Il traffico aereo fonte di grave inquinamento, l’analisi dell’ISDE-Medici per l’Ambiente

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L’ISDE-Italia, l’associazione Medici per l’Ambiente, ha tenuto a Firenze il 29 ottobre scorso la Prima Giornata nazionale di studio sugli effetti sanitari e ambientali del trasporto aereo.

 

Secondo l’ISDE, il traffico aereo è ascrivibile tra le più importanti fonti di inquinamento ambientale e danno alla salute e devono quindi essere predisposti interventi, azioni e politiche nazionali e internazionali che ne prevedano una rapida quanto concreta razionalizzazione e riduzione.

Durante i lavori sono emersi tutti i rischi derivanti da questa tipologia di mobilità.

1-L’inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico che ne deriva comporta un fattore di danno inconfutabile per la salute e l’ambiente.

Secondo la relazione del 2015 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente- EEA(http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/molti-cittadini-europei-sono-ancora) l’inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa e riduce la durata di vita delle persone, contribuendo alla diffusione di gravi patologie quali malattie cardiache, problemi respiratori e cancro (si stima che nel 2011 l’inquinamento atmosferico sia stato responsabile di oltre 430 000 morti premature in Euro-pa).

2-Il trasporto aereo contribuisce da un minimo del 3% ad un massimo del 10%  all’effetto serra e all’inquinamento dell’aria.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno sono circa 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, alle esposizioni chimiche, ai cambiamenti climatici e alle radiazioni ultraviolette ed è quindi urgente e necessaria una riduzione dell’esposizione a fonti di inquinamento insieme ad interventi di risanamento, bonifica e tutela dell’ambiente.

Solo una minima parte della popolazione mondiale viaggia in aereo mentre le drammatiche conseguenze del surriscaldamento climatico, derivanti anche dal trasporto aereo, ricadono sull’intera umanità in termini di desertificazione, alluvioni, cicloni, sconvolgimenti climatici così gravi che determinano distruzioni e carestie in aree sempre più estese del pianeta e incrementano il fenomeno forzato delle migrazioni soprattutto dal continente africano ed asiatico, e secondo la tesi dei maggiori studiosi e delle più prestigiose istituzioni internazionali entro il 2050 si raggiungeranno tra i 200 e i 250 milioni di profughi per cause ambientali.

Ecco la Mozione conclusiva della I Giornata nazionale di studio sugli effetti sanitari e ambientali del trasporto aereo approvata all’unanimità.

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Ancora carbone, non ce lo meritiamo.

 

Il WWF l’aveva definita, qualche giorno fa, una decisione “gravissima”. Stiamo parlando della riapertura della centrale a carbone di Genova, richiesta dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico.

 

 

 

Oggi su Il Secolo XIX, il principale quotidiano ligure, è intervenuta con un articolo la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi: Mentre la Cina annuncia lo stop a 85 centrali a carbone (nuove) in Italia siamo di fronte a una scelta assurda, che dilaziona la chiusura di centrali vecchie, inefficienti, altamente inquinanti e del tutto ininfluenti rispetto alla sicurezza energetica del Paese” scrive la Presidente del WWF.

 
Per il WWF si tratta di un ritorno al passato, tanto più perché l’Enel stesso ne aveva previsto la chiusura. Far pagare con i soldi dei contribuenti, ovvero con le bollette, le centrali in assoluto più inquinanti e nocive, per la salute e l’ambiente, desta non poche perplessità. Anche perché si tratta di impianti che hanno una potenza irrilevante, a fronte di una potenza efficiente netta installata in Italia di circa 117.000 MW.

 

 
Per fare un esempio – scrive ancora Donatella Bianchi su Il Secolo XIX – , il picco di domanda del febbraio 2012, quando l’Italia venne colpita da una ondata di freddo intenso aveva previsto la potenza massima richiesta di 53 GW. Ma allora perché riaprire la centrale di Genova? Il Ministero dello Sviluppo Economico si appella a maggiori esigenze di approvvigionamento dalla Francia e minore energia prodotta da centrali nucleari importata: viene da chiedersi, però, perché l’eventuale esigenza di maggiori esportazioni in Francia non possa essere soddisfatta dalla sovraccapacità delle nostre centrali, con un margine di riserva di almeno 20mila MW. Si possono usare le centrali a ciclo combinato (gas) meno inquinanti e molto più efficienti di una obsoleta degli anni ’50. E ancora, che fine faranno i piani di chiusura di altre centrali, come quella della Spezia, prevista per il ’21? Genova ha il diritto/dovere di investire sulla qualità della vita dei suoi cittadini, sulla sicurezza e sul diritto alla salute, così come di garantire occupazione e sviluppo puntando sulla sostenibilità ambientale“.

