La gestione dei rifiuti comporta la responsabilità estesa del produttore di beni, un convegno a Roma del Consiglio nazionale della Green Economy

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La Comunità Europea ha determinato con l’emanazione di Direttive i principi fondamentali in materia di rifiuti, come la definizione di rifiuto, di recupero e di smaltimento. Ha, inoltre, imposto l’obbligo di autorizzazione per tutti i soggetti coinvolti nella gestione e quello di trattare i rifiuti in modo da evitare impatti negativi sull’ambiente e la salute umana, incentivando l’applicazione della “gerarchia dei rifiuti”, il rispetto del principio “chi inquina paga” e di responsabilità estesa del produttore.

 

 

«L’introduzione della responsabilità estesa del produttore nella presente direttiva è uno dei mezzi per sostenere una progettazione e una produzione dei beni che prendano pienamente in considerazione e facilitino l’utilizzo efficiente delle risorse e durante l’intero ciclo di vita, comprendendone la riparazione, il riutilizzo, lo smontaggio e il riciclaggio senza compromettere la libera circolazione delle merci nel mercato interno»
«1. Per rafforzare il riutilizzo, la prevenzione, il riciclaggio e l’altro recupero dei rifiuti, gli Stati membri possono adottare misure legislative o non legislative volte ad assicurare che qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti (produttore del prodotto) sia soggetto ad una responsabilità estesa del produttore. Tali misure possono includere l’accettazione dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano dopo l’utilizzo di tali prodotti, nonché la successiva gestione dei rifiuti e la responsabilità finanziaria per tali attività. Tali misure possono includere l’obbligo di mettere a disposizione del pubblico informazioni relative alla misura in cui il prodotto è riutilizzabile e riciclabile. (…) 3. Nell’applicare la responsabilità estesa del produttore, gli Stati membri tengono conto della fattibilità tecnica e della praticabilità economica nonché degli impatti complessivi sociali, sanitari e ambientali, rispettando l’esigenza di assicurare il corretto funzionamento del mercato interno. 4. La responsabilità estesa del produttore è applicata fatta salva la responsabilità della gestione dei rifiuti di cui all’articolo 15, paragrafo 1 [responsabilità del produttore iniziale], e fatta salva la legislazione esistente concernente flussi di rifiuti e prodotti specifici.”

L’Assemblea Nazionale Programmatica sulla Responsabilità Estesa del Produttore si terrà a Roma il 16 settembre 2014 dalle 9.30 alle 13.30 presso la sede ENEA in Via Giulio Romano 41.

Ecco il programma dettagliato dell’iniziativa, all’interno del quale si trova il link al form di registrazione online. INVITO_ASSEMBLEA_PROGRAMMATICA_responsabilità estesa_2014

L’iniziativa si iscrive nell’ambito dei lavori preparatori agli Stati Generali della Green Economy 2014 che si terranno il 5-6 novembre 2014 a Rimini Fiera in occasione della manifestazione Ecomondo-Key Energy-Cooperambiente.

 

 

Costituito un tavolo tecnico sull’amianto, si muove la giunta comunale di Terracina

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Si sta mettendo in moto a Terracina un’iniziativa che potrebbe avviare a soluzione l’annosa questione dell’eternit presente sul territorio comunale.

 

 

 

 

Dopo la firma del protocollo d’intesa tra Comune e l’associazione Per Vivere è stato istituito un Tavolo Tecnico relativo ai problemi ambientali e ai rischi sanitari connessi all’impiego dell’amianto nel territorio comunale. dgc-2014-0200-0

Al Tavolo potranno aggiungersi associazioni, organismi e comitati di cittadini.

Operativamente il Tavolo dovrebbe coordinare iniziative di educazione nelle scuole e comunicazione alla città per arrivare, dopo un censimento dei manufatti contenenti amianto, ad un Regolamento che favorisca la bonifica alleviando in qualche modo il peso economico dell’operazione a carico dei cittadini.

 

 

Eternit a Terracina, primi passi dell’amministrazione comunale

Oggi pomeriggio il sindaco di Terracina ha firmato un protocollo d’intesa con l’associazione Per Vivere che da tempo si interessa della tutela dei cittadini dai rischi dell’esposizione all’amianto. http://www.associazionepervivere.it/

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Nell’atto i firmatari “dichiarano voler interagire tra loro al fine di organizzare uno specifico programma di lavoro per il territorio di Terracina e per i suoi abitanti, in attuazione del DGR del 10.11.1998 n. 5892 -Piano Regionale….della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”.

