per la pesca) ha votato in favore del Regolamento Base  della CFP, ovvero ha già di fatto espresso parere favorevole su quella che è la pietra angolare di una riforma , che permetterebbe la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea.

 

 

Ora, il Parlamento intero, in plenaria,  va alla votazione il 6 febbraio. Il WWF si auspica che voti coerentemente in favore del Regolamento Base, come fatto dalla sua stessa Commissione PECH.


Per 30 anni i nostri mari sono stati sfruttai senza alcuna logica se non il profitto immediato e la pace sociale.  I ministri della pesca, di fronte allo stato attuale degli stock,  non hanno fatto altro che promuovere la pesca eccessiva, non ascoltando gli autorevoli pareri scientifici che chiedevano di limitarla. Ora il Parlamento Europeo ha l’opportunità storica di sanare la “bancarotta”dei nostri mari e ottenere un successo dove  numerosi ministri hanno fallito “, ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia.

Oggi il giorno prima del voto, i pescatori di MedArtNet, l’associazione di  pescatori artigianali del Mediterraneo, assieme ad altre associazioni di pesca artigianali europee, con il  WWF sono  a Strasburgo per incontrare i deputati e spiegare perché è necessaria una riforma ambiziosa.

“E ‘ di vitale importanza che la riforma della pesca dell’UE sia radicale, perché non abbiamo molto tempo. Le risorse della pesca e l’’ambiente marino sono in un pessimo stato. La precedente politica della pesca è stata un completo fallimento, è importante introdurre ora un nuovo modello di gestione per la pesca, in caso contrario, il futuro della pesca nel breve periodo è incerto “, spiega Mauricio Pulido, pescatore spagnolo, rappresentante in Spagna di MedArtNet, presente oggi a Strasburgo.

“La gente vuole una riforma radicale, l’industria vuole questa riforma efficace, i pescatori vogliono una riforma equa e produttiva.”, conclude Costantini.

Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/  

A proposito di spiaggiamenti di delfini, il parere di un’esperta

di Elisabeth Selvaggi

In questi giorni c’è stata la segnalazione di un “piccolo delfino” spiaggiato ancora vivo a Terracina. La capitaneria di Porto di Terracina è intervenuta caricando il delfino su una motovedetta e rilasciando l’animale in acque libere.

clip_image002Sfortunatamente negli ultimi mesi sono aumentati i casi di spiaggiamento di delfini lungo le coste del litorale pontino, e nella maggior parte dei casi si tratta di Cetacei già morti. Sembra si tratti soprattutto di Stenelle (Stenella coeruleoalba), “piccolo delfino” piuttosto comune nelle acque del Tirreno che spesso può essere avvistato in piccoli gruppi dai traghetti o da imbarcazioni che fanno la spola tra le isole ponziane e la costa pontina.

Gli spiaggiamenti possono verificarsi quando un animale ha subito la collisione con un natante, o è stato catturato accidentalmente da una rete, o è stato aggredito deliberatamente o perché malato. Quando l’animale è ancora vivo sono rari i casi in cui sopravviva.

clip_image003Anni fa (1991) il WWF di Terracina era intervenuto in un caso di spiaggiamento di una stenella viva che poi era stata ospitata nella piscina con acqua marina di un noto albergo del Circeo, il cetaceo riuscì a sopravvivere 16 giorni nonostante l’intervento di un veterinario esperto in Cetacei e della Fondazione Cetacea. Il tentativo di dare una seconda possibilità accompagnando l’animale in mare aperto è l’intervento più semplice e naturale, ma è probabile che in pochi giorni il delfino possa venire rivenuto sulla spiaggia morto.

Sin da 1985 è stata istituita una rete di monitoraggio con il Centro Studi Cetacei, La Fondazione Cetacea e, a quei tempi, aderì anche il WWF e le sedi costiere come quella di Terracina, oggi Litorale Pontino. Allora i volontari contribuivano attivamente intervenendo sul posto e segnalando i casi al CSC. Il ricordo ed il dolore di vedere morire dei delfini senza poter fare nulla non ci ha più abbandonato. Tra il 1990 e il 1992 ci fu un picco di casi di spiaggiamento di stenelle in seguito ad una epidemia di un Morbillivirus nel Mediterraneo. E’ possibile che si stia verificando un nuovo picco di morti dovute al Morbillivirus, ma per saperlo servono dati!