 

 
L’Italia ha più volte ribadito il sostegno all’Accordo di Parigi sul clima e l’impegno a fare la propria parte: il carbone è il primo combustibile fossile di cui possiamo (e dobbiamo) fare a meno in tempi brevi.

Mobilità sostenibile, necessitano le infrastrutture a sostegno dei servizi

Martedì 10 gennaio il comune di Terracina ha approvato una proposta progettuale (DGC-12-2017) dopo aver stipulato una convenzione con i comuni di Sabaudia, Pontinia, Priverno, San felice Circeo e Sonnino per partecipare al bando emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la realizzazione di progetti di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro. La proposta progettuale è del comune di Terracina, comune capofila, e si inserisce tra le iniziative nazionali e comunitarie aventi come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra provenienti dal settore dei trasporti.

I progetti presentati dai comuni, anche consorziati, con popolazione residente di oltre 100.000 abitanti sono finanziati dal Ministero fino ad un massimo del 60% e per un importo non superiore a 1.000.000 €.

Il progetto preparato da Terracina, proposto agli altri comuni e denominato “Share Fresh Air Project”, ha un importo complessivo di 685.005,80 € da ripartire tra i partecipanti.

In tutti i comuni coinvolti dal progetto si faranno iniziative di educazione stradale nelle scuole per l’infanzia per promuovere una gestione della mobilità rispettosa dell’ambiente e della sicurezza anche utilizzando servizi di piedibus. Questo è una sorta di autobus formato da una fila di bambini guidati da due adulti che partendo da un capolinea e effettuando fermate in punti strategici accompagnerà i piccoli fino alla scuola.

A Terracina si realizzeranno iniziative di mobilità condivisa quali il piedibus, car pooling, car sharing, bike sharing, bicibus, bike to work, scooter sharing.

I luoghi di maggiore frequentazione saranno collegati da minibus elettrici le cui stazioni principali di sosta saranno corredate da impianti di ricarica e integrate da postazioni del bike sharing. Quest’ultimo servizio potrà essere esteso anche agli altri comuni collegati al nostro attraverso la rete ciclabile e/o la rete ferroviaria.

 

 

Ad integrazione dei servizi di mobilità condivisa mediante mezzi meccanici o elettrici per i piccoli allievi delle scuole dell’infanzia verrà organizzato il piedibus, iniziativa utile per decongestionare il traffico nelle ore di punta.

L’iniziativa di introdurre tutti questi servizi per ridurre le emissioni climalteranti e migliorare la qualità della vita dei cittadini è lodevole ma nella situazione della nostra città rischia di naufragare. Nel progetto, infatti, viene menzionata una serie di servizi in nome della sostenibilità, ma questi devono essere inseriti nel contesto dell’intera città.

Intanto, i servizi proposti hanno bisogno di infrastrutture indispensabili, una rete stradale congrua innanzitutto.

Chiunque girando per Terracina potrà notare il dissesto del fondo stradale, la mancanza diffusa di marciapiedi (fonte di rischi per il piedibus), le difficoltà di passaggio da Viale Europa a Viale Circe per gli ostacoli presenti nelle traverse (mamme con carrozzine e persone con difficoltà motorie costrette ad effettuare slalom), l’allagamento di molti tratti stradali sotto la pioggia,…

Il bike sharing, il bicibus e il bike to work senza una rete di piste ciclabili sulle quali attivare tali servizi resteranno lettera morta con spreco di denaro prima di tutto e seri rischi per gli utenti se si attivassero.

Ricordiamo che Terracina vanta tutta una serie di delibere sulla mobilità sostenibile (utilizzate anche per ottenere la bandiera blu) e in particolare sulle piste ciclabili, solo in parte attuate e senza costituire rete.