L’iniziativa viene dopo la denuncia del WWF Litorale Pontino che mesi fa aveva  pubblicato un’indagine sull’eternit presente in città e nelle campagne e a seguito dell’interessamento del consigliere comunale Valerio Golfieri che ha costituito un tavolo di lavoro coinvolgendo oltre al WWF anche l’Agenda 21.

Proprio da questo tavolo è venuta la proposta di chiamare alla collaborazione l’associazione Per Vivere.

Il tavolo ha già avuto la garanzia della partecipazione della ASL e sarà aperto a tutte le realtà locali in qualche modo interessate alla questione.

 

WWF parte civile nel processo sulla mala gestione dei rifiuti nel Lazio

Il WWF Italia è stata l’unica associazione nazionale ammessa come parte civile al processo sulla  gestione dei rifiuti nel Lazio per reati previsti e presunti di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti frode e truffa, secondo quanto deciso nella scorsa udienza del 23 giugno dal Tribunale di Roma della I sezione Collegiale.
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“Un’importante prima vittoria che vede riconoscere al WWF, unica associazione ambientalista nazionale ammessa, l’attività svolta negli ultimi venti anni sul tema dei rifiuti, in particolare nella Regione Lazio.” dichiara l’Avv.Vanessa Ranieri che assiste l’associazione nel giudizio  “Nonostante la complessità legata ai capi d’imputazione e ai tanti testimoni eccellenti che verranno sentiti sono certa che l’ammissione del WWF contribuirà a far emergere tutte le responsabilità e a dare sostegno al Pubblico Ministero a cui vanno tutti i nostri apprezzamenti per aver condotto indagini delicate e lunghe con grande senso di responsabilità e preparazione.”

 
Tutta l’attività sia di interlocuzione istituzionale sia di carattere giudiziario  dagli anni 2002 – 2012 è stata raccolta in un dossier depositato agli atti del processo che riepiloga l’imponente mole di lavoro svolto dal WWF sul tema

Nel dossier WWF Lazio del 2012  le proposte  per uscire fuori dall’emergenza laziale sui rifiuti,  

Dagli anni novanta sino ai giorni nostri il WWF ha dato attenzione estrema alla gestione dei rifiuti laziali cercando di intervenire complessivamente sul sistema criticato in tutte le sedi amministrative, politiche, giudiziarie, sia sulle vicende di Colleferro come su quelle di Malagrotta o più recentemente sul commissariamento per l’individuazione dei siti alternativi a quest’ultima, su Albano.
Sono state investite risorse professionali  ed economiche dei soci a favore della collettività, promuovendo ricorsi ai Tribunali Amministrativi, costituendo il WWF nei processi penali, garantendo le presenze presso le conferenze dei servizi, le commissioni, presentando osservazioni alle valutazioni d’impatto ambientale e alla valutazione ambientale strategica sullo stesso piano di gestione dei rifiuti.
E questo impegno ci è stato riconosciuto dalle stesse forze dell’ordine nell’ambito delle intercettazioni  che riportano «Meno male che c’è il Wwf» come scrivono i carabinieri nelle annotazioni allegate al processo

La prossima udienza è prevista il 18 luglio.

Scienziati attaccano i sussidi dati all’energia da biomasse, negli Usa non ancora in Italia

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Sul gruppo noinc è apparsa una notizia interessante riguardante le centrali a biomasse.

 

 

 

 

La rete britannica Biomassactionnetwork ha fatto conoscere la presa di posizione di una sessantina di scienziati americani contrari alle politiche energetiche che favoriscono la produzione di elettricità bruciando biomasse.

Hanno scritto al Segretario di Stato britannico per l’Energia ed il Cambiamento Climatico e al suo Capo – Consulente Scientifico manifestando la loro preoccupazione per il crescente uso di legname proveniente da foreste del sud degli USA destinato ad impianti per la produzione di energia elettrica nel Regno Unito ed in Europa (stimano esportazioni di 1,75 milioni di ton di legname nel 2012 che salirebbero a 5,7 milioni di ton nel 2015).

