Arriva San Giuseppe, non solo polveri sottili dai fuochi della tradizione

IMG_0428Da molti anni ormai la tradizione dei fuochi di San Giuseppe si è trasformata da un’occasione di genuina socialità nei quartieri (le frasche da bruciare provenivano da saccheggi a volte selvaggi perpetrati dai ragazzi nei boschi vicini alla città o nei parchi pubblici) in un vero incenerimento all’aperto di rifiuti speciali pericolosi.

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Basta girare per la città per vedere informi cumuli di resti di potature dei giardini mischiati con sacchi di plastica, elementi di vecchi mobili di legno trattato o addirittura rivestiti di formica, barattoli, ……

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Il rischio è grande e questi fuochi andrebbero proibiti, sono ormai discariche, abusive o meno, che vengono incendiate.

Fermiamo questo grave inquinamento!

 

IMG_0431Non siamo i soli a dirlo. Nel Veneto esiste da sempre la tradizione dei “pan e vin”, feste popolari dell’Epifania che si svolgono attorno a grandi fuochi all’aperto. Quest’anno l’ARPA regionale ha emesso un comunicato sull’inquinamento prodotto dalla combustione di legna trattata arrivando a scrivere «Questi falò hanno un pericoloso effetto, tutt’altro che secondario».

 

IMG_0432«Durante i roghi si producono notevoli quantità di polveri sottili, le cui concentrazioni medie giornaliere raggiungono livelli eccezionali. In particolare, domenica 6 gennaio sono state misurate concentrazioni di Pm10 almeno 3 volte più alte del valore limite giornaliero (50 µg/m3) in tutti i capoluoghi di provincia di pianura».

 

«Si fa presente – continua il comunicato – che la combustione di materiali eterogenei all’aperto, che caratterizza queste manifestazioni, porta alla formazione di altre sostanze pericolose, quali i composti organici volatili e gli idrocarburi policiclici aromatici. Infatti quando le condizioni di combustione non sono controllate, la stessa efficienza della combustione è molto bassa e favorisce la liberazione di sostanze nocive e di polveri, che possono permanere anche per diversi giorni nella bassa atmosfera. Per questo motivo, sia a livello comunitario sia nazionale, è stata presa una chiara posizione contro l’accensione di fuochi all’aperto, siano essi legati a iniziative popolari o pratiche agricole. Nel Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, attualmente in fase di revisione e prossimamente in consultazione pubblica, si condivide tale posizione confermando forti restrizioni per le combustioni all’aperto».

 

 

Il presidente onorario del WWF Italia, Fulco Pratesi, sul folle uso dello smaltimento nella gestione dei rifiuti

di Fulco Pratesi, presidente onorario WWF Italia 

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Non raccoglierò l’invito rivoltomi a visitare la discarica di Peccioli, per il semplice motivo che non servirebbe a farmi cambiare opinione sulla necessità di superare il sistema attuale di gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. La mia contrarietà (e quella dell’associazione che rappresento), al perpetrarsi della logica dello smaltimento, travalica le modalità di gestione dei singoli impianti e il danno immediato che da questi deriva.

Sono molto più profondi di ciò che generalmente si pensa i danni provocati all’ambiente, e dunque alla fonte stessa del nostro sostentamento e del nostro benessere, dalla produzione di rifiuti così come la conosciamo da ormai mezzo secolo. La proliferazione d’impianti di smaltimento, o il mantenimento dell’assetto attuale, non fanno altro che nascondere un’emergenza  meno evidente, ma non per questo meno pericolosa del cosiddetto “effetto Napoli”. Nascondono  il danno provocato dal consumo sconsiderato di risorse naturali e alimentano la convinzione, di cittadini e amministratori pubblici, che non si debba o non si possa fare alcunché per modificare lo stato delle cose.

E non favoriscono un percorso  virtuoso di riduzione dei contenitori, degli imballaggi  e degli scarti a monte, e di raccolta differenziata, riciclaggio e compostaggio a valle, che riducano al minimo la necessità di scaricare sul territorio i prodotti dei nostri eccessivi consumi.