Cosa possiamo fare? Il 18 gennaio, dopo un lungo periodo di mancanza di informazioni chiare su cosa fare e a chi rivolgersi, è stata pubblicata la notizia sul sito del Ministero dell’Ambiente sullo stato di aggiornamento della Banca Dati gestita dal CIBRA (Centro Interdisciplinare di Bioacustica dell’Università degli Studi di Pavia) che pubblica una scheda di segnalazione per lo spiaggiamento di mammiferi marini. Al Progetto aderiscono il CSC, la Fondazione Cetacea, il Ministero dell’Ambiente, le Capitanerie di Porto e la Marina Militare ed altri enti di ricerca di varie regioni italiane.  E’ importante che i dati siano raccolti in una unica banca dati per avere un quadro generale, bastano i dati geografici (località, comune, provincia), data e specie, gli altri dati non sono difficili da aggiungere (la scheda può essere scaricata dal sito http://mammiferimarini.unipv.it/).

Il problema è che un comune cittadino non può detenere l’animale né parti di esso (CITES), né tantomeno praticare una necroscopia a cielo aperto in assenza di un veterinario della ASL, esistono seri rischi sanitari anche solo nel toccare la carcassa. L’animale morto non dovrebbe rimanere abbandonato a lungo sulla spiaggia, ma andrebbe rimosso il prima possibile e andrebbero prelevati dei campioni di tessuto per accertarne la causa della morte ed i rischi per la specie e per l’uomo, ma questo può essere fatto solo da personale dell’ASL. Ecco il motivo per cui per tanto tempo è stato scoraggiato l’intervento da parte di volontari, che sappiamo per esperienza vissuta, che per troppo zelo metterebbero a rischio la propria salute.

Quindi, come sempre è importante informarsi e… informare, ma anche pretendere l’intervento delle istituzioni (Veterinario della ASL e Capitanerie di Porto); l’intervento dei cittadini e dei volontari deve essere nella segnalazione e nel supporto, perché non tutti i veterinari hanno esperienza con i Cetacei e non tutte le capitanerie di porto hanno esperienza di recupero della fauna selvatica.

Sull’inquinamento atmosferico si muove l’INAIL

Inquinamento, l’impegno della ricerca Inail per l’anno europeo dell’aria

(dal sito INAIL)

ucm_070686INAIL – Inquinamento, ricerca Inail – in Europa muoiono 420mila persone
Le polveri sottili hanno effetti nocivi sulla salute delle persone esposte, colpendo soprattutto gli apparati respiratorio e cardiovascolare. Il progetto Expah mira a identificare l’esposizione della popolazione agli idrocarburi policiclici aromatici, contenuti nel materiale particolato in aree altamente urbanizzate, per valutarne l’impatto sulla salute umana. Le polveri sottili, infatti, possono avere effetti nocivi sulla salute delle persone esposte, colpendo soprattutto gli apparati respiratorio e cardiovascolare

 

Ogni anno in Europa almeno 420mila persone muoiono a causa dell’inquinamento. ”Una cifra semplicemente inaccettabile”, secondo il commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik. Applicando su vasta scala nella lotta contro l’inquinamento le tecnologie esistenti, però, l’Unione europea potrebbe salvare fino a 100mila vite ogni anno. Da qui la decisione di proclamare il 2013 anno europeo dell’aria e già a partire dai prossimi mesi sono attesi nuovi fondi per lo sviluppo di politiche internazionali a favore di misure di riduzione e abbassamento delle emissioni di inquinanti atmosferici, anidride carbonica e gas serra. L’Europa sta quindi cercando di definire obiettivi più ambiziosi per la qualità dell’aria in tutti i settori (trasporti, produzione di energia, agricoltura, gestione dei rifiuti…), coordinando diverse direttive.

Traffico, caldaie e industria le principali fonti di emissione. L’Inail, in collaborazione con l’Azienda sanitaria locale Roma E, il Cnr, la società Arianet e il National Institute for Health and Welfare (Thl) finlandese, sta conducendo il progetto di ricerca Expah, co-finanziato dalla Comunità europea attraverso lo schema di finanziamento Life+, con la finalità di supportare le politiche ambientali e la legislazione in questo campo. Gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), il più famoso dei quali è il benzo(a)pirene, ritenuto cancerogeno, sono sostanze chimiche presenti nelle polveri fini atmosferiche prodotte dalla combustione incompleta di materiale organico. Le principali fonti di emissione sono il traffico stradale, le caldaie del riscaldamento domestico e le emissioni industriali. Un convegno organizzato lo scorso 18 dicembre dai ricercatori Inail ha evidenziato l’importanza delle concentrazioni di polveri e di Ipa all’interno degli ambienti di vita e di lavoro, comparabili con quelle presenti nell’ambiente esterno per la loro capacità di penetrare nei luoghi chiusi.