Gli scienziati affermano:

  • la richiesta di legname nel Regno Unito ed in Europa è spinta da politiche energetiche sbagliate che si basano in maniera non corretta sull’assunto che bruciare legname ridurrebbe le emissioni di CO2 e aiuterebbe ad affrontare il cambiamento climatico,
  • nell’assunto viene affermato che bruciare legname è un processo neutro dal punto di vista delle emissioni di carbonio perché nuovi alberi col tempo assorbirebbero e immagazzinerebbero la CO2 che viene liberata quando si brucia legname,
  • gli scienziati contestano questa affermazione in quanto recenti progressi hanno chiarito che bruciare alberi per produrre elettricità in realtà produce più emissioni di CO2 rispetto ai combustibili fossili e contribuisce anche ad altri problemi di inquinamento dell’aria,
  • ricerche pubblicate dimostrano che ci possono volere da 35 a 50 anni per consentire a nuovi alberi di arrivare a compensare le emissioni di CO2 rilasciate dalle combustioni precedenti.

Gli scienziati chiedono di cambiare le politiche che spingono a bruciare legna per produrre elettricità in Europa per contrastare i loro impatti avversi sul clima e la biodiversità.

Ecco la lettera degli scienziati USA noincentivi lettera scienziati

 

 

A Mazzocchio vogliono costruire una centrale a biomasse, dobbiamo stare sereni?

Salviamo l’ agricoltura e il turismo del nostro territorio!

Nella località di Mazzocchio del comune di Pontinia una società, la Pontinia Rinnovabili srl, intende insediare una centrale a biomasse. Il progetto ha ormai alle spalle una storia decennale fatta di ricorsi da parte di cittadini e dello stesso Comune e di tentativi da parte della società di scavalcare la volontà popolare superando le Istituzioni locali, Comune Provincia e Regione tutte contrarie, per appellarsi al Governo centrale.

Da Wikipedia:

Una centrale a biomasse è una centrale elettrica che utilizza l’energia rinnovabile ricavata dalle biomasse, attraverso diverse tecniche: l’energia può essere estratta sia per combustione diretta delle biomasse, mediante particolari procedimenti tendenti a migliorare l’efficienza, sia mediante pirolisi, sia mediante estrazione di gas di sintesi (syngas) tramite gassificazione. Il termine biomassa definisce qualsiasi materia organica (cioè derivata dal processo di fotosintesi clorofilliana) con esclusione dei combustibili fossili e delle plastiche di origine petrolchimica. Questa definizione raggruppa una varietà estremamente eterogenea di materiali: può trattarsi, ad esempio, di cascami dell’industria, di legname da ardere, di residui di lavorazioni agricole e forestali, di scarti dell’industria agroalimentare, reflui degli allevamenti, oli vegetalirifiuti urbani, ma anche specie vegetali coltivate per lo scopo, come il pioppo, il miscanto, ecc.

 

Il W W F prese posizione contro un tale intervento già nel 2007 con un documento redatto dall’associazione locale e firmato dal presidente regionale pro-tempore.  centraleBiomasse

Tale posizione venne confortata in un documento successivo, l’Energy Report WWF del 2011, in cui venivano elencate le modalità per raggiungere entro il 2050 il 100% di energia da fonti rinnovabili. L’elenco conteneva, ovviamente, energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica e solo in mancanza d’altro e per centrali di piccolissima taglia si ipotizzava l’uso di biocombustibili liquidi e biomasse solide.

La biomassa è assimilata per legge ad una fonte rinnovabile (lo è anche la frazione organica dei rifiuti!) in quanto, in un calcolo molto approssimato, ha assorbito nella sua crescita tanta anidride carbonica quanta ne emette nella combustione ma ha un forte e preoccupante impatto ambientale e sanitario a causa del processo di combustione cui viene sottoposta nell’impianto.

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La diffusione di tali industrie private, così vanno considerati tali impianti, è dovuto soprattutto ai meccanismi di incentivazione con denaro pubblico di cui godono.

La localizzazione dell’impianto nel zona di Mazzocchiio chiama in causa tutti i Comuni che vi confinano; il territorio di Terracina è lì a due passi e ancora non si conosce una eventuale energica reazione della politica locale e dell’Amministrazione comunale.

