Sabato 7 luglio nel primo pomeriggio un incendio ha interessato un’area marginale dell’impianto di via delle Morelle a Terracina.
Sono in corso indagini per risalire alle cause dell’incendio e sicuramente si arriverà ad individuarle.
Con altrettanta certezza si può già indicare un danno ambientale non irrilevante visto che nell’area c’erano accantonati decine di pneumatici e vecchi automezzi.
L’indagine in corso dovrebbe anche appurare da quanto tempo giacevano nell’area e perché tali rifiuti speciali non erano stati avviati alla loro destinazione finale.
Le foto scattate a mezzogiorno di domenica mostrano ancora fumo e alcune lingue di fiamme; se i danni economici sono limitati, essendo i mezzi attaccati dal fuoco vecchi e quasi da rottamare, resta grave l’inquinamento prodotto dalla combustione di gomma, plastica,vernice e tutti gli altri componenti.
LETTERA APERTA ALLA TERRA ED AL SUO POPOLO AVVELENATO
Se mi chiedono la provenienza, rispondo fiero: sono dell’agro aversano ! Si di quella TERRA resa famosa dal cartello mafioso più criminale e cruento che và sotto il nome di “clan dei casalesi”. Ma casalesi è il termine di un popolo che è stato rovinato e trasformato dai media e dalla pubblicità peggiore che se ne è potuta fare. Quello stesso clan ha distrutto la propria TERRA, proprio quella TERRA che li ha generati e li ha fatti crescere insieme a noi altri. Cioè insieme a chi, come me, con la camorra e la delinquenza non ha nulla a che fare. E come me è la vera maggioranza della popolazione dell’agro aversano. Ma tant’è, oggi ci teniamo il nome e pure i veleni, i tanti veleni che questi criminali hanno occultato nelle viscere della nostra TERRA. Avvelenata appunto.
Farò sempre un forte plauso all’attività della Magistratura e delle forze di Polizia per i sequestri, le indagini, gli arresti. Ma non basta. Ne abbiamo tanta di TERRA sequestrata perché inquinata da metalli pesanti e da altri rifiuti tossici e pericolosi. Scorie pericolose che la TERRA ha ingoiato suo malgrado e che hanno ingoiato soprattutto i figli di questa TERRA.
In altre parole è come se ognuno di noi avesse puntata alla testa una pistola che continua a sparare colpi a vuoto, fino a quando, quello mortale, non ti uccide con il cancro o con altre patologie ambientali fatali. Ne ho visti tanti morire così nella nostra TERRA di Gomorra. Alcuni hanno la malattia e li vedi camminare per strada come fossero dei morti che camminano, come i condannati a morte. Siamo questo nell’agro aversano. E’ inutile nascondere la verità per paura. Solo affrontando il problema si capirà quanto sia importante e prioritario ridare dignità a questa TERRA ed al popolo dell’agro aversano.
Purtroppo continuano le inquietanti “scoperte” nel territorio dell’agro aversano. Niente di nuovo purtroppo: l’ennesimo campo coltivato pieno zeppo di ogni sorta di veleno.
Siamo di fronte ad un disastro ambientale e sanitario di proporzioni enormi. Non a caso nel territorio dell’agro aversano e del giuglianese l’incidenza di malattie tumorali è salita alle stelle proprio ed in particolarmodo negli ultimi 10 anni.La preoccupazione sale per la situazione ambientale e sanitaria di questo territorio, anche perché le Istituzioni preposte poi alla bonifica del territorio sono molto lente nell’avviare processi di risanamento ambientale. Sono decenni che chiediamo, in tutte le forme civili, di iniziare queste attività di bonifiche, per avviare in questo modo una prima parziale ma incisiva estrazione dei metalli pesanti e di altri elementi chimici che hanno inquinato la TERRA.
Oggi chi pretende di fare Politica ad Aversa e nel suo agro deve porre al primo punto all’ordine del giorno della sua agenda di lavoro il risanamento della nostra TERRA.