Vi è poi un ulteriore danno, a livello della comunità locale che ospita la discarica di Peccioli, che non viene adeguatamente sottolineato. Fondare sostanzialmente l’economia di un territorio su un impianto destinato a esaurire la propria funzione in tempi certi e puntare l’intera posta sulla scommessa che tale funzione possa invece essere estesa (per l’ennesima volta) è una forma di azzardo alla quale non vorremmo mai assistere. Anche perché, molti lo dimenticano, i costi latenti e differiti nel tempo, specifici di una discarica, si evidenziano proprio nel momento in cui viene meno la sua redditività.Di questo sono convinto, così come sono convinti i tanti attivisti del WWF che su base volontaria dedicano parte del proprio tempo alla difesa di un patrimonio collettivo. Non si tratta di poesia, benché la poesia abbia di per sé un valore non trascurabile. Si tratta di semplice lungimiranza.

Immagini di discariche

Bocciato il decreto Clini: il combustibile da rifiuti non può essere bruciato nei cementifici

La commissione parlamentare ambiente ha bocciato il decreto Clini che avrebbe consentito di sottrarre alla nozione di rifiuto il Combustibile Solido Secondario (l’ex CDR) per superare lo scoglio dei parametri molto restrittivi da rispettare quando viene bruciato in impianti dedicati o meno.

In pratica è stato annullato il progetto di bruciare il CSS nei cementifici.

Per non perdere la memoria sui rischi sanitari che corrono le popolazioni residenti nei pressi di impianti in cui i rifiuti subiscono processi a caldo (incenerimento, gassificazione, pirolisi, pirodistilgasogeno,……) guardiamo questa scheda prodotta in un convegno da un ente pubblico, l’ARPA Piemonte.

Arpa Piemonte, impatti sulla salute (1)

La Provincia farà progetti per l’impianto di via Morelle? Comincia a sentirsi puzza di bruciato

Così oggi titolava un quotidiano locale sulla pagina di Terracina

LA PROVINCIA FARÀ I PROGETTI, AL COMUNE CERCARE FINANZIATORI
Restyling a Morelle coi soldi del privato

 

detail-inceneritoreL’interesse del presidente Cusani verso gli inceneritori di rifiuti è risaputo e sicuramente nei suoi progetti inserirà le Morelle  nella filiera del ciclo integrato. In soldoni, dai nostri rifiuti (solo dai nostri?) anche se non verranno bruciati in loco si produrrà combustibile solido secondario (CSS)?

In attesa di una smentita restiamo preoccupati per la poca trasparenza che al riguardo stanno praticando i nostri amministratori.

Il loro silenzio intorno al futuro dell’impianto di via Morelle è inaccettabile, dicessero chiaramente che stanno affidando tutto alla Provincia, tipologia di impianto e progettazione dello stesso.

Sarebbe stato molto più corretto decidere almeno in consiglio comunale, se non si vuole coinvolgere l’intera cittadinanza su un tema tanto importante, il tipo di impianto da fare inserire in un piano provinciale nel momento in cui quello regionale è stato stoppato dal TAR, avvalendosi anche del possesso di un sito collaudato.

Lasciar fare tutto alla Provincia potrebbe significare dover subire scelte da molti ritenute ambientalmente insostenibili.

 

 

Il vecchio ospedale di Terracina è un pericolo pubblico

L’abbandono in cui versa la struttura dell’ospedale in via san Francesco ha qualche responsabile?

Faldoni di documenti abbandonati, materiali anche pericolosi a portata di chiunque, distruzione di finestre, porte e qualunque altro oggetto lasciato nei locali, deperimento delle strutture architettoniche antiche caratterizzano il vecchio ospedale di Terracina.

I facili accessi per scorrerie di giovinastri oltre a far correre loro  gravi rischi permettono un tiro al bersaglio per chi sta sotto come gli scout e i frequentatori del parco della Rimembranza.

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Proprio qui stamani in tarda mattinata è stato lanciato un sasso caduto vicinissimo al luogo dove Emilio e Giovanni stavano sistemando dei gradini.

Raggiunto il cancello superiore mentre alcuni giovinastri si dileguavano fra le rovine lo spettacolo che si è presentato davanti agli occhi è apparso di una desolazione insostenibile e una fonte di rilevanti potenziali rischi.

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Che aria tira? Non pare ottima, anche secondo la Commissione Europea

 

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La Commissione europea avvia una consultazione di cittadini ed esperti sulla qualità dell’aria del vecchio continente.