Il sito dell’Agenda 21 le elenca con precisione:

  1. Piano Urbano della Mobilità sostenibile (Del.ni di C.C. n. 28/2003, n. 122/2007, e Del.ne di G.C. n. 94/2014)
  2. Pista ciclabile lungo i fiumi Linea Pio e Mortacino (Del.ne di G.C. n. 635/2004; la pista è stata compiuta nel 2008 e mai restaurata)
  3. Pista ciclabile di Via Pantani da Basso (Del.ne di C.C. n. 90/2005; la pista è stata compiuta nel 2008 e attualmente presenta alcune criticità)
  4. Pista ciclabile sul Lungomare Circe (Del.ne G.C. n. 169/2014, la pista è stata compiuta nel 2015 senza il convogliamento delle acque piovane)
  5. Anello ciclabile per connettere le due piste già realizzate inserito nel Piano Urbano del Traffico (Del.ne di G.C. n. 430/2011), ma ancora da attuare.
  6. “Piano Quadro della Ciclabilità” (Del.ne di G.C. n. 322/2014).

Riteniamo la realizzazione di tali infrastrutture e la rivisitazione dell’intero tracciato viario della città con l’obiettivo di una sua ottimizzazione siano opere urgenti senza le quali i servizi previsti da questo progetto saranno vanificati.

 

 

Il Mediterraneo, un mare di plastica

Recentemente sulla rivista scientifica “Nature Scientific Reports” è apparso un articolo interessante, frutto anche di diversi studiosi italiani, dal titolo “The Mediterranean Plastic Soup: synthetic polymers in Mediterranean surface waters”.

Questo lavoro che arricchisce gli studi sul gravissimo fenomeno dell’inquinamento da plastica del Mediterraneo, fornisce inoltre dati molto interessanti sulla caratterizzazione chimica delle plastiche presenti nel Mediterraneo, fornendo dettagliate informazioni sulla loro abbondanza e distribuzione geografica.

 

Quando andate al mare, giocando con la sabbia vi sarà forse capitato di distinguere delle palline di circa 2,5 mm di diametro di plastica, prevalentemente bianche, ma anche gialle, verdi e nere, se poi cominciate a raccoglierle presto vi riempirete il palmo della mano e vi sembrerà di avere in mano della sabbia, una sabbia molto particolare, che provocatoriamente potremmo chiamare: la sabbia del futuro.

 

 

Purtroppo si parla poco del fatto che i nostri mari stanno accumulando quantità enormi di plastica, il cui 92% è costituito da piccolissimi pezzettini al di sotto dei 5 mm. Non solo sulla spiaggia ma nei fondali e sulla superficie del mare fino a formare enormi isole galleggianti. Il Mediterraneo ha il primato mondiale di essere uno dei mari più inquinati da plastica.

 

imagesNegli oceani si sono formate delle enormi isole galleggianti accumulate dalle correnti, chiamate gyres, la più grandi delle quali è composta da undici milioni di tonnellate di plastica.

 

 

Il 52% di queste particelle è costituito da polietilene (PE), seguono polipropilene (PP) e vernici sintetiche, e derivano soprattutto dallo spezzettamento del packaging monodose.

 

 

Molti forse non sanno che alcuni prodotti cosmetici contengono microgranuli di plastica, come ad esempio dentifricio con microgranuli e creme scrub che finiscono nel lavandino e di conseguenza nei fiumi, laghi e mare.

 

 

 

Pezzettini di plastica più piccoli di 5 mm forse scompaiono ai nostri occhi, ma vengono assorbiti in vario modo dall’ambiente e di conseguenza dagli organismi non solo marini.

Questo ci fa capire che non esistono confini per i rifiuti e che letteralmente stiamo affogando in un mare di plastica!

 

 

Spesso i gabbiani fanno la spola tra siti di alimentazione continentali che spesso sono discariche e siti di nidificazione su isole incontaminate, ed è emblematico vedere che in questi siti si trovano grandi quantità di pezzi di plastica rigurgitati dai gabbiani. VIDEO

 

Cosa possiamo fare noi?