Chi deve pagare per questi reati deve risarcire, almeno in parte, il nostro Popolo avvelenato. Chi ha commesso il fatto o i fatti ecomafiosi deve pagare.
Alessandro Gatto
Aversa, 20/05/2012

E dopo il successo dell’edizione 2011 che ha permesso di salvare due nuovi boschi, il WWF lancia la nuova campagna “Un mare di oasi per te”, una ‘sfida blu’ che nelle prossime tre settimane chiede l’aiuto degli italiani per proteggere tre preziose aree costiere in Sardegna, Puglia e Veneto, e trasformare questi delicati ecosistemi al confine tra la terra e il mare in nuovi baluardi di natura protetta che tutti potranno conoscere e frequentare. Dal 29 aprile al 20 maggio tutti potranno partecipare a questa nuova mobilitazione per la natura italiana, inviando un sms o chiamando il 45503 oppure recandosi presso le filiali e gli sportelli automatici (ATM) Unicredit di tutta Italia (dal 14 al 27 maggio)
L’Associazione Comuni Virtuosi, WWF, Italia Nostra, Touring Club Italiano, Adiconsum, con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente organizzano la terza edizione della Settimana di riduzione dei rifiuti “Porta la sporta” allo scopo di promuovere l’uso consapevole dei materiali di trasporto come buste ed imballi riutilizzabili.
Bene, se adesso sei a conoscenza di cosa succede alle cose che usiamo POCHI MINUTI e poi buttiamo via hai capito che esiste una relazione tra le nostre azioni quotidiane, apparentemente insignificanti, e lo stato complessivo del pianeta.
Non lasciare alle future generazioni l’insostenibile eredità di una società dedita allo SFRUTTAMENTO DEL PIANETA: agisci subito, partendo da te!
Sostituisci alcune piccole comodità con comportamenti consapevoli e sostenibili di cui andare fiero, incomincia da questo facile gesto: PORTA LA SPORTA e rifiuta l’USA e GETTA!
SETTIMANA NAZIONALE PORTA LA SPORTA
Aprile 2012 14 15 16 17 18 19 20 21 22
PARTECIPA ANCHE TU !
Adotta le 7 mosse di MENO PLASTICA per ridurre
di oltre 15 kg il tuo consumo annuale di plastica
Per sapere come, visita il sito di Porta la Sporta:
Per conoscere tutte le iniziative: www.portalasporta.it
Lo smantellamento dell’edificio scolastico prefabbricato di via delle Arene sta suscitando viva preoccupazione tra i genitori dei piccoli frequentatori della confinante scuola dell’infanzia e elementare “Giovanni Paolo II”.
Lo stato di abbandono in cui versano alcune parti dell’edificio giustifica tali preoccupazioni e rende inspiegabile il ritardo con cui l’amministrazione pubblica sta intervenendo.
I danni alla struttura appaiono in tutta la loro gravità negli spazi interni dove dalle fessurazioni del tetto e delle pareti entra l’acqua piovana creando a terra piccole pozze d’acqua.
E’ appena il caso di ricordare che il suo prolungato mantenimento, oltre a tutti i gravi rischi insiti in una struttura contenente amianto, ha anche impedito di realizzare l’accesso alla nuova scuola “Giovanni Paolo II” dalla parte di via Cambellotti, accesso attualmente praticato dalla parte di via Badino che nelle ore di ingresso e di uscita è molto frequentata. Si vengono a creare intasamenti e situazioni di oggettivo pericolo per i piccoli frequentatori e i loro genitori.
Resta, altresì, inspiegabile l’insistenza delle numerose associazioni ospitate nei locali a rimanervi oltre ogni logica; una permanenza che forse è stata una concausa del ritardo dello smantellamento.
L’amianto è un materiale altamente pericoloso e un eventuale approfondimento sul tema può farsi tra le pagine del sito ASSOAMIANTO
In particolare vi si trovano le tecniche d’intervento per i materiali contenenti amianto e la normativa regionale del Lazio Delibera Giunta Regionale 10/11/1998, n. 5892: Piano regionale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica al fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.