Il WWF Litorale Pontino che ha aderito al Comitato “NO BIOMASSE PONTINIA” sollecita i cittadini e gli amministratori a prendere coscienza della minaccia che grava sul nostro territorio e a sostenere le azioni del Comitato spontaneo.

nobiomassepontinia@gmail.com

http://nobiomassepontinia.blogspot.it/

 

A primavera privati e Istituzioni fanno a gara a chi presenta l’erba più gialla.

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Lungo le strade provinciali, le scarpate delle ferrovie, dentro la città appaiono “colpi di sole” in mezzo a campagne e giardini di un verde lussureggiante. Sono gli effetti delle pulizie primaverili portate avanti con largo uso di sostanze chimiche.

 

A Terracina sul Viale Europa di fronte ad una scuola!

 

 

Stiamo ignorando l’esistenza del PAN (Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) che riguarda l’azione erbicida da far vietare in tutti gli ambienti urbani di tutti gli 8100 Comuni italiani comprese le strade extracomunali e ferrovie. Tutti gli erbicidi chimici, e sono decine di prodotti, hanno caratteristiche che rientrano tutte nelle frasi di rischio dei prodotti proibiti, riportate nel PAN (art.6 del decreto legislativo 14 agosto 2012. n.150), e tutti sono sicuramente dannosi per l’ambiente. Pesticidi – Erbicidi vietati dal PAN (piano azione nazionale) in ambiente urbano dei Comuni italiani

 Chiediamo il rispetto della normativa, chiediamo troppo?

 

La mostra “Salviamo il canale” e l’ispezione della parte tombinata, testimoniata da un video, hanno segnato in maniera forte la presenza del WWF a Terracina

gm2Negli ultimi anni del secolo scorso il Canale di navigazione di Terracina versava in condizioni penose per i continui e indiscriminati scarichi di liquami che vi venivano immessi: fogne direttamente incanalate, i troppo pieni degli impianti di sollevamento del sistema fognario sorti lungo il corso d’acqua, versamenti da parte di privati di acque meteoriche pompate dalle cantine allagate, rilasci di residui di lavorazioni artigianali.

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Il WWF prese a cuore le sorti del canale denunciando il suo grave stato di inquinamento provato effettuando analisi delle acque prelevate in diversi punti e all’inizio del 2000 organizzò nella sala Appio Monti una mostra dal titolo Salviamo il canale.

 

 

La mostra conteneva una ricca documentazione  che spaziava dall’indagine sull’origine dell’imperdonabile tombinamento alle tesi di laurea sulla sua riapertura, dalla storia dei lavori del raddrizzamento dello storico fiumicello alla sua decennale fruizione da parte dei cittadini.

01270014Alla mostra collaborò anche il liceo “Da Vinci” che presentò una riproduzione in scala del canale con uno studio della flora e della fauna del piccolo habitat.

La mostra fu preceduta di un paio di mesi da una iniziativa straordinaria, l’ispezione della parte tombinata da sempre oggetto di leggende metropolitane che ne facevano un luogo da incubo. Di quella esperienza ecco un video che pochi hanno potuto vedere finora.

Insetticidi in aree antropizzate, i rischi per l’uomo in un convegno del C.N.R. a Roma il 7 marzo

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Venerdì 7 marzo, dalle ore 10.30 alle ore 13, a Roma nella sede del C.N.R. in Piazzale Aldo Moro 7  si parlerà di “Insetticidi: loro applicazione ed effetti in aree antropizzate”.

 

 

 

Ecco il comunicato degli organizzatori:

Poiché è ormai consuetudine spargere gli insetticidi nell’ambiente, procedendo per routine, senza avere approfondito i costi ambientali, i rischi sanitari e gli effettivi risultati che si ottengono, nell’incontro verranno comunicati gli ultimi dati scientifici relativi alle principali sostanze utilizzate nella lotta agli insetti “nocivi”, tra i quali Aedes Albopictus, la ormai stanziale Zanzara tigre, e saranno suggerite le corrette metodologie di intervento.

Per la prima volta in Italia verrà presentato un documento riguardante la corretta applicazione di ognuno dei prodotti chimici maggiormente usati nelle strade, nei giardini, nei luoghi pubblici e nelle case, e saranno aggiornate le informazioni scientifiche già comunicate nei due Convegni, sullo stesso tema, tenutisi in passato, sempre al CNR.