 

La Provincia farà progetti per l’impianto di via Morelle? Comincia a sentirsi puzza di bruciato

Così oggi titolava un quotidiano locale sulla pagina di Terracina

LA PROVINCIA FARÀ I PROGETTI, AL COMUNE CERCARE FINANZIATORI
Restyling a Morelle coi soldi del privato

 

detail-inceneritoreL’interesse del presidente Cusani verso gli inceneritori di rifiuti è risaputo e sicuramente nei suoi progetti inserirà le Morelle  nella filiera del ciclo integrato. In soldoni, dai nostri rifiuti (solo dai nostri?) anche se non verranno bruciati in loco si produrrà combustibile solido secondario (CSS)?

In attesa di una smentita restiamo preoccupati per la poca trasparenza che al riguardo stanno praticando i nostri amministratori.

Il loro silenzio intorno al futuro dell’impianto di via Morelle è inaccettabile, dicessero chiaramente che stanno affidando tutto alla Provincia, tipologia di impianto e progettazione dello stesso.

Sarebbe stato molto più corretto decidere almeno in consiglio comunale, se non si vuole coinvolgere l’intera cittadinanza su un tema tanto importante, il tipo di impianto da fare inserire in un piano provinciale nel momento in cui quello regionale è stato stoppato dal TAR, avvalendosi anche del possesso di un sito collaudato.

Lasciar fare tutto alla Provincia potrebbe significare dover subire scelte da molti ritenute ambientalmente insostenibili.

 

 

Il vecchio ospedale di Terracina è un pericolo pubblico

L’abbandono in cui versa la struttura dell’ospedale in via san Francesco ha qualche responsabile?

Faldoni di documenti abbandonati, materiali anche pericolosi a portata di chiunque, distruzione di finestre, porte e qualunque altro oggetto lasciato nei locali, deperimento delle strutture architettoniche antiche caratterizzano il vecchio ospedale di Terracina.

I facili accessi per scorrerie di giovinastri oltre a far correre loro  gravi rischi permettono un tiro al bersaglio per chi sta sotto come gli scout e i frequentatori del parco della Rimembranza.

IMG_0318

Proprio qui stamani in tarda mattinata è stato lanciato un sasso caduto vicinissimo al luogo dove Emilio e Giovanni stavano sistemando dei gradini.

Raggiunto il cancello superiore mentre alcuni giovinastri si dileguavano fra le rovine lo spettacolo che si è presentato davanti agli occhi è apparso di una desolazione insostenibile e una fonte di rilevanti potenziali rischi.

IMG_0319IMG_0320

IMG_0322IMG_0321

IMG_0323IMG_0324

IMG_0327

Pessime decisioni della UE su agricoltura e ambiente

24/1/2013 – LIPU e WWF indignati per quanto deciso dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo che cancella i benefici della Politica agricola per l’ambiente

4629407320_108a5960a8_m“Quella approvata dalla Commissione è una controriforma che rappresenta un grave danno  all’ambiente e ai cittadini contribuenti europei”. E’ il commento di LIPU e WWF al voto della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo sulla riforma della Politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea.  La Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo (Comagri) ha completato oggi le votazioni sulla riforma della Pac, approvando una serie di proposte controverse che hanno praticamente cancellato i benefici che la Pac (che entrerà in vigore nel 2014) avrebbe potuto apportare all’ambiente.

 

“Quanto deciso ieri ed oggi – dichiarano LIPU e WWF – è in palese contrasto con la proposta originaria della Commissione Europea che, seppur timidamente, tentava di legittimare nuovamente, agli occhi dei contribuenti europei, il bilancio agricolo dell’UE (34% del bilancio complessivo) introducendo una maggiore condizionalità ambientale per i contributi concessi agli agricoltori. 