  1. Ridurre l’acquisto di prodotti incartati con plastica, specialmente monodose, oltretutto fa male alla salute;
  2. Non acquistare prodotti con microgranuli che non siano di origine naturale (alcune creme utilizzano noccioli di albicocca o di cocco);
  3. Fare sempre la raccolta separata dei rifiuti;
  4. Non usare piatti e bicchieri di plastica, non è necessario;
  5. Usare materiali naturali in sostituzione di quelli in plastica.

Pesticidi in agricoltura, si muove qualcosa?

Sabato 17 Dicembre 2016, alle ore 16,30, a Roma in Via di S. Bonaventura, presso Convento di S. Sebastiano al Palatino, verrà presentato il libro “La Civiltà dell’Orto” di Gian Carlo Cappello.

E’ un saggio sull’agricoltura naturale, quella senza l’utilizzo di sostanze chimiche e mezzi meccanici di lavorazione in alternativa all’agricoltura intensiva, e che introduce anche l’orticoltura sociale. Gli orti urbani erano la norma nella civiltà preindustriale e ora vengono ripresi non solo per un recupero di metodi naturali di produzione ma anche, e coi tempi che corrono soprattutto, per ricostruire connettività sociale tra gli individui.

E’ in corso una ripresa di interesse da parte dell’opinione pubblica nei confronti dei rischi sanitari derivanti dall’uso della chimica in agricoltura e ciò è provato anche dalle decine di migliaia di aderenti al gruppo fb NO PESTICIDI.

Queste posizioni di un ritorno a coltivazioni in cui il ciclo naturale non venga manomesso non sono più patrimonio soltanto dei soliti ambientalisti, ma stanno diventando patrimonio di una fetta crescente di popolazione e hanno avuto una forte giustificazione da parte di un tribunale  che ha condannato un’azienda che irrorava un vigneto in prossimità di un’abitazione costretta a ricevere abbondanti effluvi tossici.

Il tribunale di Pistoia nell’agosto del 2014 sentenziò che l’immissione dei prodotti antiparassitari nella proprietà del confinante con il vigneto “comportava un evidente rischio per la salute di quest’ultimo quale conseguenza dell’inalazione o del contatto con sostanza tossiche. Dette immissioni devono considerarsi intollerabili, prescindendosi dalla valutazione della priorità di un determinato uso, stante la prevalenza – sulla base dei principi costituzionali – del diritto alla tutela della salute rispetto alle esigenze della produzione.”

pesticidi_elicotteroIn precedenza in Italia c’era stato il contrasto dei cittadini veneti residenti nell’area del prosecco contro l’uso degli elicotteri nell’irrorazione dei fitofarmaci sui vigneti.

 

I cittadini sostenuti da un europarlamentare della zona ne fecero una battaglia decisa ottenendo la condizione che gli elicotteri non potessero agire entro i 50 metri dalle strade e dalle abitazioni. Clamoroso fu il caso di un pranzo in trattoria finito sotto una nuvola di pesticidi.

Il Veneto secondo i dati ISPRA 2012 è al primo posto con i suoi 10,6 kg per ettaro di principi attivi e subito dopo il Trentino con 10,2 kg per ettaro di superficie agricola. Sono le due Regioni che lottano per ottenere la maglia nera in questa classifica assurda. Nel Trentino, poi, in alcuni casi si può irrorare fino a 5 metri dalle abitazioni!

Il WWF sulla questione è stato sempre vigile e qui su questo blog sono apparsi post sul tema fin dal 2012, l’anno dell’apertura.

Guarda un pò, i pesticidi inducono il cancro (solo in Francia?)

Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. Il WWF chiede il divieto d’uso al 2020

A proposito di pesticidi in agricoltura, come stiamo in provincia di Latina?

A primavera privati e Istituzioni fanno a gara a chi presenta l’erba più gialla.

Insetticidi in aree antropizzate, i rischi per l’uomo in un convegno del C.N.R. a Roma il 7 marzo

24 e 25 giugno: si discute la Politica Agricola Comune (PAC) della UE, prenderà la strada della sostenibilità ambientale ed economica?

Salviamo l’agricoltura, scriviamo al Parlamento europeo.

Troppa chimica in agricoltura; dobbiamo rinunciare al prosecco?