L’argomento è di estrema importanza, ma sottovalutato e poco conosciuto.

Per chiarire i dubbi e rispondere alle sempre più pressanti istanze della società, occorrerà quindi un’ampia diffusione mediatica, in modo da orientare sia le Istituzioni pubbliche che i privati cittadini, verso il corretto impiego degli insetticidi di sintesi.

Certi che la rilevanza dell’evento verrà giustamente valutata, la presente vale come invito a partecipare.
Ringraziando per l’attenzione e per l’eventuale apporto divulgativo, porgiamo i nostri più cordiali saluti.

La Segreteria Organizzativa

cell: 338-2790993 e.mail: pietro.bianco@isprambiente.it

In attesa di conoscere le conclusioni alle quali sono arrivati i tecnici del C.N.R. riportiamo le osservazioni di studiosi preoccupati delle ricadute sugli uomini e gli animali come il prof. Giuseppe Altieri, Docente Ordinario di Agroecologia, Fitopatologia, Entomologia ed Agricoltura Biologica – Ist. Agrario di Todi, affermano che “nelle aree antropizzate dev’essere consentito solo l’impiego dei mezzi biologici, sostitutivi di quelli chimici, tra l’altro molto più efficaci dei pesticidi…

Per es.

– contro le zanzare (uso di batteri innocui come il Bacillus Thuringiensis , var Israeliensis contro le larve e non inutili trattamenti contro gli adulti che possono essere allontanati con repellenti naturali,

– le mosche (lotta biologica con insetti utili, trappole),
– per il controllo dell’erba… Taglio e/o Pirodiserbo e non disseccanti CHIMICI tossici ecc..

Deve essere vietato immediatamente l’impiego dei disseccanti, pericolosissimi per la salute e l’ambiente. Disseccanti, tra l’altro, non compatibili con l’obbligo di agricoltura integrata su tutto il territorio europeo dal 1 gennaio 2014, in quanto vengono impiegati al posto di una lavorazione meccanica (interramento dell’erba prima della semina, e taglio delle erbe sotto le colture arboree)”

 

 

Il WWF Lazio denuncia l’ultimo colpo di coda del gestore di Malagrotta

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RIFIUTI:

in Regione approda a sorpresa il nuovo progetto di “capping”.

Si fermino i progetti, approvato e proposto!

“Come sospettavamo ormai da mesi, avevamo la sensazione che vi fosse una sostanziale diversità tra il progetto di capping previsto per la chiusura di Malagrotta approvato nel 2008 e ciò di cui parlavano le amministrazioni – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio

Come ormai tradizione, proprio negli ultimi giorni che solitamente danno l’addio all’anno vecchio, il gruppo E Giovi è sempre stato molto attivo con le innumerevoli società ad esso riconducibili: ricordiamo le istanze di valutazione d’impatto ambientale proposte dal COEMA per l’inceneritore di Albano del 27.12.2007, nonché negli stessi giorni il deposito dell’istanza di VIA per l’impianto di pirolisi a Civitavecchia. Anche questa volta a sorpresa è approdato negli uffici regionali un nuovo progetto di ‘capping’ proposto dal gestore di Malagrotta, in sostituzione di quello già approvato: un vero e proprio colpo di coda avvenuto nell’ultimo giorno dell’anno appena salutato! Da anni le richieste da parte di chi gestisce la discarica più grande d’Europa ruotano attorno al progetto cd di ‘capping’, cioè di copertura degli oltre quarant’anni di smaltimento dei rifiuti, con degli alberi. Negli anni anche le somme richieste dal privato hanno subito variazioni e ad oggi sembrerebbero ridimensionate a soli, si fa per dire, cento milioni di euro, che ad avviso della parte privata dovrebbero essere corrisposti dalla collettività.

La Giunta Regionale ha già impegnato dieci milioni di euro! Tutto ciò per rendere, parrebbe di capire, più piacevole il paesaggio, che oggi, invece, ci ricorda quotidianamente la gestione dei rifiuti solidi urbani e assimilati di Roma, Ciampino, Fiumicino e la Città del Vaticano, nonché dei fanghi da depurazione, di circa mezzo secolo.