“Siamo sdegnati per le decisioni della Commissione agricoltura – proseguono LIPU e WWF – che su molti punti si è praticamente divisa a metà con numerosi emendamenti approvati per un solo voto di scarto. Le misure del “greening” della Pac sono state praticamente cancellate, ossia le misure in favore della biodiversità e per contrastare i cambiamenti climatici previste nel primo pilastro per i pagamenti diretti alle aziende agricole”. 

 

Con il suo voto la Comagri, vergognosamente condizionata dagli interessi a breve termine dell’agricoltura intensiva e dell’industria agro-alimentare, ha sprecato un’opportunità storica per sostenere un’agricoltura amica dell’ambiente. Ha quindi posto una grave ipoteca sul futuro dell’agricoltura, che dipende dal mantenimento delle risorse naturali. Questo è il risultato della preponderante presenza di deputati legati alle forti lobby dell’agricoltura industriale.

 

Secondo LIPU e WWF, “una delle decisioni più gravi, presa a maggioranza dai deputati della Comagri, è il doppio finanziamento degli agricoltori per le stesse misure ambientali pagate sia col primo che con il secondo pilastro della Pac“. In pratica gli agricoltori che ricevono pagamenti per la realizzazione di azioni agro-ambientali nell’ambito dello sviluppo rurale saranno automaticamente ammessi al pagamento del “greening” del primo pilastro ricevendo un premio aggiuntivo del 30% del contributo base (praticamente un doppio pagamento per la stessa azione). Una decisione che dovrà essere giustificata con molta attenzione, non solo perchè illegale ai sensi della Legge comunitaria, ma anche perché comporta una sottrazione di quasi tre miliardi di euro l’anno dai programmi ambientali, che già subiranno altri consistenti tagli nel bilancio comunitario. “E’ vergognoso – proseguono le due Associazioni – come in tempi di crisi i deputati europei abbiano votato per pagare due volte la stessa azione. Con il loro voto hanno contribuito ad aggravare il taglio dei finanziamenti per i beni pubblici e la tutela degli interessi generali dei cittadini europei ad esclusivo vantaggio degli interessi privati di breve termine del settore agricolo”.

Le decisioni della Comagri che hanno cancellato l’ambiente dalla riforma della PAC allontanando l’agricoltura europea da un’autentica sostenibilità ambientale, sono le seguenti:

  • Greening: sono cancellate le tre misure obbligatorie in favore del clima e biodiversità proposte dalla Commissione Ue (rotazione e diversificazione delle colture, protezione dei prati permanenti ed aree d’interesse ecologico) sostituite da un “menù” di misure stabilite dalle Amministrazioni nazionali e regionali che gli agricoltori potranno liberamente adottare. Qualsiasi sistema di certificazione permetterà di entrare nel greening. Il risultato sarà la realizzazione di misure non efficaci disperse sul territorio che consentono agli agricoltori di ottenere gli stessi finanziamenti senza aumentare l’impegno per la tutela dell’ambiente.

 

  • Sviluppo Rurale: oltre all’introduzione di sussidi illegali con il doppio pagamento agli agricoltori per le stesse misure, la Comagri ha confermato la proposta della Commissione UE per l’introduzione nel secondo pilastro della Pac di un costoso strumento per la stabilizzazione dei redditi e le assicurazioni contro le calamità naturali,  che finirà per impegnare la maggior parte dei finanziamenti destinati allo sviluppo rurale.

 

  • Aree di elevato valore naturale: la Comagri ha respinto la proposta d’introdurre specifici programmi per la gestione delle aree agricole di elevato valore naturale e per l’agricoltura biologica, pratiche che svolgono un ruolo cruciale nella fornitura di beni pubblici ambientali e sostegno all’economia rurale. La previsione di specifici programmi avrebbe assicurato maggiori finanziamenti a queste pratiche agricole più sostenibili per l’ambiente.

 

  • Condizionalità: poteri conservatori hanno causato l’indebolimento della condizionalità – uno dei principi base della Pac: per ricevere i sussidi bisogna rispettare la legge e seguire le buone pratiche – facendoci tornare indietro agli anni peggiori della Politica agricola.