A Terracina si sta muovendo qualcosa, ci auguriamo che la questione venga presa nella giusta valutazione che è quella della salute pubblica e non si scada nella solita contrapposizione tra parti politiche. L’obiettivo deve essere un regolamento comunale che abbia al centro la tutela della salute dei cittadini e degli operatori agricoli.

 

È il treno Terracina-Fossanova che provoca frane dalle montagne?

Monte Cucca e le propaggini di Monte Leano da cui sono cadute frane sulle zone sottostanti risentono del passaggio del treno alle loro pendici. Le vibrazioni dalle rotaie si trasmettono al terreno e da qui alle montagne causando con microterremoti frane e smottamenti.

Eliminando il treno le montagne si stabilizzeranno definitivamente rendendo sicure la strada Frosinone-mare, le vie pedemontane, le abitazioni, le coltivazioni, l’acquedotto,….

Così avremo la pista ciclabile Terracina-Fossanova sul rilevato della ex-ferrovia, il parco dell’Appia antica nella Valle ormai libera dai binari e come corollario una grande stazione a Monte san Biagio o a Priverno, a scelta.

Fuori dal paradosso, quanto sopra si dovrebbe dedurre dalle richieste di soppressione della linea avanzate da qualche cittadino senza alcun cenno o con poca enfasi sulla messa in sicurezza delle montagne.

Alcune proposte sono interessanti e con qualche correttivo condivisibili ma hanno come postulato la messa in sicurezza del territorio senza la quale nessuna persona responsabile potrebbe sostenerle.

Fatto ciò, eliminati cioè ogni pericolo, in attesa della realizzazione dei sogni con al centro il grande scalo e prima dello smantellamento della linea, farebbe scandalo o apparirebbe contro il progresso sostituire il piccolo tratto deformato di binario e riattivare la linea? E far viaggiare su di essa un treno navetta leggera in modo da eliminare il collegamento su gomma verso Monte san Biagio e Priverno?

E’ sempre meglio un collegamento su ferro, che è stabile, sicuro, integrato ormai da più di centoventi anni con l’ambiente ed il territorio, che contribuisca a decongestionare il traffico, i parcheggi, l’aria e a far rilassare i viaggiatori ed i pendolari, e non rispondere alle logiche dell’ottimizzazione e dei profitti che stanno  producendo la fine dei pubblici servizi ed un aumento generalizzato dei costi di tutto il sistema e non solo di Trenitalia.

In attesa della megastazione di comprensorio auspicata da qualcuno, inoltre, vogliamo parlare dello stato in cui versano quelle di Monte san Biagio e Priverno dove in alcune ore della giornata si accalcano centinaia di persone?

La stazione di Monte San Biagio, quella più vicina a Terracina, si raggiunge in circa 10 minuti, è strutturalmente insicura (sul binario tre e quattro in prossimità della scala del sovrappasso la famosa linea gialla, che non si deve superare, tocca quasi il bordo della scala stessa; dato l’esiguo spazio  dal binario di transito  su cui passano soprattutto treni che non si fermano i viaggiatori se non sono molto attenti rischiano tutti i giorni di essere agganciati dai treni).  Il sovrappasso è molto alto  e quando piove non essendo coperto può essere scivoloso, gli ascensori sembrano fuori uso. Manca un servizio di toilette, aperto, una vera e propria sala d’aspetto, quella attuale d’inverno è fredda e ventilata ed inoltre non ci sono pensiline. La biglietteria è chiusa. L’attraversamento dell’Appia può essere pericoloso ed i bus del Cotral di passaggio in direzione di Terracina fermano lontano.

Con il nuovo orario sono stati eliminati nove treni al giorno  da Napoli e da Roma, altro che le fermate degli intercity che qualcuno prometteva durante le ultime elezioni comunali!

La stazione di Priverno che è molto più lontana di quella di Monte san Biagio e ci vuole più del doppio del tempo per raggiungerla, è al servizio di un grosso bacino di utenza, nei momenti di punta è molto affollata, e spesso è difficile viaggiare seduti, soprattutto da quando alcuni treni non partono più dalla stessa ed arrivano quasi pieni da Formia. Non è dotata di pensiline e quando piove non c’è posto per ripararsi soprattutto nelle ore di punta. La sala d’aspetto è insufficiente, fredda e ventilata, manca un servizio di toilette aperto al pubblico e la biglietteria è chiusa. Il servizio di collegamento è assicurato da una corsa Cotral per gli studenti e dai bus navetta della ditta Cialone.