Per evitare eventuali rischi oltre a quelli già corsi in tutti questi anni dai residenti nel quartiere e dai piccoli scolari a causa della convivenza con un edificio pieno di amianto e dalla dubbia manutenzione, sarebbe opportuno spostare l’intervento che sta per realizzarsi in tempi in cui la scuola non sia frequentata e che inoltre sia realizzato in modo da garantire anche la popolazione residente nelle adiacenze da ricadute di polveri pericolose.
I bordi delle strade pontine si stanno ingiallendo, non è l’effetto del caldo sole primaverile ma la conseguenza di un uso ormai radicato di erbicidi che ogni anno chi ha in gestione le nostre strade ritiene unico mezzo per stroncare lo sviluppo di erbe.
Un tempo veniva usato un prodotto chimico agrario contenente intorno al 30% di glisofato.
Da Wikipedia: “Il glifosato è spesso erroneamente associato alla categoria dei cosiddetti prodotti “seccatutto”, cioè a quei principi attivi non selettivi (risultano tossici per tutte le piante) come i dipiridilici, assorbiti per via fogliare. In realtà il glifosato, a differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare, ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica. Questo gli conferisce la caratteristica di fondamentale importanza di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomi, fittoni carnosi ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.
L’assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni”.
Dalle avvertenze presenti sulle confezioni di questo erbicida si deduce la sua pericolosità nel maneggiarlo.
Una volta raggiunto l’obiettivo di essiccare le erbe spontanee diventa innocuo per gli essere viventi? Non lascia residui? E se il ciglio della strada prendesse fuoco (avviene spesso d’estate), si libererebbero nell’aria elementi pericolosi per l’uomo?
Non sappiamo se quest’anno sia stato usato lo stesso erbicida o un altro prodotto, certo è che percorrendo la Pontina da Terracina a Latina si viaggia in mezzo a campi di un verde intenso, orlati da due nastri ininterrotti di erbe gialle che ricoprono i cigli stradali. La sola vista è impressionante, specialmente quando si passa accanto alla recinzione del Parco Nazionale del Circeo, nemmeno questa risparmiata dalla lunga pennellata di giallo.
Dal punto di vista ambientale se proprio si deve intervenire per evitare il rischio di incendi o altro lungo le strade, sarebbe meglio il taglio, ma più avanti nella stagione, quando la vegetazione erbacea annuale ha svolto il suo ciclo vitale ed è ormai in fase di senescenza.
Dal 18 marzo nascerà a Terracina un’isola pedonale domenicale
“Nel tratto di viale della Vittoria, compresa l’intersezione tra il viale Europa e via Lungolinea, sarà realizzata a cura dell’amministrazione comunale un’isola pedonale – afferma il sindaco Nicola Procaccini.
L’isola avrà il suo cuore pulsante in piazza Mazzini e sarà aperta dalle 10 alle 20 (orario continuato) tutte le domeniche fino al 27 maggio, mentre non si terrà solo a causa di avverse condizioni atmosferiche”.
L’iniziativa è condivisibile nelle intenzioni ma appare come il classico parto del topolino.
La zona coinvolta è molto limitata nello spazio (favorisce il concentrarsi delle persone in una singola area) e nel tempo (l’ interruzione con l’inizio dell’estate quando la vivibilità cittadina scende di molti punti sembra uno scherzo).
L’isola andrebbe sostenuta con servizi pubblici per raggiungerla, evitando così l’accerchiamento dell’area da parte di centinaia di auto di cittadini desiderosi di poter passeggiare in centro città finalmente senza rischi e senza essere costretti a respirare gas di scarico.
Interromperla in caso di pioggia come previsto dal sindaco scopre un pò le intenzioni dell’Amministrazione terracinese; non si tratta di una vera isola pedonale ma di una serie di piccoli eventi da realizzare con il bel tempo.