“Il voto di oggi non è il punto di arrivo – dichiarano LIPU e WWF – e ci sarà presto l’opportunità per ribaltare queste pericolose decisione nel corso della votazione plenaria del Parlamento europeo all’inizio di marzo. Ci appelliamo alla responsabilità degli eurodeputati, in particolare quelli italiani, per cambiare quanto deciso oggi dal Comagri nel rispetto dei principi costituenti della Ue, nel rispetto dei diritti dei cittadini contribuenti, per assicurare un futuro a lungo termine sia agli agricoltori sia all’ambiente, dimostrando così – concludono LIPU e WWF – indipendenza da lobby agricole sempre meno lungimiranti e non interessate al bene comune”.

I Paesi che utilizzano gli inceneritori di rifiuti raggiungono alti livelli di raccolta differenziata, dicono tecnici e politici italiani. Una rassegna di notizie europee li smentisce.

INCENERITORIvsRICICLAGGIO

detail-inceneritore

ALLUMINIO

Uno studio pubblicato all’inizio del 2013 rivela che gli inceneritori già operanti in alcuni Stati membri dell’UE hanno la capacità di bruciare più della quantità di rifiuti non riciclabili prodotti. Nonostante ciò, l’industria e amministratori (questi in particolare in Italia) stanno spingendo per espandere ulteriormente la capacità di incenerimento nella regione europea.

Se continua questo eccesso di capacità di incenerimento e/o viene estesa, o questo avverrà a spese dei contribuenti – perché sarà necessario aumentare le tariffe dei rifiuti per compensare la capacità installata non utilizzata  – o renderà obbligatorio ridurre la prevenzione dei rifiuti e il riciclaggio – perché non ci saranno abbastanza rifiuti da bruciare. La Commissione europea dovrebbe controllare l’offerta di capacità di incenerimento nel mercato europeo per assicurare che non vengano messi in pericolo la prevenzione e il riciclaggio. Occorre anche rimuovere tutti gli incentivi economici e giuridici che oggi fanno sì che bruciare i rifiuti sia preferibile al riciclaggio. Questa è la conclusione dello studio.

Questa rassegna di notizie europee  mostra che si arriva molto presto sempre ad un punto di contraddizione.

Qui si trova lo studio completo.

I “Frutteti urbani” di Roma segnalati da Fulco Pratesi

dal Corriere della sera del 21 gennaio 2013

ARANCE AMARE METROPOLITANE

FULCO PRATESI

OLYMPUS DIGITAL CAMERANonostante l’inarrestabile degrado delle alberature cittadine, la vegetazione sopravvissuta può ancora offrire al passante momenti di agreste serenità. Chi si trova a passare, ad esempio, in via XX Settembre, resterà ammirato dalla visione di tante splendenti arance amare sui melangoli che ombreggiano i marciapiedi. Ma questi frutti, ottimi per le marmellate, non sono i soli che il «frutteto urbano» ci offre.

In primavera ci accolgono, sui grandi e scuri alberi dei cortili cittadini le gialle e saporite drupe del nespolo del Giappone, mentre le rosate fioriture di mirabolani purpurei (Prunus pissardi nigra) di viale Mazzini e altre strade romane come via Civinini, si evolvono nella produzione di piccole e dolci prugne rosse amate dagli uccelli. Così i ciliegi. Ce n’è uno all’angolo di via Gramsci con il viale Buozzi che al merletto candido dei fiori fa seguire in maggio molte piccole ciliegie. Non distante, poco prima dell’Ambasciata di Serbia su via dei Monti Parioli, si può godere a marzo la rosea fioritura di un grande albicocco che a giugno, se la gelata tardiva non lo colpisce, sparge sul marciapiede profumate drupe dorate.

Lungo la via Appia Pignatelli e in altre strade che s’inoltrano nell’Agro Romano, si resta colpiti in estate dalle candide ombrelle fiorite del sambuco, che preludono al tripudio agostino di bacche nere, ottime per confetture e sciroppi, che chiunque può raccogliere, sottraendole agli uccelli che le adorano.

Fruttificano, in autunno, ignoti ai più, i grandi alberi di avocado nati dai voluminosi semi piantati molti anni fa nei giardini. A fine novembre un merlo stava beccando uno di questi grossi frutti sotto un maestoso esemplare in via Linneo, al quartiere Pinciano. E, poco distante da lì, un artigiano me ne mostrò stupito un bel frutto proveniente da un albero davanti alla sua officina in una traversa di viale Buozzi. Nella stessa via, i rami sporgenti di un vecchio noce mi danno a novembre la gioia di poterne raccogliere sul marciapiede i frutti caduti.