In realtà l’impegno di spesa potrebbe essere giustificato laddove avvenisse, e qualora fosse possibile, un ripristino ambientale nel senso dell’eliminazione o riduzione degli effetti negativi per l’ambiente, (inteso come complesso di aria, suolo e acqua), nonché per la salvaguardia della salute umana.

Il motivo, invece, per cui si chiederebbe all’Amministrazione di intervenire con così tanti soldi, ci sembra di capire sia finalizzato alla realizzazione di un cd ‘sandwich’ multistrato, sembrerebbe realizzato con ciò che avanza dalla separazione dei materiali nel cassonetto stradale negli impianti di TMB, dai residui della combustione dell’inceneritore e da inerti cd ‘igienizzati’, all’estremità del quale posizionare un po’ di alberi.

Nel nuovo progetto c’è anche la novità del ‘biostabilizzato’. D’altra parte essendo venuta meno la possibilità di formare uno strato con i residui della combustione dell’inceneritore, tale carenza è stata prontamente ripensata dal gestore con strati di FOS unita a terreno vegetale ed offerta come proposta in sostituzione di quella approvata. Per la chiusura della discarica, infatti, sono offerte ben due opzioni sulle attività all’interno del progetto di cd capping, presentato, che vedrebbero livellare il sito attraverso l’utilizzo della ‘fos’, cioè quella frazione organica che avanza dalla separazione della spazzatura, che non può essere bruciata e che, una volta resa palabile, sarebbe di difficile collocazione, assieme eventualmente agli inerti igienizzati, prodotti proprio all’interno dell’area di Malagrotta.

In tutta questa complessa ma anche paradossale vicenda, ciò che appare ancora più incredibile risiede verosimilmente nel fatto che l’area sarà comunque in attività ancora per lunghi anni, ricevendo negli impianti di TMB il famigerato cassonetto stradale, essenziale per la progettazione e la realizzazione del materiale che dovrà comporre gli strati del capping!

Altro che chiusura di Malagrotta! Ecco, quindi, il venir meno dell’interesse ad aprire siti che possano ospitare esclusivamente la frazione umida per il compostaggio, ed ecco l’impossibilità di far decollare la raccolta differenziata spinta, nemica assoluta del cassonetto.

Insomma a pensar male si potrebbe essere indotti a ritenere che la discarica di Malagrotta, più che a una chiusura con conseguente ripristino ambientale, si stia preparando a rimanere in vita più di prima ricevendo i propri rifiuti a spese della collettività, ma anche che l’approvazione ed il finanziamento del progetto di ‘capping’ sia l’oggetto di una transazione più che di un tentativo di risanamento della porzione estesa della Valle Galeria.

OCCORRE UNO STUDIO E LA CARATTERIZZAZIONE DEI SUOLI SECONDO LA LEGGE

Il Codice dell’Ambiente è molto chiaro sulla definizione di bonifica e su quello di ripristino ambientale, operazioni alle quali la legge attribuisce il significato di eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e comunque della riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti in armonia e con i principi e con le norme comunitarie, con particolare riferimento al principio del ‘chi inquina paga’. Ebbene non ci sembra che nel progetto di capping approvato, né in quello proposto nei giorni scorsi dallo stesso gestore emergano eliminazioni o riduzioni degli effetti negativi che possono generarsi nella vita di una discarica e nella sua gestione post mortem. Se le nostre sensazioni fossero fondate nessun impegno di spesa a carico della collettività dovrà essere impiegato per quel progetto.

download (1)“Noi crediamo che se accertata l’esistenza del danno ambientale il responsabile sia obbligato a risarcire la collettività, non ritenendo accettabile che ancora una volta avvenga il contrario – conclude Ranieri – Presidente Zingaretti, si faccia garante insieme al Sindaco Marino della salute dei cittadini e della tutela dell’ambiente, denunciando subito al Prefetto la possibilità che il territorio su cui insiste la discarica di Malagrotta sia stato colpito da un danno ambientale, chiedendo di partecipare al procedimento di adozione delle misure di precauzione, di prevenzione e di ripristino ambientale, obbligando così il Ministero ad intervenire ai sensi dell’art. 309 Codice dell’Ambiente.”

 

Roma, 24 gennaio 2014

Informazioni stampa: Cesare Budoni cell. 349-6040937