Questi sono i problemi e gli ostacoli che tutti i giorni dal settembre del 2012, da quando cioè manca il nostro treno, devono affrontare e superare i pendolari ed i viaggiatori di Terracina oltre ai disorientati turisti diretti verso la nostra città, prima di salire sul treno o quando ne scendono.

 

Utilizzare il treno a Terracina è diventato un sacrificio

trenoIl treno manca dalla stazione di Terracina da oltre quattro anni e spostarsi con questo mezzo è diventato un vero supplizio tra coincidenze di bus (Cotral/Cotri a Monte san Biagio e Cialone a Priverno), ritardi e interruzioni di servizio inattese. Questo è vero per chiunque voglia raggiungere la capitale o ritornare in città dopo un viaggio ma per chi, per lavoro o per studio, è costretto a farlo quotidianamente è un disagio che incide in maniera decisa sulla qualità della vita.

Ogni semestre con il cambio stagionale degli orari si hanno sempre sorprese spesso negative come quest’inverno; da lunedì 11 dicembre diminuiranno le corse per e da Roma  come denuncia il Comitato pendolari di Terracina “Si passerà dalle attuali 49 corse quotidiane dirette da/per Roma a 40 corse quotidiane dirette da/per Roma, quindi minor possibilità di andata e ritorno,
con il rischio sicuro di aumentare i tempi di percorrenza (casa – lavoro e viceversa) dei pendolari, il tutto ad incidere sulla qualità della vita.”

Il WWF ritiene il treno Terracina/Fossanova un mezzo di trasporto ambientalmente sostenibile e da anni è impegnato per la sua sopravvivenza contro le periodiche minacce di tagli e fino a quando non si riattiverà la linea non rifiuta l’uso dei bus navetta per Priverno o Monte san Biagio invitando i cittadini a non cadere nella tentazione di utilizzare i mezzi privati.

A tutto c’è un limite, però. Se Trenitalia offre un servizio ridotto e di qualità scadente prima o poi una fetta degli attuali utenti si sposterà con i mezzi privati con costi, rischi e inquinamento maggiori.

Occorre evitare tutto ciò e il Comitato pendolari ha mille ragioni per protestare in modo che si ripristini almeno il servizio previsto nell’orario precedente. Ha attivato una raccolta di firme alla quale anche il Gruppo Litorale pontino del WWF partecipa.

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Il mare: turismo, alimentazione e rifiuti; tre seminari del Progetto MARINA

Sul sito dell’ISPRA sono annunciati tre seminari sul mare in cui saranno affrontati gli aspetti legati al turismo e all’alimentazione senza trascurare il grave problema dei rifiuti marini.

Ispra è partner del Progetto MARINA.

“Nell’ambito del Progetto MARINA – “Marine knowledge sharing platform” finanziato dal programma Science with and for Society di Horizon 2020 si terranno dal 13 al 15 dicembre tre seminari di mobilitazione e apprendimento reciproco con l’obiettivo di approfondire la cooperazione tra scienza e società.

I temi affrontati saranno i seguenti:

13 dicembre: Vivere il mare con chi vive di mareIl turismo come fonte di sviluppo sostenibile delle città costiere                                   flyer_mml-local-ecoturismo                                           

14 dicembre: I prodotti ittici italiani scompariranno dai nostri piatti?                                        flyer_mml-local-prodotti                                   

15 dicembre: Rifiuti marini: dalla terra al mare e dal mare al nostro piatto?”                           flyer_mml-local-rifiuti                               

Tutte tematiche interessanti ma quella dei rifiuti marini desta grandi preoccupazioni e richiede interventi seri, in mare e sulla terraferma, almeno per mitigarne le ricadute sulle altre due.