IMG_0289In dicembre, sulle vie Sebastiano Conca e Filippo Lippi cadono i poco noti verdi frutti ovali dal dolce sapore di fragola della brasiliana Feijoa sellowiana maturati in un parco privato e schiacciati dalle ruote e dai piedi dei passanti. Oramai, a causa di un parassita venuto dalla Cina, i pini romani non ci regalano più i pinoli, il cui guscio abili passeri spezzavano facendoli piombare dall’alto sulle terrazze di copertura per ricavarne il nutriente seme. Come del resto fanno da tempo con noci e nocciole le cornacchie inurbate.

Sui grappoletti azzurri della vite americana che riveste i muri in tutta Roma è in questo periodo tutto un piluccare di codirossi spazzacamini, purtroppo predati dai gheppi che sostano nelle vicinanze. Incuriosito dagli uccellini, ho provato ad assaggiarne un acino, un po’ avvizzito dal freddo. Contrariamente a quanto avevo sempre pensato, l’ho trovato dolciastro e non sgradevole.

Però è solo camminando a piedi o in bici che si possono scoprire i tanti piccoli tesori che la flora cittadina ancora ci offre. Gratis.

Sabato 19 e domenica 20 gennaio, convegno a Latina del Gruppo dei Dodici, promotore della Via Francigena del sud (lato Appia)

Comincia a vedersi una struttura consistente del percorso lungo l’Appia della Via Francigena del sud.

IMG_0275

 

Alberto Alberti, anima del Gruppo dei Dodici, ha presentato durante il convegno il bilancio di questi anni in cui la Via Francigena ha preso corpo con il contributo di tanti volontari sparsi lungo l’itinerario.

 

 

 

 

IMG_0280

 

Alberti ha affermato che ormai si è vicini  ad una strutturazione completa del percorso con tabelle, una guida cartacea, una piattaforma su smartphone e indicazioni delle attività ricettive per i viandanti.

Le prossime iniziative del Gruppo dei Dodici prevedono la camminata annuale da Teano a Roma con partenza il 23 aprile, l’organizzazione della Giornata del pellegrino in ogni tappa, una camminata con il CAI, una mostra-evento a Roma, una serie di conferenze in città straniere interessate alla Francigena e molte altre attività.

Alcune tabelle che guideranno i viandanti lungo il percorso.

targastradale

viandante

Sulla candidatura del presidente del WWF Italia Stefano Leoni alle prossime elezioni

logo

 

 

Comunicato stampa del WWF Italia

SULLA CANDIDATURA DI STEFANO LEONI ALLE ELEZIONI 

  Stefano Leoni, dal 2009 presidente del WWF Italia, ha accettato la richiesta di candidatura per l’elezione alla Camera dei Deputati. A seguito di questa decisione ha provveduto immediatamente ad autosospendersi dall’incarico, garantendo in questo modo la piena autonomia e indipendenza dell’associazione, valore fondante e caratterizzante del WWF Italia.

 

“Dopo anni di impegno per la tutela dell’ambiente, la salvaguardia del territorio e lo sviluppo sostenibile del nostro Paese, ho deciso a titolo del tutto personale di cogliere questa opportunità per rafforzare la presenza della tematica ambientale nell’agenda politica nazionale, in un momento in cui sembra essere sempre più lontana dalle priorità del Paese tanto da essere praticamente assente dal dibattito politico, nonostante sia oggi l’unica strada affidabile per far uscire l’Italia dall’attuale crisi sociale e economica – ha detto Stefano Leoni – Sarò per sempre grato al WWF per i grandi insegnamenti che ho ricevuto e per i valori condivisi.La mia scelta non condizionerà in alcun modo gli orientamenti autonomi e la capacità di azione dell’Associazione, che un ruolo così determinante ha esercitato ed eserciterà quale espressione autorevole della società civile e che rimane profondamente ancorata ai suoi valori di autonomia e indipendenza dagli schieramenti politici.”

 

In attesa della nomina del nuovo presidente, le funzioni di Stefano Leoni verranno ricoperte da Dante Caserta, vicepresidente anziano del WWF Italia, consulente nel campo del diritto ambientale di vari Enti ed organismi.

Roma, 18 gennaio 2013

Ufficio stampa WWF Italia, 06 84497213, 265, 02 83133233, 349 0514472, 329 8315718