L’isola non c’è, è vero.
Più coraggio, signor Sindaco.
“I manufatti in cemento-amianto (eternit), tubazioni o lastre comunemente chiamati con il nome dell’azienda di Casale Monferrato che li produceva, non solo non si sono rivelati di vita eterna come il nome indicava ma anche causa di gravi problemi per la salute dei lavoratori e per l’ambiente. La pericolosità dei prodotti in cemento-amianto è dovuta alla possibile liberazione di fibre di amianto che normalmente sono legate alla malta cementizia. E’ ormai dimostrato che anche bassissime esposizioni a polveri di amianto possono indurre un ben preciso tumore polmonare (il mesotelioma pleurico). Per evitare inutili allarmismi si precisa che i maggiori pericoli di esposizione avvengono nella manipolazione dei manufatti dove per rotture, abrasioni e urti viene meno la funzione del legante.
Per questi motivi le coperture o altri manufatti in buone condizioni possono rimanere al loro posto e nel solo caso di manutenzioni o rimozioni necessitano attenzioni particolari per la tutela dell’ambiente e dei lavoratori.
Al momento non vi è obbligo di rimozione, devono però essere mantenuti in buono stato di conservazione.
Non è consentita il commercio, la vendita e neanche il riutilizzo delle parti rimosse.
I materiali rimossi sono considerati rifiuto pertanto devono essere conferiti in discarica autorizzata. (Non sono lecite altre tecniche di smaltimento quali interramento, rilevati stradali, incenerimento, etc. )”.
Ora si attui finalmente la riforma del Codice Penale, ferma da 15 anni in Parlamento, per l’introduzione di un Titolo dedicato ai ‘Delitti contro l’ambiente’
“Apprezziamo l’attenzione posta dal Ministro della Giustizia, Paola Severino, sul tema quanto mai attuale della tutela penale dell’ambiente. Proprio a tale proposito, il WWF ricorda che un mese fa, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, aveva scritto al ministro della Giustizia per chiederle un incontro al fine di rappresentare l’urgenza di una riforma del codice penale”. Così il WWF Italia commenta la notizia dell’avvio di un tavolo di lavoro che vede coinvolti congiuntamente Ministero della Giustizia e Ministero dell’Ambiente per garantire interventi interdisciplinari per la repressione dei reati ambientali.
“Il WWF ritiene che sia necessaria ed urgente l’introduzione di sanzioni più severe per i reati ambientali, che attualmente, a causa di una normativa ‘debole’, non sono puniti adeguatamente e rendono sempre più difficile l’impegno delle associazioni per difendere in tribunale l’ambiente e la salute dei cittadini.
Concordiamo con quanto dichiarato dal ministro davanti alla prestigiosa Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta dall’onorevole Gaetano Pecorella rispetto al fatto che oggi siamo in presenza ‘di sanzioni eccessive per violazioni formali e sanzioni troppo basse per violazioni sostanziali’, ma il WWF ritiene che non sia sufficiente un semplice riordino ed una armonizzazione di fattispecie e pene.
“E’ giunto il momento di attuare finalmente, dopo oltre 15 anni di ‘giacenza’ in Parlamento, la riforma del Codice Penale per l’introduzione di un Titolo dedicato ai ‘Delitti contro l’Ambiente’. Devono essere previste nuove e più severe figure di ‘reato – delitto’ quali, ad esempio, il disastro ambientale, l’inquinamento ambientale, l’alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna, ed avere finalmente un sistema sanzionatorio efficace che possa servire concretamente da deterrente per prevenire o punire severamente i grandi disastri ambientali ed ogni genere di reato ed illecito che colpisce la salute, l’ambiente e la natura.
Il WWF ribadisce quindi la propria disponibilità a collaborare con i ministri della Giustizia e dell’Ambiente mettendo a diposizione gli studi compiuti sul tema dei delitti ambientali”.
Roma, 8 marzo 2012