La combustione alla base dell’inquinamento dell’aria, un convegno dell’ISDE

“I processi di combustione che hanno caratterizzato la società moderna a partire dalla rivoluzione industriale, rappresentano oggi uno dei più rilevanti problemi per le ricadute ambientali e sanitarie, a cominciare dai cambiamenti climatici. Ogni processo di combustione infatti, sia che derivi da combustibili fossili che da biomasse per produzione di energia, traffico o trattamento di rifiuti, produce grandi quantità di inquinanti e di gas clima alteranti. Lo scadimento della qualità dell’aria che ne consegue è fonte di rischi per la salute umana ormai indiscutibilmente accertati sul piano scientifico.”

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L’ISDE (Medici per l’Ambiente) ha organizzato un convegno dedicato al nostro grande oncologo Lorenzo Tomatis dal titolo PROCESSI DI COMBUSTIONE E SALUTE UMANA.

“Scopi del Convegno sono:
 fornire strumenti di conoscenza e di aggiornamento alla classe medica sul tema Ambiente-Salute
 inquadrare il problema, individuando i principali inquinanti e le loro ricadute sulla salute
 delineare soluzioni possibili che permettano di superare l’attuale modello produttivo basato su processi lineari (estrazione di materie prime – produzione di manufatti – formazione di rifiuti) trasformandolo in un modello, coerente con i cicli della Natura, basato su processi circolari che utilizzino come fonte primaria l’energia solare.”

Per ulteriori informazioni sul convegno ecco il programma 2016-12-03-pistoia-convegno-combustioni

 

In Europa si muore di inquinamento, lo certifica l’Agenzia Ambientale Europea

Comunicato stampa WWF Italia

SMOG: SALUTE ED ECOSISTEMI LE VITTIME, RIMUOVERE LE CAUSE IN MODO STRUTTURALE

FONDAMENTALE TUTELARE E INCREMENTARE RICCHEZZA NATURA IN AREE URBANE

“La lotta all’inquinamento dell’aria deve essere affrontata in modo strutturale e la rimozione delle sue cause deve diventare una priorità delle politiche nazionali e territoriali. Le istituzioni nazionali, regionali e locali hanno ampiamente trascurato il problema negli ultimi anni; ed è dunque necessario agire subito sulle cause e rivedere in senso restrittivo e preventivo i limiti di emissione a livello europeo e nazionale, nonché attuare politiche severe e di sistema a tutti i livelli. E’ inoltre fondamentale tutelare ed incrementare la ricchezza della natura nelle aree urbane, vere e proprie “Green infrastructures” capaci, tra l’altro, di intercettare il particolato e di mitigare quindi l’inquinamento e di proteggere le comunità umane dagli effetti devastanti del cambiamento climatico. Le città devono essere sempre più “naturalizzate” e devono essere sempre meno preda di strutture energivore e inquinanti”. È questa la reazione del WWF Italia ai dati diffusi oggi dall’Agenzia Ambientale Europea che stima in 467 mila le morti premature in Europa dovute, appunto, all’inquinamento dell’aria, stigmatizzando anche la peggiore qualità della vita dovuta alle malattie che induce.

“L’85% della popolazione urbana è esposta a livelli di particolato fine (PM 2,5) giudicati dannosi, possibile causa o aggravanti di malattie cardiovascolari, asma e cancro ai polmoni; tra gli altri inquinanti, diossido di azoto, benzopirene, biossido di zolfo, monossido di carbonio, metalli tossici e benzene. Gran parte della popolazione europea è esposta ai rischi, e altrettanto lo sono gli ecosistemi: l’impatto dell’inquinamento influenza direttamente la vegetazione, nonché la qualità delle acque e del suolo, nonché dei servizi ecosistemici che sostengono e che sono fondamentali per il nostro benessere e la nostra salute. Occorre quindi affrontare con decisione le cause: traffico, centrali termoelettriche (in primis quelle a carbone), agricoltura, riscaldamento domestico, inceneritori”.

 

“L’aspetto più sorprendente è il fatto che l’Italia si attesti su livelli di inquinamento alto, quasi sempre tra i Paesi peggiori insieme ai paesi dell’Europa orientale, che però utilizzano normative relativamente più recenti, nonché più recalcitranti ad abbandonare produzioni molto inquinanti, come le centrali a carbone. Addirittura, nel nostro Paese le morti premature attribuite al PM 2,5 sono ben 66.630, la cifra più elevata in termini assoluti”.

Roma, 23 novembre 2016
 

Wwf Italia

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