Sono stimate in 500mila all’anno le morti causate dall’inquinamento atmosferico prodotto soprattutto dal traffico automobilistico, dall’uso di combustibili fossili, dall’incenerimento dei rifiuti e dagli altri processi di combustione. In occasione della revisione della normativa europea sulla qualità dell’aria la Commissione europea intende sentire il parere dei cittadini, degli esperti e delle organizzazioni tramite due questionari differenziati che si scaricano a questo link. Le risposte vanno date (in inglese) entro il 4 marzo prossimo. Le istruzioni e lo stesso questionario sono stati tradotti nella nostra lingua a cura di un parlamentare italiano.

traduzione in italiano delle istruzioni della consultazione

traduzione in ITALIANO del questionario

Dal Convegno “Il medico e le patologie ambientali” schede di educazione ambientale per la prevenzione primaria

Interessante convegno quello tenuto oggi a Latina nella sede dell’Ordine dei medici.

Allergie, malattie cardiovascolari, obesità, diabete, autismo, malattie degenerative, ….tutte causate dall’inquinamento ambientale.

In attesa di poter leggere sul sito dell’Ordine le relazioni dei due esperti dell’ISDE (Associazione Italiana Medici per l’Ambiente), Ernesto Burgio e Antonella Litta, mettiamo a disposizione di tutti le schede che sono state distribuite ai partecipanti.

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inquinamento_indoor

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risparmiare_energia_elettrica

risparmiare_acqua

A proposito di pesticidi in agricoltura, come stiamo in provincia di Latina?

 

Una signora preoccupata per la salute della propria famiglia ha scritto ad una sezione WWF del trevigiano che sta battendosi contro l’uso dei pesticidi utilizzati nella coltivazione del prosecco le cui vigne sono piantate in mezzo alle abitazioni.

Buongiorno sono una mamma seriamente preoccupata per i suoi piccoli perché da
circa un anno e mezzo abitiamo in un casale adiacente a colture intensive di
carote
nel comune di Fiumicino nel Lazio e nei mesi di settembre e ottobre
l’aria e’ irrespirabile
, mi chiedevo se avete qualche indirizzo al quale posso
rivolgermi  per verificare i danni subiti fino ad ora.
Stiamo pensando di trasferirci ma non è così semplice.

 

La risposta non è rassicurante.

Gentile signora,
anche qui da noi ci sono questi suoi problemi con famiglie che traslocano nel periodo dei trattamenti (da aprile a settembre), oppure che tentano di vendere le case, anche in bellissimi posti ma circondate da vigneti e nessuno le compera, oppure che si mettono dei filtri per l’aria che respirano in casa come nei rifugi antiatomici.
Siamo all’autodistruzione lenta da pandemia silenziosa di pesticidi sparsi nebulizzati scientificamente a migliaia di tonnellate, inquinanti “totipotenti” che toccano aria, acqua, terra e cibo (i beni comuni) e minano i valori fondamentali della salute e della biodiversità attraverso l’avvelenamento di tutta la catena trofica.
Il problema del trattamento dei pesticidi nelle colture dovrebbe essere regolamentato da regolamenti comunali di polizia rurale, che in genere derivano dalla direttiva 128/2009 sull’utilizzo dei pesticidi dal regolamento correlato1107/2009, prodotti però da un forte condizionamento delle lobby a Bruxelles che hanno inventato l’eufemistica “agricoltura integrata” dove tutti possono mettere in sostanza ciò che vogliono, a differenza del regolamento europeo sull’agricoltura biologica, molto più preciso e salubre.
Quindi, essendo il discorso molto lungo, la invito a vedere se c’è un qualche regolamento comunale a Fiumicino sul tema, e nei casi in cui lei subisca degli effetti acuti in seguito ai trattamenti, di andare subito al pronto soccorso o dal suo medico di famiglia e farsi fare una minuta con descrizione della sua dichiarazione di malessere. E poi magari ce ne invia copia.
Inoltre faccia delle foto quando trattano vicino e chieda agli agricoltori il nome dei pesticidi che  mettono nei trattamenti.
Il referente responsabile della salute dei cittadini è il sindaco (art 32 della costituzione) che approva anche l’eventuale regolamento di polizia rurale e regola la sua applicazione attraverso anche i vigili comunali.
Cerchi di costituire qualche comitato contro i pesticidi perchè oramai siamo alla frutta per quanto riguarda l’incidenza tumorale nelle aree agricole a coltura intensiva. 
A questo link  può trovare il manuale per difendersi dai pesticidi, in PDF, manuale che abbiamo stampato e distribuito alla popolazione dell’alto trevigiano in 40.000 copie.